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NELLA GUERRA RUSSIA | UCRAINA LA VOCE DEGLI SCIENZIATI CONTRO LA GUERRA- DI VALTER MARCONE

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Redazione- Nei giorni scorsi gli scienziati russi hanno pubblicato una lettera aperta contro il proprio governo che afferma :“Noi, scienziati e giornalisti scientifici russi, dichiariamo la nostra ferma opposizione all’aggressione lanciata dalla Russia nei confronti del popolo ucraino. (…) La responsabilità di avviare una nuova guerra in Europa ricade interamente sulla Russia. Non c’è giustificazione razionale per questa guerra. Naturalmente, l’Ucraina non rappresenta alcun rischio per la sicurezza russa. I tentativi di utilizzare la situazione nel Donbass come pretesto per una operazione militare sono totalmente artificiosi. La guerra contro l’Ucraina è ingiusta e francamente è un nonsenso”.

La lettera si conclude con la richiesta di fermare tutte le operazioni militari contro l’Ucraina e di riconoscere la sovranità e integrità territoriale del paese. E con una domanda forte di pace. La lettera degli scienziati e giornalisti russi è stata firmata e supportata anche dalla Federazione europea dei giornalisti scientifici .Le parole degli scienziati russi fanno eco a un appello pubblicato nella settimana prima dell’aggressione russa da parte degli scienziati ucraini sulla rivista Nature. Nella lettera, gli scienziati ucraini firmatari raccontavano anche come si stessero preparando all’evenienza, poi diventata realtà, di un attacco russo.

La chiamata alla pace da parte degli scienziati russi e la richiesta di supporto di quelli ucraini trovano molta eco nel mondo scientifico internazionale. (1)

Tra le voci che si uniscono a quella degli scienziati russi anche gli scienziati dell’Istituto Nazionale di fisica Nucleare dek Gran Sasso con l’appello alla pace dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dal GSSI e dall’Università degli Studi dell’Aquila

Come parte della comunità accademica e civile aquilana, crediamo sia nostro dovere prendere una posizione netta contro la guerra che sta distruggendo l’Ucraina e far sentire la nostra vicinanza alle nostre colleghe ed ai nostri colleghi ucraini e russi che sono in Italia per studiare e fare ricerca.

Chiediamo inoltre con forza al governo italiano di lavorare ad una soluzione diplomatica che permetta il cessate il fuoco immediato ed una conferenza di pace che fermi il dramma in corso e porti al disarmo nucleare.

Alla luce degli innumerevoli conflitti ancora attivi oggigiorno, e particolarmente toccati da ciò che sta accadendo negli ultimi giorni in Europa, siamo convinti che in un mondo globale serva una risposta globale. Sentiamo pertanto il dovere morale di manifestare con forza il nostro rifiuto della logica della guerra come risoluzione delle controversie.

Se ignorassimo questo richiamo ci sentiremmo complici!

La nostra collaborazione quotidiana con persone provenienti da tutte le parti del mondo dimostra, ogni giorno, come sia possibile contribuire insieme e collaborativamente alla società, senza distinzioni di origine o genere.

Vi invitiamo pertanto a partecipare al sit-in organizzato da docenti, ricercatori, studenti e personale amministrativo dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, del Gran Sasso Science Institute e dell’Università degli Studi dell’Aquila in Piazza Duomo alle ore 11 del 4 Marzo per far sentire, tutti insieme, la nostra voce.

L’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare si unisce alla decisa e ferma presa di posizione assunta dall’Unione Europea e dal nostro Governo di condanna dell’aggressione della Russia all’Ucraina, così come di ogni forma di sopraffazione fra Stati, popoli e persone, in nome del rispetto, del confronto, della cooperazione come strumenti unici e indispensabili per la realizzazione degli Stati democratici, della libertà dei popoli, del progresso della società.

