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SOCIALE E COMUNICAZIONE IN SINERGIA CON L’ATLETICA PER LA PREVENZIONE E CONTRASTO ALLA NOMOFOBIA-DOTT.SSA STELLA CHIAVAROLI

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Redazione-Dopo una lunga attività di lavoro di rete tra l’Atletica Vomano e il Consultorio Familiare di Silvi volta a prevenire e contrastare i disagi sociali, le agenzie educative indicate nel protocollo d’intesa integrato (Scuola, Consultorio,Atletica Vomano, Nova Civitas, Nuova Paideia, Anankenews, Croce Rossa, Morfe’, Comune) siglato il 21 aprile 2017 e integrato  nel registro ufficiale dell’Istituto Comprensivo G. Pascoli di Silvi U.2017-0006083, i soggetti coinvolti, nell’arco del tempo hanno promosso iniziative costanti di prevenzione e contrasto ai disagi e alle violenze. Dalle ultime valutazioni, emergono nuovi bisogni assistenziali che riguardano in particolare la nomofobia. Per questa ragione nella sessione estiva del 2018, gli operatori hanno organizzato un percorso formativo con i ragazzi e con i giovani dal titolo: “Il Consultorio Familiare di Silvi non va in vacanza! “. Dopo questa importantissima iniziativa e viste le notevoli richieste di replica, si promuove un nuovo sottoprogetto in continuità con il primo livello volto alla prevenzione e contrasto della nomofobia.

Tra le dipendenze sociali contemporanee, infatti, si riscontra sul territorio un incremento della nomofobia(o nomophobia) che assume una valenza a rischio soprattutto nei giovani, ma si manifesta quasi in tutte le fascie di età. La nomofobia, dal neologismo inglese ”nomophobia”, indica uno stato fobico  di ritrovarsi senza cellulare, di smarrirlo, di essere impossibilitato ad usarlo, di non avere credito sufficiente, di avere la batteria scarica,  assenza di campo o  di restare disconnessi.

Il termine Nomophobia, viene usato  per la prima volta nel 2008 negli Stati Uniti d’America nel tridente compositivo tra no+mo(bile)+phobia. Queste espressioni “no mobile phone” e “phobie” partono dal termine coniato da Steward Fox Mills. La crasi inglese “nomo” sta per “no-mobile” e si contrassegna proprio per la contemporanea paura di rimanere senza rete.

Tra gli effetti fisici più diffusi che possono provare le persone che soffrono di nomofobia, sono da annoverare l’ansia, la mancanza di respiro, le vertigini, i tremori, la sudorazione, il battito cardiaco accellerato, il dolore toracico e la nausea. Tra gli effetti sociopsicologici che acutizzano le diverse fobie umane legate alle tecnologie digitali, sono da annoverare il ritiro sociale, vissuti di ansia da separazione. Il nomofobico, in generale, vive un vero e proprio tranciamento con il mondo reale e con le relazioni interpersonali. Nei casi più gravi la dipendenza da internet genera attacchi di panico. Si tratta di una dipendenza che diventa patologica dai propri contatti virtuali. La vita sociale reale ne risulta compromessa al punto da non accorgersi delle persone fisiche o di eventuali pericoli.

Quando la dipendenza da smartphone diventa lo strumento principe dei propri bisogni affettivi allora il rischio è alto.  Tra i più noti segnali in coda c’è quello che privilegia una modalità errata di gestire le proprie emozioni e quelli che coinvolgono i bisogni sociali inconcreti.

Diventa difficile tracciare i confini di un comportamento funzionale o disfunzionale nei casi di dipendenza da cellulare. Per questa ragione, gli operatori di sinergia, si sono orientati verso la promozione del sottoprogetto: “AntiNomofobiAtleticamente”che è la fusione datata tra sociale e comunicazione con l’Atletica Vomano, frutto di grande esperienza ed innovazione nel campo delle politiche sportive tra le reti territoriali. Dopo uno specifico orientamentotra docenti e discenti circa gli argomenti di prevenzione alla nomofobia e attraverso il forte supporto dell’Atletica Vomano, è possibile comprendere che contrastare il fenomeno è possibile. Lo sport, si configura come strategia funzionale alla prevenzione primaria.Questa integrazione fornisce indicazioni sulle tecniche di comunicazione e sulle didattiche più efficaci da adottare durante il gemellaggio tra sociale, comunicazione ed atletica dei diversi soggetti coinvolti.

Tra le attività pianificate, quattro sono le aree di ripartizione delle azioni inclusive.

