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AMBIGUITA’ E INTERPRETAZIONE NEI PROCESSI DECISIONALI DI J. MARCH-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO(SETTIMA PARTE)

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Redazione-Ambiguità e interpretazione nei processi decisionali sono legati alle preferenze, le ambiguità e le esperienze.

Gli effetti dell’ambiguità del calcolo decisionale, ossia i molti modi in cui si manifesta sia a livello interpersonale che riguardo a preferenze, identità, esperienze e significati, vengono basati su tutto quell’insieme di idee che collocano i processi decisionali in modo confuso, mettendo in discussione l’abituale enfasi  posta sulla coerenza. Le classiche concezioni dell’ordine nel processo decisionale coinvolgono 3 idee correlate tra loro:

  1. BASATA SUL CONCETTO DI REALTA’: si tratta di STORIA REALE. vengono intraprese azioni che danno luogo a risultati correlabili in modo unitario e coerente.
  2. CAUSALITA’ : la realtà e la storia sono strutturate da catene di cause ed effetti. Le SCELTE influiscono sulle conseguenze e le decisioni sono MEZZI per ottenere gli OBIETTIVI desiderati.
  3. INTENZIONALITA’: le decisioni sono strumenti di determinazione e auto-formazione. Scelte razionali, apprendimento, comportamenti secondo regole, patteggiamenti e scambi sono tutti strumenti al servizio delle PREFERENZE e delle IDENTITA’ improntate sulle conseguenze attese o mediante l’ADATTAMENTO delle identità alle SITUAZIONI.

I processi decisionali, a livello organizzativo, sono stati descritte come ridicole partite di calcio:

Si consideri un campo rotondo, inclinato e con molte reti su cui giocano alcuni individui. Molte persone diverse ( ma non tutte)possono unirsi al gioco ( o abbandonarlo) in diversi momenti.

alcuni possono lanciare palloni nel campo o toglierli. Mentre sono in gioco, alcuni cercano di calciare qualunque palla capiti loro a tiro in direzione delle reti che piacciono loro e lontano da quelle che vogliono evitare”[1]

L’ambiguità, si riferisce a una mancanza chiarezza e coerenza nella causalita’ o nell’intenzionalita’.

Una situazione viene definita ambigua quando un decisore è meno sicuro di una certa cosa ed è correlata all’incertezza, ossia riferita all’imprecisione nella valutazione delle conseguenze future e delle azioni presenti.

La storia del processo decisionale, si allontana dai concetti strettamente legati alle idee di realta’, causalita’ e intenzionalita’ allo scopo di esplorare contesti decisionali entro cui il significato è oscuro.

Le azioni ambigue del processo decisionale, nascono sotto la spinta di due ipotesi nel mondo:

  1. l’incertezza delle future conseguenze delle azioni;
  2. l’incertezza delle future preferenze in base a cui ESITI dell’azione in corso verranno valutati in futuro.

Il  comportamento secondo  regole deriva da altre due supposizioni sul mondo:

  1. il modo in cui classificare la situazione in corso;
  2. riguarda quale identita’ sia rilevante in tale situazione e che cosa richieda.

In entrambi i casi, un’ipotesi riguarda la realta’ esterna del se’ e una riguarda il se’

Realta’ esterna al se’:

  • l’ambiguità della realtà esterna presuppone alcune credenze sul mondo riassumibile nell’affermazione:”se faccio questa scelta, è probabile che ne deriveranno queste conseguenze”.
  • i decisori si costruiscono forte credenze sulle proprie inferenze, accettandole come fossero verificate dall’esperienza.
  • in una vecchia favola sulle credenze, un astuto sarto convince un imperatore che un re nudo stia realmente indossando un abito fatto di un tessuto così straordinario che soltanto le persone meno intelligenti e virtuose possono vederlo. La storia provoca la discussione circa le credenze sociali e la loro connessione con la realtà.
  • quando ci si confronta con credenze largamente accettate, ad es. sull’efficienza di una terapia sanitaria, sul valore dell’educazione ecc., non si può sapere con certezza se esse riflettono la verità.

Realtà del se’:

  • il sé di un decisore è presente in molte conseguenze
  • le azioni possibili vengono comparate nei termini della loro appropriatezza; il sé si trova in un insieme di identità
  • le teorie formali sulle scelte si fondano generalmente sulle ipotesi che le preferenze abbiano due proprietà restrittive:
  1. si ipotizza che le preferenze siano coerenti , l’incoerenza di una preferenza è immaginabile solo nella misura in cui non influisce sulle scelte.
  2. si ipotizza che le preferenze siano stabili (l’azione in corso viene intrapresa in base alle preferenze in corso.

