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“ELEONORA DI AQUITANIA” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione- Eleonora di Aquitania fu un’importante regina dell’Età di Mezzo. Visse fra il 1122 e il 1204, contrastata da San Bernardo di Chiaravalle, il quale non ne approvava la condotta, spesso spregiudicata.

Ebbe una vita sensazionale. Nell’aprile del 1137 era appena quattordicenne e viveva nel grande castello di Bordeaux, quando una mattina, mentre era intenta a filare la lana, le si presentò l’arcivescovo di Bordeaux per informarla dell’improvvisa perdita del padre, il potente duca di Aquitania, nonché Conte di Poitiers, Guglielmo X, morto nel corso di un pellegrinaggio a San Giacomo di Campostela.

Eleonora apparteneva a una delle più potenti casate dell’aristocrazia occitanica e, finché visse il padre, condusse un’esistenza simile a quella di tante altre donne di alto lignaggio, vere e proprie pedine nel gioco delle strategie matrimoniali attuate dalle famiglie di rango elevato.

Data l’importanza del casato cui apparteneva, ben presto divenne una preda molto ambita, ancor più dopo l’improvvisa morte del padre, quando divenne una ricchissima feudataria. Non aveva fratelli sicché, rimasta orfana, ereditò il Ducato di Aquitania, rilevante feudo all’interno del Regno di Francia, comprendente il Limousin, la Guascogna e il Perigord con gli annessi diritti di sovranità sull’Alvernia e sulla la Contea di Tolosa.

Alcuni mesi dopo la perdita del padre, esattamente nel luglio dello stesso anno, la fanciulla andò in sposa al futuro Luigi VII della dinastia dei Capetingi, il cui genitore, Luigi VI, re di Francia, morì poche settimane dopo il matrimonio. Così il novello sposo divenne Luigi VII, titolare di tutto il Regno di Francia, e lei, Eleonora, sua regina.

Come accadeva in quel tempo a molte altre giovani, Eleonora conobbe il marito il giorno stesso del matrimonio e si ritrovò a vivere in un palazzo che non le apparteneva e fra persone di cui non condivideva il modo di vivere.

Il regale consorte aveva magnifici capelli biondi, occhi azzurri e un’aria ingenua e candida che rivelava la sua totale inesperienza nelle pratiche amorose, tanto che – così si racconta – la sposa faticò molto per convincere il marito a consumare le nozze.

La giovanissima nuova regina fu presto considerata “un’intrusa” nel palazzo reale, guardata con sospetto perché proveniva da una provincia lontana e perché aveva modi di esprimersi inconsueti ed abitudini diverse, tanto che Georges Duby, diversamente da altri storici, detrattori di Eleonora, che nel corso del tempo hanno evidenziato gli aspetti più controversi della sua personalità, si è schierato in suo favore e l’ha compianta.

Eleonora non era ben vista a corte anche perché nipote del duca Guglielmo IX d’Aquitania a quel tempo conosciuto come il più celebre rappresentante della linea trobadorica. Lo zio era un celebre poeta, rimatore provenzale che non godeva di buona reputazione. I suoi coevi lo consideravano un libertino allegro e scanzonato, un gran signore che non aveva mai voluto rinunciare a vivere nella dissolutezza e fra i piaceri della carne. Le poesie di Guglielmo IX erano inoltre spesso beffarde e oscene; erano contro la morale ecclesiastica tanto da renderlo inviso agli occhi della buona società.

Anche Eleonora fu accusata di essere troppo libera nei modi e incline alle esperienze amorose. Il matrimonio fin dall’inizio non promise nulla di buono; la sposa mostrò tutta la sua delusione, superata soltanto dalla gioia di essere divenuta sovrana, nonché brillante e ascoltata consigliera del coniuge su cui riuscì ad esercitare un forte ascendente.

Fu proprio Eleonora a suggerire al marito il momentaneo allontanamento di Sugerio, mentore del sovrano, nonché un’inutile quanto costosa impresa contro Tolosa nel 1141. Fu sempre Eleonora a causare una crisi diplomatica seguita da un conflitto con Teobaldo IV di Champagne, allorquando la regina combinò il matrimonio di sua sorella, Petronilla, con Raoul di Vermandois che era nel frattempo divenuto l’amante dell’ardente cognata del re, precedentemente promessa sposa a Teobaldo.

