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UN NOBEL PER LA FISICA CHE SCRIVE FIABE

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Redazione- Giorgio Parisi  è un fisico italiano a cui è stato conferito il Premio Nobel  per la Fisica dall’Accademia reale di scienze svedese. Giorgio Parisi è un nobel che scrive anche fiabe secondo quanto raccontano le figlie  .Un nobel che partecipando  alla trasmissione de La 7  Propaganda Live  ha spiegato il  merito per cui è stato premiato  in modo semplice : “ per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazione  nella fisica dei sistemi complessi  dalla scala atomica a quella planetaria.” Ovvero  come spiega Federico Ricci-Tersenghi, professore ordinario di fisica teorica presso l’Università La Sapienza di Roma, che dal 1995 ha lavorato nell’equipe guidata da Parisi: “La sua teoria ha messo ordine ai sistemi disordinati, che esistono e sono tanti in natura, laddove ci sono tante variabili in gioco che interagiscono in modo frustrato, cioè non si ordinano insieme ma lo fanno in maniera incomprensibile. Come le molecole che formano il vetro di una finestra, ad esempio, che al microscopio sembrano tutte disordinate e invece seguono un ordine tutto loro”, “Parisi notò questa particolarità già nel 1979, quando invece che soffermarsi su un sistema ampliò lo sguardo considerando più repliche dello stesso, scoprendo appunto che le variabili in questione vanno a formare piccoli gruppi, che poi a loro volta si uniscono in gruppi più grandi e così via. C’è quindi un ordine, anche se guardando al microscopio tutto appare sempre disordinato. Questa scoperta è diventata nel tempo un paradigma e ha permesso di studiare tanti altri sistemi che prima non si potevano analizzare, proprio in virtù di un approccio fino ad allora inedito. Uno strumento che ha consentito alla scienza di andare oltre e trovare regole nascoste su fenomeni all’apparenza casuali”.

Dopo il Premio Wolf, il Nobel di Parisi si è rivelata “una bella sorpresa, anche perché le motivazioni suggeriscono che sia un premio alla carriera di chi ha fornito tanti e importanti contributi non solo in fisica ma pure in molti altri settori” dichiara a Mashable Italia Federico Ricci-Tersenghi, professore ordinario di fisica teorica presso l’Università La Sapienza di Roma, che dal 1995 ha lavorato nell’equipe guidata da Parisi. ( 1)

Parisi ha ricevuto metà del premio, l’altra metà  se la sono divisa il meteorologo e climatologo giapponese, Syukuro Manabe, 90 anni, e l’oceanografo e modellatore climatico tedesco, Klaus Hasselmann, 89 anni, che hanno ricevuto il Nobel “per la modellazione fisica del clima terrestre, la quantificazione della variabilità e la previsione affidabile del riscaldamento globale”. Per tutti e tre  la motivazione congiunta è stata :” Per contributi fondamentali  alla comprensione dei sistemi complessi.”

Concludeva   quella sua partecipazione  a Propaganda Live con una risposta interessante alla domanda del conduttore che gli chiedeva qual’era il suo prossimo lavoro : “ poiché ho fatto molte cose  alcune delle quali non le ho capite ,cercherò di studiarle meglio.

Una risposta da cui scaturiscono  almeno tre lezioni. La prima quella della semplicità e della umiltà del sapere e ne parleremo  ricordando la vita di  Giorgio Parisi. La seconda il valore del metodo scientifico che  procede per conquiste successive , anche forse per arretramenti  fino alla definitiva affermazione del risultato.  La terza  che ripropone la soddisfazione per una stagione di  premi  ad uomini e donne  del nostro paese che  si occupano di scienza e quindi della  ricerca scientifica nel nostro paese. Ovvero sul ruolo della scienza, sul processo di avanzamento scientifico, sul rapporto tra scienza e società.

La soddisfazione  per questo premio ad uno scienziato italiano che lavora in Italia è doppia. Perchè sono 62 anni che appunto non viene consegnato un premio nobel  a uno scienziato che ha svolto quasi tutta la sua carriera in Italia e che attualmente lavora  in questo paese. Infatti bisogna tener conto che  fin dalla istituzione del  nobel  sono stati 20 in premi assegnati ad italiani, di cui 12 scientifici (5 per la Fisica, 6 per la Medicina e 1 per la Chimica). L’ultimo scienziato italiano a cui è stato consegnato il nobel è  Mario Capecchi del  2007, ma quest’ultimo ha portato avanti le sue ricerche soprattutto negli Stati Uniti. Invece, per trovare un vincitore che ha sviluppato il suo lavoro all’interno dei nostri confini bisogna  tornare indietro fino al 1959, quando il Nobel per la Chimica venne assegnato a Giulio Natta.

