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“L’IMPREVEDIBILE” CARAVAGGIO

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Redazione- La popolarità del Merisi non ha confini: libri, eventi, studi, mostre internazionali hanno trasformato un artista introverso in un brand commerciale. Una pop star capace di attirare folle di curiosi e visitatori appassionati, tutti alla ricerca di un selfie col morto. Sì, perché Caravaggio ha certamente fatto più fortuna da morto che da vivo.
Il Caravaggio irascibile e ribelle che oggi riempie le mostre, alimentando fantasiose attribuzioni e importanti successi commerciali, fu considerato un pericolo dalla cultura artistica del Seicento. Il Bellori, raccogliendo preoccupazioni e dissensi, scriverà: «Invaghiti molti della sua maniera l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro studio e fatica si facilitavano la via al copiare il naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza […]. Allora cominciò l’imitazione delle cose vili, ricercandosi le sozzure e le deformità, e così nell’imitare li corpi, si fermano con tutto lo studio sopra le rughe e i difetti della pelle e dintorni».
Ma perché a distanza di secoli ancora tanta popolarità? Al processo del 1603, Caravaggio dichiarò che per lui «pittor valentuomo» è un pittore «che sappi dipingere bene et imitar le cose naturali». Molti pittori vennero considerati maestri nell’imitazione della natura, da Giotto a Masaccio, da Leonardo agli impressionisti. Ma osservando il contesto artistico nel quale visse Caravaggio, si può facilmente intuire come i suoi contemporanei raramente aspirarono all’imitazione del reale, essi ricercarono piuttosto la rappresentazione di una natura solenne e idealizzata.
Nei dipinti del Merisi la prospettiva si capovolge: la verità nobilita la realtà, una verità propria di un’esistenza incapace di finzione, dove la precarietà della condizione umana assume il volto degli apostoli, dei santi e della Vergine Maria. Non dipinge una natura idealizzata, ma una natura «realizzata», con le sue inevitabili ferite e le sue prevedibili imperfezioni. La pittura del Merisi è «lo sblocco e la fine degli antichi

fatti lombardi e insieme l’inizio di fatti nuovi»

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