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MISURARE MALE IL BENESSERE

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Redazione- Ma com’è che siamo finiti a dire  che il Natale ,la festa più bella dell’anno ,vale sei punti di Pil  e che prepararla e trascorrerla  nel raccoglimento, nel silenzio  e nella luce del suo valore cristiano , sia un sacrilegio economico ? Perché non siamo più in   grado di  guardare veramente a questa festa per quello che è sempre stata e per l’arricchimento che ogni anno porta al cuore  piuttosto che alle tasche di alcune categorie di imprenditori e commercianti che , per carità ,lecitamente  hanno tentato di trasformarla ( ci sono riusciti !?)  nelle vuote luminarie di “lustrini e pajette “ di una sirena consumistica inarrestabile.  Ma anche perché  fin dagli anni del dopoguerra ( seconda guerra mondiale ) ,la maggior parte dei paesi del mondo  ha introdotto l’uso del prodotto  interno lordo, il Pil,  per misurare la prosperità . Il Natale deve dunque ostentare ricchezza  per essere tale . Il Natale povero della nostra infanzia , povero di beni materiali ( anche per la oggettiva carenza degli stessi )e che ricordiamo  con la nostalgia di una dimensione autentica, è dunque un affronto al Pil . L’Italia è uno di quei paesi che misura la prosperità con il Pil. E nell’anno del Covid 19,ahimè,quando il Pil  perde quasi dieci punti ,  non vogliamo  rinunciare a questa prosperità vera o fasulla che sia . Vogliamo continuare a far finta che possiamo permetterci tutto .Forse molte cose ancora  ma un Natale “ vecchia maniera” , quest’anno, non possiamo permettercelo . E  non possiamo permetterci anche una prosperità  più fasulla che vera, perché proprio grazie  a questa epidemia emergono situazioni di povertà, di bisogno , di solitudine anche se  già in atto prima di questa emergenza; vengono  in evidenza meccanismi burocratici inceppati, insomma si palesa uno stato di fatto che appunto le conseguenza del Covid19 sta  lentamente ma inesorabilmente mettendo all’attenzione . Frutto di una sommatoria  di due emergenze : quella di prima del Covid 19 che a stento  faceva funzionare questo paese e quella  durante e soprattutto  dopo  la pandemia . Con l’aggiunta  che  richiesta di risorse per fronteggiare questa situazione  è una richiesta di  risorse a debito . Un prestito  che ci stanno facendo i giovani di questo paese stanto alle condizionalità del Next Generation Eu.

Alla faccia  del debito pubblico,  delle diseguaglianze, delle ruberie ,dell’evasione fiscale , della criminalità organizzata  che pesano  sulla composizione proprio del Pil, la fiera  della vanità in cui vogliamo trasformare il Natale  è una fiera della frivolezza,fatuità,futilità,e soprattutto della vacuità .

Ma per tornare al nostro tema,che è quello  di misurare male il benessere,  si dice che i governi si sforzino di far crescere quel numero che  indica il Pil  perché se quel numero  si abbassa  troppo possono anche fallire. Ma non si dice che sforzarsi  di far aumentare il Pil  non equivale  ad assicurare il benessere di una società .Quello  che cerchiamo di fare  “ buttando  anche il Natale nel calderone del consumismo”    è di contribuire ad “ aumentare il Pil”. In realtà  le chiusure mirate, la classificazione delle regioni a secondo del colore e il meccanismo di passaggio da un colore all’altro  ,i cosiddetti lockdown conseguenti  nelle varie regioni del nostro paese in questo momento, servono a rallentare la curva del contagio. Ma servono anche  a sostenere ,  nel momento  in cui l’epidemia  di contagio da Covid 19 si ripresenta in una seconda ondata   in modo più virulento della prima,   in una situazione di “stop and go “, anche  le  misure di ristoro  e di aiuto a settori in  crisi  che  ormai da mesi  affossano proprio  il Pil.Aver cercato di raffreddare il contagio per permettere di riaprire alcune attività durante il periodo natalizio  è  stato un modo di  cercare di contemperare  esigenze economiche e di salute   facendo sempre i conti con i dati alla mano del contagio.

