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UNA BUONA, SANTA E SERENA PASQUA 2023 A TUTTI !!!

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Redazione- Il Direttore, la Redazione, i collaboratori tutti di Anankenews esprimono i più affettuosi auguri di Buona Pasqua ai lettori . Auguri di pace e di serenità per un giorno in cui si ricorda la passione , la morte ma soprattutto la resurrezione del figlio di un dio morto sulla croce per un nuovo patto con l’uomo, la creatura a sua immagine e somiglianza . Auguri di pace e serenità per tutti i cuori affranti e addolorati, per tutte le vite consumate nell’attesa di un mondo migliore.

Un augurio soprattutto di gioia perchè non il dolore della sua morte ma la gioia degli uomini ha commosso Cristo resuscitato che a quella gioia ha voluto cooperare . Come afferma per esempio Mitja dei fratelli Karamazov di F. M. Dostoevskij :”Giacché è Dio che dà la gioia, è questo il privilegio Suo, sublime… Signore, si sciolga il gelo dell’uomo nella preghiera… E sempre viva Dio e la Sua gioia! Io sento amore per Lui”.

“Sono contento come una Pasqua” è un dire popolare che ricorda proprio che Cristo risorto è fonte di gioia e di speranza, perché ci ha liberati dal peccato e dalla morte, ci dà uno sguardo ottimistico sulla nostra vita e sul mondo in cui viviamo, cioè ci fa vedere la realtà che ci circonda con gli occhi di Dio. Non più con i nostri occhi di uomini e donne , ma con gli occhi di un Dio di misericordia , che è Padre buono e amorevole e chiede di amarci gli uni gli altri come lui stesso ci ama.

Auguri che attraverso la piena comprensione della vicenda umana del Cristo risorto ci conducano quest’anno attraverso un passaggio dalla morte alla vita pieno di speranza ma anche di certezze . Ci aiutino a prendere coscienza , più che in altri anni, della distanza che ci sembra intercorrere tra il grido di gioia pasquale che proclama «Cristo è risorto dai morti, a tutti ha donato la vita» e le notizie dolorose di guerra, di profughi, di fame e di disperazione che ci raggiungono a ogni momento.

Un augurio che ci viene da tutta la vita di Gesù Cristo come afferma papa Paolo VI : “ Nella sua umanità, egli ha fatto l’esperienza delle nostre gioie.
Egli ha manifestamente conosciuto, apprezzato, esaltato, tutta una gamma di gioie umane, di quelle semplici e quotidiane, alla portata di tutti. La profondità della sua vita interiore non ha attenuato il realismo del suo sguardo, né la sua sensibilità. Egli ammira gli uccelli del cielo, e i gigli dei campi. Egli richiama lo sguardo di Dio sulla creazione all’alba della storia; egli esalta volentieri la gioia del seminatore, quella dell’uomo che scopre un tesoro nascosto, quella del pastore che ritrova la sua pecora, quella della donna che riscopre la dramma perduta, la gioia degli invitati al banchetto, la gioia delle nozze, quella del padre che ritrova il proprio figlio, quella di colei che ha appena dato alla luce il suo bambino.
Queste gioie umane hanno tale consistenza per Gesù, da essere per Lui i segni delle gioie Spirituali del Regno di Dio: gioia degli uomini che entrano in questo regno e gioia del Padre che li accoglie.
E per parte sua Gesù stesso manifesta la sua soddisfazione e la sua gioia quando incontra fanciulli che desiderano avvicinarlo, un giovane ricco, fedele e sollecito, di fare di più, amici che gli aprono la loro casa, come Maria, Marta, Lazzaro.
La sua felicità è quella di vedere la Parola accolta, Zaccheo convertirsi, una vedova sottrarre alla sua povertà per donare.
Ma qui è importante cogliere bene il segreto della gioia profonda del Signore; la sua gioia è a causa dell’amore ineffabile di cui egli sa di essere amato dal Padre. Fin dal suo battesimo questo amore è manifestato: “Tu sei il mio Figlio prediletto”.
E’ una presenza intima che lo colma :“il Padre conosce me e io conosco il Padre”…
Ed ecco che i discepoli, e tutti coloro che credono nel Cristo, sono chiamati a partecipare a questa gioia. Gesù vuole che essi abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia: “E io ho fatto conoscere loro il Tuo nome e lo farò conoscere, perché l’Amore col quale mi hai amato sia in essi e io in loro”. (*)

