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PRESENTAZIONE PSICOANALITICA DEL LIBRO “IL TEMPO E LA BELLEZZA” DI ANTONIO LERA: IL SENSO DEL TEMPO TRA H. BERGSON E G. ROUPNEL-DOTT.MARIA RITA FERRI

5.609

Redazione- Tra il tempo esteso come durata, di  Henri Bergson, e l’intuizione del tempo di  Gaston Roupnel, l’opera di Antonio Lera si apre al secondo, al fuoco dell’istante, che produce atti, più che azioni, figlie, appunto, della durée di  H. Bergson.

L’istante non ama il prima e il dopo, l’Io, in esso, contempla un’apertura al presente, in cui si concentra il senso dell’essere vivi.  La durée, in Lera, è quando l’istante si fa intimo, quando si interiorizza il silenzio.

Il suo tempo è il tempo dello stupore, che coglie la verità dell’atto, il suo essere per sempre, nel non ripetersi mai, ma anche il dolore in questa verità del cuore, espressa nei suoi versi beneauguranti di Il prima e il dopo(d’ogni tempo)

Io preso tutto del prodigio del nostro breve viaggio

sogno un tempo asciutto

che si snoda e contiene

il prima e il dopo (d’ogni tempo)…

Il suo istante è di fuoco, è l’impulso con cui si unisce nell’abbraccio cosmico col femminile fino a divenire pane del silenzio ( Pane del silenzio), continuità esistenziale ritrovata con l’Altro e superamento di vite puntiformi.

La filosofia dell’istante di G. Roupnel, che Lera fa sua, è già coscienza di solitudine. L’ombra solitaria del poeta, legata alla filosofia dell’attimo, trova un suo addolcimento nella struttura dialogica dell’opera. Struttura che reinserisce con generosità l’Altro  anche come eco puntuale dell’assertività del Sé, ma soprattutto come colui cui donare la propria esperienza stupita ed amata.

Il suggerimento, l’indicare, il narrare all’Altro è una forma di dono di una consapevolezza da lui raggiunta intimamente dell’essere, l’intento, infatti, non è quello di una condivisione puntuale, ma spargere nel mondo, nell’Altro esterno-interno e nel cosmo, segni di coscienza d’ essere.

Trasforma una sua, possibile e antica, ferita affettiva (che lui chiama privazione d’amore in Meravigliose creature o anche nell’accenno a quando …le note illusero amiche il maturo segreto sfuggito… in Caffè Florian) in distanza del cuore, e ne fa una propria asserzione d’individualità, ferita ma ritrovata, individualità dell’istante.

Ne fa anche una ricerca della distanza in amore, come in Un destino altrove, dove è amato l’irraggiungibile. E’ la perdita tramutata in distanza e quindi forma d’amore o luogo dove sognare (come in Ciascuno il suo cuore ed  in Intimità).

La distanza come forma d’amore, nella poetica di Lera, rimanda, a mio avviso, al concetto dell’ êntre-nous  di E.  Lévinas, il fra-noi che indica al contempo uno spazio che ci separa, ma anche il luogo riservato dell’incontro, distanza come spazio della relazione, êntre-nous intimo, luogo dove prende forma il Noi.Altrove, in Vostro “Fabrizio”, Lera fa della perdita un addio pronunciato, dove struggente il tempo riempie le mani di immagini, tempo per preparare il cuore ad un addio.

E di questa conquista intima è intessuta la sua poetica del “lasciar che sia “ in amore, fino a fare della lontananza una rêverie dell’incontro, come in Lucia.Se lo spazio è il luogo dell’incontro e della solitudine arricchita, il tempo, per Lera è l’istante di fuoco dell’Io.

Ma la sua è anche la poesia del ricordo, non della nostalgia infatti il ricordo partecipa della natura dell’istante, mai della durata. L’istante è sempre figlio, nel sentire del poeta, di una forza interna cui rimanda e si fa ricordo.Il suo scopo è ricondurre tous les tempes   nel presente e poterlo raccogliere come in una cisterna la luna e contemplare…, come afferma in Caffè Florian

… La tua musa è il tempo

     quello passato

     a intingere di presente

      un foglio bianco.

 

Ammirare l’istante è per Lera, coscienza di forza.Egli pone spazio tra i suoi pensieri, ma è lontano da una mente spensierata, da un pensiero senza pensieri.L’obiettivo diviene, dunque, un accordo tra gli istanti.Il sempre è un istante sognante. L’istante trova la continuità nella soggettività che ne è colta dal poeta e dal lettore.In  Mondo di bellezza l’ardore è nel brivido del sentir coincidere il mondo con il Sé, con l’essere-in-esistenza, dove la bellezza è in un frammento du temps da contemplare e delicatamente avvolgere:

Il mondo che vorrei

si frange nel rispetto

respira di bellezza.

 

Son io il mondo che vorrei…

E’ la bellezza che in Passeggiare egli conduce in un iter interno-esterno, a passo lento, verso un suo gentile essere, fino a scivolare sensualmente nel foglio e giungere, con il sorriso del gioco, ad abitare in se stesso.

