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“PREVENZIONE ADATTATA NEI PRINCIPALI TRAUMI DELLA PALLACANESTRO”

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Tesi di Laurea, Relatore Dr.ssa Gabriella Fontecchio biologo molecolare specialista in Biochimica Clinica; laureando Innocenzo Vignola, specialista in Scienze motorie Preventive e Adattate”

Università degli studi dell’Aquila

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FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE DIPARTIMENTO DI SCIENZE CLINICHE APPLICATE E BIOTECNOLOGICHE
Corso di laurea di Magistrale in Scienze Motorie Preventive ed Adattative (LM-67)
Tesi di laurea:

Prevenzione adattata nei principali traumi della pallacanestro

 

 

RELATORE LAUREANDO

Prof.ssa Fontecchio Gabriella Vignola Innocenzo

Matricola 255383

 

 

Anno accademico 2018-2019

INDICE

INTRODUZIONE

  • Premessa – Generalità sugli infortuni nello sport: effetti, prevenzione e recupero funzionale
  • Evidenze: linee guida ASL Regione Lombardia e IBPP
  • Obiettivi della tesi

CAPITOLO 1

    • 1.1 – Storia della pallacanestro
  • 1.2 – Caratteristiche del gioco
  • 1.3 – Il campo ed unità di supporto
  • 1.4 – Pallacanestro: il modello fisiologico
  • 1.5 – Gli infortuni per lo sportivo

CAPITOLO 2 – Attività preventiva e adattata

  • 2.1 – Attività preventiva e adattata alla pallacanestro
  • 2.2 – Differenze tra allenamento preventivo e preabilitativo
  • 2.3 Un breve sguardo ai benefici ed alla corretta esecuzione dello stretching: alcuni esempi

CAPITOLO 3 – Incidenza e prevalenza degli infortuni nella pallacanestro

CAPITOLO 3 – Epidemiologia dei traumi nel basket

  • 3.1 – Il tasso di infortuni complessivo
  • 3.2 – Localizzazione anatomica delle lesioni
  • 3.3 – Partita vs Allenamento
  • 3.4 – Quando si verificano gli infortuni?
  • 3.5 – Risultati d’infortunio
  • 3.6 – Fattori di rischio infortunio
  • 3.6.1 – Fattori intrinseci
  • 3.6.2 – Fattori estrinseci
  • 3.7 – Kobe Bryant: il caso

CAPITOLO 4 – I principali traumi della pallacanestro

  • 4.1 – Traumi a carico del ginocchio
  • 4.1.1 – Infiammazione del tendine rotuleo
  • 4.1.2 – Infiammazione/rottura del tendine rotuleo ; diagnosi, trattamento
  • 4.1.2.a – Meccanismo traumatico
  • 4.1.2.b – Diagnosi: i Test principali per la valutazione di traumi al ginocchio: Lachman Test, Jerk Test, il test del cassetto
  • 4.1.2.c – Trattamenti
  • 4-1-2-d – Protocollo di riabilitazione funzionale post-lesione LCA
  • 4.2 – Traumi a carico della caviglia
  • 4.2.1 – Classificazione
  • 4.2.2 – Trattamento
  • 4.2.3 – Fase di rieducazione funzionale
  • 4.3 – Lussazione della spalla
  • 4.3.1 – Tendinopatia del sovraspinato
  • 4.4 – Altri traumi nella pallacanestro

CAPITOLO 5 – Prevenzione con ginnastica posturale

  • 5.1 – Postura e sport
  • 5.2 – Prevenzione degli infortuni
  • 5.3 – Prevenzione applicata alla pallacanestro
  • 5.4 – Grounding, Verrouillage e scaletta del bacino

CAPITOLO 6 – IBIPP (Italian Basketball Injury Prevention Program)

  • 6.1 – Fase di attivazione
  • 6.2 – Fase di mobilità articolare
  • 6.3 – Potenziamento muscolare e stabilità
  • 6.4 – Pliometria
  • 6.5 – Agilità e destrezza (con uso della palla)
  • 6.6 – Note esecutive pratiche
  • 6.7 – Linee guida di esercizi di stretching dinamico
  • 6.8 – Esercizi addizionali e/o sostitutivi

