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” BARBARO SONO IO . ORIENTE OCCIDENTE ” DI VALTER MARCONE

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Ovidio afferma:

“Barbarus hic ego sum

qui non intellegor ulli, […]”

[Tristia, V. 10. 37-38].

Un fulmine.

“Qui il barbaro sono io, che nessuno capisce …”

Ma come, il tenerorum lusor amorum, il poeta della raffinatezza, si definisce un barbaro tra i Geti? Quanta consapevolezza della relatività delle umane condizioni!

E quanta differenza tra la concezione millenaria di se stesso da parte dell’Occidente in opposizione oggi all’Oriente. Anche se Occidente e Oriente per lungo tempo hanno camminato assieme e sicuramente continueranno a camminare assieme malgrado si voglia portare fino alle estreme conseguenze le differenze.

Conseguenze che diventano quindi quello che sentiamo per esempio nelle parole di Vladimir Putin. Il Presidente della Federazione russa dal 2000 al 2008, rieletto per altri tre mandati , oggi in carica, afferma a questo proposito in un incontro al club Valdai, importante “think tank” moscovita con analisti, politici, economisti, intellettuali il 27 ottobre 2022 : “L’Occidente soffre di una cecità da superiorità”, citando Alexander Solgenitsin e ha aggiunto “ha fatto un gioco sporco, un gioco sanguinoso, senza considerare gli interessi degli altri Paesi. Le proposte della Russia per costruire la sicurezza collettiva sono state negate, buttate via. Non possiamo fare finta di niente, chi semina vento raccoglie tempesta”. Inoltre “negli ultimi anni ha aggravato la situazione, cercando di acutizzare le crisi, con la guerra in Ucraina e la militarizzazione attorno a Taiwan”. L’Occidente è “ad un passo dallo sterminio di chi non piace. Anche nella Guerra fredda, quando i due sistemi erano contrapposti, a nessuno delle due parti veniva in mente di cancellare la cultura, l’arte dell’avversario, la sfera umanitaria andava trattata con rispetto per conservare per il futuro la base dei rapporti sani. “I nazisti hanno bruciato i libri e in Occidente ora hanno vietato Dostoevski e Tchaikovski”, ha aggiunto facendo riferimento ai provvedimenti di Kiev che proibiscono il teatro, il cinema e altri aspetti culturali legati alla cultura russa.”Gli Stati Uniti non hanno nulla da offrire al mondo se non il loro dominio” e che l’Occidente “ricorre a sanzioni, rivoluzioni colorate, colpi di Stato” e azioni illegali per ostacolare l’aspirazione alla democrazia di “miliardi di persone” al mondo che cercano di rendersi indipendenti (1)

Ma già a settembre aveva detto nel corso di un messaggio alla nazione, che “lo scopo dell’Occidente è indebolire, dividere e distruggere la Russia.Le élite occidentali vogliono mantenere il loro dominio a livello internazionale – ha proseguito -. La decisione di avviare l’operazione militare speciale in Ucraina è stata inevitabile e le Repubbliche popolari del Donbass sono state quasi totalmente liberate dai neonazisti”.

A ottobre in piena guerra , al summit del club Valdai aveva affermato a proposito di quella guerra : “«Già dopo l’inizio dell’operazione speciale, ai negoziati di Istanbul i rappresentanti di Kiev avevano reagito alle nostre proposte in modo molto positivo: queste proposte riguardavano soprattutto le garanzie di sicurezza per la Russia, i nostri interessi. Ma è evidente che una soluzione pacifica non andava bene all’Occidente: dopo aver raggiunto alcuni compromessi, a Kiev è stato praticamente ordinato di annullare ogni intesa. Hanno gonfiato ancor più l’Ucraina di armi, messo in moto nuove bande di mercenari e nazionalisti stranieri, milizie addestrate secondo gli standard della Nato, di fatto sotto il comando di consulenti occidentali».

