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TRA DONO E PROFITTO: IL PRESENTE E IL FUTURO DEI VACCINI

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Redazione- Il risultato dunque è questo. Il risultato di una lotta contro il tempo per scongiurare ancora migliaia e migliaia di morti, per restituire normalità alla vita delle persone, per dare respiro ai sistemi economici. Insomma per combattere efficacemente una pandemia che attraverso due ondate già conclamate e anche una terza ha dimostrato tutta la sua potenza di contagio e accampato conseguenze che sarebbe un eufemismo non definire disastrose .Il risultato è che siamo finalmente arrivati ad avere alcuni vaccini prodotti e ma non ancora dispo0nibili nelle dosi necessarie su cui contare per avviare una diversa convivenza con il coronavirus; una specie di armistizio armato. Il 27 dicembre simbolicamente è stata avviata la vaccinazione in Italia Una data storica, che nella narrazione bellica di questa epidemia può essere equiparata forse ad alcune date dell’ultimo conflitto mondiale : date alla pari con quella dell’8 settembre1943 data dell’armistizio o del 25 aprile 1945 data della liberazione dall’occupazione nazi fascista .

Nel clima prefestivo per il Natale 2020 l’ Aifa ( Agenzia italiana del farmaco ) ha pubblicato una Faq informativa su tutto quello che c’era da sapere sul vaccino anti Covid . Dalla lettura della Faq che viene riportata dal sito www.quotidianosanità.it. si apprende che all’Abruzzo, nella prima somministrazione, toccheranno 25.480 dosi di vaccino Biontech-Pfizer distribuito dalla Unione europea con una prima tranche già dal 27 dicembre per un inizio di vaccinazione simbolica.

Si legge ancora che il vaccino denominato COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è un vaccino destinato a prevenire la malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) nei soggetti di età pari o superiore a 16 anni. Contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) con le istruzioni per produrre una proteina presente su SARSCoV-2, il virus responsabile di COVID-19. Questo vaccino non contiene il virus e non può provocare la malattia. Viene somministrato in due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra. I virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è fatto con molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una microscopica vescicola lipidica che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike. Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule. La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2

Infine che il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARSCoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo.L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione.

Poche ed essenziali informazioni che però aprono uno scenario articolato e complesso di considerazioni che come abbiamo anticipato su queste pagine vogliamo proporre ai lettori .