Un augurio dentro il senso e il sentimento delle parole di un eminente esegeta cattolico, Raymond Brown, che ha saputo coniugare in modo esemplare rigore scientifico e sensibilità spirituale nello studio della Bibbia, che così riassume il contenuto dell’episodio iniziale della Passione:
“Gesú che si separa dai suoi discepoli, l’angoscia della sua anima nel pregare che il calice di allontanasse da lui, l’amorevole risposta del Padre che invia un angelo per sostenerlo, la solitudine del Maestro che per tre volte trova i suoi discepoli addormentati invece che pregare con lui, il coraggio espresso nella risoluzione finale di andare incontro al traditore: presa dai vari vangeli questa combinazione di umano dolore, di divino sostegno e di solitaria offerta di sé ha molto contribuito a far amare Gesú dai credenti in lui, divenendo oggetto di arte di meditazione” .

E’ certo come ha affermato papa Benedetto XVI al Convegno di Verona del 19 ottobre 2006 che “la

risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo.” (…) Si tratta di un grande mistero, certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova nella risurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra speranza. Ma la cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso:Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima unione con Dio, che è l’amore davvero più forte della morte. Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile e pertanto poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte”.

Auguri di vita dunque dentro un continuo cambiamento che ci pone davanti a scelte ma anche ci induce a riconsiderare gli avvenimenti del mondo come parte di un grande mosaico in cui l’impegno, la responsabilità, la dedizione di ciascuno di noi contribuisce a migliorare il mondo stesso .

Auguri per la vita in un mondo migliore che per ogni credente vuole dire come afferma San Paolo nella Lettera ai Galati: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (2, 20). Sentire cambiata la propria identità essenziale ed esistere soltanto in questo cambiamento . Dice ancora papa Benedetto XVI : “ Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato, purificato, “aperto” mediante l’inserimento nell’altro, nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza. Diventiamo così “uno in Cristo” (Gal 3, 28), un unico soggetto nuovo, e il nostro io viene liberato dal suo isolamento. “Io, ma non più io”:è questa la formula dell’esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo, la formula della “novità” cristiana chiamata a trasformare il mondo. Qui sta la nostra gioia pasquale.

“È risorto… Non è qui”. Quando Gesù per la prima volta aveva parlato ai discepoli della croce e della risurrezione, essi, scendendo dal monte della Trasfigurazione, si domandavano che cosa volesse dire “risuscitare dai morti” (Mc9,10). A Pasqua ci rallegriamo perché Cristo non è rimasto nel sepolcro, il suo corpo non ha visto la corruzione; appartiene al mondo dei viventi, non a quello dei morti; ci rallegriamo perché Egli è – come proclamiamo nel rito del Cero pasquale – l’Alfa e al contempo l’Omega, esiste quindi non soltanto ieri, ma oggi e per l’eternità (cfr. Ebr13,8).

Auguri perchè la nostra esperienza di vita possa scrutare oltre l’orizzonte della resurrezione di Cristo, che non appartiene alla nostra esperienza pratica e comune, poichè il “resuscitare” per ognuno di noi sia un salto nella realtà verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia. Dentro un annuncio che,come affermava il Cardinale Carlo M. Martini “ confrontandosi con la morte, ci dica che la morte non è l’ultimo traguardo dell’esistenza. La risurrezione del Crocifisso ha infatti un significato e una forza che valgono per tutta l’umanità e per il cosmo intero; è come un seme gettato nell’oscurità della terra, che misteriosamente cresce e dà frutto. Con il Risorto è iniziata una grande battaglia storica tra la vita e la morte, tra speranza e disperazione, tra rassegnazione al peggio e lotta per il meglio, una battaglia che non avrà tregua fino alla sconfitta definitiva di tutte le potenze dell’odio e della distruzione. “

San Gregorio di Nissa, in un’omelia di Pasqua, affermava: «È apparsa un’altra generazione, un’altra vita, un’altra maniera di vivere, un cambio della nostra stessa natura».

Dentro questo cambio l’augurio per questa Pasqua sia quello di gioire per la vittoria in “una battaglia storica tra la vita e la morte, tra speranza e disperazione, tra rassegnazione al peggio e lotta per il meglio, una battaglia che non avrà tregua fino alla sconfitta definitiva di tutte le potenze dell’odio e della distruzione. “

Un augurio perchè questo giorno della prossima Pasqua costituisca un nuovo esodo dalla nostra condizione di fragilità affermando il nostro destino, la vocazione e il destino di tutti gli uomini come un destino di pace, di libertà, di comunione fraterna, di legalità e di incontro e dialogo . Dentro un mondo che non si stanchi mai di sorprendere nel bene , quello che entusiasma e che si traduce sempre in speranza coraggiosa e vibrante di un futuro migliore .

