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DECRETO LEGGE “ANZIANI” : VERSO UN NUOVO SISTEMA DI WELFARE – DI VALTER MARCONE

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Redazione- E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 76 del 30 marzo 2023 la legge n. 33 del 23 marzo 2023 contenente”Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane. Il provvedimento contiene 3 principali deleghe al Governo, per l’adozione di uno o più decreti legislativi, riguardanti: (a)la materia dell’invecchiamento attivo, della promozione dell’inclusione sociale e della prevenzione della fragilità;(b)la materia dell’assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti;(c)le politiche per la sostenibilità economica e la flessibilità dei servizi di cura e assistenza a lungo termine per le persone anziane, anche non autosufficienti.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sta predisponendo i provvedimenti di attuazione della delega in modo da rispettare il termine stabilito del 31 gennaio 2024.”Anche formalmente si chiude nei termini l’adempimento previsto dal Pnrr, confermando l’impegno del Governo a non perdere l’occasione di innovare il Paese attraverso le risorse del Piano” commenta il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. Che aggiunge: “All’interno della cornice della legge delega vogliamo costruire un diverso approccio alla terza età, promuovendo dignità e autonomia delle persone anziane attraverso una nuova governance dei servizi e degli strumenti a disposizione. In un Paese che invecchia è necessario delineare modi per un tempo di vita di qualità, anche in condizioni di non autosufficienza. Non solo per gli anziani; ne beneficeranno anche le famiglie e il personale chiamato ad assisterli”. “Il Ddl Anziani è l’esito di un costante e serrato lavoro interministeriale – ha affermato il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci – e un ampio e approfondito confronto con le realtà del Terzo Settore e le categorie professionali coinvolte. Il merito di questo esecutivo è essere riuscito a scrivere, in tempi brevi, un testo largamente condiviso e capace di rispettare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Si tratta di una riforma strutturale e contro la marginalizzazione delle persone anziane, che affronta la grave carenza di assistenza territoriale, sia sanitaria sia sociale, che si ripercuote sulle strutture ospedaliere e sulle famiglie. In buona sostanza, una riforma che sta vicino agli anziani e garantisce loro qualità di vita, sostiene il benessere e offre assistenza all’interno della propria casa come luogo di cura e conforto”. (1)

Il quadro della popolazione nel nostro paese è oggi caratterizzata dai seguenti numeri: quella dai 65 anni e oltre rappresenta il 23,5% del totale, quella fino a 14 anni
di età il 12,9%, quella nella fascia 15-64 anni il 63,6% mentre l’età media si è avvicinata al
traguardo dei 46 anni. Nel 2021 la quota di persone sole di 65 anni e più rappresenta la
metà di chi vive da solo, nel 2041 si stima che raggiungerà il 60%. Alla luce delle ipotesi
condotte, entro il 2050 le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 34,9% del
totale. Queste cifre , fuori da ogni allarmismo per quanto riguarda il cosiddetto “inverno demografico” al quale si può mettere riparo in molti modi compreso quello di una immigrazione per quote controllata e avviata fin da subito, richiedono comunque l’avvio di riforme che abbiano un impatto sulla qualità della vita dei cittadini anziani.

Una di queste riforme è sicuramente richiesta dal PNRR per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e si completa attraverso l’approvazione entro gennaio 2024 dei decreti legislativi delegati.
Si attua in questo modo la Riforma del sistema degli interventi in favore degli anziani non
autosufficienti prevista dalla Missione 5 Componente 2 del PNRR. La nuova legge stabilisce il riconoscimento del diritto delle persone anziane alla continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio e il principio di semplificazione e integrazione delle procedure di valutazione della persona anziana non autosufficiente. (2)

