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” STORIA E TRADIZIONE DEI RE MAGI ” DI VALTER MARCONE

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Redazione- Nella tradizione cristiana i magi sono i saggi astrologi che, secondo il Vangelo di Matteo, seguendo «il suo astro» giunsero da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il «re dei Giudei» che era nato a Bettlemme..

“ Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode,ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano : “ Dov’è colui che è nato , il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo.” ( Matteo 2,1s)

Con la nascita di Gesù ,Dio si fa compagno di strada dell’uomo. Nella fragile e indifesa figura di un bambino Dio assume la carne dell’uomo, restando vero Dio ma divenendo anche vero uomo, per vivere lo stesso impegno, la stessa attesa, gli stessi dolori ,gli stessi problemi dell’uomo sulla Terra. Quel bambino è per l’uomo quello che fu la stella per i Magi ,una guida in una ricerca vitale. Essenziale sopratutto per la voglia di attraversare il tempo e la storia nella direzione di una ricomposizione del tempo e della storia stessa per terra e cieli nuovi adopera di colui che tornerà di nuovo ala fine dei tempi. Annunciati da gravi cataclismi e sciagure ( ogni epoca però ha i suoi) dai quali non bisogna lasciasi spaventare perchè da “ servi inutili” che hanno fatto solo quello che dovevano fare , “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.” come dice Paolo nella seconda lettera a Timoteo 2 Timoteo 4:7-9

Scriveva Claudio Magris più di un decennio fa su Il corriere della sera e precisamente il 24 dicembre 2010:”Quel bambino non è venuto a fondare una nuova religione, di cui non c’era bisogno perché ce n’erano già forse troppe. È venuto a cambiare la vita, cosa ben più importante di ogni Chiesa. Indubbiamente la promessa di pace, annunciata in quella notte, è stata e continua ad essere clamorosamente smentita. È difficile dire se, in questo senso, quel neonato abbia finora vinto o perso la sua partita. Ma è indubbio che egli abbia posto per sempre, nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre vene, l’esigenza insopprimibile di quella salvezza. L’albero di Natale col suo verde scuro di foresta, le sue candele e i suoi globi colorati (sul mio ce n’è ancora uno proveniente dalle favolose vetrerie di Norimberga, che adornava quello di mia madre quando era bambina) non dice un’idillica quiete domestica, ma una speranza sinora delusa. Ma proprio perché nel mondo c’è tanta sofferenza e ingiustizia e il male così spesso trionfa, ammoniva Kant, è necessaria l’accanita e lucida speranza, che vede quanto sciaguratamente vanno le cose ma si rifiuta di credere che non possano andare altrimenti.”

Bruno Forte Arcivescovo della diocesi Chieti Pescara approfondisce così questo pensiero di Magris in una sua riflessione di qualche anno successivo a proposito dei re Magi : “ Pellegrini nella notte, guidati dalla stella, i Magi hanno riconosciuto nel Bambino il dono della verità, la luce che salva: lo hanno adorato. In questo atto di adorazione il cercatore è raggiunto dallo sguardo del Dio che ha avuto tempo per l’uomo. l’incontro, è la fede: lotta, agonia, non riposo di un possesso tranquillo. Dio è fuoco divorante, il Dio vivente, non il «Deus mortuus» o «otiosus». Perciò Pascal affermava che Cristo sarà in agonia fino alla fine del tempo: quest’agonia è la lotta di credere, di sperare e di amare, la lotta del discepolo con Dio! L’a ver conosciuto il Signore non esimerà nessuno dal cercare sempre più la luce del Suo Volto, accenderà anzi sempre più la sete dell’a ttesa. Il credente è un cercatore di Dio, sulle cui labbra risuonerà la struggente invocazione del Salmista: «Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto» (Salmo 27,8s). Anche così la fede è resa e abbandono, approdo di bellezza e di pace: la bellezza dell’Uomo dei dolori, dell’amore crocifisso, della vita donata. L’adorazione dei Magi non è, allora, assenza di scandalo, ma presenza di un più forte amore: la fede non è risposta tranquilla alle nostre domande, ma sovversione, ricerca del Volto amato, consegna al Dio rivelato e nascosto.”

La Chiesa cattolica venera i “Re Magi” come santi e li celebra con la festa dell’Apparizione del Signore il 6 gennaio. La storia dei Re Magi ha probabilmente la sua origine nel Vangelo di Matteo.

