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PRIMO MAGGIO. CARLO TRESCA: UN COMBATTENTE PER LA LIBERTA’

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Redazione- Avvenne a Chicago  il 1 maggio 1886 l’episodio  che ha ispirato la nascita,  in molti Paesi del mondo, della Festa  del lavoro o dei lavoratori. In sostanza riservare quel giorno al ricordo di quello sciopero che appunto a Chicago si protrasse per tre giorni  e che il 4 maggio culminò con una vera  e propria  battaglia tra i lavoratori in sciopero e la polizia di Chicago: undici persone persero la vita in quello che sarebbe passato alla storia come il massacro di Haymarket. Tre anni dopo, il 20 luglio del 1889, a Parigi, durante il primo congresso della Seconda Internazionale (l’organizzazione creata dai partiti socialisti e laburisti europei) fu lanciata l’idea di una grande manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore. Nella scelta della data si tenne conto proprio degli episodi di Chicago del 1886 e si decise di celebrare il lavoro e i lavoratori il Primo Maggio.In breve questa la storia di una delle feste più importanti del mondo del lavoro su cui ogni anno si torna a riflettere e  a parlare. Per ricordare la storia delle condizioni del lavoro e dei diritti dei lavoratori di cui appunto il primo maggio diventa un simbolo.Anche se ogni primo maggio racconta nella vita del nostro paese  una storia di stragi  come per esempio quella delle morti  sul lavoro, delle lotte per la sua tutela e contro ogni  uso di parte del lavoro .In occasione di questa  data  voglio però  qui ricordare la biografia del sulmonese Carlo Tresca di cui la città  coltiva la memoria attraverso un Centro Studi, a lui intitolato, che ha organizzato negli ultimi decenni mostre, incontri, dibattiti, presentazione di  libri. Oltre a raccogliere documenti e testimonianze della sua esperienza di sindacalista , di anarchico , di organizzatore, di fondatore di giornali , di  oppositore al fascismo e di uomo di lotta contro le mafie.  Nato a Sulmona, emigrato esule in America ,morto assassinato in quel paese .

E lo voglio ricordare anche perché il  suo  primo grande trionfo politico fu l’organizzazione della manifestazio­ne del Primo Maggio del 1900 a Sulmona. Sebbene la polizia gli avesse intimato di non organizzare  una vera e propria manifestazione, Carlo aveva respinto queste indicazioni  e tenuto il suo primo comizio pubblico, che lui  stesso avrebbe ricordato così: “lo non dissi molto e non parlai con eloquenza, ma sentii una serie di ap­plausi e vidi un mare di mani davanti a me in preghiera: sentii che la gente di Sulmona, la mia gente, mi stava ascoltando. Non ero più un ragazzo esuberante e impertinente. Ero un uomo, ero un uomo di potere, di azione. Che giorno! Non lo scorderò mai” . Quel discorso fu l’inizio della sua carriera di oratore e di politico. Tresca divenne infatti segretario della sezione dei ferrovieri di Sulmona e  direttore del giornale socialista “II Germe” che, tra le altre testate socialiste abruzzesi, assunse rilievo e fece da  punto di riferimento allo stesso  movimento socialista grazie proprio ai  temi trattati nei suoi articoli. Uno dei quali relativi all’amministrazione della Casa Santa dell’Annunziata ,un ente cittadino che si occupava di assistenza ai biosognosi  anche con la gestione di un ospedale, gli costò una denuncia e una condanna  in contumacia perché prima della sentenza aveva raggiunto Le Havre da dove si era imbarcato per  espatriare andare negli Stati Uniti d’America.  .Era stato già arrestato a causa della sua attività politica  con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, scontando due mesi di prigione .

