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STORIA DELLA LOTTA ALLA “CASTA” IN CERCA DI UNA DEMOCRAZIA GIACOBINA ISPIRATA A J.J. ROUSSEAU OLTRE IL POPULISMO E LA LOTTA DELLA STESSA CASTA

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Redazione- Dunque la Casta. Una definizione  di cui il M5s  si è appropriato per definire la politica   e per darsi un segno di riconoscimento  invocando un consenso di pancia .  Sicuramente al principio  dell’azione del movimento  ( erano i tempi in cui un comico, Beppe  Grillo, voleva fare il politico, e un politico Silvio Berlusconi voleva fare il comico con le sue barzellette e le sue monellerie anche in contesti internazionali ), le prime idee erano molto lontane  da come poi è stata intesa la politica da rottamare,  sgusciando per la tangenziale di affermazioni come  “ Apriremo il parlamento come una scatola di tonno “  o  come pure “ Uno vale uno “ che è come dire:”  che ce ne facciamo del Parlamento”  da sostituire  con una  espressione diretta della volontà   dei cittadini chiamando a testimonianza il populismo di Jean Jeaques  Rousseau . Una progressiva  eliminazione  mascherata da  argomentazioni e giustificazioni perché no accattivanti  anche se sempre dietro le quinte e sopra le righe. Certo  senza arrivare  platealmente alle brutali affermazioni che un tempo videro il Parlamento all’attenzione di chi  voleva trasformarlo in” un bivacco di manipoli “. Non sia mai .Il M5s non lo ha mai detto e nemmanco forse all’inizio lo pensava fino in fondo. E’ che strada facendo, l’acquolina vien mangiando,  la voglia di potere  potrebbe fare il resto. Non certo con quella brutalità dell’inizio del ventennio ma con una moderna e più avanzata formula che è quella non dell’elezione ma del sorteggio e della democrazia referendaria. Cosa diffcile da ttuare in breve tempo. Cosa che ha bisogno di una maturazione .  Certo un Parlamento meno numeroso ( e qui  entra in gioco la legge elettorale  con cui viene eletto )  e impegnato a lavorare in un “ determinato modo “  ( e qui entrano in gioco  i  regolamenti parlamentari  e la eventuale differenziazione tra le due  camere ), con gli stessi privilegi  di sempre  ( e qui  ci riferiamo al taglio delle retribuzioni  e delle indennità in aggiunta )   è sicuramente  più facile da controllare   e quindi più facilmente esautorabile  nella forma e nella sostanza del suo ruolo e delle sue prerogative  . Con il pericolo della trasformazione delle democrazia parlamentare in termini negativi,considerato che in termini positivi è anche possibile cambiare le forme di una democrazia in modo più efficiente, piu aderente ai bisogni del paese e rispettoso delle esigenze e delle volontà dei cittadini. Come  si dirà. E’ tutto da   discutere e ridiscutere  Forse al modo in cui ha cominciato a fare il fondatore del M5s  Beppe Grillo per le dichiarazioni che ha fatto  a commento dei risultati del referendum  tenutosi il 20 e 21 settembre . Grillo in sostanza dice che non crede più appunto nella democrazia parlamentare ma solo a quella referendaria .   Certo esistono,come già abbiamo accennato,  anche altre forma di democrazia  ma vanno considerate all’interno di contesti   storici e culturali in cui operano o dovrebbero operare. L’Italia ha una lunga tradizione in termini di democrazia parlamentare e non è facile  di punto in bianco mettere uno stop alla Storia di un paese . Anche perché  la storia di questo paese ci dice che molte volte sono state fatte rottamazioni  o sostituzioni  senza sapere con  che cosa  andava cambiato quello che si buttava via .Fino alla ideologica affermazione  ( ma qualche volta è pure questa un modo di dire ) “ cambiare tutto per non cambiare niente “ . Sostituire tanto per sostituire  ma questa è furia iconoclasta che in un paese  laico  non può avere cittadinanza.  Occorre ragionare sempre sul nuovo che avanza e sul vecchio che va cambiato.   Anche perché, ( e qui finiamo questa esercitazione da elogio ed esortazione  sul termine sotituire ) Sostituire tanto per sostituire  ( senza poi nemmeno sostituire ,lasciando tutto in sospeso ) a volte non si è rivelato una buona soluzione per i problemi che  si volevano risolvere.