Auguri di Buona Pasqua che possano toccare anche il cuore di chi non crede. Perchè possa superare sofferenze, fisiche, psicologiche, affettive, economiche; un augurio che la sua vita possa volgere verso nuovi orizzonti di cambiamento . Penso agli ammalati, agli anziani specialmente se soli, ai disoccupati, ai carcerati e anche a persone giovani che hanno difficoltà e attraversano un momento di crisi. L’uomo può “risorgere” raggiungere la gioia e la pienezza di vita solo se esce da sé per abbassarsi ed andare incontro a chi soffre. Uno dei modi laici più belli in cui l’ho sentito dire è quello di John Stuart Mill (uno dei fondatori del pensiero economico) che racconta il paradosso della felicità in questo modo “Those only are happy (I thought) who have their minds fixed on some object other than their own happiness; on the happiness of others, on the improvement of mankind, even on some art or pursuit, followed not as a means, but as itself an ideal end. Aiming thus at something else, they find happiness by the way.” Per questo scrive Leonardo Becchetti : “ È possibile avere grandi responsabilità e servire. È possibile cambiare vita se ho sbagliato. È possibile cambiare il mondo nonostante la paura e gli errori. È possibile sentire l’urlo di chi piange e il silenzio di chi implora. È possibile cogliere una lacrima non ancora pianta o un dramma nascosto. È possibile vedere il sole anche quando non c’è, le stelle non ancora spuntate. È possibile non farsi fermare dalla paura. Nemmeno dal fango, perché dal fango può nascere e rinascere sempre un uomo.”
Per i credenti la relazione con Dio rappresenta una forza enorme che aiuta a camminare in questa direzione, con vie e e percorsi che aiutano ad alimentare l’energia necessaria per percorrerla. Ma per credenti e non credenti la via è una sola ed è quella indicata dal paradosso della Pasqua “(* *)

Un paradosso che Anselmo d’Aosta descrive nella seconda strofa del Proslogion come ricerca dell’uomo di oggi

  1. Orsù, dunque, o Signore Dio mio,
    insegna al mio cuore
    dove e come possa cercarti
    e dove e come possa trovarti.
    O Signore, se non sei qui, dove te assente cercherò?
    E se invece sei ovunque, perché non ti vedo presente?
    Ma certo tu abiti «una luce inaccessibile» (1 Tm 6,16).
    E dov’è la luce inaccessibile?
    E come mi avvicinerò a questa luce inaccessibile?
    E chi mi condurrà e mi introdurrà in essa,
    affinché in essa io ti veda?
    Per mezzo di quali segni, di quale immagine ti cercherò?
    Non ti ho mai visto, o Signore Dio mio, non conosco il tuo volto.
    Che cosa farà, o altissimo Signore,
    che cosa farà codesto tuo esule lontano?
    Che cosa farà il tuo servo ansioso del tuo amore
    e gettato lontano «dal tuo volto» (Sal 51,13)?
    Anela di vederti ed è troppo lontano dai tuo volto.
    Desidera di avvicinarsi a te e il luogo dove tu abiti è inaccessibile.
    Brama di trovarti e non conosce dove tu stai.
    Fa di tutto per cercarti e ignora il tuo volto.
    O Signore, tu sei il mio Dio e sei il mio Signore e non ti ho mai visto.
    Tu mi hai fatto e rifatto
    e mi hai dato tutti i miei beni
    e io ancora non ti conosco.
    In breve: sono stato fatto per vederti
    e non ho ancora fatto ciò per cui sono stato fatto.

(*) Lettera Apostolica Gaudete in domino (9 maggio 1975) di Sua Santita’ Paolo sesto

(**)Coordinatore Master MESCI (Development Economics and International Cooperation), coordinatore corso di laurea European Economy and Business Law, Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”. MSc London School of Economics e il Dottorato alle Università di Oxford e di Roma La Sapienza. Presidente del Comitato Etico di Banca Popolare Etica, direttore del sito www.benecomune.net e direttore scientifico della fondazione Achille Grandi, portavoce campagna 005 per la riforma della finanza, membro del Comitato Esecutivo di Econometica (consorzio universitario per gli studi sulla responsabilità sociale d’impresa), di AICCON, consigliere della Società Italiana degli Economisti.

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