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NORD E SUD D’ITALIA TRA PROVVEDIMENTI ECONOMICI, IDEE RISORGIMETALI ANCORA PROPONIBILI, QUESTIONI IRRISOLTE E POLEMICHE STORICHE

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Redazione- I recenti provvedimenti  economici  soprattutto in favore del lavoro al  sud d’Italia,  ripropongono  una antica questione  storicamente  definita come questione meridionale .  Ma fino a quando il dibattito  storico non riuscirà a liberarsi di pregiudizi , inesattezze ,interessi di parte , mistificazioni ideologiche , criminalità organizzata , disfunzioni strutturali , probabilmente  il Sud non riuscirà a decollare. Bisogna ancora fare i conti con un  mutamento e una grande  trasformazione  : l’unità d’ Italia. Nel richiamare  l’attenzione sui provvedimenti del cosiddetto decreto di agosto che ( per la prima volta e “ storicamente” ,come ha detto lo stesso Presidente del Consiglio nella conferenza stampa dopo  la riunione del Consiglio che ha  approvato il decreto) , riconsidera il Sud d’Italia sotto una nuova luce,  riferiamo qui  di una polemica  tra storici  che è un esempio  di un impasse che da  oltre un secolo  ripropone  problemi e soluzioni  che si trascinano nel presente. Problemi  frutto  di  alcuni fenomeni drammatici  che caratterizzano queste terre: Il peso della criminalità organizzata che a volte sostituisce lo Stato, la mancanza di infrastrutture  endemica e tale da scoraggiare  investimenti  , la fallimentare politica delle cattedrali nel deserto  degli anni  della  Cassa per il Mezzogiorno  ente istituito per  risolvere i problemi del Sud ,lo spopolamento  in favore delle regioni del nord Italia ,la perdita costante di una identità .

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ha approvato  in agosto un decreto-legge che introduce misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia.  Nel  decreto il Governo ha stanziato ulteriori 25 miliardi di euro, da utilizzare per proseguire e rafforzare l’azione di ripresa dalle conseguenze negative dell’epidemia da COVID-19 e sostenere lavoratori, famiglie e imprese, con particolare riguardo alle aree svantaggiate del Paese.
Le risorse complessive messe in campo per reagire all’emergenza arrivano a 100 miliardi di euro, pari a 6 punti percentuali di PIL.

In conferenza stampa il Presidente del Consiglio  ha detto che nel decreto  :”  Le misure per il Sud sono di «portata storica: conosciamo il deficit anche di infrastrutture del Sud, che è meno competitivo e noi vogliamo che il gap sia recuperato. Non dividiamo l’Italia in due e offriamo un aiuto per la ripresa per le aree più svantaggiate per la ripresa dell’Italia intera” (…) “Sono particolarmente orgoglioso delle misure per il Sud e non solo perché sono figlio del Sud: poniamo le basi per un processo di reindustrializzazione dell’intero Sud».

E dunque una delle principali novità è l’agevolazione del 30% dei contributi previdenziali per tutte le aziende che operino nel Mezzogiorno, dal 1 ottobre al 31 dicembre 2020. Si tratta di una misura richiesta dal ministro per il Sud Provenzano. Riguarderà tutti i dipendenti e non solo i neoassunti. Negli anni successivi, previa autorizzazione dell’Unione europea, la decontribuzione sarà del 30% fino al 2025, del 20% fino al 2027, del 10% fino al 2029. La misura però è al vaglio della Ragioneria dello Stato.

In questi giorni , novembre 2020 ,il negoziato  con la Commissione  europea è ancora in corso  ma nella legge di bilancio  potrà già entrare  la norma per la proroga , dal 2021 ,della decontribuzione nelle regioni meridionali.  La proroga è un punto fermo nell’analisi del Ministero dell’economia e del Ministero del sud . Congiuntamente  al rinnovo del credito di imposta  per gli investimenti sicuramente produrrà per il 2021 un impegno  per l’erario di poco meno di 7 miliardi. La decontribuzione ( esonero de l 30% dei contributi previdenziali e assistenziali in favore dei datori di lavoro ) è stata avviata sperimentalmente per i mesi di ottobre – dicembre 2020.  Per il primo anno di proroga il 2021 il Tesoro ha calcolato  un effetto finanziario di 5,7 miliardi . La misura sarà finanziata fino al 2023  con le risorse del programma europeo  React –Eu  per 7 miliardi e attraverso  la finanza pubblica per il restante fabbisogno .

