Ultime Notizie

UN MAGAZZINO DI LIBRI, DIRITTI DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA, UNO SCIOPERO DI AMANUENSI

0

Redazione- Funziona così. Nella logistica ci sono aziende  che operano a livello globale  con una filiera lunga che si dirama in vari paesi  costituita da cooperative che  lavorano in regime di subappalti.  Il sistema della lunga filiera dei subappalti  si traduce in due vantaggi  per le aziende : la scappatoia fiscale  e la precarizzazione del lavoro.  Con una  inesistente  trasparenza. Il subappalto permette di frazionare  la forza lavoro in gruppi poco numerosi  in modo da abbassare la quota Irap  legata al numero dei dipendenti  e dà la possibilità agli appaltatori di  scaricare i costi. La babele delle cooperative che subappaltano ognuna con proprie modalità rende il lavoro estremamente precario.

Una infinità di cooperative  dalla vita molto breve  che permettono manovre di sfruttamento,evasione fiscale e altre giravolte  che rendono questo sistema fruttuoso  per le aziende che hanno il solo scopo del massimo profitto a danno di quelle aziende che per stare sul mercato rispettano le regole e operano con ogni trasparenza.

Ho riferito in breve questo processo  patologico della realtà di uno dei settori ,il comparto della logistica, che rappresenta quasi il 6% del Pil nazionale  e che, durante il lockdown  e il seguente periodo di restrizioni a causa della pandemia , non ha smesso mai di operare ,perché  per la difesa dei diritti dei  lavoratori  il  sindacalista Adil Belakhdim è stato  investito e ucciso da un camion durante un picchetto a Biandrate.

La cronaca racconta  così gli avvenimenti : “Secondo una prima ricostruzione, da confermare, l’autista del camion avrebbe investito durante una manovra Adil Belakhdim e poi è fuggito. Non è chiaro se fosse o meno un tentativo di forzare il blocco: i sindacalisti presenti assicurano che sia così. Ci sarebbe stato anche un diverbio prima del drammatico investimento. A fermare in autostrada il mezzo pesante sono stati poi i carabinieri del Reparto Operativo di Novara, diretti dal colonnello Sandro Colongo, all’autogrill dell’A4 tra i caselli di Novara Est e Novara Ovest. Si trova in caserma, per essere ascoltato. Sul posto è intervenuto anche il 118. Vani tutti i soccorsi, le condizioni del 37enne erano parse subito disperate. La vittima è un rappresentante dei Cobas, italiano di origini marocchine: il sindacalista è stato trascinato per metri sull’asfalto. La dinamica dell’accaduto è al vaglio delle forze dell’ordine. “ (1)

Forse la morte del sindacalista  è l’epilogo di una scia di tensioni nel settore della logistica stando anche ad altri episodi come quello di Tavazzano dove ci sono stati scontri   in un presidio . Anche qui la cronaca  ci riferisce l’accaduto : “Secondo quanto riferito da fonti sindacali alle agenzie di stampa, alcune persone che lavoravano alla FedEx Tnt, arrivate a Tavazzano, hanno trovato uomini, che si ritiene possano anche essere guardie private, “che li hanno assaliti anche con bastoni e taser”.  Nove persone sono state soccorse dai sanitari del 118, e per una di loro è stato ritenuto necessario il ricovero al policlinico di Pavia per un trauma facciale grave. Qual è il contesto del livello di tensione ben oltre il livello di guardia?  Al centro c’è l delicato problema sociale della chiusura del sito Fedex-Tnt di Piacenza. Il picchetto a Tavazzano ha l’obiettivo di tenere alta l’attenzione e chiedere il reintegro di questi lavoratori nella filiera di logistica di Piacenza. Secondo i sindacati, sono stati licenziati perchè costavano troppo rispetto alle nuove assunzioni. Il sindacato Si Cobas nazionale ha pubblicato sui suoi canali la foto di un uomo riverso a terra, con il sangue che gli fuoriesce dal naso: “Il presidio dei lavoratori Fedex di Piacenza – scrive l’organizzazione sindacale – è stato aggredito a colpi di bastoni, frammenti di bancali, sassi e bottiglie da una cinquantina di bodyguard assoldati dai padroni”. E’ la ricostruzione dei sindacati, il presidio dei circa 40 lavoratori di Si Cobas sarebbe stato attaccato da una “squadraccia” “mimetizzatasi tra i lavoratori e col sostegno di qualche crumiro”. “Il risultato – denunciano – è un lavoratore di Piacenza con la testa fracassata, e attualmente ricoverato in fin di vita!!!”. “Lo abbiamo promesso tre mesi fa e stiamo mantenendo l’impegno: Fedex e Zampieri – continuia il post su Facebook – non avranno tregua finché non sarà restituito il posto di lavoro ai facchini di Piacenza!”. “(2)

