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JOE BIDEN ALL’AMERICA: “IL PAESE SIA UNITO E GUARISCA LE SUE FERITE”

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Redazione- L’America: il danno e la beffa. A quasi una settimana dall’election day, gli Stati Uniti d’America non hanno ancora un Presidente. Sembra surreale che la prima potenza mondiale non abbia ancora finito di scrutinare i voti. Anche un’ulteriore conta o controllo dei voti non riuscirebbe a giustificare tale ritardo.Intanto si assiste a un Paese allo sbando. La più grande democrazia al mondo, era ritenuta! Solo che tanto democrazia non è mai stata.Ci mancava solo Trump, con i suoi comportamenti narcisistici, dispettosi, capricciosi (da bambino viziato) e le sue tante bugie a soffiare il fuoco sul suprematismo bianco in cui si riconoscono i bianchi germanici d’America, i quali ancora una volta si trovano a dovere fare i conti con la Storia.Il Paese è in fiamme così come erano in fiamme alcune sue chiese statunitensi a luglio. Sì, le chiese date alle fiamme! A luglio lo denunciava anche Vatican News: “Usa. Vandalismo contro statue e siti cattolici: la condanna dei vescovi. Preoccupazione nei presuli statunitensi dopo un lungo periodo di incidenti e danneggiamenti contro luoghi e simboli del cattolicesimo. Segno di una società che ha bisogno di guarigione.” E ora? Certamente Joe Biden sarà il nuovo Presidente! Il 46° Presidente americano. Ma a quale prezzo? Lo spazio aereo sulla sua residenza personale è stato chiuso. E’ questo il riconoscimento evidente che egli è, sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America e che va protetto. Il TGCOM24, ieri,  6 novembre 2020, così ha scritto: “L’aviazione degli Stati Uniti ha chiuso lo spazio aereo sopra la casa di Joe Biden a Wilmington, in Delaware, per un raggio di 1 miglio. La Federal Aviation Administration, riferisce la Cnn, ha anche temporaneamente sospeso il sorvolo sul vicino Chase Center, dove è possibile che il candidato democratico alla presidenza Usa faccia il suo discorso in caso di vittoria.”L’America è in fiamme. Il problema sociale è grave. Mai stato così grave! Forse a metà 1800. Ancora una volta si rischia la guerra civile. Ciò accade quando gli egoismi sconfinano, quando il Super Ego di alcuni fa ombra sui tanti e diffonde il buio, mentre l’oscurità “contagia” e si impossessa dell’animo umano che diviene sub-umano.L’America che ha ispirato all’immigrazione, la conquista della Luna e dello Spazio, la terra dei dollars, la Terra Promessa è ora un paese spaccato in due. Da una parte gli indigenti, gli ultimi, gli homeless,  gente che non ha diritti; dall’altra gli “Dei”, gli intoccabili, i ricchissimi con i rubinetti d’oro in casa.La middle class è sparita. Non c’è più. Il premio Nobel Stiglitz ha avuto modo di affermare:  ”…gli Stati Uniti che sono stati punto di riferimento per il mondo nella costruzione di una società con una larga maggioranza costituita dalla classe media, rischiano di diventare la prima società con una ex classe media.” E questo succede quando disuguaglianze gravi determinano ulteriori ingiustizie, evidentissime e disumane.Si è ormai affermata la cosiddetta “società a clessidra”, cioè una società divisa in due parti, come i coni della clessidra, in cui esistono una classe alta, costituita dai privilegiati che accumulano sempre più ricchezze, e una classe bassa sempre più ampia, costituita dai “meno fortunati”, che galleggia sopra la soglia di povertà. La “Hourglass Economy” è un’economia che ha prodotto e continua a produrre una classe alta e una classe bassa sempre più numerosa e che ha causato il declino della classe media.Pietro Rizzo in un articolo del 2016 ha scritto: “Già da alcuni anni il mondo del business scommette su una società con due classi. Le grandi compagnie (ad es. Propter & Gamble) hanno elaborato la “hourglass marketing strategy”, i cui target sono i consumatori delle classi alta e bassa.”La “società a clessidra” si fonda sulla concezione della “civiltà nilotica”, riesumata da un signore italiano, di nobile lignaggio, insignito qualche anno fa anche del Premio Carlo Magno. Forse non si era consapevoli (o sì?), a quale preludio sociale ed economico si andava incontro.La civiltà nilotica è quella degli antichi Egizi; è la società piramidale con pochissimi eletti ai vertici e una moltitudine infinita di schiavi. E’ questa la società che, anche grazie alla globalizzazione, hanno già iniziato ad implementare e in cui vogliono che allochiamo. Una società fallimentare. Ce lo ricorda quotidianamente il Coronavirus.Negli Stati Uniti la crisi esplosa nel 2008 ha inaugurato un dibattito pubblico sul declino della classe media che ha precisi riferimenti storici: dalla Grande depressione con il New Deal alla globalizzazione degli anni Novanta, attraverso le fratture imposte dai movimenti sociali dei lunghi anni Sessanta e la svolta neoliberale degli anni Ottanta.La classe media è stata un riferimento indiscusso delle culture politiche statunitensi. E la sua origine va rintracciata nel ruolo che le scienze sociali statunitensi hanno avuto nella costruzione della classe media quale nozione ideologica alla base del secolo americano.Oggi la middle-class emerge come una categoria storica che consente di tracciare la formazione dell’ordine liberal e la sua transizione verso l’ordine neoliberale; che consente di indicare i punti di crisi e di trasformazione del capitalismo e dello Stato americano e di individuare la frontiera oltre la quale la loro legittimazione storica è venuta meno.Negli anni Novanta la globalizzazione è stata accolta