L’interesse e l’attenzione per la vita e le opere di questo sulmonese, che ha portato dopo qualche anno  alla costituzione del Centro studi , fu inizialmente oggetto di appprofondimento  in  due occasioni : una conferenza presso il Centro Servizi Culturali di Sulmona della prof. a Elisabetta Vezzodi e relativi atti pubblicati a cura di Italia Gualtieri tenuta nella giornata della memoria del 20 maggio 1994 e la pubblicazione dell’Autobiografia di Carlo Tresca con introduzione e note  del prof. Nunzio Pernicone . Per quello che mi riguarda devo la scoperta di Carlo Tresca  e l’interesse per la sua storia  al  prof. Francesco Susi, già Preside della Facoltà di scienze della formazione dell’Università Roma tre per  avermi fatto conoscere per primo la figura di Carlo Tresca .

Sembra una  storia di ieri, in tema di mafia e informazione quella di Carlo Tresca . Fu assassinato l’11 gennaio 1943 settantotto  anni fa .Malgrado il suo assassino resti impunito per la giustizia americana recenti studi dimostrano come il giornalista, editore, sindacalista sulmonese sia stato assassinato dalla mafia.

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Insieme all’impegno del Centro studi che prende il suo nome  ricordo qui  in particolare l’opera del prof .Nunzio Pernicone della Drexel University di Philadelphia in Pensylvania dove lavora al Dipartimento di storia con il quale ho avuto una nutrita corrispondenza epistolare negli anni settata e ottanta del Novecento avendo lui studiato anche presso l’Università di Firenze. Richiamo l’attenzione anche sui volumi pubblicati da Giuseppe Galzerano di Casalvelino Scalo di Salerno con il quale parimenti ho condiviso informazioni e documenti sul movimento anarchico e libertario.

All’Archivio Centrale  di Stato di Roma  nei documenti del ministero dell’Interno  si può consultare  il fascicolo intestato a Carlo Tresca  che contiene i rapporti, dispacci, telegrammi  e le informative che  regolarmente e periodicamente  venivano trasmessi dall’America alla polizia fascista italiana  sull’attività di  Tresca in quel paese.  Che, bisogna ricordarlo, fu uno dei più attivi antifascisti oltreoceano. In quei documenti d’archivio ci sono anche informative che riguardano  per esempio  Ernesto Postiglione di Raiano e Virginia d’Andrea di Pratola Peligna attivisti anarchici , protagonisti di lotte per la tutela del lavoro e della libertà in America e in Italia.

Infine va ricordato che si possono leggere  racconti e biografie  di Tresca a cominciare dalla sua autobiografia. Ci sono poi studi sulla sua vita e la sua attività come  “  Carlo Tresca. Ritratto di un ribelle” di Nunzio Pernicone, Anicia Editore , 2019 ; “La poesia dell’azione. Vita e morte di Carlo Tresca” di  Stefano Di Berardo,Franco Angeli 2013, continuando con Autobiografia di Carlo Tresca,ed Anicia 2006. E si possono leggere anche  opere dello stesso Tresca, libelli e  articolo de  Il Martello come per esempio : “L’ attentato a Mussolini ovvero Il segreto di Pulcinella “ appunto a firma di Carlo Tresca , Unicopli 2019.

Inoltre Enrico Deaglio, giornalista e scrittore sceglie Carlo Tresca come perno centrale di un  suo  libro: “La zia Irene e l’anarchico Tresca” edito da Sellerio, un romanzo che, come spiega la quarta di copertina, narra: “Vicende intrecciate, ritratti di personaggi incredibili, circostanze rivelatrici, con al centro la storia più sconosciuta. Quella di Carlo Tresca, l’anarchico libertario, sindacalista ed alfiere del buon nome italiano Oltreoceano, ucciso l’11 gennaio 1943 da una complessa cospirazione volta a cancellare un popolarissimo protagonista che avrebbe potuto incidere nel dopoguerra italiano”. Deaglio aveva già raccontato le gesta di Tresca in un suo libro del 2013: “La felicità in America. Storie, ballate, leggende degli Stati Uniti a uso di giovani, vecchi, ostili ed entusiasti” dove aveva definito l’anarchico sulmonese “l’italiano più famoso d’America”. In La zia Irene e l’anarchico Tresca, ci ritorna usando lo stesso Tresca come caso principale della sua narrazione, dove mescola finzione e realtà, dando lustro alla storia di un sulmonese più famoso all’estero che in città.

