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STORIA ECONOMICA

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Redazione-Riportiamo, qui di seguito, un interessante studio di STORIA ECONOMICA

 

Popolazione in età preindustriale

La popolazione dipende da:

  • natalità
  • mortalità
  • fertilità

una popolazione è giovane se natalità e fertilità sono alte

“                           ” ridotta se la mortalità è alta

In quest’età una città di 50000 abitanti era considerata una metropoli

Stime della popolazione

Non esistevano censimenti, per questo ci si basa su altre fonti:

letterarie: (cronache di Villani: Firenze nel 1338 era una metropoli)

dichiarazioni fiscali: ogni capo famiglia dichiarava quanti erano i componenti della famiglia. Tuttavia non tutti dichiaravano, il che genera un problema nell’interpretazione. (Es: catasto di Firenze giunto a noi completo)(Es: Domesday book, 1086, esempio di fonte fiscale)

Anno 1000 1340 1348 e succ. 1400-1600 1600-1700
Popolazione

Europa

30-35 milioni 80 milioni diminuzione Ripresa e inizio di aumento fino a 100 milioni Diminuzione (guerre) seguita da forte aumento

Fertilità: era maggiore di quella degli attuali paesi industrializzati, ma c’erano tuttavia dei freni:

tarda età al matrimonio ( religiosi e intellettuali: celibato)

mortalità

Mortalità: in anni normali era del 30-50 per mille. Ma la mortalità infantile  era elevata: 150-350 per mille nel 1° anno, 100-200 per mille dal 2° al 10° anno.

Si divide in:

  • normale
  • catastrofica: guerra-temuta anche per le conseguenze indirette( peste carestia) oltre

                                         che per i morti in combattimento

                                           carestia-determinata anche da problemi climatici

                                           epidemia– (vd. Peste nera del 1348) determinata da guerra e carestia,

                                           oltre che dall’eccessivamente rapido aumento della popolazione

La trappola maltusiana

Malthus affermava che mentre la popolazione cresceva con progressione geometrica (1,2,4,8..) le risorse alimentari crescevano con progressione aritmetica (1,2,3,4,5,6…). Questo comportava una necessaria carenza di tali risorse nel medio-lungo tempo.

“una gran quantità di terra fertile, disponibile a basso costo, è un elemento che permette alla popolazione di superare ogni ostacolo” (Thomas Robert Malthus 1766-1834)

Ma la popolazione aumenta troppo.

Esistono dei freni all’incremento, divisibili in:

repressivi(vd. Guerre: sono + efficaci)

preventivi(vd. Politica anticrescita:- efficaci)

La popolazione è strettamente collegata con l’economia    ECONOMIA    ↔   POPOLAZIONE

Peste Nera: si diffuse tra 1347 e 1352, proveniente probabilmente da Oriente attraverso l’Italia. Le stime sono molto diverse le une dalle altre. Era una peste bubbonica trasmessa da un parassita dei ratti. Se trasmessa da uomo a uomo si trattava di peste pneumonica.(Boccaccio:fonte letter.)

Peste del 1630-1631: uccise in media il 40℅ della popolazione (Manzoni: fonte letter.)

 

Reddito e consumi in età preindustriale

    Reddito

Firenze: 1427 -FORTE DISUGUAGLIANZA- il 60℅ della popolazione possedeva il 5℅ del reddito, il 30℅ ne possedeva il 27℅ e il 10℅ ne possedeva il 68℅, ossia più dei 2/3 del reddito totale

Inghilterra: 1688 grazie al censimento di Gregory King  sappiamo che con l’industrializzazione il reddito tendeva a distribuirsi in maniera più equa.

  Consumi

Europa: XV-XVIII sec. I consumi erano di tipo primario, ovvero attinevano al vestiario all’alimentazione e all’abitazione nella maggioranza dei casi. Tuttavia per lo più spendevano in alimentazione, dal momento che le abitazioni consistevano nella maggioranza dei casi in singole stanze in cui vivevano intere famiglie e che i vestiti spesso non venivano neanche cambiati, fino al punto di utilizzare anche quelli dei morti.

Agricoltura in età preindustriale

-1750: ancora fino a questa data i 2/3 della popolazione era impiegata nel settore agricolo.

     Caratteristiche:

  • principale fattore produttivo- soprattutto perché la prima preoccupazione era per tutti

                                                      nutrirsi

  • politiche economiche- miravano all’aumento della produzione ( ne sia esempio l’obbligo

                                          di coltivazione dei terreni)

  • terreni arativi/pascoli- gli animali concimavano il terreno e servivano per trainare gli

                                           aratri

  • bosco- forniva legname, combustibile fondamentale
  • trasformazioni- sempre molto lente (più dinamici erano i settori bancari e commerciali).

                                          Solitamente, maggiore era lo sviluppo di una regione, maggiore era lo

                                          sviluppo della sua agricoltura

  • proprietà della terra- le trasformazioni si riflettevano sulle proprietà. Fino al 1000 i

                                       terreni erano nelle mani di sovrani e enti ecclesiastici. Col tempo e

                                       le trasformazioni le terre passarono anche nelle mani di alcuni

                                       contadini.

.

Nel Medio Evo        

vigeva la società feudale tripartita (combattenti, oratores e lavoratori)

All’interno di ogni categoria c’era una gerarchia.

L’economia era basata sul SISTEMA CURTENSE diffusosi + in certe zone e – in altre. Esso era un modello tipico dell’Europa centrale, e vedeva il cuore del sistema nella curtis, autosufficiente e con scarsi scambi con l’esterno.

Il terreno era divisibile in:

  • pars dominica- castello e campi del signore lavorati dai contadini che vivevano nelle corti
  • pars massaricia- parte di terreno donata ai contadini in cambio del loro lavoro nella pars domenica (corves)- Erano “campi aperti”, di cui ogni contadino possedeva una parte e che spesso venivano lavorati a gruppi.
  • terre comuni- bosco, campi destinati al pascolo o che venivano lasciati incolti

Una simile organizzazione mirava essenzialmente all’autosufficienza da raggiungere anno per anno, senza pensare di creare riserve per momenti di carestia o tanto meno da destinare al commercio.

Produzione agricola, avveniva in funzione di:

  • Ambiente
  • Superficie sfruttabile
  • Forza lavoro
  • Bestiame
  • Tecnologie

Tutti questi fattori si influenzano l’un l’altro in quanto coesistono sullo stesso piano nel sistema.

NOTA: le epidemie che colpivano gli animali erano tanto gravi quanto quelle che colpivano gli uomini.

Crisi del sistema feudale, dovuta a:

  • Fattori demografici-     aumento popolazione→ sviluppo delle città→ svuotamento della

                                           curtis→ Peste Nera (svuotò sia campagne che città)

  • Sviluppo del mercato-  il sistema aperto del mercato non dava spazio a un sistema

                                                  chiuso come quello feudale

  • Differenze tra paese e paese- in un paese come l’Europa evidentemente tale sistema non era

                                                     destinato a perdurare come invece in Russia

Conseguenze della crisi:

  • espansione dell’attività agricola
  • coltivazione di nuovi terreni
  • miglioramenti tecnici dovuti soprattutto al nuovo tipo di mentalità, più aperto e fertile

La situazione dopo la Peste Nera

La popolazione cominciò a riaumentare determinando una forte necessità di risorse primarie.

Rivoluzione agraria: a partire dal ‘500 si cominciano ad utilizzare nuove colture e a importare prodotti come il mais e le patate dall’America.

Sviluppi e cambiamenti tecnologici

 

     Non si tratta di vere  e proprie invenzioni, ma piuttosto di lente assimilazioni.

  • VI sec- mulino ad acqua ( per macinare il grano)
  • VII sec- aratro pesante ( nel nord-Europa)
  • VIII sec- rotazione triennale
  • IX zoccolo e nuovi metodi per bardare i cavalli

Aratro: inizialmente in legno, poi in ferro, serviva a scavare meglio il terreno. Veniva trainato da buoi o cavalli ( + efficienti ma anche + costosi e utili anche in guerra e nei trasporti). Uno dei problemi del cavallo era la bardatura. I primi collari utilizzati nell’Alto Medioevo complicavano il lavoro  del cavallo rendendolo meno efficiente. Col tempo vennero modificati fino all’VIII-IX sec, durante i quali i collari poggiavano sulle spalle rendendo meno faticoso il lavoro dei cavalli.

 

Rotazione triennale: fu un’innovazione, in quanto sostitutiva di quella biennale (campo diviso in due, una coltivata, l’altra a riposo). In questa rotazione il campo venne diviso in 3 parti, una adibita alla coltivazione, l’altra ai legumi e l’ultima al riposo

          1°anno                                       2° anno                                     3° anno

Altre innovazioni: utilizzo del ferro per gli strumenti agricoli, concime, maggior numero di tipi di colture

L’Italia agricola tra Medio Evo e età moderna

 

L’Italia si poteva dividere in due grandi zone:

  • Centro-Settentrione- più sviluppato e ricco di mercanti, importava dal meridione i prodotti agricoli
  • Meridione- zona prevalentemente a carattere agricolo e meno sviluppata

La produzione agricola italiana dal tardo Medioevo aumentò, ma non moltissimo. Le innovazioni erano arretrate rispetto al resto d’Europa. Dopo la metà del ‘600 la produttività del lavoro diminuisce in Italia, mentre in paesi come l’Inghilterra aumenta fino a triplicare quella italiana.

La rivoluzione commerciale

 

Determinò cambiamenti nella struttura economica. L’agricoltura era in ogni caso ancora il settore di base.

Contemporaneamente alla rivoluzione commerciale ci fu:

  • aumento della produzione agricola
  • incremento demografico
  • città che diventano centro propulsore di questo cambiamento. Le città non sono più solo centri religiosi e amministrativi, ma anche commerciali.

NOTA: la rivoluzione commerciale non può assolutamente prescindere dalla rivoluzione dei trasporti, settore che si incrementò moltissimo.

Il ruolo dei mercanti

Rappresentano la classe media trainante, sviluppatasi in maniera diversa a seconda del territorio e di fondamentale importanza all’interno della rivoluzione commerciale.

     Esistono diverse categorie:

  • Ebrei: commercianti e banchieri, tramite tra la cristianità e il mondo esterno. Sono sempre stati oggetto di vessazione, motivo per cui erano spesso costretti a fuggire. La loro abilita in questo campo era dovuta alla loro educazione religiosa che li rendeva più propensi a saper leggere e scrivere, e dunque a tenere i conti. Inoltre svolgevano attività che non erano accettate dalla Chiesa cristiana, come ad esempio l’usura.
  • Italiani: la rivoluzione prese inizio nell’Italia settentrionale. Le vie marittime erano al tempo più sicure e agevoli di quelle terrene, motivo per cui le città portuali, di cui l’Italia era ricca, furono le prime ad arricchirsi e svilupparsi. Venezia godeva in più di una posizione geografica eccezionale, in quanto fungeva da ponte tra Occidente e Oriente, dal quale importava prodotti di lusso. Anche Amalfi si sviluppo a partire dall’ anno 1000, ma dopo la conquista dei Normanni nel XII secolo andò decadendo. Poco più in là nel tempo si svilupparono anche Pisa e Genova, seguite poi anche da città dell’entroterra ( vd via francigena, che collegava Roma con la Francia e lungo la quale si svilupparono numerose città). Dopo la battaglia di Legnano del 1176 le città del nord si svilupparono in maniera ancora più accentuata
  • Catalani
  • Inglesi e Olandesi: gli inglesi esportavano soprattutto lana. Cominceranno ad avere forte importanza a partire dal ‘600 con la rivoluzione industriale
  • Scandinavi: persero prestigio a causa dell’espansione dei mercanti tedeschi nella loro zona

In Europa le due zone più sviluppate erano Italia centro-settentrionale e Germania. Esistono tuttavia delle differenze:

  • tipo di commercio: i tedeschi commerciavano nel mare del Nord e nel mar Baltico, mentre gli italiani nel Mediterraneo
  • prodotti: gli italiani avevano una gamma di prodotti più ampia perchè piu ampio era il loro mercato, mentre i tedeschi commerciavano prodotti locali, legname, prodotti per l’agricoltura, lana inglese
  • organizzazione: gli italiani avevano un approccio più individualistico, i tedeschi invece tendevano a radunarsi in associazioni, tra le quali la più famosa e la lega anseatica, nella quale i mercanti erano legati da accordi di mutua tutela. Questo perchè erano più deboli, soprattutto economicamente, ed associarsi riusciva a renderli maggiormente competitivi nel mercato

La rivoluzione urbana

La rivoluzione commerciale poté avvenire perchè in concomitanza ci fu una rivoluzione urbana.

Essa si espresse soprattutto in una crescita dell’economia di mercato, che porto le città a non gravitare più attorno a cattedrali o a piazze del comune, bensì attorno alle piazze del mercato che cominciarono a nascere proprio in questo periodo.

La rinascita delle città; varie teorie:

Henri Pirenne- le città sono potute rinascere perché il portus si è espanso a tal punto da inglobare il nucleo fortificato feudale   CRITICHE: questa teoria può essere applicata all’area dei Paesi Bassi, ma non ad esempio a quella italiana

Edith Ennien- la sua teoria afferma che esistono 3 forme di urbanizzazione in Europa occidentale:

                     1) Ita-Fra-Spa: città decadute ma sempre esistite

                     2) Eng-Fra. Sett.-Paesi Bassi-Germ. Mer.-Austria: città scomparse con la caduta

                         dell’Impero Romano

                     3) Germ. Sett.- Scandinavia: città mai esistite

                      CRITICHE: non è possibile generalizzare date le troppo ampie differenze esistenti tra

                                         città e città

Città e campagna

 

Ennien affermava che città e campagna erano aspetti del tutto separati, come si poteva ben vedere dalla presenza di mura che dividevano il mondo urbano da quello agricolo. La popolazione tendeva a migrare verso le città dove si sperava di far fortuna.

Nei paesi Europei aldilà dell’Italia vi era una netta separazione fra i nobili che risiedevano in campagna e i mercanti che risiedevano in città.

In Italia tale divisione era molto meno marcata e si assisteva anzi ad una forte promiscuità con la conseguente nascita di conflitti fra le diverse classi sociali. Spesso infatti anche i nobili effettuavano operazioni commerciali.

Mondo feudale: organizzazione sociale verticale

Mondo cittadino: organizzazione sociale orizzontale, fondata sulla cooperazione tra uguali.

                            Maggiore era la partecipazione alla vita politica

Vita urbana

Mediamente nell’Europa del XVI secolo la popolazione urbana rappresentava il 5,6 % del totale con picchi molto più alti nei Paesi Bassi meridionali (l’attuale Belgio), Paesi Bassi settentrionali (l’attuale Olanda) e nell’Italia centro settentrionale.

 

 

% della popolazione urbana sul totale della popolazione nel 1500

Paesi Bassi meridionali 21,1%

Paesi Bassi settentrionali 15,8%

Italia      12,4%

Spagna    6,1%

Francia     4,2%

Popolazione Italiana

Dopo la peste nera la popolazione diminuì sensibilmente.

Le vie di comunicazione

Strade

L’impero romano aveva costruito strade efficienti, tuttavia quando decadde esse scomparvero, a causa soprattutto del loro uso sporadico dovuto all’autonomia delle comuinità. Da allora ci furono strade locali e pessime,  a causa delle quali il trasporto era lento. Il costo elevato dei trasporti consentiva il trasporto delle sole merci preziose.. per il resto non ne valeva la pena.

Risultarono quindi molto importanti anche al fine di diminuire i rischi e i costi di tale via di comunicazione invenzioni quali il collare, il ferro di cavallo, la disposizione orizzontale delle bestie da traino, la disposizione delle ruote su unico asse ecc. Una importante opera per quanto riguarda il trasporto terrestre fu rappresentata dal Ponte del Diavolo nella località del San Gottardo che costituì un fondamentale passaggio attraverso le alpi.

XIV-XV sec: nascono le reti postali, grazie alle quali dei corrieri portavano le informazioni da una

                      parte all’altra. Questo fenomeno conferì nuovamente importanza alle strade

XIII sec:        il ponte del diavolo favoriva il passaggio delle Alpi nella zona del S.Gottardo

Fiumi e canali

Questa via di comunicazione era praticata al centro-nord d’Europa (Paesi Bassi e Germania), dove si sfruttavano le caratteristiche territoriali.

Vie marittime

Fu di gran lunga la via di comunicazione più utilizzata. Proprio per questo motivo per tutto il medioevo il bacino del Mediterraneo fu di fondamentale importanza e grande prestigio raggiunsero le figure degli armatori. Il trasporto marittimo era fra tutti il meno caro poiché la grande quantità di merce che poteva essere caricata riduceva il costo del trasporto da addebitare a ciascun prodotto.

Le navi potevano essere :

  • A remi : erano generalmente le più veloci poiché disponevano di una forza motrice costante, ma lo spazio destinato ai rematori e alle provviste per tutto l’equipaggio molto numeroso riduceva lo spazio a disposizione per le merci
  • A vela : le galee erano generalmente meno veloci poiché soggette alle condizioni meteo e quindi ad una forza motrice non costante. D’altro canto il minor equipaggio di cui necessitava lasciava molto più spazio a disposizione per le merci.