La nuova prestazione universale, che sarà oggetto di specifico finanziamento con i decreti
legislativi di attuazione, comprenderà servizi alla persona (servizi socio-assistenziali
domiciliari e di comunità rivolti alla non autosufficienza) ed erogazioni monetarie, di
valore comunque non inferiore all’indennità di accompagnamento se goduta.
La riforma definisce e disciplina i LEPS, ossia i livelli essenziali delle prestazioni sociali.
Si tratta dei processi, degli interventi, dei servizi, delle attività e delle prestazioni integrate
concernenti i diritti civili e sociali da garantirsi su tutto il territorio nazionale (art. 117,
secondo comma, lett. m), della Cost.) in coerenza con i principi e i criteri generali indicati
dalla legge quadro n. 328 del 2015.
Si attua pertanto il contenuto dell’art. 1, comma 159, della legge di bilancio 2022 (legge n.
234 del 2021,) che ha definito i LEPS per la non autosufficienza .Viene istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana (CIPA), con il compito di promuovere il coordinamento e la programmazione integrata delle politiche nazionali in favore delle persone anziane, con particolare riguardo alle politiche per la presa in carico delle fragilità e della non autosufficienza.

“Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione in via definitiva del cosiddetto Ddl Anziani. Parlamento e Governo hanno accolto, nel corso dell’iter del provvedimento, diverse proposte provenienti dal mondo del Terzo settore per realizzare una migliore integrazione socio-sanitaria, nell’ottica di garantire autonomia, e non solo assistenza, alle persone non autosufficienti”. Lo dichiara Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore, commentando il disegno di legge approvato in via definitiva alla Camera.

“I prossimi step saranno cruciali per determinare l’efficacia del provvedimento nel perseguire gli obiettivi prefissati, a partire dalla necessaria previsione di adeguati investimenti: non può esistere un welfare ‘a costo zero’ e per invertire la tendenza che vede la nostra rete socio-sanitaria sempre più fragile, c’è bisogno di un importante impegno di risorse. Inoltre, – prosegue Pallucchi – ci aspettiamo un concreto coinvolgimento del Terzo settore sin dalla messa a punto dei futuri decreti attuativi del disegno di legge e poi nella sua concreta attuazione sui territori, per una governance multilivello in grado di aumentare la qualità delle misure”.

“Il Terzo settore è portatore di competenze, esperienza e visione in questo campo: pochi giorni fa abbiamo presentato alle istituzioni il Manifesto “ Verso un nuovo sistema di welfare ” che ci auguriamo possa essere una base di partenza per realizzare in Italia un sistema di welfare accessibile a tutti, inclusivo e al fianco delle persone” conclude Pallucchi.

L’attuale sistema di welfare in Italia risulta essere frammentato e non in grado di garantire la presa in carico tempestiva, globale e continuativa di chi si trova in condizioni di fragilità, marginalità o è a rischio esclusione sociale. È un sistema che non riesce a promuovere quella coesione sociale imprescindibile per superare le diseguaglianze e contrastare le crescenti forme di povertà, oltre che per affrontare le emergenze sanitarie, economiche e sociali. E che deve, quindi, essere progressivamente sostituito da un modello inclusivo basato sul riconoscimento dei diritti.

“ Verso un nuovo sistema di welfare “ ( 3 ) è il documento del Forum Terzo settore che intende, attraverso questa riflessione, offrire il proprio contributo per l’apertura di un dibattito volto alla realizzazione di un nuovo sistema di welfare per il nostro Paese, che si fondi su tre valori fondamentali: 1Prossimità, intesa non solo come vicinanza fisica alle persone ma come capacità di rilevare e rispondere in modo puntuale ai loro effettivi bisogni 2. Universalismo, ovvero garanzia del diritto alla presa in carico della persona, a prescindere dal luogo in cui vive 3. Inclusività, per assicurare a tutti pari opportunità e uguali diritti, promuovendo coesione sociale e sviluppando reti di relazioni.

“Per realizzare un nuovo welfare che garantisca gli stessi diritti su ogni territorio, definire i Livelli essenziali delle prestazioni sociali è condizione necessaria, ma non sufficiente: occorre anche prevedere adeguati finanziamenti e mettere gli enti locali nella condizione di rendere i Leps esigibili in tutto il Paese. Ecco perché chiediamo che nei futuri provvedimenti, Governo e Parlamento si impegnino per un massiccio investimento nel sociale, rafforzando in particolare la rete socio-sanitaria e avvalendosi delle competenze e della visione del Terzo settore. Solo in questo modo si può invertire il processo di impoverimento del welfare cui stiamo assistendo da anni, anche a causa della pandemia, e contrastare il drammatico aumento di disuguaglianze e divari territoriali”. Così Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore, durante l’evento “ Verso un nuovo sistema di welfare “ presso la Sala Capitolare del Senato, con gli interventi anche del Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, e del Viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci.

