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UMANESIMO E RINASCIMENTO (SECONDA PARTE)

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Redazione- Le opere degli scrittori, i poemi cavallereschi, mitologici, pastorali, la stessa poesia lirica amorosa sono lette pubblicamente per allietare gli ozi della corte. Gli artisti decorano saloni e cappelle con affreschi, statue, tavole, progettano palazzi, ville, giardini. Altro elemento essenziale della vita di corte è la festa, organizzata spesso con un grande apparato scenografico e minuziosi rituali. Momento culminante della festa è lo spettacolo teatrale, il cui allestimento è curato dai letterati di corte che  elaborano i testi e la messa in scena, e degli artisti che si occupano delle scenografie.

Nell’organizzazione cortigiana della cultura vi sono dei rischi. Il maggiore è rappresentato dalla separatezza degli intellettuali dalla società, dal loro distacco dalla realtà causati dall’aristocratismo elitario di quella civiltà, dal circuito chiuso fra produzione-fruizione poiché lo scrittore si rivolge ad una schiera elitaria di persone di cultura, escludendo ogni comunicazione e contatto con il resto della società, considerata subalterna.

Altro luogo deputato alla produzione della cultura umanistica sono le Accademie. Da una parte ciò comporta una radicale riorganizzazione delle biblioteche pensate per accogliere lettori e studiosi, e non solo per custodire oggetti preziosi. Un riferimento essenziale in tal senso è Francesco Petrarca che già in pieno Trecento ipotizza la possibilità di costituire, attraverso un lascito testamentario, il primo nucleo di una biblioteca comunale e cittadina. D’altro canto, gli eruditi amano anche forme più dirette di condivisione del sapere e si scambiano con generosità copie di testi trovati in luoghi remoti, ma anche opere proprie o revisioni critiche e filologiche dei classici appena realizzate. Nascono le Accademie, che sono luoghi totalmente altri dalle università.

Biblioteche e tipografie, i luoghi cioè in cui l’erudito umanista opera in modo più diretto, cercando, studiando o scrivendo testi poi preparati per l’edizione, costituiscono anche due dei principali ambiti di ritrovo per gli intellettuali.

La vita culturale trova poi occasione di sviluppo nelle corti, grazie al mecenatismo dei signori, motivati sia dalla curiosità personale per la letteratura e le scienze, sia dal desiderio di accrescere il proprio prestigio grazie alla presenza di uomini colti nel loro entourage.

I “cenacoli”  come le Accademie traggono ispirazione dall’antica Accademia Platonica, come dimostra il nome della più celebre associazione del tempo, la fiorentina Accademia Neoplatonica, fondata da Marsilio Ficino nel 1462 e rimasta in attività fino al 1523. Essa ebbe uno straordinario prestigio annoverando tra i suoi membri Lorenzo de’ Medici e Pico della Mirandola e persino Niccolò Machiavelli.

Questo clima di apertura è uno degli elementi più caratteristici dell’Umanesimo ed anzi contribuisce allo sviluppo e alla diffusione dei nuovi ideali e delle nuove metodologie al di là dei singoli ambienti cittadini.

A tal proposito, un elemento determinante è anche l’invenzione della stampa ad opera di Johannes Gutenberg (1394-1399 ca. – 1468), di cui si ricorda soprattutto la Bibbia stampata per la prima volta a Magonza nel 1455 (la celebre Bibbia a 42 linee).

Nel corso del tempo, la maggiore reperibilità dei testi e il loro costo più accessibile favoriscono un accrescimento del numero di lettori, anche se senza dubbio l’analfabetismo rimane un problema diffuso presso la stragrande maggioranza della popolazione europea. I lettori possono essere schematicamente distinti in tre gruppi: eruditi, che fruiscono dei testi in termini culturalmente approfonditi, cortigiani, che godono del piacere della letteratura e della cultura di cui riconoscono anche il prestigio sociale, lettori comuni, che cominciano ad avere accesso alle opere più semplici sia per piacere sia per acquisire un’educazione di base.

L’intellettuale cortigiano, un po’ meno l’intellettuale cittadino (quello ad esempio fiorentino come Coluccio Salutati) è subordinato al potere; non è più autonomo; non è più libero nell’esplicazione e nell’espressione della propria professionalità e molto della sua libertà espressiva dipende dal Signore che serve.