Le navi potevano trasportare sia merci preziose che non, spesso anche nello stesso viaggio.

Era solito vedere la nave principale accompagnata da una più piccola che sarebbe venuta in soccorso della prima per approdi difficoltosi.

Un periodo molto importante per questo tipo di trasporto fu rappresentato dall’ultimo ventennio del XIII sec quando grazie a dei miglioramenti tecnici dei marinai genovesi riuscirono a creare un collegamento costante fra Genova e le Fiandre che rappresentava un importante polo a livello commerciale. Tale collegamento prevedeva il passaggio dallo stretto di Gibilterra e la circumnavigazione di Spagna e Portogallo. Tale collegamento era sempre stato difficoltoso per le condizioni molto più rischiose dell’Oceano Atlantico.

Ma dove avvenivano gli scambi???

 

Fiere e mercati

Erano raduni periodici in cui i mercanti scambiavano i prodotti. Lo scambio più usato era il baratto, tuttavia si cominciava ad utilizzare anche l’elemento monetario. I mercati, che avvenivano una volta l’anno, erano più grandi e duravano parecchi giorni. Questi raduni erano legati alle raccolte stagionali; i prodotti raccolti venivano venduti subito sul mercato. I mercanti avevano delle garanzie per le loro attività, altrimenti non avrebbero affrontato lunghi viaggi. Ad esempio le attività belliche venivano interrotte, i dazi venivano resi più bassi. Tra le  fiere medievali vi erano tra quelle di maggior importanza le fiere di champagne che avvenivano nelle Fiandre. L’apice di queste fiere si raggiunse nel XIII secolo, durante il quale avvenivano tutto l’anno quasi tutti i mesi in luoghi diversi. Un’importante istituzione che favorì la mole di scambi effettuata era la compensazione fra crediti e debiti ovvero il mercante non doveva pagare immediatamente i propri acquisti ma la somma da versare o riscuotere era rappresentata dalla differenza fra crediti e debiti che risultavano alla fine della manifestazione. Ovviamente tale facoltà limitava anche il capitale di partenza necessario e apriva la fiera ad un numero maggiore di commercianti.

Il declino delle fiere di champagne avvenne a partire dalla fine del XIV secolo per diverse

cause:

  • Francia: Guerra dei Cento Anni che determinò insicurezza anche per i trasporti. Il territorio francese era pericoloso
  • Sviluppo dell’industria tessile italiana. Le fiere di champagne si erano sviluppate anche e soprattutto perché gli italiani vi si recavano a comprare tessuti per poi commercializzarli in Italia. Con lo sviluppo nel nostro paese di questo tipo di industria, le fiere di champagne cominciarono a perdere molti dei loro frequentatori
  • Sviluppo della rotta via mare Genova-Fiandre, che forniva una valida alternativa al commercio terrestre rappresentato dalle fiere
  • XIV-XV secolo: nascono nuove fiere, tra le quali quella di Ginevra e quella di Francoforte, con le quali entrano necessariamente in concorrenza
  • Cambiamento delle caratteristiche del mercante, il quale a partire dal 1300 non si reca più di persona a comprare i prodotti, ma manda l’ordine al proprio corrispondente in terre straniere di spedire le merci

 

 

 

 

I contratti nel commercio marittimo

            Rischi e responsabilità

Il rischio era di naufragio e di assalto da parte dei pirati. La responsabilità del mercante non era illimitata, ma si limitava all’entità del capitale da lui conferito.

La Colonna

Primo contratto marittimo. Prima del viaggio si faceva l’elenco di tutti coloro che vi partecipavano e i ricavi dell’intero commercio venivano tra loro divisi equamente in base anche al capitale conferito da ciascuno. Questo era un tipo di contratto anti-capitalistico, in quanto non premiava il commerciante che faceva migliori affari degli altri.

Il prestito marittimo

      Un mercante prestava il denaro ad una persona terza affinché il terzo svolgesse la propria

      attività. La restituzione del capitale era esclusa nel caso di naufragio o attacco di pirati.

Era un contratto discretamente rischioso sia per questa ultima clausola sia per il sospetto di usura condannata dalla Chiesa che aleggiava su di esso, poiché vi era spesso una remunerazione nascosta del capitale sotto forma di assicurazione o altro.

           Commenda o collegantia

Diffusasi in tutte le grandi città marittime, favorì moltissimo gli scambi. Funzionava cosi:

  • il mercante A conferiva tutto il capitale a B, il quale intraprendeva il viaggio. In caso di danni A perdeva tutto. Se il viaggio andava bene A prendeva i ¾ e B il restante ¼. Chi viaggiava poteva però apportare anche capitale proprio, ed in tal caso si divideva proporzionalmente. Chi viaggiava non era legato a un solo fornitore di capitale e viceversa. Si capisce bene che la fiducia era un elemento fondamentale, dal momento che nessuno eccetto B sapeva realmente quale era stato il profitto totale

E’ il primo passo verso la futura società in accomandita.

I contratti commerciali

Rogadia

Un mercante trasporta le merci di un altro mercante senza compenso (per amicizia).

Commissione

Un mercante pagato curava gli affari di un altro per commissione.

            Fraterna

Per investimenti più consistenti si collaborava in famiglia, per assicurarsi l’elemento fiducia.

            Compagnia

Sviluppatasi a partire dall’Alto Medioevo, era una forma di società alla quale appartenevano non più i soli componenti di una famiglia, ma tutti coloro che vi intendevano partecipare. Essi avevano responsabilità limitata al loro patrimonio. È una forma di contratto avanzata, che darà vita col suo evolversi a quella che viene ora chiamata società in nome collettivo.

                                                               IL mercante

Sua nascita-1300 1300-in poi
“mercante coi piedi polverosi”, per così dire nomade Il mercante diviene sedentario grazie a una rete di filiali che gli consente di non doversi spostare

Alla possibilità di grandi profitti corrispondevano grandi rischi (vd. Trasporto, assalti etc.)

Come abbiamo visto la crisi delle fiere di Champagne fu dovuta fra le altre cose ad una modifica delle caratteristiche del mercante che da itinerante (il così detto mercante dai piedi polverosi) divenne sedentario con una rete di fattori o corrispondenti attraverso i quali portava avanti i suoi affari. Tale modifica comportò anche a livello contrattuale una diminuzione degli accordi di commenda a favore delle compagnie. Generalmente il mercante aveva una sede centrale nella sua terra di origine o dove comunque esso risiedeva, più varie filiali sparse nelle città e nei centri economici più importanti. Le comunicazioni fra il mercante e i propri rappresentanti o le proprie filiali avveniva attraverso la corrispondenza.

Gruppi di commercianti connazionali che operavano in territorio straniero erano soliti riunirsi in colonie o nazioni al fine di incrementare il proprio potere contrattuale e il peso politico di fronte al governo straniero in modo da ottenere migliori condizioni al fine di svolgere i propri affari.

Lo sviluppo delle reti di filiali dei mercanti fu favorito anche dalla raccolta delle decime papali che i commercianti- banchieri raccoglievano in giro per l’Europa.

Spesso i mercanti operavano non solo nel settore del commercio ma anche in quello bancario in quanto se inizialmente il mercante necessitava di capitale per poter portare avanti i propri affari successivamente si poteva verificare anche un eccessiva liquidità.

La specializzazione era quindi molto rara ma anzi era appunto usuale trovarsi di fronte a mercanti che operavano nel settore commerciale, bancario e manifatturiero, in quanto il mercante poteva essere in possesso anche di alcune botteghe.

Prodotti e reti commerciali

Settori guida dell’economia dopo l’XI secolo:

  • commercio internazionale__a) alimentare
  1.  b) tessile
  2.                    c) speziale (per conservare)
  • settore finanziario
  • manifatture (soprattutto tessili)
  • ediliziak

Aree di commercio principali dopo l’XI secolo:

  • Sicilia
  • Penisola Iberica

La politica commerciale

  • Paesi meno sviluppati: la politica commerciale era in mano ai principi che concedevano privilegi speciali ai mercanti; a volte favorivano i mercanti stranieri. Le fiere che dal XIII secolo iniziano a decadere nei paesi sviluppati rimangono invece ancora a lungo in questi paesi meno sviluppati.
  • Paesi più sviluppati: il mercante ha rilievo nella politica: sono promotori di trattati commerciali; si raggruppano in comunità che gli fanno avere ulteriori privilegi e garanzie.

Il ruolo dei mercanti è preminente fino al XIII-XIV secolo, infatti era grazie a loro che era potuta avvenire la cosiddetta rinascita.

Gli approvvigionamenti alimentari erano fondamentali per la possibilità di carestia, che spesso sfociavano poi in vere e proprie rivolte molto pericolose per l’incolumità del potere.

Aree più avanzate

  • Italia centro-settentrionale
  • Paesi Bassi meridionali (attuale Belgio), importanti soprattutto per l’attività tessile favorita dalla loro vicinanza con l’Inghilterra, grande produttrice di lana di alta qualità.

Nei secoli XII-XIII si formò un asse Italia ↔ Paesi Bassi

Arte di Calimala e arte della lana

Arte di Calimala: società fiorentina di mercanti che importavano panni fiamminghi semi-lavorati, che rifinivano per poi rivenderli.

Come disse Bonifacio VIII: “i fiorentini rappresentano il 5° elemento dell’universo”, perché erano ovunque. Tutta questa attività favorì la nascita di una attività manifatturiera, così nacque …

L’arte della lana: si importava lana grezza, soprattutto da inglesi e spagnoli, e se ne facevano panni. Nel ‘300 Firenze era tra i maggiori produttori di lana.

La lega anseatica

Fu la massima espressione di organizzazione tra mercanti e vide intorno a sé, a partire dalla seconda metà del ‘300, città della Germania settentrionale ed alcune città polacche, come Cracovia e Danzica. Le merci, prevalentemente prodotti locali, venivano trasportate dal mare del Nord a Lubecca, capitale della lega. Anche Amburgo era molto importante all’interno della lega.

 

Il commercio con l’Asia

Le vie principali

Fino al 1500 veniva raggiunta attraverso il mar Nero fino alla penisola arabica.

Dal 1500 in poi fu individuata una nuova via, grazie alla circumnavigazione dell’Africa da parte dei portoghesi.

I prodotti importati dall’Asia

  • Spezie : che potevano essere utilizzate in ambito : alimentare, farmaceutico, o come cosmetici e profumi.
  • Tessuti di seta : provenienti principalmente dalla Cina
  • Seta grezza : importata dal Medio Oriente
  • Perle : provenienti dal Golfo Persico
  • Pietre preziose : importate dall’Asia sud orientale
  • Zucchero : inizialmente importato dal Medio Oriente poi coltivato anche in Sicilia e Nord Africa e successivamente anche in alcune isole dell’Oceano Atlantico.

I prodotti esportati in Asia

Erano molto pochi:

  • Legname
  • Metalli non preziosi
  • Alcuni manufatti

            Metodi di pagamento

Il più delle volte gli europei esportavano più di quanto importassero, e la differenza veniva spesso ripagata con metalli preziosi, soprattutto argento e oro che scarseggiavano in Europa.

Banca e finanza nel Medioevo

Lo scambio e le sue modalità

  • baratto
  • bene a cui tutti fanno corrispondere un valore: si sceglie tra i metalli preziosi, anche per le loro qualità chimiche. La carenza di tali metalli generava spesso un’evoluzione (penso moneta…NON SO!)
  • credito o compensazione reciproca fra le parti

La moneta

  • La moneta di conto: inventata da Carlo Magno e da lui chiamata lira, era la moneta

                                      “ideale” a cui si faceva riferimento nelle registrazioni contabili

  • La moneta effettiva: era quella coniata dalla zecca

Legge di Gresham

“la moneta cattiva scaccia la buona”: in un Paese con due monete legali in circolazione, la cattiva scaccia la buona, quando il rapporto reale tra esse viene a mutare, ovvero quando la moneta ha un valore intrinseco minore di quello nominale. Ciò accade perché mentre si cerca di pagare con quella debole, quella forte viene tesaurizzata, stabilizzata per i pagamenti esteri oppure fusa in metallo fino a scomparire progressivamente, sostituita da quella cattiva. Il sistema monetario bimetallico diviene così monometallico, secondo la legge elaborata dall’economista inglese Thomas Gresham (1519-1579).

 La riforma carolingia (780-790 d.C)

Sotto Carlo Magno, tra il 781 e il 794, fu attuata una vasta riforma monetaria, secondo la quale da una libbra d’argento venivano coniati esattamente 240 denari di un’ottima lega. Questo sistema monetario, definibile monometallismo argenteo, ha regolato la coniazione in Europa per molti secoli, fin quando la rivoluzione francese e gli avvenimenti ad essa collegati, portarono all’affermazione del sistema decimale; fenomeno che non toccò la Gran Bretagna fino al 1971. Da una libbra (peso) si otteneva alla zecca 240 denari; così si iniziò a far equivalere 240 denari a una “lira” (unità di conto). Il denaro è stato la moneta più importante del Medio Evo. La libbra da sola unità di peso (allora di ca. 409 g) diventò così anche un’unità di conto. Come anche il soldo (dal valore di 12 denari, quindi di un ventesimo di lira) per molto tempo la lira non fu coniata e rimase una mera unità di conto.

             1 lira = 20 soldi = 240 denari=1 libbra d’argento=408 grammi  ca.

Monete effettivamente coniate: -1 denaro   -1/2 denaro  – ¼ di denaro

 

 

 

 

MERCATO MONETARIO

Dopo la caduta dell’Impero Romano ogni principe imponeva generalmente una propria moneta sul territorio ove esso regnava.

Dal XIII secolo con l’inizio della rivoluzione commerciale vi fu un pressante aumento di domanda di moneta dovuto al suo scarseggiare che portò a determinate conseguenze per cercare di soddisfarla:

  • Aumento del ricorso al baratto
  • Affinamento delle pratiche che favoriscono il ricorso al credito
  • Uso di metalli diversi.

Proprio questa ultima strada fu intrapresa da tre fra le più importanti città italiane:

  • Firenze che nel 1252 coniò il Fiorino d’Oro
  • Genova che nel 1252 coniò il Genovino d’Oro
  • Venezia che nel 1284 coniò il Ducato anch’esso d’Oro

Per tutto il Medioevo l’unica moneta usata sarà quella in metallo, mentre come descritto da Marco Polo ne “Il Milione” in Cina era già diffuso l’uso delle banconote.

Con l’arrivo della peste nera, alla diminuzione della popolazione conseguì la naturale diminuzione della domanda di moneta.

Nel XV secolo la situazione ritornò però simile se non peggiore al periodo precedente alla peste. Anche stavolta si cercò di colmare tale vuoto ricorrendo a diversi metodi:

  • La ricerca di nuovi metalli preziosi, che portò alla scoperta di miniere di argento

            nell’Europa Centrale

  • L’aumento delle importazioni di metalli preziosi dal Nord Africa.
  • Inoltre un forte aiuto ad allentare la stretta della domanda fu rappresentato dalla

            scoperta dell’America e il conseguente arrivo di nuovi metalli preziosi

  • In altro modo si stava poi cercando di affinare ulteriormente le pratiche di ricorso al credito settore in cui eccelsero i mercanti banchieri fiorentini ed italiani in genere.

PARTITA DOPPIA

Tale sistema contabile che permetteva di valutare l’andamento degli investimenti nonché i crediti e i debiti di ciascun soggetto con cui si era in contatto di affari si sviluppò soprattutto in Italia dove però nonostante la larga diffusione non fu regolarizzato e teorizzato prima del ‘400 con la Summa di Luca Paciolli. Dall’inizio del XVI sec inizio una progressiva estensione di tale sistema a tutta Europa.

STRUMENTI BANCARI

Lettera di cambio

Era utilizzata per trasferimenti internazionali di denaro senza che il denaro viaggiasse materialmente.

Coinvolgeva 4 soggetti :

  • Datore : colui che vuole trasferire il denaro all’estero
  • Beneficiario : colui a cui il Datore vuole trasferire il denaro
  • Prenditore : il mercante banchiere concittadino del Datore
  • Trattario : il mercante banchiere concittadino del Beneficiario

Il Datore si rivolge al Prenditore al quale chiede di inviare una somma x al soggetto Beneficiario e versa la relativa somma in moneta locale.

Il Prenditore consegna la lettera di cambio al Datore e invia una lettera di istruzioni al Trattario

Il Datore invia la lettera di cambio al Beneficiario insieme ad una lettera di istruzioni

Il Beneficiario si rivolge al Trattario alla data prestabilita e consegnando la lettera di cambio ottiene l’equivalente della somma versata dal Datore in moneta locale.

Considerando lo spettro dell’usura che spesso aleggiava sulle operazioni creditizie a volte le lettere di cambio erano usate anche, da sapienti banchieri, per approfittare dei diversi tassi di cambi. La lettera veniva infatti compilata e quindi veniva applicato il tasso di cambio ma poi non veniva ritirata ma rispedita al Prenditore dopo essere stato di nuovo applicato il cambio. Se il banchiere aveva fatto bene i suoi conti il valore di ritorno sarebbe stato maggiore. Tale operazione anche se di fatto generava una remunerazione del capitale non era considerata peccato.

