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SANITA’, SCUOLA, MONDO DEL LAVORO: TRE PEZZI DI STATO CHE LA PANDEMIA HA MESSO A CONFRONTO

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Redazione- Il paragone potrebbe risultare  ardito  se non fosse d’obbligo. Anzi  necessario per capire  che cosa è successo e sta succedendo  dopo  l’estendersi del contagio da coronavirus  che ha determinato  una pandemia   e un continuo , lungo lock  down a fasi alterne a secondo dei colori ( giallo ,arancione rosso )  con cui si colorano le regioni italiane  quando  l’indice Rt  sale o scende sotto l’uno.   In sostanza è stato il virus a mettere assieme in un confronto  che risulta stringente e pertinente   tre settori della vita  di questo paese : il sistema sanitario, la scuola, il mondo del lavoro.

E proprio nel momento in cui si sta riavviando la scuola,dopo la prova di tenuta data dal sistema sanitario e il rilancio delle iniziative nel mondo del lavoro,ma soprattutto in attesa  dei progetti relativi al Recovery Plan che questi tre settori dovrebbero tenere in massima considerazione , si può fare un ragionamento  anche se complesso  e pieno di insidie su questo raffronto . Perché in tutti e tre questi settori si è trattato e si tratta di lottare per la “ sopravvivenza”. Nel caso della sanità si tratta di strappare le persone alla morte fisica, nel caso del mondo del lavoro si tratta di  scongiurare una recessione che riporti indietro il paese di  decenni,( si parla per il 2020 di almeno dieci punti di Pil in meno ), nel caso della scuola si tratta di salvare  nel senso  più ampio  e vero della parola,  il futuro.

Va immediatamente sgombrato il campo dalla retorica dell’eroismo con la quale è stato narrato il lavoro di infermieri e medici  perché l’eroe in una visione meno  mitologica è chi  fa quello che può, qualche volta forse di più, in definitiva il proprio dovere  con un’idea di dovere che si è andata perdendo per strada  negli ultimi decenni .  Medico, infermiere, cassiera di supermercato,  insegnante  stanno lì per fare il loro dovere e nella stragrande maggioranza dei casi lo hanno fatto e lo continuano a fare . E quindi va sgombrato il campo di ritenere eroi anche gli insegnanti . Semmai parlando di scuola una riflessione sugli studenti occorrerà farla. Nel senso che ragazzi e adolescenti  ,durante gli ultimi mesi  non hanno avuto la stessa attenzione che è stata data ad altre persone nel paese . Sono stati lasciati a carico delle famiglie e qualche volta a carico di sé stessi . Probabilmente saranno la vera sorpresa di questa ripresa perché saranno in grado di gestirsi e di gestire alcune situazioni.  Stando  alle regole stabilite per l’accesso e la permanenza nelle aule  la scuola in sé sembra essere un luogo sicuro. Sono forse meno sicuri i mezzi di trasporto che  devono prendere per recarsi a scuola e tornare a casa. Come pure i luoghi di ritrovo.  Probabilmente  in questi ultimi  contesti il comportamento dei giovani farà la differenza.  Ma vi ricordate quella voglia di autogestione a scuola degli ultimi decenni  del secolo scorso ? In quella autogestione,  avviata  nel ’68 si sentiva  prepotente l’idea di contare della e   nella scuola. E  vi ricordate ancora le adunate contro i provvedimenti ministeriali che hanno in parte limitato  i danni  procurati dai politici .Quei giovani di allora avevano  una spinta dentro . Che è sempre la stessa  anche se  i giovani di oggi  la manifestano in altro modo . Per questo a loro è demandato un compito importante in questo momento e sicuramente saranno all’altezza della situazione  perché hanno dentro di loro la spinta emergente  di un mondo che non può essere castigato.  L’esplosione delle discoteche e la voglia di vacanza dopo i mesi di chiusura e di ritiro obbligatorio in casa non devono far pensare a comportamenti irrazionali  e irresponsabili.  Si è trattato di riprovare a “rimettere l’orologio” ,riavvolgere il nastro coltivando molte illusioni che non è giusto ,né opportuno ignorare ma soprattutto reprimere  e castigare . Non è stato possibile continuare . Le discoteche sono state richiuse, le vacanze aborrite ma la delusione non ha scatenato reazioni incontrollabili. Ha solo confermato ancora una volta che  ragazzi e adolescenti  sono in grado di fare una scuola diversa, checché se ne dica solo se si riesce a dare loro questa opportunità . La stessa richiesta di  didattica a distanza  per gli studenti delle  ultime tre  classi della scuola superiore , avanzata dalle regioni ,per  alleggerire  l’affollamento nei trasporti pubblici sembra ingiusta e improvvida . Da decenni  si discute  con ogni negativa evidenza dello stato dei trasporti pubblici nel nostro paese sia su rotaia che su gomma.  Ci sono situazioni virtuose e ci sono situazioni  da additare come  incapacità di programmazione , di gestione,  fino qualche volta al malaffare.(1) In trenta anni  i treni pendolari hanno viaggiato ogni mattina affollati con viaggiatori in piedi ed accalcati. Da trenta anni gli autobus delle linee urbane sono arrivati in ritardo,  pieni zeppi anche loro ,con attese  di  svariati minuti  sull’orario  preventivato alle fermate.  In questi trenta anni  Ferrovie dello Stato, ferrovie locali e regionali in concessione, municipalizzate  non sono riuscite a  mettere in piedi soluzioni accettabili . Questo , se lo si vuole, potrebbe essere  un momento favorevole per le decisioni  necessarie per cambiare le cose  in questo settore. Anzi  il Ministero delle infrastrutture ha avuto tutta l’estate per  iniziare a far fronte al problema che tutti conoscevano e tutti  indicavano.  A  quasi un mese dalla riapertura delle scuole e  a  cinque mesi dalla fine del look down  solo a settembre scorso c’è stata una prima riunione  per affrontare questo problema (2).Anche se a questo proposito in una conferenza stampa del 10 aprile, il Presidente del Consiglio dei Ministri ebbe a dichiarare: «Dovremo anche ripensare –ed è per questo che abbiamo bisogno anche dell’aiuto degli esperti –alcune logiche dei trasporti, della logistica. Dobbiamo capire, ad esempio, come incentivare gli spostamenti per chi abita in prossimità dei luoghi di lavoro, evitando quei mezzi che ovviamente creano assembramento e affollamento».Nella cd. fase 2, di riapertura dopo il blocco totale, è fondamentale citare il d.l. 19 marzo 2020, n. 34 “misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, soprannominato “d.l. rilancio” (e, in particolare, per la materia che qui interessa, l’art. 200).  (3)

