IL TEMPO CHE RESTA DI VALTER MARCONE
Redazione- Siamo a corto di tempo. E tutto dipende da noi. Siamo ai tempi supplementari o meglio, per essere più precisi, ai rigori. Appunto nella fretta per il tempo che manca al finale di partita c’è una grande incertezza per come reagiranno gli uomini. Incertezza che significa scenari diversi. Opportunità e scelte diverse. A cominciare da scelte decisive come la messa al bando di carbone e combustibili fossili. Sto parlando del destino del clima terrestre e delle sue conseguenze sulla vita del pianeta e di chi lo abita. Controllo del riscaldamento non oltre 1,5° C del livello preindustriale ; esplorazione di nuovi combustibili;basse emissioni di carbonio ; controllo della CO2 nell’atmosfera e nella stratosfera oltre alle limitazioni del gas serra dovuto a combustibili fossili e deforestazione.
Dal 1990 ad oggi l’IPCC ( Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ) per sei volte ha valutato lo stato del clima e proprio ai primi di agosto del 2021 ha pubblicato 3.000 pagine di rapporto su questo tema. Ad opera di 250 autori che hanno esaminato e riassunto 14 mila articoli scientifici pubblicati negli ultimi tre anni.
Tremila pagine approvate anche da 195 paesi che contengono un unico messaggio : siamo ormai a corto di tempo. Lo stato del clima sta rapidamente peggiorando e tale peggioramento è destinato ad accelerare se non si prenderanno alcune misure di contrasto. Probabilmente certi processi ormai avviati si possono considerare già irreversibili . Le misure che gli autori del rapporto considerano urgenti ed efficaci sicuramente consentiranno di controllare, per esempio, il riscaldamento che nell’atmosfera potrebbe essere fermato già nei prossimi decenni a 1,5°C, cosa diversa nell’atmosfera in cui la CO2 è più difficile da controllare. Per non arrivare alla fine del secolo ad un potenziale rapporto dell’attuale riscaldamento e anzi fino a 4,4°C che aprirebbe scenari dalle conseguenze imprevedibili.
Nella precedente valutazione del 2013 l’IPCC aveva affermato che gli esseri umani rappresentano la causa dominante del riscaldamento globale a partire dalla metà del Novecento. Tali considerazioni nel 2015 hanno favorito gli accordi di Parigi. La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, nota anche come COP26, si terrà nella città di Glasgow dall’1 al 12 novembre 2021 sotto la presidenza del Regno Unito. La Conferenza includerà la 26a conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), la 16a Riunione delle parti del protocollo di Kyoto (CMP16) e la terza Riunione delle parti dell’accordo di Parigi (CMA3). L’appuntamento scozzese sarà cruciale, in quanto i Paesi e le parti coinvolte dovranno presentare piani più ambiziosi per tagliare le emissioni e dare così piena attuazione all’Accordo di Parigi del 2015. In base agli impegni presi nella Capitale francese, ogni Stato dovrà presentare ogni cinque anni target più ambiziosi nel taglio delle emissioni per mitigare il cambiamento climatico. La sede della conferenza è il SEC Centre di Glasgow. Inizialmente la Conferenza si sarebbe dovuta tenere nel novembre 2020 nella stessa sede, ma l’evento è stato rinviato di dodici mesi alla luce della pandemia COVID-19.
Questa conferenza dovrà prendere atto di quanto affermano gli scienziati ossia che l’attività umana sta cambiando il clima della Terra. Una attività senza precedenti che produce gas serra anche e soprattutto per la combustione di carbone ,petrolio e gas naturale.
Un cambiamento che sta portando ad un aumento degli eventi meteorologici estremi che già caratterizzano appunto la condizione della vita sulla Terra. Fino ad arrivare a livelli catastrofici per la Terra a causa del riscaldamento dovuto , per esempio, allo scioglimento del permafrost artico e il deperimento delle foreste globali che porterebbero entro la fine del secolo ad un livello pari a 4,4°C ( al di sopra del livello preindustriale tra il 2081 e il 2100).
Allora secondo il rapporto IPCC la riduzione del gas serra deve cominciare entro questo decennio ,2020-2030, per impedire il collasso del clima. Abbiamo già cambiato il nostro pianeta. Con questi cambiamenti stiamo già facendo i conti. Dobbiamo adattarci ora a prevenire le possibili catastrofi. Cosa non facile, dura da accettare e difficile da sopportare. Ma è inutile piangere sul latte versato. Occorre dunque chiedersi ed è per questo che tutto dipende da noi : quanti altri cambiamenti irreversibili vogliamo provocare al nostro pianeta? Vogliamo e possiamo evitare un percorso che ci porta sicuramente ad un futuro insostenibile? Limitare dunque i devastanti impatti del cambiamento climatico? Si può e si deve. Perché questo pianeta non è nostro, è soprattutto delle generazioni future a cui non può essere lasciato un bilancio catastrofico. Bisogna compiere delle scelte per confermare e realizzare gli obiettivi della conferenza sul clima di Parigi e quindi mitigare il cambiamento del clima e mettere in atto azioni di adattamento.