Assegno

Le prime forme di tale strumento bancario vengono fatte risalire al XV secolo nella regione della Toscana.

Si trattava fondamentalmente di trasferimenti di denaro da un conto ad un altro per ordine scritto.

Generalmente (senza l’assegno) tali trasferimenti avvenivano oralmente, ma ciò comportava la presenza contemporanea di debitore, creditore e banchiere.

L’ordine scritto rendeva inutile la compresenza fra debitore e creditore.

Si nota quindi immediatamente come tale strumento era fortemente basato su un rapporto di fiducia fra il banchiere e il debitore. Infatti il banchiere doveva fidarsi dell’effettiva solvibilità del debitore.

Tale forma si sviluppò e fu di fondamentale importanza in Toscana proprio perché in tale territorio era più forte e sviluppata la componente fiduciaria. Si può inoltre notare che, come detto, anche le scritture contabili in Toscana erano maggiormente diffuse, infatti a volte a riprova del trasferimento effettuato bastavano le scritture contabili presenti nel libro del debitore e del creditore.

Compensazione

Tale pratica consisteva nel pagamento e nella riscossione di crediti e debiti non immediatamente nel momento della loro nascita ma solamente alla fine di un determinato periodo di tempo o alla fine di una determinata serie di scambi solamente per l’ammontare del loro saldo.

Poteva essere :

  • diretta : se la compensazione avveniva fra due parti
  • indiretta : se la compensazione avveniva fra più parti

Tale pratica era effettuata assiduamente nelle fiere di cambio, un’evoluzione delle precedenti fiere in cui si trattavano esclusivamente operazioni finanziarie, nelle quali avveniva appunto la compensazione fra crediti e debiti globali.

L’esempio più famoso ed importante di tali fiere era rappresentato da quelle genovesi fra il XVI e il XVII sec in cui dell’imponente mole di transazioni che avvenivano ¾  venivano compensati e ¼ pagati attraverso l’emissione di nuove cambiali.

Dai cambia valute alla banca moderna

I primi soggetti che svolgevano operazioni finanziarie possono essere considerati i :

  • Cambia Valute : operavano cambi fra monete di diverse città
  • Banchieri di deposito : una prima evoluzione dei cambia valute fu rappresentata dai

           banchieri di deposito i quali effettuavano anche pagamenti per conto dei propri clienti

  • Prestatori di pegno : erano soggetti che in momenti di liquidità eccedente

            effettuavano prestiti su pegno

  • Ebrei : non sottostando ai limiti imposti dalla chiesa cattolica sul prestito di denaro

            ad interesse avevano ampia autonomia in tale settore

  • Mercanti Banchieri : tale figura, come detto, è molto sviluppata nel Medioevo poiché

            i mercanti avevano spesso tutte le caratteristiche per effettuare anche operazioni

            finanziarie:

       a)godevano spesso di un eccesso di liquidità in seguito alle operazioni commerciali

            svolte

       b)possedevano spesso una fitta rete di filiali all’estero

       c)godevano di una forte affidabilità poiché riconosciuti operatori di successo

Grandi fallimenti

La storia dei grandi banchieri del Medioevo è stata spesso testimone di grandi fallimenti. Tali fallimenti erano principalmente causati dai seguenti fattori:

  • I Banchieri non tenevano ovviamente tutta la moneta loro depositata ferma ma usavano investirne una parte. Se i depositanti avevano sentore di una crisi si riversavano a richiedere i soldi depositati con il risultato che il banchiere non poteva esaudire le loro richieste ed era quindi portato al fallimento.
  • Era poi uso del medioevo che i banchieri più importanti prestassero denaro ai sovrani degli Stati. Questo avveniva soprattutto poiché in seguito a tali prestiti i banchieri potevano beneficiare di migliori condizioni economiche nel paese in cui il sovrano aveva influenza oppure in seguito a tali prestiti il sovrano poteva concedere altri favori al banchiere come la riscossione di tasse o gabelle per conto del sovrano, e tali operazioni erano molto proficue per il banchiere. Tuttavia spesso i prestiti raggiungevano una tale consistenza che il banchiere non era in grado di sopportare tale peso.

Esempi eccellenti di tali fallimenti sono rappresentati dal fallimento della famiglia dei Bardi nel 1343 e della famiglia dei Peruzzi nel 1346

Tuttavia le conseguenze di tali fallimenti furono sicuramente evidenti per la città di Firenze ma del tutto marginali nel contesto europeo a dimostrazione di come nonostante l’indiscussa potenza di tali famiglie ancora tale settore era assolutamente marginale.

Banchi pubblici

Fra i più importanti si ricordano

  • La Taula de Canvi a Barcellona fondata nel 1401
  • Il Banco di S. Giorgio a Genova fondato nel 1408

Erano essenzialmente banche di deposito.

Si svilupparono nel XV sec per poi decadere e riprendere importanza nel XVI sec.

I monti di pietà

Erano operatori che effettuavano prestito su pegno. Dalla metà del XV secolo ebbero grande successo. Dal 1512 iniziarono ad effettuare anche operazioni di deposito. Erano finanziate da enti ecclesiastici o da lasciti testamentari ed erano anche un importante strumento contro l’usura.

Le banche moderne

Il primo esempio di banca moderna fu rappresentato dalla Banca d’Inghilterra fondata nel 1694.

Tale banca svolgeva sia la funzione di istituto di credito ma era allo stesso tempo banca di emissione.

Le caratteristiche delle banche moderne sono l’uso della banconota e il sistematico credito a favore di privati.

 

Il Settore Manifatturiero

Se guardiamo la distribuzione della popolazione per professione possiamo notare una struttura simile a quella della domanda.

Politica Economica Del Settore

Fino alla fine del XIII sec. il settore commerciale era molto più importante del settore manifatturiero che vide però, a partire da tale periodo, una forte ascesa determinata anche da un maggiore interesse dimostrato dalle attività pubbliche.

Le politiche effettuate dalle autorità pubbliche volte a favorire tale settore prevedevano :

  • una regolazione a vantaggio dell’immigrazione soprattutto di maestri bottegai che attraverso le loro conoscenze davano un forte impulso al settore.
  • una regolazione delle barriere doganali in particolare sfavorendo le importazioni e favorendo le esportazioni di prodotti legati al settore manifatturiero al fine di dare aiuto al proprio mercato interno.
  • favorire l’ingresso di capitali esteri e materie prime, sempre agendo sulle tasse doganali.

Tale periodo che vede quindi l’utilizzo di tali politiche prende il nome di mercantilismo (‘600)

Controllo della Produzione

Tale controllo poteva essere svolto dal governo, come abbiamo visto, o dalle corporazioni.

Corporazioni o Arti o Gilde

Tali associazioni erano caratteristiche delle città e riguardavano l’artigianato l’industria ed il commercio (Arte di Calimala)

Svolgevano una fondamentale e rigidissima funzione decisionale che riguardava tutti i passaggi del processo produttivo come ad esempio :

  • Orario di lavoro
  • Tipologia dei prodotti
  • Standard qualitativo
  • Numero apprendisti
  • Durata dell’apprendistato
  • Ecc.

Erano fonte di una forte gerarchia che andava dal maestro artigiano all’apprendista.

I maestri aderivano alle corporazioni proprio al fine di limitare l’autonomia dei lavoratori e le loro eventuali rivendicazioni.

Tuttavia erano anche associazioni caratterizzate da una forte fratellanza e solidarietà, che poteva andare dalla maggiore forza nei confronti di governi o autorità pubbliche a cui potevano richiedere una migliore politica economica agli aiuti per le vedove degli iscritti.

Le Arti Maggiori Fiorentine

Oltre a 14 arti minori vi erano le arti maggiori considerate le più importanti :

  • giudici e notai
  • cambio
  • lana
  • seta
  • calimala
  • medici e speziali
  • vasai e pellicciai

Le arti spesso raccoglievano anche funzioni politico istituzionali. Ad esempio erano scelti fra i maggiori esponenti delle arti i priori fiorentini, che svolgevano anche un importante peso politico.

Produzione

Possiamo analizzare le principali differenze fra la produzione in bottega e quella nella fabbrica moderna:

  • differenze si notano nell’organizzazione del lavoro in quanto l’artigiano lavorava senza turni precisi ,cosa che avviene normalmente in fabbrica.
  • importante è che l’artigiano lavorava su richiesta mentre la fabbrica ha un ciclo di produzione continuo e di lavorazione.

Proprio questa ultima differenza oltre alla maggiore economicità della produzione in fabbrica detteranno soprattutto con l’aumento dell’offerta e quindi con la maggiore competitività la progressiva scomparsa delle botteghe troppo poco flessibili (anche per colpa delle arti) per adattarsi ai cambiamenti del mercato.

Industria Domestica

Tale modalità di produzione si sviluppò a partire dal XV sec

Con l’industria domestica il mercante forniva ai contadini le materie prime da lavorare. I contadini direttamente nelle loro case dedicavano parte del tempo a loro disposizione per lavorare tali prodotti generalmente con mezzi propri che poi consegnavano una volta ultimati al mercante.

Tale sistema era essenzialmente utilizzato nel settore tessile.

DRAPRIERS (?????????????????????????????????????????????)

Settore Tessile

Fasi Della Lavorazione Della Lana
– Pulitura della materia prima
– Filatura
– Tessitura
– Follatura : schiacciamento dei panni di lana affinché ottenessero maggiore compattezza
– Cardatura : eliminava i pilucchi formati durante la lavorazione
– Tintura

Innovazioni Tecnologiche Nel Settore Tessile
– Telaio verticale (Fiandre XI sec.)
– Ruota per filare (fine XIII sec)
– Uso del mulino (XIII sec) : permetteva lo sfruttamento dell’energia idrica. Era utile soprattutto nella fase della follatura
– Uso mulino a vento (XII – XIII)

Centri Tessili Lana
Le più importanti aree di produzione tessile erano l’area nord Europea (area fiamminga) e l’Italia centro settentrionale.
Come già detto i pannilani fiamminghi semilavorati venivano importati dai mercanti fiorentini che formavano l’arte di Calimala, i quali dopo averli rifiniti e tinti li esportavano in tutta Europa conseguendo notevoli profitti. Dal ‘300 sempre Firenze cominciò anche a importare lana grezza da Inghilterra, Spagna, Italia del sud e Nord Africa e a svolgere tutto il processo produttivo.

Cotone
Tale produzione si sviluppò anche in Italia settentrionale a partire dal XII sec, ma i principali produttori rimasero i paesi del Medio Oriente, Siria in testa, da cui veniva importato quasi sempre il prodotto finito che arrivava in Italia tramite Genova.
La produzione del cotone era tuttavia marginale rispetto a quella di lana e seta.

Seta In Italia
Le prime produzioni di seta in territorio italiano si svilupparono nella città di Lucca nel XIII sec per poi espandersi in altre città fra cui le principali Firenze, Bologna, Venezia e Genova. Tale espansione si verificò proprio grazie all’emigrazione dei maestri della seta lucchesi. Data la complicatezza del processo di lavorazione della lana tale settore era prevalentemente effettuato nelle città poiché era molto difficile realizzarlo attraverso l’industria domestica.
Si sviluppò principalmente nel XV secolo e fino al secolo seguente l’Italia rimase la dominatrice indiscussa di tale settore per poi subire lentamente la concorrenza di Francia ed Inghilterra.

Un caso particolare fu rappresentato dalla città di Bologna che nel XVII secolo rappresentava un’avanguardia assoluta in campo tecnologico per la lavorazione della seta. Tale città aveva infatti sviluppato un complesso sistema per l’utilizzo dell’energia idrica fornita dai mulini ad acqua grazie al quale forniva ottimi filati in rapporto di qualità prezzo.

L’industria Capitalistica
Erano industrie di grandi dimensioni spesso annesse ad orfanotrofi, ospizi o ricoveri che garantivano manodopera in quantità e a costi esigui.

Caratteristiche:
– concentrazione delle materie prime e del prodotto finito in un unico ente
– processo produttivo in un unico luogo
– alto numero di persone impiegate
– fasi della lavorazione coordinate in modo costante e sistematico

Esempi illustri di tali industrie furono rappresentati da:

– Le Industrie di ?????? in Spagna.
– L’arsenale veneziano per la costruzione delle navi (nel 1570 furono in grado di costruire 100 navi in un mese necessarie per combattere la battaglia contro i Turchi che avevano attaccato Cipro)

Miglioramenti Tecnici e Altri Settori Produttivi

Stampa a caratteri mobili
Fu inventata nel 1445 da Gutenberg nella Germania centrale ma si diffuse molto velocemente.
Tale invenzione comportò:
– La possibilità di copiare velocemente testi scritti senza dover ricorrere alla copiatura a mano
– Stimolò la nascita di imprese innovative
– Un maggiore accesso all’informazione a costi minori e quindi un generalizzato aumento della diffusione di dati ed informazioni

Questo ultimo punto comporta importanti conseguenze anche in campo economico poiché una migliore circolazione di dati ed informazioni comporta una maggiore integrazione nei mercanti.

Invenzioni Legate Al Settore Minerario
Nell’attività estrattiva importanti evoluzioni furono comportate da:
– Invenzione della Polvere da sparo che comparì in Europa a partire dal XVI sec e fu importante soprattutto in campo bellico
– Nuovi Sistemi di pompaggio
– Nuovi sistemi di Ventilazione
– Uso dei Binari

Un altro settore che si sviluppò molto a partire dall’età moderna fu la metallurgia che favorì anche l’industria meccanica

Edilizia
Si può effettuare una distinzione fra :

– Edilizia ordinaria: tale settore ebbe ovviamente una notevole espansione con la rinascita delle città in cui avvenivano opere sia di costruzione ex novo sia di rinnovo di vecchi edifici.
– Monumentale
– Pubblica : palazzi comunali
– Militare : mura, castelli e fortificazioni
– Religiosa : chiese, cattedrali, monasteri

I Palazzi comunali svolgevano ovviamente un’importante funzione politica come sede del governo, ma erano anche il simbolo dell’indipendenza delle città nei confronti del potere di origine feudale.
Grandi opere come queste sviluppavano anche un forte indotto per quanto riguarda ad esempio la produzione di legno, vetro, ecc. Erano prevalentemente finanziati con imposte e tasse.

Le Mura cittadine erano una fondamentale opera edile sia per quanto riguarda la protezione che esse offrivano alla città sia da un punto di vista economico-fiscale poiché il passaggio dalle porte della città comportava spesso il pagamento di tasse o gabelle sia per l’entrata di persone che soprattutto per quello delle merci. Inoltre erano anche il simbolo della distinzione fra la città e la circostante area rurale.

I monumenti religiosi erano opere di imponenti dimensioni per cui spesso si ricorreva a tecnologie all’avanguardia e perciò vi era un frequente movimento di manodopera specializzata. Tali opere sviluppavano poi un forte indotto.
Tali opere erano finanziate da fondi ecclesiastici o da altri contributi come lasciti testamentari di mercanti, che spesso temevano il giudizio divino sul loro operato.

Come detto le grandi opere erano spesso fonte di promozione per l’economia di una città oppure per favorire generalmente l’economia come il ponte del diavolo nel San Gottardo, ma talvolta potevano anche rappresentare un forte ostacolo.
Esempio di questo secondo caso è stato rappresentato dalla cattedrale di Beauvais che invece di favorire l’economia drenò troppi fondi e paralizzò quindi il suo sviluppo.

Le finalità a cui le grandi opere potevano mirare erano molteplici
Mura cittadine > protezione e funzione economico-fiscale
Palazzi pubblici > funzione politica e simbolica
Opere religiose > gloria ultraterrena e benevolenza

Edilizia Privata
A fine ‘300 inizio ‘400 nel periodo della rinascita delle città vi fu un conseguente boom nel settore dell’edilizia privata con costruzione di locali nuovi e ristrutturazione o rinnovo di edifici già presenti. Data l’importanza dell’edilizia l’Amministrazione Pubblica si occupò spesso della legislazione e delle normative del settore a favore di uno sviluppo ordinato e soprattutto al fine di garantire una igiene pubblica sufficiente; ad esempio regolò la distanza fra gli edifici o la tipologia degli stessi.

Manodopera
La percentuale impiegata direttamente nel settore edile non è molto elevata ma lo diventa se si aggiunge anche tutte le attività (falegnamerie -sia come impalcature che come materiale da costruzione- vetrerie, ecc.) ad esso collegate. In tale settore oltre alla manodopera normale si creò una elite di specializzati (maestranze??) che si spostavano in base a dove era richiesta la loro presenza per costruzioni particolarmente all’avanguardia o innovative soprattutto infatti nel campo dell’edilizia monumentale. La manodopera del settore edile poteva ricoprire vari ruoli dal muratore al carpentiere al fabbro ecc.