In realtà la soluzione più semplice è stata quella di  ridurre la capienza  dei mezzi di trasporto “ per decreto 2 e di farli viaggiare prima al 75%  e poi al 50% della loro capienza  con una miope visione  di conservazione dello stato quo  e senza alcun tentativo di avviare  un cambiamento in questo settore  che significherebbe ripensare completamente le sue strutture e la sua funzione .

La rivista  AIC Associazione italiana costituzionalisti  a proposito delle necessità di contemperare  necessità di   assicurare la possibilità di spostarsi  per andare a  scuola o al lavoro  afferma : “Il problema è evidente: da una parte un virus che si trasmette per via respiratoria, dall’altra un  sistema di trasporto che per forza di cose si svolge con dei mezzi (autobus e filobus, tram e metropolitane –ma vale anche per treni, battelli, ecc.) in cui la vicinanza tra le persone è la condizione normale di viaggio (un trasporto per definizione “di massa”).È il tema dell’assembramento e dell’affollamento, o meglio del “divieto di assembramento”, che assume un significato tutto particolare quando si tratta di trasportare persone su un mezzo pubblico: ovvero, non esiste un’alternativa. Non perché la logica lo imponga in via astratta, piuttosto perché lo impone la realtà. A meno di ripensare totalmente –e quindi costruire –nuovi mezzi di trasporto pubblico. Il punto fondamentale è il seguente: bilanciare un servizio di fondamentale rilievo che presuppone la condivisione del viaggio e una regolamentazione anti-virale che impone il più rigoroso distanziamento sociale. (4)

Ma torniamo al problema dei comportamenti dei giovani  dentro e fuori la scuola  nella quale la didattica stenta ad essere  riavviata in presenza ma che diventa sempre più un obiettivo da raggiungere . Un impegno che questa società deve ai suoi giovani . Ora si tratta di continuare questo lavoro in favore dei giovani . In che modo ? Probabilmente  è molto semplice :  fidandosi di loro e non complicando  inutilmente le cose .  La paura è una brutta consigliera e il coraggio come diceva un personaggio  manzoniano  ha bisogno  di una spinta . E allora  per esempio  sanificare penne e quaderni, in che modo poi non si capisce è una inutile raccomandazione che a volte confonde le idee e mette paura. L’unica sanificazione , mentre li si usa, è non portarseli alla bocca,  dopo averli usati lavarsi le mani. Come in tutte le altre circostanze.