Abbiamo preso lo spunto dalla cronaca  di questi giorni  per raccontare una storia emblematica di come  malgrado gli sforzi che in decenni si sono fatti per  riconciliare la storia con i problemi di regioni che  soffrono di un gap  economico e sociale  non indifferente ,la situazione  non sia  delle più lusinghiere . Un esempio che   dice,  all’interno di una vivace polemica come l’uso della storia  , l’uso di parte della storia  , la difficoltà  di   ricercare la verità.  Insieme  con  la rigidità delle opinion, rappresenti il vero gap  che sopravanza tutti gli altri fenomeni  negativi e. Non contribuendo  certamente  alla risoluzione dei problemi del sud, anzi spesso aggravandoli  perché nella confusione delle idee solleva un rumore di fondo che copre ogni cosa e rende  “ sotto la luna tutti i gatti bigi. “

L’esempio lo prendiamo dalla  polemica tra storici su  Fenestrelle, un’antica e inaccessibile fortezza sabauda a circa 150 chilometri da Torino, posta a più di 2 mila metri d’altezza a protezione del confine sabaudo – piemontese,  uno dei luoghi ,come molti altri , che costellano  l’arcipelago di una  storia Italia da riscoprire e da approfondire  seppure all’interno di contrasti e di differenti visioni  ma sempre alla ricerca di una verità storica.

Antonio Gramsci, nel 1920, su Ordine Nuovo  scriveva  a proposito del brigantaggio, dei Savoia e dello Stato italiano“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale, squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”.

Furono molti di questi “contadini-briganti” meridionali, appena dopo l’unità d’Italia, ad essere incarcerati assieme a tanti altri prigionieri per vari motivi deportati e lasciati morire, senza che ne rimanesse traccia nelle prigioni del settentrione.

Il sistema carcerario  del nuovo Stato  poteva contare su  prigioni dislocate  probabilmente in quasi tutti gli stati annessi al Piemonte , da San Maurizio Canavese, ad Alessandria, Milano, Genova, Bergamo, Bologna, Ascoli Piceno, Livorno, Ancona, Rimini, Fano e nelle isole dell’arcipelago toscano e della Sardegna. In questo universo carcerario del nuovo Stato italiano un istituto carcerario  importante e  tristemente famoso e temuto fu appunto quello di Fenestrelle, nell’alta Savoia.(1)

Per quel carcere si parla addirittura di “ un  lager  di casa Savoia ,la Siberia italiana, in cui non ci si fece scrupolo di deportare, senza soluzione di continuità, appunto ex soldati del disciolto esercito del Regno delle Due Sicilie, papalini, pseudo briganti, prigionieri comuni e politici, donne e uomini di ogni provenienza in una promiscuità degna di peggior causa.” C’è una polemica  molto accesa tra Ignazio  Coppola  da una parte  e dall’altra  Juri Bossuto e Luca Costanzo, autori di  Le Catene dei Savoia, con la prefazione di Alessandro Barbero a sua volta autore del libro I prigionieri dei Savoia – La vera storia della congiura di Fenestrelle  perché in queste loro opere i tre storici  sostengono che Fenestrelle non fu mai un vero lager.

La questione viene riferita da Antonella Sferrazza  il 26 marzo 2017 su  I Nuovi Vespri, giornale on line, che è anche la fonte di alcune notizie che riferiamo in questo articolo e che ci ha dato, per così dire  , insieme all’articolo di Coppola , sul sito dei nuovi vespri siciliani , il filo conduttore per esporre questa narrazione che ha il solo scopo di divulgare una serie di studi e di approfondimenti  ,tra i quali appunto  gli argomenti  riferiti su i Vespri siciliani ( che da tempo si occupa di Fenestrelle, del suo ruolo e delle vicende che caratterizzarono questo luogo )  da  Antonella Sferrazza  e   Ignazio Coppola  (2) .

Barbero e Bossuto sostengono che non si trovano tracce di queste morti nella fortezza di Fenestrelle  negli archivi di Torino dove le hanno cercate .Ignazio Coppola oppone loro alcune testimonianze addirittura tratte dai giornali dell’epoca .Un  giornale piemontese dell’epoca” L’armonia  “ afferma : “La maggior parte dei poveri reclusi sono ignudi, cenciosi, pieni di pidocchi e senza pagliericci. Quel poco di pane nerissimo che si dà per cibo, per una piccola scusa si leva e, se qualcuno parla, è legato per mani e per piedi per più giorni. Vari infelici sono stati attaccati dai piedi e sospesi in aria col capo sotto ed uno si fece morire in questa barbara maniera soffocato dal sangue e molti altri non si trovano più né vivi, né morti. E’ una barbarie signori”. Un’altra testimonianza dello stesso tenore  è quella del pastore valdese Georges Appia che, nell’ottobre del 1860, e siamo solo all’inizio delle deportazioni, in visita al forte che già rigurgita di prigionieri meridionali, così ebbe a descriverli:  “Laceri, ignudi e poco nutriti appoggiati a ridosso dei muraglioni nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo dei loro climi mediterranei”.