Ma ricominciamo da capo. Per capire ancora meglio la natura dei vaccini ci affidiamo ad una spiegazione ancora più didattica che la professoressa Giusi Pitari fa sul suo profilo fb rispondendo a chi le chiede la differenza tra il vaccino a RNA e quello a DNA, cominciando a spiegare appunto”magistralmente” la differenza tra le due molecole : “Il DNA è il depositario della informazione genetica, quella che si trasferisce dalla cellula madre a quella figlia. Nelle cellule eucariotiche, cioè le nostre, il DNA è contenuto nel nucleo della cellula dove è “stipato” sotto-forma di cromosomi, per la precisione i nostri sono in numero di 46. L’informazione genetica è scritta sul DNA in codice, si suol dire a tre lettere, ma la realtà è che il DNA nella sua funzione strategica è una molecola semplice, formata da 4 molecole diverse che si susseguono unendosi l’una dopo l’altra in una specie di nastro lunghissimo formato da due filamenti che si dicono complementari. Nella sua semplicità il DNA è una molecola affascinante e anche molto resistente, per esempio al calore, e dato il suo importantissimo ruolo è associato a tutta una serie di proteine che lo “stipano”, lo srotolano quando serve, lo correggono, lo inibiscono e una mare di altre cose. In più è contenuto nel nucleo, cioè una formazione circondata da doppia membrana che si trova all’interno della cellula: una specie di palazzo reale recintato. Quando una cellula si divide il DNA viene duplicato e trasmesso alla cellula figlia.Cosa c’è scritto sul DNA? In questa spiegazione semplificata possiamo dire che l’acido desossi-ribo-nucleico codifica per tutte le nostre proteine. E queste hanno diverse funzioni: catalitiche, strutturali, di trasporto, ormonali eccetera. Chi traduce il codice? “ E continua la professoressa Giusi Pitari : “Partiamo da un esempio concreto: il nostro organismo ha bisogno di insulina, per esempio dopo un pasto contenente carboidrati. L’aumento di glucosio nel sangue “dice” alle cellule del pancreas di produrre insulina. L’insulina è una proteina, lo sapevate? Questo significa che il segmento di DNA che codifica per l’insulina deve essere “tradotto” in proteina. Nel nucleo quel segmento di DNA “si attiva”, ma le proteine vengono sintetizzate nel citoplasma, come si fa allora? Ecco che un catalizzatore chiamato RNA polimerasi copia quel piccolo segmento di DNA e lo porta nel citoplasma della cellula, insomma si forma un MESSAGGERO: RNA messaggero o mRNA. Quindi quel famoso RNA messaggero è la copia del DNA che deve essere tradotto in proteina. È formato da mattoni simili a quelli del DNA, ne differisce perché è un acido RIBO-nucleico e non DESOSSI-ribo-nucleico. Nell’esempio l’RNA messaggero codifica per l’insulina e finalmente si trova nel citoplasma. Il codice trasportato dal mRNA viene letto da una macchina molecolare formata da un altro RNA detto “ribosomale” – che forma i ribosomi- e un piccolo RNA detto transfer (di trasporto-tRNA) che riconosce le “famose tre lettere del codice” presentate dai ribosomi e comincia a formare proteine. A questo processo partecipano anche molte altre proteine e cofattori, ma qui stiamo semplificando. Le proteine sono formate da molecole semplici dette aminoacidi e a ciascuno di questi corrisponde almeno una tripletta del codice, quindi il tRNA riconosce la tripletta e rilascia l’aminoacido per costruire l’insulina. Così, più o meno, nascono le proteine. Anche l’insulina.E il DNA rimane intatto.”

Dunque attualmente il nostro paese, attraverso la distribuzione delle dosi prenotate dall’Unione Europea può contare sul vaccino Pfizer –Bionteh, sul vaccino Moderna e sul vaccino Astra Zenica., In aprile arriverà anche il vaccino della Jonson&Jonson che ha la peculiarità di essere inoculato in una sola dose. Come dicevamo le prime vaccinazioni sono iniziate alla fine di dicembre 2020 ( inizio 27 dicembre con grandi annunci a livello anche europeo ) e sono andate avanti attraverso fasi alterne . A febbraio ci sarebbero dovute essere disponibili appena 4 milioni di dosi da Pfizer e Moderna ,che però si sono drasticamente ridotte anche se la distribuzione della Casa farmaceutica ( che promette comunque di mantenere la consegna alla quale si è obbligata contrattualmente ) è su base trimestrale .Le dosi dovevano essere usate come quelle di Moderna per completare le vaccinazioni di operatori sanitari e Rsa (in tutto 2 milioni) e iniziare a immunizzare gli over 80 che sono però ben 4,4 milioni. Una fase che si concluderà non prima di aprile per mancanza di materia prima.

A metà febbraio sono state consegnate 2,3 milioni di dosi e a fronte di 1,9 milioni di iniezioni sono ancora solo 500mila gli italiani completamente immunizzati anche con la seconda dose. I nuovi flaconi serviranno dunque a completare prima di tutto queste immunizzazioni per poi procedere con i grandi anziani. la novità è che il siero di AstraZeneca che ha incassato il via libera dell’Ema – 3,1 milioni le dosi attese entro marzo, 1 milione in arrivo già a febbraio – potrebbe essere impiegato da subito per le categorie di lavoratori più esposti al Covid: a cominciare dai docenti oltre che nella popolazione carceraria e nelle forze dell’ordine. (1)