Solo che in senso metaforico “le mani se le sono lavate” quanti  a mo’ di Pilato  hanno fatto finta di  non vedere quello che accadeva , prima, ma molto prima  dell’esplodere nella pandemia nel mondo del lavoro, della sanità e della scuola.

Per esempio nel mondo del lavoro . La pandemia di COVID-19: in che modo ha colpito il mondo del lavoro? Le misure di confinamento (lockdown) e le relative interruzioni dell’attività, le restrizioni agli spostamenti, la chiusura delle scuole e le altre misure di contenimento hanno avuto delle ripercussioni improvvise e drastiche sui lavoratori e sulle imprese (OIL, 2020). Spesso i primi a perdere il lavoro sono stati i lavoratori il cui impiego era già precario, quali addetti alle vendite, cameriere e camerieri,personale addetto alla cucina, personale preposto ai bagagli e alle pulizie. In un mondo in cui solo una persona su cinque ha diritto all’indennità di disoccupazione, il licenziamento rappresenta una catastrofe per milioni di famiglie (OIL, 2017). I lavoratori dell’economia informale, che rappresentano circa il 61 per cento della forza lavoro su scala mondiale, sono stati  particolarmente vulnerabili durante la pandemia, poiché  erano  già esposti a maggiori rischi in termini di salute e la sicurezza sul lavoro (SSL) e a causa della mancanza di un’adeguata protezione. Il lavoro in assenza di tutele,quali il congedo per malattia o l’indennità di disoccupazione, ha portato in molti paesi   i lavoratori a dover scegliere tra la salute e il reddito, il che rappresenta un rischio sia per la loro salute sia per la salute degli altri, oltre che per il loro benessere economico (OIL 2020g).(5)

Esistevano situazioni di  disagio, di  forte disoccupazione nei comparti  dell’occupazione  giovanile e  femminile . Tanto che l’Istat certificava  nel primo trimestre del 2020 un tasso di disoccupazione dell ‘8,9% con una discesa percentuale di un punto rispetto al 2019 . Dato rimasto stabile ma da leggere  all’interno delle problematiche  determinate dalla pandemia . Un dato  che alla luce dei provvedimenti per combattere il coronavirus significava (  decreto Cura Italia ) divieto di licenziamento  fino a 15 agosto 2020  con successiva proroga a l 30 marzo 2021.

 Gli effetti del Covid-19 sui posti di lavoro, quindi, non sono ancora registrabili ma è prevedibile che i dati  del tardo autunno  potranno essere già   fortemente negativie del tutto negativi nell’estate 2021 . Ma non è una novità. L’Italia, comunque, senza contare l’attuale crisi  aveva già una disoccupazione , con un tasso più alto solo in Spagna ed in Grecia.

Parlare della disoccupazione all’inizio del 2020 che è il fenomeno più importante del mondo del lavoro ,è  oggi ancora più problematico . Infatti, con il coronavirus e le misure straordinarie messe in atto dai governi, i dati risultano alterati. L’epidemia non ha fatto altro che  rivelare con maggiore crudezza  spingendo a misure emergenziali  una situazione nel mondo del lavoro  che appunto come dicevamo lo lega , in senso negativo alla situazione della sanità e della scuola. Il tasso di disoccupazione in Italia a gennaio 2020 ha visto un importante calo rispetto a dicembre 2019, mese in cui invece era aumentato. Inoltre, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a  gennaio 2020 la percentuale di cittadini senza lavoro era diminuita dello 0,6% ma bisogna tener conto che esiste  un grande divario tra nord ,  dove la disoccupazione è al 5,7%, e sud, dove è al 16,2%.

Per quanto riguarda per esempio i lavoratori indipendenti  si  osserva  un dato  del 2019 ,rimasto invariato  nel 2020  che  mette in evidenza un crollo di queste posizioni perché sono scesi a poco più di 5 milioni di unità, cifra più bassa mai registrata dal 1977.