In questo ricordo di Carlo Tresca voglio cominciare proprio dalla sua morte,ovvero del suo assassinio da parte della mafia  che in un articolo apparso su  http://piemonte.indymedia.org/article/5636   viene pregevolmente ricostruito. La storia dell’assassinio di Tresca che seppure ancora impunito , come dicevo, può essere considerato di stampo mafioso avendo egli , attraverso le pagine de Il Martello, il giornale che pubblicava in America, molte volte denunciato i rapporti tra mafia e sindacati americani .

L’idea di richiamare alla memoria questa “ storia e voce dal silenzio”proprio in occasione del primo maggio  mi è venuta anche dopo aver letto il report Ossigeno 2009 redatto dall’osservatorio della Federazione Italiana della stampa che documenta le minacce rivolte agli uomini dell’informazione effettuate dalla mafia negli ultimi venni anni di questo nuovo millennio nel nostro paese.

 “Originario di Sulmona, Carlo Tresca venne ucciso la notte dell’11 gennaio del ’43, mentre si trovava in compagnia di Giuseppe Calabi, entrambi esponenti della Mazzini Society. Quella sera i due avevano atteso all’uscita della redazione de Il Martello di quattro collaboratori (tra cui Vanni Montana, segretario di Luigi Antonini, e Giovanni Sala) militanti come Tresca del comitato di agitazione antifascista della Mazzini Society di New York impegnati nella strutturazione dei “comitati della vittoria” che nascevano fra le comunità italiane in USA. Tali comitati ipotizzavano la nascita di un governo provvisorio in esilio, poiché credevano che la caduta del fascismo fosse prossima e inevitabile. Saltato all’appuntamento, poiché i quattro uomini non si presentarono, i due si apprestarono ad attraversare la strada quando Tresca fu colpito mortalmente da due colpi di pistola sparati da un killer appostato al buio.”  ( …)Alla morte di Tresca, il gruppo degli ex fascisti guidati da Pope e quello di Antonini e Montana della Mazzini Society, indicarono senza mezzi termini Vidali come il responsabile dell’assassinio. I comunisti invece, sostenuti dal giornale L’Unità del Popolo, accusarono i fascisti e soprattutto Antonini (colui che all’interno della Mazzini Society era ostile all’entrata dei comunisti ma non degli ex-fascisti) di un complotto volto a spezzare l’unità antifascista, suggerendo che l’uccisione di Tresca facesse parte di una complessa battaglia politico-ideologica volta ad impedire la convergenza tra le forze liberaldemocratiche e il movimento comunista.”  D’altronde anche il giudice istruttore Louis Pagnucco mirò ad incriminare il comunista Vittorio Vidali, il leggendario Comandante Carlos delle Brigate Internazionali, dell’assassinio di Carlo Tresca. Vidali fu indicato anche come l’assassino di Trotzkij, ma i fatti dimostrarono ampiamente che anche con quella vicenda non c’entrava nulla.   ( 1)

“Già più di venti anni fa, il giornalista Furio Morroni, allora redattore del Progresso Italo-Americano annunciò di aver compiuto ricerche pazienti negli archivi e nelle biblioteche di New York e tra i dossier del Federal bureau of investigation, esaminando i carteggi tra le autorità americane e il governo fascista e le indagini sul caso Vidali e dichiarava: «Sono riuscito a trovare le prove che non solo Vidali non c’entra nulla nel delitto Tresca, ma che l’omicida, killer prezzolato, fu proprio Carmine Galante» (2)

Secondo Morroni, Vidali non era a New York al tempo dell’assassinio di Tresca e una lettera con documentazione fotografica che sosteneva il suo alibi era stata fatta sparire dall’istruttoria, ma Edgar Hoover, il potente capo del FBI aveva indirizzato le indagini su Vidali, utilizzando il sindacato dei sarti, in particolare un certo Vanni Montana, segretario di Luigi Antonini.”