L’evangelista dice” Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:… Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.”

Matteo non dice quanti erano i Magi . Solo successivamente nella tradizione si intuisce dai doni, tre doni , tre Magi . Non li chiama neppure re e non li chiama per nome. Vengono appellati re e nominati come Gasparre, Melchiorre e Baldassarre solo dall’VIII secolo. Molto più importante della storia attuale dei Tre Santi Re Magi sembra essere il loro significato simbolico. sono associati alle tre fasi della vita – la giovinezza, l’età adulta e la vecchiaia – così come alle tre “razze” bibliche dei Chamiti, dei Semiti e dei Jafeti come discendenti dei figli di Noè. Inoltre, i tre saggi erano già assegnati ai continenti dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa intorno al 700, il che si riflette, ad esempio, nelle rappresentazioni pittoriche delle icone. Per i doni : l’oro è interpretato come un dono degno di un re,la mirra è considerata una pianta medicinale e quindi un regalo adatto per un guaritore, l’incenso è il dono appropriato per un sacerdote . Il 6 gennaio è considerato il giorno in cui i Magi, guidati da una stella, sono arrivati alla stalla di Betlemme. È il giorno della divinità rivelata di Gesù, l'”Apparizione del Signore”. Una festa religiosa, celebrata come “Epifania” nelle Chiese protestante, cattolica, anglicana e ortodossa. A proposito, la denominazione “Giorno dei Re Magi” o “Epifania” è in uso solo dal IV secolo. Così, le più antiche tradizioni ritrovate di questa festa risalgono all’anno 336. Il nome Gasparre deriva dal persiano e significa qualcosa come “custode del tesoro” o “tesoriere”. Gasparre è spesso raffigurato in immagini come un africano dal colore scuro della pelle e presenta la mirra come un dono. La mirra è un simbolo per l’umanità ed è in alcune interpretazioni anche associata alla sofferenza successiva di Gesù. Melchiorre è un nome ebraico e sta per “Re della Luce”. Egli ha caratteristiche europee e porta dell’oro in regalo. L’oro è considerato il bene più prezioso degno di un re, il Figlio di Dio. Anche il nome Baldassarre deriva dall’ebraico e significa “Dio salvi la sua vita” o “Dio aiuterà””. Traduzioni del nome dall’Antico Siriano leggono anche “Dio salvi il re”. E’ associato ad un’origine asiatica. Egli porta l’incenso, che è considerato un simbolo divino. (1)

Molte leggende si intrecciano intorno alla vita dei tre uomini, il cui aspetto appare sontuoso. Uno di loro dice che ognuno di loro è stato nominato vescovo dall´ Apostolo Tommaso . Inoltre,in altre leggende si racconta che abbiano lavorato come missionari di successo e che siano morti uno dopo l’altro.Per altre leggende ancora , i Magi furono sepolti in una tomba comune, che si dice sia stata trovata da Sant’Elena nel 326. Nel luglio 1164 le ossa arrivarono nella Cattedrale di Colonia, dove da allora riposano e sono venerate come reliquie nel santuario dei Re Magi.

Dunque la storia dei Magi che si intreccia con quella della venuta di un Dio sulla Terra, della sua incarnazione e del suo sacrificio di redenzione .Continua Bruno Forte nella sia riflessione : “Maestro del desiderio, Dio è colui che dandosi si nasconde allo sguardo e, rapendoci il cuore, si offre sempre nuovo e lontano: il Dio rivelato e nascosto! Proprio così, è il Dio vicino, che sostiene la nostra stanchezza, alimenta la nostra speranza, condivide il desiderio e l’impegno per gli altri, soprattutto per i più deboli e i più poveri. La Parola viene ad abitare fra noi, affinché nessuno si senta più solo e i nostri gesti di fede e d’a more la rivelino a chi ancora non l’ha incontrata: il Verbo si fa carne affinché diventiamo noi stessi il riposo della Parola, dove essa si lascia custodire e dire, come nel grembo verginale della Donna che ha detto «sì» al mistero dell’avvento, per dare vita e speranza ai cuori spezzati, per suscitare energie e futuro in chi è chiamato a farsi protagonista del domani: «Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Isaia 40,30s). “

Così Bruno Forte nella sua riflessione ci aiuta a capire e a sperare comunque da questa nascita .