Già dopo questo primo episodio  e più ancora dopo la morte del sindacalista  occorre che  su questo settore si levi la voce  e si apra un dibattito concreto che per la verità in questi ultimi mesi, malgrado il sentore di quello che stava avvenendo, è mancato completamente .  Ad aprire dunque  la strada  che viene anche percorsa per esempio in un’intervista a Repubblica  di domenica 20  giugno 2021   dallo stesso ministro del lavoro Orlando  , sono stati i sindacati  Filcams Cgil e Filt Cgil, Fisascat Cisl e Fit Cisl e Uiltucs e Uiltrasporti, che  dopo   l’accaduto da Tavazzano hanno detto “in attesa che la giustizia faccia chiarezza su quanto accaduto, serve un intervento forte, anche a livello istituzionale, per affermare legalità e diritti in un mondo che troppo spesso li ignora”.“Crediamo – sottolineano le organizzazioni sindacali – che vada in questa direzione la proposta del ministro Orlando, di un tavolo specifico che parta dall’esperienza del tavolo della legalità. va riportata l’attenzione sul mondo della logistica e sulle storture che si stanno riproponendo per affermare compiutamente i principi di legalità e per cercare di condividere interventi utili ad evitare momenti drammatici e gestire criticità. riteniamo necessario che il coinvolgimento istituzionale sia allargato a tutti i ministeri coinvolti (mims e mise), alle organizzazioni datoriali e sindacali firmatarie il Ccnl della logistica”.Proseguono le organizzazioni sindacali: “Al contrario di quanto pensa qualcuno, i sindacati non hanno mai abbandonato le lavoratrici e i lavoratori della grande distribuzione e della logistica, che sono tra i meno visibili e che hanno continuato a lavorare durante la pandemia. Da anni lavoriamo per estendere le tutele senza lasciare fuori nessuno. Inoltre, le aziende devono fare di più la loro parte perché troppe volte in passato, nell’affannosa ricerca del profitto, hanno cercato scorciatoie mettendo scientemente il sindacato fuori gioco ed hanno tollerato episodi che erano in realtà avvisaglie della grave situazione che oggi è sotto gli occhi di tutti”.”   (3)

Mentre il settore della logistica si dibatte in questi  gravi problemi  che abbiano accennato  è interessante  raccontare ed esaminare qui  una storia che sembra un romanzo : le lotte  per il diritto del lavoro nascoste  in un magazzino di libri .Quel magazzino che funziona solo grazie  all’apporto del lavoro degli addetti alla logistica e che diversamente rimarrebbe  un  accumulo di “ carta straccia”.  Dicevo che sembra la trama di un romanzo perché proprio il luogo in cui svolgono questi avvenimenti ha un suo fascino intrinseco : Stradella . Al momento in cui Ceva inaugurò nel 2010   la cosiddetta  “cittadella dei libri”  si scrisse che  la struttura costata  65 milioni di investimento e  8 mesi di lavoro   ,unica in Europa , avrebbe intercettato il traffico dei libri  ,ovvero la loro distribuzione  lungo l’asse Nord-Sud ed Est-Ovest.  Da allora ogni anno nella cittadella del libro di Stradella vengono  distribuiti 90 milioni di libri pubblicati da  RCS Libri, Messaggerie Libri e Pearson. Un numero impressionante di  libri che viene  prelavato da questi magazzini ed avviato a  librerie ,edicole  ,aziende di distribuzione  al dettaglio. Ceva ha gestitot circa  400.000 tonnellate di carta stampata e rilegata, equivalenti al carico di 3.000 Tir o di 100.000 pallet per un unico hub. Con una manodopera di 200 addetti  per distribuire prodotti editoriali in 4.000 punti di consegna in tutta Italia.   (4)

