SOGNO E PROFEZIA: “LAUDATO SI”, L’ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO IN DIALOGO CON IL MONDO DI FRONTE AI SEGNI DEI TEMPI
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Redazione- Abbiamo tutti negli occhi la figura di Papa Francesco claudicante in una Roma deserta accompagnato a distanza dalla scorta e seguito da una macchina di servizio che si reca in pellegrinaggio davanti all’immagine della Salus populi romani, nella basilica di Santa Maria Maggiore, e poi nella Chiesa di San Marcello al Corso per venerare il Crocifisso miracoloso che nel Cinquecento salvò Roma dalla peste. E poi ancora sul sagrato deserto della basilica di S. Pietro al cui ingresso fece trasportare quel Crocefisso della Chiesa di S.Marcello per una preghiera prima della liturgia della notte di Pasqua. E’ un ricordo indimenticabile che pur nella drammaticità del contesto richiama l’attenzione sullo spessore dei gesti di questo Papa. Gesti che nascono da una profonda spiritualità e allo stesso tempo da un legame strettissimo con la vita reale del popolo della sua Chiesa e del mondo intero .
Venne dalla fine del mondo un uomo per indossare la tiara papale , il simbolo di uno dei più antichi e forti poteri nella storia del mondo occidentale. Appena dopo la sua elezione a capo della Chiesa cattolica apostolica romana e quindi universale propone al mondo intero una profetica enciclica dal titolo “Laudato sì ”.
Il capo di uno Stato una volta territorialmente piccolo, oggi piccolissimo ,che nei secoli dopo il suo riconoscimento temporale da parte del re francese Pipino il breve ,si era riservato il diritto di conferire la corona imperiale, si spoglia di ogni potere e si fa profeta. E con lui si fa profeta la sua Chiesa .
Nei secoli i Pontefici hanno guidato la Chiesa con le encicliche ( in origine delle semplici lettere diventate documento ufficiale ) indirizzate ai vescovi e ai fedeli , intesi proprio per il beneficio dei fedeli cristiani stessi e orientati ad affrontare situazioni specifiche o argomenti teologici particolari.
Il primo documento di questo genere, «Ubi Primum», risale al 1740, quando il Papa era Benedetto XIV; fu Papa Giovanni XXIII che per primo inviò la sua Enciclica del 1963 sulla pace, la «Pacem in terris», oltre la cerchia cattolica, destinandola anche a «tutti gli uomini di buona volontà» ed inviandola ai capi di Stato. Dalla prima Enciclica in 275 anni si contano oltre trecento documenti di questo tipo, inviati da venti pontefici.
Quasi tutte le encicliche hanno un titolo in latino e poche in italiano ,alcune in lingua straniera . Infatti per trovare un’Enciclica con un titolo non latino bisogna fare tornare al 1957, con «Le pe’lerinage de Lourdes» di Pio XII. Anche se Pio XI, prima di lui, predilesse invece l’italiano ma nel 1937 scelse anche il tedesco con la «Mit brennender sorge», con viva preoccupazione, indirizzata all’episcopato tedesco durante gli anni del nazismo. Papa Francesco per rendere omaggio al poverello d’Assisi ha scelto il Cantico delle Creature e dunque un titolo in `volgare´, «Laudato sì»,fa parte delle cosiddette Encicliche sociali. Poche ,forse una dozzina in tutto, dalla «Rerum novarum» di Leone XIII del 1891, in cui criticava il liberismo ma anche il socialismo, fino alla «Caritas in veritate» di Benedetto XVI del 2009, maturata negli anni della crisi economica dell’anno precedente che ha prodotto effetti in tutti i paesi del mondo e per molti anni .
Per Papa Francesco è stata la seconda enciclica, dopo la Lumen Fidei `ereditata´ da Benedetto XVI. Quest’ultimo nel breve pontificato ,otto anni , ne ha scritto tre . Che confrontate con le quattordici di Giovanni Paolo II, in oltre ventisei anni di pontificato, e le oltre ottanta ,sono un numero contenuto .
Il titolo “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra” dichiara immediatamente il contenuto del documento perché sulle orme di Francesco d’Assisi richiama l’attenzione sull’importanza di “un’ecologia integrale”, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili.
