PEDAGOGIA E INTELLIGENZA EMOTIVA: EDUCARE ALLA NON-VIOLENZA – PROGETTO ESSERE OLTRE
Redazione- Sono Assunta Di Basilico, Presidente dell’Associazione Essere Oltre ETS. Sono psicologa, pedagogista, educatrice, mediatrice familiare per famiglie e minori vittime di violenza, e al tempo stesso artista, pluriartista. Ho imparato che la vita si comprende davvero solo quando la si attraversa in ogni sua dimensione: quella della sofferenza, del dolore, della bellezza, della creatività. E proprio da questa esperienza profonda sento il bisogno di parlare con voi e di condividere un pensiero che nasce non solo dalla mia professione, ma dal cuore.
Con la mia Associazione Essere Oltre abbiamo deciso di dare vita a un’iniziativa che non vuole essere soltanto una campagna come tante, ma un vero cammino di trasformazione interiore e collettiva: “Pedagogia e Intelligenza Emotiva – Educare alla Non-Violenza”.
Pedagogia: il primo argine
Dentro di me c’è una convinzione che ripeto da sempre e che ho voluto scrivere nero su bianco anche nel mio prossimo libro sull’Intelligenza Emotiva, che vedrà la luce a fine anno: la pedagogia precede la psicologia.
Se noi adulti, se noi educatori non interveniamo per tempo con l’educazione, con una cultura fondata sull’empatia, sul rispetto e sull’ascolto autentico, allora i bambini e i giovani cresceranno inevitabilmente con disfunzioni emotive e relazionali. E quando quelle disfunzioni diventano ferite profonde, è lo psicologo a dover intervenire.
Ma io mi chiedo: non sarebbe più giusto evitare di arrivare fin lì? Non sarebbe più saggio fare in modo che quelle ferite non si creino?
La pedagogia è il primo argine, è la diga che può trattenere la violenza prima che straripi. La psicologia è fondamentale, ma arriva dopo, quando ormai il seme è già germogliato. E allora sì, lo psicologo accompagna, cura, sostiene. Ma la pedagogia è prevenzione, è vita che insegna a rispettare la vita.
Ecco perché oggi più che mai urge la necessità di formare operatori e soprattutto di dare spazio agli educatori, che devono essere i primi a intercettare, guidare e accompagnare. Con l’ausilio dei pedagogisti, possiamo davvero costruire un sistema che non si limita a curare, ma che previene, che custodisce, che prepara il terreno per una società più sana e giusta.
La violenza invisibile
Quando parlo di violenza, non mi riferisco soltanto a quella fisica. C’è una violenza più silenziosa, più crudele, che troppo spesso viene ignorata: la violenza istituzionale. Quante donne, cercando aiuto, si sono sentite derise, rimandate a domani, trattate con indifferenza? Quante si sono sentite invisibili? Come può una donna sentirsi protetta se chi dovrebbe tutelarla sembra proteggere invece chi la ferisce?
Questa violenza, che si aggiunge a quella fisica e psicologica, diventa ancora più devastante. Non solo colpisce il corpo e l’anima, ma lascia segni profondi a livello neurologico: stress cronico, ansia, perdita di memoria, difficoltà cognitive. È una ferita che non si vede, ma che lacera dentro.
Il sostegno ricevuto
In questo percorso non sono sola, e di questo sono grata. Voglio ringraziare con tutto il cuore l’APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani e il suo Presidente, Dott. Alessandro Prisciandaro, che hanno concesso il patrocinio al nostro progetto. Le sue parole sono state per me un incoraggiamento potente: ha riconosciuto la necessità di unire la testimonianza, la riflessione pedagogica e la partecipazione comunitaria.