Maria Chiara Carrozza, presidente del Cnr  apprendendo del conferimento del nobel a Parisi  ha dichiarato : “L’assegnazione del premio Nobel al fisico Giorgio Parisi inorgoglisce tutta l’Italia e anche il Consiglio nazionale delle ricerche, con il quale il fisico ha sempre intrattenuto stretti rapporti di collaborazione proseguiti ancora di recente con le attività svolte insieme al nostro Istituto Nanotec. Oltre a compiacerci per questo straordinario risultato  la nostra comunità scientifica lo ringrazia sentitamente per il contributo fondamentale nello studio dei sistemi complessi disordinati alla base di tante linee di ricerca del Cnr, dallo studio dei sistemi vetrosi, ai sistemi di lasing e trasmissione della luce in mezzi random, dalle reti neurali e IA, alle reti metaboliche e alla biofisica. Lamentiamo spesso, e purtroppo a ragione, le molte difficoltà nelle quali si dibatte la ricerca italiana, dalla scarsità di risorse umane e finanziarie alla burocratizzazione, ma questo premio è solo l’ultima e straordinaria conferma dell’eccellenza della ricerca scientifica italiana”.

La stessa  Maria Chiara Carrozza  mette l’accento su un punto dolente che è quello della ricerca scientifica in Italia.Ma è  da  un articolo di  Today  Economia di Andrea Falla dal titolo  “Che orgoglio il Nobel a Giorgio Parisi ma alla Ricerca serve di più” che si apprende in concreto  lo stato delle cose per questo settore. Scrive Falla che esamina i dati  Istat riferiti all’anno 2020: “  i finanziamenti pubblici destinati a questo settore hanno avuto un sostanzioso incremento, in controtendenza rispetto ai finanziamenti privati, che invece hanno mostrato un calo sensibile. Un dato che però va preso con le solite pinze, infatti, tra il 2019 e il 2020, gran parte dei finanziamenti sono stati destinati soprattutto allo sviluppo sperimentale e meno alla ricerca di base e a quella applicata, un incremento che riguardato soprattutto il settore sanitario, probabilmente a causa della pandemia di coronavirus che da due anni a questa parte ha messo in ginocchio il mondo intero. Tornando ai numeri sui finanziamenti pubblici, sempre secondo i dati Istat, nel 2020 le risorse di Regioni, Province e Amministrazioni centrali per la ricerca sono aumentati del 6,2%, passando da 9.836 milioni di euro del 2019 a 10.445 milioni nello scorso anno. Ma analizzando i dati regionali si scopre che la quasi totalità dei finanziamenti sono stati stanziati da una manciata di Regioni: il 20,2% dalla Lombardia, il 14,2% dal Lazio, il 12,9% dall’Emilia Romagna, l’11,9% dal Piemonte, l’8,7% dal Veneto e il 7,5% dalla Toscana. Il fatto che i finanziamenti per la ricerca siano in aumento è sempre una bella notizia, ma la novella va contestualizzata, non soltanto in un periodo storico caratterizzato da una pandemia, ma soprattutto in rapporto ai tagli miliardari che la ricerca ha dovuto subire negli ultimi decenni.”