Allora proprio per questo : “L’essere umano è un mendicante del cielo (Jacques Maritain ), cercatore di un senso, che dia dignità e bellezza al vivere e al morire . Tentazione è sentirsi arrivati, non più esuli in questo mondo, possessori di un oggi che vorrebbe arrestare la fatica del viaggio. «L’esilio di Israele – afferma un detto rabbinico – cominciò il giorno in cui Israele non soffrì più del fatto di essere in esilio». L’esilio è di chi ha dimenticato la meta e si è «accasato» nella mediocrità della scena che passa. “

La scena che passa è la scena di questo nostro mondo e dei problemi che dobbiamo affrontare in tutta la loro interezza per dirci capaci di uno sguardo umano su noi stessi e sulle persone, le cose, i contesti, la vita in sostanza che ci circonda

La scena che passa continua a raccontarcela Claudio Magris ed è una scena dentro la quale Magris fa l’elenco dei problemi : “Il Natale — quella nascita e quella notte che tagliano la Storia e fanno balenare la promessa o almeno l’esigenza che questa possa essere anche Storia della salvezza — non è cosa da family day. Quel neonato concepito fuori del matrimonio è irregolare, illegittimo secondo le regole del mondo. Proprio per questo è un figlio per eccellenza, accettato e voluto nonostante le difficoltà, anziché casualmente subito come talora accade pure nelle migliori famiglie. Il suo diritto alla vita, calpestato nelle forme più varie sotto tutti i cieli — negato dalla fame, dalla guerra, dalle malattie e dalla stessa debolezza dell’individuo, che nelle fasi iniziali della sua esistenza gli impedisce di rivendicarlo esplicitamente — è stato garantito dal coraggio della donna che lo sta allattando.”

“Quando Maria riceve l’annuncio della sua maternità, non sa ancora quale sarà l’atteggiamento di Giuseppe ed è decisa ad affrontare tutte le conseguenze della sua accettazione, anche il disonore e la vergogna che marchiano una ragazza madre; è pronta ad assumere sulle sue spalle l’infame peso della colpa e dell’emarginazione iniquamente messo in carico soltanto alla donna. Maria, che nella sua solitudine dice sì, è una donna, non quell’idolo di gesso o quel fantasma in cui più tardi una superstizione idolatrica degraderà spesso la sua immagine. Il suo compagno si comporterà come un vero uomo, virile e libero da tutte le prepotenze, convenzioni e insicurezze maschili; anche per questo si attirerà le pacchiane barzellette di tanti cretini, così frequenti fra i narratori di barzellette.”

Pastori e più tardi Magi restano davanti alla capanna; dentro ci sono, a riscaldare il bambino col loro fiato, un bue e un asino, a testimoniare che anche per gli animali, per questi nostri oscuri cugini, dovrebbe esserci salvezza, come ben sa quel personaggio di un racconto di Singer che recita il Kaddish, la preghiera ebraica per i defunti, per una farfalla morta e come sapeva, nel poema sacro indiano Mahabharata, il re Iudistira che rifiuta di accedere al paradiso abbandonando il fedele cane all’inferno.

Sotto l’albero di Natale, davanti al Presepe che appunto vede la presenza dei Magi ci sono anche innumerevoli storie terribili, perché quel bambino è venuto a redimere il mondo ed è ovvio che abbia a che fare soprattutto con le sue brutture. Lava ciò che è sordido, piega ciò che è rigido, dice uno dei più grandi inni cristiani.

Ricordare la storia e la tradizione dei Re Magi con le parole di Claudio Magris e di Bruno Forte ci aiuta a rispondere ad una domanda : che cosa dicono ancora oggi i Re Magi all’uomo del duemila .A noi e ai nostri contemporanei .

Ecco forse ci aiuta ancora Magris : “Se l’amore è una grazia troppo alta possiamo chiedere almeno un’altra virtù fondamentale, il rispetto, che per Kant è la premessa di ogni altra virtù e che sembra sempre più latitante. Se non possiamo amare la folla oscura come noi che entra nella metropolitana, possiamo sentire concretamente che ognuno di quelli sconosciuti ha gli stessi nostri diritti e la stessa nostra povera dignità. Rispetto per ognuno, anche per l’avversario e per il nemico, anche per chi crediamo di dover combattere duramente, anche per chi va giustamente e pure pesantemente punito per un reato commesso. È questo rispetto, nient’affatto incompatibile con la severità, che manca sempre più, ovunque: nella lotta politica, nella violazione di ogni intimità, nell’arrogante negazione dell’altro.”