A distanza di dieci anni dall’apertura di quell’hub  in questi giorni di metà giugno : “C’è un imponente sciopero che sta andando in scena in una azienda della logistica di Stradella, in provincia di Pavia, dove centinaia di lavoratori sono in agitazione denunciando mancanze di diritti sul lavoro nonostante varie battaglie sindacali. A riportarlo è uno scrittore, Gabriele Dadati, che sulle colonne di “Libertà”, racconta quanto raccolto dalle testimonianze dei lavoratori, incontrati fuori dall’azienda durante un picchetto Da quanto scritto di Dadati, i dipendenti del centro logistico, tra i più grandi in Italia e con centinaia di filiali nel mondo, hanno visto negli anni sparire cooperative,  si sono sentiti fare  promesse bugiarde e imporre una quotidianità lavorativa definita “intollerabile”. Dai racconti dei dipendenti, Dadati spiega che “solo di recente si è arrivati ad avere turni orari definiti: quando dieci anni fa è sorta la “Città dei libri” si lavorava dalle 11 ore in su, sabato, domenica e notturni compresi, senza adeguamento salariale”. La posizione dei lavoratori, sempre precaria, non poteva essere stabilizzata in quanto i contratti a termine venivano realizzati con cooperative diverse. Così, nessun lavoratore poteva avere il tempo indeterminato, gli scatti di anzianità o di livello. A molti sarebbe poi saltato il permesso di soggiorno perché, denunciano ancora gli scioperanti, non venivano pagati i contributi.  (5 )In questo caso il libro che per  i suoi contenuti, la sua storia, il messaggio che porta sempre e ovunque con sé, non è bastato a  difendere i diritti dei lavoratori , quelli della logistica in questo caso.

In questi giorni  il Pm del Tribunale di Pavia ha deciso di impugnare una sentenza dello stesso Tribunale che condanna l’amministratore di decine di cooperative che avevano per subappalto dalla Ceva Logistic Italia  la distribuzione dei volumi del magazzino  per l’elusione fiscale  ma non per  il caporalato .

Il quotidiano Domani del 17 giugno ricostruisce così la  questione: “La storia di uno dei più importanti processi che ha coinvolto il sistema della logistica italiana non è finita. Sono decine le testimonianze raccolte dalla procura di Pavia che raccontano come nel magazzino della Città dei libri di Stradella, gestito dalla multinazionale Ceva Logistics Italia e che ha come cliente il principale distributore di libri italiano, fino al 2017 c’erano turni di lavoro superiori di almeno dodici ore al giorno, con straordinari non pagati e contributi nemmeno. I lavoratori passavano da una cooperativa a un’altra, lavorando sempre per lo stesso consorzio il cui dominus, Giancarlo Bolondi, era l’amministratore di fatto di decine di cooperative, vere e proprie buche delle lettere, undici domiciliate allo stesso indirizzo di Milano, diversi evasori fiscali totali. Alcune differivano solo per un trattino nel nome e all’occorrenza, quando era meglio sparissero di scena, venivano svuotate, trasferite da nord a sud. Il tribunale di Pavia ha condannato Bolondi e soci per l’associazione a delinquere ai fini dell’elusione fiscale, ma ha assolto gli imputati per l’altro capo di imputazione cioè il caporalato, l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro. Ora il pubblico ministero Paolo Pietro Mazza ha deciso di impugnare la sentenza anche sulla scorta delle testimonianze dei lavoratori chiamati dalla difesa, e delle contraddizioni delle loro dichiarazioni su retribuzione e straordinari.  “