Durante la prima area, denominata A) ci si basa sul presupposto che un apprendimento efficace per prevenire e ridurre fenomeni di nomofobia passi necessariamente attraverso la conoscenza soggettiva ed oggettiva delle cose e delle persone con una comunicazione assertiva e attraverso una tipologia di sport come quella dell’atletica leggera che vede un coinvolgimento incentrato attorno una prospettiva trifocale con le tre “P”: promozione, prevenzione,partecipazione di cui la finalità è quella dell’inclusione e dell’integrazione con una forte attività incentrata sull’empatia e l’empowerment.In questa area il ruolo dell’operatore è quello di facilitatore. Ne consegue che una comunicazione efficacia non passa attraverso modalità top down (ad una via) ma attraverso modalità botton up ( a più vie ). Ci si propone di mettere le emozioni in gioco attraverso il corpo e la sua cura, lo specchio e la propria anima, la corsa, il salto, la staffetta come corsa verso il ciclo della vita. Una vita sana, priva di dipendenze tra tecniche e modalità trasversali come il circle time, il brain storming doppio, il generalroleplayning, il problemsolving, il focus group. Gli strumenti multimediali saranno convertiti come educativi. Il setting appropriato tra ambienti interni ed esterni intendono coniugare il linguaggio sociale con quello sportivo.

Tra le attività laboratoriali specifiche confluiranno nella produzione conclusiva di canzoni, disegni, poesie o altro, opuscoli divulgativi, cortometraggi, loghi che scaturiranno dai bisogni del gruppo e dalla propria creatività in gioco.

La successiva area, individuata nella lettera B) affronterà tutti quegli argomenti e quelle attività considerate nel progetto generale al fine di fornire agli istruttori e ai discenti i contenuti pianificati ex ante. In questa fase, oltre alla conoscenza ed al rispetto delle regole del gioco, delle persone, tra le persone e con i soggetti coinvolti, vengono incluse tutte quelle conoscenze (informazioni corrette del gioco e formazione assertiva alla prevenzione e contrasto alla nomofobia), la motivazione ( esperienze ed attività intraprese) e le abilità (capacità operative).

Dopo la riformulazione sinergica, si passerà all’Area C) attività laboratoriali integrate (multimediale, interviste,giornale, opuscoli, loghi,“AntinomofobiAtleticamente”), produzioni guidate, produzioni pianificate in linea con i bisogni del gruppo di megarete, elaborazione personalizzata di ogni gruppo, raccolta dei materiali personalizzati, traded’union dei materiali raccolti ed elaborato conclusivo unicum tra schede, osservazione, bisogni, questionari contestualizzati ad hoc.

Nell’Area D) invece si prevedono attività di front office portando esperienze di multirete precedentemente raccolte ed il progetto presentato in-itinere.

Gli schemi previste all’interno delle attività, si suddividono in più sezioni. Nella prima, si affrontano gli elementi base di comunicazione. Attività di interazione. Coinvolgimento emotivo. Disponibilità a dialogare. Modalità di comunicazione funzionale (saper ascoltare, saper osservare, saper inviare messaggi, mettersi in gioco in prima persona, adeguare il messaggio alle caratteristiche di chi ascolta, saper ricevere messaggi). In questa fase, i materiali d’uso saranno le posizioni circolari, le magliette rosa e azzurre (parità di genere) con loghipersonalizzati di divieto e di pericoli. Si tratta di mettere in risalto la pratica sportiva per la prevenzione e contrasto alla nomofobia. In questa fase operativa, non mancherà la somministrazione di un questionario costruito ad hoc tendente a conoscere i bisogni del gruppo per andare in direzione di un efficace cambiamento di salute.

In questa fase saranno registate le attività, le osservazioni dirette e indirette, occasionali e sistematiche per cogliere gli elementi di forza e di debolezza elaborando i risultati attraverso  un sistema valutativo.

Nella seconda sezione, sara’ considerato la dimensione e la composizione del gruppo, l’ambiente in cui si svolgono le attività per adeguare il setting. In particolare le attività di gruppo sono finalizzate a creare un clima di fiducia attraverso un adeguato ascolto attivo e giochi interattivi  che vengono poi portate all’elaborazione  e alla discussione.

Gli operatori di linea e di affiancamento, durante le attività promuovono incoraggiamento verso la partecipazione di tutti  sia attraverso il  rispetto del silenzio che  del non detto e del detto. Sono promosse iniziative ed arricchimento delle varie culture, rispetto delle diverse opinioni, assenza di pregiudizio, negoziazione dei bisogni soggettivi. In questa importantissima fase operativa sarà costruita una griglia di gradimento contenente il grado di soddisfazione, gli aspetti negativi/positivi, cosa si è appreso e come si pensa di metterlo in pratica.

La terza sezione progettuale, incentra l’attenzione sull’ascolto delle emozioni in tutte le lingue e culture, dando un nome alle proprie emozioni (verbale e non verbale) e combinandole attività tra linguaggio dello sport e comunicazione, soffermandosi sul sentire di ognuno Pe(e)rCorrere la strada della prevenzione con i ragazzi della peereducation.

Nella quarta ed ultima fase, oltre a quanto pianificato nel progetto specifico ci sarà una giornata studio dedicata con una restituzione

ex post di tutto il processo di esito.

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