Ezio Taddei, anarchico e scrittore che negli USA visse un lungo periodo di amicizia e collaborazione con Carlo Tresca, accusò pubblicamente la mafia italo-americana e i fascisti della morte del direttore de Il Martello. Oltre a presentarsi spontaneamente alla magistratura, in seguito scrisse un libro sul caso Tresca, in cui affermò senza esitazioni che “i responsabili del delitto, secondo le ammissioni di un agente dell’Ufficio Narcotici, erano due boss della mafia, Frank Garofalo e Carmine Galante, latitanti da anni“.

Lo storico Mauro Canali, potendo avere  a disposizione la documentazione desecretata dell’OSS, poi CIA, é pervenuto alla conclusione che gli investigatori americani avessero subito individuato la giusta pista per individuare gli assassini di Tresca, ovvero Carmine Galante e Frank Garofalo che agirono su ordine di Vito Genovese, e non di Pope (come invece affermava Taddei), in quel momento in Italia e con ottimi rapporti sia con Mussolini che con le alte sfere fasciste che guidarono l’operazione. Canali giunse invece alla conclusione che Pope fu la causa dell’assassinio di Tresca, che lo aveva denunciato come fascista e falso antifascista infiltrato, ma non direttamente il mandante. Quindi Genovese sarebbe stato l’organizzatore dell’omicidio dell’anarchico Carlo Tresca che prese a denunciare senza timore gli antifascisti dell’ultima ora, ricevendo, secondo alcuni, una ricompensa di 500.000 dollari.

Questa dunque la morte di un combattente per i diritti dei lavoratori e contro il fascismo.

La prof  Elisabetta Vezzosi nel ricostruire la vita di  Carlo Tresca , apre la sua conferenza  tenuta  presso il Centro Servizi Culturali di Sulmona  il  20 maggio 1994 , Giorno della memoria e pubblicata negli atti curati da Italia Gualtieri così: “ Vorrei iniziare con due citazioni che mi paiono estremamente significative. La prima è di Max Nomad, un amico di Tresca, americano, che ha trascritto una sua controversa autobiografia , la cui autenticità non è mai stata riconosciuta. Scrive Max Nomad nel 1951, a otto anni dalla morte di Tresca: “Egli non era uno di quelli che fanno storia del mondo. Se non fosse stato per il suo assassinio da parte dei suoi nemici politici, il mondo in generale non si sarebbe probabilmente interessato delle sue attività. Il suo campo era ristretto: era il mondo dei numero­sissimi lavoratori italiani negli Stati Uniti”. E ancora “La storia della sua vita è in gran parte la storia del radicalismo operaio americano dall’inizio del secolo ad oggi. In certo modo, la sua integrità e vistosa personalità potrebbero servire per simboleggiare la psicologia del militante radicale che non si vende per tutta la vita in qualsiasi specifica associazione o per una specifica teoria. Egli era di volta in volta socialista, anarchico, sindacalista, simpatizzante comunista e, alla fine, un libertario senza dogma, il quale persisteva a lottare … La morte di Carlo Tresca segnò la fine di uno degli “ultimi mohicani” del radicalismo indipendente” . La seconda citazione è tratta da un opuscolo intitolato Chi uccise Carlo Tresca? e pubblicato a cura di una Commissione non soltanto di amici ma di personalità del mondo intellettuale americano, la Tresca Memorial Committee: “Tresca amava chiamarsi anarchico. E se questo designa l’uomo assolutamente libero, egli era veramente anarchico. Ma dal punto di vista della dottrina pura egli era “tutto per tutti” e nel suo interminabile vagabondaggio intellettuale non cercò mai approcci effimeri o definitivi ancoraggi teorici”