Il libro dunque non ha evitato che in suo nome si commettessero reati  e soprattutto si infrangessero diritti dei lavoratori . L’apparizione della stampa  con i caratteri mobili  favoriti dall’invenzione della carta  rappresentò una trasformazione importante in un universo che aveva già subito delle trasformazioni. Pensiamo all’aumento della produzione libraria degli amanuensi  quando gli scrittori si trasferirono nelle città sedi delle Università . Ma due sostanzialmente furono gli elementi che determinarono il successo del libro a stampa mobile :  “alcuni storici sottolineano l’elemento di profonda rottura e la forte valenza politica (in particolare per l’utilizzo che della stampa ha fatto la riforma protestante); altri evidenziano l’aspetto di continuità tra il manoscritto e l’incunabolo, l’universo degli scribi e degli stationarii e quello degli stampatori. Entrambi gli approcci possono essere accolti per alcuni aspetti: è una rivoluzione dal punto di vista tecnico, per cui le nuove figure necessitano di una preparazione in larga parte estranea a chi si occupa del libro prima della stampa, provenendo dall’oreficeria, dalla fusione e lavorazione dei metalli. Ciò nonostante alcune delle vecchie professionalità continuano a giocare un ruolo importante, soprattutto a livello di finiture del libro (ad esempio miniatori e rubricatori). La continuità è evidente soprattutto nelle forme: il libro a stampa cerca di differenziarsi il meno possibile dal manoscritto nelle caratteristiche estetiche, di organizzazione del testo e delle immagini, e nonostante l’affermazione sempre più netta della stampa, il manoscritto continua a vivere a lungo un’esistenza parallela.” (6)

In presenza di siffatta condizione non è difficile immaginare conflitti che  hanno animato quel clima di trasformazione . Ne riferiamo uno per tutti . Con una premessa. L’arte della stampa aveva da subito individuato nella scuola un possibile mercato  di espansione ed un’area di influenza molto importante .Proprio in questa area accade quello che  riferiamo di seguito.

Tanto che tra i primi libri stampati da Gutenberg a Magonza, intorno al 1460-62, figura la grammatica latina di Elio Donato (circa 310-380 d.C.), la celebre Ars minor per i principianti, il manuale scolastico propedeutico più importante della tradizione medievale. Gutenberg ne fece almeno 24 tirature con i suoi protocaratteri in stile gotico, detti appunto “caratteri del Donato”:nonostante il consistente numero di edizioni non ci è pervenuto un solo esemplare completo della grammatica, segno che il volumetto, di sole 28 pagine stampato in pergamena, passando di mano in mano, era stato letteralmente “macinato” dagli studenti[1]. Secondo una leggenda tramandata dal XVI secolo, un artigiano di Haarlem in Olanda, Laurent Janszoon, detto Coster,nel 1441, avrebbe inventato prima di Gutenberg l’arte di comporre con caratteri mobili,stampando fra l’altro proprio una grammatica di Donato[2]. Nel 1464 due lavoranti di Gutenberg, Konrad Sweynheym e Arnold Pannaratz, impiantarono nel monastero benedettino di  Subiaco presso Roma la prima tipografia sorta fuori dei territori tedeschi: dove stamparono, come rivela un documento coevo, un Donatus pro puerulis, di cui purtroppo non si conoscono esemplari. Già dagli esordi, quindi, l’arte tipografica aveva individuato nel mondo della scuola un favorevole mercato in cui piazzare quella nuova produzione. Basti soltanto pensare che nella seconda metà del Quattrocento l’Ars minor avrebbe avuto più di trecento edizioni . (7)