Ed è così anche in Crea dove entra in intimo contatto con l’essere sorgivo,

dove è un invito alla danza più libera che conduce a comprendere che la vita proviene dalla preghiera dell’Altro, la preghiera che noi fossimo vivi… concetto ripreso anche in  Il volo di rondine, nel suo desiderio di dare vita lucente a chi la ricevette spenta dall’indifferenza dell’Altro, donare il volo che non muore :

 

  vorrei riportare il volo di rondine…

  Restituire…

  Il prodigio silenzioso d’una preghiera

  Il segnale che è scoppiata la pace.

 

La preghiera dell’Altro su di noi segna il legame antico tra le generazioni, che ritroviamo in L’Appartenenza, dove la costellazione degli affetti naturali, come il legame tra il verde, segna l’appartenenza del poeta ad un mondo che si unisce a lui intorno, fra gratitudine e racconto, dove la bellezza ed il tempo sono giunti assieme, come dalle radici profonde i più alti rami.

 Dai toni addolcenti del legame familiare, brusco è, a volte, il passaggio al sogno solitario, come in Consapevolezza, dove è espresso un amaro sapore del vivere in un solitario discorso libertario.

Il contatto addolcisce la solitudine e alloggia un breve ed eterno noi, come nella splendida Rossa tutta la vita dove egli stesso si offre come specchio dell’Altra, e ci invita, con lei, a scegliere i pensieri ma sempre con il respiro di chi è un passo avanti.

D’emblée, in Invito alla gioia, il separarsi senza il significante, l’animo del poeta quasi smarrito nel rinunciare al senso dell’incontro, ed infine il lasciarsi (…guardarti ormai estranea anima mia) include il segreto ed intimo enigma di Antonio Lera.

E’ anche vero che egli ha fatto della perdita, come dicevamo, una distanza, un dono del libero volo: nel Segreto Amore, amare senza possesso è il lirismo di Lera, poiché, nella sua purezza

difende semplicemente il dono

il segreto amore.

 

Lirismo che ha uno dei punti più alti nel Grancaffè Pedrocchi, dove, anima nomade nel naturale amore, egli raccoglie la propria esperienza del vivere per donarci :

… Cogli la meraviglia d’una barriera corallina

sfidando i colori e il tuo tempo interno

per l’amore a te dovuto.

Se l’intero è vita, il vuoto, nel lirismo di Lera, è una pausa dell’essere, genesi di un cogito più alto, luogo sorgivo di senso e di rêverie, di dialogo intimo.Il senso del nulla, inoltre, ha meno estensione del vuoto noi sappiamo, che ha un suo essere inconscio, o un suo linguaggio originario. Il nulla si oppone all’essere, ha una sua energia che si oppone senza limiti

Rimanda ad un poter essere, può assumere la forma di un’attesa, mai di un sogno senza forma. Ha un legame stretto con il tempo.  E’ lì dove la bellezza si cela e attende di essere sorpresa.

 Nel mondo di Lera l’istante è il tempo del sempre, non conosce rimpianti, è nascere di nuovo. Il suo è il tempo del cominciamento.Ogni evento ha il suo senso nell’inizio e, se ne mantiene la fragranza, diviene, per l’Io, un modo intimo di essere-nel-tempo. Esso si estende in una grande ouverture, e ogni istante non è che l’inizio di un mondo, il suo ingresso.

La bellezza è nel mantenere il poema contenuto nel primo respiro.

Nei versi di Lera è presente ed amato sempre ciò che inizia. La durata è un arricchimento dell’istante. L’istante è il tempo dell’individualità che irrompe nel mondo. La durata, il suo giungere al cogito. E’ slancio sintetico dell’istante, aspirazione ad assumere un’evoluzione in un atto divenuto privato.

Nell’istante è la giovinezza dell’essere. L’istante dà segno del fenomeno, con Lera diviene regno della Coscienza dell’atto, della sintesi e dello scolpire il viso dell’amata in un battito di ciglia.

L’istante è, per lui, origine del durevole, della forza, perché riunisce la vis inconscia dell’Io nel compiere, alla certezza d’essere, nel coraggio di rinunciare ad un rimpianto.Infatti non vivono nostalgie nella poesia di Lera, intreccio di istanti e mai del tempo già avuto.

Questa è la sua forza, e la nostra.L’istante è, per sua natura, un tempo intimo, la durata è un’eternità esteriorizzata.  Il momento è intimo perché, per essere vissuto, richiede uno spazio psichico caratterizzato da una recettività verso la luce esterna che permetta di unirla all’ombra dell’innocenza interna, fino a farne una “penombra di associazioni”, con W. Bion. Il palpito, infatti, è sempre sintesi di un’eternità, di un tempo, che, seguendo la forza ed i sogni dell’Io diviene puntiforme e quindi, di conseguenza, infinito, forma affettiva e privata  di un’eternità.La sensualità fragrante nei suoi scritti sembra avvolgere un sottile  mal-de vivre romantico del poeta, come in Baudelaire,  e così per lui la bellezza ricopre il tempo e ne fa un momento intimo, dove l’amarezza cede il passo all’amore per l’estetica, in senso etimologico, e quindi per il sentire.

Non è concepibile, e la poetica di Lera lo conferma, una percezione della fine.

La fine è sempre la rottura di una promessa di eternità.In questo punto consiste la malinconia che sottende la poetica di A. Lera e di chi, come lui, vive au clair de lune.

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

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