Come stanno andando le cose è sotto gli occhi di tutti .Probabilmente c’è stato e continua ad esserci un errore nel metodo di vaccinazioni che avrebbe dovuto riservare tutte le dose disponibili prima agli anziani over 80, alle persone fragili e ai loro familiari e assistenti , i cosiddetti “ caregiver”. C’è troppa disparità tra regione e regione considerato che comunque il sistema vaccinale è accentrato in termini di approvvigionamento delle dosi e distribuzioni ma è regionalizzato per quanto riguarda la fase pratica e logistica della somministrazione. E quindi sta andando forse senza un filo logico, con privilegi per alcune categorie o per i cosiddetti “ salta fila”. Ma soprattutto sta andando male perché non si è riuscito a capire che il criterio delle fasce di età ( il cui rispetto consente di evitare morti, alleggerire le terapie intensive e i ricoveri ospedalieri perché fa da barriera proprio alla malattia ) è l’unico criterio reale, utile, opportuno per procedere nella campagna vaccinale . Tanto che il governo Draghi correndo ai rimedi ha sostituito alcuni responsabili della campagna vaccinale ( il commissario Arcuri con il generale dell’esercito esperto di logistica Figliuolo e il vertice della protezione civile con Curcio ) e più volte ha richiamato le regioni perché dessero oculate disposizioni. Anche se le Regioni continuano ad affermare di avere strumenti e possibilità per attuare una vaccinazione di massa e che la vera difficoltà non sta nei loro comportamenti ma bensì nella mancanza di dosi di vaccino.

Un percorso accidentato che ha avuto una ulteriore difficoltà dovuta alla sospensione temporanea, in attesa delle decisioni dell’ente europeo di regolazione ( AIMA ) e di conseguenza di quello italiano l’AIFA ,del vaccino Astrh-Zenica (una farmaceutica nata nell’aprile del 1999 con la fusione di due realtà farmaceutiche d’eccellenza: Astra AB e Zeneca Group che ha messo assieme energie e talenti , tra i quali ben sette Premi Nobel )per il sospetto di collegamento di alcuni decessi di persone che erano state vaccinate con il siero prodotto da quella casa . Una difficoltà di comunicazione nell’annuncio della sospensione e un problema psicologico da parte di chi si apprestava a ricevere quel vaccino . Problemi che sembrano superati per le rassicurazioni fornite nel decidere la ripresa dell’uso .Difficoltà che il vaccino Astra Zenica ha presentato fin dall’inizio perché i suoi produttori sin da allora ma anche recentemente hanno adottato una comunicazione, a dir poco superficiale, perché fornita prima di avere la documentazione necessaria a giustificarla, come da ultimo negli Stati Uniti d’America le cui autorità regolatorie per questo hanno nuovamente messo sotto osservazione questo vaccino . Così è capitato per la comunicazione anche in Italia per la copertura che ha costretto a spostare le fasce di età a cui somministrarlo fino ad arrivare ad una efficacia per tutti. Percorso che ha comunque creato problemi di “ credibilità” da parte dei cittadini e soprattutto di “ fiducia “ in questo vaccino. Fino ad una fake newws che vuole il vaccino Astra Zenica discriminato da quello di Pfifer BiontTech perché di nazionalità anglo norvegese e per il fatto che in Europa la Pfizer BionTech si appresta ad aprire una catena di produzione in Germania capace di produrre miliardi ( dicesi miliardi di dosi di vaccinoi che dovrà pur vendere a qualcuno ) . Per non dire che Astra Zenica incappa in notizie di cronaca,anch’esse gravi, che sembrerebbero addebitarle un mancato rispetto degli impegni contrattuali di consegna delle dosi pattuite con l’Unione europea mentre ha in magazzino,almeno sul territorio italiano, milioni di dosi forse pronte per l’esportazione .Per l’Unione Europea e i paesi del terzo mondo, come afferma la stessa casa farmaceutica, una volta scoperto il deposito, con una dichiarazione,quindi a posteriori della scoperta , che forse non dissipa i sospetti ..