Allargando l’orizzonte di questa riflessione , perché abbiamo attorno a noi un mondo e in questo mondo dobbiamo vivere , ( sprovincializzando  i nostri ragionamenti ) guardiamo per esempio alle “ primavere arabe “ che avevano fatto sperare all’affermazione di una democrazia  in grado di risolvere  i problemi ; che avevano determinato proteste  e manifestazioni di piazza, che sembravano  avviare quei paesi verso  storie nuove  e strade tutte da percorrere .  Con il risultato che  a regimi  corrotti , dispostici , fino ad essere dittatoriali  si  sono sostituiti  alla lunga  regimi altrettanto dispostici e  corrotti  dimostrando che la strada della “democrazia  di importazione “  ( secondo modelli occidentali ) ha  creato  ancora più problemi e dato l’occasione per procedere a più “radicali” cambiamenti che significa  ripercorrere vecchie strade.

Stiamo parlando di casta, taglio dei parlamentari , referendum confermativo . La vittoria del Si non galvanizza  perché raggiunta con uno scarto  sul NO  non proprio  plebiscitario ma anche  perché  Il taglio dei parlamentari, abbinato alla riforma elettorale voluta da Pd e Cinque stelle, assicurerebbe meno seggi  favorendo  uno squilibrio   verso  l’asse sovranista  Meloni Salvini ( che non so quanto se lo aspettassero avendo deciso di votare per il SI  ) perché la distribuzione dei seggi è calcolata, considerando il calo da 945 a 600 parlamentari e l’eventuale passaggio a una legge, il cosiddetto Germanicum, caratterizzata dalla scomparsa dei collegi uninominali e dall’introduzione di una soglia di ingresso del 5%.

Dunque lo scenario potrebbe essere il seguente secondo  Roberto D’Alimonte  così riassunto da  Alberto Magnani  su Il Sole 24 Ore del 24 settembre 2020  :

  • Ipotesi 1: stando a una media dei sondaggi di YouTrend sui consensi delle varie forze politiche, solo Lega (25,2%), Pd (20,2), M5s (15,8), Fdi (15) e Fi (7,1) avrebbero accesso al parlamento. Il centrodestra (Lega-Fdi-Fi) potrebbe contare su una maggioranza di 227 seggi su 400, con 193 scranni solo a Meloni e Salvini (magari più a Meloni che a Salvini, visto che la leadership del Capitano è in crisi). Questa distribuzione, spiega D’Alimonte, è il risultato di un 16,7% di voto disperso: il voto «sprecato» perché attribuito alle liste sotto la soglia fatidica del 5%. La disproporzionalità che si andrebbe a creare permetterebbe a Salvini e Meloni di incassare il 48,2% dei seggi con il 40,2% dei voti
  • Ipotesi 2: l’intesa fra i centristi Bonino, Calenda e Renzi, altro sconfitto dell’ultima tornata elettorale, evita la dispersione dei voti incassati dalle singole liste. In quel caso la soglia di dispersione scende all’8,7%, abbassando da 227 a 207 i seggi del centrodestra
  • Ipotesi 3: i Verdi e la Sinistra si accordano, superando la soglia del 5%. In quel caso il voto disperso scende al 3,6% e il centrodestra perde la maggioranza assoluta.

Il tutto dipende ovviamente dal futuro della legge, osteggiata dall’opposizione e destinata a subire più di una limatura, a partire dalla soglia del 5%. Il governo Cinque stelle-Pd è uscito rafforzato dal voto referendario e dall’esito delle regionali, con un «tre a tre» fra centrosinistra e centrodestra che congela o rimanda la crisi paventata in caso di en plein dei candidati sponsorizzati da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ma le fragilità sono rimaste dov’erano e non sarà facile imporsi. Anche su una legge che favorirebbe, in parte, proprio gli avversari. (1)

Ma torniamo alla riflessione sulla storia della casta . Il libro La casta  edito da Rizzoli è uscito  il 2 maggio del 2007. Il testo occupa 250 pagine  ed è scritto   in modo  affascinante e qualche volta beffardo grazie alla penna di  Gian Antonio Stella  a cui Sergio Rizzo, che ama lavorare fino a tardi la sera, forniva  dati e documentazione  che Stella,  al contrario mattiniero,  utilizzava per la stesura dei capitoli. Dal maggio  2007 al dicembre 2007  ha avuto  venticinque edizioni . A tutt’oggi ha venduto 1,7 milioni di copie .