I decisori umani, danno interpretazioni della storia che rivelano alcune irregolarità.

Gli studi interpretativi, evidenziano 3 pregiudizi distinti:

  1. Mantenimento delle credenze: vengono tenute ferme le credenze dai decisori, ossia tendono a interpretare nuove esperienze e informazioni in modo da renderle coerenti con credenze precedenti.
  2. Certezza dell’evento: viene sottovalutata dai decisori la probabilità degli eventi che sono realmente accaduti e la probabilità di eventi che sarebbero potuti accadere ma non sono accaduti.
  3. Antropocentrismo: le teorie sulla storia costruite dai decisori sono antropocentriche, cioè attribuiscono gli eventi alle azioni e alla volontà degli esseri umani. Fanno risalire la storia a fattori di intenzione e competenze piuttosto che al loro caso.

Una caratteristica più sottile dell’intepretazione storica, è lo sviluppo di simultanei disaccordi interpretativi. nelle organizzazioni, i repertori di integrazioni si strutturano spesso attorno a conflitti fra subculture.

Le subculture legittimano la propria diversità sostenendo interpretazioni conflittuali del mondo. La costruzione di credenze contraddittorie sono una caratteristica sostanziale della vita (amore/odio – guerra/pace).

Si ipotizza che le preferenze siano esogene al processo di scelta. Le preferenze sono incoerenti e cambiano con il tempo  in  modo tale per cui è spesso difficile prevedere il futuro. Molti studiosi non vogliono trattare le preferenze come inferenze. Le

identità sono a loro volta ambigue. Gli individui hanno identità multiple. Un’identità è come una favola popolare. Se si chiede a un narratore una certa storia ed egli risponde raccontandone una diversa , l’uditorio può affermare che non si tratta

della storia giusta.

Le organizzazioni, si confrontano con ambienti confusi e contraddittori. I legami deboli, sono definiti in modo da risolvere i  problemi di motivazione e informazione derivanti dal confronto con tali ambienti attraverso il decentramento  e la delega.

Dal punto di vista del management, la strategia migliore è quella che permette di ottenere vantaggi in termini di informazioni  e motivazioni  derivanti dall’utilizzo di persone di forte impegno e conoscenze locali, a costo di accentuare i problemi di

controllo e coordinamento.

Una visione alternativa ritiene che i problemi di adattamento locale rispondano alle richieste, sviluppino preferenze  e identità per rispondere all’informazione locale.

Nelle organizzazioni i PROCESSI DECISIONALI sono una combinazione di DISCORSO e AZIONE.

Le discussioni conducono raramente a conclusioni e sono viste come una combinazione di legami sociali e di crescita che non come un’opportunità per risolvere alcune questioni.

I partecipanti esercitano la propria intelligenza, espongono sentimenti personali, imparano a discutere e confermano un’adesione comune a valori fondamentali.

I processi decisionali nelle organizzazioni hanno numerose caratteristiche simili: essi forniscono contesti per esibire atteggiamenti e trasmettere “credenze”. Vediamo, quindi, che il tessuto di condivisione che tiene unita una comunità stimolano discussioni sulle decisioni che permettono agli individui di definire, comunicare e rinforzare sentimenti virtuosi, chiarire i principi dai quali gli  individui desiderano essere guidati.

Il modello “cestino dei rifiuti “, mette in risalto l’opportunità di scelta tra le riunioni per contratti, i comitati budget, le decisioni di remunerazione.

Le opportunità di scelta riuniscono decisori, problemi e soluzioni.  I problemi sono quelli delle persone che hanno accesso  alla decisione e sono segnalati dall’insuccesso o dalla prospettiva dell’insuccesso. I decisori sono impegnati in

 un’opportunità di scelta caratterizzata dal  momento temporale (il loro primo ingresso nel sistema), dal loro accesso alle  opportunità di scelta (struttura decisionale) e dalla loro energia (capacita’ di  risolvere i problemi).

Nel modello a “cestino di rifiuti” , le scelte vengono operate in tre diverse modalità:

  1. PASSARE OLTRE: non risolve alcun problema;
  2. RISOLUZIONE DEL PROBLEMA: la scelta viene operata e i problemi vengono risolti;
  3. SORVOLARE: non si risolve alcun problema.

I tre criteri di valutazione in questa tipologia di modello riguardano le attività, la latenza e i tempi:

  1. ATTIVITA’: riguarda la quantità di tempo speso nelle situazioni di scelta senza giungere alla soluzione di un problema.
  2. LATENZA: riguarda la quantità di tempo che trascorre in presenza di problemi attivati ma non ancora collegati a scelte.
  3. TEMPI DI DECISIONE: sono costituiti dalla quantità di tempo che passa prima che la scelta venga compiuta.