Ma a proposito del conflitto russo ucraino e quindi del preteso contrasto tra Occidente e Oriente incentrato appunto su questo scenario l’ambasciatore italiano all’Onu Massari dice a Limes in una intervista : “ A differenza dell’Occidente che considera questo il conflitto principale del nostro momento storico, il Sud globale lo vede solo come uno dei tanti e ne teme soprattutto le ripercussioni economiche, sociali ed energetiche. Questi paesi invocano quindi una forte azione diplomatica che metta fine alla guerra, motivo per cui l’Assemblea ha inserito nella risoluzione sui referendum farsa un paragrafo che sottolinea proprio la necessità di una risoluzione in tal senso.

Separatamente, il risentimento latente di questa parte di mondo imputa all’Occidente di utilizzare doppi standard sui conflitti e sulle violazioni dei diritti. A partire dal 24 febbraio scorso i paesi occidentali sono anche rimproverati di essersi distratti dall’impegno su questioni più pressanti per il resto dei paesi come l’emergenza climatica, la sicurezza alimentare e il debito nazionale.”

E a proposito dei Bric dice : “I Bric non esistono come gruppo costituito, ma esistono di fatto in quanto India, Cina, Russia e Brasile adottano spesso un approccio comune su molti dossier, ad esempio sulla questione climatica e securitaria e sul principio di non ingerenza nel conflitto interno al Myanmar. Su queste potenze economiche e demografiche c’è un malinteso di fondo da chiarire: paesi come India e Brasile, pur essendo delle democrazie, non sposano necessariamente le priorità occidentali. “

Dunque Occidente ed Oriente. Ma che significano questi due termini .Oriente: deriva dal verbo latino oriri: sorgere, quindi l’oriente si trova dove sorge il sole. Occidente: deriva dal verbo latino occidere: cadere, quindi l’occidente si trova dove tramonta il sole. L’Oriente e l’Occidente non sono dei luoghi precisi, poiché ciascun punto del cielo e della Terra è di volta in volta Oriente e Occidente a causa del moto apparente del sole intorno ad essa.

In realtà l’Oriente , che scriviamo con la lettera maiuscola come pure l’Occidente perchè sono diventati nomi di significato assoluto , è stato creato dall’Europa. Che a sua volta ne è diventata l’Occidente. Per secoli dunque , secondo una storia che trasversalmente attraversa anche altre discipline , Occidente ed Oriente hanno indicato e continuano ad indicare culture, valori, sistemi diversi. A volte contrapposti .

Ma per meglio comprendere il rapporto tra queste due culture le cui differenze sembrano assottigliarsi sempre più per opera della globalizzazione e quindi l’apparente avvicinamento tra questi due universi , forse è necessario ripercorrerne la storia .

Nell’antichità greco romana il primo confronto non solo militare tra le città greche e la Persia durante il regno di Dario I il Grande e di suo figlio Serse vide contrapposti due modelli politici diversi : il controllo egemonico di un grande regno ( come era avvenuto con l’Egitto) e una confederazione di Stati che avevano la loro forza nella libertà e democrazia. Vinse libertà e democrazia contro la barbarie (oi barbàroi) estranea alla civiltà ellenica .

I romani costruendo il loro Impero destinato a durare secoli, a differenza di quello del macedone Alessandro Magio che in dieci anni arrivò alle terre dell’India conquistando in modo effimero , tutto l’Impero persiano, l’Egitto, l’Afghanistan . Cercarono riuscendovi di andare oltre il punto di incontro tra Occidente e Oriente rappresentato sicuramente dal Mare nostrum per affermare una Koinè europea. Riunendo Est ed Ovest .Un impero che ribadiva, però, attraverso il concetto del limes, vissuto con orgoglio e preoccupazione al tempo, il confine tra la civiltà e la barbarie, tra l’ordine e il caos.