CONCLUSIONI

BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA

RINGRAZIAMENTI

INTRODUZIONE

PREMESSA – Generalità sugli infortuni nello sport: effetti, prevenzione e recupero funzionale

Anche quando sussistano condizioni di salute tali da richiedere il ricorso a terapie farmacologiche, situazione che nella maggior parte dei casi è conseguente a patologie conclamate (congenite o acquisite, sopraggiunte nel tempo –prevenzione secondaria-), il movimento e lo sport risultano essenziali per garantire una qualità di vita la più ottimale possibile, operando a livello di prevenzione primaria. Premettendo, d’altronde, che interventi di attività motoria qualificata e mirata sono in grado, oltre a prevenire l’incorrere in danni fisici, di sostenere quanto più possibile il recupero della funzionalità motoria dell’individuo già colpito da un evento patologico, nel senso di ripristinare al meglio la propria condizione di salute, ciò in accordo con altre figure professionali: ad esempio ortopedico, cardiologo, neurologo, fisiatra, podologo, ecc.

Aggiungiamo che attraverso una attività fisica regolare e di intensità adeguata e, soprattutto, adattata alle condizioni proprie per ciascun soggetto, unitamente ad altre raccomandazioni di prevenzione degli infortuni, è possibile ridurre al minimo il rischio di andare incontro non unicamente a malattie strettamente correlate alla sedentarietà, ma anche all’incorrere facilmente in lesioni da traumi legati ad infortuni, a partire dall’età infantile fino a giungere ad un’età più avanzata. Il tutto affiancato da un adeguato stile dietetico, spesso associato al ricorso di un ponderato utilizzo di integratori alimentari, considerando che di essi vanno opportunamente stabiliti tipologia e dosi di assunzione nel tempo, monitorando la loro efficacia tramite analisi biochimico-cliniche: adeguate composizioni e quantità di integratori vanno stabilite e/o modificate a seconda della necessità e responsività nel tempo, in quanto ciascun individuo possiede proprie capacità intrinseche metaboliche (ossia possiede un proprio processo biochimico associato a polimorfismi genetici).

È in questi termini che deve porsi il nostro impegno (quali specialisti in scienze motorie preventive e adattate) e va rivolta la nostra professionalità, con l’intento di:

1) assicurare l’esecuzione di corretti movimenti per “prevenire” e “recuperare” là dove si necessiti;

2) avere l’abilità di proporre gli esercizi come uno “svago”, come un piacevole momento ricreativo, particolarmente quando i soggetti coinvolti risultano essere alquanto non partecipativi. In questo senso, è implicito l’aspetto psicologico cui dobbiamo attingere per garantire il movimento a chiunque sia restìo ad esso.

Affinché il corpo umano funzioni al meglio così da prevenire l’insorgenza di vari disturbi è indispensabile muoverlo regolarmente e correttamente Non per nulla, le persone attive apprezzano la piacevole sensazione che subentra dopo essersi dedicate a uno sforzo fisico. L’intensità e la resistenza di ogni allenamento dipendono da capacità intrinseche, stile di vita, allenamento e volontà del singolo individuo. Tuttavia, bisogna essere pur consci che elevata intensità, allenamenti frequenti e prolungati, nonché tipi particolari e non adeguatamente individualizzati di movimento, particolarmente se impegnativi, possono, in taluni casi, aumentare il rischio di lesione. Il nostro intervento consiste proprio nel porci sempre il quesito di fronte a una nuova situazione, ad uno specifico caso: come operare al meglio?

In via generale, possiamo affermare che il nostro intervento basato su attività sportive e di movimento (sia esse di tipo agonistico o amatoriale o rieducativo/riabilitativo, ad esempio la ginnastica posturale), qualora eseguite correttamente, ossia sotto la guida di figure collaborative (adeguatamente istruite) con medici e fisiatri, consentono di contribuire in maniera incisiva tanto nel prevenire danni fisici quanto nel recuperare talune funzionalità motorie (osteoarticolari, muscolari) decadute a seguito di traumi o malattie (ed es. artrite reumatoide, spondilite anchilosante, ecc). Inoltre, quando sopraggiunge un infortunio, particolarmente in soggetti agonisticamente impegnati, è richiesto notevole tempo per ripristinare l’originario stato di salute conseguito con gli allenamenti, perdendo gran parte del lavoro volto alla prestazione cui vi si è dedicati in precedenza. In tal caso, programmi più efficaci sono quelli che prevedono esercizi di forza, equilibrio e resistenza.

