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“IL SETTING…SIAMO NOI”, DI VALERIA CRESCENZI

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Redazione-Arrivo al liceo, come tutti i lunedì mattina.Siamo al quinto incontro di musicoterapia con ragazzi speciali.Entro nella stanza numero venti, la “nostra stanza”, dedicata alle attività di laboratorio…

Oggi, è occupata.“Valeria buongiorno, oggi abbiamo la simulazione della terza prova d’esame. Ti è possibile spostarti nell’aula dieci?”Passano nella mia testa frasi spontanee… del tipo…“Per alcuni ragazzi sarà difficile cambiare stanza, pareti, spazio, luce.”“Perché devo spostarmi io?”“Come faccio con lo strumentario?”“Eppure lo sapevano che oggi c’era musicoterapia.”

“Ecc, ecc…”

Mentre queste frasi mi scorrevano dentro, avevo già risposto di sì.

La stanza di oggi è piccola, forse addirittura è la metà dell’altra, è impolverata, con le tapparelle rovinate, con file di banchi accatastati, con la polvere di gesso sul filo della lavagna, non ha una buona luce e oggi, lunedì, piove.

Ho improvvisamente pensato ad un articolo letto su MiA, quello riferito al setting “da campo”: http://musicoterapieinascolto.com/dialoghi/267-amoroso-clemente-ma-che-musicoterapista-saro-breve-elenco-disordinato e mi è arrivata questa riflessione.

Il setting siamo noi e lo spazio interno che ci permettiamo di condividere.

Il setting è quella finestra interna di luce da cui ci lasciamo guidare se quella esterna non è sufficiente.

Il setting è il nostro spazio umano e la possibilità che ci diamo, durante la quotidianità, di abitarlo insieme agli altri.

Lo scorso lunedì ho apprezzato l’opportunità che mi è stata data dagli eventi della vita.

Ho scelto di modellare le risorse presenti per poter STARE al meglio e consentire a chi arrivava nell’aula numero dieci di “concentrarsi” sulla bellezza che potevo offrire come essere umano, distogliendo lo sguardo da ciò che c’era intorno.

Ho scoperto, forse casualmente, che il vero setting è il musicoterapista.

Se la relazione, umana e sonora, passa attraverso le energie di chi si relaziona, allora non è importante un setting ideale, insonorizzato, con il pavimento in legno, con le pareti libere, con una luce privilegiata.

Non sto dicendo che siano elementi da sottovalutare o da non tenere in considerazione, ci mancherebbe!

Sto affermando che sono elementi secondari al vero setting musicoterapico, che, secondo me, è fatto di persone.

Valeria Crescenzi

crescenzivaleria@gmail.com

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