Riaprire attraverso modalità di consumo  che potrebbero essere  fortemente discutibili ove  riproducessero ancora una volta quel girone infernale che è  un nuovo innalzamento della  curva dei contagi .Imporre la necessità di una  salvaguardia dunque che potrebbe essere  realizzata in modo  oculato , attraverso iniziative diverse , rispettose  anche del senso e del valore del Natale è una cautela da adottare  . Se non si può cenare  durante le feste  natalizie  in numero superiore a  sei persone o solo con i conviventi , perché non inviare  agli amici  cene a domicilio  e perché non contribuire con ordinazioni da asporto ai banchi alimentari per soccorrere  quanti   hanno problemi  in questo momento. Perché non promuovere catene di acquisti a chilometro zero  per i regali  natalizi “ pret a porter” che traduco  con  l’accezione di  “pronto da portare”via,  ovvero acquisto da remoto e  faccio recapitare direttamente dal commerciante che  aggiungerà per questa iniziativa alla sua bottega  “materiale”  anche quella “virtuale” , con cataloghi da recapitare come i volantini della pubblicità dei supermercati e ordinazioni telefoniche. Ovvero voglio dire una articolazione della fantasia  degna del  “ genio italico “ ,la soluzione più semplice e immediata per  darsi da fare e non darsi per vinti. Un contributo dunque non solo alla salvaguardia della salute ma anche ai numeri del Pil.

 Ho preso lo spunto da quanto accade  in questo momento per riflettere su quello che mi sembra il problema fondamentale del Pil .  Che secondo me non misura il benessere  delle persone in un paese,  né fino in fondo il benessere di quel paese. O meglio lo misura male.

Non è solo questione di Pil . E nemmeno di sexy appeal. Anche se  il gioco sonoro  delle due parole  ci piace in realtà non vogliamo parlare di sexy appeal , anche se è cosa concreta e importante  ,come sanno i latin lover  di tutti i tempi. Voglio parlare di una cosa veramente concreta ,  ma poi non troppo,  che ci fa pensare che anche il sexy appeal  non sia allo stesso modo e in definitiva , troppo concreta. Insomma voglio parlare di Pil ,prodotto interno lordo ,che sembra un solido indice per  affermare alcuni  andamenti e fenomeni ma  a cui si possono  in realtà   attribuire anche   elementi di astrattezza ,stando a quelle che sono le maggiori critiche a questo indicatore economico.

Tanto la pandemia ha sommerso il mondo in un mare di debiti. Non che la situazione fosse del tutto sotto controllo prima dello scorso marzo ma le misure d’urgenza intraprese dai governi per contrastare gli effetti della pandemia sull’economia reale hanno esasperato il quadro: tanto che il 2020 si dovrebbe chiudere con un debito pubblico globale mondiale  superiore al Prodotto interno lordo, più di quanto non fosse alla fine della Seconda guerra mondiale .Il percorso che intendo seguire  vuole  dimostrare che non tutto  il benessere di una nazione può essere   attribuito al Pil e che  certi costi ,in determinati  contesti, come quello della pandemia che stiamo vivendo, non sono solo economici ma umani, sociali, politici.

Secondo il  World Economic Outlook  (1)pubblicato martedì 13 ottobre 2020 , il Pil globale subirà una contrazione del 4,4% nel 2020, profonda, ma meno grave del -5,2% stimato a giugno di questa al termine della prima ondata  della pandemia da Covid 19. La ripresa resta «incerta e diseguale», esposta a ricadute. Nel 2021, il rimbalzo atteso è del 5,2%, un po’ meno di quanto stimato a giugno, proprio perché meno profondo dovrebbe essere il crollo di quest’anno. Rispetto al 2019, nel 2021 il Pil globale aumenterà solo dello 0,6%. L’Fmi (Fondo monetario internazionale ) prova a guardare oltre l’orizzonte della pandemia e torna a fare previsioni sulla crescita nel medio termine, che dovrebbe attestarsi attorno al 3,5%. Le stime presuppongono che il distanziamento sociale continui nel 2021, per sparire in modo graduale con il calo dei contagi.

Per l’Italia, l’Fmi prevede ora una contrazione del 10,6%, che segna un deciso miglioramento rispetto al -12,8% stimato a giugno (il rimbalzo sarà del 5,2% nel 2021) e che le permette di lasciare la maglia nera dell’Eurozona alla Spagna, per la quale resta invece confermato il crollo del 12,8 per cento. Il deficit pubblico italiano è previsto al 13% e il debito a quasi il 162% nel 2020.

La Germania subirà una contrazione del 6% quest’anno, anziché del 7,8%, e la Francia un calo del 9,8%, invece del -12,5 per cento. Per l’Eurozona nel suo complesso, il crollo sarà dell’8,3%, rispetto al -10,2% di giugno, con rimbalzo del 5,2% l’anno prossimo.

