Ultime Notizie

LIBERTA’! LIBERTA’! DI VALTER MARCONE

0

Redazione- Da ultimo il grido che si leva dalle piazze è “Libertà!Libertà!”. Lo ha preceduto nel tempo  “ no mask”, “no vax”, “ no green pass”.  Piazze capaci di esprimere un “no” con un crescendo  fino alla violenza  nei confronti dei provvedimenti presi per contrastare  la pandemia da coronavirus che non va dimenticato ha fatto registrare fino ad oggi  131.655 morti da covid 19 su 4.722.188  contagiati. Che ha determinato la perdita  d  150 miliardi di Pil nel 2020, con un crollo del prodotto interno lordo dell’8,9%, una percentuale doppia rispetto alla media del Pil mondiale (-4,4%). Con una perdita  così suddivisa: 108 miliardi di consumi, 16 miliardi di investimenti e 78 miliardi di esportazioni.  Che ha cancellato  secondo il rapporto elaborato dall’Area Studi di Legacoop, in collaborazione con Prometeia, 435mila  posti  di lavoro. (1  )Che ha ridotto per le famiglie italiane il reddito  disponibile di 30 miliardi a fronte di risparmi cresciuti “come mai in passato” (131 miliardi, erano stati 71 nel 2019) e una propensione media al risparmio quasi raddoppiata (dall’8,2% del 2019 al 15,6% del 2020)che è chiaramente indice di insicurezza.  Con una  differenza analoga  registrata anche tra le imprese. Il rapporto ha infatti segnalato il fenomeno secondo il quale – per motivi precauzionali e legati all’incertezza delle prospettive – le aziende abbiano aumentato il ricorso a prestiti, tenendo però i fondi acquisiti sui conti correnti.

Per non parlare dei giorni di scuola persi  dalle materne alla scuola superiore.  Secondo  una ricerca effettuata  da Save the children  : “Nel corrente anno scolastico, da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell’infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti, contro i loro coetanei di Milano che sono stati in aula tutti i 112 giorni in calendario. Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97 mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti. Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106. L’analisi su alcuni capoluoghi evidenzia un’Italia a diverse velocità: l’andamento dei rischi di contagio e le differenti scelte amministrative hanno creato differenze tra le città italiane. (2)

Da quelle piazze però allo stesso modo, con lo stesso impegno e con la stessa frequenza non si è sentito alcun “no” per esempio nei  confronti  della finanza sporca e sul salvataggio delle banche  a danno dei lavoratori del settore e dei risparmiatori,  della elusione delle tasse da parte dei grandi social network per quello che guadagnano  nel nostro paese o sull’evasione del diritto di autore nei confronti di articoli ed estratti di libri che pubblicano sulle loro pagine. Come pure non si è sentito nessun “no”   per l’abbandono  di intere popolazioni come quella afghana dopo un ventennio di cooperazione e quindi  la perdita di un capitale umano che si era cercato di salvaguardare e far crescere in questi venti anni. E non è venuto e non viene nessun no alla dissennata politica ambientale che costringe popolazioni di Siria, Iran, Somalia, Libano, Eritrea, Gambia, Costa d’Avorio, Nigeria, Ciad, Camerun e Niger (compreso anche i conflitti che in quei paesi da  da anni sono in atto)  ad una migrazione per necessità  nei paesi europei, sebbene  qualche no sia  venuto in forma diversa per la paura del migrante, dello straniero che potrebbe essere quest’ultimo tutt’altra faccenda.