Scrive ancora Ignazio Coppola :” Laceri, ignudi e malnutriti: l’aspettativa di vita, per questi poveretti, era fatalmente ridotta al minimo. Furono migliaia i prigionieri e i deportati che entrarono a Fenestrelle e pochi quelli che ne uscirono vivi per gli stenti, la fame e le temperature rigide alle quali non erano abituati e alle quali crudelmente (gli infissi nelle finestre delle celle deliberatamente erano stati tolti e vi erano solamente grate) furono sottoposti. (3)

In questa disperata situazione e al limite di ogni umana sopportazione vi fu, il 22 agosto del 1861, un tentativo di rivolta, che scoperto in tempo e ferocemente represso portò all’inasprimento delle pene, per cui da quel momento la maggior parte dei deportati protagonisti della rivolta fu costretta a portare ai piedi ceppi e catene appesantiti da palle di 16 chili! Pochissimi in quelle condizioni riuscirono a sopravvivere e a chi non riusciva a farcela era riservato un particolare trattamento privo di ogni umana pietà.

I cadaveri di questi sventurati, anziché essere seppelliti, venivano sciolti nella calce viva, in una grande vasca posta nel retro della chiesa che sorgeva all’ingresso della fortezza che è ancora oggi visibile.”

«L’idea di inviare al Nord i prigionieri di guerra si impose fin dall’inizio, per due motivi indipendenti l’uno dall’altro: per un verso, le autorità a Napoli, sia civili sia militari, erano molto preoccupate di dover farsi carico di tutta quella gente, e mancavano completamente di strutture adeguate; per altro verso, nell’ euforia del momento si pensava che non ci sarebbe stata nessuna difficoltà ad arruolare direttamente i soldati napoletani nell’esercito italiano, in una prospettiva di confluenza pacifica dell’intero regno delle Due Sicilie nel nuovo regno d’Italia” (4)

Fara  Misuraca e Alfonso Grasso su  Brigantino Il Portale del Sud Oggi  affermano : “ da più parti si ricorda il periodo in cui la fortezza divenne un campo di reclusione per soldati borbonici e papalini considerati disertori del nuovo esercito italiano o prigionieri di guerra. Recenti ricerche sottolineano le pessime condizioni in cui nel 1861 questi militari furono «ospitati» a Fenestrelle: laceri e poco nutriti. Ma era condizione usuale di tutti i prigionieri che non avevano la possibilità di procurarsi cibo, vesti e riscaldamento come era usanza di allora.

Indro Montanelli,  negò sempre l’esistenza dei campi di concentramento al Nord per soldati meridionali durante le fasi costitutive dell’unità d’Italia. Ricordiamo in proposito che i reparti militari “napolitani” furono in gran parte inglobati nell’esercito piemontese per costituire il nuovo esercito unitario. I reduci di Gaeta, per lo più affetti da malattie derivanti dal lungo assedio sopportato, furono confinati nelle isole, per lo più ad Ischia, con grande timore delle popolazioni locali per il possibile contagio.

Sul sitohttp://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Briganti/elenco1.htm si legge  a proposito di  una ricostruzione  della vicenda  di Fenestrelle  questa opinione del   prof. Roberto Martucci, storico dell’Università di Macerata,: “il silenzio della piú consolidata riflessione storiografica sull’argomento appena evocato, consentirebbe di ipotizzare l’inesistenza o la non rilevanza del fenomeno dei prigionieri nelle guerre risorgimentali, anche a causa della stessa brevità degli eventi bellici di quella fase storica, generalmente limitati a poche settimane di conflitto. Impressione che risulta rafforzata dalla lettura di testi coevi quali quelli del borbonico Giacinto De Sivo, che dedica poche righe alla questione, o del liberale Nicola Nisco che in proposito tace. Meraviglia di piú il silenzio conservato dal giornalista e politico liberale Raffaele De Cesare, che ha scritto a pochi decenni dagli avvenimenti, sulla base di testimonianze dirette integrate da un’interessante bibliografia, senza tuttavia prestare la minima attenzione al problema. Il fatto poi che neppure il compiuto affresco legittimista di Sir Harold Acton, tracciato in anni a noi piú vicini, si riferisca al tema crepuscolare della prigionia, sembrerebbe autorizzare una presa di distanza dalle poche righe con cui padre Buttà tentò a suo tempo di sfidare l’oblio dei posteri”. (5)