Oltre a questi, possono proporsi o aggiungersi esercizi definiti di potenziamento-allungamento; in merito, citiamo il caso di lesioni al tendine di Achille (tendinite spesso seguita da entesopatia calcifica inserzionale calcaneare, quando non evolve in tendinosi: degenerazione delle fibre con elevata probabilità di rottura delle stesse); tale tipo di tendinite è tipica dell’età giovanile e può affliggere coloro che sono dediti a sport che prevedono frequenti salti, dunque un eccessivo uso ripetitivo e/o violento del calcagno, come nel caso della pallacanestro.

Prevenire gli infortuni è quindi l’azione più produttiva per atleti dediti a qualsiasi tipologia di sport e livello.

Può capitare, nell’arco di una vita dedicata allo sport, al fitness, altresì all’esercizio fisico eseguito a livello amatoriale, di incorrere in qualche infortunio, da lieve a una maggior entità. Non bisogna farne di ciò un dramma: “fa parte del gioco”. In fondo, l’allenamento altro non è che un modo per stressare, in modo positivo, ovviamente, il proprio corpo, stimolandolo ed indirizzandolo verso il miglioramento. E non c’è modo di stimolare il proprio corpo se non portandolo a compiere, ad ogni allenamento, qualcosa in più rispetto a quello che è ormai abituato a fare. Infatti, nel gergo del settore si parla di “allenarsi al massimo”, vale a dire “fai il massimo che puoi fino a che la stanchezza ti impedisce di eseguire l’esercizio correttamente”.

Al nostro Paese è riconosciuta una posizione di avanguardia nel mondo per la scelta di basare la tutela delle attività sportive sia agonistiche che amatoriali su un sistema organico di prevenzione. Sin dagli anni Ottanta, l’obbligo per tutti gli sportivi di sottoporsi a specifici accertamenti medici prima di intraprendere uno sport ha ridotto drammaticamente l’incidenza di eventi fatali durante la pratica sportiva e ha inoltre permesso di conoscere più a fondo situazioni di rischio, in particolare di tipo cardiovascolare, potenzialmente causa di morti improvvise.

Un altro importante passo nella prevenzione dei danni da sport è costituito dall’imponente sforzo di contrasto al fenomeno del doping (è del 14 dicembre 2000 la legge n. 376: “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”).

A fronte di tali successi, però, praticare uno sport comporta comunque un aumento del rischio di eventi traumatici che, quand’anche non letali, possono essere causa di morbilità e a volte possono lasciare esiti invalidanti anche seri.

La prevenzione di questo tipo di infortuni è principalmente affidata all’opera preventiva del medico dello sport, il quale tuttavia agisce solo in parte. Infatti, un ruolo altrettanto importante è assunto dalle persone che ruotano attorno allo sportivo e le cui decisioni sono determinanti nel ridurre al minimo i fattori di rischio infortunistico.

Nell’ambito della pallacanestro, un numero sempre crescente di giocatori ha portato ad un alto tasso di infortuni, specialmente considerando che questo sport è considerato uno degli sport di squadra a più alto rischio di infortuni, con un tasso d’incidenza di 7/10 casi su 1000 (Fonte: Prevention of lower extremity injuries in basketball: a systematic review and meta-analysis. Taylor, Ford, Nguyen, Terry, & Hegedus, E. J. 2015. Pag. 392-398).

Sebbene tronco, testa, e lesioni agli arti superiori siano frequenti, l’evidenza suggerisce che la maggior parte degli infortuni (58-66%) siano a carico delle estremità inferiori, sia per cause da over-use (tendinopatie, fratture da stress), sia traumatiche come le lesioni acute, quali:

a) contusione: si verifica quando un organo o un tessuto va incontro a una compressione che causa lo schiacciamento delle parti molli accompagnato da modesta fuoriuscita di sangue dai capillari;

b) distorsione: consegue movimenti bruschi come il porre in modo scorretto il piede dopo un salto ed a risentirne sono solitamente le capsule e i legamenti articolari;

c) concussione: trauma cranico accompagnato da temporanea perdita di coscienza.