Che cos’è il Pil. Ecco prendiamo la definizione che ne dà la Treccani nella enciclopedia dei ragazzi proprio per cercare una spiegazione la più semplice possibile “l prodotto interno lordo  (Pil ) è il valore di tutto quello che produce un paese e rappresenta una grandezza molto importante per valutare lo stato di salute di un’economia, sebbene non comprenda alcuni elementi fondamentali per valutare il livello di benessere.”(2)

Ecco proprio così “Il PIL ( sembra essere  ) una misura senz’altro grossolana del benessere economico di un paese. Tuttavia, anche molti dei fattori di benessere che non rientrano nel calcolo del Pil, quali la qualità dell’ambiente, la tutela della salute, la garanzia di accesso all’istruzione, dipendono in ultima analisi anche dalla ricchezza di un paese e quindi dal suo PIL.”Dunque  il numero che indica  il Pil non misura sicuramente  salute, istruzione, uguaglianza di opportunità, stato dell’ambiente  , indicatori a cui ci riferiamo spesso quando  andiamo a riflettere sulla qualità della vita. Sta tutto qui il senso di questa riflessione ,il Pil non misura la qualità della vita.

Ma quello che è più curioso, alcuni parametri economici mettiamola così, è che non misura nemmeno  , come accennavamo, salute, istruzione, uguaglianza di opportunità, stato dell’ambiente,i ndicatori a cui ci rifacciamo  spesso quando riflettiamo  sulla qualità della vita. E curiosamente non misura  nemmeno alcuni parametri  economici importanti  come la sostenibilità, appunto,  delle economie. Siamo guidati da una connessione causale quando parliamo di  economia, ossia guardiamo alla sua sostenibilità esaminando tutte le possibilità o meno  di resistere o di crollare. In questa indeterminatezza  abbiamo parametri che si connettono  tra loro e svolgono funzioni interconnesse dunque. Un esempio crudo  e cinico. Prendiamo i morti per Covid 19  sono un dato  di rilevazione  tra i tanti dell’andamento della pandemia. Ebbene la conta si sta rilevando  una misurazione  di prestazioni sociali lugubre  ma valida . La sua correlazione  con il Pil  è bassa.  Senza tener conto che una vita, dico una, è una vita  e che quindi questo calcolo  è totalmente irrispettoso  proprio della vita .

E’ certo il Pil non guarda alla vita delle persone . E già per questo  non solo  dovrebbe essere criticato  ma anche per una serie di modalità di misurazione . A cominciare  dal fatto che tiene conto solamente delle transazioni in denaro, e trascura tutte quelle a titolo gratuito; non ingloba le attività sommerse  e i proventi derivanti dalle attività illecite .Non riesce a fornire informazioni sulla distribuzione del reddito all’interno di una nazione né a quantificare lo stock di ricchezza accumulata. Inoltre misura  la quantità dei beni e servizi  ma per così dire non tiene conto di quelli nocivi  come alcool e gioco d’azzardo .

“Il PIL non distingue tra spese che aumentano il benessere umano e ‘defensive expenditures’ che proteggono dai problemi derivanti dal benessere tradizionalmente inteso come il risanamento ambientale dai disastri industriali, il trattamento delle patologie sociali (dipendenza da fumo, obesità, etc.) e la spesa militare per proteggere gli interessi nazionali da minacce percepite o reali” (3)

Il dibattito ha portato alla creazione di numerosi indici di benessere o di crescita alternativi al PIL,così come siamo abituati a calcolarlo.  Nel  novembre 2007  si è tenuta a Bruxelles la conferenza internazionale “Beyond GDP” (“Oltre il PIL”) organizzata dalla Commissione europea del Parlamento Europeo dall’OCSE e Dal WWF per chiarire e capire quali possono essere gli indicatori  per misurare per esempio il progresso .(4)

Negli anni Trenta- doveva essere una semplice statistica per aiutare il governo degli Stati Uniti a uscire dalla “grande depressione”. Oggi invece le pubblicazioni trimestrali delle cifre del Pil hanno preso in ostaggio tutte le economie del mondo, e dunque tutte le società: compresa, quindi, anche la vita di ogni cittadino.(5)