 

  • Riassunto Paese Per Paese

Italia ( intesa come entità geografica e non politica )
Per tutto il Medio Evo il polo guida fu l’area centro settentrionale.
Il personaggio caratterizzante di tale sviluppo fu il mercante che attraverso il suo operato favorì gli scambi e ridonò dinamicità al sistema.
Lo sviluppo italiano non interessò solamente il settore del commercio ma anche quello finanziario che come abbiamo visto è comunque strettamente collegato al commercio. Tale sviluppò è sottolineato dalla diffusione sul territorio del centro nord italiano di strumenti come la lettera di cambio, gli assegni, e lo stesso uso della contabilità.

Le prime città che intrapresero una via di sviluppo economico furono le città marinare favorite appunto dalla vicinanza alla via di comunicazione largamente più usata ed importante. Le due città più importanti appartenenti a questa categoria sono Genova e Venezia che mantennero a lungo un ruolo centrale nell’economia europea. Tali città furono di fondamentale importanza per quanto riguarda i collegamenti con il bacino del Mediterraneo ed in particolare Genova nell’area più occidentale e Venezia nell’area orientale.

Un altro fattore cha favorì lo sviluppo di alcune città fu la vicinanza a vie di comunicazione terrestri ed in particolare lungo la più importante la via franchigena due esempi sono la città di Siena e di Asti. In particolare per quanto riguarda Siena assunse un ruolo fondamentale nel 1200 nel settore finanziario.

Firenze vide invece l’inizio del suo sviluppo fra la fine del 1200 e l’inizio del 1300 che portò la città ad essere un’avanguardia economica. I settori più importanti in cui Firenze operava erano il commercio della lana inizialmente e successivamente la produzione della stessa e particolarmente importante era anche il ruolo che i mercanti banchieri fiorentini assunsero nell’economia Europea con una fitta rete di filiali all’estero compreso l’Oriente.

Il Meridione d’Italia fu l’area più sviluppata all’inizio dell’età medioevale grazie soprattutto alla sua posizione centrale nel Mediterraneo che gli permetteva di intrattenere rapporti con il mondo islamico bizantino in un periodo in cui il centro nord era in difficoltà per le numerose invasioni barbariche.
Successivamente questo ruolo fu perduto per una serie di eventi, quali:
– le invasioni dei Normanni, degli Svevi e degli Angioini
– l’avversità dei governanti allo sviluppo delle città, che ,come visto, furono il fattore di spinta dello sviluppo del centro-nord
– la volontà dei governanti di favorire le esportazioni, ma attraverso l’intervento dei mercanti del centro-nord.

L’area dell’Italia meridionale risultò quindi alla lunga poco sviluppata e con le reti commerciali in mano ai mercanti del centro-nord.
Già a partire dal 1100 il Sud aveva già perso la propria supremazia ed era destinato ad un irreversibile declino.
La bilancia commerciale di tale area vedeva infatti una forte importazione di prodotti finiti provenienti in special modo dalle aree sviluppate del centro nord contro un’esportazione esigua di prodotti grezzi e materie prime.

Firenze
Come abbiamo detto invece un ruolo fondamentale nello sviluppo del centro-nord fu svolto dai mercanti banchieri.
A Firenze tali figure raggiunsero il massimo splendore interessandosi a varie attività dal commercio internazionale al commercio locale alla gestione degli appalti di riscossione dei tributi per conto di re o del Papa che come detto offrivano queste opportunità a garanzia di crediti vantati dai mercanti banchieri in seguito a prestiti a loro effettuati. Oltre a queste attività potevano talvolta affiancare anche attività produttive tramite la proprietà di botteghe dell’arte della lana ecc.

Nella prima metà del ‘300 le compagnie fiorentine raggiunsero dimensioni imponenti per gli standard dell’epoca e una diffusione e un raggio di azione molto ampi.
Le famiglie più in vista furono quelle dei Bardi e dei Peruzzi.
Tale sistema entrò però in crisi nel 1340 circa per la concomitanza di una serie di eventi:
– l’eccessiva esposizione nei rapporti con il Re d’Inghilterra con cui vantavano numerosi crediti
– la difficoltà interna di Firenze per la fallita conquista della città di Lucca
– un clima di tensione fra Firenze e Napoli

Questa serie di eventi portò i clienti depositanti a richiedere in massa il denaro da loro versato ma come detto solo una parte del denaro dato in deposito veniva tenuto disponibile mentre la gran parte veniva investito ed immobilizzato. Questa situazione portò quindi al fallimento dei mercanti banchieri.
A tal proposito influì molto anche la struttura societaria dei Bardi e dei Peruzzi che comportava la responsabilità solidale e illimitata di ogni loro filiale e quindi le difficoltà delle filiali estere in particolare come detto quella di Londra portavano effetti negativi a catena su tutte le altre.

Nonostante comunque la grande crisi che investì Firenze le conseguenze di tali fallimenti furono minime a livello europeo, a dimostrazione della scarsa integrazione fra i diversi mercati.
Ad incrementare il periodo negativo va anche ricordato che proprio quelli furono gli anni della peste nera (1348)
Comunque anche Firenze riuscì successivamente a riprendersi.

Altri operatori fiorentini di grande fama furono:

– Francesco di Marco Datini: fondamentale come detto anche per l’imponente quantità di fonti lasciate
– I Medici: oltre al fondamentale ruolo politico rivestirono anche un importante ruolo economico .

La struttura organizzativa di Datini e dei Medici era però diversa da quella dei Bardi e dei Peruzzi poiché ogni filiale in mano ai Medici e a Datini era comunque indipendente dalla casa madre come responsabilità scongiurando quindi quell’effetto di ripercussione negativa visto in precedenza.

Genova
La città di Genova riuscì a stabilire una fitta rete di rotte commerciali per tutto il Mediterraneo e a partire dal 1200 come detto riuscì anche a instaurare un collegamento frequente con le Fiandre passando per lo stretto di Gibilterra e navigando nell’Oceano Pacifico.
Importante a Genova da un punto di vista finanziario fu come detto il Banco di S. Giorgio (23 aprile 1407)  un banco pubblico che vide un’iniziale fase di decadenza seguita da una ripresa.
Le attività dei banchieri genovesi fu estesa in tutte le principali piazze europee e divenne nel corso del ‘500 dominante. Un altro importante fattore dello sviluppo genovese fu il rapporto privilegiato a partire dalla fine del ‘500 inizio ‘600 con i sovrani spagnoli che in quel periodo gestivano le merci in arrivo dal loro impero coloniale in particolare dal territorio americano da cui provenivano metalli preziosi ed in particolare grandi quantità di argento.

Venezia
Venezia rappresentò un fondamentale porto nell’Adriatico con collegamenti con tutto il Mediterraneo e l’Oriente sia inteso come Medio Oriente che fino all’Asia più lontana con cui aveva contatti attraverso degli intermediari arabi.
Inoltre rappresentava lo sbocco al mare per quanto riguarda l’area germanica che era un’importante realtà sia in termini di popolazione che per l’estrazione di argento.
Venezia diventò quindi un importante centro commerciale e finanziario per quanto riguarda l’area dell’Europa centrale, l’Italia, il bacino del Mediterraneo e il mondo orientale.

L’apertura di nuove rotte commerciali conseguente alla scoperta dell’America risultò negativa per l’Italia poiché perse l’importante ruolo di centralità che in modo evidente aveva contribuito al suo sviluppo. Questo causò sia una perdita di importanza da un punto di vista commerciale sia a lungo andare dal punto di vista finanziario.

Effettuando un paragone fra lo sviluppo inglese e quello italiano possiamo notare come il primo sia sempre stato determinato dalla disponibilità delle risorse adatte ai vari stadi dello sviluppo economico :

  • Lana nel Medioevo
  • Ferro e carbone nella rivoluzione industriale
  •  Petrolio (mare del Nord)  nel XXI sec.

Mentre l’Italia non ha mai avuto disponibilità diretta delle materie prime necessarie ed infatti si è maggiormente distinta nelle attività di intermediazione finanziaria o commerciale e di rifinitura dei prodotti semi-lavorati.

Paesi Bassi Meridionali o Fiandre (Attuale Belgio)
Fecero parte del Sacro Romano Impero e ne sentirono sempre l’influenza, nonostante i numerosi aspetti di indipendenza ottenuti col tempo. Erano ottimi produttori di lana di buona qualità. Tale settore era spinto anche dalla vicinanza con l’Inghilterra, dalla quale proveniva la materia prima. Anche per questo l’economia delle Fiandre era abbastanza integrata con l’economia inglese. L’Inghilterra forniva le materie prime mentre le Fiandre svolgevano principalmente attività finanziarie e commerciali.
A livello di città più importanti dell’area si succedettero:
– Bruges : (nord-ovest di Bruxelles) vide il periodo di maggiore sviluppo fra il ‘300 e il ‘400
– Anversa : (nord di Bruxelles) soppiantò Bruges da metà ‘400 e mantenne un ruolo dominante

                  anche nel ‘500 diventando un importante snodo commerciale dei prodotti provenienti

                  dall’America che la Spagna poco evoluta non riusciva a gestire autonomamente.
Nel ‘400 tale area accrebbe la propria importanza in seguito alla produzione di tessuti più leggeri rispetto a quelli italiani ma di ottima qualità: i New Drapery.

Paesi Bassi Settentrionali (Attuale Olanda)
Ebbero uno sviluppo successivo rispetto ai Paesi Bassi meridionali. Essenzialmente vivevano di agricoltura in particolare intensiva.
Grazie alla vicinanza al mare favorirono lo sviluppo di una marina militare e commerciale efficiente anche se comunque il loro commercio rimase limitato al Mare del Nord  e al Mar Baltico. Tale condizione portò anche i mercanti di questa area ad entrare in conflitto con la Lega anseatica che raccoglieva prevalentemente città della Germania settentrionale. Tale area assunse però un ruolo dominante nel panorama mondiale nel corso del ‘600 e del ‘700.

Germania
L’area germanica è sicuramente da ricordare per la nascita della Lega Anseatica, che riuniva principalmente città della Germania settentrionale insieme ad altre città del Nord Europa al fine di aumentare la propria forza contrattuale e ottenere migliori trattamenti economici e privilegi commerciali all’estero.

Tale area risulta poi importante per le ricche e numerose miniere di argento e di altri metalli preziosi, che risultarono fondamentali in periodi di scarsezza di tali prodotti anche come materie prime per coniare moneta.

Attorno al 1500 vi fu una chiara crisi delle città della Germania settentrionale che vennero soppiantate da quelle dell’area centro sud.
Acquisirono infatti molta importanza le città di Norimberga e Aquisgrana e la figura del mercante banchiere. Tale area sarà infatti protagonista del finanziamento dell’impero spagnolo.

Inghilterra
La fondamentale risorsa si cui si basava l’economia inglese era la lana, che veniva esportata per soddisfare il fabbisogno delle aree fiamminghe e di altre aree europee.
Nel 1450 circa l’esportazione della lana viene sorpassata per quantità dall’esportazione di pannilani il che evidenzia lo sviluppo di un settore secondario che si occupa della trasformazione e il conseguente sviluppo della figura del mercante.

L’Inghilterra è sempre stata molto legata all’area dei paesi bassi meridionali dalle cui città (Bruges prima e Anversa poi) passavano la quasi totalità delle sue esportazioni.

Francia
L’area francese è sicuramente famosa per le fiere di Campagne.
Anche dopo la decadenza di queste rimase comunque un’area di fondamentale importanza per il passaggio delle merci per via terrestre dal sud al nord Europa e viceversa.

Spagna e Portogallo
Queste aree sono sempre state piuttosto arretrate rispetto al resto del continente, ma riuscivano comunque a trarre un discreto vantaggio dalla loro posizione strategica a metà fra il mondo atlantico e mediterraneo.

Occidente e Oriente

Il contatto fra questi due mondi, inizialmente totalmente indipendenti e autonomi, iniziò a partire dal XIII secolo con un lungo processo di scambi sempre più frequenti.

Fra Europa e Asia vi erano già da lungo tempo contatti (ai tempi di Carlo Magno), ma a causa di numerose invasioni barbariche vennero pian piano interrotti.

A separazione fra l’Oriente e l’Occidente vi era il mondo arabo che nonostante svolgesse un fondamentale compito di intermediazione (come visto) negava di fatto un contatto diretto fra queste due realtà.

I Mongoli e la Cina

I Mongoli erano una popolazione nomade dell’Asia centrale.

Gengis Khan (1167 – 1227) allargò notevolmente i confini dell’impero mongolo sia verso ovest che verso est. Il successore Ogodai Khan (1227 – 1241) incrementò ancora tale allargamento.

Nel 1241 vi fu la maggiore avanzata mongola verso occidente con la conquista della Polonia, ma con la morte di Ogodai Khan tale avanzata venne interrotta.

Nel 1279 fu completata la conquista della Cina che aprì un periodo di dominazione mongola durato un secolo, in cui i mongoli cambiarono anche le loro caratteristiche avvicinandosi ad essere popolazioni sedentarie e assorbendo parte del sapere e della cultura cinese.

Tale secolo perdurò dal 1279 al 1368 con la Dinastia Yuan che fu seguita dalla dinastia di origini cinesi Ming (1368 – 1644)

Nel secolo della dinastia Yuan i mongoli possedevano territori che andavano dall’estremo Oriente compresa tutta la Russia e la Corea fino all’Europa orientale.

Tale regno era diviso in Khanati (regni) che erano comunque in mano a parenti e in pace fra loro.

Tale situazione passa infatti sotto il nome di Pax Mongola per la tranquillità e la stabilità che la contraddistingue. Tale ambiente favorì conseguentemente il commercio e gli scambi poiché seppur rischiosi i viaggi dall’Europa all’estremo Oriente erano comunque meno pericolosi e il mancato passaggio da numerose frontiere non aggiungeva alla merce costi per pedaggi ecc.

Le rotte principali che venivano seguite per arrivare in Cina erano :

Terrestre 1

Dal mediterraneo orientale o dal Mar nero proseguire verso oriente passando sopra il Mar Caspio per poi attraversare tutta l’Asia

Terrestre 2

Dal mediterraneo orientale o dal Mar nero proseguire verso oriente passando sotto il Mar Caspio per poi attraversare tutta l’Asia

Marittima 1

Passando dal Mar Rosso (o attraversando per via terrestre la penisola arabica) arrivare nel Golfo Persico e proseguire fino in Cina.

Le categorie di persone che tentavano tali viaggi erano generalmente:

  • Mercanti
  • Missionari religiosi

Durante il XIII secolo si ha testimonianze seppur poche di mercanti o missionari che hanno compiuto la traversata fra cui nel 1261 Marco Polo.

Il libro che descriveva il viaggio di Polo, “Il Milione” si diffuse rapidamente in Europa e si può considerare Polo come il rappresentante simbolo del periodo della Pax Mongola.

  • Francesco Balducci Pegolotti scrisse una pratica di mercatura che descriveva minuziosamente e dettagliatamente i passaggi e le operazioni da compiere per intraprendere un viaggio fino all’Asia orientale.
  • Jean de Mandeville scrisse invece un racconto fantastico totalmente inventato sul suo viaggio in Oriente (Libro sulle meraviglie del mondo), esempio d’ignoranza degli occidentali verso quel mondo e viceversa.

Il secolo di dominazione Yuan si concluse come detto in seguito a numerose rivolte della popolazione cinese a favore della dinastia Ming.

Tale dinastia fu molto meno favorevole ai contatti con l’esterno tanto che operò anche alcune espulsioni di stranieri dal suo territorio.

Solo un altro personaggio Tamerlano (1336 – 1405) tentò di riformare un grande impero mongolo ma fallì.

Già dagli ultimi decenni del ‘300 i rapporti diretti fra Occidente e Oriente si esaurirono.

Alla caduta della dinastia Yuan si sommarono anche:

  • l’espansione dell’impero turco, che formò un cuscinetto fra le due realtà
  • la minore importanza delle colonie genovesi e veneziane nel mediterraneo, i punti di partenza per le traversate verso Oriente.

I contatti furono ristabiliti solo a partire dal XVI secolo dal Portogallo anche se in modo molto lento.

Vele e Cannoni

Fino al XIV secolo in Europa vi erano due mondi nautici distinti :

  • Il Mediterraneo
  • I Mari settentrionali

La marina Mediterranea usava spesso navi lunghe a remi (principalmente) o con vele triangolari (latine)

La nave più rappresentativa di tale area era la Galea che aveva le seguenti caratteristiche:

  • utilizzava sia remi che vele
  • molto manovrabile
  • i rematori in caso di battaglia potevano essere utilizzati come combattenti

Nei Mari settentrionali si ricorreva invece solitamente a navi con vele di forme quadrate e con una chiglia più alta al fine di fronteggiare meglio le alte onde oceaniche.

Comunque lungo tutto questo periodo le due culture nautiche erano totalmente separate tanto più che solo nel ‘200 alcuni navi Genovesi riuscirono (come detto) ad arrivare nelle Fiandre.

Dal XIV secolo le due culture si avvicinarono a poco a poco. Terreno di tale incontro fu la penisola iberica proprio per la sua posizione geografica intermedia.

Una nave frutto di tale incontro fu la caravella :

  • Utilizzava vele quadrate e triangolari
  • Aveva una superficie velica consistente
  • Molto maneggevole
  • Non era enorme ma poteva contenere molte provviste.