Quattordici capitoli che  iniziano con  :“Una oligarchia di insaziabili bramini” con una specificazione che dice a sua volta “ Da Tocqueville a De Gregorio : la deriva della classe politica” ,primo capitolo   che inizia così: “ La pianeggiante Comunità montana di Palaggiano  è unica al mondo : non ha salite, non ha discese ,e svetta a 39 ( trentanove) metri sul mare. Con un cocuzzolo  ai margini del territorio comunale,  che troneggia  himalaiano a quota 86. Cioè  12 metri meno del campanile  di San Marco . Vi chiederete cosa ci fa una comunità montana  adagiata nella  campagna di Taranto  piatta come un biliardo?”  Un incipit che sembra una metafora ma non lo è della capacità della politica italiana di inventarsi   istituzioni fantasiose  per accrescere il numero di poltrone da distribuire. E termina il libro proprio con la descrizione di un balletto di poltrone  nel capitolo  18 “ Il signor sindaco   ha fatto crac”.

Ricorda Sergio Rizzo a proposito di questo libro : “  Con le dovute proporzioni il nostro ruolo  è stato come quello del medico  che diagnostica qual è la malattia. L’antipolitica non la crea un libro. L’antipolitica  è un fenomeno che probabilmente è latente  in tutte le società.” Certo il momento storico in cui il libro è stato pubblicato ha avuto la sua influenza sul successo dello stesso.  Erano proprio gli anni in cui si cominciava a tirare ancor più la cinta di quanto non si fosse dovuto fare fino ad allora e gli sprechi risaltavano all’occhio . Chissà se Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno avuto il sospetto di farsi strumento  di quanti  attaccavano  la casta per coprire  altre responsabilità . Responsabilità al di là della politica  che non determinava da sola  quello che stava avvenendo  nel paese. Ovvero di altri gruppi che avevano dissanguato il paese. La casta, d’altra parte, additata in continuazione non ha saputo rialzare la testa  con uno scatto di dignità  e dire  in realtà  come stavano le cose. E forse le cose stavano in  un altro modo . Rizzo dice che  l’idea degli articoli  che hanno poi ispirato anche il libro  gli è venuta leggendo i bilanci parlamentari  e ha pensato ad una politica costosa. Forse troppo costosa .  Una politica che ha comunque un costo . Politica e democrazia  per funzionare hanno un costo . Forse  in questo paese che è il paese delle esagerazioni  , come in molte altre manifestazioni  della  sua storia anche  in questo caso si è mischiato il diavolo con l’acqua santa anzi  l’acqua santa con lo sterco del diavolo ,la moneta   che notoriamente fin dai tempi di un famoso imperatore romano ( inventore dei vespasiani  che da lui avevano preso il nome), non ha odore.

Scrive Davide Maria De Luca  su Domani del  20 settembre 2020 : “ Stella e Rizzo si sono sempre difesi  sostenendo che il loro libro non se la prendeva con  una parte politica. Tranne il Partiito Radicale  per la sua  coerenza  , di fronte al loro tribunale finivano tutte le forze partitiche . .Quel libro è  un libro di profondo amore per la politica ,non un libro di antipolitica”. E che quindi non hanno avuto la benché minima intenzione di favorire questo o quel partito.

Anche se qualcuno discutendo di come il libo di Rizzo e  Stella abbia influenzato comunque la vita politica italiana  afferma che a quel tempo probabilmente avrebbe favorito chi di fronte ai problemi del governo Prodi propugnava la discesa in campo di tecnici capeggiati da  Luca Cordero di Montezemolo allora presidente della Ferrari. Cosa che però in realtà non è mai avvenuta .  Affermazione dunque senza prove e quindi inconsistente.

Comunque l’argomento della lotta alla casta è stato sempre  trasversale . Basti pensare che nel momento in cui  il libro raggiungeva  i vertici della classifica si affermava un leader  del centro sinistra  Walter Veltroni  che molte volte ha usato gli stessi argomenti che Stella e Rizzo  riportano nel libro. Anzi loro stessi dicono che la parola “casta”  venne loro in mente,  per il fortunato  titolo del libro,  proprio ascoltando Veltroni in un discorso  del 1999 in cui aveva detto. “ Quando  i partiti si fanno casta di professionisti ,la principale campagna  anti partiti  viene dai partiti stessi “.

 Tutto  dunque ha inizio dalle pagine del Corriere della Sera ,diretto da Mieli ,dove Sergio  Rizzo e Gian Antonio Stella ,  scrivono  articoli  sui problemi  della politica italiana  richiamando l’attenzione a volte su spese, comportamenti ,  sprechi, costi, nelle stanze dei bottoni  ma soprattutto dei privilegi che godono quelli che  le frequentano quotidianamente per l’esercizio delle loro funzioni,  che poi non esercitano nel modo in cui dovrebbero  fino alla accusa di “fanulloni “ e qualcos’altro . Con gradimento dei lettori  tanto che  l’idea di  raccogliere  tutti gli elementi di  riflessione e discussione su questo tema in un libro  trova  consenso  tanto da arrivare ad una pubblicazione che in breve tempo  esaurisce la prima edizione stampata in ben  33 mila  copie  da Rizzoli