Scrive infatti Isabella Piro su Vatican News :”L’ecologia integrale diventi un nuovo paradigma di giustizia, perché la natura non è una “mera cornice” della vita umana: questo il cuore della seconda Enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’ sulla cura della casa comune”, pubblicata il 18 giugno 2015. Suddivisa in sei capitoli, l’Enciclica raccoglie, in un’ottica di collegialità, diverse riflessioni delle Conferenze episcopali del mondo e si conclude con due preghiere, una interreligiosa ed una cristiana, per la salvaguardia del Creato.”(1)
Marianna Pacucci in Ambiente& Ambiente scrive : “questa lettera del Papa è frutto di un lavoro corale, che ha coinvolto esperti di diversa estrazione culturale e posizione scientifica e ha voluto esprimere, nel lavoro di sintesi finale, un atteggiamento di intenso ascolto e dialogo, per far emergere in modo compiuto la tensione e la sofferenza dei popoli e delle comunità cristiane che vivono nelle periferie del mondo e che sperimentano ogni giorno sulla propria pelle le contraddizioni, gli errori, le inadempienze di uno sviluppo globale che riserva molti benefici ad una porzione esigua della popolazione mondiale e troppi problemi alla maggior parte della gente comune.”(…) Il Papa lo dice a chiare lettere: la cultura dello scarto tiene pericolosamente insieme la sorte di milioni di uomini e donne, vecchi e bambini, malati e poveri, che sono esclusi dal mercato e dalle sue leggi, e il degrado di aree e territori devastati dal consumismo e dallo spreco. Infine, urge restituire attenzione alla differenza nelle sue molteplici manifestazioni: la biodiversità costituisce un valore etico praticabile soltanto se a livello antropologico e sociale si riconosce che la pluralità è una ricchezza e non un rischio da temere ed esorcizzare. (…)Il Papa si mostra critico nei confronti di un’ecologia ridotta e scientismo e tecnicismo non perché sia diffidente verso l’azione intelligente degli uomini, ma in quanto verifica nella realtà attuale il tentativo di utilizzare la tecnica come “paradigma omogeneo e unidimensionale”, che di fatto nasconde una dipendenza dal potere dell’economia e della finanza contro il rispetto dei diritti umani di tutti i popoli. Nello stesso tempo, rivendica il diritto-dovere delle religioni di partecipare in modo costruttivo, con le loro reciproche differenze, allo sforzo comune di rimettere in equilibrio il rapporto fra i mezzi e i fini, affinché la cultura e le politiche ambientali possano lavorare alla ricostruzione del senso del rapporto uomo/natura e non solo alla sua ordinaria gestione. ( 2)
Ma la “Laudato sì”, scritta molto tempo prima che il mondo fosse sconvolto dalla pandemia da coronavirus che abbiamo vissuta anche nel nostro paese con gli effetti che in qualche modo questa Lettera enciclica pone all’attenzione ,sembra proiettare la chiesa di cui Papa Francesco è il capo in una dimensione di sogno e profezia. E allora la domanda che ci siamo fatti è : una chiesa profetica in dialogo con il mondo,è ancora capace di profezia? E la profezia è davvero l’ essenza stessa della Chiesa? In ascolto dei segni dei tempi .
Una chiesa profetica- come dice Laura Zanfrini – capace per esempio di combattere per affermare una posizione fuori da ogni ambivalenza. Una per tutte :“ l’ambivalenza di una Chiesa sollecitata a “uscire” e accompagnare le situazioni concrete, e che è però al tempo stesso restia a uscire da se stessa e ad aprirsi, facendo affiorare tentennamenti in maniera formidabile nel suo rapporto con l’immigrazione, tanto quella ormai storicamente presente nelle nostre comunità, quanto quella che le ha sopraffatte sulla scia dell’emergenza umanitaria di questi mesi.
Perché da un lato vi è infatti la Chiesa altruista e generosa, custode dei valori della fratellanza universale, da sempre in prima linea nell’accogliere i migranti e nel rispondere ai loro bisogni, disponibile ad aprire i propri spazi ai migranti di tutte le fedi, a mobilitarsi di fronte a ogni nuova emergenza e a rispondere prontamente all’appello del Papa di ospitare le famiglie di profughi.