Ci sono numerosi altri vaccini in fase di sperimentazione di cui ci ripromettiamo di parlare sempre su queste pagine. Ci interessa in questo momento quello russo che è attualmente in esame da parte dell’Ema che ha sempre dichiarato di non aver ricevuto documentazione sufficiente, che probabilmente è stato prodotto con degli standard che non sono simili a quelli europei e americani. Ema che sta procedendo ad alcune ispezioni negli stabilimenti di produzione . Un vaccino che probabilmente incontra delle difficoltà nella produzione per mancanza appunto di linee tecnologiche i cui componenti dovrebbero essere forniti da alcune aziende italiane che producono bioreattori essenziali per questo tipo di produzione . E parliamo del vaccino russo perché di recente la regione Lazio e l’Opedale Spallanzani di Roma hanno stretto una collaborazione con l’associazione degli scienziati russi per continuare a sperimentare questo vaccino e per eventualmente aprire una catena di produzione in Italia. Senza contare le manifestazioni di volontà per la prenotazione di questo vaccino da parte di alcune regioni italiane ( capofila la Campania ) con riserva di attendere tutte le autorizzazioni necessarie, forse all’interno di un quadro di autosufficienza per l’approvvigionamento dei vaccini . Che è un tema importantissimo insieme alla liberalizzazione dei brevetti. Questo il commento, nel corso di un’intervista radiofonica, del professore ordinario di Malattie infettive presso l’Università Statale di Milano e primario all’Ospedale Sacco, a proposito del siero russo. “Sono rimasto colpito dal risultato. Un risultato anche più pulito degli altri, perché è stato escluso dalle sperimentazioni chi aveva già avuto la malattia”.Il vaccino russo Sputnik V, che secondo uno studio di sperimentazione di fase 3 pubblicato sulla celebre rivista scientifica “The Lancet “” ha un’efficacia del 91,6%, ha prodotto “dati oltre le aspettative”. Il profesor Sacco sottolinea questo risultato nel corso di un’intervista concessa al programma “The Breakfast Club”, in onda su Radio Capital.

Continua Galli :“L’esito dello studio riguardante il vaccino russo, che ha riguardato 19.866 partecipanti, 14.964 dei quali hanno ricevuto il vaccino e 4.902 il placebo, sottolinea, secondo Galli, come sia “evidente che i risultati di Sputnik sono superiori a quelli ottenuti da Astrha Zenica “. E proprio a proposito di quest’ultimo siero, l’infettivologo ha parlato di “un vaccino con dei problemi, più per come è stato sperimentato che per le potenzialità del vaccino stesso. Le due dosi non danno risultati da urlo se paragonati a Pfizer e Moderna e non è stata fatta una sperimentazione ampia sui soggetti di una certa età”, ha spiegato. “Andare a dare ai più anziani un vaccino che non ha dato risultati eccellenti nella sperimentazione”, ha quinti aggiunto ancora Galli, “non mi sembra una grande idea. Se mi farei il vaccino Astra Zenica? Non avendo alternative al momento lo farei. Fortunatamente però ne ho fatto un altro”. (2)

Sempre a proposito del vaccino russo Sputnik V, a commento dello studio pubblicato su “The Lancet”, è intervenuto anche Alexander Gintsburg, direttore del Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology, l’istituto di ricerca che sta lavorando sullo sviluppo del siero anti-Covid. “La pubblicazione di dati revisionati a livello internazionale sui risultati degli studi clinici di Sputnik V è un grande successo nella battaglia globale contro la pandemia di Covid 19”, ha detto. Secondo l’esperto, “la sicurezza e l’elevata efficacia del vaccino russo sono dimostrate dai dati scientifici presentati. Sono già stati creati diversi vaccini basati su adenovirus umani e questo strumento è uno dei più promettenti per lo sviluppo di nuovi vaccini in futuro”, ha poi sottolineato l’esperto. “Il trattamento a due dosi di Sputnik V, somministrato a 21 giorni di distanza ha dimostrato un’efficacia del 91,6% contro il Covid 19”, hanno spiegato proprio gli esperti russi. Gam-COVID-Vac, questo il nome scientifico del vaccino Sputnik V, ha dunque “generato una robusta risposta immunitaria”, hanno affermato gli studiosi. (3)