Cosa fare dunque? Tre anni prima che Greta Thumberg sollevasse il sipario su uno scenario veramente inaccettabile e desse il via a quelle manifestazioni di confronto e di lotta per la saluta del clima sulla Terra, negli Stati Uniti un gruppo di ragazzini citavano in tribunale il loro paese per chiedere giustizia per i danni che erano stati arrecati al clima. Il caso si chiama “Juliana V.United States “ ossia Kelsey Giuliana contro gli Stati Uniti d’America . Una richiesta forte perché solleva nel 2015 da parte di un gruppo di ragazzini un dibattito sulle scelte dannose contro il clima effettuate dall’amministrazione americana ritenendole incostituzionali e soprattutto dannose per le future generazioni.
Nel 2015 quel gruppo di ragazzini dunque chiese giustizia, richiesta che oggi trova nel gruppo degli scienziati dell’IPCC i più efficaci sostenitori di quella battaglia perché a quei ragazzini danno scientificamente ragione ,indipendentemente da quello che sarà il verdetto del tribunale.
Greta Thumberg il 28 settembre scorso è tornata Milano da dove inizia questo cammino verso Glasgow. Infatti al MiCo di Milano “Youth4Climate: Driving Ambition” quattrocento giovani delegati provenienti da tutto il mondo, decine di Ministri dell’Ambiente, Capi di Stato, rappresentanti ONU, hanno partecipato a oltre 500 eventi nazionali e internazionali supportati dal settore privato e dalla società civile .Il programma ha visto lo svolgimento di due incontri di alto profilo internazionale e un fitto calendario di iniziative. Dal 28 settembre al 2 ottobre la città di Milan sta ospitando la Pre-COP26, l’Incontro di alto livello delle Nazioni Unite preparatorio della Conferenza delle parti sul clima (COP26) che si terrà a novembre a Glasgow, e l’evento dedicato ai giovani “Youth4Climate: Driving Ambition”. All4Climate-Italy2021 sarà il grande palinsesto di eventi e iniziative pensato per accogliere, valorizzare e rafforzare i due grandi eventi internazionali, promosso dal Ministero della Transizione Ecologica e da Connect4Climate – World Bank Group, con la partecipazione del Comune di Milano e della Regione Lombardia e la partnership di Sky, che è il principale partner della COP26.(1 )
Un appuntamento quello di Milano per i giovani di tutto il mondo . Con un programma ambizioso che si sta svolgendo appunto dal 30 settembre al 2 ottobre. Giovedì 30 settembre a Milano, la Summer Arena dell’Ippodromo Snai San Siro ha ospitato Music4Climate, concerto che ha visto sul palco musicisti provenienti dalla community Rockin’1000, in occasione di All4Climate, la settimana italiana dedicata alla lotta al cambiamento climatico promossa da Connect4Climate – World Bank Group e dal Ministero della Transizione Ecologica, con la partecipazione del Comune di Milano e della Regione Lombardia.
Insieme ai Rockin’1000 hanno cantato artisti che hanno accettato di unirsi alla causa, tra i quali: Nina Zilli, Daniele Silvestri, Michele Bravi, Andrea Appino, Martina Attili, AY Young, Federica Carta, Diego Mancino, Violante Placido, Greta Scarano, Selton, Wrongonyou. Il concerto è Prodotto da Piano B. Il concerto è a ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti previa prenotazione al link: https://music4climaterockin1000.eventbrite.it. Sarà necessario il green pass per l’accesso. Music4Climate sarà trasmesso in live streaming sulla piattaforma www.alivemusic.tv
Il 1 ottobre – Fridays for Future
Greta Thunberg e Vanessa Nakate apriranno il 1° ottobre la manifestazione di Fridays for Future, che vedrà migliaia di giovani attiviste e attivisti venire da tutta la Penisola e dal resto d’Europa per sfilare per le strade di Milano.
1-3 ottobre – Food Wave
Allo spazio di coworking multimediale BASE del Comune di Milano nel weekend 1-3 ottobre ci sarà l’evento Food Wave: Feeding the Future, una tre giorni di talk con esperti, laboratori di approfondimento e performance artistiche e musicali su cibo e cambiamento climatico in parallelo ai lavori della PreCOP26. #foodwaveproject #FeedYourFuture
30 settembre e 1 ottobre – Hub-E
All’hotel Magna Pars ci sarà il 30 settembre e il 1° ottobre Hub-E, un simposio internazionale di designer per ripensare la progettazione sostenibile.