Ma, dall’altro, vi è la Chiesa intimorita e reticente, incline più ad assistere i migranti che a coinvolgerli realmente nelle attività liturgiche e pastorali, disponibile più a “educare” i migranti che a farsi interpellare dalla loro presenza, non sempre in grado di esercitare il discernimento che ci impone un fenomeno di portata straordinaria come sono le migrazioni contemporanee.( 3)
Dunque una dimensione di profezia e di sogno che Padre Spadaro ( direttore de La Civiltà cattolica) spiega così :” il pontificato di papa Francesco può essere connotato da tre aggettivi. Il primo: profetico. Francesco non vede davanti a sé “problemi, ma sfide”; è “attratto dal movimento, per cui il tempo è per lui superiore allo spazio”; è ancorato allo sviluppo storico del Cristianesimo. Il secondo: drammatico. Il pontificato di papa Francesco “non è affatto dolce, ma caratterizzato dalla lotta tra il Principe di questo mondo e il Signore della storia”: ed è un contrasto quotidiano e durissimo. Il terzo: poliedrico. Il Papa non ama la sfera (in cui ogni punto è equidistante dal centro), ma il poliedro, “che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità” e in cui dunque si salvaguardano le differenze pur in una tensione al bene comune.
D’altra parte Giulio Albanese su Avvenire del 7 gennaio 2015 richiama l’attenzione sulla essenzialità della linea di pensiero di Bergoglio espressa nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG). “Leggendo questo documento si evince che la sua elezione alla Sede di Roma è davvero espressione di una restituzione della fede dalla “fine del mondo”, dalla periferia oltreoceano del “Nuovo Mondo”, per ridare impulso laddove il progresso non è sempre coinciso con le istanze umane e spirituali. Ecco che allora la missione, secondo Francesco, non può essere percepita come una realtà a sé stante, rispetto alle attività pastorali delle Chiese particolari, ma piuttosto come un elemento imprescindibile per dirsi davvero cristiani. Vi è poi l’affermazione del grande mistero dell’incarnazione di Dio fatto uomo nella storia per cui, con papa Bergoglio, non siamo più in presenza di un Dio absconditus, nascosto e distante, che guarda la nostra umanità dolente dall’alto della sua nuvoletta celestiale, ma, al contrario, di una manifestazione amorevole del Cristo, Dio fatto uomo, dell’Alfa e dell’Omega, del Principio e della Fine. Se la dimensione religiosa è stata spesso percepita nella nostra società globalizzata come un qualcosa di accessorio è perché non si è compreso che la missione non può rimanere confinata nelle sacrestie, ma abbraccia il mondo intero.”
Una visione profetica che continua per esempio anche nel Sinodo per la Regione Panamazzonica. Periferie, migrazioni, sfruttamento delle risorse naturali, cambiamenti sociali e vulnerabilità familiare, corruzione, tutela dell’ambiente sono stati i temi al centro del Sinodo confermati dalla cronaca recente che ha richiamato l’attenzione sul fatto che “i problemi dell’Amazzonia sono i problemi del pianeta, riguardano tutti e non riguardano solo una terra o una cultura”,
Afferma il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e Rifugiati del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale che ha promosso una settimana di eventi – online, causa Covid -, nello scorso mese di marzo per riflettere sulla Laudato si’ “ Sia la crisi socio-ambientale sia la pandemia richiedono soluzioni innovative a tutti i livelli, non solo per e da par- te “dei vertici”. Il degrado ambientale ha probabilmente contribuito alla diffusione del virus. La nostra consapevolezza deve andare, però, molto più in profondità. Fino a cogliere il nocciolo degli anti-valori che hanno alimentato la civiltà ipercompetitiva e consumista di ieri. Il ‘mondo nuovo’ dopo il Covid deve essere migliore. Deve guarire anche dalle malattie dell’autodi- struzione, dell’ingiustizia, dell’indiffe- renza. La Laudato si’ ci indica la strada per essere risanati: quello sviluppo inclusivo e sostenibile che merita il nome di integrale. Per attuarlo, l’enciclica propone il dialogo come fondamento necessario dell’azione. L’unico approccio per una rigenerazione post-Covid è il dialogo. Il che vuol dire coinvolgere tutte le parti in causa. È questo il metodo sinodale.”(…) Sia la crisi socio-ambientale sia la pandemia richiedono soluzioni innovative a tutti i livelli, non solo per e da par- te “dei vertici”. Il degrado ambientale ha probabilmente contribuito alla diffusione del virus. La nostra consapevolezza deve andare, però, molto più in profondità. Fino a cogliere il nocciolo degli anti-valori che hanno alimentato la civiltà ipercompetitiva e consumista di ieri. Il ‘mondo nuovo’ dopo il Covid deve essere migliore. Deve guarire anche dalle malattie dell’autodi- struzione, dell’ingiustizia, dell’indiffe- renza. La Laudato si’ ci indica la strada per essere risanati: quello sviluppo inclusivo e sostenibile che merita il nome di integrale. Per attuarlo, l’enciclica propone il dialogo come fondamento necessario dell’azione. L’unico approccio per una rigenerazione post-Covid è il dialogo. Il che vuol dire coinvolgere tutte le parti in causa. È questo il metodo sinodale.”
