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IL VALORE DELLA MEMORIA AI TEMPI DELL'” HIC ET NUNC”

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Redazione- A distanza di quasi tre mesi dall’emergenza, si fa rapido l’inventario di ciò che è rimasto: guariti, soldi, attività…Nulla è più come prima, tutto si è evoluto e trasformato velocemente, tutto è cambiato, tutto è ormai diverso… In modo dinamico quotidianamente continuano a scendere i contagi e la virulenza e, nonostante permanga ancora il momento singolare, si desidera tornare frettolosi alla normalità. Senza neanche contemplare l’ipotesi di una ripresa del contagio, piuttosto si corre freneticamente per riprendersi ciò che è proprio, a partire dagli affetti fino ad arrivare al lavoro e cercando di salvare il salvabile. Paradossalmente l’ansia di uscire alla svelta dal terribile tunnel chiamato Covid 19 fa aumentare il rischio di potervi ripiombare, ricominciando tutto dall’inizio in forma più acuta e devastante. La mente non più lucida e forzatamente costretta da gran tempo ad una vita affettiva distanziata e Smart Warking oppure afflitta dal non lavorare affatto non riesce a contemplare più il pericolo di alcuni comportamenti da evitare. Ed ecco che si torna a trovare i parenti, ma anche gli amici perchè si considerano parenti, facendo leva sulla licenza di interpretare personalmente il significato della parola “congiunti”. I ragazzi “un po’ dimenticati” in casa, ricominciano a farsi sentire e a strappare a genitori sfiniti permessi di uscita con un compagno, senza considerare che in giro si incontrano altri amici e insieme si fa gruppo e si va a spasso spensierati, dimenticando anche la distanza mentre si commenta testa a testa un video su Instagram. E ancora si va a prendere il cibo prenotato da asporto e, talmente forte è l’euforia, che la vaschetta di gelato viene consumata in comune per strada, magari seduti al bordo del marciapiede , ridendo e senza mascherina. Anche se si è adulti. Parrucchieri ed estetiste, da diversi giorni prima della riapertura, sono carichi di primi appuntamenti già difficili da gestire e, anche se tutti hanno imparato a farsi la tinta e le unghie in casa da soli, non è possibile rinunciare al gusto di una “carezza vanitosa”. Ormai la breve vita è ricominciata e bisogna cogliere al volo quello che comincia a restituire “qui ed ora”. Ormai “passata è la tempesta” e tutti sono pronti per ripartire superficialmente alla grande.

Eppure si muore ancora in tanti! Eppure non sono così lontani i tempi delle chiusure e restrizioni. Quei giorni interminabili scanditi da telegiornali e bollettini di positivi e di morti, non ancora terminati. Quei momenti di sconforto ritmati dal respiro spezzato dall’angoscia e dalla paura di conoscere il nome dei contagiati quotidiani. Tanti giorni trascorsi protetti nelle abitazioni e nello stesso tempo non sereni, perchè minacciati dai numeri che crescevano all’impazzata e senza un senso. Non si è lontani da quei pomeriggi in cui si discuteva per una sciocchezza, oppure ci si adirava per non essere riusciti a prenotare la spesa a domicilio solo per concretizzare in qualcosa la rabbia e l’angoscia che assalivano all’improvviso, senza lasciare tregua.

E nello stesso tempo il pensiero non riusciva a fermarsi, correndo verso i malati nella loro solitudine nonché verso i loro parenti in attesa da lontano. Tutto affidato, in maniera a volte anche estemporanea, alle mani dei medici, degli infermieri e di tutto il personale ospedaliero. Molti sono morti in virtù del Giuramento di Ippocrate, rientrando nelle corsie sebbene in pensione. Né la generosità né la passione per il proprio lavoro-missione ha permesso loro di salvarsi. Similmente si può parlare dei volontari della Croce rossa, dei farmacisti, dei dipendenti postali. Grandi sacrifici da parte di tutti, anche dei più giovani costretti in casa forzatamente e rinunciando a due mesi della loro giovinezza. Unico desiderio fisso per tutti: cura e vaccino, difficilissimi da trovare a stretto giro per la rapida evoluzione del virus e le poche attuali conoscenze sul suo conto.

Eppure quante cose sono cambiate in così poco tempo o, almeno, quante cose dovrebbero essere cambiate, vita e modi di vivere compresi…Certezze e riferimenti che c’erano e non ci sono più; confini mai contemplati aprono nuove porte verso ciò che è rimasto. Tanto da riorganizzare e ricostruire prima di poter ripartire. E intanto ognuno reagisce in maniera diversa: alcuni sono indifferenti, altri mostrano superficialità, altri ancora provano a difendersi con la “perdita della Memoria”, affogare nell’oblio tutto ciò che è stato per non soffrire troppo! Già: si dimentica, dunque, per non soffrire, si vive hic et nunc per non morire. Non bisogna pensare al passato che ormai è stato. Guai a pensare troppo al futuro ancora così lontano.

E allora che fine hanno fatto gli insegnamenti di Tucidide? Proprio quei valori universali che parlano dell’ importanza dell’ἱστορία, etimologicamente il “racconto” di ciò che è stato e che dovebbe costituire il bagaglio di esempi ed esperienze a cui attingere per non commettere gli errori già fatti da chi ci ha preceduto; a cui ricorrere per recuperare ciò che aveva reso grande una civiltà; a cui quotidianamente si aggiungono storie che, sommandosi, costituiscono un vero e proprio “possesso per sempre”, κτῆμα ἐς αἰεί, come lo chiama il Padre della storia. Ed è proprio grazie al ricordo che tutto può diventare perenne. Anche i nostri affetti venuti a mancare possono continuare a vivere con noi per sempre. Tutto può diventare eterno proprio grazie alla Memoria, cioè ciò che rimane quando tutto finisce, ciò che non va dimenticato se non si vuole essere condannati a ripetere inevitabilmente il passato.

RICORDIAMOCELO!

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