con ottimismo per le potenzialità di crescita e prosperità che sembrava portare con sé. Oggi, ci accorgiamo che costituisce un orizzonte oscuro, un incubo dal quale bisogna uscire al più presto.Fra le motivazioni che hanno favorito l’ascesa del tycoon Donald Trump possiamo annoverare l’avversione di molti statunitensi alle élites politiche e tecnocratiche, repubblicane e democratiche, messe poi all’Indice come globalist. A ciò si aggiungano gli errori delle due amministrazioni democratiche Clinton e Obama sia in politica economica-finanziaria sia in politica estera. L’economia deve rispecchiare la realtà di un Paese, non può e non deve essere surrogata e “gonfiata” dall’iperbolica speculazione finanziaria. La “primavera araba” è stata infruttuosa, fallimentare e ha determinato flussi migratori insostenibili poiché non adeguatamente programmati. Ecco perché nel 2016 la nuova destra alternativa statunitense ha trovato in Trump il candidato ideale contro l’élite globalist di Washington al fine di rimuovere le frustrazioni della classe media impoverita.E oggi? Oggi la “mascherina” è il simbolo del salto epocale che abbiamo di fronte e che stiamo subendo. Dopo le abbuffate, le esagerazioni, i comportamenti sfrenati e camerateschi che ci hanno contraddistinto negli ultimi anni si assiste ora ad una brusca virata, ad un repentino cambio di rotta; anzi in questo momento viviamo uno stallo che incute paura. Siamo nel momento dell’attesa.E’ caduta la “Torre di Babele”. Il coronavirus ha interrotto (almeno in parte) il mondo globale. Ora trionfa il detto “Homo homini virus”, variante ipermoderna dell’antico “homo homini lupus”. In un’intervista del giugno scorso a Matteo Carnieletto per “Il Giornale”, il Professor Giulio Tremonti ha affermato: “Nel mondo di Hobbes, nel mondo dei lupi, l’uomo si unisce agli altri per reciproco timore. Oggi, sempre per paura, è l’opposto: non ci si unisce, ma ci si aliena dagli altri e da se stessi. E tutto questo, finché dura, indica più di ogni altro indicatore statistico ed economico la rottura che si è creata nel meccano, prima automatico e positivo, della globalizzazione. Lo scorso marzo, sul Financial Times, è apparso un articolo in cui si sosteneva che la pandemia di coronavirus rappresenta una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche”. E, a proposito di Bibbia, il professor Tremonti così continua: “ … Di biblico c’è semmai altro. La pandemia ha causato – e causa – una cascata di fenomeni vastissimi sul piano sociale, economico, politico e geopolitico. Se proprio si vuole fare riferimento alle Scritture, possiamo notare che queste sono un enorme e profondo magazzino di leggende e di miti: il paradiso perduto, il diluvio universale, ma soprattutto, guardando a quello che succede dentro la globalizzazione, nella Genesi c’è la Torre di Babele. Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole”. A ben riflettere, secondo Tremonti, le parole bibliche, il mito della “Torre di Babele” stanno esattamente ad indicare il “pensiero unico”, la “lingua una”, quintessenza della globalizzazione integrale. E che cos’è in effetti la globalizzazione se non il tentativo dell’uomo di elevarsi materialmente (solo materialmente!) verso il cielo nell’intento e nella volontà di emulare e sfidare Dio? La “Torre di Babele” è il mito biblico che meglio rappresenta la crisi dell’attuale globalizzazione integrale. Ossia è accaduto che ad un certo punto il sogno umano di costruire il cielo in terra si è interrotto. L’interruzione è segnata dal Coronavirus! Il Signore Iddio è sceso sulla terra, sostituendo il pensiero unico e la lingua unica con una grande confusione, quella di Babele, che inevitabilmente interromperà l’utopia globale.Infatti molti pensatori già prefigurano la società del post-Covid che andrà rivisitata tutta. Nulla sarà come prima. Nulla potrà essere come prima.Il mondo che verrà non sarà più globale. I rapporti fra i paesi al mondo tuttavia non si interromperanno: saranno però fondati sull’inter-nazionale. Ovvero si rivaluterà la dimensione nazionale degli Stati fra gli Stati e si riconoscerà alle persone la loro dimensione individuale e spirituale.Nel mondo post-Covid, così come è accaduto dopo ogni guerra, bisognerà sedersi attorno ad un tavolo e ridisegnare tutti insieme una società più giusta. Bisognerà ispirarsi alla grande Storia e a quegli uomini che si sono uniti, al di là delle ideologie e caste, per ricostruire il proprio Paese. In Italia occorrerebbe un governo di popolari e socialisti. Ma dove sono?Non si può oggi evocare un’ipotetica “concordia nazionale”. Occorre altro. In ciascuno di noi deve cambiare lo spirito ma “in giro”, ahimè, vedo uomini “poveri di spirito”. Rifacciamoci allora in Italia, almeno un po’, solo un po’, allo spirito che animò Giorgio La Pira, il quale tanto concorse nella stesura dell’Art. 3 della nostra Costituzione. Ezio Mauro ha parlato di ordine politico, di sovranità popolare che dovrebbe avere la sua applicazione più ortodossa, come detta la Costituzione, muovendo dal basso verso l’alto oltre il “perimetro repubblicano” e che dovrebbe contenere “chi comanda”, o meglio chi dovrebbe servire il Paese, ma anche chi è in “minoranza”, i cittadini, veri sovrani.Purtroppo la stessa Europa tradisce il suo mandato originale. E’ governata da tecnici quando dovrebbero esservi dei politici a guidarla. Per avere dei veri politici occorrono uomini animati da grandi ideali. Dove sono finiti gli ideali? Dove sono quegli uomini?

“Ai posteri l’ardua sentenza”, scrisse Alessandro Manzoni.

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