Questo è quanto ogni giorno in cui esercitiamo il nostro mestiere di ricercatori ci mostra la scienza, questo è quanto ogni giorno vogliamo rappresentare come Istituzione scientifica pubblica di uno Stato libero e democratico, questi sono i nostri valori.  In questo momento profondamente drammatico, che lascia tutti noi sconcertati per la sua insensatezza e brutalità, esprimiamo la nostra piena solidarietà al popolo ucraino. E assicuriamo la nostra disponibilità a sostenere le iniziative di pace e a supporto delle persone in difficoltà che verranno promosse dal Governo italiano e dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Stiamo lavorando per poter offrire sostegno alle nostre colleghe e ai nostri colleghi ucraini con iniziative di accoglienza, e aiuteremo a diffondere iniziative di aiuto alla popolazione ucraina promosse dalle nostre strutture locali, dal nostro personale e dalla comunità scientifica. L’INFN inoltre sarà allineato con le decisioni del Governo e del Ministero dell’Università e della Ricerca in merito alla gestione delle collaborazioni scientifiche internazionali che coinvolgono la Russia.

Vogliamo altresì esprimere profonda amarezza per la condizione delle colleghe e dei colleghi russi e dei loro concittadini che subiscono le tragiche scelte del loro Governo. La scienza è stata, è e continuerà sempre a essere per sua stessa natura luogo di libertà e terreno di dialogo e collaborazione tra le persone e tra i popoli: in questo crediamo come persone e come scienziati, e per questo lavoriamo come INFN.

Bloccare subito ogni azione militare per mettere immediatamente fine a una guerra insensata: lo chiedono gli scienziati russi in una lettera aperta (2) che in poco tempo ha raccolto quasi 400 firme, molte anche da parte di giornalisti, linkata dalla rivista Science sul suo sito. “La responsabilità di scatenare una nuova guerra in Europa spetta interamente alla Russia”, si legge nella lettera. “Non c’è una giustificazione razionale per questa guerra” e “l’Ucraina – si legge – non rappresenta una minaccia per la sicurezza del nostro Paese”.

Si tratta di una guerra “ingiusta” e “insensata” con un Paese che è vicino: molti di noi hanno parenti, amici e colleghi che vivono in Ucraina. I nostri padri, nonni e bisnonni hanno combattuto insieme contro il nazismo”.

Convinti di una possibile soluzione pacifica dei problemi, i firmatari rilevano che con questa guerra “la Russia si è condannata all’isolamento internazionale, alla posizione di Paese paria” e “noi scienziati non saremo più in grado di svolgere normalmente il nostro lavoro: del resto, fare ricerca è impensabile senza la piena collaborazione con i colleghi di altri Paesi”.

Per questo gli scienziati chiedono “l’arresto immediato di tutte le operazioni militari dirette contro l’Ucraina” e “il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dello Stato ucraino. Chiediamo pace per i nostri Paesi”.

Solidarietà all’Ucraina e alle sue istituzioni scientifiche da parte della Federazione europea delle accademie delle scienze e degli studi umanistici (Allea), che in una dichiarazione afferma di reagire “con shock e profondo rammarico all’incursione militare della Russia in Ucraina”. Gli accademici europei chiedono quindi “al governo russo di rispettare le convenzioni internazionali sulla protezione dei civili e dei manufatti culturali”.

Con “profonda preoccupazione per la sicurezza dei nostri colleghi”, la Federazione “prende atto del pericolo” che la situazione attuale “rappresenta per le istituzioni scientifiche, gli accademici e la collaborazione internazionale nella ricerca ucraina” ed esprime “piena solidarietà e sostegno” all’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina.

“Riconosciamo inoltre – prosegue la Federazione delle accademie europee – che anche i membri della comunità scientifica russa che si sono espressi contro le aggressioni in corso possono essere ugualmente minacciati” e allo scopo di “salvaguardare la libertà accademica e l’autonomia della scienza e della ricerca, monitoreremo da vicino la situazione e prenderemo in considerazione l’adozione di ulteriori misure a sostegno della nostra accademia ucraina e dei suoi membri”. Per l’Allea “non vi è alcuna legittimità per le azioni intraprese per sabotare la pace, la stabilità e l’autonomia dell’Ucraina. In questi tempi difficili, ci opponiamo ai palesi attacchi del governo russo contro uno Stato sovrano, contro la democrazia e contro persone innocenti”.

L’Accademia dei Lincei condivide dichiarazione Allea ed esprime solidarietà agli scienziati russi
L’Accademia dei Lincei si impegna a favore di ogni iniziativa per il ripristino della pace e aderisce alla dichiarazione diffusa dalla Federazione delle accademie scientifiche e umanistiche europee (Allea), così come all’appello per la pace firmato da scienziati e giornalisti russi, che al momento ha raccolto oltre 600 firme.