Scrive  Gianfrancesco Ruggeri il  11 febbraio 2013  sul blog “Un mondo impossibile “:   “La confusione fu grande. I soldati e gli ufficiali borbonici avevano diritto alle garanzie dovute ai prigionieri di guerra. Ma la decisione del governo di Torino era di arruolarli subito nell’esercito italiano. Non tutti furono d’accordo e si appellarono al giuramento prestato al loro re. I conflitti furono aspri, indicatori dell’alterigia dei vincitori, espressione spesso di culture allora assai lontane tra loro e di un’idea soltanto formale dell’unità tra italiani del Nord e del Sud. La lettera del generale Alfonso La Marmora a Cavour, il 18 novembre 1860, può fare da cruda testimonianza:

«Non ti devo lasciare ignorare che i prigionieri napoletani dimostrano un pessimo spirito. Su 1.600 che si trovano a Milano, non arriveranno a 100 quelli che acconsentiranno a prender servizio. Sono tutti coperti di rogne e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi o da mal venereo, e quel che è più, dimostrano avversione a prendere da noi servizio. (…) Non so per verità che cosa si potrà fare di questa canaglia».

I reazionari di ogni specie, in particolare gli ambienti clericali, fomentavano lo scontro contro il Regno d’Italia. «La Civiltà Cattolica», la rivista dei gesuiti, come sottolinea l’autore, era in prima fila nello scrivere menzogne (e guarda un pò come magicamente esce fuori chi già allora seminava zizzania NdR):

«Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e in Lombardia, si ebbe ricorso a uno spediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli appena coperti da cenci di tela e rifiniti di fame furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d’altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima caldo e dolce come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimar di fame e di stento fra le ghiacciaie! E ciò perché fedeli al loro giuramento militare ed al legittimo Re».

Fara Misuraca e Alfonso Grasso su  Brigantino Il Portale del Sud raccontano la storia di questo  forte  dei Savoia  usato come carcere anche prima dell’unità d’Italia : “II ruolo di prigione di stato caratterizza il forte di Finestrelle per molti anni: sia sotto la dominazione napoleonica che, in seguito, sabauda. Alla fine del XVIII secolo il carcere ospitava soprattutto ufficiali agli arresti, rei di aver accettato, o provocato, duelli nelle province sarde, nel XIX secolo diventa la nona Bastiglia di Francia. Il carcere pullulava di detenuti. Per la massima parte i reclusi erano ecclesiastici e nobili monarchici oppositori di Bonaparte. Un alto prelato, rinchiuso nel carcere, racconta anche di dieci napoletani partigiani borbonici incarcerati tre anni prima del suo arrivo. A questi si aggiungevano molti piemontesi sospettati di aderenza con gli austriaci. Con la caduta di Napoleone il forte passò nuovamente ai Savoia che ne continuò l’uso come prigione militare. In seguito ai moti del 1821 fu rinchiuso a Fenestrelle anche il principe Carlo Emanuele del Pozzo della Cisterna per via delle sue idee liberali. L’abdicazione di Vittorio Emanuele I lo rimise in libertà, consentendogli di riunirsi ai Carbonari di Pinerolo. Con l’avvento al trono di Carlo Alberto tocca ai mazziniani cadere sotto i colpi della repressione. Fu ospite di Fenestrelle un figlio naturale di Carlo Felice, Giuseppe Bersani, appartenente al nucleo carbonaro “Cavalieri della Libertà”. Dal 1833 Fenestrelle ospitò molti liberali appartenenti alla “Giovine Italia”, idealisti guidati da Mazzini e ferventi credenti nella rivoluzione che afferma i valori costituzionali. L’Italia intera fu all’epoca pervasa dai moti di pensiero mazziniani; progetti di rivolta che spesso si indirizzavano, in cerca di appoggio, anche al monarca sabaudo Carlo Alberto. Erano infatti in molti a sperare nel re che aveva solidarizzato con i rivoluzionari del 1821, ma ogni illusione cadde quando il Savoia manifestò l’intenzione di “fucilare tutti i carbonari e spezzare con forza ogni velleità libertaria”.