E continua la Vezzosi :“Credo che queste parole, per quanto frammentarie (tra l’altro pochissimo è stato scritto su di lui), diano la dimensione di quello che è stato Carlo Tresca e mettano in fuga almeno in parte le ambiguità che gli sono state attribuite dopo l’assassinio. Il mistero sulla sua morte è legato al dubbio che potesse essere stato ucciso dai fascisti, dai comunisti (si era infatti allontanato dal comunismo internazionaledopo essere venuto a conoscenza delle purghe staliniane) o dalla malavita, dal momento che Tresca si era sempre battuto contro la corruzione politica. Proprio a Sulmona, all’ inizio della sua militanza, egli aveva infatti denunciato la corruzione politica cittadina, un elemento che rimarrà un filo rosso della sua attività politica anche dopo l’emigrazione negli Stati Uniti. “Una figura, multiforme, sfaccettata, poliedrica, quella di un uomo che è passato dal socialismo all’ anarchismo, all’ anarcosindaca­Iismo, al comunismo, all’ antifascismo, mai per opportunità di tipo politico o clien­telare. Tresca si è battuto, usando una definizione ormai obsoleta, per la “giustizia sociale”, e per raggiungere questo obiettivo solo negli Stati Uniti è stato arrestato e condannato 36 volte. I suoi passaggi di campo sembrano essere il frutto di una natura indomabile e passionale, il segno di una difficile e tortuosa crescita perso­nale e politica. Di volta in volta Tresca si è infatti avvicinato al mondo in cui in quel momento più si identificava. La sua forte personalità, ilsuo innegabile carisma, lo ha portato ad un eclettismo politico che non deve esser scambiato con l’ambi­guità ma con un percorso personale anomalo, talvolta opinabile, ma certamente mai dettato da opportunismo.”Vediamo dunque le tappe dell’esperienza personale e politica di Tresca . Dovette abbandonare o ridimensionare le sue ambizioni, divenire avvocato o  medico a causa delle ristrettezze in cui venne a trovarsi la famiglia. Iniziò la sua attività politica con le idee socialiste e  scelse il sindacato dei ferrovieri non solo perché a fine Ottocento essi era­no i più istruiti, ma perchè costituivano la punta avanzata del movimento operaio italiano. Sulmona con il suo deposito locomotive era diventato un importante snodo ferroviario e aveva visto la presenza di una folta manodopera .

Molti ferrovieri del Nord, soprattutto macchinisti, furono trasferiti a Sulmona. Si pensava così di neutralizzarli ma ciò non avvenne e Carlo si unì a loro nei primi tentativi di sensibilizzare l’ambiente di Sulmona al socialismo. Fu­rono infatti i ferrovieri a creare a Sulmona, negli ultimi anni del1’800, un circolo politico socialista mentre Tresca fu il primo sulmonese ad affiliarsi al Partito So­cialista Italiano.

Come abbiamo accennato in seguito alla seconda condanna a un anno e sette mesi di carcere emigrò negli Stati Uniti, anche grazie al sostegno economico di un gruppo di sulmonesi residenti a Filadelfia.

Carlo Tresca in America fu  accolto dal fratello maggiore, Ettore, che viveva a New York e svolgeva l’attività di  medico  .Era l’anno 1904..Carlo cercò di capire la realtà operaia statunitense e soprattutto la situazione dei lavoratori immigrati decidendo di  iscriversi alla Federazione Socialista Italiana legata al Socialist Party of America Y , un partito formato in gran parte da immigrati (nel 1919 costituivano il 53% dei suoi iscritti) e di affiliarsi agli Industriai Workers of the World (Iw’W) – un sindacato industriale nato nel 1905 che, al contrario della più grande centrale sindacale statunitense, l’ American Federation ofLabor, organizzava operai non qualificati – donne e neri ­divenendone un leader.

