Ultime Notizie

NOTE PSICOANALITICHE SU FENOMENI DI FOBIA COLLETTIVA RELATIVE AL CORONAVIRUS-DOTT.MARIA RITA FERRI

5.486

Redazione- Se l’Istinto di Vita e l’Istinto di Morte, nel pensiero di Melanie Klein, sono alla base della vita psichica nel suo formarsi, seguiremo brevemente i loro destini per comprendere alcune forme collettive di eccesso emotivo come le fobie relative a diffusioni endemiche di virus.

Ognuno di tali Istinti tende originariamente a legarsi alle esperienze del piccolo Io di dispiacere (Istinto di Morte) o piacere (Istinto di vita), formulando immagini interne buone o cattive degli oggetti nel mondo.

Si forma così, nella piccola mente, la certezza che “oggetti cattivi” popolino il mondo, pronti a dar dolore o a colpire l’Io, quali rappresentanti dell’Istinto di Morte, da tenere lontano da sé, e “oggetti buoni” da avvicinare, fare propri e in cui trovare riparo e salvezza, rappresentanti nel mondo dell’Istinto di Vita.

La prima fase della vita psichica, propria dei momenti più arcaici della mente, viene definita da M. Klein  come “schizo-paranoide”.

In tale fase, appunto, l’Io opera tale distinzione primaria all’esterno tra “oggetti buoni”, fonte d’amore, piacere e protezione, e “oggetti cattivi”, ostili e ciecamente pericolosi per il Sé.

Tale differenza ha un’immagine speculare nel Sé, che distingue e separa ( “schizo”) definitivamente le pulsioni aggressive dalle pulsioni d’amore. Le pulsioni aggressive saranno proiettate all’esterno, sull’Altro estraneo, perché sperimentate come pericolose, che diviene così l’”oggetto cattivo” che aumenta, con la proiezione, la sua malignità percepita dal Sé. Altrettanto avviene per le pulsioni d’amore, che si legheranno all’oggetto buono rendendolo sempre più degno d’amore ed ideale.

Va sottolineato che fonte massima di dispiacere non è solo la presenza di un oggetto violento, quanto la mancanza del “buon oggetto”, l’assenza dell’oggetto materno che protegga e ponga in salvo il Sé da ogni aggressione dei “cattivi oggetti”.

Ogni assenza della madre è raffigurabile attraverso un troppo di presenza o prossimità di un “cattivo oggetto”  che quindi non sempre è un vero oggetto concreto e reale, ma è la raffigurazione di un vuoto d’amore.La posizione è chiamata dalla psicoanalista “paranoica” per via  che dall’espulsione del “cattivo oggetto” ne sussegue il timore-certezza del suo ritorno ostile nei gesti e nelle intenzioni.

Nella posizione successiva, più evoluta e quindi di maggiore maturità dell’Io (“depressiva”) si ha all’interno della psiche l’ “impasto pulsionale” tra aggressività e capacità di amare, ovvero tra Istinto di Morte e Istinto di Vita, e così anche all’esterno: negli “oggetti” del mondo, nell’Altro, è possibile per l’Io rinvenire aspetti buoni e cattivi che si integrino e modulino fino a dare un’immagine di lui più complessa.

E’ tale processo che si pone alla base dell’acquisizione del senso di realtà e della benevolenza verso il mondo, la capacità di un pensiero oggettivo e la fine del timore di ogni minaccia irrazionale dall’esterno, la capacità di empatia e dialogo con l’Altro.

 La seconda posizione, pur non determinando il superamento in senso definitivo della prima, caratterizzata dalla scissione dell’Io e dell’oggetto e dall’angoscia paranoide, concentra l’attenzione dell’Io

sulla percezione di possedere anche in sé sentimenti aggressivi, legati all’assenza di esperienze gratificanti e ad una spinta mordace verso il mondo.

Il riconoscimento di una aggressività propria è resa possibile dall’introiezione del “buon oggetto” e, di conseguenza da una diminuzione di proiezione dei “cattivi oggetti”nel mondo, porta alla percezione di un “buon “ ambiente, maggiore stabilità dell’Io e sue pulsioni, la capacità di sognare nella certezza della distinzione tra fantasia e realtà.

Porta inoltre alla maturazione di un esser-ci nel mondo, con il desiderio di riparare ogni oggetto ferito, la capacità di amare e la premura per l’Altro.

 Il verificarsi di condizioni endemiche di virus determinano una diffusa regressione dell’Io alla posizione schizo-paranoide, dando certezza al ritorno dell’oggetto cattivo, che uccide ogni argine, al fallimento della posizione depressiva, al ritorno di un oggetto cattivo che senza mimesi si presenta come rappresentante dell’Istinto di  Morte. Il Cattivo oggetto torna a vivere, cancella ogni evoluzione dell’Io verso la dialettica logico-razionale del pensiero, torna come destino di morte, promuovendo una potente regressione nell’Io collettivo. Per tale motivo parte dell’aggressività che l’Io aveva riconosciuto come propria nella posizione depressiva e aveva quindi ritirato dal mondo torna ad abitarlo ferocemente. Si può parlare di ritorno del rimosso.L’ “oggetto cattivo”, reintroiettato nella posizione depressiva e riconosciuto come propria aggressività, aveva diminuito e rimosso una stato paranoico di certezza di distruzione dall’esterno.

 

Il virus rappresenta dunque, inconsciamente, la propria aggressività risospinta all’esterno che torna ad aggredire l’Io.Essa lo riconduce nella posizione schizo-paranoide in cui d’emblée l’Io è vittima certa di un Ideale dell’Io sadico (proprio della prima posizione) e maligno, che si serve di strumenti esterni per colpire in una Todestrieb universale l’Io e i suoi sogni.

Siamo certamente di fronte ad un quadro di depressione anche latente che si slatentizza di fronte al trauma della possibile-certa epidemia che sancisce la scomparsa dell’oggetto buono, della madre interiore che tiene al sicuro il Sé e lo salva ed il trionfo della Destrudo che disgrega la psiche. L’Io ricorre come estrema difesa al rovesciamento delle posizioni psichiche e alla regressione alla posizione schizo-paranoide.

I due Istinti tornano a scindersi, nella psiche in cui l’impasto pulsionale non sia del tutto riuscito, e l’Io torna a sentire allontanarsi fino a perdersi l’Istinto di Vita, L’istinto di Morte essendo rappresentato da un’entità senza simbolo, che rappresenta nell’inconscio una forza contraria alla vita.

L’Istinto di Morte, tornando ad essere scisso da Eros, non può più essere da esso modulato, tanto da divenire nell’immaginario condiviso, follia feroce del destino.Il virus, dunque, rappresenta inconsciamente la propria aggressività cannibalica che torna contro l’Io.Esso è immagine di una follia impercettibile che non trova mani che la trattengano, è immagine di una Destrudo  che si rivolge contro la vita perché non può crearla.L’inconscio viene così proiettato nel mondo, ed è il virus che lo va a rappresentare come tutto ciò che è Altro da sé, esterno e quindiestraneo, nemico del familiare e dei buoni oggetti della terra natale che vivono da sempre alle origini dell’Io e lo nutrono.Esso diviene dunque, nei luoghi fobici della mente,feroce come una luna di morte.

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.