Ma in tema di vaccini dunque scriveva Formiche .net : “Inoltre, l’ente regolatorio Usa, la FDA, sta per approvare altri vaccini made e soprattutto fabbricati anche in Usa, quello di J&J e quello di Novavax: insomma alla fine in Usa si fabbricheranno quantità impressionanti di vaccini anti COVID19, in grado di rispondere a tutte le loro necessità sanitarie. Tanto che lo stesso presidente Biden in occasione dell’ultimo incontro ,seppure per via telematica ,con i primi ministri degli stati europei , ha promesso di esportare in Europa la dose eccedente il fabbisogno americano n.d,r,) (4) .In Asia, Cina e India sono messe altrettanto bene, perché oltre che a sviluppare in proprio vari vaccini anti COVID19, in Cina con un ruolo determinante delle grandi aziende partecipate dallo Stato, sono in prima linea per produrli sul proprio suolo. Tutto questo favorito perché molti player occidentali si sono rivolti a loro per sperimentare e produrre i nuovi vaccini (Novavax e J&J fra le Usa, AstraZeneca fra le europee).(5)

Ma il problema dei vaccini rimane sempre la produzione. Produrre un vaccino non è semplice e la catena di produzione dal punto di vista tecnologico e sanitario ha bisogno di tempo ( si parla di anni ) per arrivare ad una resa commisurata alla dimensione dell’impianto senza contare da una parte che rimane sempre una produzione biologica e quindi soggetta a variazioni imprevedibili sul numero di dosi e dall’altra sulla necessità di avere fornitori affidabili. I contenitori delle dosi sono per esempio prodotti con un vetro speciale, , senza contare la particolarità di alcuni altri elementi produttivi .

Linee di produzione dunque ma anche prezzi di vendita incidono sulla realtà dei vaccini : “diverso da vaccino a vaccino e fortemente diverso anche per lo stesso vaccino, da Paese a Paese: ad esempio BioNtech/Pfizer gli Usa lo pagano il 40% più dell’Unione Europea e la UE pagherà AstraZeneca 5-6 volte meno che BioNtech/Pfizer che a sua volta è meno caro di Moderna. (…)I 27 Paesi europei dopo alcuni primi tentennamenti, hanno giustamente deciso di far gestire gli approvvigionamenti all’Unione: scelta saggia per evitare che i singoli stati, entrassero in conflitto fra loro con risultati disastrosi, come è stato per le mascherine e i ventilatori qualche mese fa.Va osservato che in Europa c’è il meglio della tecnologia vaccinale: le prime due aziende al mondo del settore sono europee, GSK inglese e Sanofi francese, e le nuove aziende dei vaccini, a parte Moderna, sono europee: BioNTech e Curevac sono Tedesche, AstraZeneca produce e distribuisce un prodotto sviluppato da uno spin-off di Oxford, in Italia stanno ben sviluppandosi Reithera e Takis e così via.” (6)

Dunque tra dono e profitto, perché comunque importante sarà arrivare ad una vaccinazione di tutti i paesi compresi quelli poveri ,il presente e il futuro dei vaccini consiste nella produzione, nella distribuzione, nel prezzo , e nella capacità di arricchire la diversità del numero di vaccini disponibili .Anche perché pur essendo e restando un miracolo della scienza e della tecnologia rimangono sempre uno strumento da conoscere ancora meglio a partire per esempio ( un tema di studio per tutti) , dal tempo di immunizzazione che ancora non si conosce .Anche se uno studio del Prof. Crisanti mette già l’asticella del periodo di immunizzazione per gli 8-9 mesi successivi alla inoculazione dei sieri ad oggi disponibili . Senza contare di una ulteriore incertezza circa l’efficacia sulle varianti già sviluppate e quelle in via di sviluppo. In definitiva per l’Italia e l’Unione Europea è il momento di operare in concreto nel settore delle forniture di vaccini e cure, sviluppando un programma coordinato di nuovi impianti e strutture industriali. Un programma in cui l’Italia può svolgere un ruolo determinante per le capacità e competenze che ha nell’industria manifatturiera farmaceutica e con una grande esperienza nella produzione dei vaccini .Con un esito dunque positivo e favorevole per questa prospettiva stando ai primi annunci .