Prima di procedere con l’argomento centrale del presente elaborato, è opportuno conoscere talune evidenze in merito alla prevenzione degli infortuni nello sport della pallacanestro ed alcuni suoi aspetti: storia, caratteristiche del gioco, le dimensioni del campo ed il suo modello fisiologico (come discusso in Capitolo 1).

Evidenze

  • LINEE GUIDA REGIONE LOMBARDIA

La conoscenza dell’incidenza e della tipologia degli eventi invalidanti nello sport è in Italia piuttosto imprecisa e deficitaria, e talune precauzioni in tal senso vengono assunte a livello di singola Regione, non esistendo un sistema organico, a livello nazionale, di rilevamento di questo dato. Conoscere meglio il fenomeno può logicamente aiutare meglio a orientare le azioni preventive. A tal proposito, riteniamo opportuno riportare di seguito talune disposizioni adottate a livello regionale; a titolo di esempio, le linee guida n.6, Regione Lombardia, ASL di Bergamo. Un modello che sarebbe auspicabile venisse adottato a livello nazionale.

LINEE GUIDA N. 6

Le presenti linee guida nascono appunto dal desiderio da un lato di creare una migliore consapevolezza nell’ambiente dello sport, sia agonistico sia ricreativo, che permetta di migliorare l’approccio ai fattori di rischio noti, dall’altro, questo lavoro vuole gettare le basi per un ambizioso tentativo, permesso dalla ormai capillare diffusione dei mezzi informatici, di tastare il polso direttamente al fenomeno.

In appendice, infatti, è inserito un invito a quanti interessati (sportivi, medici, allenatori, genitori, etc.) a partecipare alle indagini sul tema organizzate dall’ASL di Bergamo attraverso Internet.

  • FINALITÀ E OBIETTIVI
  • Trasmettere a dirigenti sportivi, atleti, educatori e medici dello sport informazioni utili a formare una cultura della prevenzione infortunistica nella pratica sportiva di ogni livello.
  • Ridurre l’incidenza di infortuni in ambito sportivo nella Provincia di Bergamo.
  • Monitorare attraverso un sistema di feed-back informativo gli infortuni nella pratica sportiva.
  • CAMPO DI APPLICAZIONE

Le presenti linee guida sono indirizzate in particolare a: società sportive, centri di aggregazione giovanile (oratori, centri ricreativi), scuole, palestre e strutture sportive pubbliche e private, centri e studi di Medicina dello Sport.

  • NORME DI RIFERIMENTO
  • Regione Lombardia, Piano Socio-Sanitario Regionale 2010-2014
  • Piano Regionale di Prevenzione 2010-2012 (approvato dalla Regione Lombardia con DGR n. 1175 del 29 dicembre 2010)
  • Deliberazione Giunta Regionale n. IX/000937 del 1 dicembre 2010: Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2011 (parte sanità), nonché della D.G.R. 29 dicembre 2010 n. IX/115: Determinazioni per i soggetti del Sistema Regionale di cui all’articolo 1 della L.R. 30/2006 per l’anno 2011 (Allegati 1 e 5)
  • Piano integrato di prevenzione e controllo negli ambienti di vita e di lavoro e degli interventi di promozione della salute – anno 2011. (Approvato con deliberazione del Direttore Generale dell’ASL di Bergamo n. 19 del 26.1.2011)
  • LINEE GUIDA IBIPP

Gli infortuni agli arti inferiori e in particolare al ginocchio sono tra i traumi più frequenti, e sicuramente tra i più invalidanti, nelle giovani giocatrici di basket. Il nostro obiettivo è promuovere il più possibile il programma di prevenzione IBIPP (Italian basket injury prevention program), stilato dalla Federazione Italiana Pallacanestro (FIP), ad un numero elevato cestiste che si allenano presso le loro società di appartenenza, valutando primariamente le loro caratteristiche funzionali e intervenendo sui fattori di rischio biomeccanici e fisiologici. Questo programma di prevenzione, denominato appunti I.B.I.P.P e stilato in linea con quelli validati dalla comunità scientifica internazionale, consiste di 5 fasi:

  1. Riscaldamento
  2. Stretching
  3. Rinforzo muscolare
  4. Pliometria
  5. Esercizi di destrezza sport-specifico, per colmare potenziali deficit di forza e coordinazione dei muscoli deputati alla stabilizzazione degli arti inferiori.