L’accademia scientifica più antica del mondo invita, in una nota, a sottoscrivere la dichiarazione e si dice impegnata “a favorire ogni iniziativa volta al ripristino della pace e delle possibilità di studio e ricerca per gli amici, le amiche e i colleghi e colleghe ucraini, ai quali l’Accademia esprime la sua piena e più vicina solidarietà”.

La stessa solidarietà è espressa dai lincei “ai tanti, finora oltre 600 ma il numero continua a crescere, scienziati e divulgatori scientifici russi che hanno firmato un vibrante appello di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina”.( 3 )

In realtà una delle conseguenze delle sanzioni è la sospensione della cooperazione con enti russi nel campo della ricerca, della scienza e dell’innovazione,un provvedimento adottato dalla Commissione europea “a seguito dell’invasione russa contro l’Ucraina e in solidarietà con il popolo ucraino”. La Commissione  – recita una nota ufficiale – “non concluderà nuovi contratti né nuovi accordi con organizzazioni russe nell’ambito del programma Orizzonte Europa . Inoltre, sospende i pagamenti a entità russe nell’ambito di contratti esistenti. Tutti i progetti in corso, a cui partecipano organizzazioni di ricerca russe, sono in fase di revisione, sia nell’ambito di Orizzonte Europa che di Orizzonte 2020, il precedente programma dell’Ue per la ricerca e l’innovazione.
“La cooperazione dell’Ue in materia di ricerca si basa sul rispetto delle libertà e dei diritti che sono alla base dell’eccellenza e dell’innovazione – spiega Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva per un’Europa pronta per l’era digitale -. L’atroce aggressione militare della Russia contro l’Ucraina è un attacco contro quegli stessi valori. È quindi giunto il momento di porre fine alla nostra cooperazione di ricerca con la Russia”. (4)

La scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo ha pubblicato la traduzione dell’appello sul sito internet che illustra la sua attività politica. La Federazione delle Accademie scientifiche e umanistiche europee (Allea) ha rilanciato questo appello, con una dichiarazione in cui auspica il rispetto delle convenzioni internazionali sulla protezione dei civili e dei beni culturali ed esprime preoccupazione per la sicurezza dei colleghi accademici in Ucraina. La senatrice Cattaneo ha spiegato perché l’ha firmato in un articolo per La Stampa :” Più volte, nel tempo, ho sottolineato come la scienza sia stata uno dei fattori propulsivi per la conquista delle libertà civili nelle nostre società e come la necessaria collaborazione nella ricerca riesca ad abbattere confini e frontiere, mettendo da parte le diverse appartenenze politiche, civili, religiose in nome di un obiettivo conoscitivo comune. Mai, tuttavia, avrei immaginato di ribadirlo mentre carri armati e missili si muovono in scenari di guerra che, a torto, ritenevamo accantonati per sempre alle nostre latitudini.”

In questa guerra c’è anche un altro pericolo concreto quello di danneggiare una centrale nucleare tanto che il metaforico segnatempo, che calcola quanto manca a un’ipotetica fine del mondo in base agli eventi che si verificano, resta fermo all’orario stabilito a gennaio 2020. Ma gli scienziati avvertono: “L’invasione e la conquista della centrale atomica di Zaporizhzhia fanno sì che l’umanità sia arrivata al punto più vicino di sempre alla autodistruzione nucleare” .A renderlo noto è il Bollettino degli Scienziati Atomici,(5) che annualmente tiene il polso dei pericoli di un olocausto.

L’organizzazione, che è tornata a riunirsi negli ultimi giorni, aveva fissato il rischio a cento secondi dall’Armageddon già in gennaio 2020 , in occasione dell’annuale aggiornamento della valutazione del pericolo. Solo due mesi fa “abbiamo indicato la situazione in Ucraina come un possibile focolaio, all’interno di un sistema di sicurezza internazionale caratterizzato da crescente tensione”, spiegano gli scienziati sul loro sito. (6)