La caravella fu usata come nave da scoperta.

Successivamente con la creazione di rotte commerciali fisse le caravelle furono sostituite dalla caracca :

  • più lenta rispetto alle caravelle
  • più capiente

il simbolo del dominio dell’Europa sulle rotte mondiali fu il Galeone

  • adatta a viaggi lunghi
  • pesantemente armata

Fluyt Olandese era una nave molto affilata, veloce e manovabrile ed era il simbolo della supremazia olandese sui mari. Era una nave che necessitava di poco equipaggio ed era molto capiente.

Spagna

La corona spagnola inizialmente non dava il permesso a stranieri di effettuare commerci con l’America, in seguito invece si, previa concessione della stessa.

La politica coloniale spagnola fu molto diversa da quella portoghese. Infatti la Spagna tentò di conquistare i territori, senza limitarsi alle coste.

La corona spagnola in cambio di una parte del ricavato concedeva ad alcuni nobili emigrati in quei territori non solo il diritto a sfruttare i terreni, ma anche quello di imporsi sulle popolazioni indigene. Questi diritti, benché ideati al fine di evangelizzare gli abitanti del nuovo continente, ebbero in molti casi risvolti molto negativi su di essi, spesso maltrattati e schiavizzati in virtù proprio di tale diritto. Addirittura anche tra gli spagnoli nacquero associazioni atte a difendere gli indigeni da questo tipo di soprusi.

L’ambito commerciale della Spagna con l’America, ed in seguito anche quello giurisdizionale ed istituzionale, venne regolato a partire dal 1503 dalla “casa de contratacion” a Siviglia. Questo ci aiuta molto dal punto di vista delle fonti perché esse si trovano così raccolte in un unico luogo, Siviglia stessa. Questa città vide questo come periodo di fioritura, dovuto proprio al suo acquisito ruolo di centralità e potere. La sua popolazione aumentò, così come anche la sua fama e i suoi commerci. Il suo porto fluviale era uno dei due porti dai quali la corona spagnola permetteva di effettuare viaggi commerciali( l’altro era quello di Cadice). I porti americani erano invece tre:

  • Nombre de dios, a Panama
  • Cartagena in sud america
  • Vera cruz

Le importazioni dall’America erano per lo più

  • Coloranti
  • Tabacco, cacao, zucchero
  • Metalli preziosi, quelli di gran lunga più esportati

L’oro e l’argento erano richiestissimi in quegli anni, soprattutto per la coniazione di nuove monete capaci di soddisfare la crescente corrente commerciale.

Dopo un certo periodo (1520-1530) l’argento cominciò a superare l’oro in quanto a kg importati, non però in quanto a valore delle importazioni (prezzo x quantità), dal momento che quello dell’argento era un valore 10 volte inferiore  all’oro

Dalla 2° metà del 500 addirittura l’argento superò l’oro anche in questo ultimo ambito, grazie alla scoperta di due importanti miniere in america

Potosi nell’attuale Colombia

Zacatecas in Messico

L’importazione dell’argento avveniva grazie a due navi che nell’estate di ogni anno cominciavano il loro viaggio a partire dal porto di San lucar a Siviglia: i galeones e la flota.

I galeones portavano al porto di Vera Cruz i prodotti esportati dalla madrepatria, per poi passare l’inverno a Cartagena in sud america.

La flota prendeva l’argento da vera cruz e salpava in direzione di cuba. Questa parte di commercio era la più semplice perché percorrere l’altipiano del Messico era relativamente facile.

Più difficoltoso era portare l’argento dalla cava di Potosi alla costa dell’Oceano Pacifico. Questo avveniva sul dorso dei muli, che trasportavano l’argento fino ad Arica, sulla costa appunto del Pacifico. Da la veniva trasportato fino a panama. Da panama esso veniva poi portato a vera cruz, sempre sul dorso dei muli, in maniera tale da essere caricato sui galeones a vera cruz, dall’altra parte dell’istmo rispetto a panama. A questo punto i galeones potevano cominciare il loro viaggio verso cuba, da dove insieme alla flota facevano ritorno a casa..il 25per cento dei proventi andava alla corona spagnola, il restante alle popolazioni locali..

Ci fu un problema in Europa e soprattutto in Spagna che alcuni, come ad esempio Hamilton, studioso del ‘900, attribuiscono a questa imponente importazione di argento: la cosiddetta rivoluzione dei prezzi.

Il Declino della Spagna

·  Filippo Il, re di Spagna, dedicò la potenza e le immense ricchezze del suo paese alla difesa del cattolicesimo e all’affermazione della superiorità della Spagna su tutta l’Europa.

·  Egli intraprese, senza successo, una lunga guerra contro i Paesi Bassi protestanti. Cercò di sottomettere l’Inghilterra protestante di Elisabetta I, ma la sua flotta (l’Invincibile Annata) subì una pesantissima sconfitta.

·  Spinto dal suo fanatismo religioso, cacciò dal paese tutti gli ebrei e i moriscos, che rappresentavano i gruppi sociali più intraprendenti.Questa politica determinò duramente l’economia spagnola.

·  Aumentato il peso delle tasse, le ricchezze delle colonie furono dilapidate per le spese militari, la maggior parte delle risorse umane furono impiegate nell’esercito, invece che nell’agricoltura e nelle attività manifatturiere.

·  Alla morte di Enrico VIII d’Inghilterra, dopo il breve regno dell’impopolare regina cattolica Maria I Tudor, salì al trono la protestante Elisabetta I. Durante il suo governo (il 558-1603), l’Inghilterra conobbe un periodo di splendore: la Chiesa anglicana si affermò definitivamente; si sviluppò la manifattura tessile; si estese il commercio marittimo, difeso e sostenuto dalla Royal Navy (la marina da guerra); la cultura trovò il suo massimo rappresentante nello scrittore di teatro William Shakespeare.

·  La Francia della fine del Cinquecento fu travagliata dalle guerre tra i cattolici e i protestanti (ugonotti). Il re Enrico IV di Borbone pose fine alle guerre di religione. Convertitosi lui stesso al cattolicesimo, con l’editto di Nantes del 1598 concesse ai protestanti la libertà di culto.

·  Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento le province protestanti dei Paesi Bassi, che comprendevano ricche ed evolute città mercantili, si ribellarono al pesante dominio della Spagna di Filippo II Sotto la guida del nobile Guglielmo d’Orange, le province ribelli ottennero l’indipendenza, costituendo nel 1609 il nuovo Stato dell’Olanda.

L’oro americano fa aumentare i prezzi
L’arrivo in Spagna dei metalli preziosi provenienti dalle colonie americane non fu solo un vantaggio. AI contrario, creò difficoltà, squilibri e problemi nell’economia della Spagna e, di rimbalzo, in tutta Europa. Infatti l’oro e l’argento venivano usati soprattutto come denaro. La Spagna li riceveva, li trasformava in moneta e li spendeva. La quantità di moneta disponibile aumentò enormemente. Ma la quantità di merci da comprare: bestiame, terre, vestiti, armi aumentò anch’essa? La risposta è no: la quantità di merci non aumentò, semmai diminuì; la Spagna, che improvvisamente si trovò a disporre di tanto oro e argento, pensò più ad acquistare merci all’estero che non a produrre. Vediamo allora che cosa avviene se, da un lato, aumenta la massa di denaro che circola in un paese e, dall’altro, le merci disponibili non aumentano affatto. Accadrà semplicemente che in cambio di quelle merci si darà molto denaro, molto più di prima: in altre parole, i prezzi aumenteranno. Inoltre, si cercherà di comprare in altri paesi le merci che mancano: aumenteranno perciò le importazioni. Questo è quanto avvenne nella Spagna del Cinquecento con l’arrivo dell’oro americano: i prezzi aumentarono e l’economia spagnola peggiorò, diventò meno capace e meno produttiva. Altri paesi, come l’Italia o la Francia, produssero le merci per la Spagna. Delle difficoltà e della scarsa produzione dell’economia spagnola approfittarono quindi altre nazioni, che poterono sviluppare le loro economie. Leggiamo le parole di uno scrittore del tempo: «il male è venuto dall’abbondanza di oro, argento e monete […1. Sì pensa che il denaro è quello che assicura il mantenimento, ma non è così. Le terre lavorate di generazione in generazione, le greggi, la pesca, ecco quello che garantisce la sopravvivenza delle città e delle repubbliche. Invece l’agricoltore ha trascurato l’aratro, il mercante ha scambiato il banco con la sella del cavaliere, gli artigiani hanno sdegnato i loro strumenti».Il caso della Spagna del Cinquecento può oggi essere confrontato con quello di alcuni paesi produttori di petrolio. Essi realizzano enormi guadagni quando i paesi industrializzati lo richiedono in grandi quantitativi. Ma, se non utilizzano tali ricchezze per rafforzare le proprie economie, quando le vendite calano si trovano in difficoltà.

 

La produzione spagnola

Vi furono dei tentativi al fine di sviluppare un’industria laniera, ma questi furono fallimentari per la mancanza di manodopera specializzata e per le scarse doti di iniziativa da parte della classe imprenditoriale spagnola.

Altre industrie :

  • Seta
  • Armi
  • Costruzioni navali

L’allevamento e il ruolo della Mesta :

La Mesta era una compagnia che riuniva tutti i maggiori proprietari terrieri che destinavano i loro terreni all’allevamento

Vi era poi la presenza di attività legate all’esportazione di minerali quali il rame, il ferro e il mercurio.

L’agricoltura era ad un livello organizzativo e tecnico primitivo. I terreni venivano spesso destinati all’allevamento a scapito proprio dell’agricoltura. Proprio a causa dell’arretratezza di questo settore vi fu una forte emigrazione verso il nuovo mondo da parte di manodopera per l’agricoltura che in patria non trovava opportunità di lavoro.

Il Contrabbando

La produzione spagnola che come abbiamo visto era molto limitata e arretrata non riusciva a soddisfare la crescente domanda delle colonie. (1545 termine 6 anni).

Per colmare tale vuoto fra la domanda e l’offerta si ricorreva principalmente ai mercati stranieri

Inoltre vi era un diffuso fenomeno di contrabbando.

Ciò rappresentava sì un vantaggio per le colonie, ma era anche un chiaro segnale della decadenza spagnola.

La Visione dei Contemporanei

Secondo uno scritto del 1576 dell’ambasciatore veneziano Lorenzo Paioli le cause della decadenza spagnola erano riconducibili a:

  • il problema dell’inflazione crescente
  • l’emigrazione
  • la mancanza di manodopera

Questo ultimo punto può essere fondamentalmente spiegato dal fenomeno di emigrazione, dalle guerre ininterrotte in territorio spagnolo e dalla cacciata dei marrani e dei moriscos.

La mentalita’

La classe dirigente spagnola non era formata da imprenditori inclini quindi alle pratiche commerciali ma da nobili, i quali non erano assolutamente incline agli affari e al lavoro in genere e avevano un senso di disprezzo verso il commercio.

La condizione di dipendenza verso i mercati esteri per la soddisfazione della domanda interna spagnola era vista da parte di tale classe dirigente come motivo di orgoglio poiché la Spagna non aveva bisogno di produrre beni che altri avrebbero prodotto per lei.

Cause Del Declino

  • Strozzatura dell’apparato produttivo spagnolo a causa anche di corporazioni interne con atteggiamento restrittivo, che portava ad una forte domanda di prodotti e servizi esteri
  • La politica imperialista effettuata dai sovrani Filippo II e Carlo V, che comportava una diminuzione di manodopera e un forte impiego di risorse finanziarie in attività belliche.

La Rivolta Dei Paesi Bassi

Avvenne nella II° metà del ‘500 e vide dopo vari episodi l’indipendenza delle Province Unite (l’Olanda, allora Paesi Bassi settentrionale) ottenuta con la pace del 1609. La parte meridionale dei Paesi Bassi rimase invece sotto il dominio spagnolo

I prestiti dei banchieri

Erano soprattutto genovesi e tedeschi coloro che prestavano denaro alla corona spagnola avendo in garanzia l’oro e l’argento americano. Con la bancarotta dello stato spagnolo dichiarata nella prima metà del ‘500, i debiti a breve termine vennero “trasformati” in debiti a lungo termine.

1550-1640: venne definito il “secolo dei genovesi”, dati i loro ingenti profitti dovuti a prestiti bancari di questo tipo. Si calcola che essi avessero in mano annualmente il corrispettivo di Italia, Francia, Inghilterra e Spagna sommati insieme.

Dal 1640 gli ebrei portoghesi soppiantarono i tedeschi in questo campo.

Vista dall’esterno…

“in 64 anni sono giunti in Spagna 260 milioni di ducati in verghe d’oro e d’argento, dei quali 56 milioni sono rimasti in Spagna, 25 milioni sono andati invece ai genovesi come interessi sul prestito, mentre i restanti sono stati spesi per le loro guerre” (ambasciatore veneziano Vendramin:1595)

“la Spagna viene continuamente inondata di flussi d’argento dalle Indie, ma con la stessa facilità con la quale li riceve essa se ne riesce a disfare” (spagnolo anonimo)

Anche gli spagnoli dunque stavano capendo che la Spagna in quel periodo non era altro che un ponte per oro e argento tra l’America e l’Europa.

Conclusione

Le spese di guerra, la concorrenza sul mare di Olanda, Inghilterra e Francia e l’affrancarsi da parte di alcune delle sue colonie americane, rendono questo un periodo difficile per la potenza spagnola.

Il Declino dell’italia

Tempistica della crisi italiana

1494: discesa di Carlo VIII re di Francia in Italia

Melis: spostamento delle rotte commerciali verso nord in due fasi

Ehrenberg, Sapori e in parte Miskimin: la decadenza dell’Italia inizia con la crisi trecentesca.

M.Cipolla: nella seconda metà del ‘500 inizia “l’estate di S. Martino” grazie alla pace di Cateau-Cambresis (1559), che fece rifiorire l’Italia centro-settentrionale e determinò un incremento della popolazione. Ma tale incremento era difficilmente governabile, dal momento che necessitava di un’agricoltura più avanzata che garantisse il cibo per tutti.

Firenze

Nella prima metà del ‘500 vide l’emigrazione di molti dei suoi commercianti verso:

  • Andalusia (buon commercio con l’America)
  • Lisbona    ( buon commercio con l’Asia)

Tuttavia essi raramente interruppero i contatti con la madrepatria Firenze, il che permise a questa città di mantenere in parte il proprio ruolo di prestigio commerciale.

Infatti la gamma dei prodotti da lavorare si ampliò moltissimo proprio grazie a quella emigrazione

Genova

Nonostante la crisi della penisola italiana dalla metà del XVI secolo alla metà del XVII i banchieri genovesi tengono le redini della finanza europea.

In particolare molto forte è il rapporto fra questi operatori e la corona spagnola.

Il ruolo centrale che la penisola iberica rivestiva per i reali spagnoli e viceversa è evidenziato dal fatto che il 90 % dei debiti del sovrano spagnolo Filippo III erano contratti con banchieri genovesi.

L’attività dei banchieri genovesi si manifestava soprattutto nel corso delle fiere di cambio un’evoluzione delle fiere in cui si scambiavano merci, espressamente dedicate ad attività di cambio. Queste fiere non avvenivano naturalmente in territorio genovese, dove sarebbe mancata la necessità primaria del cambio di valuta, ma in aree quali Piacenza e in alcune località francesi.

Tali fiere raggiunsero il loro apice attorno al 1600, periodo in cui si determina che il volume di affari di tali fiere fosse uguale all’entrate fiscali di Spagna, Francia ed Inghilterra.

Attraverso tali fiere gli operatori genovesi riuscivano ad ottenere i fondi da prestare alla corona spagnola.

È questo un chiaro esempio di come nonostante la crisi generale dell’economia italiana vi fossero comunque alcuni elementi positivi.

Venezia

Teoricamente questa città, dal momento che come visto traeva ricchezza principalmente dal commercio asiatico, avrebbe dovuto essere la più danneggiata dalla perdita di centralità del Mediterraneo e dall’apertura di una nuova via commerciale asiatica da parte dei portoghesi.

In realtà la decadenza veneziana fu molto lenta poiché l’antica via veneziana che si serviva degli intermediari arabi non fu abbandonata se non nel lungo periodo.

Venezia rimase quindi per tutto il ‘500 un’importante intermediaria avendo come unica conseguenza presso che immediata la limitatezza della sua area di competenza soprattutto in termini relativi rispetto alla scoperta dei nuovi mercati transoceanici.

Nel XVI secolo Venezia rimane lo sbocco fondamentale dei metalli preziosi provenienti dalle aree dell’Europa centro orientale e della Germania meridionale che di tale sbocco erano prive all’interno del loro territorio.

Manifattura

Verso la fine del ‘500 vi è una leggera ripresa dell’economia italiana e la produzione di lana ritorna a livelli importanti nelle sue città principali.

Vi fu in particolare un fortissimo aumento della produzione di lana che compensò addirittura la diminuzione di produzione totale.