In quel periodo le carceri di mezza Europa si riempirono di giovani sognatori, seguendo l’esempio delle sale di tortura e le stanze del carnefice e il plotone di esecuzione operante a pieno ritmo. “

Alessandro Barbero su “La Stampa” del 21 ottobre 2012  scrive : “Nell’estate 2011 mi è successa una cosa che non avrei mai creduto potesse capitarmi nel mio mestiere di storico. In una mostra documentaria dedicata ai 150 anni dell’Unità mi ero imbattuto in un documento che nella mia ignoranza mi era parso curiosissimo: un processo celebrato nel 1862 dal Tribunale militare di Torino contro alcuni soldati, di origine meridionale, che si trovavano in punizione al forte di Fenestrelle. Lì avevano estorto il pizzo ai loro commilitoni che giocavano d’azzardo, esigendolo «per diritto di camorra». In una brevissima chiacchierata televisiva sulla storia della camorra, dopo aver accennato a Masaniello – descritto nei documenti dell’epoca in termini che fanno irresistibilmente pensare a un camorrista – avevo raccontato la vicenda dei soldati di Fenestrelle. La trasmissione andò in onda l’11 agosto; nel giro di pochi giorni ricevetti una valanga di e-mail di protesta, o meglio di insulti: ero «l’ennesimo falso profeta della storia», un «giovane erede di Lombroso», un «professore improvvisato», «prezzolato» e al servizio dei potenti; esprimevo «volgari tesi» e «teorie razziste», avevo detto «inaccettabili bugie», facevo «propaganda» e «grossa disinformazione», non ero serio e non mi ero documentato, citavo semmai «documenti fittizi»; il mio intervento aveva provocato «disgusto» e «delusione»; probabilmente ero massone, e la trasmissione in cui avevo parlato non bisognava più guardarla, anzi bisognava restituire l’abbonamento Rai.

Qualcuno mi segnalò un sito Internet dove erano usciti attacchi analoghi; del resto, parecchie e-mail si limitavano a riciclare, tramite copia e incolla, dichiarazioni apparse in rete. Scoprii così che il forte di Fenestrelle – che la Provincia di Torino, con beata incoscienza, ha proclamato nel 1999 suo monumento-simbolo – è considerato da molti, nel Sud, un antesignano di Auschwitz, dove migliaia, o fors’anche decine di migliaia, di reduci meridionali dell’esercito borbonico sarebbero stati fatti morire di fame e freddo e gettati nella calce viva, all’indomani dell’Unità. Questa storia è riportata, con particolari spaventosi, in innumerevoli siti; esistono comitati «Pro vittime di Fenestrelle» e celebrazioni annuali in loro memoria; e al forte è esposta una lapide incredibile, in cui si afferma testualmente: «Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell’esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno s’inchinano».

Barbero preso dai dubbi di tutta questa  discussione e da queste polemiche   cerca di approfondire attraverso i documenti i fatti . E scrive : “L’unica cosa era andare a vedere i documenti, vagliare le pezze d’appoggio citate nei libri e nei siti che parlano dei morti di Fenestrelle, e una volta constatato che di pezze d’appoggio non ce n’è nemmeno una, cercare di capire cosa fosse davvero accaduto ai soldati delle Due Sicilie fatti prigionieri fra la battaglia del Volturno e la resa di Messina. È nato così, grazie alla ricchissima documentazione conservata nell’Archivio di Stato di Torino e in quello dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma, il libro uscito in questi giorni col titolo I prigionieri dei Savoia : che contiene più nomi e racconta più storie individuali e collettive di soldati napoletani, di quante siano mai state portate alla luce fino ad ora. Come previsto, si è subito scatenata sul sito dell’editore Laterza una valanga di violentissime proteste, per lo più postate da persone che non hanno letto il libro e invitano a non comprarlo; proteste in cui, in aggiunta ai soliti insulti razzisti contro i piemontesi, vengo graziosamente paragonato al dottor Goebbels.”

Ricominciare  dalla storia  dunque per capire, comprendere , riscoprire una verità  che può solo giovare  ad un Sud  d’Italia   a cui dare sempre maggiore attenzione  non solo dal punto di vista economico come i decreti covid tentano di  fare  all’interno di un quadro storico che ha ancora bisogno di studio, considerazione, riflessione ed equilibrio da parte di tutti , non solo degli storici  ufficiali e non   .

(1https://www.inuovivespri.it/2019/07/25/fenestrelle-perche-ancora-oggi-si-nasconde-un-genocidio-operato-da-casa-savoia-ai-danni-dei-meridionali/

(2) https://www.regnodelleduesicilie.eu/wordpress/notizie-dal-regno-2013-attualita-2/2/

 (3) https://www.inuovivespri.it/2017/03/26/la-vera-storia-del-lager-di-fenestrelle-dove-i-savoia-scannarono-e-fecero-sparire-nella-calce-migliaia-di-meridionali/

(4) https://www.inuovivespri.it/

(5) http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Briganti/elenco1.htm

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