La profezia di Francesco dunque consiste nell’essere riuscito con la Laudato sì a mettere assieme due visioni “Il futuro della terra riguarda i poveri, il futuro dei poveri riguarda la terra” mettendo assieme due realtà importantissime e determinanti : appunto il futuro della terra e il destino dei poveri. A lungo la politica, ha opposto due posizioni quella che ,consideriamo le battaglie dei “ verdi” nei paesi europei ( sono riusciti anche ad affermarsi elettoralmente )che ha solo tenuto conto della natura e dei problemi del pianeta lasciando da parte il problema di chi questa terra abita e risulta discriminato, impoverito. E quella che pensava solo ai poveri . Con la Laudato si’, il Papa è riuscito a far vedere che sono due facce della stessa medaglia.
Papa Francesco rivisita continuamente il patrimonio culturale e ideale che gli ha ispirato l’enciclica Laudato si’ sottolineando che l’umanità deve promuovere una ecologia integrale, che armonizzi nell’attenzione ai territori (termine che concretizza e storicizza il più generico riferimento alla terra) le dimensioni umane e sociali oltre a quelle naturali ed economiche. Il che significa che questo è il tempo indifferibile per intraprendere azioni profetiche coraggiose, offrendo soprattutto ai giovani, delusi dai modelli e dai ritmi di sviluppo attuali, nuove ragioni di speranza.
Dunque il valore profetico della Laudato sì “Scritta ben prima della pandemia – evidenzia la Caritas -, la Laudato si’ dice parole profetiche sul rischio delle crescenti diseguaglianze e conflittualità, sulla necessità di stabilire una nuova alleanza tra umanità e natura, sull’urgenza di riformare profondamente i principi alla base di una economia e una società che sembrano avere l’esclusione e lo scarto come conseguenza necessaria”. Cinque anni fa, il 24 maggio 2015, Papa Francesco firmava la Laudato si’. “La ricorrenza, che stiamo ricordando all’interno di una settimana di riflessione, cade quest’anno in piena emergenza da pandemia per la diffusione del Covid-19, fonte di terribili sofferenze, che hanno avuto una ripercussione in misura maggiore soprattutto sulle persone più fragili e vulnerabili. Questa enciclica si è dimostrata capace di grande vitalità e ci suggerisce degli spunti fondamentali per leggere i ‘segni dei tempi’ e per aiutarci a trovare una dimensione di impegno diretto per il cambiamento” (4)
Sogno e profezia dunque nella visione di papa Francesco della modernità l che come europeizzazione del mondo e tutto ciò che questo include, è oramai finita da quasi un secolo (P. Prodi).La Chiesa su questa modernità aveva istruito un rapporto dialettico con il mondo : Dopo i suoi predecessori Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, Francesco non pensa e non agisce più come se la modernità esistesse ancora; e, quindi, inizia a delineare una visione della Chiesa e del cattolicesimo coerente con l’effettività storica all’interno della quale essi disegnano la loro fedeltà al vangelo del Regno e alla creazione desiderata da Dio. Fedeltà che non può più essere univoca e uniforme, la stessa e medesima ovunque la fede si trovi a vivere nel quotidiano degli uomini e delle donne di oggi . La decisione di Francesco è esattamente questa: sostenere l’uscita della Chiesa cattolica dalla lotta contro i mulini a vento della modernità, riattivando, nel cuore
istituzionale della Chiesa, la dinamica originaria della notizia evangelica di Dio.. (5)
(2)https://www.ambienteambienti.com/enciclica-laudato-si-di-papa-francesco/
(3) Laura Zanfrini in http://www.firenze2015.it/uscire-una-chiesa-profetica/ 5 Convegno ecclesiale nazionale Firenze 9-13 novembre 2015
(4) E’ quello che si legge in una nota della Caritas Italiana, che a questi due temi dedica il suo 55° Dossier con dati e testimonianze (Ddt), dal titolo “Sviluppo umano integrale al tempo del Coronavirus. Ipotesi di futuro a partire dalla Laudato si’”
(5)Marcello Neri “Sette anni di Francesco: sogno e profezia”8 marzo 2020
http://www.settimananews.it/papa/sette-anni-di-francesco-sogno-e-profezia/