E poi ancora nessun “no” al commercio delle armi  e alla stessa produzione delle armi :l’Italia  è nella top 10 dei produttori mondiali di armi. La classifica, presente nell’ultimo rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), vede il nostro Paese al nono posto per quantità di armi esportate. Per l’esattezza l’Italia esporta il 2.5% delle armi di tutto il mondo. Prima di noi in classifica troviamo USA(34%), Russia (22%), Francia (6.7%), Germania (5.8%), Cina (5.7%), Regno Unito (4.8%), Spagna (2.9%) e Israele (2.9%). Chiude la classifica al decimo posto l’Olanda (2.1%). La top 10 dei produttori di armi riguarda le cosiddette “major weapons”, vale a dire quelle pesanti (aerei, navi, sottomarini, carri armati e sistemi missilistici), e si riferisce al quadriennio 2013-2017. Emirati Arabi Uniti, Turchia e Algeria sono le nazioni per le quali l’Italia produce più armi. Infatti rispettivamente acquistano il 12, il 10 e il 9.9% delle armi esportate dal nostro Paese. A loro volta questi 3 paesi sono tra quelli che nel mondo acquistano più armi, con Emirati Arabi Uniti al terzo posto, Algeria al nono e Turchia al dodicesimo. Tra gli altri clienti “affezionati” troviamo Israele, Marocco, Qatar, Taiwan e Singapore oltre a Polonia e Norvegia. Per non parlare delle somme di denaro del bilancio  dello Stato italiano usate per l’armamento del proprio esercito. Sempre secondo l’osservatorio SIPRI la spesa legata al settore militare nell’anno 2019 si attesta intorno ai 27,8 miliardi di dollari, pari all’1,3% del PIL nazionale. Tale importo permette all’Italia di collocarsi all’undicesimo posto tra i paesi con la maggiore spesa militare nel mondo e al quinto posto tra i paesi NATO (dietro solo a USA, Francia, Regno Unito e Germania).

Piazze  silenziose  rispetto  alla cultura dello scarto che papa Francesco ormai da tempo ha posto all’attenzione  del mondo intero attraverso le sue esortazioni .

Parlando di “cultura dello scarto” e di “logica usa e getta” papa Francesco allude a una serie di temi che affiorano più volte nelle pagine dell’enciclica” Laudato si “. La lotta contro la pigrizia mentale di chi risolve i problemi di approvvigionamento produttivo con il sacco della natura è più volte condannata. Per un fatto di dignità (“riutilizzare qualcosa invece di disfarsene rapidamente, partendo da motivazioni profonde, può essere un atto di amore che esprime la nostra dignità”). Per la difesa delle radici della nostra esistenza (“la terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”). Per le tensioni legate al saccheggio di materie prime che si fanno sempre più scarse (“è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni”).
Ma soprattutto per la critica a un modello industriale che ha tradito le sue premesse rinnegando proprio il concetto di efficienza a cui sembrava disposto a sacrificare tutto: “Il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi”.(3)

Su queste pagine a lungo abbiamo parlato di libertà, d significato della libertà, degli ostacoli alla libertà e di che cosa si intende quando parliamo delle libertà  ricomprese in quelli che sono i principi fondamentali della nostra Costituzione repubblicana . E abbiamo anche detto spesso che  quei principi  non sono stati messi in mora durante questo lungo periodo di contrasto alla pandemia da covid 19  attraverso i provvedimenti  emanati  da i due governi a guida Giuseppe Conte e da ultimo  da quello guidato da Mario Draghi . A lungo abbiamo documentato come quei provvedimenti  sono largamente garantiti da quei principi costituzionali . Abbiamo anche  richiamato l’attenzione su quei paesi e quei regimi dove veramente la libertà è minacciata , fino ad essere assente. E abbiamo anche detto che libertà senza  eguaglianza e senza solidarietà è per lo meno incompleta , stando a quelle che sono  le esperienze storiche che si sono succedute dopo la prima affermazione dei principi illuministici della libertà , fraternità ed uguaglianza.

Ora  in considerazione di quello che ho detto fin qui  mi sono posto una domanda che è la seguente. Chissà  se c’è in questo paese un movimento di opinione pronto a scendere in piazza  e a gridare “no T shirt” oppure “ No giacca e cravatta”. Per dire no ad un certo abbigliamento  che di per sé individua uno status simbol  ma anche una condizione  e soprattutto una “sottomissione  a condizioni che comunque negano una libertà”. Appunto quella  libertà che un certo modo di vestire  vuole ostentare o vuole realizzare. Come per esempio l’abbinamento che si fa con certi copricapi  per le donne che indicano sottomissione  a differenza delle minigonne che  sono simbolo di emancipazione.