Ecco allora un altro esempio in cui  si può parlare di costi diversi da quelli economici misurabili secondo il Pil : fare prevalere  i discorsi generali-universali sulla considerazione della dimensione singolare della vita e della sua fragilità.  A questo proposito Massimo Recalcati in un intervento su La Stampa del  13 ottobre 2020 dice : “Sono sempre più numerose le voci intellettuali, più o meno nobili, da destra e da sinistra, che si sono alzate con vigore in queste ultime settimane allarmate non tanto per la seconda ondata del virus, ma per come la gestione sanitaria dell’epidemia stia generando il rischio di una vera e propria svolta totalitaria del nostro Paese” (…)Questo genere di letture appaiono ai miei occhi doppiamente colpevoli. La prima colpa consiste nell’avallare una sottovalutazione della dimensione clinico-epidemica del Covid 19. È la colpa grave di chi vorrebbe rimuovere la morte, la malattia e la sofferenza che ci ha travolti in questi mesi. Solo questa colpa dovrebbe essere una ragione sufficiente per moderare i toni, essere più umili e più rispettosi nei confronti delle persone e delle famiglie colpite tragicamente dal morbo. Invocare la lettura generale dei movimenti d’insieme –per esempio la spinta ad una legislazione fondata sullo stato d’emergenza che all’11 settembre in avanti sembra dominare la vita politica dell’Occidente –trascurando però la dimensione singolare della perdita e del dolore, rischia di essere espressione di un terribile vizio di fondo della politica: fare prevalere i discorsi generali-universali sulla considerazione della dimensione singolare della vita e della sua fragilità”

Ma forse aveva ragione quel buon vecchio Marx   quando diceva  proprio come filosofo : “Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. (6)

È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. ? Non portiamo anche il Natale al mercato.

(1) Rapporti sulle prospettive economiche mondiali World Economic Outlook, ottobre 2020: una lunga e difficile ascesa ,Ottobre 2020 https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/09/30/world-economic-outlook-october-2020

(2)Treccani per i ragazzi.it  https://www.treccani.it/enciclopedia/prodotto-interno-lordo_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

(3) wilkipedia  Prodotto interno lordo

(4) per la storia del Pil Lorenzo Fioramonti Presi per il Pil. Tutta la verità sul numero più potente del mondo L’Asino d’oro edizioni, Roma 2017 pp. 193,

(5) Simon Kuznets sviluppò allora il concetto oggi conosciuto come Prodotto interno lordo (fino al 1991 si chiamava Prodotto nazionale lordo). Si integrava perfettamente nel New Deal di Roosevelt e rispecchiava l’influsso crescente di Keynes. Dopo pochi anni, il Pil trovava una applicazione ancora maggiore: lo sforzo bellico statunitense richiedeva una pianificazione economica che assicurasse una moltiplicazione della produzione militare senza soffocare i consumi interni. C’è chi ha detto che il “Progetto Manhattan” (cioè lo sviluppo della bomba atomica) e il Pil sono stati i due strumenti della vittoria. Sembrava allora logico che le politiche economiche continuassero anche dopo la guerra a orientarsi verso tutto ciò che aumenta il Pil -dapprima negli USA e poi in tutto il mondo occidentale. Per alcuni economisti si trattava della “più grande invenzione del XX secolo”. Eppure era proprio Kuznets a mettere in guardia contro il vero e proprio culto che economisti e politici votavano alla sua creatura. Il Pil era utile in tempo di guerra, disse, ma non era capace di misurare ciò che veramente dovrebbe essere lo scopo dell’economia: il benessere umano. Egli criticava soprattutto l’inclusione delle spese militari nel Pil in tempi di pace. Il Pil divenne anche un’arma della guerra fredda, quando la CIA tentava di dimostrare che l’economia sovietica andava molto peggio di quanto risultasse dai metodi alternativi di misurazione economica avanzati dalle autorità sovietiche. Le Nazioni Unite raccomandavano l’uso del Pil al livello mondiale come sistema di contabilità nazionale, e uno degli ultimi atti dell’Urss prima della caduta del Muro di Berlino fu quello di aderirvi. Le regole budgetarie che l’Unione europea detta ai suoi membri, con conseguenze spesso catastrofiche come in Grecia, sono tutte legate all’idea che la crescita del Pil è l’unica salvezza di un paese. E più aumentava l’importanza attribuita al Pil, più aumentava anche il peso degli economisti stessi nello spazio pubblico: sacerdoti di una religione diventata universale. Ormai la politica è solo politica economica. Fioramonti cita il ben noto invito di George W. Bush ai suoi concittadini dopo gli attentati del 11 settembre 2001 di “non smettere di fare shopping” e di “visitare Disneyland”. In effetti, i consumi giocano ormai lo stesso ruolo per trainare il Pil come le spese militari durante la guerra -e possono avere gli stessi effetti devastanti.

https://www.alfabeta2.it/2019/01/06/pil-storia-di-un-grande-seduttore-o-della-macchina-celibe/

(6)Karl Marx, “Miseria della filosofia”

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