E’ ,come dicevamo, proprio all’interno della scuola  che  ricordiamo un episodio appunto di  contestazione  , se non proprio di sciopero,uno dei tanti che  però danno alla  storia del libro una sorprendente  continuità.   Il sistema della pecia   (8)  continuava a godere dell’appoggio ufficiale delle università (Bologna e  Parigi,  soprattutto,  ma  anche  quelle  minori),  degli  stazionari,  dei  bidelli,  dei  professori:  a Siena,  sede  di  un  famoso  Studio,  ad  esempio,  gli  artigiani  del  libro  manoscritto,  cioè  gli amanuensi e i miniatori di codici, inoltrarono una supplica al Comune contro l’introduzione della stampa  in  città,  riuscendo  a  far  ritardare  di  almeno  un  decennio  l’affermazione  dell’arte tipografica[.  La  gran  massa  degli  scrivani,  di  solito  ex-studenti,  proveniva  dalle  aule  degli Studi,  erano  cioè  «intellettuali»  che  conoscevano  il  mondo  dei  maestri  e  degli  allievi,  mentre  i tipografi  erano  in  genere  ex-orafi  o  artigiani  del  metallo:  del  tutto  estranei  all’ambiente  delle lezioni, delle dispute, degli esami, avevano estremo bisogno di autorevoli interlocutori all’interno delle  università  per  le  scelte  e  le  cure  editoriali  e  per  l’individuazione  dei  libri  di  testo  più richiesti.  A  questo  proposito  alcuni  episodi  assumono  un  valore  emblematico:  quando  nel  1455Johannes  Fust,  l’imprenditore  finanziatore  della  tipografia  Gutenberg  a  Maggonza,  ebbe  a disposizione la celebre Bibbia latina delle 42 righe, stampata in pergamena con caratteri gotici ecapilettera miniati ad imitazione dei manoscritti, si recò con una dozzina di copie a Parigi, dove circa  dodicimila  studenti  frequentavano  l’università  o  erano  iscritti  ai  collegi,  per  vendere  quel prezioso  prodotto.  La  sua  intrusione  suscitò  le  ire  della  potente  Confrérie  dei  librai,  rilegatori,miniatori,  scrivani,  produttori  di  pergamene,  che  lo  accusarono  non  soltanto  di  aver  violato  i privilegi  corporativi  ma  di  essere  addirittura  in  combutta  col  diavolo  per avere  a  disposizione tante  copie  di  un  bene  così  pregiato.  Fust  dovette  scappare  da  Parigi  per  non  essere arrestato dalla polizia e punito come uno stregone.”( 9  )

Un magazzino di libri, la difesa dei diritti dei lavoratori  della logistica, uno sciopero degli amanuensi, ecco ancora una volta  un mix di fatti, storie, idee  che dimostrano la vitalità del libro, della storia del libro sia in senso positivo che negativo .

(1 ) https://www.today.it/cronaca/sindacalista-morto-investito-biandrate-lidl.html

(2) https://www.today.it/cronaca/tavazzano-scontri-logistica.html

(3 ) https://www.fisascat.it/news/sindacalista-investito

(4)  La Città del Libro introduce un’innovazione radicale nell’assetto distributivo del settore editoria: la filiera logistica si accorcia grazie all’integrazione a monte delle attività inbound e di finissaggio, con una conseguente ottimizzazione dei flussi e una riduzione dei costi logistici connessi.La concentrazione di numerosi editori in un unico sito consente la creazione di economie di scala estremamente vantaggiose per i Clienti, poiché la condivisione di aree, sistemi informativi, modalità di automazione e personale specializzato permette una riduzione dei costi totali.Attraverso la continua applicazione di procedure standardizzate i servizi logistici e le procedure di Ceva sono sottoposte al miglioramento continuo dei processi, offrendo costantemente un alto livello di servizio al Cliente. https://www.logisticamente.it/Articoli/1913/Ceva_inaugura_la_Citta_del_Libro/

(5 ) https://www.fanpage.it/milano/dipendenti-logistica-in-sciopero-bloccato-il-mercato-dei-libri-mancanza-di-diritti-intollerabile/

(6) http://docenti.unimc.it/rosa.borraccini/teaching/2017/17542/files/storia-del-libro-e-delleditoria-2017-2018/libro-in-antico-regime-tipografico

(7 )Antonello Mattone e  Tiziana  Olivari  , Università di Sassari : “ Dal manoscritto alla stampa: il libro universitario italiano nel XV  secolo” .

( 8 )   Il sistema della pecia consisteva in sostanza nella copia simultanea di fascicoli sciolti (pecie, appunto) di un testo universitario. Una commissione di petiarii nominata dall’università ed eletta all’inizio di ogni anno accademico, come si evince dagli statuti, aveva il compito di verificare la correttezza testuale di un’opera, il cui exemplar (modello) suddiviso in “pezzi” veniva depositato presso le botteghe degli stationarii (librai) ufficiali delle università dove, dietro pagamento di una tariffa prestabilita, poteva essere preso in affitto per essere copiato; la commissione era la sola autorizzata ad approvare l’exemplar, sottoposto ad un controllo periodico, a deciderne il prezzo di affitto (taxatio), a pubblicare la lista dei testi scelti approvati dall’università

(9)   https://core.ac.uk/download/pdf/11686434.pdf)

Commenti

commenti