“Per Svitlana Krakovska, la principale scienziata ucraina sul clima, doveva essere la settimana in cui otto anni di lavoro sarebbero culminati in un rapporto dell’ONU che espone il disastro che la crisi climatica sta causando al mondo. Ma poi le bombe hanno iniziato a cadere su Kiev. Krakovska, a capo di una delegazione di 11 scienziati ucraini, ha lottato per aiutare a finalizzare il vasto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) prima della sua pubblicazione il 28 febbraio, anche se le forze russe hanno lanciato la loro invasione. ‘Ho detto ai colleghi che finché avremo internet e nessuna bomba sopra le nostre teste continueremo’, ha affermato. Ma la sua squadra, sparsa in tutto il paese, ha iniziato a disperdersi – uno ha dovuto correre in un rifugio antiaereo a Kharkiv, altri hanno deciso di fuggire completamente, le connessioni internet si sono interrotte, un caro amico di un delegato è stato ucciso nei combattimenti. I colleghi internazionali hanno dovuto esprimere le loro condoglianze e portare avanti il rapporto”. È quanto scrive The Guardian .(…) “’Ho iniziato a pensare ai paralleli tra il cambiamento climatico e questa guerra ed è chiaro che le radici di entrambe queste minacce per l’umanità si trovano nei combustibili fossili’, ha detto Krakovska. ‘Bruciare petrolio, gas e carbone sta causando il riscaldamento e gli impatti a cui dobbiamo adattarci. E la Russia vende queste risorse e usa il denaro per comprare armi. Gli altri paesi dipendono da questi combustibili fossili, non se ne liberano. Questa è una guerra dei combustibili fossili. È chiaro che non possiamo continuare a vivere in questo modo, distruggerà la nostra civiltà’”, sottolinea The Guardian. (7)

(1)Pietro Greco aveva curato uno dei suoi numerosi libri, Fisica per la pace – tra scienza e impegno civile, per Carocci editore 2017. Nel volume sono raccolti nove esempi di impegno forte e determinato della comunità scientifica per promuovere una cultura di pace e di collaborazione tra i popoli. Si parte dai manifesti pubblicati durante la I e la II guerra mondiale, da quello di Einstein e Nicolai del 1914 ma ancor più dal già citato Manifesto di Rusel e di Einstein del 1955 , che raccolse un immenso seguito, per ricordare poi la costruzione del CERN di Ginevra, una risposta pratica e concreta alla necessità di avere anche un luogo fisico dove la scienza europea potesse essere fatta in modo collaborativo. Uno degli esempi più recenti, citato da Pietro Greco, è quello dell’acceleratore Sesame, in Giordania, dove palestinesi, iraniani e israeliani lavorano insieme.

(2)Мы, российские ученые и научные журналисты, заявляем решительный протест против военных действий, начатых вооружёнными силами нашей страны на территории Украины. Этот фатальный шаг ведёт к огромным человеческим жертвам и подрывает основы сложившейся системы международной безопасности. Ответственность за развязывание новой войны в Европе целиком лежит на России.

Для этой войны нет никаких разумных оправданий. Попытки использовать ситуацию в Донбассе как повод для развёртывания военной операции не вызывают никакого доверия. Совершенно очевидно, что Украина не представляет угрозы для безопасности нашей страны. Война против неё несправедлива и откровенно бессмысленна.

Украина была и остаётся близкой нам страной. У многих из нас в Украине живут родственники, друзья и коллеги по научной работе. Наши отцы, деды и прадеды вместе воевали против нацизма. Развязывание войны ради геополитических амбиций руководства РФ, движимого сомнительными историософскими фантазиями, есть циничное предательство их памяти.

Мы уважаем украинскую государственность, которая держится на реально работающих демократических институтах. Мы с пониманием относимся к европейскому выбору наших соседей. Мы убеждены в том, что все проблемы в отношениях между нашими странами могут быть решены мирным путём.

Развязав войну, Россия обрекла себя на международную изоляцию, на положение страны-изгоя. Это значит, что мы, учёные, теперь не сможем нормально заниматься своим делом: ведь проведение научных исследований немыслимо без полноценного сотрудничества с коллегами из других стран. Изоляция России от мира означает дальнейшую культурную и технологическую деградацию нашей страны при полном отсутствии позитивных перспектив. Война с Украиной — это шаг в никуда.

Нам горько сознавать, что наша страна, вместе с другими республиками бывшего СССР внесшая решающий вклад в победу над нацизмом, сейчас стала поджигателем новой войны на европейском континенте. Мы требуем немедленной остановки всех военных действий, направленных против Украины. Мы требуем уважения суверенитета и территориальной целостности украинского государства. Мы требуем мира для наших стран.