Gli esiti di un processo decisionale a “Cestino dei rifiuti”, sono prodotti dall’interazione tra queste restrizioni e la struttura temporale dei problemi, delle soluzioni e dei decisori.

L’elemento CHIAVE di un processo a “ CESTINO DEI RIFIUTI” è quello dell’associazione temporale.

I processi decisionali e il disordine prodotto dall’associazione temporale solleva il problema dell’ingegneria decisionale.

I decisori danno tre tipi di risposte su come i decisori dovrebbero comportarsi in un mondo disordinato:

  1. I RIFORMATORI: cercano di eliminare gli elementi di disordine dal processo decisionale. essi sono convinti di poter evitare un processo a cestino dei rifiuti, nemici del processo decisionale stesso.
  2. I PRAGMATISTI: cercano di utilizzare gli elementi di disordine per i propri fini. essi considerano il processo a cestino di rifiuti inevitabile ma utilizzabile e cercano di trarre vantaggi.
  3. GLI ENTUSIASTI: cercano di scoprire una nuova visione del processo decisionale nei modelli a cestino di rifiuti ritenendo che questi contengono elementi di bellezza e di strumentalita’. cercano di scoprire l’intelligenza dell’associazione temporale.

Il processo decisionale e la costruzione di significato, hanno due visioni alternative:

  1. RAZIONALE: in cui le azioni derivano dalle aspettative riguardo alle loro

                         conseguenze e dalle preferenze per quelle conseguenze.

  1. COMPORTAMENTO SECONDO REGOLE: in cui le azioni derivano dal

                         combinare esigenze dell’identità con una definizione della

                         situazione.

L’azione richiede interpretazione per ottenere un significato. Gli strumenti di significato, vengono costruiti attraverso miti, simboli, rituali e storie:

  1. MITI: un mito si riferisce a una qualunque storia reale o fantastica. I miti vengono costruiti per fornire spiegazioni sulla vita e modelli di comportamento.
  2. SIMBOLI: i simboli sono oggetti, pratiche o segni che evocano qualcos’altro per associazione, similarità o convenzione.
  3. RITUALI: le storie riguardano ciò che sta succedendo, che è successo e che potrebbe succedere. A volte le persone conoscono il mondo attraverso le storie raccontate loro da altri.

La base sociale del significato, proviene dall’interazione sociale, su cui si fonda la sua coerenza e le sue contraddizioni.

Le interpretazioni sono condivise mediante la comunicazione. Il ruolo del linguaggio è il meccanismo più importante mediante il quale i SIGNIFICATI vengono SOCIALIZZATI.

La comprensione dei PROCESSI DECISIONALI richiede la comprensione dei modi in cui il linguaggio VEICOLA, ELABORA e CREA SIGNIFICATI.

I contesti decisionali vedono le persone giungere alla costruzione di  un’immagine di sé attraverso la partecipazione ai processi decisionali, osservando e imitando i comportamenti di persone considerate di valore.

Ad esempio, un futuro manager impara a comportarsi da manager, un giovane docente universitario impara a parlare come professore ecc..

I processi decisionali affrontano un’opportunità pubblica per esibire atteggiamenti appropriati e dar loro approvazione.

L’interazione sociale, che fa parte di un processo decisionale è importante perché fornisce ai decisori un’ulteriore RASSICURAZIONE SOCIALE:

  • la rassicurazione sul fatto che hanno fatto cose appropriate e giuste.
  • le credenze sociali sono convalidate mediante contesa, conferma e raccolta di informazioni.
  • i decisori chiedono più INFORMAZIONI di quante ne possono usare verosimilmente.
  • le riunioni per un processo decisionale collettivo permettono ai partecipanti di esercitarsi nelle controversie e di sviluppare giustificazioni.
  • la rassicurazione è particolarmente importante quando c’è ambiguità.
  • i processi sono utilizzati per rinforzare l’idea che i decisori e le loro decisioni influiscono sul corso della storia, e lo fanno in modo appropriato.

Le teorie della  scelta ipotizzano che un processo decisionale sia compreso rispetto ai suoi esiti, che i decisori entrino nel processo per influire sugli esiti e che la cosa importante della vita è la scelta.

L’attenzione per l’ambiguità ha portato gli studiosi del processo decisionale a osservare  più accuratamente il modo in cui vengono costruiti i significati nelle organizzazioni poiché molte teorie si basano sull’interpretazione.

Bibliografia:  JAMMES MARCH, “Prendere decisioni”, Ed. Il Mulino, Bologna, 2002.

[1] J.G. March e P. Romelaer

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  1. Maria Smith

    Thank you for the article.

    Great blog that I enjoyed reading.