 In Europa il tasso di disoccupazione  medio  era  7,4%  a fine 2019 .La peggiore situazione nel Vecchio Continente riguarda la Grecia, che contava il 16,6% della popolazione senza un’occupazione. Segue la Spagna, al 15,3%, e l’Italia, al 9,8%. Il Paese europeo con la percentuale più bassa di disoccupati è la Repubblica Ceca, che contava un tasso del 2,0%. Al secondo posto si trova la Germania, con il 3,2%, a pari merito con l’Olanda.

In Italia il tasso di disoccupazione giovanile a fine 2019 era del 25,7% per la fascia d’età 15-24, mentre per quella 15-34 si è attestato al 17,8%. In queste percentuali rientrano i ragazzi che, oltre a non avere un lavoro, non frequentano alcun percorso di studi riconosciuto. Per quanto riguarda gli under 25, la media dell’Unione Europea era del 14,2%.

Oltre alla difficoltà nel trovare lavoro, ci sono anche le basse retribuzioni  con uno stipendio lordo  inferiore a 2.000 euro per gli  under 35. Inoltre, è comune per i giovani trovarsi in situazioni interminabili di continuo lavoro precario. In Italia è molto difficile riuscire a fare carriera. Questo ha causato un nuovo fenomeno di emigrazione dalla Penisola.

Dal 2010 al 2019 circa 500 mila italiani hanno lasciato il Paese senza tornare. Di questi circa la metà sono giovani sotto i 35 anni, per la maggior parte con un alto livello di formazione. (6)

Dice Gianni Balduzzi  su L’Inkiesta  del 4 agosto 2020 :” E dire che negli ultimi anni, e soprattutto nel 2019, si era assistito a un recupero per quanto riguarda il numero di occupati più giovani: se nel 2015 rispetto al 2012 questo era crollato di più del 20 per cento, nel giro di un 4 anni era risalito tanto da ridurre il gap e quasi annullarlo, registrando una performance migliore di quella dei 30enni e dei 40enni, che, si era fatto notare a ragione, erano cominciati ad apparire come i veri perdenti della congiuntura economica, troppo giovani per godere della sicurezza appannaggio dei baby-boomer, ma troppo vecchi per essere appetibili alle aziende o per entrare nei vari incentivi all’assunzione dei giovani.

E invece questa crisi sembra mettere le cose “a posto”, e ristabilire tristemente quella gerarchia del disagio occupazionale che da anni vede in testa i più giovani e poi a seguire coloro che hanno qualche anno in più fino ai più anziani, i più sicuri. Anche oggi che la recessione sta eliminando proprio i lavori più precari, quelli autonomi, o legati ai settori più colpiti come ristorazione, commercio, turismo, in cui i giovani sono molti. (…)Andiamo incontro a un mondo del lavoro fatto di vecchi. Nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole (gli insegnanti italiani sono già i più vecchi del mondo), i progetti e le lavorazioni sono sempre più in mano a persone oltre i 40 e i 50 anni.

E non possiamo ignorare il fatto che la proroga dei licenziamenti sta esacerbando questa situazione: la perdita di posti di lavoro non può che essere molto squilibrata, colpisce solo coloro che hanno un contratto a termine in scadenza o una commessa da autonomo che per la crisi viene a mancare. E si tratta quasi solo di giovani.

Dall’altro lato il blocco impedisce di fatto le nuove assunzioni a tempo indeterminato, già ai minimi per la recessione. Non c’è incentivo se poi è impossibile licenziare. E chi sono coloro che di solito sono i beneficiari delle assunzioni se non i più giovani.”