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Вниманию всех научных работников, желающих подписать воззвание против войны!

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Pubblichiamo qui la traduzione in italiano della lettera aperta di protesta firmata finora da più di 600 studiosi, scienziati ed esponenti del giornalismo scientifico russi contro la guerra con l’Ucraina. L’originale è stato pubblicato sul sito “Troickij variant” lo scorso 24 febbraio. In Italia, l’Accademia dei Lincei ha rilanciato l’appello e ha condiviso la dichiarazione in questo senso formulata dalla Federazione Europea delle Accademie di Scienze e Lettere (ALLEA), che rappresenta più di 50 accademie di oltre 40 paesi in Europa.

“Noi, studiosi, scienziati ed esponenti del giornalismo scientifico russi, esprimiamo una decisa protesta contro le azioni di guerra intraprese dalle forze armate del nostro paese contro i territori dell’Ucraina. Questo passo fatale comporta innumerevoli vite umane e mina le basi del sistema consolidato della sicurezza internazionale. La responsabilità dell’avere scatenato una nuova guerra in Europa è tutta della Russia.
Per questa guerra non ci sono giustificazioni. I tentativi di sfruttare la situazione del Donbass come occasione per aprire un teatro di guerra non sono per niente credibili. È del tutto evidente che l’Ucraina non rappresenta una minaccia per la sicurezza del nostro paese. La guerra contro di essa è ingiusta e manifestamente priva di senso.
L’Ucraina è stata e continua ad essere un paese a noi vicino. Molti di noi hanno parenti, amici e colleghi che condividono le nostre ricerche scientifiche. I nostri padri, nonni e bisnonni hanno combattuto assieme contro il nazismo. L’atto di scatenare una guerra per le ambizioni geopolitiche del governo della Federazione Russa – mosso da dubbie fantasie storiche – rappresenta un cinico tradimento perpetrato alla loro memoria. Noi rispettiamo l’autonomia statale dell’Ucraina che si regge su valide istituzioni democratiche. Capiamo la scelta europea dei nostri vicini. Siamo convinti che tutti i problemi che riguardano i nostri due paesi possono essere risolti pacificamente.
Scatenando questa guerra la Russia si è autocondannata a un isolamento internazionale, allo status di paese-maledetto Questo significa che noi, studiosi e scienziati, non potremo più svolgere il nostro lavoro come abbiamo fatto finora in quanto la ricerca scientifica è impensabile senza la collaborazione con colleghi stranieri. L’isolamento della Russia dal mondo comporta un ulteriore degrado, culturale e tecnologico, del nostro paese e una totale mancanza di prospettive positive. La guerra con l’Ucraina è un salto nel buio.
Fa male riconoscere che il nostro paese, che ha portato un contributo fondamentale alla vittoria sul nazismo, è ora diventato la miccia di una nuova guerra nel continente europeo. Chiediamo l’immediata sospensione di tutte le azioni militari condotte contro l’Ucraina. Chiediamo il rispetto della sovranità e

dell’integrità territoriale dello stato ucraino. Chiediamo la pace per i nostri due paesi!”

(3 )https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/ricerca_istituzioni/2022/02/26/ucraina-la-voce-degli-scienziati-contro-la-guerra-_a42ab6e3-0783-4545-b66a-20a55e6be845.html

(4)https://www.corrierecomunicazioni.it/europa/guerra-ucraina-lue-fine-della-cooperazione-su-ricerca-e-innovazione-con-la-russia/

(5)Il Bollettino degli Scienziati Atomici fu fondato dopo gli attacchi a Hiroshima e Nagasaki da Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer, Eugene Rabinowitch e altri scienziati dell’Università di Chicago che avevano contribuito alla realizzazione della prima bomba atomica nel Progetto Manhattan. E da 75 anni l’Orologio dell’apocalisse, aggiornato dal Bollettino, offre le sue valutazioni sul rischio ipotetico della fine del mondo.

(6)https://tg24.sky.it/mondo/2022/03/08/orologio-apocalisse-ucraina

(7)https://energiaoltre.it/e-una-guerra-dei-combustibili-fossili-per-lo-scienziato-ucraino-e-questo-il-motivo-della-guerra-con-la-russia/

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