Francesco Cundari   il 16  settembre 2020  scrive su  Linkiesta   che Rizzo e Stella : “  non hanno soltanto regalato la parola d’ordine della lotta contro «la casta» ai Cinquestelle e a tutti i populisti del pianeta (anche in Francia, per dire, Marine Le Pen se ne è subito appropriata). Molto di più. È grazie a loro che l’espressione «costi della politica», fino a quel momento raramente utilizzata, è diventata il tema dominante del dibattito pubblico. Un’affermazione che è già una vittoria, evidentemente. Una volta stabilito che la politica, il Parlamento, la democrazia sono un «costo», per non dire uno spreco, è chiaro quale sia il passo successivo.”

Il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ha creato un totem su cui tutte le forze politiche hanno scaricato le colpe dei mali atavici dell’Italia. Il Movimento 5 stelle ha raccolto quell’eredità, trasformandola in un tormentone dell’antipolitica che dalla piazza si è spostata in parlamento. Ma il taglio delle poltrone è nato sulle pagine del Corriere della Sera, non sul blog di Beppe Grillo

Tanto che Davide Maria De Luca su Domani scrive   anche  lui : “… a  13 anni dalla sua uscita, il fortunato bestseller di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella intitolato “La casta”, sta per terminare la sua parabola. Con il referendum sul taglio dei parlamentari sarà raggiunto anche l’ultimo traguardo di questo saggio sui politici “obesi ed ingordi”.

Infatti   non solo  ha raggiunto  l’ultimo traguardo ma anche perso, come   osserva    Beppe Facchetti su  il giornale on line dell’Associazione degli ex parlamentari  in una lunghissima analisi  sulla storia del libro di Stella e Rizzo (2)“  la sua carica virale.
Pressoché  tutti i “privilegi” elencati sono stati cancellati e alcuni bersagli-emblema sono stati colpiti ed affondati ma soprattutto ha vinto il concetto di casta. C’erano dei bramini da additare al pubblico ludibrio e pubblico ludibrio è stato. Mancavano all’epoca i talk show in tv, diventati poi una gogna perfetta. C’è un fustigatore che ha intitolato la trasmissione “fuori dal coro” senza accorgersi che fuori dal conformismo ci sarebbe solo l’esercizio di un po’ di razionalità e buon senso. L’indignazione è il vero coro.
Nelle intenzioni iniziali degli autori, il libro era nato come una brillante inchiesta giornalistica, l’accurato catalogo di favoritismi e furberie varie, ma nel tempo ha cambiato pelle. E’ diventato il programma dell’antipolitica, quasi un breviario da tenere in mano ed applicare capitolo per capitolo per fustigare una categoria, quella de “i politici” (detta così, l’espressione è diventata un’infamia già solo a pronunciarla).
Nel sottotitolo del libro venivano descritti come “intoccabili”, ma nel giro di un decennio sono stati toccati, sbeffeggiati, maltrattati e vilipesi come non mai, pur nel Paese che certo non li ha mai amati. D’Annunzio aveva lanciato un pitale dall’aereo su Montecitorio.
In concreto è così diventato un programma copiato punto per punto da apprendisti politici, smaniosi di costruire le proprie fortune sull’abbattimento di quelle altrui. Togliti tu che mi ci metto io.
Un testo godibile e leggibile, non certo il mattone, lungo cento pagine in più, dell’indigeribile programma dell’Ulivo/Unione.”

Gli italiani hanno dimostrato in occasione del voto referendario e di quello regionale di saper ragionare .Votando in prevalenza SI  hanno  voluto dare un segnale alla politica che  malgrado le incognite di un cambiamento , ( se non proprio al buio ma  ricco di ostacoli  per un percorso che la politica ora  deve portare a termine nel giusto modo ), questo è assolutamente necessario .  Negando alle perplessità del NO la possibilità di prendere il sopravvento in un ragionamento che mira a restituire   proprio alla politica il suo valore  e la sua efficacia . Nel caso del voto regionale hanno dimostrato di saper  riconoscere a chi si occupa quotidianamente dei loro problemi, come è avvenuto durante i mesi più difficili del contagio di corona virus,     il merito di questo impegno  attento e vigile , Con un intreccio in questo caso di voti tra elettori del PD e del M5s  il cui  percorso si è incrociato molte volte  e che in questo caso ha determinato alcune vittorie. Certo  i voti del M5s non si sono dimostrati capaci di arginare la vittoria del centro destra in Liguria, Veneto, Marche  ma probabilmente sono stati utili  in Toscana, Campania e anche in Puglia . Il rapporto di forze  tra PD e M5s   negli anni, dal 2013 ad oggi  vedono fasi alterne di preminenza  perché secondo me  gli italiani  vanno dal voto al partito a quello del movimento  con una facile alternanza . Forse a dimostrazione che  una collaborazione  tra queste due forze è inevitabiìe. Come e per quanto ancora non si sa . E’ questo il tema di un articolo di Stefano Feltri su Domani di venerdì 25 settembre 2020.