Di certo l’intellettuale cortigiano ha un ruolo preminente nella società del tempo. Egli ha un’alta concezione di sé; è depositario dei valori più alti della civiltà e forma i ceti dirigenti.  E’ anche molto mobile nello spazio.

L’Italia di allora è ricca di sedi e di corti signorili e di intensa vita intellettuale: Milano, Mantova, Venezia, Ferrara, Urbino, Firenze, Roma, Napoli.

Il continuo spostamento degli intellettuali ed artisti favorisce la circolazione e un vivace scambio culturale fra le corti stesse. Vi sono sì lettori, fruitori di quella cultura, di quelle idee, ma si tratta pur sempre di una produzione a circuito chiuso, ossia sono sempre le elites a sapere e a potere leggere;  il pubblico “basso” è completamente estraneo alle idealità e alle idee umanistiche poiché non possiede gli strumenti basilari per acculturarsi.

Il pieno Umanesimo è anticipato dal lavoro di alcuni autori e pensatori del Trecento, che hanno posto le premesse della svolta con il loro impegno intellettuale, l’interesse critico e filologico per i classici, la concezione più ampia del sapere, la visione moderna dell’uomo da una parte e della sua espressione letteraria dall’altra.

Tra gli autori più rilevanti del periodo tra Umanesimo e Rinascimento sono da annoverare i numerosi eruditi che si impegnano nella ricerca filologica, nello scavo dei fondi librari e nella rinascita delle lettere latine e che sono definiti autori dell’Umanesimo latino: Coluccio Salutati (1331-1406), Leonardo Bruni (1370ca. – 1444), Poggio Bracciolini (1380-1459), Lorenzo Valla (1407-1457).

Marsilio Ficino, eruditissimo e illustre filosofo, interessato anche alla magia e al sovrannaturale, è uno dei massimi rappresentati della cultura del suo tempo. Testimonianza del suo spiccato interesse per il Neoplatonismo  e la filosofia antica è il Libro dell’amore, che in un’ottica sincretica non esclude il misticismo cristiano (per il quale sono centrali i padri della Chiesa, in primo luogo Sant’Agostino), e include per certi aspetti anche l’interesse per l’occulto (Ficino fu infatti traduttore anche del Corpus Hermeticum, attribuito a Ermete Trismegisto). Ficino oltre che essere studioso e traduttore delle opere di Platone contribuisce alla diffusione di testi che fino a quel momento potevano essere padroneggiati solamente da eruditi e studiosi di greco antico.

Leon Battista Alberti (1404-1472), Pico della Mirandola (1463-1494), Luigi Pulci (1432-1484) e soprattutto, in quanto particolarmente rappresentativi del clima letterario dell’epoca, Angelo Poliziano (1454-1494) e Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico (1449-1492) il quale è anche un generoso e accorto mecenate, cui non a caso si deve una spinta essenziale allo sviluppo e alla diffusione della cultura umanistica.

Leon Battista Alberti è architetto, ma nella sua produzione si possono trovare anche testi di natura differente, come apologhi e dialoghi in cui si presentano tematiche morali e di riflessione sull’incidenza della fortuna nella vita.

Il suo testo più celebre è costituito dai quattro tomi Della famiglia, un dialogo inventato tra i membri della famiglia Alberti, che verte sull’importanza della famiglia, scoglio solido a cui aggrapparsi per far fronte al turbinio della politica e della sorte e, al tempo stesso, cellula fondamentale dell’ordinamento sociale.

Interessante inoltre che Leon Battista Alberti scelga il volgare per le sue opere principali e sia altresì autore della prima grammatica del volgare, la Grammatichetta vaticana. Di Angelo Poliziano il testo più rappresentativo è l’incompiuto poema delle Stanze per la Giostra, che, nel suo intento encomiastico, prende spunto da una vittoria in torneo di Giuliano de’ Medici per sviluppare una narrazione di carattere in parte amoroso e in parte militare, in cui la componente mitologica greca è senza dubbio centrale, a fianco della ricca erudizione (come già nelle Rime).

Lorenzo de’ Medici, lucido politico e signore di Firenze, è anche letterato e poeta, autore ad esempio del poemetto idillico della Nencia da Barberino  e della “carnascialesca” Canzone di Bacco.

Documento prezioso dell’attenzione alla tradizione volgare è la Raccolta Aragonese, antologia dei primi secoli della poesia toscana inviata da Lorenzo de’ Medici a Federico d’Aragona in dono.