Dal 395 d.C.,l’uniformità culturale, religiosa e politica dell’Impero venne interrotta perchè, come è noto , Teodosio al momento della sua morte, avvenuta nel 395 d.C., affidò l’Impero Romano d’Occidente e quello d’Oriente ai figli Onorio e Arcadio. Nei secoli successivi l’Impero d’Oriente, con capitale Bisanzio progredì e mantene il suo potere fino al crollo definitivo nel 1453 ad opera dell’Impero ottomano,mentre l’Impero d’Occidente scomparve definitivamente nel 476 d.C. Anche ad opera delle invasioni delle popolazioni stanziate sul limes orientale.

Occidente ed Oriente persero l’unitarietà che l’Impero romano aveva loro assicurato divaricando le strade e divennero due mondi differenti ,percorrendo processi politici e culturali che spesso li videro contrapposti .

Dopo la formazione degli Stati assoluti tra il 1400 e il 1500 ,la fine della Guerra dei 30 anni (1618-48) e la pace di Westfalia (Trattati di Münster e di Osnabrück), riportò in Europa un equilibrio tra gli Stati che sarebbe durato fino alla prima guerra mondiale.

Ci furono almeno due tentativi di riunire Occidente ed Oriente. Il primo da parte della monarchia spagnola perseguito da Carlo V e dal figlio Filippo II che cercarono di imporre il sogno imperiale spagnolo al resto d’Europa: Carlo V assommando la corona dell’Impero spagnolo a quella del Sacro Romano Impero e Filippo II cercando di realizzare nei propri possedimenti un’omogeneità culturale e, soprattutto, religiosa che le scissioni del luteranesimo e del calvinismo rendevano ormai impossibile. Il secondo da parte di Napoleone Bonaparte che, dopo l’avventurosa spedizione in Egitto e dopo aver assoggettato tutta Europa, tentò di estendere il proprio controllo a quell’Impero, metà occidentale e metà orientale, che era la Russia zarista.

Mentre America e Africa costituirono sempre due realtà compatte e comunque diverse dall’Europa, quest’ultima proprio perchè legata all’Asia attraverso il Medio oriente sembrò sempre essere ad un passo da una riunificazione significativa – Anche se con la caduta di Costantinopli nel 1453, era scomparsa l’ultima presenza cristiana nel Mediterraneo orientale e il bacino di quel mare e le terre della sua terra settentrionale risultavano divise in due: a ovest Europa cristiana e a est l’Oriente musulmano. Una frontiera che andrà definendosi sempre più nettamente attraverso la contrapposizione dell’Impero ottomano e dell’Impero tedesco .

La presa di Costantinopoli coronava la lunga ascesa del mondo arabo e della civiltà islamica che attraverso la predicazione di Maometto e la diffusione del Corano culminò con un dominio che si estendeva dai territori del Maghreb fino agli Stati che si affacciano sul Mar Rosso, dal Medio Oriente fino alla penisola Balcanica. Gli arabi erano portatori di un progetto egemonico che tendeva attraverso un’unitarietà politica ma soprattutto religiosa a controllare paesi di parte dell’Europa occidentale come la Spagna, l’Italia, la Francia e il Portogallo, fino al cuore d’Europa con l’assedio di Vienna nel 1529 . Solo la costituzione degli imperi coloniali franco inglesi nella regione del Magreb, la sconfitta nella Prima guerra mondiale e il successivo Trattato di Sèvres (1920), i quali porteranno alla costituzione della moderna Turchia e alla perdita delle ultime propaggini europee dell’Impero ridimensioneranno l’ascesa arabo islamica in Europa.

A questa ricostruzione così in breve accennata bisogna aggiungere , considerando le differenze storiche, politiche e culturali tra Occidente ed Oriente una sostanziale differenza . Dal punto di vista religioso . Una differenza che da vita veramente a due mondi. Perchè mentre in Europa si sviluppava quella religione “laica e dei diritti universali” dovuta al fatto che dopo le guerre di religione quest’ultima non riuscì ad avere più un’unica religione, condivisa,, nell’Impero Ottomano si impose pur nella multi etnicità una religione come fattore omologante e unificante.