Naturalmente  queste che ho riferito sia nelle considerazioni iniziali che  nell’ultima  parte di questa riflessione  sono  tutte affermazioni  discutibili  e soprattutto non si imputi alla banalità  e frivolezza dell’argomento ultimo usato  per considerarli di poca serietà.

Non mi dite che con questo ragionamento ed esempio ho banalizzato  un problema che è diverso,  , forse più grande di noi stessi  e che ci pesa addosso come un macigno.  No. Non ho banalizzato perché è la stessa cosa di voler attraversare la strada al semaforo  con il rosso perché io sono libero di farlo e il rosso limita la mia libertà; oppure di guidare l’auto senza patente . Perché va ricordato che il conseguimento della patente è una scelta libera nel nostro paese se si vuole  guidare un’auto,altrimenti si va in bicicletta o si prendono i mezzi pubblici . Mentre è assolutamente vietata  , specialmente per le donne , in alcuni  paesi per cui quest’ultime pur volendo non possono guidare  l’auto senza patente. Addirittura è vietato guidare l’auto con o senza patente . Una negazione che dovrebbe far riflettere  compiutamente  proprio sul valore di quella libertà  che   si “sente” minacciata  ma non lo è affatto in Italia  almeno nei termini che abbiamo ricordati come avviene realmente in altri paesi.

Argomenti banali quelli proposti soprattutto se li accostiamo  a questi temi ( che io non ritengo banali )  quelli no mask  ,no vax  ,no green pass che a loro volta sono ritenuti una minaccia  alla libertà. Come minacciata  può ritenersi o sentirsi  la libertà quando  si debba indossare  un determinato  indumento  come il camice, la tuta,  il burka, la divisa. Non mi è sembrato che ci siano stati movimenti di piazza per esempio a difesa  dei  camici  bianchi  per contestare  l’associazione giudicata ‘impropria’ fatta da un post del Movimento Cinque Stelle tra camici bianchi e tangenti. Ne in appoggio dell’Anaao  sono scese in piazza le folle quando ha detto : “ Collegare un camice bianco alla corruzione in sanità è inaccettabile e profondamente ingiusto. Lo ha fatto la Ministro Grillo, forse in modo non pienamente consapevole, rilanciando un post del Blog delle Stelle che illustra un disegno di legge del M5S (‘Sunshine act’) che vuole promuovere una maggiore trasparenza nelle relazioni finanziarie che intercorrono tra le aziende del settore e gli operatori della salute. Come scenografia del post è stata utilizzata una immagine di un medico che prende una tangente. Nessuno nega comportamenti opportunistici e truffaldini in singoli casi, ma i fenomeni corruttivi, peraltro limitati rispetto ad alcune cifre fatte circolare improvvidamente, albergano soprattutto nel capitolo degli acquisti di beni e servizi, nel settore degli appalti pubblici e delle forniture. Solo  il Presidente dell’Anac Cantone ha avuto modo di dire in proposito: “Diffido e contesto ogni valore scientifico sui numeri della corruzione in sanità: non ci sono cifre e rapporti chiari, non ci sono dati affidabili e credibili. Quando si legge di decine di miliardi volatilizzati in corruzione dobbiamo sapere che anche queste news sono bufale e leggende metropolitane. Allarmismi che non contribuiscono a concentrarsi davvero sul problema”. Nessuno è sceso in piazza  , sempre parlando di sanità per appoggiare le proteste dei cittadini calabresi di fronte alle infiltrazioni  criminali  nella gestione di alcune spese delle Asl e a favore  dei commissari  di governo che si sono succeduti  nella gestione per risanare  quella sanità regionale .

Come pure non ho visto manifestazioni di piazza ma solo  ringraziamenti di circostanza nei confronti  dei  medici e infermieri  impegnati negli ospedali nella lotta al Covid 19  vittime loro stessi sul lavoro ; fotografie nei periodi più bui di dottori e infermieri stremati, con i segni della maschera protettiva sul volto dopo giorni interi di servizio senza sosta.