 Ma è lo stesso Giorgio Parisi che in una intervista a Articolo tentratre.it  alla domanda :” Quanta è democratica la scienza? Qual è la tua opinione in proposito? In che misura l’opinione pubblica condiziona l’avanzamento della scienza?” Risponde  : “ La scienza deve fare i conti con le risorse. Se queste sono scarse, finiscono per condizionare le scelte, se non altro perché bisogna convincere i cittadini/elettori/contribuenti che i soldi sono ben spesi. E la ricerca non è democratica non perché “non si può votare”, ma perché richiede che ci sia un riconoscimento reciproco che deriva da un bagaglio conoscitivo condiviso anche se non necessariamente convergente.”  E alla conseguente domanda : “ Questo però implica un rischio di conservazione ovvero di ostacolo e freno al nuovo, già a partire dalle valutazioni di peer review.” Afferma : “  Le nuove idee si affermano non perché si convincono gli oppositori ma perché i portatori di quelle precedenti muoiono, come diceva Planck. Per le idee estremamente nuove ci vuole tempo per il consenso.”  Con una domanda e risposta finale : “ Un’ultima domanda sul caso italiano e sul peculiare momento che stiamo vivendo. Conosciamo l’appello per le risorse, noto come Piano Amaldi, e la tua convinta adesione. Ma accanto alle risorse ci sono altre priorità concretamente spendibili nello scenario che si prospetta nei prossimi anni?” “Ci sono tanti problemi. La ricerca è a macchia di leopardo: accanto ad eccellenze ci sono inefficienze. Alcuni poi hanno utilizzato la propria influenza come effettivo centro di potere, senza bilanciamenti adeguati. E questo ha dato luogo a scandali (certamente da non sottovalutare) ma quando va male si finisce sui giornali, quando va bene questo non ha visibilità. Da molti anni si cerca di realizzare un punto di riflessione con scienziati di ottimo livello in grado di costituire un interlocutore per le scelte governative ma anche quando un tale organo viene istituito non se ne tiene conto nell’operatività. La stessa Agenzia Nazionale, oltre a non essere decollata, richiede tempi lunghi e consensi politici. Ha senso solo se raccoglie risorse distribuite oggi in altre sedi, se resta “leggera” e se impiega il tutto in una logica competitiva e verso obiettivi chiari ed espliciti. Non che di ripensamenti organizzativi non ci sia bisogno ma questi hanno molto faticato a tenere insieme dichiarazioni e scelte e, soprattutto, a consolidarsi nel tempo. Siamo ora in presenza della grande opportunità del PNRR ma questo non può essere l’unica scelta, se non altro perché tocca una parte dei problemi ed è a scadenza. L’importante è già porsi oggi il disegno complessivo ed accompagnare il sostegno delle risorse addizionali con nuove risorse “stabili”, ovvero a valere sul bilancio ordinario. Registro una nuova sensibilità su questi temi ma la conferma non può che essere a breve termine. La legge di bilancio del prossimo anno sarà una cartina di tornasole tra dichiarazioni, volontà e comportamenti.”

MicroMega nel congratularsi  con Giorgio Parisi per il Nobel per la Fisica ripropone uno dei saggi che  lo scienziato ha scritto per la rivista. Un saggio che  apriva il focus su uno degli interessi di Parisi  proprio sulla ricerca scientifica, quello della formazione . Partendo dalla considerazione  che “ Viviamo in una società fondata su scienza e tecnologia e che siamo circondati dalla scienza , il compito fondamentale che dobbiamo svolgere è quello  di  cambiare  i programmi scolastici delle materie scientifiche che  rimangono gli stessi di cinquant’anni fa. Perché l’insegnamento della scienza possa acquistare un senso occorre invece fare delle scelte, metodologiche e di contenuto, che rompano rispetto alla tradizione e che consentano innanzitutto di far assaporare agli studenti ‘il gusto di fare scienza’. (da MicroMega 6/2014)

Dunque  per  fare  ricerca scientifica bisogna cominciare con l’assaporare  “il gusto di fare  scienza”che è tutto dire almeno nell’ottica di uno scienziato eclettico  che ha molti interessi e che  è stato premiato proprio per questa sua ricerca per così dire fuori dal consueto .

La vicenda umana e professionale  di Parisi sta là a dimostrare anche un’altra cosa. Che ai nostri tempi non esiste lo scienziato  isolato nella sua torre d’avorio  completamente preso dalle sue intuizioni  e spesso con comportamenti  a dir poco eccentrici.  Parisi dimostra che è importante anche una vita personale e familiare , l’importanza degli affetti e le relazioni sociali.  Che non devono essere ostacolati da una condizione di precarietà  economica. Fare ricerca significa  nel nostro mondo attuale  creare una rete  di collaborazioni ,di informazioni, di scambi  che permettono  un lavoro sempre condiviso. Anche perché i costi di un laboratorio  di ricerca sono molto alti  e difficilmente sostenibili  senza la compartecipazione,il finanziamento pubblico, le donazioni  e in definitiva tutte quelle possibilità e opportunità  che aiutino i ricercatori  a non rimanere precari per tutta la vita.

Giorgio Parisi è stato premiato “per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici, dalla scala atomica a quella planetaria”. Intorno al 1980, ha scoperto i modelli nascosti in materiali complessi disordinati, tra i contributi più importanti alla teoria dei sistemi complessi. Consentono di comprendere e descrivere molti materiali e fenomeni diversi e apparentemente del tutto casuali, non solo in fisica, ma anche in altri settori molto diversi, come la matematica, la biologia, le neuroscienze e l’apprendimento automatico. E’ lui stesso a confessare : «Ci sono arrivato un po’ per fortuna e un po’ per caso: stavo studiando problemi di fisica delle particelle elementari e mi è capitato di dover utilizzare una tecnica interessante, che avrei voluto studiare più in dettaglio. L’ho fatto e sono andato avanti in modo abbastanza veloce, ho visto cose interessanti su cui scavare e così ho cominciato a interessarmi ai sistemi complessi». «Uno dei vantaggi del Nobel – ha concluso – è che ti dà una platea per parlare con la gente, un maggiore impatto sul pubblico di quello che dici. Questo è estremamente importante per creare il futuro ed è importante che in Italia la ricerca sia finanziata sul serio. Spero che questo sia un buon momento per investire sulla ricerca perché questo significa investire sui giovani».