Previsti momenti aperti al pubblico con conferenze, tavole rotonde e workshop in quello che si annuncia un vero e proprio hub internazionale per lo scambio di conoscenze, attività e idee per lo sviluppo sostenibile.
Che fare dunque di fronte non al cambiamento del clima ma di fronte ad un anomalo cambiamento . Il clima sulla Terra , per sua natura , è sempre cambiato. In questo momento però il riscaldamento ha un carattere globale che lo caratterizza. Tra l’altro si inverte la lenta e persistente tendenza al raffreddamento che è evidenziata appunto dalla temperatura della superficie terrestre che è una delle variabili del clima. Misurare la temperatura della superficie terrestre permette di capire il cambiamento climatico globale. Il riscaldamento in pratica però si sta registrando ovunque in modo uniforme rispetto ad oscillazioni di questo indicatore negli ultimi duemila anni. Negli ultimi 2 milioni di anni il clima ha oscillato tra periodi interglaciali e periodi più caldi fino ad arrivare a 12 milioni di anni fa quando ha avuto inizio l’Olocene,l’era così definita nella quale ci troviamo a vivere. Tra la precedente era glaciale e quella nella quale si troviamo, la temperatura della superficie terrestre è aumentata complessivamente di 5 centigradi per ogni miglisaia di anni.
Con questi dati appena riferiti potremmo dire che statisticamente siamo nella norma. Il nostro aumento di 1,5°C per un migliaio di anni si sta verificando. Il problema è che si sta verificando nel giro di un secolo e che potrebbe arrivare a 5 centigradi, ovvero l’aumento ammissibile per un periodo di miglia di anni ,ovvero l’aumento che nel passato ha caratterizzato ere intermedie di milioni di anni.
Tutto nella norma dunque ? No per nulla. L’attuale riscaldamento sta invertendo una tendenza di lungo periodo al raffreddamento. 6.500 anni fa c’è stato un picco in tal senso che poi è diminuito lentamente. Poi c’è stata alternanza tra secoli caldi e secoli freddi. Queste oscillazioni erano inferiori rispetto all’attuale costante e notevole innalzamento delle temperature. Le oscillazioni precedenti sono state causate da processi naturali verificatisi su larga scala.
Ecco allora il punto .L’uomo con la sua attività ha reso la Terra vulnerabile e dunque vulnerabile anche la sua stessa esistenza sulla Terra. Non è mai avvenuto prima e potrebbe dar corso ad una catastrofe. Bisogna salvarsi dunque ?E per salvarsi non bisogna perdere tempo? Erroneamente noi parliamo di cambiamento climatico sottovalutando il valore del “cambiamento” che in sé ha aspetti potenzialmente psotivi.Per rappresentare ragionevolmente lo stato delle cose dovremmo definire l’attuale situazione una “ catastrofe” climatica. E dunque quando arriviamo a definire ka questione “ catastrofe” il dibattito si sposta e al centro della riflessione non c’è più solamente la diagnosi della “crisi climatica” ma anche le “ ipotesi di “cure “ per salvare il pianeta.
Parlando di proposte di cura dobbiamo però tener conto di alcune variabili tra cui principalmente le misure di prevenzione alcune delle quali ormai fuori tempo; le incertezze dei modelli previsionali ( ogni modello è diverso dall’altro a secondo dei parametri che si inseriscono); le differenzea sempre più accentuate tra scienza e tecnologia ( ossia la fiducia nella tecnologia oltre che nella scienza);le attitudini ad orientare lo sviluppo da parte delle multinazionali dei combustibili fossili. Tutte variabili che però vanno messe in relazione con il tempo . Quanto tempo abbiamo a disposizione?
Non è dunque uno scherzo considerare l’aspetto temporale dello sviluppo e del controllo delle ipotesi che ho in parte riferito e riassunto dalle varie letture . Si parla di ipotesi di cura del pianeta . E si deve parlare di decenni. Solo decenni , una frazione brevissima di tempo messa a confronto con miolio0ni di anni che hanno caratterizzato e caratterizzano alcuni processi sulla Terra. Un periodo di tempo dunque irrilevante. Dunque urgenze. Urgenza di cambiare modelli di sviluppo e di consumo. Una operazione sicuramente complessa ma estremamente necessaria . Complessa perché deve mettere assieme gli effetti sociali dello squilibrio degli ecosistema e gli sconvolgimenti climatici: favorire la crescita di una cultura scientifica; trovare sedi e luoghi adeguate per promuovere un dibattito e consenso. In un contesto in cui fatti incerti, valori in discussione,elevati interessi in gioco, decisioni urgenti da prendere compongono lo scenario di riferimento.