E a proposito di libertà e divisa ricordiamo le polemiche di alcuni intellettuali  per la divisa del generale Figliuolo chiamato dal governo Draghi, come esperto di logistica a preparare gli strumenti per la realizzazione di una campagna vaccinale che  poi  in realtà si è svolta  ordinatamente e ha portato alla data  del 28 ottobre  2021  ad un  totale di persone vaccinate (2 dosi e monodose) pari a  44.597.994, di cui vaccini monodose Johnson&Johnson 1.490.760, vaccini monodose per pregressa infezione 1.643.418

Quella divisa ha giurato fedeltà alla costituzione e dentro quella costituzione trova la sua libertà e garantisce la libertà  per gli altri . Che poi le polemiche sulla divisa sono le stesse sulla “tonaca”. Ma qui il discorso si allargherebbe a dismisura.

Insomma quello che voglio dire è che spesso  il simbolo di un problema diventa il problema. Qualcuno potrà dire che forse esagero nel metterla così. E qualcun altro potrà anche dire che  per esempio anche la moda è una limitazione della libertà. Intendiamo moda  nel termine più generico anche se   va  sorprendentemente ricordato che la moda riferita all’abbigliamento   è uno dei settori  che concorrono massicciamente  alla formazione del Pil , tanto che nel 2019, il settore moda italiano ha registrato un giro d’affari totale di 71,1 miliardi (+20,8% sul 2015), con una crescita media annua delle vendite nel 2015-2019 del 4,8%. Cresce anche il peso del comparto sul Pil nazionale (1,2%, contro l’1% del 2015).

Perché se vogliamo  per esempio anche il nudismo può essere un’alternativa all’abito e  alla moda che garantisce la massima libertà  senza considerare che poi in definitiva esso stesso è una limitazione piuttosto che una liberazione . Infatti vien da domandarsi  dove ci si può presentare nudi e non ci si può limitare  a rispondere che questa società  ha fatto di tutto  per limitare la libertà del corpo. Cosa  del tutto vero  ma tranne  qualche slogan femminista di molti anni fa non ho da ultimo sentito nessuno dire che” il corpo  è mio e lo gestisco come voglio io”  intendendo in quel “come voglio io” una serie di cosiddette  trasgressioni alcune delle quali punite anche dal codice penale. Pensiamo per esempio all’assenza di libertà nel voler disporre di quel corpo in condizioni di particolari sofferenze fino ad invocarne la morte .

Non si consideri dunque l’eccentricità di questi argomenti  quando parliamo di libertà perché   purtroppo la estremizzazione di un problema  ( quello del no green pass) ha portato a coinvolgere  il tema della libertà che è ben altra cosa . Perché come abbiamo già accennato dobbiamo domandarci dove manca veramente la libertà. Dovremmo fare  un esame  delle condizioni di tutti quei paesi  dove manca la libertà e fare un raffronto con il nostro  ,perché quello sarebbe un argomento  e una riflessione da mettere in cima alle preoccupazioni. Un esame lunghissimo .

Per esempio il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) con sede a New York ha recentemente diffuso un rapporto contenente l’elenco di 10 paesi dove il diritto di stampa e libera espressione non è osservato come prevede la carta delle Nazioni Unite. Andando per ordine il primo dell’elenco è l’Eritrea, che l’ONG ha definito come il paese più censurato del mondo, seguita da Corea del Nord, Turkmenistan, Arabia Saudita, Cina, Vietnam, Iran, Guinea Equatoriale, Bielorussia e Cuba. I primi tre (Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan) secondo il Cpj usano i media “come megafono dello Stato, il giornalismo indipendente è condotto all’esilio e i pochi giornalisti stranieri autorizzati ad entrare sono attentamente monitorati”. Stati come l’Arabia Saudita, la Cina, il Vietnam e l’Iran, invece, sono responsabili di aver “incarcerato e molestato i giornalisti e le loro famiglie” oltre ad aver condotto una campagna di “sorveglianza digitale e censura di Internet e dei social network”. Le classifiche, si apprende, sono basate su un ampio raggio di violazioni a cominciare dalle restrizioni sui media privati ​​o indipendenti, passando per leggi penali sulla diffamazione fino al blocco di siti Web e la sorveglianza dei giornalisti da parte delle autorità o l’ostacolamento della diffusione delle notizie tramite hacking o trolling mirati. “Molti dei paesi più censurati del mondo sono altamente cablati, con comunità online attive. – ha detto il direttore esecutivo del Cpj Joel Simon commentando il rapporto – Questi governi combinano brutalità vecchio stile con nuove tecnologie, spesso acquistate da società occidentali, per reprimere il dissenso e controllare i media”. “Internet avrebbe dovuto rendere obsoleta la censura – ha concluso Simon – ma ciò non è accaduto”.(4 )