 “Le scoperte riconosciute quest’anno dimostrano che le nostre conoscenze sul clima poggiano su solide basi scientifiche, basate su una rigorosa analisi delle osservazioni. I vincitori di quest’anno hanno tutti contribuito a farci conoscere più a fondo le proprietà e l’evoluzione dei sistemi fisici complessi”, ha affermato Thors Hans Hansson, presidente del Comitato Nobel per la Fisica. (2 )

Fisico teorico dell’Università Sapienza di Roma e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, Parisi era entrato a far parte della classifica della Clarivate Citation Laureates, che comprende i ricercatori le cui pubblicazioni scientifiche sono fra le più citate al mondo e che è considerata una sorta di anticamera del premio Nobel

Nato a Roma nel 1948, Parisi si è laureato in Fisica alla Sapienza Università di Roma nel 1970 sotto la guida di Nicola Cabibbo e ha iniziato la sua carriera scientifica nei Laboratori Nazionali di Frascati dell’Infn, prima come membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) (1971-1973) e poi come ricercatore dell’Infn (1973-1981). Durante questo periodo ha trascorso lunghi soggiorni all’estero, prima alla Columbia University di New York (1973-1974), all’Institut des Hautes Études Scientifiques a Bures-sur-Yvettes (1976-1977), all’Ecole Normale Supérieure di Parigi (1977-1978). È stato Presidente dell’Accademia dei Lincei dal 2018 al 2021. Determinanti i suoi contributi scientifici in diverse aree della fisica: dallo studio delle particelle elementari alla meccanica statistica e alla fluidodinamica, dalla materia condensata ai supercomputer. Sistemi complessi come retineurali, sistema immunitario e il movimento di gruppi di animali sono stati oggetto di alcuni dei suoi oltre 600 articoli. Nella sua carriera ha vinto due finanziamenti del Consiglio Europeo delle Ricerche (Erc) e alcuni fra i premi scientifici più prestigiosi, come la Medaglia Boltzmann (1992), la Medaglia Dirac per la fisica teorica (1999, la Medaglia Max Planck (2011), il premio Wolf (2021). Intorno al 1980 scoprì modelli nascosti in materiali complessi disordinati. Le sue scoperte sono tra i contributi più importanti alla teoria dei sistemi complessi. Consentono di comprendere e descrivere molti materiali e fenomeni diversi e apparentemente del tutto casuali, non solo in fisica ma anche in altre aree molto diverse, come la matematica, la biologia, le neuroscienze e il machine learning.

Alla cerimonia in onore del fisico italiano Giorgio Parisi all’università La Sapienza di Roma erano presenti anche Lorenza e Leonardo, i due figli del vincitore del premio Nobel alla fisica. “È da quando ero piccola e andavo a scuola che mi dicevano che mio padre avrebbe vinto il Nobel”,”Tutto questo è veramente tanta roba”, aggiunge Leonardo. I due raccontano l’uomo che si cela dietro lo scienziato, dalle favole inventate per il nipotino di quattro anni e raccontate via Skype durante la pandemia, ai pranzi in famiglia tra una lezione e l’altra per “restare vicino” ai figli. Senza dimenticare la passione per i balli etnici e mediterranei. Ma alla festa in ateneo sono accorsi anche tutti i colleghi e i collaboratori di una vita. “Ero a lezione quando l’ho saputo e davanti agli studenti sono esploso come se avessimo vinto i mondiali”, racconta il professore di Fisica Teorica Federico Ricci Tersenghi. “Il contributo fondamentale di Giorgio lo possiamo riassumere così: è riuscito a capire come si crea un ordine nei sistemi disordinati, dall’ecologia, ai sistemi neurali alla finanza”, aggiunge Tersenghi. “Se mi aspettavo il Nobel per Giorgio? Conoscendo i suoi talenti, sì”, conclude

la Magnifica Rettrice Antonella Polimeni.

(1 ) https://it.mashable.com/6429/giorgio-parisi-premio-nobel-fisica

( 2 ) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Premio-Nobel-per-la-Fisica-a-itaiano-giorgio-parisi-Klaus-Hasselmann-Syukuro-Manabe-160b4e69-1d65-4e98-875f-daa525ef7541.html

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