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COME SI SONO SVILUPPATI GLI ANTIDOLORIFICI?(E UNO SGUARDO AL PRESENTE)-PROF.RE GABRIELE D’ANDREA-UNIVAQ

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Redazione-Friedrich Wilhelm Adam Sertürner (1783-1841), farmacista, nacque a Neuhaus, vicino  Paderborn, in Germania.Nel 1799, quando aveva 16 anni, sentì i medici lamentarsi che alcuni campioni di oppio erano più efficaci di altri nel lenire il dolore ai loro pazienti. A Sertürner venne in mente che poteva esserci solo un principio attivo nell’oppio e che le differenti risposte al trattamento potevano essere dovute a quantità diverse di questa sostanza sconosciuta. Negli anni successivi, questo giovane riuscì a estrarre, dall’oppio, una polvere bianca che poi testò su se stesso e su tre amici; tutti soffrirono di forte nausea e vomito e dormirono per oltre 24 ore. Nessuno, comunque, dette seguito a questa notizia fino a quando non venne ripresa nel 1806. In quell’anno Sertürner sviluppò un mal di denti così intenso che l’oppio non riuscì a calmarlo. Prese quindi una piccola parte della sua polvere – non tanto, questa volta, quanto nel 1799 – e scoprì che il dolore scompariva e ciò suscitò l’interesse di molti scienziati. La sostanza chimica isolata dal giovane Friedrich ricevette il nome di “morfina” dal nome del dio greco Morfeo, il dio del sonno, in riconoscimento dell’esperienza originale di Sertürner. Oggi la morfina è disponibile come sostanza chimica pura, non alterata dalle migliaia di sostanze che sono presenti anche in preparazioni crude di oppio; l’oppio grezzo ora non è più usato, ma la morfina pura è ancora utilizzata come droga “analgesica”.

Il fatto che la morfina e le droghe correlate, in dosi elevate, producano sedazione e sonno, ha portato queste sostanze a  essere chiamate “narcotici” (dal gr. νάρκωσις «torpore»)   Tuttavia, in alcuni paesi, il termine “narcotico” si riferisce a qualsiasi droga che può essere abusata o che può procurare dipendenza.

Nel 1874 un team di ricercatori guidati da Frederick Pierce al St. Mary’s Hospital di Londra, produsse e testò un farmaco correlato alla morfina. Era uno dei primi farmaci mai prodotti modificando una molecola naturale. Venti anni più tardi, Heinrich Dreser (1860-1924), direttore del laboratorio di farmacologia della Bayer (Eberfeld, Germania), stava cercando droghe più potenti simili alla morfina che avrebbero dovuto funzionare in pazienti che non rispondevano più alla morfina. Il farmaco da lui selezionato era lo stesso studiato al St. Mary’s Hospital e che alla fine la Bayer pubblicizzò con il marchio “Heroin” (nome generico: diacetilmorfina), un nome che riflette la sensazione che si trattasse di una droga eroica, o forse una droga per eroi.  Comunque, in considerazione dei suoi nefasti effetti collaterali, nel giro di quattro anni dall’introduzione dell’eroina nella medicina, nel 1898 molti paesi ne proibirono l’uso.

L’eroina, come antidolorifico, produce dipendenza psicologica e fisica, così come pure la morfina, sebbene pare che induca una maggiore dipendenza rispetto alla morfina. In effetti, la maggior parte degli effetti dell’eroina è dovuta al fatto che nel cervello viene trasformata in morfina. La differenza è che l’eroina passa nel cervello molto più rapidamente della morfina, cosicché riesce a produrre un senso più drammatico e intenso di euforia, o “alta” sensazione, con più rapidi e molto più gravi sintomi di astinenza rispetto alla morfina, quindi con maggiore probabilità riesce a indurre dipendenza (assuefazione). Gran parte del pericolo dell’eroina è dovuto al dare origine a piacevoli sensazioni che possono portare un individuo a sviluppare e ricercare un forte desiderio, o brama, di conseguenza a sperimentare di più. Gli effetti dell’eroina sono stati succintamente, ma ben descritti da Philip Robson come segue:

 

Mentre la droga irrompe improvvisamente nel cervello, l’utilizzatore o l’eroinomane è probabile che riferisca di un potente flusso di piacere, forse equivalente all’estasi. Questo si tramuta in una deliziosa sensazione rilassata, sognante, avvolgente, mentre le angosce e le paure si dissolvono. La testa dell’utilizzatore potrebbe abbassarsi, come per fare un cenno, e gli occhi socchiudersi. Il corpo lo si sente pesante, caldo. Se vengono in mente dei problemi, gli stessi vengono facilmente rimossi con ottimismo e fiducia, confidando in se stessi che tutto andrà bene.

Forbidden drugs, P. Robson, 1995, OUP, p. 142.

Che dire dei più moderni farmaci simili agli oppiacei?

Poiché la morfina e l’eroina producono così tanti problemi, l’industria farmaceutica ha speso miliardi di dollari nello sviluppo di farmaci antidolorifici che possano fornire una migliore alternativa ed essere più sicuri, fondamentalmente farmaci che non inibiscono la respirazione, non innescano l’asma e non causano la dipendenza.

I chimici del settore hanno sintetizzato migliaia di sostanze chimiche diverse dalla morfina solo per alcuni atomi sparsi qua e là e in effetti ora sono disponibili molti farmaci alternativi. Alcuni sono risultati realmente migliori rispetto alla morfina. Così, attraverso molti tentativi si è riusciti a produrre farmaci (p.e. la petidina -meperidina) che sono chimicamente molto diversi dagli oppiacei, tuttavia, spesso, quelli che mostrano una buona attività antidolorifica, allo stesso tempo producono ancora una certa dipendenza.

Altre droghe, sebbene largamente esenti da alcuni dei pericoli della morfina, apportano particolari rischi associati a effetti collaterali dannosi. Per esempio, la pentazocina, il butorfanolo e la nalbufina possono provocare addirittura vividi sogni o allucinazioni in alcune persone. Altri farmaci come il meptazinolo e il tramadolo agiscono sul cervello per produrre analgesia, ma agiscono blandamente su quei recettori (recettori µ -Mu) che sono coinvolti negli effetti analgesici, respiratori e di dipendenza da farmaci, di conseguenza questi farmaci, e altri simili, producono analgesia senza reprimere il respiro e non sembrano indurre dipendenza.

Di certo, di acqua ne è passata sotto i ponti da quando verso la fine del Medioevo, e all’inizio dell’Era Moderna, la spongia somnifera (o spugna portatrice di sonno) era il sedativo, e anche l’anestetico, più comunemente usato. La ricetta prevedeva che una spugna venisse immersa in una miscela di acqua e vino composta da oppio, lattuga, cicuta, ippocastano, succo di gelso, edera e mandragora. Una volta preparata, la spugna veniva essiccata e conservata fino a quando non era necessario; quindi, all’occorrenza, veniva inumidita in modo che il succo potesse essere bevuto.

Prof.re Associato di Biochimica Gabriele D’Andrea-Univaq

Referenze

1) Pills, potions, poisons – How drugs work, T. Stone & G. Darlington, 2000, Oxford University Press.

2) Modern drug use, R.D. Mann, 1984, Springer.

Nota: L’argomento trattato in questo articolo è scaturito dalla lettura dell’ultimo numero (January 2018) di “The Scientist” dedicato a “The Science of Pain”.

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