Mi limito a questa condizione di mancanza di libertà per l’informazione  come esempio appunto del lavoro che occorrerebbe fare per esaminare  la mancanza di libertà  in molti settori della vita dei paesi del nostro  mondo . Anche se in generale : “Due miliardi e mezzo di persone vivono in uno Stato completamente privo di libertà. Uno Stato in cui non si svolgono elezioni, non si riconoscono i diritti civili e si viene perseguitati per le proprie idee politiche o il proprio credo religioso. Solo repressione e violenze, commesse talvolta dalle stesse forze di polizia, contraddistinguono questi Paesi, cresciuti negli ultimi dodici anni a dispetto delle esportazioni di democrazia e diritti. Oggi nel mondo appena il 40% dei cittadini, pari a 2,8 miliardi di persone, vive in uno Stato pienamente libero. A rendere nota questa cifra è l’organizzazione non governativa americana Freedom House, che dal 1972 raccoglie e analizza i dati sul rispetto dei diritti civili e politici in circa duecento Paesi del pianeta. Il rapporto “Freedom in the World” 2014, riferito alla situazione registrata nel corso del 2013, è allarmante per le condizioni di libertà in Asia, Medioriente e Russia. ( 5)

Dunque  “Libertà! Libertà!” E forse parlando di libertà minacciate   dovremmo  tener conto  di  una interessante  frase di  Eraclito :”  molti non colgono la vera natura delle cose in cui si imbattono, né   le conoscono dopo averle apprese, ma se ne costruiscono un’opinione”.  (Eraclito, Dell’origine, Feltrinelli, Milano, 2007, pag. 148, Fr. 86.).Chissà. Ma  per parlare di  opinioni  occorrerebbe  ricominciare  da capo  in questa riflessione .  Perché “ talvolta accade che l’errore sia così simile alla verità che a nessuno può passare per la mente l’idea che si tratti di errore” come  Lev Sestov ha sintetizzato il sottile confine tra la comprensione della realtà o il suo fraintendimento. Che è l’oggetto della  discussione sulla mancanza o meno di libertà in questo paese .

(1 ) In termini di occupazione, il rapporto segnala che a fine 2020, “nonostante le misure attivate”, gli occupati in Italia sono risultati essere 435mila in meno rispetto all’anno precedente. Le perdite maggiori si sono concentrate tra i dipendenti a termine (-412mila), i lavoratori autonomi (-141mila), i giovani (-312mila) “che non sono riusciti ad entrare nel mercato del lavoro e ai quali non è stato rinnovato un contratto a tempo determinato”, e le donne (-171mila) “più presenti nei settori più direttamente colpiti”.

La crisi ha inoltre ampliato le differenze nelle dinamiche economiche tra le famiglie e le imprese.

 

https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/mercati/2021/03/17/news/covid-19_bilancio_2020_l_economia_italiana_ha_perso_150_miliardi_di_pil-292640598/

( 2 ) https://www.savethechildren.it/blog-notizie/un-anno-pandemia-le-conseguenze-sull-istruzione-italia-e-mondo

(3 ) https://www.puntosostenibile.it/art/512/La_cultura_dello_scarto La cultura dello scarto  di Antonio Cianciullo

(4  ) https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/232-crisi/75688-la-lista-dei-10-paesi-dove-regna-la-censura-e-la-persecuzione-dei-giornalisti.html   dalla FONTE  cpj.org/reports/2019

(  5  ) https://www.wired.it/attualita/politica/2014/09/17/liberta-diritti-mondo/?refresh_ce=

Commenti

commenti