Abbiamo accennato alle cure. Dunque fra tre mesi la conferenza di Glasgow potrebbe essere la sede e il luogo in cui si potrebbero dibattere alcuni provvedimenti . Nella città scozzese di Glasgow dal 1° al 12 novembre si svolgerà la 26esimala Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite «COP26». Senza contromisure incisive a livello internazionale, stando alle Nazioni Unite il pianeta si vedrà confrontato con un aumento globale delle temperature di circa tre gradi entro la fine del nostro secolo. L’obiettivo dell’accordo di Parigi sul clima del 2015 verrebbe così disatteso. Nel quadro dell’accordo, 189 Stati e l’UE si erano impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas serra. L’obiettivo è di ridurre globalmente l’aumento delle temperature medie a meno di 2 gradi centigradi rispetto ai valori del periodo preindustriale.
La COP26 è la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021.Da quasi tre decenni l’ONU riunisce quasi tutti i Paesi della terra per i vertici globali sul clima – chiamati COP – ovvero ” Conferenza delle Parti”. Da allora il cambiamento climatico è passato dall’essere una questione marginale a diventare una priorità globale. Quest’anno si terrà il 26eismo vertice annuale, di qui il nome COP26. La COP26 sarà presieduta dal Regno Unito che la opiterà a Glasgow.In vista della COP26 il Regno Unito sta lavorando con ciascun Paese per raggiungere un accordo su come affrontare i cambiamenti climatici. I leader mondiali attesi in Scozia saranno più di 190. Ad essi si uniranno decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo, imprese e cittadini per dodici giorni di negoziati. Presiedere la COP26 sarà un compito impegnativo, perché questo non sarà un qualsiasi vertice internazionale. La maggior parte degli esperti è concorde nel sottolineare il carattere straordinario e urgente della COP26. (2 )
Sui risultati della Conferenza Onu del prossimo novembre si nutrono molte speranze per arginare fenomeni che destano preoccupazione. La Conferenza è importante perché Glasgow sarà il momento in cui i Paesi aggiorneranno i propri piani .I Paesi si presenteranno al vertice di Glasgow (ritardato di un anno a causa della pandemia) con piani aggiornati di riduzione delle proprie emissioni. E li aggiorneranno rispetto alla Conferenza di Parigi del 2015. Quell’incontro è stato decisivo . Per la prima volta tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale almeno al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. Inoltre i Paesi s’impegnarono ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. Nel quadro dell’Accordo di Parigi ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o “contributo determinato a livello nazionale”.
Nel documento finale della tre giorni milanese i giovani hanno chiesto di chiudere entro il 2030 le industrie alimentate da fonti di energia fossili. A quell’incontro il Presidente Draghi riferendosi agli impegni del G20 in tema di clima ha illustrato la posizio0ne italiana dicendo : “”Siamo consapevoli che dobbiamo fare di più – molto di più. Questo sarà l’obiettivo del Vertice a Roma che si terrà alla fine di ottobre. A livello di G20, vogliamo prendere un impegno per quanto riguarda l’obiettivo di contenere” il riscaldamento globale “al di sotto di 1,5 gradi. E vogliamo sviluppare strategie di lungo periodo che siano coerenti con questo obiettivo”. Così il premier Mario Draghi intervenendo allo Youth4Climate a Milano. “La pandemia ed i cambiamenti climatici hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni. La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente correlate. Per affrontare tutte queste crisi,dobbiamo agire più velocemente – molto più velocemente – e con più efficacia.”, osserva Draghi. “Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici.Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento. La transizione ecologica non è una scelta – è una necessità. Abbiamo solo due possibilità. O affrontiamo adesso i costi di questa transizione. O agiamo dopo – il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico”, dice il premier. “L’Italia ha stanziato il 40% delle risorse nel nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza perla transizione ecologica. Il nostro obiettivo è quello di aumentare la quota dei rinnovabili nel nostro mix energetico,rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità” ( 3)
( 1) https://tg24.sky.it/ambiente/2021/09/19/verso-cop26-cambiamenti-climatici
( 2 ) https://ukcop26.org/it/perche-ospitiamo-il-vertice/che-cose-la-cop/
( 3 ) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Crisi-clima-Mattarella-e-Draghi-alla-pre-Cop26-di-Milano-b25fddb3-1b9b-4a2d-aec9-3509c05f6c2b.html