Un ringraziamento speciale va alla Dott.ssa Rossella Di Meco, Assistente Sociale e Consulente per le Politiche Sociali e Sanitarie, che ha scelto di incontrare direttamente le vittime, di ascoltarle e di dare loro voce. Il suo sostegno è un atto di grande valore umano, perché dimostra che la professionalità, quando è accompagnata dalla sensibilità, diventa strumento di rinascita.
E poi ci sono loro, le mie compagne di viaggio: Roberta Alberti, Antonella Berardinucci e Rosetta Clissa. Mi sono vicine ogni giorno, anche nei momenti in cui le difficoltà fisiche potrebbero spegnere la mia energia. Ma la loro presenza, la loro costanza, il loro affetto mi danno la forza di continuare a portare avanti iniziative pedagogiche che sono strumenti di crescita, di dignità e di speranza.
A loro, e a tutti coloro che si sono uniti a noi o che vorranno farlo, dico grazie. Perché la non-violenza non la si costruisce da soli: è un cammino che ha bisogno di tutti, della forza di una comunità, della luce dell’arte, del coraggio della cultura.
Educare per rinascere
Educare alla non-violenza non è un compito marginale, ma un dovere imprescindibile. È un dovere sociale, culturale e civile, perché significa restituire fiducia a chi ha subito, ma significa anche prevenire, affinché il dolore non si ripeta e non si tramandi come un’eredità amara.
Educare vuol dire insegnare ai giovani che rispetto, ascolto ed empatia non sono concetti astratti relegati ai libri di testo, ma costituiscono le fondamenta stesse della convivenza umana e del vivere insieme.
Credo con fermezza che l’educazione debba entrare non soltanto nelle scuole, ma anche nei penitenziari. Le pene non possono ridursi a una reclusione sterile e passiva: devono trasformarsi in un tempo di riflessione consapevole e meditazione sul reato commesso. Una cella che non offre strumenti di crescita non produce cambiamento: rischia, al contrario, di alimentare rabbia, frustrazione e nuove forme di violenza.
Perché una pena abbia davvero senso, deve essere accompagnata da un percorso educativo e valoriale, in cui la persona detenuta venga guidata a riconoscere il male arrecato, a comprendere le conseguenze delle proprie azioni, e ad acquisire nuove modalità di pensiero, di relazione e di rispetto.
È in questo cammino che diventano indispensabili gli educatori e i pedagogisti, affiancati dagli psicologi: un lavoro congiunto, capace non solo di curare le ferite interiori, ma soprattutto di rieducare, restituendo dignità, senso di responsabilità e capacità autentica di reinserirsi nella società.
Educare, dunque, è l’arte di rigenerare: nelle scuole come nei penitenziari, è il seme che rende possibile la rinascita dell’individuo e la costruzione di una società più giusta e non-violenta.
Questo è il cuore della missione di Essere Oltre ETS: trasformare la delusione in rinascita, la ferita in consapevolezza, la rabbia in impegno educativo. E con la pedagogia, con l’intelligenza emotiva, con il sostegno di chi crede in questo cammino, io so che possiamo riuscirci.
Uno sguardo al futuro: il mio libro
Questa strada che percorro con l’Associazione Essere Oltre ETS è la stessa che percorro come autrice. A fine anno uscirà il mio nuovo libro dedicato all’Intelligenza Emotiva, un’opera che non è soltanto il frutto di studi e ricerche, ma anche un manifesto pedagogico e umano.
In questo libro ho voluto intrecciare teoria e pratica, scienza e arte, perché credo che l’intelligenza emotiva non sia una teoria astratta, ma uno strumento concreto di prevenzione, crescita e rinascita. Non mi sono limitata a descrivere cos’è, ma ho cercato di offrire strade, esempi, possibilità per educare a viverla, ad applicarla, a trasmetterla.
Sono certa che, unendo la forza della pedagogia, la profondità della psicologia e la bellezza dell’arte, possiamo costruire un mondo più giusto, più empatico, più libero dalla violenza.
Dott.ssa Assunta Di Basilico
Cell. 3387310128
