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ANTONIO MATARAZZO E LA SUA “COSTANTE DELL’INQUIETUDINE” A PESCARA FINO AL 17 GENNAIO 2019

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Redazione-Si è aperta a Pescara, in via Palermo 113, la mostra di ANTONIO MATARAZZO dal titolo “LA COSTANTE DELL’INQUIETUDINE” Curata da Antonio Zimarino e Jolanda Angelini. Rimarrà aperta fino al 17 gennaio 2019.Antonio Matarazzo Nato a Pescara nel 1952, ha compiuto gli studi superori presso il Liceo Artistico di Pescara e si è laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Docente di materie artistiche presso il Liceo Scientifico L. Da Vinci di Pescara. Numerose le sue mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche, tra le quali: Comune di Pescara, Palazzo della Provincia di Pescara, Emiciclo Regione Abruzzo, Città del Vaticano, Palazzo del Quirinale, Ministero della sanità di Toronto, Comune di Charleroi, Palazzo presidenziale del Perù ed in altri prestigiosi musei.

” …L’inquietudine è una caratteristica veridica dell’immaginazione e della creatività, è un’energia, una lotta per cercare altri significati di sé, non “contro” ma “con”, insieme, attraverso la materia dell’opera pittorica: è un desiderio di non lasciarsi chiudere in categorie e di non chiudersi in esse, è la fiducia in un oltre, in un cambiamento, perché vivere è cambiamento. “Definire”, “fermare”, può essere anche una prigione, una “musealizzazione”, un chiudere, uno sclerotizzarsi, quando invece vivere è desiderare, sperare in ciò che ancora potrebbe essere. Quello che abbiamo appena descritto, è un dato essenziale dell’attività artistica di Antonio Matarazzo, artista mai stanco di cercare strade e forme diverse, quasi a disorientare intenzionalmente chi volesse chiuderlo in una definizione, in un cliché. Questo suo modo di essere e di procedere è intenzionalmente presentato in questa mostra, anzi, credo sia una delle cose più interessanti di essa, la sua vera intima identità: è la rivendicazione di vitalità, di creatività, di indipendenza, è la capacità di guardare le cose sempre diversamente, sempre con una prospettiva e una speranza diversa.

In questa modalità di procedere ritrovo una caratteristica essenziale, il dna di una formazione avvenuta in origine nelle straordinarie esperienze del Liceo artistico di Pescara tra la fine del 1960 e i primi del 1970: l’approccio di fondo allo studio era legato al concetto di “ricerca” cioè alla spinta verso nuovi modi per dire il “Presente” e all’interrogarsi riguardo quello che sarebbe potuto accadere piuttosto che rinchiudersi nella sicurezza del ripetere ciò che si è conosciuto”.

” … Sono le stesse forme del dipingere che ci mostrano come Matarazzo sia perfettamente consapevole della sua storia e della sua “identità” e che la sua intelligenza creativa non è fatta solo di “varianti”: in realtà sono molto più importanti le “costanti” cioè quegli elementi del discorso pittorico per lui irrinunciabili che sono poi il “centro” reale del suo dipingere, del suo vivere e del suo “ragionare” per via di “forma”.La sua pittura è costellata di tracce, di “linee guida”, snodi, legami simbolici e visuali. Le sue opere hanno tutte, dentro di loro e tra loro, uno o più fili conduttori o per meglio dire, ancoraggi: il “blu” profondo di un cielo inquieto che sovrasta con la sua materia pittorica magmatica; la ripetizione di simboli del quotidiano e del vissuto e il loro valore memoriale. C’é poi il “discorso relazionale” che si può instaurare tra i diversi elementi, tecnologici (le industrie) o naturali. La dicotomia tra ciò che è “umano” e ciò che è naturale viene segnalata anche da due diversi modi di trattare la materia pittorica: ciò che è naturale è vivo, pulsante, ha uno spessore evidente sulla superficie; è organico e instabile mentre invece ciò che è “umano” o comunque prodotto dal “fare” umano (l’automobile, la moto, la città, l’architettura industriale) è spesso “disegno” senza volume, o è un volume chiaramente giustapposto (con il cartone) alla sostanza organica del colore. Ne viene fuori sia una dialettica simbolica che un effetto curiosissimo di rilievi, di piani e di luce; un movimento costante e continuo di riverberi e di profondità che aumentano l’intensità della luce “interna” del dipinto, movimentando nervosamente le linee di lettura dell’immagine. Insomma, questa tutto è fuorché pittura contemplativa, statica e “facile” ma piuttosto è una pittura che morde le forme dell’arte, della vita e dell’intelligenza, purché non vogliate fermarvi alle apparenze e alle difficoltà che essa pone “.

 

Orari della mostra:

da martedì a venerdì 16.30 – 19.30 mattina su appuntamento sabato 10.30 – 12.30 16.30 – 19.30
Info 3926913424 – info@e20arte.com www.facebook.com/e20arte

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