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SOGNO: EBBREZZA DELL’ANIMA, APOTEOSI DELL’IO-DI ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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Redazione-Sogno, parola così soave e ricorrente, abbellisce con grazia ogni discorso, impreziosendolo di delicate sfumature.

Ma cos’è il sogno?

Il dizionario recita:

[só-gno] s.m.

  1. Attività mentale che si svolge durante il sonno, caratterizzata da impressioni visive, sensazioni e pensieri non coordinati tra loro logicamente ma esprimenti desideri, ricordi, emozioni inconsce.
  2. Fantasia a occhi aperti, speranza illusoria, aspirazione, desiderio, realtà talmente bella da sembrare irreale.

Insomma, sia da svegli che da addormentati, il sogno è parte integrante della realtà e assume le connotazioni più differenti, a seconda dell’ambito in cui lo si analizza. Ne esce fuori un caleidoscopio di interessanti significati.

Nella STORIA=> La prima testimonianza del mondo onirico è rintracciabile nei disegni abbozzati nelle grotte di Lascaux della Francia sud-occidentale, raffiguranti inquietanti graffiti rupestri.

Il primo racconto di un sogno lo si può consultare nella leggenda “L’Epopea di Gilgamesh” del 2000 a.C.

Per i babilonesi i sogni erano intesi come fonti certe di verità.

Gli egizi consideravano i sogni come l’intromissione degli dei nella vita umana.

Per gli ebrei  il sogno era la manifestazione diretta della volontà di Dio.

Per gli antichi greci i sogni erano utili per trarre suggerimenti sulla cura delle malattie.

Nell’Antica Roma il sogno non rivestiva alcuna utilità concreta ed era visto come una semplice riproduzione della realtà.

Nel Medioevo si alternarono visioni opposte che rispecchiavano la contraddittorietà del periodo. Il sogno era inteso come premonitore, miracoloso o espressione dell’oscenità del peccato.

Per gli islamici, i sogni occupavano un ruolo fondamentale nella vita religiosa e sociale. Il sogno era definito come il rivelatore della verità, il mezzo attraverso il quale Allah poteva comunicare con gli esseri umani.

Gli indiani d’America attribuivano un’enorme importanza ai sogni e organizzavano ogni attività basandosi su di essi. Per loro, durante i sogni, l’anima viveva altrove, fuori dal corpo.

Molteplici, quindi, le concezioni del sogno nel corso degli anni. Diversi punti di vista a riguardo che, tuttavia, hanno un comune denominatore: per tutte le culture il sogno è un tramite per accedere ad un altro mondo, ad una dimensione ultraterrena.

Nella PSICOLOGIA=> Il sogno è concepito come l’espressione di quei sentimenti e di quei pensieri che tendiamo ad evitare di giorno e che nel sonno ci appaiono camuffati, poiché da essi vogliamo difenderci e proteggerci. Due illustri esponenti del campo psicologico dedicarono all’argomento un ampio studio, regalandoci due letture differenti del sogno: Sigmund Freud, padre della psicanalisi, e Carl Jung, fondatore della psicologia analitica.

Per Freud, i sogni rappresentano i desideri rimossi, ossia quelle pulsioni censurate dalla coscienza poiché considerate moralmente dannose. Egli fu il pioniere nell’utilizzo dell’interpretazione dei sogni come strumento terapeutico.

Per Jung, invece, i sogni conducono ad una saggezza profonda ed esprimono l’inconscio collettivo, ossia quell’insieme di simboli e di immagini primordiali universalmente condivisi. Egli, confutando la tesi di Freud, afferma che il sogno non può essere un mero appagamento camuffato di un desiderio nascosto, ma è un qualcosa di più articolato, indipendente sia dalla volontà che dalla coscienza di un individuo.

Nella PEDAGOGIA=> Freud, nel 1915, aveva già notato come il sogno infantile poteva rappresentare un mezzo eccezionale per comprendere i meccanismi del sogno in generale. Più tardi, ad esplorare minuziosamente questa tematica è stato David Foulkes, psicologo americano che ha lavorato nel laboratorio del sonno all’University of Wyoming e al Georgia Mental Health Institute di Atlanta. Egli, dopo aver analizzato numerose ricerche sull’attività onirica, sostiene che l’atto di sognare come lo si intende normalmente appaia relativamente tardi nell’infanzia, ossia tra i 7 e i 9 anni. Ne consegue che ciò che i bimbi più piccoli di quell’età chiamano “sogni” sono quasi sicuramente delle fantasie in stato di veglia o prodotte da dialoghi familiari. Foulkes, focalizzandosi sulle osservazioni del pedagogista Jean Piaget, ha osservato come la forma e il contenuto del sogno infantile siano correlate con lo sviluppo cognitivo e con lo sviluppo delle capacità simboliche e visuo-spaziali.

Nell’ARTE=> Due pittori su tutti hanno esplorato l’universo onirico, rappresentandolo con sentimento ed enfasi: Gustave Moreau e Marc Chagall.

Gustave Moreau, definito da Marcel Proust come “l’uomo che dipingeva i suoi sogni” fuse i colori con i suoi vibranti moti introspettivi, realizzando opere cariche di pathos e lirismo, di taglio erudito e raffinato. Dotato di acuto intelletto e fervido mondo interiore, arricchì ogni suo disegno della sua cultura e della sua sensibilità. Abilissimo nel lavorare pietre e metalli preziosi originò autentici capolavori di alta oreficeria. Indagò la coscienza umana, cercando di coglierne le più variegate sottigliezze e di riproporle fedelmente su tela. Precursore del Simbolismo e del Surrealismo, aveva una visione poetica  della pittura, che concepiva come uno “specchio di bellezza fisica che riflette ugualmente gli slanci dell’anima, dello spirito, del cuore e dell’immaginazione e che risponde a questi bisogni divini nell’uomo di tutti i tempi.”

 

 

Marc Chagall, noto come il pittore dei sogni e dell’amore, ha imperniato la sua arte di velato mistero e puro magnetismo, mescolando sapientemente le tinte più tenui a quelle più accese, con l’intento di simboleggiare il lato oscuro e, al contempo, la luce sfolgorante e positiva dell’esistenza. Pur trovandosi a contatto con numerosi movimenti artistici all’avanguardia, non vi aderì e inventò uno stile tutto suo, geniale e particolare, ricco di magia e suggestioni. Le sue brillanti interpretazioni si rifacevano alla cultura popolare russa e alla religione ebraica.

 

RIFLETTENDO…

Sogni ed emozioni sono legati indissolubilmente.

Sognatore è chi fa dell’emozione il fulcro dell’esistere, la massima espressione del proprio Io.

Chi si nutre solo di raziocinio, invece, è poco avvezzo al sogno, ritenendolo erroneamente una futile perdita di tempo.

Il mondo appartiene ai sognatori, perché solo chi sogna spera, lotta e vive davvero la vita, senza lasciarsi vivere da essa.

Il buon Marzullo chiedeva: “La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”

Io risponderei: “Vivere intensamente, senza mai smettere di sognare, fa sì che la propria vita sia un sogno!”

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