E in settembre 2020  l’Istat continua a certificare un crollo , sotto il 40% del  tasso di occupazione giovanile. Il divieto di licenziare non basta: resta a casa chi ha un contratto in scadenza. Aumentano anche le disparità di genere e tra Nord e Sud

Con un’assurdità che i  209 miliardi  che il Recovery Fund dovrebbe  assicurare a l’Italia per far ripartire  il motore dell’economia, rischiano di  essere quasi alla pari  dei  211 miliardi di sommerso e nero in questo paese . Ovvero in questo paese viene sottratto al Fisco quanto L’Europa è  disposta a darci con il Recovery Fund . Una sottrazione attraverso  comunicazioni volutamente errate del fatturato e dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) oppure generato mediante l’utilizzo di imput di lavoro irregolare, ma anche dei fitti in nero, delle mance e in particolar modo dei proventi delle attività illecite (dalla prostituzione al contrabbando di sigarette, passando per il commercio di stupefacenti) che l’Istat, per l’anno 2018, ha calcolato ammontassero complessivamente a 211 miliardi di euro. Anche se probabilmente  ,  la Pandemia  farà crollare anche questo settore . (7)

Dunque il lavoro in Italia si era già fermato prima della pandemia . Secondo Francesco Seghezzi, presidente di Adapt,  (8) che ha commentato l’analisi dell’Istat su Twitter, “il calo degli occupati si concentra sui lavoratori under 35, soprattutto femmine e con un lavoro autonomo. Un quadro chiaro di molti lavori deboli e poveri soprattutto nel settore dei servizi”. Non esattamente il migliore dei biglietti da visita per un mercato del lavoro che, anche per effetti dei blocchi produttivi imposti dall’emergenza coronavirus, potrebbe andare nell’immediato futuro incontro a scenari di recessione.

Uno scenario fragile  quello della sanità, per completare il quadro che abbiamo cercato di esaminare e i rapporti appunto tra sanità. Mondo del lavoro e scuola. Una sanità a due velocità, a due passi  sia nella dislocazione territoriale, nord e sud , sia  nella gestione  divisa tra potere centrale e regione. Una sanità che vede ipotesi di affidamento al privato da parte di  regioni  nel nord e  commissariamenti  di asl di regioni  del sud . Una sanità su cui si gioca il futuro di questo paese perché la tutela della salute è strettamente legata alla possibilità di trovare energie e spinte per ripartire anche in economia.  Una sanità  che deve aiutare  messa in condizione di svolgere il suo ruolo  non solo di cura ma anche di prevenzione e di prevenzione soprattutto sul territorio , a scongiurare  l’ipotesi di dover scegliere tra appunto tutela della salute o salvaguardia  delle imprese e dei posti di lavoro   che non devono configgere tra di loro ma camminare di pari passo integrandosi  per raggiungere obiettivi comuni e sostenibili .

Tre mondi  ,tre pezzi di stato, dentro uno Stato che però  in questo momento risulta in affanno  a causa  della politica e della amministrazione troppo burocratizzata che non riescono a gestire ipotesi di cambiamento  che nella scuola, nel mondo del lavoro e della sanità risultano ormai  ineludibili e non più rinviabili  non solo per  la storia che hanno alle spalle  ma anche per l’evolversi  delle condizioni generali di questo paese e del contesto  geopolitico  in cui si colloca .

(1) Come notano L. D’AMICO , R. PALUMBO, Il trasporto pubblico locale dal protezionismo al mercato. Evidenze empiriche sulle aziende del settore, FrancoAngeli, Milano, p. 21, «lo sviluppo e l’attuale assetto del Tpl sono il risultato di un lungo processo evolutivo e trovano le proprie determinanti in molteplici fattori che spaziano dall’assetto del territorio e dalle forme di urbanizzazione al livello del reddito medio, dalle dotazioni infrastrutturali alle politiche di sviluppo economico ecc.».

(2) Quello del trasporto pubblico urbano è un tema vero – evidenzia il ministro della Salute Roberto Speranza – oggi ( 14 ottobre 2020 ) c’è una riunione tra tutti gli assessori regionali ai Trasporti e i ministri competenti. Noi verificheremo le situazioni e le condizioni, al momento la mia opinione è che dobbiamo provare a lavorare soprattutto su due ambiti: favorire la possibilità di un rafforzamento dello smart working, che può essere ulteriormente implementata e utilizzata in questa fase; e provare ad incentivare e rafforzare ancora di più le differenziazioni di accesso e ingresso negli uffici pubblici e nelle scuole”.“Partirei da queste due strade – sostiene Speranza – provando a non entrare immediatamente nelle questioni che riguardano la scuola, che è considerata dal governo una priorità assoluta. Tutto ciò che si può mettere in campo per affrontare il tema legittimo dei trasporti va fatto partendo da altro rispetto alla scuola. Poi chiaramente l’evoluzione epidemiologica chiederà valutazioni in corso settimana dopo settimana”.“C’è un confronto in corso tra governo e Regioni”, non uno scontro ma “siamo abituati ormai all’esasperazione dei titoli”, precisa il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa.“E’ evidente – rileva Zampa – che esiste un problema trasporti, evidente già dall’inizio, e che probabilmente è stato superato con l’idea che i numeri permettessero un’apertura fino a quel punto. Personalmente la soluzione della capienza all’80% non l’avevo mai trovata convincente”. “E’ evidente – aggiunge Zampa – che siamo tutti sotto stress, il governo centrale e le Regioni… quindi da tutti è richiesto uno sforzo in più, nella fatica di riprogrammare i trasporti, magari immaginando orari diversi. E’ opportuno tornare a discutere su come gestire i trasporti pubblici”.