I progetti sono gestiti dal Mise (per quel che riguarda l’aumento delle capacità di produzione in Italia dei vaccini) e dal Maeci (per quanto concerne l’applicazione del Meccanismo europeo di controllo dell’export dei vaccini). Il governo è al lavoro per aumentare la capacità produttiva italiana su questo fronte, grazie anche ai 200 milioni del decreto Sostegni per sostenere la “riconversione industriale del settore biofarmaceutico verso la produzione di nuovi farmaci e vaccini”.

L’Italia può dunque concretamente rappresentare , il cardine di questa progettualità con proprie iniziative pubblico-private e ponendo da subito ai partner comunitari la sfida della cooperazione industriale anche nell’ambito del nostro PNRR (Recovery Plan).

(1) https://www.ilsole24ore.com/art/vaccini-solo-4-milioni-dosi-pfizer-e-moderna-febbraio-docenti-e-under55-astrazeneca-ADPB7hGB?cmpid=nl_morning24

(2) Intrevista radiofonica su Radio Capital programma “The Breakfast Club”

(3)https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2021/02/03/covid-vaccino-sputnik-galli?social=facebook_skytg24_link_null&fbclid=IwAR2eDeKF9fENFVspYkS8TyVzEpZJWluk9Uq1O9rl98Y0crcNQxY-KYWB3uI

(4) I vaccini al centro del Consiglio europeo del 25 marzo, a cui ha partecipato come ospite straordinario anche il presidente USA Biden, pronto a dare una mano “appena possibile”. I 27, tra alcuni litigi, hanno confermato la linea: aumento della produzione, niente export per le Big Pharma inadempienti e criterio della “popolazione” per la distribuzione delle dosi. (…)Il Vertice europeo del 25 marzo ha confermato che la priorità resta l’aumento della produzione dei vaccini. Per il resto, la Dichiarazione di fine incontro mostra, tra le righe, i distinguo emersi su vari temi. Tra questi, lo stop all’export dei vaccini per le Big Pharma inadempienti. Se infatti tutti i paesi concordano sulla necessità di pretendere il rispetto dei contratti, il livello di rigore da applicare vede posizioni diverse. A non essere del tutto convinti su una stretta troppo forte sarebbero soprattutto Belgio, Olanda, Svezia, Danimarca e Irlanda, preoccupati delle conseguenze sugli approvvigionamenti extra UE di sostanze necessarie alla produzione dei vaccini, soprattutto quelle che arrivano da Londra. Nella Dichiarazione, quindi, i 27 hanno sottolineato “l’importanza della trasparenza nonché dell’utilizzo di autorizzazioni di esportazione”, riconoscendo però ”l’importanza delle catene globali del valore” e ribadendo “che le aziende devono garantire la prevedibilità della loro produzione di vaccini e rispettare i termini di consegna contrattuali”. https://www.fasi.biz/it/notizie/approfondimenti/23186-produzione-vaccini-italia.html# Vaccini, i 27 accelerano sulla produzione. Biden, aiuti appena possibile di Cristina Petrachi | Approfondimenti del 26 Marzo 2021

(5) https://formiche.net/2021/02/vaccini-e-partita-la-guerra-delle-fabbriche-landi-ci-spiega-il-mercato-globale/

(6) https://formiche.net/2021/02/vaccini-e-partita-la-guerra-delle-fabbriche-landi-ci-spiega-il-mercato-globale/

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