Andremo a vedere come più ampiamente riportato in seguito, nel Capitolo 6, come sia fondamentale per la riuscita del programma di prevenzione che gli esercizi siano sempre eseguiti in modo corretto. Per questo motivo devono essere fatti sotto la guida di tecnici e preparatori che hanno il compito di enfatizzare la corretta postura, e la posizione neutrale delle ginocchia negli esercizi dinamici, ed evitare le eccessive oscillazioni di bilanciamento del peso negli esercizi statici.

  • OBIETTIVI DELLA TESI

La tesi è incentrata sugli infortuni e loro prevenzione nel gioco del basket. Il principio cardine è che all’infortunio subentra necessariamente una lesione, più o meno grave; pare un’affermazione scontata, invece ciò vuol sottintendere l’essere in grado di capire quando il problema è serio e necessita di una riabilitazione, oppure quando si ha solo un temporaneo cambiamento della fisiologia venendo meno, invece, la necessità di dover ripristinare la normale funzionalità dell’apparato locomotore; ad esempio i dolori DOMS “Delayed Onset Muscle Soreness” (indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata, non associati ad accumulo di acido lattico) non rappresentano un infortunio, ma semplicemente un passaggio obbligato tra il lavoro muscolare ed il recupero.

Il recupero è uno degli aspetti più oscuri e trascurati del ciclo “stimolo-adattamento” indotto dall’esercizio fisico, nonostante molti degli effetti provocati dall’allenamento si manifestino proprio durante e grazie ad esso. Durante la fase di recupero il nostro organismo subisce importanti modificazioni innescando un processo di riparazione volto al ripristino dello stato funzionale ottimale ed al potenziamento delle “difese” (supercompensazione) in vista di un prossimo eventuale “attacco” da fronteggiare. Le principali variabili che influenzano il tempo necessario affinché tale processo si svolga interamente e correttamente sono:

Condizione psico-fisica, esperienza di allenamento, età, sesso, nutrizione, idratazione, ore di sonno, stile di vita, ecc.

L’approccio al recupero è dunque da studiare seguendo una prospettiva multidimensionale in cui i fattori elencati interagiscono e si influenzano vicendevolmente concorrendo al raggiungimento del risultato finale.

Le principali strategie di recupero sulle quali si ha la possibilità di lavorare sono:

  • Alimentazione: un’alimentazione che preveda macro e micronutrienti bilanciati in relazione alle specifiche esigenze dell’atleta ed all’attività svolta è assolutamente uno dei fattori più influenti sul corretto recupero.
  • Idratazione.

È stato dimostrato, infatti, quanto una giusta idratazione influenzi il livello di prestazione e aiuti il successivo recupero in numerosi sport.

Un programma di integrazione andrebbe studiato in base alle reali carenze dell’atleta, allo sport praticato ed al periodo dell’anno.

L’obiettivo di questo elaborato è quello di andare a indagare se gli atleti non professionisti soffrano della stessa tipologia di infortuni dei giocatori agonisti di alto livello. Successivamente sono andato a ricercarne le cause per poter indicare anche la possibile prevenzione.

La domanda alla base del mio lavoro di ricerca è stata la seguente: “gli infortuni che colpiscono gli atleti professionisti sono compatibili a livello di lesione e incidenza con quelli degli atleti non professionisti?”

Per la ricerca bibliografica mi sono servito delle principali banche dati quali Pubmed, PEDro, DOAJ.

Dopo attenta valutazione, ne ho personalmente scelti 12 rispondenti ai criteri di selezione che mi ero proposto, fondamentalmente basati sui principali traumi che si verificano nella pratica della pallacanestro.

In particolare, l’articolo principale cui ho fatto riferimento per il confronto dei dati, si intitola Injury in the National basketball Association: a 17-year overview” pubblicato nel 2010 dagli Autori: Mark C. Drakos, Benjamin Domb, Chad Starkey, Lisa Callahan, and Answorth A. Allen.