Il settore tessile pur perdendo sicuramente terreno rispetto ai secoli passati mantiene comunque un ruolo importante nell’economia italiana.

Vi sono poi altri settori di nicchia in cui l’economia italiana regge.

Un esempio è rappresentato dalla produzione di armi a Milano.

Le città con il rifiorire della manifattura ripresero a loro volta vigore sviluppando quindi il settore edile.

A fine del 1500 la bilancia commerciale italiana era ancora attiva.

Crisi

Un primo periodo di crisi dell’economia italiana si ebbe nella prima parte del XVI secolo ma fu superata nella seconda metà dello stesso secolo.

A partire dal 1600 l’Italia iniziò invece come affermato da alcuni studiosi la sua carriera di paese sottosviluppato.

  1. Cipolla: “l’Italia a fine Seicento aveva appena cominciato la sua carriera di paese sottosviluppato d’Europa”

Esempi di questa affermazione lo sono le città di Genova e Venezia

Genova

A partire dal XVII la città vide una crisi anche a causa dei già citati legami con la corona spagnola che non restituì interamente i prestiti effettuati e consolidò spesso debiti a breve scadenza per difficoltà economiche.

Tale situazione provocò una mancanza di liquidità nei banchieri genovesi che non riuscirono quindi a mantenere il loro ruolo predominante a livello europeo.

Venezia

Come detto nel corso del ‘500 Venezia riuscì comunque a mantenere un ruolo di rilevanza nell’ambito dei commerci asiatici. Questo venne progressivamente meno con l’arrivo in India anche da parte delle potenze Olandesi prima e degli inglesi poi.

Inoltre la già citata asse con le aree centro europee fu messa in difficoltà dalla Guerra dei Trent’Anni che si stava svolgendo in quel territorio.

Attivita’ Finanziaria e Commercio

Nel corso del ‘500 le attività finanziarie vengono privilegiate nei confronti di quelle commerciali. Tali attività vengono svolte soprattutto all’estero.

Il centro nord perde quindi progressivamente il suo ruolo di polo produttivo a vantaggio di operatori con interessi all’estero nel campo finanziario.

Da un punto di vista commerciale in seguito alla scoperta di nuove realtà commerciali che danno vita ad una possibilità di economia globale l’area di competenza italiana si restringe in termini relativi limitandosi all’area del Mediterraneo.

Nella II metà del ‘500 il mezzogiorno d’Italia diventa addirittura il maggior partner commerciale dell’Italia settentrionale. Ciò fa capire la crisi delle esportazioni italiane nei confronti degli altri paesi.

Il 1600

Nel corso del XVII secolo la popolazione italiana aumenta (tranne eccezioni rappresentate da città del nord colpite dalla peste) anche se con un tasso di crescita minore rispetto ai periodi passati.

Il dato più significativo è comunque la contrazione della popolazione urbana. Un aumento generalizzato della popolazione concomitante con una contrazione della popolazione urbana evidenzia infatti una regressione economica.

La produzione italiana in tale secolo diminuisce sensibilmente soprattutto nel settore tessile e vi è inoltre una contrazione dei commerci, come segnalano i registri doganali delle principali città italiane. Ad esempio: a Firenze in 60 anni circa il numero delle botteghe diminuisce di 2/3. A Milano il numero dei telai si dimezza.

Un’unica felice eccezione è rappresentata da Livorno la quale aumenta il proprio traffico non tanto legato alle merci e ai mercanti italiani, quanto al ruolo dominante che si crea in qualità di scalo delle navi olandesi e francesi e in generale di tutto il nord d’Europa che commerciano nel Mediterraneo.

Agricoltura

La crisi in tale settore è forse addirittura precedente rispetto a quella degli altri settori.

Si verifica infatti già a partire dalla fine del 500 mentre negli altri settori vi era un momento di ricrescita.

Nonostante infatti il fenomeno di “ritorno alla terra”, come abbiamo visto commentando i dati sulla popolazione, gli investimenti nell’agricoltura non migliorano la scarsa produttività del settore ed inoltre sono comunque capitali che vengono dirottati dagli investimenti in settori commerciali.

Produzione di Lana

Come abbiamo detto il settore tessile è quello che diminuì più sensibilmente la propria produzione.

I dati sulla produzione di lana evidenziano infatti un passaggio nel corso del solo XVII secolo da 22000 a 2000.

Produzione di Seta

La materia prima per produrre tessuti di seta veniva inizialmente importata dal vicino Oriente o dall’Italia meridionale per poi essere lavorata in centri come Firenze, Bologna, Genova ecc.

Nonostante anche questo settore fosse stato colpito dalla crisi nel corso del 1600, esso ritrovò brillantezza nel corso del secolo successivo, sebbene la concorrenza di altre potenze come la Francia fosse molto forte.

In termini assoluti la produzione di seta ritornò addirittura ai livelli del 1500 anche se in termini relativi aveva perso sicuramente importanza a livello Europeo.

Successivamente vi fu una caduta anche in termini assoluti nella produzione, fatta eccezione per il filato di seta e la coltivazione di gelso.

La produzione di gelso, concentrata soprattutto nel Sud Italia, attraversò un periodo di crisi ad inizio 1600 concomitante con la crisi nel settore di produzione della seta. Tale crisi si risolse ancora una volta con la ripresa del settore serico.

Nel corso del ‘700 l’Italia si specializzerà nell’esportazione di seta greggia senza quindi completare il processo produttivo poiché non in grado di competere con le potenze straniere, in primis la Francia e l’Inghilterra.

Alla fine del ‘700 la produzione di seta greggia italiana rappresentava l’80% del totale europeo.

Nel 1861 il 60% delle famiglie del nord aveva interessi o legami con la produzione di seta greggia ovvero collegamenti con il settore della gelsibachicoltura.

L’Italia era il primo produttore Europeo e il secondo mondiale dietro alla sola Cina.

Fra il 1861 e il 1881 l’Italia esportava i 4/5 della produzione di seta greggia e ciò rappresentava 1/3 delle esportazioni totali.

Cause della Crisi

  • Spostamento dei traffici commerciali dall’area Mediterranea all’area Atlantica. Tuttavia va ricordato che tale spostamento fu molto lento e per tutto il 600 gli scambi intereuropei saranno ancora i maggiori.
  • Dominazione spagnola in territorio italiano soprattutto nell’area meridionale anche se la sua influenza politica si espandeva a quasi tutta la penisola. L’inefficienza della classe dirigenziale spagnola ebbe quindi effetti negativi a cascata anche sulla nostra penisola. Tuttavia anche qui va ricordato che città come Firenze o Venezia non subirono l’influenza spagnola ma vennero comunque colpite dalla crisi.
  • La dominazione spagnola mise in crisi soprattutto il Sud che fu gravato spesso anche da pesanti obblighi fiscali.
  • La frammentazione della penisola italiana in un periodo in cui nascevano i primi stati unitari.
  • L’autonomia delle città le rendeva spesso facili obbiettivi di invasioni esterne.

      –    Crollo delle esportazioni che erano tradizionalmente fondamentali per l’economia italiana.

            Questo fu causato dal crollo delle economie nei mercati di sbocco quali l’area germanica, a

            causa della guerra dei Trent’Anni, la Spagna e l’Impero Ottomano.

  • Le caratteristiche dell’apparato produttivo italiano caratterizzato dalla presenza di arti, gilde o corporazioni che garantivano sì un elevato standard qualitativo, ma impedivano la flessibilità necessaria per reagire alla concorrenza straniera o ai mutamenti del mercato.
  • Inoltre una tale struttura rendeva maggiormente controllabili le botteghe gravandole di un maggiore carico fiscale.
  • Le epidemie scoppiate nel nord Italia nel 1630 e nel 1657
  • Una limitata possibilità di investimento, che portò al già citato ritorno alla terra che fu sia causa della crisi perché i capitali venivano distolti da attività produttive sia sintomo.
  • Uno scarso potere di acquisto da parte della popolazione italiana.
  • Arretratezza tecnica
  • Anche il Sud Italia che nel corso dei secoli precedenti era stato un importante partner

            commerciale del centro nord nel corso del ‘600 e poi del ‘700 passò sotto il controllo di

            potenze nord Europee.

Conseguenze

L’Italia stava diventando un paese sottosviluppato.

La domanda estera di beni italiani riguardava quasi esclusivamente la seta greggia.

Inoltre iniziò una forte ingerenza di potenze straniere in particolare di Olanda e Inghilterra nel Mediterraneo.

Vi fu una difficoltà nei settori finanziari e terziari in generale che avevano fatto in passato dell’Italia una potenza fra le più importanti.

Tempistica

I primi segnali di crisi strutturale si manifestarono solo all’inizio del 600.

Sintesi dell’Italia

  • Primato medioevale
  • Prima crisi tra fine ‘400 e prima metà del ‘500 con conseguente perdita di importanza nel panorama europeo.
  • Ripresa nella seconda metà del ‘500 anche se non tale da farla tornare ai livelli precedenti.
  • Dal ‘600 si avvia un lento ma irreversibile declino. Importazione di prodotti finiti da Olanda, Inghilterra e Francia che prima venivano autonomamente prodotti. Esportazione di semilavorati e prodotti agricoli.

Olanda

Caratteristiche Del Mare Del Nord

  • tradizionalmente sede di porti importanti
  • possibile sbocco al mare delle pianure densamente popolate dell’Europa centrale quali Francia e Germania settentrionali
  • Sbocco di vari fiumi navigabili che allargavano il territorio di attività delle navi fino all’entroterra dove erano presente varie città importanti
  • Costa agevole raramente frastagliata

Nel corso del XIV e XV secolo centro principale di questa area era rappresentato dalla città di Bruges.

Alla fine del 1400 inizio 1500 fu progressivamente superata e scalzata da Anversa che diventò il punto di riferimento delle reti commerciali dell’Europa centrale ma anche il centro di distribuzione delle merci e dei prodotti che arrivavano dagli altri continenti (ad esempio le Spezie asiatiche).

Un’altra importante città era Amburgo la quale già importante ai tempi della lega anseatica raggiunse un ruolo di preminenza sulle città che si affacciavano sul Mar Baltico, il quale comunque manteneva un ruolo secondario rispetto al mare del Nord.

L’area del Mare del Nord raggiunse quindi un ruolo centrale nel commercio e nella distribuzione di prodotti europei e internazionali rendendo meno il ruolo del bacino del Mediterraneo.

Inizialmente le città olandesi acquisirono un ruolo marginale in tale commerci ma successivamente si svilupparono anche in contrapposizione con le città della lega anseatica da cui furono espulse nel XV secolo.

Soprattutto il ruolo delle città olandesi era visibile per quanto riguarda la rotta commerciale con il Mar Baltico.

I Paesi Bassi

Meridionali : attuale Belgio

Tale area aveva un ruolo centrale per l’economia europea.

Era un forte polo di urbanizzazione anche se sprovvisto comunque di grandi città.

Aveva inoltre un forte sviluppo manifatturiero in particolare nel settore tessile ( pannilani fiamminghi).

Tuttavia il commercio internazionale di cui il Belgio si interessava era praticamente completamente gestito da mercanti stranieri (soprattutto italiani, spagnoli, inglesi e in un secondo momento olandesi)

Settentrionali : attuale Olanda

A causa della propria posizione tale area aveva storicamente avuto da sempre una forte spinta verso il mare.

Il settore agricolo era poco sviluppato a causa della difficoltà del territorio che non offriva grandi terreni da coltivare. A tale problema si ovviava attraverso la coltivazione intensiva e la ricerca di terreni da bonificare. Comunque i prodotti che si riuscivano ad ottenere erano limitati e perciò si era costretti ad una massiccia importazione di prodotti agricoli a fronte di un esportazione debole di prodotti manifatturieri soprattutto del settore tessile in parte sviluppato anche in questa area.

Per colmare il deficit della bilancia commerciale si ricorreva perciò al settore ittico il cui prodotto era esportato in tutta Europea.

La forza e l’avanzato sviluppo del settore ittico causava varie conseguenze fra le quali :

  • nutrimento della popolazione
  • stimolo di un settore industriale volto alla trasformazione e alla conservazione del prodotto
  • stimolo al commercio internazionale come visto
  • stimolo all’industria navale al fine di potenziare e migliorare la flotta.

Già dal ‘500 questi elementi facevano dell’Olanda una potenza economica e navale di tutto rispetto.

Fra le città olandesi spiccherà principalmente la città di Amsterdam che nel corso del ‘500 ha subito un vero e proprio boom demografico incrementando la propria popolazione di quasi 2 colte e mezzo nel corso di un secolo.

La Guerra Contro La Spagna

Le regioni nordiche dei paesi bassi erano a maggioranza protestante mentre le regioni meridionali cattolica. Fu anche una questione di carattere religioso quindi a portare le regioni nordiche a rivendicare la propria indipendenza dalla dominazione spagnola.

Nel 1579 le 7 regioni del nord si allearono nell’unione di Utrecht al fine di combattere la Spagna ed ottenere l’indipendenza dalla stessa.

Nel 1581 le regioni riunitesi a Utrecht proclamarono la loro indipendenza dalle regioni meridionali ancora sotto la dominazione spagnola e questo scatenò varie battaglie contro la corona spagnola.

Tale situazione proseguì fino al 1609 quando fu firmata una tregua e iniziò di fatto l’indipendenza politica delle regioni settentrionali anche se tale indipendenza non fu completamente riconosciuta dalla Spagna.

Le regioni settentrionali erano sede di attività fiorenti e prese da subito preminenza sulle altre città Amsterdam. In seguito all’indipendenza politica fu dettata anche una politica volta proprio a favorire il commercio. Inoltre in contrapposizione con l’area meridionale vi fu una tolleranza religiosa molto ampia che consentì e favorì l’immigrazione.

Nel 1648 l’indipendenza fu ufficialmente riconosciuta dalla Spagna.

La Cresita Olandese

Fino alla metà del XVI secolo circa il commercio olandese era prevalentemente limitato all’area del Mare del Nord e del Mar Baltico.

Successivamente a causa della crisi di Anversa e della sopradescritta separazione dalla Spagna, l’Olanda diventò il fulcro principale del commercio internazionale ed europeo e Amsterdam ricoprì il ruolo che era stato precedentemente di Anversa.

Fra il 1595 e il 1598 furono intrapresi i primi viaggi verso Oriente e iniziò quindi una concorrenza con la flotta portoghese.

Già dal 1600 le navi olandesi dirette verso oriente erano in numero uguale a quelle portoghesi.

Nel 1610 tale rapporto sarà addirittura di 4 a 1.

Vi era una differenza fra le modalità di scambio olandesi e portoghesi in quanto gli ultimi esportavano presso che totalmente argento mentre i primi anche manufatti.

Compagnie Privilegiate

L’Olanda effettuava i propri commerci con l’Oriente attraverso compagnie privilegiate ovvero compagnie che mettevano insieme capitali di privati i quali rispondevano dei rischi e ottenevano il profitto.

Erano tutelate dallo stato in quanto veniva garantito a tali compagnie il monopolio dei commerci nelle aree predefinite.

Lo stato si garantiva una piccola parte del profitto e la possibilità di influire sulle strategie delle compagnie.

La prima fu la Compagnia delle Indie Orientali fondata nel 1602.

La compagnia veniva divisa in camere a cui corrispondevano un gruppo di azionisti.

Il finanziamento della compagnia e l’acquisto quindi di una delle azioni al portatore in cui la compagnia era divisa non era destinato ad un singolo viaggio ma aveva durata decennale.

Tali azioni venivano scambiate alla borsa di Amsterdam.

Visto il successo che tale compagnia ebbe si decise di prolungare a tempo indeterminato la vita delle azioni alla scadenza dei dieci anni e divenne quindi una vera e propria S.p.A..

Confronto Portogallo Olanda

L’Olanda cercò a differenza del Portogallo di operare un controllo sulla produzione e quindi sui prezzi delle merci asiatiche.

Come il Portogallo invece anche l’Olanda limitò la propria azioni a scopi di carattere commerciale senza mai intraprendere una conquista territoriale.

Successivamente nel 1621 fu fondata la Compagnia delle Indie occidentali la quale aveva come aree di interesse l’America e l’Africa.

Tale compagnia fu decisamente meno brillante della prima e fu liquidata completamente nel 1684.

Sono comunque date da ricordare :

1623    –    la fondazione di New Amsterdam che successivamente fu conquistata dagli inglesi e divenne New York.

1652    –    la creazione d vari stanziamenti in Sud Africa

Nonostante comunque l’espansione dell’orizzonte dell’attività olandese il commercio con il Mar Baltico manteneva un ruolo di preminenza sia per la quantità di merci scambiate sia per la quantità di navi impiegate.

Organizzazione del commercio in tali aree era a differenza del commercio internazionale interamente in mano ai privati e libero.

La percentuale delle navi olandesi sul totale delle navi che operavano nell’area del Mar Baltico era di oltre il 50 %.

Le principali merci che viaggiavano dal Mar Baltico verso Ovest erano :

  • Segale
  • Canapa
  • Lino
  • Legname
  • Pelli e pellicce
  • Ferro
  • Rame
  • Piombo

Verso il Baltico

  • Sale in assoluta preminenza
  • Vino
  • Tessuti
  • Aringhe
  • Prodotti coloniali

Potenza Olandese

I contemporanei capivano e vivevano l’assoluto predominio olandese per mare.