“Bisogna uscire dalla logica che vede il welfare come mera assistenza e ragionare piuttosto in termini di autonomia delle persone, da garantire in ogni fase della vita” prosegue Pallucchi. “Il Pnrr è una grande opportunità per migliorare la qualità di risposta ai bisogni delle persone, ma servono politiche e risorse che concretizzino l’obiettivo. Grazie al nostro osservatorio su Pnrr e Terzo settore, ad esempio, sappiamo che la percentuale di risorse destinate al Sud, relative alla misura sui percorsi di autonomia delle persone con disabilità non raggiunge al momento la quota 40% e l’utilizzo degli strumenti di amministrazione condivisa è scarso. Ci auguriamo nei prossimi mesi di assistere a un cambio di passo” conclude la portavoce del Forum Terzo Settore.

Il Manifesto a cura della Consulta Welfare del Forum Terzo Settore nel suo abstract dice testualmente a proposito del ruolo del terzo settore :”Il Terzo settore assume particolare rilevanza anche grazie all’amministrazione condivisa, all’accreditamento e al convenzionamento, previsti dal Codice del Terzo Settore. Strumenti, questi, che appaiono i più appropriati in quanto favoriscono la consultazione e la partecipazione attiva dei cittadini,attraverso le proprie organizzazioni più rappresentative, contribuendo direttamente ai processi concernenti la rilevazione dei bisogni, nonché alla definizione delle politiche di sviluppo sul territorio e alla corretta allocazione delle risorse. Strettamente legata a questo aspetto è la non più procrastinabile necessità di provvedere anche a sancire, definitivamente in norma, che l’affidamento dei servizi alla persona non possa essere effettuato attraverso gare al massimo ribasso, contrastando prassi non rispettose delle vigenti normative in materia. Ad essere prioritariamente garantita deve essere la qualità delle prestazioni rese e il rispetto delle condizioni di lavoro. Il lavoro nel Terzo settore non può più essere visto come la mera fornitura di “mano d’opera a più basso costo rispetto al mercato” o sottopagato o non adeguatamente riconosciuto, ma deve essere valorizzato e adeguatamente remunerato.
Vanno inoltre garantite adeguate forme di trasparenza rispetto ai contratti applicati alle lavoratrici e lavoratori, nel rispetto di quanto sancito dalla riforma del Terzo settore. E’ anche necessario prevedere l’adeguamento automatico delle tariffe dei servizi esternalizzati a fronte del rinnovo dei contratti di lavoro sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

E a proposito del PNRR afferma testualmente “ Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza costituisce una grande occasione per l’Italia, non solo per ripartire dopo la crisi pandemica, ma soprattutto per porre in essere una complessiva nuova strutturazione del sistema Paese, che realizzi assetti sociali più equi e coerenti con i più avanzati standard europei, sistemi produttivi sostenibili e un’amministrazione più efficace e flessibile, nonché sburocratizzata, più direttamente
al servizio dei cittadini e del progresso della nostra società.
Tale approccio sicuramente deve connaturare tutti gli investimenti e le riforme della Missione 5 (Coesione ed inclusione) e Missione 6 (Salute), che più direttamente prevedono azioni strutturate per le politiche attive del lavoro e il sostegno all’occupazione, l’attivazione di infrastrutture sociali a favore delle persone e dei nuclei familiari “fragili” e soluzioni per l’abitare (per persone con disabilità, persone senza fissa dimora, ecc…). L’obiettivo è garantire una vita quanto più indipendente possibile, una partecipazione attiva nelle comunità, oltre che una presenza forte sul territorio di presidi a supporto di stili di vita attivi, prevenzione e supporto ad un percorso di abilitazione/riabilitazione ed assistenza socio-sanitaria prossima al cittadino.
Ma anche le altre Missioni del PNRR non possono che essere viste a supporto di questo nuovo modo di intendere il welfare che trasversalmente attraversa tutti gli ambiti del nostro sistema Paese: dalla costruzione di ambienti sostenibili della Misura 2, ad esempio per gli ambienti scolastici, a tutto il sistema di infrastrutturazione dei servizi 0-6 anni della Missione 4, o all’intervento straordinario di counseling e orientamento professionale attivo per supportare anche giovani con disabilità.