Ma come sarà il parlamento dopo  questo referendum ?  Come sarà la politica  dopo questa pronuncia referendaria. Richiamiamo alla mente   alcune ragioni del SI e del NO  che  hanno animato il dibattito referendario per mettere l’accento su quelle che dovranno essere le prime mosse  di riforma. Il si affermava che finalmente si era arrivati ad un referendum vero con un quesito chiaro  , un SI oppure un NO , e che  si aprisse  la strada delle riforme con qualcosa  finalmente di concreto :  il taglio dei parlamentari , il resto  sarebbe venuto dopo. Lo scenario  post referendum è dunque  che c’è una modifica del parlamento  senza una riforma generale  ( con la preoccupazione e la perplessità che se l’accordo per la riforma complessiva ieri era difficile da raggiungere non si capisce perché oggi dopo il referendum    dovrebbe essere più facile da raggiungere; vedi legge elettorale ). Dagli anni Settanta dello scorso secolo  si parla di superamento  del “ bicameralismo paritario “. Per  mezzo secolo  le raccomandazioni  proprio di autorevoli  padri costituenti come   Costantino Mortati  e Umberto Terracini sono state quasi ignorate . Non si capisce,  e da qui nascono  le perplessità , perché ora di punto in bianco si dovrebbe accelerare in questo senso.Il Si espresso dagli itaiani è un chiaro segnale  alla politica perché  operi al fine di superare  queste difficoltà  .  Si vedrà .

Che farà dunque  la politica  ? Per cominciare.  La riduzione del numero  dei parlamentari  potrebbe essere funzionale alla modernizzazione costituzionale del sistema politico solo se si supera il bicameralismo paritario  :a) dando alla sola Camera il voto di fiducia  e il voto finale su tutte le leggi  meno quelle costituzionali e  i trattati internazionali, che resterebbero bicamerali ;b) dando al Senato il potere di controllo del bilancio  , il raccordo tra Stato  e Regioni  , il potere di richiamare  alcune leggi  per modifiche ma sempre con il solo voto di Montecitorio.

“Un paese diviso come il nostro ha bisogno ,afferma Sergio Fabbrini su Il Sole 24 ore  di una camera  di rappresentanza delle democrazie territoriali , affinché si coordino nel rispetto  dell’interesse nazionale ( come  non è avvenuto, invece durante  la pandemia quando ogni regione è andata per conto suo ). Un paese interdipendente come il nostro ha bisogno di una camera di rappresentanza nazionale , al cui interno si formino governi stabili  ed efficienti,  pungolati da una opposizione che  riconosca i vincoli costituzionali  di quella interdipendenza.”

Allora un Parlamento  il cui taglio dei  membri  impone di ridisegnare i collegi elettorali ? Al momento con  due possibili strade da percorrere : a)  senza modifica della legge elettorale  si andrà a votare nelle attuali circoscrizioni con una integrazione prevista da una norma  approvata  dal  governo Conte uno  :    un decreto legislativo che ridefinirà i collegi  uninominali e plurinominali. Il decreto dovrà essere adottato entro sessanta giorni  dalla entrata in vigore della legge costituzionale , dunque entro il 21 novembre. b) Con una nuova legge elettorale . In caso di approvazione i collegi verrebbero  ridisegnati in contemporanea  con la riforma del sistema di voto.

E’ innegabile che  con la riduzione  dei parlamentari da  945 a 600 le due camere dovranno adeguare  il loro funzionamento, modificare  i regolamenti interni . Soprattutto bisognerà modificare la legge elettorale .Con un occhio  all’elezione del Capo dello Stato  con il settennato in scadenza tra due anni .

Basteranno queste due mosse a restituire alla politica la sua funzione  e a dare alla riforma quel carattere

progressivo  che affermi la necessità di rafforzare, innovandola, la nostra  democrazia  rappresentativa?

(1) Il Sole 24ore  del 24  settembre 2020

(2) https://www.ilparlamento.eu/lepopea-dellantipolitica-da-la-casta-al-referendum-taglia-seggi-unanalisi-di-beppe-facchetti/

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