Non si possono omettere due capolavori quali la Commedia dantesca o il Decameron di Boccaccio, oltre ai Rerum vulgaria fragmentum, che pure Petrarca considera come opera “minore” rispetto alla sua produzione in latino. Comunque nel 1400 si verifica l’affermazione definitiva di una lingua nazionale , che è identificata  nel fiorentino. Va anche chiarito però che tale lingua unitaria, nazionale, è ad uso e consumo di una ristretta cerchia di intellettuali, mentre la lingua di uso comune per il resto della popolazione è costituito dai vari dialetti, infinitamente vari e frammentati.

I generi letterari più diffusi sono: la lettera, il trattato, il dialogo, le opere pedagogiche, le opere politiche, la storiografia, la memorialistica, la riflessione letteraria, le opere comico-burlesche, i poemi cavallereschi, le novelle, i testi mitologici, i poemi pastorali, i temi d’imitazione.

Nel complesso sono numerosissimi i generi della letteratura umanistica, comprese forme di narrativa giocosa e divertente, come i primi poemi epico-cavallereschi, tra i quali spiccano per importanza e particolarità l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e il Morgante  di Luigi Pulci.

Grande interesse è rivolto verso l’ambito civile, compreso quello pedagogico, in virtù della centralità attribuita alle attività umane, ma anche la morale e la spiritualità sono oggetto di costante riflessione, nel tentativo di creare una sintesi tra la nuova concezione dell’uomo al centro del mondo e la perdurante fede nel divino.

Anche il Quattrocento, infatti, è un secolo di ortodossia cristiana, con cui si scontra tuttavia in parte la diffusa passione per la magia e l’esoterismo.

Diffusissimo è poi lo studio della filosofia, la riscoperta del platonismo, dopo secoli di preferenza per la Scolastica e per Aristotele. Nuovo impulso giunge anche alle arti figurative ed in particolare all’architettura, che unisce l’amore per il Bello alla ricerca del funzionale a livello tecnico.

Straordinaria è poi la rinascita delle scienze, che condivide con gli studi filosofici la presunzione di poter conoscere a fondo il mondo e l’universo. L’Umanesimo è in effetti l’età delle cosiddette scienze esatte. Esse mirano a risultati oggettivi e confutabili, basati su esperimenti pratici. La figura più rappresentativa di tali interessi è probabilmente Leonardo Da Vinci, la cui attività tocca i più svariati campi dello scibile, dalla pittura all’architettura, dalla fisica all’anatomia.

Anche in letteratura, infine, l’attenzione si sposta sulla persona, di cui sono indagate le capacità, le inclinazioni e le motivazioni. In tal senso precursore essenziale dell’Umanesimo è stato Giovanni Boccaccio con il suo Decameron, in cui l’ingegno e le capacità pratiche dell’uomo, anche in contrasto con la Fortuna, sono guardati con grande simpatia ed interesse. Ma già Petrarca, prima di Boccaccio, anticipa i prodromi del nuovo tempo.

Francesca Petrarca per il suo tempo è una nuova figura di intellettuale sia rispetto agli scrittori del Duecento sia rispetto a Dante. Anticipa l’intellettuale che dominerà nei periodi successivi. Non è più l’intellettuale comunale, legato ad un preciso ambiente cittadino ma è una figura cosmopolita, senza radici in una tradizione municipale. E’ un intellettuale che tende ad un ideale non più municipale bensì nazionale in senso culturale e letterario, non politico.

Il cosmopolitismo  si manifesta in una continua ansia di viaggiare, nel variare continuamente il luogo di soggiorno come Avignone, Parma, Milano, Venezia, Padova. L’espressione letteraria e le tematiche sono a loro volta influenzate dall’accrescimento dei campi di studio: accanto alla poesia e alla narrativa, acquisisce sempre più spazio la stesura di trattati, dedicati all’approfondimento in tutti quei campi cui si è rivolta l’indagine erudita.

Particolare interesse  hanno gli studi storiografici, sollecitati da una diversa applicazione del desiderio di comprendere l’uomo e il mondo che lo circonda, e dall’esempio di autori classici di recente riscoperti, come Erodoto (484-425 a.C.) e Tucidide (460-395 a.C.), o come Livio, la cui opera è conosciuta nel Medioevo soltanto in proporzioni molto limitate.

Si pongono così le basi per una vera e propria storiografia.

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