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UNA RETE MORTALE, INTERNET E I PERICOLI PER I MINORI AL CENTRO DEL CONVEGNO “L’ADOLESCENTE, QUESTO SCONOSCIUTO”-DOTT.RE EUGENIO FLAJANI GALLI

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Redazione-Un argomento di particolare attualità del convegno “L’adolescente, questo sconosciuto!”, tenutosi nella giornata di Venerdì scorco presso la sala convegni “Giacomo D’Antonio” dell’ospedale civile Maria Santissima dello Splendore e organizzato dall’associazione culturale Nuova Paideia in collaborazione con il Rotary Club Teramo Est, è stato affrontato dal sottoscritto dott. Eugenio Flajani Galli − psicologo, psicosessuologo e saggista giuliese .  Ho avuto il piacere e l’opportunità di esporre gli odierni rischi a cui i nostri figli vanno incontro utilizzando le nuove tecnologie digitali, istruendo e consigliando inoltre sulle strategie da adottare per prevenire (o risolvere) tale abuso informatico. I millennials, infatti, vivono l’abuso della tecnologia informatica senza realmente possederne consapevolezza, e ciò può avere un impatto (fortemente) negativo sulle attività più salienti della vita del minore, quali la scuola, le attività extrascolastiche, la socializzazione con i pari….Questo quadro psicologico si può anche esacerbare traducendosi in vera e propria dipendenza dall’utilizzo di internet, una condizione psicopatologica denominata IAD (internet addiction disorder) e in costante crescita nelle nuove generazioni. Ma anche più pericolosa è l’eventualità in cui il minore si trovi nella condizione di essere adescato da malintenzionati − in particolar modo pedofili − che ne fanno la conoscenza tramite i numerosi social e le numerosissime chat (gruppi Whatsapp, Telegram, Messenger…) e che inizialmente tendono a spacciarsi per dei loro pari, per poi invece avanzare pretese nei loro confronti e cercare di farne conoscenza allettandoli tramite varie promesse ed offerte di denaro o altri premi (iPhone, videogiochi, tablet, eccetera). L’adescamento dei minori non è tuttavia limitato alle app di messaggistica istantanea e ai social network, bensì può avvenire anche mediante le chat interne a numerosi videogiochi multiplayer online, ovvero a cui si può giocare connessi alla rete e con altri videogiocatori connessi in quel determinato istante…tra cui ovviamente ci possono essere anche i pedofili, che in tal modo utilizzano l’argomento videoludico come mezzo attraverso cui iniziare delle conversazioni con i minori per poi arrivare a chiedergli l’amicizia su Facebook, lo scambio di numeri di cellulare, e infine l’incontro reale al fine di poter “giocare insieme dal vivo”. Ma oltre al pericolo dei pedofili, i minori hanno da temere anche quello rappresentato da un determinato genere di coetanei: i cyberbulli. Essi sono così chiamati in quanto sono dei bulli che però utilizzano la tecnologia al fine di porre in essere le loro condotte bullizzanti: ad esempio schernendo pesantemente le loro vittime sui social, arrivando persino a minacciarli e vessarli in continuazione. Nella società moderna e industrializzata d’oggi è tra l’altro pressochè inutile la distinzione tra bulli e cyberbulli, in quanto qualunque bullo non si fa di certo scappare l’occasione di utilizzare la rete per bullizzare le sue vittime, a maggior ragione in quanto i social e le varie chat offrono una immensa cassa di risonanza per le bravate del bullo, che può contare dunque su una platea di spettatori potenzialmente di gran lunga superiore rispetto a quella che avrebbe commettendo le stesse azioni (solo) in ambienti più tipici come la scuola o il parco. E purtroppo il cyberbullismo è un fenomeno che fa male. Molto male. Infatti può portare fino al suicidio della vittima di tali “stalking informatici”, come evidenziano d’altra parte i numerosi casi di cronaca nera nazionali e internazionali. Infine c’è da sottolineare che i rischi per i minori non si limitano alla parte “visibile” della rete, ma sono presenti con particolare pericolosità nel deep web, ovvero l’insieme di quei siti che − a causa della loro peculiare struttura con cui sono realizzati − non sono direttamente rintracciabili utilizzando i normali motori di ricerca. Questo espediente viene adottato, nella quasi totalità dei casi, con l’apposito intento di realizzazione di siti internet idonei ad ospitare contenuti ed attività illegali quali vendita di oggetti proibiti (armi, sostanze stupefacenti, documenti falsi, eccetera), raket, circolazione di materiale pedopornografico, propaganda criminale/terroristica, e così via. Il deep web è tuttavia raggiungibile utilizzando un apposito software, Tor, che insatura una connessione internet idonea al raggiungimento dei contenuti ospitati dal deep web, un’operazione facilmente realizzabile dai teenager di oggi, i quali si destreggiano (apparentemente) senza problema alcuno nei meandri della tecnologia, ma senza nemmeno conoscere veramente quali rischi corrono passando così tanto tempo sulla rete. E il genitore che mette così candidamente nelle mani del proprio figlio uno smartphone, un computer, un tablet connesso alla rete lo sa quali sono i rischi che corre e come fare per contrastarli? Al giorno d’oggi ogni genitore dovrebbe avere chiaro il concetto che mettere nelle mani dei loro figli un device connesso a internet senza prima avergli illustrato i pericoli in cui potrebbe incorrere connettendosi al web, è come mettergli nelle mani le chiavi dell’auto senza prima avergli insegnato come si guida. Delle leggerezze che possono costare caro. Come a Carolina, quattordicenne di Novara suicidatasi a seguito delle costanti, perseveranti, vessazioni dei cyberbulli. O come a Chris, ragazzo inglese deceduto dopo 12 ore di gioco all’Xbox. O come a tutti gli altri millennials assuefatti dalla realtà virtuale, la cui esistenza è quotidianamente immersa nella imperante, onnipresente, rete, che oggi più che mai è tutto e significa tutto per loro. Nonostante certe volte gli arrivi a

chiedere qualcosa in cambio: la vita.

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