Questo studio epidemiologico descrittivo si serviva dei dati degli infortuni forniti dai preparatori atletici di ogni squadra. I valori registrati ed inseguito analizzati sono stati: i dati anagrafici e fisici del paziente (età, altezza, peso e anni di esperienza in NBA) la tipologia di infortunio subito, il numero di allenamenti o partite che si sono dovuti saltare. L’NBA (National Basketball Association) è la principale lega professionistica di pallacanestro degli USA e del Canada, la cui fondazione risale al 6 giugno 1946, a New York.

I dati per la stesura dello studio sono stati presi dalla rivista “the NBA news” per gli infortuni avvenuti dal 1990 al 2010, e successivamente dal sito ufficiale http://www.nba.com. L’arco di tempo considerato è stata tutta la stagione, playoffs compresi indicativamente quindi tra il 1 ottobre e il 15 giugno di ogni anno.

CAPITOLO 1

1.1 – Storia della Pallacanestro

La Pallacanestro, conosciuta meglio con il termine inglese Basketball, è stato inventato nel 1891 da James Naismith, un insegnante di educazione fisica canadese naturalizzato americano che lavorava presso la YMCA (Young Men’s Christian Association: Associazione Cristiana dei Giovani, trattasi di un’organizzazione cristiana ecumenica che mira a fornire sostegno ai giovani e alle loro attività. Ogni YMCA regionale gestisce il proprio personale e le proprie finanze) International Training School di Springfield, nel Massachusetts, a cui fu chiesto di trovare uno sport indoor da svolgere durante i mesi invernali per i giocatori di Baseball e Football in alternativa agli esercizi di ginnastica. Ispirato al gioco canadese duck-on-a-rock (tradotto in italiano “l’anatra sulla roccia”, un gioco molto semplice, consistente nel lanciare un sasso verso due rocce sovrapposte. Lo scopo è quello di far cadere la pietra in bilico che occupa la posizione più in alto).

Il Basket nacque il 15 Gennaio 1892 in seguito alla pubblicazione delle regole ufficiali (“Il libro della pallacanestro”. Andrea Girelli – Garzanti e il Coni per lo sport. 1976. Pag 5-10)

Lo sport divenne rapidamente popolare negli Stati Uniti, per poi affermarsi sempre più in tutto il mondo. La F.I.B.A (Federation International Basketball Association) è attualmente composta da 213 Paesi del Mondo ed ha rilevato che nel 2017 in Italia ci sono circa 10 milioni di appassionati di pallacanestro di cui l’80% appartengono al sesso maschile, sono dati che emergono dalla ricerca “Sponsorlink” condotta da Nielsen Sports, un servizio specialistico di tracking che permette di monitorare tendenze e meccanismi del settore.

Il gioco della Pallacanestro è entrato per la prima volta a far parte delle Olimpiadi di Berlino nel 1936, mentre per la categoria femminile la prima volta fu nel 1976.

1.2 – Caratteristiche del gioco

Il Basket è un gioco che prevede due squadre, ciascuna costituita da cinque giocatori. L’obiettivo di ogni squadra è quello di realizzare più punti possibili nel canestro avversario, cercando di evitare che gli avversari segnino nel proprio. Il gioco è controllato sia da arbitri che ufficiali di campo che si avvalgono del regolamento ufficiale della Federazione in cui si trovano. La squadra che ha segnato il maggior numero di punti al termine del tempo di gioco sarà la vincitrice della partita. La partita è composta da quattro periodi, chiamati quarti, di dieci minuti ciascuno con un intervallo di gioco di dieci minuti a cavallo tra il secondo ed il terzo quarto, ed intervalli di due minuti tra il primo e il secondo quarto e tra il terzo e il quarto quarto. In caso di parità raggiunta al termine del quarto quarto, la partita continuerà andando a disputare un tempo supplementare aggiuntivo della durata di 5 minuti; se la partita risulta ancora in parità sarà necessario un altro tempo supplementare, finché non sarà decretata la squadra vincitrice.