Durante il conflitto contro quest’ultimo, il re Luigi VII si rivelò di una non comune crudeltà tanto che, pentito della propria ferocia, decise di partecipare ad una crociata portando con sé Eleonora, la quale fu la prima regina a seguire il coniuge in una spedizione contro gli infedeli per la riconquista dei luoghi santi.

Pare che fu proprio San Bernardo di Chiaravalle a suggerire a Luigi VII di non lasciare sola “la bella Alienor” a Parigi. L’abate, che non stimava Eleonora e che temeva, una volta lasciata sola a corte, potesse combinare malefatte, si dimostrò sempre ostile nei confronti di quella regina così potente.

Quella crociata fu promossa proprio da San Bernardo, il quale profuse ogni energia per convincere sovrani e nobili a parteciparvi. Fu una spedizione che si concluse con gravi insuccessi e, interrogandosi sulle cause del fallimento di quella guerra santa, San Bernardo ne intravide il principale motivo nella presenza della regina Eleonora, considerata cattivo esempio seguito da altri nobili. Sicché l’esercito dei Cristiani, che avrebbe dovuto costituire l’immagine della castità virile, divenne un luogo pieno di donne e turpitudini, pertanto punito da Dio. Il cronista inglese Guglielmo di Newburg, anch’egli monaco, narra che il re Luigi VII fosse stregato dal fascino della diabolica consorte e che quella sua folle passione non si confacesse per nulla al comportamento di un sovrano, peraltro coinvolto in una spedizione militare in Terra Santa. Di qui ne derivò la grave ed amara sconfitta.

In realtà durante la crociata fra i due coniugi nacquero gravi dissapori. Lasciata sola ad Antiochia, Eleonora cominciò ad avvertire gli effetti afrodisiaci delle notti d’Oriente mentre il marito era impegnato in azioni belliche contro gli infedeli. A risvegliare la sensualità della donna fu l’incontro con lo zio Raimondo, fratello del padre, signore di quella città, un tempo già preso dalla bellezza della giovane ed ora diventato suo amante.

Il re Luigi VII avrebbe voluto portare con sé la regina a Gerusalemme ma Eleonora si rifiutò. Addirittura minacciò il marito di separazione nel caso l’avesse costretta, adducendo il pretesto della consanguineità del loro legame, dato che lei e il re di Francia erano cugini di quarto grado. La parentela fra i due era sempre stata nota anche nel periodo in cui i due giovani erano stati promessi sposi, né fu mai considerata incestuosa. Il pretesto della consanguineità fu dunque addotto da Eleonora per riconquistare la sua libertà. Non solo. Dietro tanta “macchinazione” vi era lo zio Raimondo, il quale ambiva a sposare Eleonora per estendere i propri interessi feudali.

Al fine di sanare i dissapori fra i due regali coniugi intervenne anche il pontefice, precedentemente informato da Sugerio, nel frattempo reintrodotto a corte. Il pontefice Eugenio III si prodigò in ogni modo per riportare pace fra i due sposi e addirittura celebrò nuovamente le nozze proibendo che da quel momento in poi si parlasse ancora di consanguineità nei loro riguardi.

Giovanni da Salisburgo nella sua Historia pontificalis ci racconta molto dettagliatamente la cerimonia nuziale che vide il pontefice paternamente accompagnare fino al letto nuziale i due sposi riconciliati.

Molto probabilmente una così grande sollecitudine del papa derivò dall’interesse della Chiesa di rimanere arbitro assoluto in materia di giurisdizione matrimoniale e dal timore delle pericolose conseguenze politiche connesse all’annullamento del matrimonio fra i due giovani.

Quello infatti era il momento storico in cui sia la monarchia francese sia quella inglese andavano acquisendo sempre più potere. La loro stabilità dipendeva anche dagli accordi matrimoniali decisi fra le grandi casate d’Europa ed era di conseguenza pericoloso, nonché sconsigliabile, stravolgere quell’equilibrio anche per la Chiesa di Roma, la quale da una situazione di stabilità politica a livello europeo aveva tutto da guadagnare grazie anche al controllo che il pontefice esercitava sull’istituzione del matrimonio.