Nel corso del XVIII secolo apparve dunque un nuovo Occidente come pure un nuovo Oriente. Il blocco arabo mussulmano lasciò il posto all’oriente slavo malgrado fin da sempre ci fosse stato Oriente rappresentato dall’immenso colosso russo. Ma soprattutto la rivoluzione di Ottobre in Russia, una rivoluzione di stampo socialista di proporzioni mai viste, segnò il confronto tra Occidente ed Oriente fino al 1989.Una contrapposizione politica, sociale, economica, militare e ideologica a tutto campo, che avrebbe annullato e congelato tutte le altre linee di frattura esistenti; ma con una differenza tra Est e Ovest .Nel periodo 1917-1945 mentre l’Oriente slavo si presentò compatto e permeato dal modello totalitario comunista, l’Occidente palesò quella cesura tra mondo anglosassone, liberal democratico, e mondo continentale, autoritario/totalitario, che avrebbe caratterizzato tutto il periodo tra le due guerre mondiali. La sconfitta durante la Seconda guerra mondiale dell’Occidente continentale avrebbe segnato la sua definitiva subalternità e inglobamento nell’Occidente anglosassone.

Fu guerra fredda tra 1945 e 1989 . Solo la caduta del Muro di Berlino liberò quelle forze che determinarono la nascita e il rafforzamento, tra alti e bassi, della Cee; il lento progredire del colosso cinese; l’affacciarsi dell’Africa sullo scenario internazionale.

Un percorso che negli anni Novanta vide la supremazia degli Stati Uniti d’America , l’affermazione dell’Europa come potenza economica e realtà politica mentre l’Oriente slavo con il crollo dell’ideologia comunista si ritirava su se stesso .

Un percorso che , manco a pensarlo quando si dice che la storia si ripete , vide nuovamente riprendere vigore l’Oriente arabo e quello cinese

Ma il crollo del comunismo non ebbe il significato di inaugurare il secolo dell’Occidente anglosassone. Volgendo lo sguardo agli anni Novanta, solo superficialmente potremmo dire che furono gli anni della supremazia statunitense. In quegli anni, infatti, si venne sempre più affermando l’Unione Europea sia come realtà politica sia come potenza economica in grado di sfidare l’egemonia finanziaria statunitense. Un ritorno, dunque, di quell’Occidente continentale che sembrava, dopo il 1945, completamene riassorbito in quello anglosassone.

L’11 settembre del 2001 avverte , al di là dell’attacco terroristico che l’Occidente non è più al sicuro dal terrorismo di matrice islamica e dalla ripresa di un rapporto dialettico e contrastato con l’Oriente arabo; un Oriente che a lungo avrebbe visto sventolare la nera bandiera di Daesh che ha utilizzato l’islamismo nella sua lotta contro l’Occidente.

Il 2001, però, non è solo il momento della ripresa del contrasto tra l’Occidente, anglosassone e continentale, con l’Oriente arabo; quell’anno segna anche l’inizio del confronto con l’Oriente cinese, dopo che la Cina venne ammessa al World Trade Organization.

Occidente ed Oriente sembrano destinati, dunque, a scontrarsi in maniera inevitabile o a convivere in pace . Entrambe le situazioni appaiono complesse .L ‘Occidente anglosassone e continentale sembra divergere anche se le riaffermazioni della politica filo atlantica sui sprecano specialmente di fronte all’invasione russa dell’Ucraina. Di fatto l’occidente anglosassone mantiene ancora una superiorità militare e conferma una ripresa della propria economia, mentre l’occidente continentale si trova in una situazione finanziaria difficile e senza alcuna garanzia militare che non sia quella fornita dalla Nato.