Il Fluyt

Costruito a partire dal 1595 fu la nave attraverso la quale gli olandesi consolidarono il loro dominio.

Era dotato di grande manovrabilità e per questo aveva bisogno di scarso equipaggio il che lasciava spazio ad una maggiore capacità di carico.

Aveva la capacità di navigare controvento e la sua stazza variava dalle 200 alle 400 tonnellate.

Industria

Settore Tessile:

New Drapery un importante tessuto che portò forte concorrenza ai tessuti italiani.

Tale settore come altri furono stimolati dall’immigrazione di manodopera specializzata derivante come detto in larga parte alla politica di tolleranza religiosa.

Birra

Costruzioni Navali

Altro come lavorazione tabacco, raffinazione zucchero, ecc.

Da sottolineare comunque come l’Olanda fosse totalmente sprovvista di materie prime che era quindi costretta ad importare e riuscisse ad esportare grandi quantità di prodotti finiti.

Agricoltura Olandese Del Xvi – Xvii Secolo

La proprietà della terra era in mano a ricchi borghesi che la sfruttavano allo scopo di ottenere un profitto.

Vi era come detto un forte bisogno di prodotti agricoli anche a causa del forte tasso di urbanizzazione => forte domanda => conquista nuove terre dal mare (1590 – 1615 )

L’agricoltura era solitamente sotto forma di agricoltura intensiva e il prodotto veniva o destinato al mercato interno o all’esportazione.

Nonostante ciò come detto l’agricoltura aveva un impatto marginale sull’economia e ad esempio più importante era l’allevamento.

Amsterdam

La città dopo il boom demografico come detto del 1500 ha mantenuto un costante tasso di crescita per il secolo seguente raggiungendo alla fine dello stesso quasi 200.000 abitanti.

  • Era sede di un imponente traffico marittimo con rotte che seguivano sia l’asse nord sud che ovest est. Era perciò un vero fulcro dei commerci internazionali.
  • Vide un forte sviluppo dei servizi legati al commercio quali i trasporti e le assicurazioni.
  • Era sede della borsa in cui venivano scambiate le azioni delle compagnie privilegiate anche se solitamente svolgeva un ruolo di borsa merci. Tale istituto calamitò anche capitali esteri che fecero di conseguenza calare i tassi di interesse.
  • Era sede di una banca pubblica fondata nel 1609. Tale banca aveva essenzialmente il ruolo di banca dei cambi ed era necessaria per risolvere i problemi monetari legati alla varietà di moneta in circolazione sia estera sia delle stesse province che coniavano tutte monete diverse. Era inoltre un ufficio di giro nel quale appunto i clienti potevano depositare ed effettuare poi dei giroconti. Pur non essendo per i privati banca di credito effettuava delle eccezioni per le municipalità e per le compagnie privilegiate.

Ragioni Successo

Miracolo olandese “1580 – 1650”

  • Tradizione marinara
  • Indipendenza dalla Spagna
  • Contributo immigrati (capacità accoglienza capitale umano straniero)
  • Congiuntura favorevole poiché periodo di crisi di Portogallo e Spagna, Inghilterra rallentata da guerre interne, Francia continue guerre di religione.
  • Pochi ostacoli all’ascesa.

 Inghilterra

Alla fine del XV sec l’Inghilterra era un paese sottosviluppato nel panorama europeo.

Era però al centro dell’attenzione per quanto riguarda il commercio e la presenza di materie prime in particolare della lana.

Anche la popolazione era nettamente minore rispetto a quella delle aree più avanzate.

Commercio estero era comunque di scarsa entità poiché si limitava praticamente alla sola esportazione di lana grezza.

Elemento chiave che dimostra il sottosviluppo inglese è che il commercio estero era gestito da stranieri (principalmente legati alla città di Bruges prima e di Anversa poi).

I mercanti inglesi si limitavano solitamente infatti al solo commercio locale.

L’Inghilterra era integrata nel sistema economico dei paesi bassi e quindi, come detto, alla città di Bruges prima e di Anversa poi.

Era la maggiore produttrice di lana nel panorama mondiale e la lana inglese era anche della migliore qualità.

Successivamente l’Inghilterra in seguito ad uno sviluppo economico e soprattutto ad un miglioramento nel settore della manifattura tessile cominciò ad esportare non più solo materia prima cioè lana grezza ma anche prodotti finiti cioè tessuti di lana.

Nella seconda metà del XV secolo circa le esportazioni di pannilani eguagliò le esportazioni di lana grezza per poi superarle.

Un vero e proprio picco nell’esportazione di tessuti si ebbe nel ‘500 che continuò nel tempo anche grazie alla concomitante crisi dell’industria laniera italiana.

Londra E Anversa

Il rapporto fra queste due città e quindi in generale l’integrazione dell’Inghilterra nel sistema economico dei paesi passi fu un elemento di forte traino per lo sviluppo inglese.

La centralità che Anversa aveva nel panorama commerciale del ‘500 infatti stimolò l’economia inglese che ad essa era collegata.

Nel corso di tutto il ‘500 continuò la crescita delle esportazioni di pannilani da parte dell’Inghilterra.

Si arrivò infatti ad una percentuale dell’85% sul totale delle esportazioni rappresentate da export di pannilani (per l’80%) e da lana grezza (per il 5%).

Un momento di difficoltà per tale settore si verificò nella seconda metà del XVI secolo, in concomitanza con la ripresa della produzione italiana (l’estate di San Martino), l’inizio del declino di Anversa, e la differenziazione della gamma di prodotti esportati.

Alla fine del ‘600 la percentuale di prodotti esportati legati alla lana sul totale era del 48%.

Comunque si possono definire alla luce di ciò che è stato detto i secoli XVI e XVII come di grande sviluppo.

Fattori Di Sviluppo

  • Commercio oltreoceano che iniziò nel ’500 sotto forma di pirateria poiché le rotte e i commerci oltremare erano come detto monopolio iberico e perciò le ingerenze di Inghilterra, Francia e Olanda erano da considerarsi commerci illegali.
  • La politica economica del governo :
  • I atto di navigazione (navigation acts) 1651 – 166°

Queste leggi furono un chiaro indice dell’adesione da parte del governo ad una politica mercantilista ovvero che tentava di promuovere lo sviluppo economico imponendo regole al commercio. In questo caso venne legiferato che solo navi inglesi potevano commerciare con l’Inghilterra. Erano considerate navi inglesi coloro che avessero capitano e buona parte dell’equipaggio di nazionalità inglese.

Tale atto fu chiaramente emanato al fine di contrastare lo strapotere della marina commerciale olandese che nel corso del ‘600 come detto era di gran lunga la più imponente.

Con questa politica si cercò quindi di soppiantare il potere olandese.

Olanda da parte sua era infatti per il “mare libero” cioè la totale libertà di scambi commerciali. Questo era frutto della mentalità diversa del governo che era frutto di necessità pratiche poiché essendo la maggiore potenza navale non aveva concorrenza anche in uno scenario di libertà dei mari.

Tale atto riuscì comunque a stimolare fortemente lo sviluppo della marina inglese.

  • Apporto degli immigrati : attraverso una politica di apertura arrivarono in Inghilterra molti emigranti che fornirono manodopera specializzata soprattutto nel settore tessile.
  • Capacità di reagire a situazioni avverse :
  • Nella seconda metà del ‘500 in seguito alla rinforzata concorrenza italiana si reagì differenziando la produzione e quindi i prodotti esportati.
  • Nello stesso periodo vi fu difficoltà nel procurarsi armi. L’Inghilterra reagì sviluppando un industria del ferro e cominciarono a produrre cannoni in ferro fuso che erano inoltre più efficienti poiché più resistenti dei precedenti in ferro battuto.
  • Inoltre in un periodo in cui vi era una scarsità di combustile (di legno in particolare) l’Inghilterra prese le proprie contromisure incentivando il commercio con i paesi del nord Europa, Scandinavia in particolare, ricchi di legname e promuovendo l’utilizzo di un combustibile alternativo, il carbon fossile.

Si può notare come la presenza di ferro e carbon fossile in Inghilterra sarà un elemento fondamentale per il verificarsi dell’industrializzazione inglese.

Il Commercio Inglese Con Le Colonie

Nel 1706 un ambasciatore veneziano in una sua lettera lamentava l’onnipresenza dei vascelli inglesi in tutte le rotte commerciali così come circa un secolo prima avveniva per le navi olandesi.

Fra l’inizio del ‘600 e l’inizio del ‘700 vi fu una vera e propria esplosione delle esportazioni inglesi che si incrementarono nel corso di un secolo di circa 6 volte.

Tale boom è spiegato dall’efficiente e numerosa marina che ,anche grazie agli atti di navigazione, si era creata, dai rapporti economici che gli inglesi erano riusciti a stipulare con gli altri paesi.

Inoltre le esportazioni inglesi non si limitavano alle merci da loro stessi prodotte ma venivano anche riesportate merci provenienti da paesi extra-europei che dopo essere confluite a Londra venivano esportate in tutta Europa.

Le merci riesportate sul totale erano nel 1740 il 3,5% per passare al 37% nel 1773.

Per intraprendere il proprio commercio con i paesi extra europei anche l’Inghilterra costituì compagnie privilegiate :

L’Inghilterra differì tuttavia dall’Olanda poiché la seconda si limitò a due compagnie mentre quelle costituite dall’Inghilterra nel corso degli anni furono molto di più.

Successi Inglesi Per Mare

Esplosione del successo inglese per mare risale all’ultimo ventennio del ‘500 con la

  • Circumnavigazione del globo da parte di Drake (1577-1580)
  • Possesso delle isole Terranova nel Canada da parte di Gilbert (1583)
  • Colonia in Virginia negli Stati Uniti fondata da Raleigh (1585)

Con tali operazioni l’Inghilterra non entrò comunque mai in diretta competizione con la Spagna.

Il momento chiave che simboleggia la decadenza spagnola e lo slancio Inglese è la vittoria del 1588 in cui le navi inglesi sconfissero l’invincibile armada spagnola.

Elementi Favorevoli Al Commercio Estero

  • Capitale umano : marinai coraggiosi e mercanti intraprendenti
  • Capitale fisso : la flotta e gli armamenti che crescevano sia in quantità che in qualità.
  • Un consistente flusso di capitali esteri che affluivano in Inghilterra poiché attratti dall’economia in sviluppo attuando così un circolo virtuoso.
  • Una serie di servizi che presero vita in aria creditizia e assicurativa che attirarono nuovi capitali
  • La politica economica del governo

Conseguenze Positive Dallo Sviluppo Del Commercio Estero

  • Stimolo alla produzione inglese poiché vi era una maggiore domanda di prodotti inglesi
  • Accesso, a causa dell’ampiezza delle proprie rotte commerciali, a molte materie prime che alimentavano l’industria britannica (ad esempio il cotone che veniva importato da continenti extra europei sarà il motore della rivoluzione industriale inglese.)
  • Comprando le materie prime in paesi sottosviluppati forniva ad essi i capitali necessari per acquistare i prodotti finiti inglesi favorendo quindi ancora una volta la crescita e la produzione locale
  • L’accumulo di capitale ebbe effetti benefici in vari settori come industria e agricoltura poiché servì da stimolo all’investimento.
  • Donò un contributo alla creazione di una classe imprenditoriale
  • Si crearono tutta una serie di servizi al commercio come i trasporti e servizi accessori quali quelli bancari e assicurativi.
  • Stimolò lo sviluppo di grandi città, fra cui ovviamente di distinse la città di Londra.

Londra

Tale città era al centro di tutti i traffici.

La popolazione londinese era, all’inizio del XV secolo piuttosto ridotta. Vi fu una vera e propria esplosione demografica a partire da metà del XVI secolo che proseguì e si incrementò nel corso del XVIII con la rivoluzione industriale.

Mercantilismo

La definizione è stata coniata in senso critico dall’economista Adam Smith fautore del libero mercato. Il mercantilismo prevedeva infatti un forte intervento dello stato in senso protezionistico.

Tale politica economica fu adottata nel corso del ‘600 da molte monarchie nazionali in particolare da Francia e Inghilterra.

Il presupposto che sta alla base di tale corrente economica è che la forza di uno stato è basata sull’incremento del reddito nazionale. Quindi maggiore è il potere economico maggiore sarà il peso politico.

Era quindi volta a rendere più solida l’unità nazionale e a rafforzare la forza dello stato nei rapporti con l’estero attraverso l’incremento della ricchezza nazionale.

Fu attuata a metà del XVII secolo circa in Inghilterra da Cromwell e in Francia da Colbert.

Presupposti affinché tale politica potesse essere messa in atto erano:

  • La presenza di una burocrazia statale stipendiata
  • Rappresentanze ufficiali all’estero
  • Una forza militare permanente

I fini erano :

  • L’incremento delle entrate statali
  • Politiche commerciali che favoriscono lo sviluppo dello Stato quindi di carattere protezionistico

Colbert affermò nel 1666 :

il commercio è la sorgente delle finanze e le finanze sono il nervo vitale della guerra

Mezzi Caratteristici

Una politica demografica volta ad aumentare la popolazione

Una politica unitaria e quindi l’unità nazionale (era infatti inattuabile in scenari frammentari come l’Italia e la Germania)

Una politica della produzione volta all’aumento della stessa (ad esempio in Francia in tal senso furono create delle vere e proprie imprese statali, le manifatture reali, per la produzione di tessuti e porcellane.

Una politica commerciale efficiente al fine di garantire come visto un successo politico.

Espansione coloniale che caratterizza le politiche di vari paesi è infatti attuata poiché le colonie sono fonti di profitto.

Inoltre per aumentare il potere economico allo stato dovevano fluire metalli preziosi e quindi si incentivavano le esportazioni cercando di limitare le importazioni.

I Rivoluzione Industriale

Tempistica

Vi è ancora oggi un dibattito fra chi vede la tempistica di tale evento come una cesura o chi la vede all’interno di un processo di crescita graduale.

Vi è poi discordanza di idee sul momento :

Toynbee (1880) parla di una svolta intorno al 1760

Nef (1930) parla di un processo secolare fra fine XVI e inizio XVII secolo.

Mantox – Ashton  – Hoffman hanno analizzato l’evento notando una impennata delle esportazioni a partire dal 1781-82.

Rostow parla invece di un decollo intercorso fra il 1783 e il 1802.

In generale possiamo affermare che tesi classiche tendono ad analizzare la rivoluzione industriale inglese come un elemento di discontinuità mentre tesi più recenti la vedono come un processo secolare che culminò nel corso del ‘700.

Ph. Deane : tale studiosa ha analizzato i fattori che permisero il manifestarsi della rivoluzione industriale :

  • Rivoluzione demografica : un aumento considerevole della popolazione dal ‘600.
  • Rivoluzione agraria : mutamenti in agricoltura che favorirono la produzione agricola e di riflesso quella industriale.
  • Rivoluzione commerciale : lo sviluppo commerciale favorì l’industria poiché permise l’accumulazione del capitale, la creazione di mercati di sbocco, ecc.
  • Rivoluzione dei trasporti : si verificò già dal ‘700 con miglioramenti considerevoli delle vie di comunicazioni (in particolare interne), per poi culminare nella creazione di una rete ferroviaria nell’’800.

AGRICOLTURA 1650 – 1850

Come visto le evoluzioni e lo sviluppo di questo settore creano spesso e sono spesso presupposto per cambiamenti della società come lo sviluppo agricolo che permise di creare riserve alimentari sostenendo l’urbanizzazione.

Anche lo sviluppo in senso moderno che in questo periodo il settore agricolo ha attraversato è stato di fondamentale importanza per creare i presupposti affinché l’industrializzazione si potesse verificare.

Tale sviluppo ha avuto come causa forse più importante la chiusura dei campi aperti (Enclosures) ovvero quella parte di terreni che nel sistema curtense era diviso fra i contadini e lavorato in comune. Proprio queste caratteristiche cioè la proprietà molto frammentata e un organizzazione che prevedeva lo sfruttamento della terra in comune non incentivava investimenti in senso moderno.

Nel momento in cui attraverso norme statali si incoraggiò o si impose la chiusura dei campi aperti di fatto la proprietà si concentrò nelle mani di imprenditori benestanti che possedevano quindi territori più ampi recintati. Ciò permise quindi di incentivare l’investimento nel settore al fine di ottenere una maggiore produttività.

Quindi di fatto l’aumento delle dimensioni della proprietà e il fatto che questa fosse concentrata nelle mani di un unico soggetto aumentò la produttività dei terreni.

Vi sono vari pensieri al riguardo della chiusura dei campi chiusi :

Teoria Marxista : i seguaci di tale teoria affermano che tale atto fu una vera e propria espropriazione a danno dei piccoli proprietari terrieri che costrinse gli stessi a emigrare verso la città dando vita a quella che sarebbe diventata la massa proletaria. Quindi sempre secondo questa teoria in seguito alla chiusura dei campi aperti vi fu un vero e proprio svuotamento delle campagne.

