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PESCARA, MOSTRA PERSONALE DI GIORGIO PIGNOTTI: “SOLITUDE STANDING”

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Galleria E20 arte contemporanea – Via Palermo 113- PESCARA

Dal 26 maggio al 16 giugno 2018

Inaugurazione, sabato 26 maggio 2018, ore 18.30

Orari della mostra:

da martedì a venerdì 16.30 – 20.00 mattina su appuntamento

sabato 10.30 – 13.00 16.30 – 20.00

Info 347-1818736 3926913424 – info@e20arte.com

Redazione-La pittura di Giorgio Pignotti è fondamentalmente interrogativa, per il fatto che le sue strutture formali presentano costanti e intenzionali contraddizioni alle logiche cromatiche, strutturali o rappresentative solite del dipingere: questo perché l’artista sta avanzando in un linguaggio sempre più raffinato e molto, molto attento a quello che sta accadendo nella pittura contemporanea, con la quale riflette e discute. Scegliere di confrontarsi direttamente con questi linguaggi contemporanei significa anche che l’artista ha una sua “filosofia” del Reale, del corpo, della fisicità, del volto, del paesaggio e dal mio punto di vista, è una filosofia quanto mai attuale e proverò a spiegare perché. Per “incontrare” questa pittura, una prima questione da definire è che il suo senso non va cercato semplicemente nel soggetto rappresentato, ma soprattutto in “come” le cose sono rappresentate. Le scelte espressive miratamente contraddittorie nei confronti delle logiche tradizionali della rappresentazione, ci obbligano ad indagare proprio le strutture della forma, fatto che, allo stesso tempo, ci suggerisce la qualità introspettiva della sua pittura e la forte sostanza speculativa che le scelte formali rivestono. Proviamo a notare alcuni particolari: c’è innanzitutto, un forte evidenza di un vuoto che abita negli spazi al di là della superficie pittorica; le figure, archetipi maschili e femminili, spesso altrettanto indefiniti nelle loro fisionomie, nelle relazioni reciproche, si muovono in spazi ampi dai contorni e dalle profondità incerte. La nudità senza mediazioni non ha nulla di erotico ma è uno stato, una condizione di essenzialità e i colori accesi dei corpi delineano la fisicità con lumeggiature violente e nitide mai intenzionate a delineare volti o espressioni, al massimo, i corpi e la loro sessualità. Il fondo, i campi di colore o anche i paesaggi sono fatti di contrasti forti, in un gioco di toni freddi, elettrici e innaturali, percorsi da lame di colore caldo; talvolta il fondo entra nel corpo e il corpo si assimila al fondo, confondendo la spazialità suggerendo una sparizione o una compenetrazione. Il colore però non è unitario o definito ma  appare stratificato o graffiato, o improvvisamente, colato.

In altri dipinti appaiono ritratti che sanno di pittura classica, più o meno definiti, come fossero elementi di un paesaggio, piuttosto che persone. Appaiono come “ citazioni”, al di la del fatto che siano o no delle persone reali e sembrano riemergere da uno stato di memoria indistinta.

I colori ricordano le scelte formali di Peter Doig, o più profondamente espressioniste, le lacerazioni, i ritratti e i tagli, le opere di Samorì ma come fossero teste di bambole, fantocci staccati da una pittura antica e lasciati rotolare su un paesaggio costantemente illuminato come da neon. Aleggia costantemente un senso di pittura metafisica, un senso di attesa, di indeterminazione e di irrealtà. I nudi hanno comunque una loro monumentalità in rapporto con lo spazio del quadro, ma la loro solidità si interrompe spesso e sembrano continuamente trapassare dalla concretezza all’immaginario.

Come leggere tutto questo? La mia impressione è quella di una condizione di indeterminatezza di identità, di una confusione fisica ed esistenziale, della coscienza di essere in trasformazione, in-definizione. E’ una condizione che l’artista vuole affrontare, che vuole da un lato rappresentare ma anche combattere cercando di non annullare mai totalmente il “concreto”, la determinazione nella confusione. E’ uno stato sottile di equilibrio che ha a che fare con il corpo, con l’identità, con le relazioni interpersonali e con il “mondo” in senso lato, cioè, con la propria posizione nei confronti del reale e del sociale. In questo senso è una pittura attualissima, è l’immagine di uno stato di cose di cui siamo partecipi, sull’orlo costante dell’incerto, che è il nostro Presente. E’ l’immagine della continua discussione tra senso e non senso di noi, che avviene nelle rutilanti cromie pure di un mondo “plastificato”. E’ uno stato di solitudine, di attesa, un modo di vivere in equilibrio tra ciò che siamo e non siamo ancora.

L’attualità di questa pittura è nel suo stabilirsi tra senso e non senso, fisicità e immaterialità, tra sparizione identità, tra ritratto e metafora, tra corpo e immaginazione ma nell’accettare questo “gioco” che il Presente ci fa giocare, mostra un velo di smarrimento, una solitudine ansiosa di comprendere come e cosa si definirà di noi e delle nostre relazioni.

Giorgio Pignotti bio

Nato ad Ascoli Piceno nel 1979 dove vive e lavora. Dopo gli studi si iscrive presso l’Accademia di Belle Arti di Macerta dove si diploma in pittura.

Numerose esposizioni collettive e personali , nel 2011 partecipa alla 54° Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia – Padiglione Accademie, nel 2012 Untouchable, a cura di Franko B. – Galleria Mori+Stein Londra. Nel 2014 – Damprize – Spazio Oberdan Milano – Vincitore premio pittura.

La mostra dell’artista marchigiano è la quinta di un ciclo che la gallerista Jolanda Angelini ospiterà nel suo spazio di Via Palermo a partire dal dicembre 2017 e fino a novembre 2018.

La selezione degli artisti curata da Antonio Zimarino ha per titolo – SOME DIFFERENT SIGHTS – ALCUNI SGUARDI DIFFERENTI e presenterà lavori di artisti italiani ed internazionali che operano già nel campo della pittura, della fotografia e della scultura

con ampi riconoscimenti di critica e di mercato.

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