L’Ovest nel suo complesso sembra in difficoltà: se l’Occidente anglosassone mantiene ancora una superiorità militare e conferma una ripresa della propria economia, la stessa cosa non può dirsi per l’Occidente continentale che si trova in una situazione finanziaria difficile e senza alcuna garanzia militare che non sia quella fornita dalla Nato. A tal riguardo, solo il rilancio del percorso comunitario in chiave politica e una revisione dei parametri economici fissati nel lontano 1992 potranno ridare fiato al progetto comunitario dell’Occidente continentale.

L’Occidente appare in difficoltà perchè c’è una crisi di leadership e perchè continua ad interrogarsi sui suoi valori , quale sia il suo compito storico e soprattutto sulla cruciale questione se ridurre questo solo ai diritti civili e all’integrazione dell’Oriente è sufficiente a confermare la sua identità. Perché mancano le risorse finanziarie sufficienti e, in secondo luogo, perché tale richiamo ai diritti è spesso poco credibile e soggetto a interessi, economici e strategici, che sono ben diversi da quelli dichiarati.

Non meno complessa e contraddittoria è la situazione dell’Est dove tre Orienti si contendono uno spazio geopolitico spesso contiguo e confliggente. : l’oriente russo, l’oriente arabo e l’oriente russo. E se l’Oriente russo sopravviverà grazie alla propria forza militare, alle proprie risorse energetiche e a una concentrazione oligarchica del potere, pare evidente che i motori propulsori del futuro saranno l’Oriente arabo e quello cinese. (2)

Questa in breve la ricostruzione storica dei rapporti tra Orente e Occidente . Ma c’è poi un rapporto ambivalente .L’Oriente, nonostante il suo antagonismo con l’Europa, è stato per molti secoli un luogo carico di misteri e fascino. Questo aspetto, che emergeva già dai racconti di Marco Polo e degli altri viaggiatori, emerse specialmente all’epoca delle colonie, alla fine dell’Ottocento, quando le relazioni sempre più frequenti dei numerosi esploratori che si spingevano in Oriente alimentavano la curiosità di molti Europei. Nacquero così i romanzi esotici nei quali gli autori non rappresentavano la realtà orientale ma piuttosto rappresentavano con fantasia ciò che gli Europei si aspettavano di trovare. (3)

“Una delle più assodate teorie psicologiche definisce gli occidentali come una cultura individualista, orientata verso il singolo e le sue aspirazioni; al contrario, la cultura occidentale è definita collettivista: il benessere della comunità si antepone alle aspirazioni del singolo. Cultura individualista e cultura collettivista sono solo i due poli delle molte differenze che dividono occidentali ed orientali” illustra lo psicologo statunitense Richard Nisbett.

In Oriente domina il concetto di un tempo ciclico, di una storia cosmica a ritmi ciclici, nel continuo ritorno di una età dell’oro. “L’universo passa e ripassa successivamente sulle stesse orbite in un lento ruotare eterno, attraverso processi di dissoluzione e di rigenerazione che coprono milioni di anni”. Nel pensiero orientale è possibile riscontrare elementi che indicano possibilità umane non compiute dall’Occidente, e che quindi possono fornire elementi di integrazione ed ampliamento del nostro modo di pensare. Le religioni orientali spingono a diventare pienamente consapevoli dell’unità e della interconnessione reciproca di tutte le cose, di trascendere la nozione di sé come individuo singolo e di identificarsi con la realtà ultima. Il raggiungimento di questa consapevolezza è chiamato illuminazione, non solo è un atto intellettuale ma un’esperienza che coinvolge l’intera persona, ed è fondamentalmente di natura religiosa. (4)