Landes : tale studioso contesta lo svuotamento delle campagne descritto dalla teoria marxista affermando che, invece, la dove la chiusura dei campi aperti fu messa in atto si registrò un forte aumento demografico, concludendo quindi che gli ex piccoli proprietari terrieri rimanessero nelle campagne come salariati.

Deane e Ashton : anch’essi non concordano sulla consequenzialità fra la chiusura dei campi e l’aumento della popolazione urbana ma parlano di un generalizzato aumento demografico.

Oltre a tale evoluzione altri fattori concorsero a migliorare il settore agricolo.

Ad esempio nella rotazione triennale fu abolito l’anno in cui il terreno veniva lasciato incolto, coltivando in quel periodo legumi o foraggio il che aiutò quindi anche l’allevamento.

Inoltre vi furono vari miglioramenti tecnologici.

Nel 1750 con l’inizio della rivoluzione industriale la popolazione attiva impiegata in agricoltura in Inghilterra era minore rispetto agli altri paesi europei ma comunque maggioritaria (65%).

L’indice di produttività del lavoro agricolo fra 1700 e 1800 vede l’Inghilterra distanziare di molto l’Italia centro settentrionale a differenza del secolo precedente in cui invece i dati erano pressocchè identici.

Anche i dati sulla resa del grano per ettaro evidenziano allo stesso modo un boom per l’Inghilterra fra 600 e 700.

IL CONTRIBUTO DELLA RIVOLUZIONE AGRICOLA ALL’INDUSTRIALIZZAZIONE

  • Sostentamento della popolazione urbana che accresceva la domanda di prodotti alimentari (anche a seguito della rivoluzione demografica)
  • La creazione di un potere di acquisto nelle mani dei soggetti impiegati in tale settore che sostenevano quindi la domanda di prodotti industriali.
  • Partecipazione alla formazione di capitale che poteva poi essere direttamente investito nell’industria.
  • Liberazione di manodopera poiché i miglioramenti tecnologici intercorsi in agricoltura fecero si che tale settore ne richiedesse meno e quindi in parte emigrarono in città (anche se come detto sull’entità di tale fenomeno vi è ancora oggi un dibattito aperto)

Il ruolo della rivoluzione agricola nel processo di industrializzazione inglese è così riassunto dalla studiosa Deane : “ un paese con poche risorse alimentari non può intraprendere una rivoluzione industriale poiché importerebbe prodotti alimentari al posto di cotone greggio, ferro e lana”.

RIVOLUZIONE COMMERCIALE

L’Inghilterra aveva risorse interne che favorirono lo sviluppo commerciale come un capitale umano di qualità, apertura verso gli stranieri, e mercanti che avevano capitali e propensione all’investimento e al rischio.

Inoltre anche una organizzazione creditizia avanzata favorì gli investimenti.

Tutto questo fu sospinto poi da una politica economica favorevole alla classe mercantile.

ESPORTAZIONE

Fra la fine del medio evo e l’inizio dell’età moderna vi fu un mutamento sia quantitativo che qualitativo delle esportazioni.

Quantitativamente queste aumentarono notevolmente mentre qualitativamente cambiò la natura dei prodotti esportati da materie prime come era stato fino a tutto il ‘400 in questo periodo si arrivò ad una netta prevalenza dell’esportazione di prodotti finiti.

FUNZIONI DEL COMMERCIO ESTERO NELL’INDUSTRIALIZZAZIONE

  • Creazione di una domanda per i prodotti finiti inglesi
  • Ampio e facile accesso alle materie prime à minor prezzo del prodotto finito
  • L’acquisto delle materie prime in paesi poveri permetteva agli stessi di avere un potere d’acquisto con cui contribuire alla formazione della domanda di prodotti finiti inglesi
  • Sviluppò delle città fra cui spicca come detto Londra

RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

Strade, porti, ponti, canali. Ciò che può essere riassunto sotto il nome di capitale fisso sociale.

Per essere creato necessitava di grandi investimenti, tempi lunghi, e genera profitti solo dopo lungo tempo.

I benefici di investimenti in questo settore non portano benefici agli investitori ma anche a tutta la comunità.

Nello specifico la via di comunicazione inglese più importante era rappresentata dai canali.

Questo era dovuto essenzialmente alla conformazione geografica dell’Inghilterra che è un isola stretta con molti fiumi, perciò anche canali relativamente limitati potevano connettere grandi fiumi creando importanti vie di comunicazione.

Le opere di questo genere furono di iniziativa privata finanziate e promosse attraverso SpA. Saranno sempre azionisti quelli che nel corso dell’800 finanzieranno la nascita dell’impianto ferroviario inglese con un ulteriore sviluppo.

ASPETTI POSITIVI DETTATI DALLA RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

  • Trasporti più economici per quanto riguarda ad esempio il trasporto di carbone, materie prime ecc.
  • Tempi di trasporto ridotti e sicuri il che comportò anche la possibilità di economizzare le scorte

RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA

Un incremento della popolazione è visibile a partire dal 1740 circa.

Inizialmente tale incremento non fu molto pronunciato ma subì un’accelerazione attorno al 1780 per culminare nel 1810 circa.

L’aumento demografico fu dovuto in una prima fase ad una diminuzione della mortalità verificatasi poco prima del 1750 a causa di migliori raccolti agricoli e migliori condizioni igieniche.

A partire dal 1750 si verifica invece un aumento della natalità.

Gli stimoli di tale boom sono quindi imputabili a un periodo di buoni raccolti e ad un generalizzato miglioramento delle condizioni igieniche.

GLI EFFETTI SULLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Vi è sicuramente una interazione fra la rivoluzione demografica e la rivoluzione industriale e si può dire che i due processi si alimentarono a vicenda :

Aumento della produzione à migliori condizioni di vita à aumento della popolazione

Aumento della popolazione à più forza lavoro per l’industria

Aumento della popolazione à maggiore domanda di beni à incentivo per l’espansione della produzione

INDUSTRIA INGLESE

L’industrializzazione inglese è quindi nata in seguito ad innovazioni tecnologiche sviluppatosi in un contesto favorevole per i fattori fino ad ora descritti.

Le prime industrie che si svilupparono e che rimangono poi come simbolo sono:

  • Industria del cotone
  • Industria del ferro

A proposito dell’industria del cotone possiamo notare come la materia prima necessaria allo sviluppo di tale industria non fosse presente in territorio inglese e non potesse nemmeno essere prodotto, e veniva infatti importata da Asia e India prima e dall’America in un secondo momento.

INDUSTRIA DEL COTONE

Fino ai primi decenni del ‘700 la produzione inglese più importante era quella legata alla lana.

Il cotone veniva acquistato come prodotto finito dalle colonie asiatiche.

Tra il 1780 e il 1800 l’importazione di cotone greggio aumenta di circa 8 volte.

Si passò perciò dall’importazione del prodotto finito all’importazione di materia prima.

L’industria del cotone necessitava di una massiccia manodopera ma come detto  questa era presente.

Il successo immediato dell’industria del cotone fu determinato dalla presenza quasi nulla di tale produzione precedentemente, e dal fatto che la domanda di questo prodotto era già presente in Inghilterra poiché sviluppata nei decenni precedenti quando ancora tali prodotti venivano importati dall’India.

Inoltre la forte concentrazione geografica di queste industrie (tutte nell’Inghilterra settentrionale) permise l’attuazione di economie di scala.

INDUSTRIA DEL COTONE

DISTINZIONE FRA INVENZIONE E INNOVAZIONE

Un invenzione è la creazione di un prodotto o di un macchinario non ancora esistente.

Se tale invenzione non viene utilizzata non ha rilevanza economica.

La rilevanza economica si ha nel momento in cui tale invenzione trova un’applicazione pratica nel processo produttivo, e in quel momento di parla di innovazione.

INNOVAZIONI NELL’INDUSTRIA TESSILE

Le principali fasi produttive dell’industria tessile sono la filatura e la tessitura.

Nella tessitura le innovazioni apportate sono state :

  • Navetta volante (Kay 1733)
  • Telaio meccanico (Cartwright 1785)

Nella filatura le innovazioni apportate sono state :

  • Jenny (Hargreaves 1765)
  • Telaio idraulico (Arkwright 1767 – 1769)
  • Mula (Crampton 1779)

Le innovazioni nell’industria tessile hanno interessato i due principali momenti della produzione a fasi alterne.

L’iniziale innovazione della navetta volante comportò una forte velocizzazione  nella tessitura frenata però dalla mancanza di filato che non si riusciva a produrre allo stesso ritmo.

Perciò le seguenti invenzioni si sono concentrate su tale fase e finirono per ribaltare il problema a cui stavolta si pose rimedio con l’invenzione del telaio meccanico.

Un’altra fase del processo produttivo dell’industria tessile è la cardatura dove vi fu un’altra notevole innovazione grazie all’invenzione della cardatrice (Paul 1748)

CARATTERISTICHE DELL’INDUSTRIA CAPITALISTICA

Le industrie erano principalmente collocate in aree dove erano presenti fonti di energia o materie prime.

Il processo produttivo avviene all’interno della fabbrica.

I lavoratori che prendono parte al processo sono gli operai.

Il tempo dedicato alla produzione e continuato e coordinato.

Capo è l’imprenditore capitalistico che possiede anche tutti i fattori produttivi compreso il prodotto finito.

L’ingresso di questo nuovo modo di produzione non comporta comunque la scomparsa dei precedenti ma anzi vi è spesso un interazione fra la produzione domestica (dove spesso viene ora consegnata in mano ai lavoratori le jennies) e l’industria capitalistica.

Le continue innovazioni in questo settore fecero si che nonostante la forte concorrenza i profitti rimanessero gli stessi anche a fronte di una diminuzione dei prezzi.

Vi era inoltre un alto tasso di re investimento dei profitti derivanti dall’attività d’industria.

L’INDUSTRIA DEL FERRO

Le materie prime, cioè il ferro, non erano come nel caso dell’industria tessile importate dall’estero ma direttamente disponibili in Inghilterra.

Nel corso del XVIII sec. tale industria era sottoposta ad alti costi di produzione.

Le cose migliorarono a partire dal 1775 con l’invenzione della macchina a vapore (Boulton & Watt).

La macchina a vapore introdusse anche importanti cambiamenti da un punto di vista del combustibile usato che prima era principalmente legna mentre ora prende sempre più importanza il carbone fossile.

Un’altra importante innovazione nel processo produttivo dell’industria del ferro fu introdotta dal pudellagio (Cost 1783 – 1784) che migliorò il processo di affinamento della ghisa.

Tendenze nel settore dell’industria del ferro :

  • Aumento delle dimensioni delle unità produttive anche a causa dei notevoli investimenti che l’entrata in tale settore necessitava.
  • Continui miglioramenti agli impianti e alle macchine
  • Economie sulle quantità di carbone necessario alle macchine e agli impianti anche a causa dei miglioramenti di cui al punto sopra.

Un ulteriore incentivo allo sviluppo di tale settore fu dato dall’età delle ferrovie in cui il ferro rivestiva un ruolo fondamentale per la costruzione di binari, locomotive, ecc.

L’industria del ferro si può considerare come un prototipo della moderna industria poiché :

  • Era di grandi dimensioni
  • Necessitava di grandi capitali (capital intensive)
  • Aveva un elevata meccanizzazione.

Avvio dell’industrializzazione inglese fu stimolato dal settore tessile. La continuazione di tale processo fu però sospinta dalla disponibilità di fonti di energia (il carbone) e di materie prime (il ferro).

Le caratteristiche dell’industria moderna sono :

  • Uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica
  • Utilizzo di fonti di energia inanimata (in particolare fossili).

ADAM SMITH

La sua opera principale è “La ricchezza delle nazioni” 1776.

Era un fautore del libero mercato.

Nei suoi studi descrisse anche l’organizzazione produttiva che secondo lui le industrie avrebbero dovuto adottare. Tale organizzazione si basava sulla teoria che l’aumento di produttività era basato sulla specializzazione e la divisione del lavoro.

In sintesi l’aumento di produttività era ottenibile attraverso una maggiore specializzazione sul prodotto finito e una maggiore divisione delle diverse fasi produttive sempre per ottenere una maggiore specializzazione.

Al fine di spiegare l’adattabilità della sua tesi a tutte le attività produttive Smith descrisse il modo in cui anche la produzione di spilli poteva essere divisa in svariate sottofasi.

I PROTAGONISTI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

GLI INVENTORI

Tra il XVIII e il XIX secolo le innovazioni introdotte non si basavano su studi scientifici effettuati precedentemente ma furono il frutto dell’esperienza pratica i uomini che non avevano una preparazione scientifica ma esperienza nel settore, quali meccanici, artigiani, ingegneri autodidatti, ecc.

Il metodo attraverso il quale si arrivò a queste innovazioni fu puramente empirico, per tentativi.

Il destino degli inventori fu vario :

alcuni divennero grandi imprenditori e fecero fortuna grazie anche alle loro invenzioni, Es. Arkwright

altri finirono in miseria perché spesso per ingenuità si fecero rubare il brevetto o non lo depositarono affatto, Es. Crompton

altri fecero fortuna associandosi con imprenditori, Es. Watt con Bolton.

GLI IMPRENDITORI

Come visto questa categoria annoverava a volte personaggi che appartenevano anche alla prima.

In netta prevalenza gli imprenditori erano appartenenti alla classe media il che denota come non fosse tanto il capitale la chiave del successo quanto l’intraprendenza e l’inclinazione al rischio dei soggetti.

Nella prima fase della rivoluzione tutti gli imprenditori erano anche proprietari dei capitali investiti.

AUMENTO DELLA POPOLAZIONE

L’Inghilterra vide come detto una crescita graduale della popolazione che partì dal ‘700 che seppur fosse già consistente vide una vera e propria esplosione nel corso dell’’800.

Fra il 1800 e il 1850 la popolazione inglese raddoppiò.

L’aumento fu presente soprattutto nell’area nord occidentale della Gran Bretagna che fu la prima area industrializzata oltre alla capitale Londra che nel 1801 raggiunse il milione di abitanti.

L’area nord occidentale pur non avendo centri urbani così sviluppati presentava svariate città in rapidissima crescita come Liverpool, Manchester, Glasgow, Edinburgo, ecc.

L’aumento della popolazione urbana presentava aspetti negativi e positivi:

Negativi :

  • Sovrappopolamento in certe aree con abitazioni fatiscenti e condizioni igienico sanitarie scarse. Questo fu dovuto anche al fatto che il rapido aumento demografico non permise di pianificare uno sviluppo urbano ordinato.

L’aumento della popolazione urbana fu dovuto sia all’aumento generalizzato di popolazione sia all’emigrazione dalle campagne che fu stimolata anche dal fatto che mediamente i salari in città erano maggiori.

Vi è un ampio dibattito sulle condizioni di vita classe lavoratrice inglese ovvero il proletariato.

In sintesi :

  • I lavoratori specializzati migliorarono mediamente la propria condizione di vita
  • Certe tipologie di lavoratori furono sostituite dall’utilizzo di macchine.
  • È poi indubbio che questa massa di lavoratori proletari vivesse in condizioni igienico sanitarie pessime.
  • Il livello di vita medio fra metà ‘700 e metà ‘800 migliorò ma aumentarono anche le sperequazioni fra classi più abbienti e meno.

FERROVIE

Questa novità fu introdotta inizialmente come altre novità in ambito industriale e esattamente nell’industria estrattiva.

L’utilizzo delle locomotive come mezzo di trasporto prese una rilevanza notevole a partire dal 1830 quando fu inaugurato il tratto Liverpool Manchester che collegava quindi due importantissimi poli industriali.

Dopo l’esperienza positiva inglese vi fu una febbre costruttiva che si diffuse in tutta Europa.

Le modalità di costruzione furono comunque differenti negli altri paesi poiché l’Inghilterra lasciò l’iniziativa di tali costruzioni in mano privata il che permise si uno sviluppo più celere e nei punti di maggiore interesse : il collegamento fra poli industriali o luoghi di reperimento delle materie prime.

Tuttavia ciò comportò uno sviluppo non organico e non organizzato.

L’Inghilterra fu quindi ricoperta di strade ferrate ma tale diffusine non fu organizzata e coordinata come nei paesi dove tali opere erano controllate dallo Stato.

CONSEGUENZE ECONOMICHE

  • Vi fu come detto un forte stimolo all’industria pesante
  • Vi fu anche uno stimolo al sistema creditizio poiché le ferrovie necessitavano di forti investimenti che dovevano quindi appoggiarsi su un sistema creditizio evoluto.

Nel lungo termine le conseguenze furono :

  • Un controllo sui costi di trasporti e una maggiore certezza sui tempi degli stessi
  • Favorirono scambi e commerci permettendo un aumento del volume degli scambi e delle merci scambiate ma anche una maggiore circolazione delle persone.
  • I costi di trasporti più economici permisero poi l’introduzione nel mercato di beni di poco valore per i quali prima incideva troppo il costo di trasporto.

Contribuirono infine alla creazione di un unificazione economica che fu di fondamentale importanza in paesi quali l’Italia

a seguito dell’unità politica.

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