Sfortunatamente gli sforzi di papa Eugenio III per mantenere in vita il regale matrimonio fallirono nonostante la nascita di una seconda figlia. I due sovrani si separarono in seguito al Concilio di Beaugency, dove un’assemblea di prelati , contravvenendo alle decisioni del pontefice, annullò pubblicamente il matrimonio fra Luigi VII ed Eleonora proprio a causa della loro consanguineità. Inoltre era ormai da tempo che il sovrano palesava inclinazioni monastiche, né aveva avuto un erede maschio che potesse garantire la continuità dinastica.

I due sovrani si separarono ed Eleonora, non a caso considerata donna pericolosa, dal temperamento violento ed imprevedibile, si legò ad un vassallo di Luigi VII: Goffredo Plantageneto, conte d’Angiò e poi in particolare al di lui figlio, Enrico, duca di Normandia, che pretendeva la successione al trono inglese e che Eleonora sposò quando morì il re inglese Stefano.

Nel Natale del 1154 Enrico ed Eleonora furono incoronati sovrani d’Inghilterra a Westminster. Nel frattempo la sovrana, in seguito all’annullamento del precedente legame, riacquistò i suoi possedimenti feudali in Aquitania, divenendo contemporaneamente sovrana d’Inghilterra, di Normandia e di buona parte della Francia. Poté così considerarsi soddisfatta del nuovo grande successo politico che la vendicò del tutto nei confronti del precedente consorte, il quale non aveva saputo gratificare una donna dotata di tante ampie possibilità, dal carattere così forte da assicurarle successi ed affermazioni durante la sua lunga esistenza.

Il matrimonio fra Eleonora e Enrico II d’Inghilterra costituì per l’epoca un grave scandalo, menzionato da molti cronisti del tempo come Alberico de Trois Fontaines, monaco cistercense, da Giovanni di Cambrai, da Gualtiero Map, i quali furono concordi nel sottolineare la condotta irriverente e molto spregiudicata della regina, la quale ebbe modo di conoscere il futuro marito Enrico II, re d’Inghilterra, nonché potente feudatario in Francia di Luigi VII, al suo secondo matrimonio con Luigi VII, celebrato dal pontefice Eugenio III. Essi narrano che proprio in occasione di quel matrimonio Eleonora ebbe rapporti illeciti persino con Goffredo, padre di Enrico II, suo futuro secondo marito.

Dal matrimonio con Enrico II d’Inghilterra Eleonora ebbe otto figli, di cui cinque maschi, tutti morti prima di lei, tranne l’ultimo, Giovanni detto senza terra. Fra loro vi erano: Riccardo Cuor di Leone, il prediletto, che si spense nel 1199, ed una figlia, anche lei chiamata Eleonora, divenuta poi regina di Castiglia.

Se di Eleonora si ricordano le avventure amorose, bisogna pur riconoscerle che fu una donna capace di mantenere un ampio potere politico e territoriale e di esercitarlo nel corso della sua esistenza. Poiché Enrico II, suo consorte, fu costretto a continui spostamenti negli immensi domini riuniti sotto il suo dominio sia nell’isola inglese sia nel continente europeo, Eleonora si ritrovò più volte a governare l’Inghilterra da sola, dando prova di essere una infaticabile ed intelligente amministratrice. Sbrigava gli affari generali del regno; manteneva la corrispondenza; si occupava di acquisti e di cessioni, di riscossioni di tasse e di pegni; risolveva questioni di carattere giudiziario; determinava inchieste giudiziarie e processi; si assumeva la responsabilità di far assolvere o condannare personaggi più o meno importanti, venuti per vari motivi in contrasto con la corona e con i suoi interessi.

Dopo qualche anno anche la seconda unione di Eleonora risultò infelice. I dieci figli avuti dai due mariti in meno di vent’anni fecero sfiorire la sua bellezza – leggendaria, stando a ciò che ci è stato tramandato – mentre il re Enrico fu sempre più attratto dalla bella e nota Rosmunda con cui ebbe una lunga relazione, che Eleonora non riuscì ad interrompere.
A quel punto la regina, per contrastare ed opporsi all’irrispettoso marito, cercò di favorire i suoi figli, in particolare Enrico il Giovane, per cui ottenne l’associazione al trono nel 1170, e Riccardo Cuor di leone, il suo prediletto, che ricevette il titolo di Duca di Aquitania nel 1169.