Oriente ed Occidente dunque un confronto aperto ?Gino Lanzara proprio in un articolo dal titolo : “Oriente e Occidente: un confronto aperto” pubblicato su Il caffè geopolitico Rivista di politica internazionale scrive a questo proposito : “La Russia, sempre più votata sia al contenimento NATO, sia alla gestione strategica europea delle risorse energetiche, unica sua fonte concreta di ricchezza, incarna per l’Est quel che la Germania rappresenta per l’Ovest, rigettando la prevalenza della società, dell’individualità e del libero mercato sulla comunità. Orientali e musulmani si affacciano alle porte dell’Occidente, e varcano soglie impensabili: la Cina è riuscita ad “occupare” il porto del Pireo dando corso sia alla Via della Seta terrestre che al Filo di Perle marittimo che la vede presente in punti strategici del Corno d’Africa. In un momento in cui l’Oriente musulmano sta cercando, già dall’epoca nasseriana, la propria identità, l’Occidente sta smarrendo la sua. La ricerca di un punto di contatto tra i due mondi è una necessità ineludibile: che si tratti di un obiettivo da dover perseguire rientra in un esercizio di realpolitik, che prescinde da qualsiasi elemento di carattere culturale. La fine del bipolarismo  in Occidente ha svelato sia divergenze di interessi, sia un’aperta competizione tra alleati. Il crollo del sistema politico ha decretato sia la fine di sistemi complementari, quali crisi e guerre locali intese come valvole di sfogo, sia la morte di un equilibrio che ha costretto Francis Fukuyama a rivedere la sua teoria della fine della Storia. Gli elementi su cui ruotano le valutazioni vedono quindi l’Oriente, Russia compresa, che cerca di penetrare sempre di più nei mari caldi di area mediterranea; la Cina che, con un’azione silente e aggirante, apparentemente non invasiva, pone le sue basi strategiche a Gibuti per controllare lo Stretto di Bab el Mandeb; l’Oriente arabo e islamico che, per la seconda volta nella sua storia, punta all’Europa grazie anche alla leva delle sue risorse energetiche. Sia Europa che Islam hanno un problema identitario: in Occidente prevale una generica politica del consenso, nell’Islam le generazioni più giovani si pongono in contrasto con gli aspetti Coranici più radicali, aspetto questo che potrebbe interessare in un futuro molto prossimo anche la (apparentemente) monolitica Turchia. A sua volta il continente africano, sia pur tra molte contraddizioni, sta mutando politicamente: il controllo di dazi e confini porrebbe l’Europa di fronte alla necessità di implementare il suo impegno in termini di hard e di soft power, ma mantenendo stabile un sistema politico interno ormai refrattario a qualsiasi  sacrificio e che si avvale sempre più spesso di milizie locali piuttosto che di proprie forze. Un atlantismo in fase critica potrebbe dare effettivamente una green light alle potenze Orientali, Cina e Russia, per conferire loro un vantaggio tattico cui, tuttavia, non sembrano ancora pronte ad affiancare un’effettiva egemonia strategica. (5)

(1)https://www.avvenire.it/mondo/pagine/putin-discorso-ucraina-occidente-club-valdai

(2)Fonte : Tra Est e Ovest del mondo, un incontro/scontro di lunga durata https://open.luiss.it/2019/09/26/tra-est-e-ovest-del-mondo-un-incontroscontro-di-lunga-durata/Saggio apparso anche su “Le Sfide. Non c’è futuro senza memoria”, rivista trimestrale della Fondazione Craxi (www.lesfide.org)

(3)https://www.skuola.net/storia-antica/oriente-occidente.html

(4)Ester Lucchese Cultura occidentale orientale a confronto su https://www.internationalwebpost.org/contents/Cultura_occidentale_ed_orientale_a_confronto_9925.html#

(5)https://ilcaffegeopolitico.net/72273/oriente-e-occidente-un-confronto-aperto?gclid=Cj0KCQiAnsqdBhCGARIsAAyjYjTFpW4qLmCtl6cQnaiUpGwbGRFBNb7GfG6ipfu7u0SdUKJHE-ZvNiwaAqf2EALw_wcB

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