(3) https://www.osservatorioaic.it/images/rivista/pdf/2020_3_20_Carrer.pdf

(4) bisogna segnalare che nei giorni di chiusura totale, la prima fase dell’emergenza, le aziende di tpl di tutta la penisola hanno limitato in modo drastico la fornitura dei servizi, fermando i mezzi in deposito e ricorrendo a strumenti di integrazione del reddito per i propri dipendenti. In quello stesso momento,le associazioni di categoria e le istituzioni pubbliche si sono accordate per elaborare e perfezionare alcuni strumenti di soft law, quali un Protocollo e delle Linee guida,che sono state citate e riprese dalla regolamentazione statale successiva. Precisamente, quella contenuta nel d.p.c.m. 26 aprile 2020 “ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6 […]”, secondo il quale all’art. 3, co. 1, lett. f) «le aziende di trasporto pubblico anche a lunga percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi, ripetuti a cadenza ravvicinata». È interamente dedicato alle “Misure in materia di trasporto pubblico di linea” l’art. 7, co. 1 del medesimo d.p.c.m., il quale dispone: «allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, le attività di trasporto pubblico di linea terrestre, marittimo, ferroviario, aereo, lacuale e nelle acque interne, sono espletate, anche sulla base di quanto previsto nel “protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nel settore del trasporto e della logistica” di settore sottoscritto il 20 marzo 2020, di cui all’allegato 8, nonché delle “linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID -19”, di cui all’allegato 9.»Al successivo co. 2 è previsto: «in relazione alle nuove esigenze organizzative o funzionali, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti con proprio decreto può integrare o modificare le linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19”, nonché, previo accordo con i soggetti firmatari, il “protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nel settore del trasporto e della logistica” di settore sottoscritto il 20 marzo 2020.»

(5) https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—europe/—ro-geneva/—ilo-rome/documents/publication/wcms_742884.pdf

(6) Cfr. https://www.startingfinance.com/news/disoccupazione-italia-2019-2020/

(7) L’economia illegale, spiegano sempre dall’Istituto di statistica, ha segnato un aumento contenuto in valore assoluto, con un’incidenza che è rimasta ferma all’1,1%. Rispetto al 2017 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti dell’economia non osservata: a una riduzione delle quote ascrivibili alla sotto-dichiarazione (dal 46,0% al 45,3%) e all’utilizzo di input di lavoro irregolare (dal 37,5% al 37,2%), fa fronte un incremento di quelle riconducibili alle altre componenti del sommerso (dal 7,6% all’8,3%) e all’economia illegale (dall’8,8%al 9,1%).

https://startupitalia.eu/138489-20201014-nero-sommerso-valgono-piu-del-recovery-fund-211-miliardi

(8) Presidente di Fondazione Adapt e assegnista di ricerca presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne di Adapt e Direttore di Adapt University Press. PhD in Formazione della Persona e Mercato del lavoro, AdaptSenior Research Fellow, Visiting scholar presso la Catholic University of America, Visiting Fellow alla Industrial and Labour Relation School della Cornell University e Visiting Fellow presso la University of Chicago. Tra i suoi temi di ricerca l’analisi delle dinamiche occupazionali nel mercato del lavoro, con particolare attenzione alla fascia giovanile e al rapporto tra lavoro e innovazione tecnologica, con particolare attenzione al fenomeno di Industria 4.0 e all’impatto sul lavoro nella manifattura.

Editorialista presso diverse testate, in particolare Avvenire e Il Foglio.

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