Iniziò a scrivere su “Il Proletario”  e  nel 1906 continuò la sua attività di pubblicista prima fondando con Giovanni Di Silvestro “La Voce del Popolo”, che ebbe però vita piuttosto breve e burrascosa, e poi “La Plebe”, con sede a Filadelfia e poi a Pittsburgh Divenne amiico di Luigi Gallerani, un anarchico anti-organizzazionista. A Pittsburgh, dove aveva trasferito il giornale, svolse intensa attività di propaganda tra i minatori italiani propugnando la tattica dell’azione diretta.

A partire dall’inizio degli anni Dieci Tresca partecipò in prima persona ad alcuni dei più importanti scioperi del movimento operaio americano e il suo carisma fu riconosciuto non soltanto dal gruppo etnico italiano. Nel 1916 partecipò inoltre a un grande sciopero nelle miniere di ferro del Mesabi Range, nel Minnesota, a causa del quale, accusato di omicidio, era stato condan­nato a molti anni di prigione.

Il suo arresto e la sua condanna crearono un movimento d’opinione internazionale che ebbe ripercussioni molto forti anche in Italia dove, tra il 1916 e i l 1917, si formano comitati pro Tresca e dove furono diffusi capillarmente da parte del Par­tito Socialista e delle Camere del Lavoro, tra cui quella di Sulmona, opuscoli per la sua liberazione AI momento del!’ entrata degli Stati Uniti nella I Guerra Mondiale, nel 1917, “II Martello” si mostrò esplicitamente contrario alla guerra; Tresca fu più volte de­nunciato dalle autorità americane per le sue posizioni antibelliche e il giornale ripetutamente confiscato. Nel 1923, infine, le persecuzioni contro Tresca, che si erano accentuate a causa del suo impegno per la liberazione di Sacco e Vanzetti, si sarebbero tradotte in un arresto (il futile motivo fu la comparsa di propaganda anticoncezionale sul giornale di cui era direttore) e fu addirittura il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge ad intervenire per ridurre il suo periodo di deten­zione nel Penitenziario Federale di Atlanta, dove era detenuto dal 1925.

Con l’avvento del fascismo in Italia, Tresca divenne uno dei protagonisti del mo­vimento antifascista, tanto che secondo molti fu proprio la sua attività ad impedire che a New York, a partire dal] 925, si svolgessero parate fasciste. Tresca fu uno dei fondatori della Mazzini Society, uno dei più importanti gruppi antifascisti ne­gli Stati Uniti; e fu la sua instancabile attività in questo campo a porlo, pare, in una lista nera di persone che il regime fascista voleva sopprimere.

L’incessante attività di Tresca proseguì fino all’ Il gennaio del 1943 (un suo arti­colo per “II Martello” fu pubblicato due giorni dopo la sua morte), giorno in cui venne assassinato in una strada di New York, mentre si recava in una taverna con un amico. La polizia individuò immediatamente l’automobile usata per l’omici­dio, il proprietario e anche il guidatore, un ex-pregiudicato di nome Galante che fu tenuto un anno in carcere e poi prosciolto per mancanza di prove. Fu in seguito la volta di Frank Nuccio, un delinquente di piccolissimo cabotaggio che si aggirava in quella zona nel momento in cui Tresca era stato ucciso, ma anche lui venne rilasciato. Fu infine arrestato un certo Vito Genovese, un capo malavitoso che – secondo una delle tante ipotesi – era stato assoldato da Mussolini e da Ciano per uccidere Tresca; anche lui venne scarcerato. Rimase dunque aperta l’ipotesi co­munista, su cui non esiste sufficiente documentazione, sebbene negli anni Sessan­ta alcuni abbiano indicato l’assassino di Tresca in una persona che lui ben cono­sceva, un ex-compagno di lotta e agente della Terza Internazionale, Vittorio Vidali, che Tresca aveva accusato per aver ucciso alcuni leader anarchici e trockisti in Spagna nel corso della guerra civile.

(1) http://piemonte.indymedia.org/article/5636

(2)Panorama, 6 aprile 1981

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