Perchè in definitiva : “ Tutto ciò, in ambito di welfare, si traduce come priorità nel creare le condizioni per: • la parità di genere nelle dimensioni sociali, lavorative, familiari, ecc…• valorizzare i giovani nella loro crescita personale, di istruzione, professionale, ecc…• superare i divari territoriali con la consapevolezza che sistemi di garanzia di questo tipo elevano il livello generale di benessere e di sicurezza e promozione sociale.

Il Manifesto “Verso un nuovo sistema di welfare” vuol rappresentare una base di partenza per l’apertura di un dibattito con i vari attori coinvolti e con le istituzioni in primis sui temi del welfare. È un documento che trae fondamento, tra gli altri, dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani, dal Pilastro europeo dei diritti sociali e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e che va letto e integrato anche con il Piano Povertà, il Piano
per la non autosufficienza, il Piano Infanzia, il Piano contro la violenza sulle donne e il Piano Famiglie, la Legge delega sulla disabilità e quella sulla non autosufficienza, oltre ad altri atti provvedimenti, in discussione o in corso di attuazione, tra cui le proposte di legge sul riconoscimento e sostegno del ruolo dei caregiver familiari.

(1)https://www.lavoro.gov.it/priorita/Pagine/Anziani-non-autosufficienti-si-cambia.aspx

(2)COSA PREVEDE LA LEGGE DELEGA IN GENERALE
Si prevede, anche attraverso i decreti delegati attuativi:
• l’introduzione di una definizione di popolazione anziana non autosufficiente;
• la definizione del sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente
(SNAA);
• l’effettuazione, in una sede unica, mediante i “punti unici di accesso” (PUA), di una
valutazione multidimensionale finalizzata a definire un “progetto assistenziale
individualizzato” (PAI), che indicherà tutte le prestazioni sanitarie, sociali e
assistenziali necessarie per la persona anziana;
• la definizione di una specifica governance nazionale delle politiche in favore della
popolazione anziana, con il compito di coordinare gli interventi;
• la promozione di misure a favore dell’invecchiamento attivo e dell’inclusione
sociale;
• la promozione di nuove forme di coabitazione solidale per le persone anziane e di
coabitazione tra le generazioni, anche nell’ambito di case-famiglia e condomini
solidali, aperti ai familiari, ai volontari e ai prestatori di servizi sanitari, sociali e
sociosanitari integrativi;
• la promozione d’interventi per la prevenzione della fragilità delle persone anziane;
l’integrazione degli istituti dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) e del servizio
di assistenza domiciliare (SAD);
• il riconoscimento del diritto delle persone anziane alla somministrazione di cure
palliative domiciliari e presso hospice;
• la previsione d’interventi a favore dei caregiver familiari.
Una delle principali novità dell’intervento normativo, oggetto di una specifica delega,
riguarda poi l’introduzione, in via sperimentale e progressiva, per le persone anziane non
autosufficienti che optino espressamente per essa, di una prestazione universale
graduata secondo lo specifico bisogno assistenziale del beneficiario

(3)Il Manifesto individua 5 linee di azione:

  1. sviluppare un sistema socio-sanitario sanitario integrato, esteso ed omogeneo in tutto il Paese, legato in modo esplicito ai livelli essenziali sanitari e sociali, così come alla dimensione culturale, sportiva ed educativa;
  2. livelli essenziali: occorre definire i livelli essenziali in tutti gli ambiti di intervento in modo tale che i diritti siano resi pienamente e concretamente esigibili;
  3. rivedere il sistema di governance in modo da coinvolgere i diversi livelli di governo e il Terzo settore in regime sussidiario e di amministrazione condivisa;
  4. basare la programmazione su un approccio volto a valorizzare, in chiave di empowerment, le potenzialità delle persone che vengono prese in carico;
  5. sviluppare il sistema di presa in carico delle persone a partire da Piani settoriali che individuino le priorità di finanziamento, la valutazione, gli obiettivi e i livelli essenziali da perseguire;
  6. sostenere lo sviluppo di ulteriori forme di welfare, a partire dal welfare aziendale ed integrativo.

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