In seguito, nel 1173, Eleonora appoggiò i figli, insaziabili di potere, in un’inutile rivolta contro il sovrano, da cui scaturì una sua lunga detenzione. Ella venne catturata e tenuta prigioniera dapprima a Chinon, in territorio francese, quindi in Inghilterra per circa dieci anni, dalla primavera del 1186 a luglio del 1189, data di inizio della sua vedovanza.

Le vicende legate alla vita di Eleonora ebbero un eco persino nella Divina Commedia dove Dante nel Canto XXVIII dell’Inferno pose gli animatori di quella rivolta nella nona bolgia, dove furono condannati i seminatori di disordini, di scismi, di scandali. Fra loro vi era Bertrand de Born, uno dei maggiori esponenti della letteratura provenzale del XII secolo, che pare spinse Enrico il Giovane alla rivolta armata contro il padre, Enrico II il Plantageneto.

Anche su Eleonora continuarono a circolare notizie scandalose. Infatti si narra che per fuggire dalla prigionia si fosse travestita con abiti maschili mentre cercava riparo nei territori di Francia, presso il suo primo consorte Luigi VII, volendo chiedergli aiuto. Il tentativo però fu vano poiché la fuggitiva venne catturata.

In quel tempo per una donna vestirsi con abiti maschili era considerato disdicevole ancor più se sovrana! Infatti la Chiesa proibiva a quanti appartenevano al genere femminile ogni forma di travestimento destinato a sovvertire pericolosamente l’ordine previsto da Dio.

Quando i figli di Eleonora si ribellarono al padre sovrano, che tardava a morire, ciò che destò maggiore scandalo fra i contemporanei fu il fatto che ad aizzare i rivoltosi fosse la madre.

Ancora una volta Eleonora si rese protagonista di un evento disdicevole perché si ribellò alle norme del matrimonio e della vita domestica di quel tempo ovvero non accettò di rimanere sottomessa al proprio signore e marito come allora si conveniva a tutte le mogli.

Riacquistò la libertà solo dopo la morte di Enrico II, suo marito, e ancora una volta dette prova di forza e di notevole personalità, ricoprendo funzioni di capofamiglia con determinazione. Come un vero e proprio sovrano dovette occuparsi del regno mentre i suoi figli erano impegnati nelle varie crociate. Fu anche eroica quando accompagnò, in un viaggio rocambolesco fino a Messina, Berengaria di Navarra, promessa sposa di suo figlio Riccardo, pronto a salpare per l’Oriente.

Di ritorno dalla crociata Riccardo venne catturato e tradotto prigioniero in Germania. In quel contesto Eleonora ne tutelò il trono contro i tentativi di un altro figlio, Giovanni senza terra. Inoltre raccolse anche i denari occorrenti per il riscatto al fine di ricondurre Riccardo a casa. Portò personalmente la somma del riscatto a Colonia senza temere di esporsi ad un nuovo lungo e poco agevole trasferimento.

A Colonia, dove Federico Barbarossa aveva trasferito non molti anni prima quelli che riteneva i resti dei re magi, la regina organizzò una solenne cerimonia in occasione della ricorrenza della purificazione di Maria nel 1194. In quella sede Eleonora riebbe dagli arcivescovi di Magonza e di Colonia il figlio prediletto, posto come si scrisse “in mano Alienor matris suae liberum et quietum ex parte imperatoris”.

Nel tentativo di migliorare i rapporti tra il regno di Inghilterra e di Francia, compromessi anche dalle sue lontane nozze con il sovrano inglese, la regina riuscì a combinare gli sponsali fra la nipote Bianca e Luigi VIII di Francia, figlio di Filippo II Augusto. Poi si ritirò nel convento di Fontevrault, una delle più grandi e prestigiose abbazie del XII secolo, pur continuando ad intrattenere notevoli relazioni con il mondo esterno e dedicandosi ancora con molta energia e con incrollabile fede agli impegni dell’ultima stagione della sua vita.

Si recò ancora una volta a Salus, accorsa al capezzale dell’amato figlio Riccardo, morente in seguito alle ferite riportate nel corso di un’orribile faida.

Eleonora sopravvisse con grande dolore ai suoi figli e trascorse i suoi ultimi anni a Fontevrault, dove venne sepolta il 31 marzo del 1204.

Nonostante le accuse, fu certamente una donna che in tempo medioevale si distinse per le capacità e per il potere esercitato.

F.to Gabriella Toritto

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