E la riflessione si fa lunga e pregnante. Il rispetto. Il rispetto è dunque forse quello che ci insegnao i Magi. Il rispetto per se stessi attraverso per esempio la cura di sé ma anche deglki altri perchè siamo fatti tutti di carne ed ossa. Il rispetto della dignità umana perchè le condizioni di vita che auspichiamo per tutti portino a colmare le diseguaglianze e a lottare con sempre maggiori strumenti contro la povertà. E contro lo spreco non solo alimentare ma anche del suolo , del territorio, dell’ambiente in sostanza. Lottare contro lo spreco significa anche lottare contro lo scarto quello che Papa Francesco ha indicato ormai da tempo nelle sue encicliche . E soprattutto contrastare lo scarto significa fondamentalmente “rispettare “. Questa “cultura dello scarto”, osserva il Papa, «tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano»

Scrive Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: «il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi». Nel pensiero del Papa, il sistema produttivo procuce non soltanto una quantità di scorie e rifiuti che provoca gravi danni ambientali, ma anche una “cultura dello scarto” nella quale anche l’uomo con i suoi bisogni finisce per essere trattato come uno scarto.

I Magi che annunciano al mondo la nascita di un bambino fragile e indifeso e aprono una grande prospettiva quella di gettare un ponte di cui ora più che mai abbiamo bisogno tra Oriente e Occidente, e come cerniera tra vari culti e religioni.

In conclusione devo ricordare che a cura di “L’Aquila incontra” domenica 18 dicembre alle ore 11 nell’Aula Magna “Clementi” del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di L’Aquila lo storico Franco Cardini ha tenuto una conferenza dal titolo ”I Re magi tra mito , storia e leggenda” riferendo i temi esposti nel suo libro “ I re Magi. Leggenda cristiana e mito pagano tra Oriente e Occidente” Marsilio Editore, 2017.Un appuntamento che fa parte del cartellone di iniziative culturali che precedono il Festival delle Città del Medioevo organizzato dall’Università dell’Aquila e dall’amministrazione comunale di L’Aquila.

Una prospettiva del tutto nuova che contempla «Sul piano del dialogo tra le religioni che il Messia atteso da quelle di segno abramitico si collega, proprio attraverso il culto dei magi, a quelle dell’universo indopersiano dai Veda al buddhismo.»

In altre parole ,Franco Cardini, tra i maggiori storici italiani, professore ordinario di Storia medievale all’Università di Firenze e professore emerito all’Istituto Italiano di Scienze Umane della Scuola Normale Superiore di Pisa, come si legge sulla copertina del volume scrive che : “ La storia dei magi, i misteriosi pagani che l’evangelista Matteo convoca «dall’Oriente» al cospetto del Figlio di David, viene da lontano. Al pari di tutti gli autentici misteri, il suo significato è inesauribile e ogni nuova acquisizione chiude un problema e ne apre altri mille. Franco Cardini narra la genesi e la diffusione delle varie versioni che hanno fatto dei «tre santi re», di volta in volta, il simbolo delle razze primigenie scaturite dai tre figli di Noè; dei tre continenti del mondo antico: Asia, Africa ed Europa; dei tre momenti dell’esistenza: giovinezza, maturità e vecchiaia; delle tre scansioni temporali: passato, presente e futuro. Alla luce delle ultime scoperte, si rafforza il ruolo dei magi come figura «ponte» tra Oriente e Occidente, cerniera tra vari culti e religioni. Non a caso oggi acquistano nuovo rilievo: sul piano religioso e devozionale sono stati proposti da papa Benedetto XVI come copatroni d’Europa; su quello antropologico e storico-filologico molti studiosi da una parte ne hanno indicato la presenza nel mondo indoiranico fra il I secolo a.C. e il I d.C., dall’altra ne hanno ribadito il nesso con gli astrologi-sacerdoti originari della Media e con gli insegnamenti di Zarathustra. “

(1) https://www.lignoma.com/it/rivista/i-tre-re-magi-origine-significato-e-usanze/

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