1.3 – Il campo ed unità di supporto

La superficie di gioco è un rettangolo largo 15 metri e lungo 28 metri, delimitato da linee perimetrali che non appartengono al campo stesso. All’interno del campo ci sono altre linee che indicano zone particolari ed in cui vigono specifiche regole di gioco, come la linea del tiro libero, l’area dei tre secondi e la linea del tiro da tre punti. Le unità di supporto sono costituite da due tabelloni, due canestri e i relativi sistemi di sostegno e protezione. I tabelloni sono posti all’interno del campo di gioco e devono avere le seguenti dimensioni: altezza 1,05 m, larghezza 1,80 m, spessore 5 cm. Ai tabelloni vengono quindi applicati i canestri, che sono composti da un anello di ferro del diametro di 45 cm e da una retina di corda bianca. L’anello del canestro è posto a 3,05 m di altezza dal campo.

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Immagine 1.1 – Superficie di gioco, con le relative misure, di un campo regolamentare da pallacanestro. Fonte: http://www.wimbledonpaint.com

Il cerchio centrale: ha un raggio di 1,80m e deve essere tracciato al centro del campo. Il raggio deve essere misurato dal bordo esterno della circonferenza. All’inizio della partita due giocatori avversari, per decretare il primo possesso cercano di catturare il pallone lanciato verso l’alto dall’arbitro.

Linea di metà campo: deve essere tracciata parallela alle linee di fondo, che colleghi i punti centrali delle linee laterali. La zona compresa fra linea centrale e la linea di fondo situata dietro il canestro avversario viene definita “zona di attacco”. Il resto del campo, costituisce la zona di difesa. L’attacco una volta che supera la linea di metà campo non potrà più tornare indietro, altrimenti commetterà un’infrazione, e verrà data la palla agli avversari.

Linea di tiro libero: Permette di eseguire un tiro a gioco fermo, che se realizzato assegna 1 punto. Viene assegnato quando viene commesso un fallo in un’azione di tiro, e vengono concessi 1, 2, o 3 tiri liberi a seconda della zona del campo da cui l’attaccante ha tirato.

Zona dei 3 secondi: è una zona in cui gli attaccanti non possono sostare, sia con che senza la palla per più di 3 secondi, altrimenti verrà fischiata un infrazione che assegnerà la palla alla squadra avversaria.

Linea dei 3 punti: è una linea tracciata a forma di arco, posto ad una distanza dal canestro di 6,75m. Se il canestro viene realizzato dietro questa linea, vengono assegnati 3 punti, se invece il tiro viene eseguito dopo la linea, quindi più vicini a canestro, vengono assegnati 2 punti.

1.4 – Pallacanestro: il modello fisiologico

Il basket è uno sport anaerobico-aerobico alternato che richiede attività ad alta intensità come il salto (per rimbalzi, stoppate e tiri), cambi di direzione, sprint, ed attività a bassa intensità, come camminare, fermarsi. Le interruzioni, frequenti durante il gioco, permettono ai giocatori di recuperare tra i periodi di attività, permettendo così ripetuti periodi ad alta intensità di gioco. Inoltre, i movimenti ad alta intensità di giocatori di basket sono strettamente correlati allo sviluppo di forza, velocità e agilità. Durante una partita di basket, giocatori professionisti percorrono circa dai 3,5 ai 5 km. Forza esplosiva, potenza di salto, velocità, cambi di direzione, arresto e ripartenza immediati (agilità), unitamente a capacità di intuizione di un’azione avversaria, rappresentano, nel loro insieme, un bagaglio di abilità che forniscono un importante contributo al movimento con e senza la palla, svolgendo un ruolo fondamentale alla finalità del gioco: “fare canestro”. L’alta statura rappresenta un elemento estremamente vantaggioso ai fini prestativi, pertanto nella pallacanestro prevalgono i soggetti longilinei, con un buon corredo muscolare e buone capacità cardiorespiratorie. I soggetti longilinei sono sviluppati in allungamento, hanno solitamente un tronco piccolo rispetto agli arti, che risultano essere, invece, relativamente lunghi. I valori medi della statura sono elevati, circa 194,8 cm: ancor più rilevante è il dato dell’NBA concernente i giocatori sopra i 210 cm, che negli ultimi 10 anni sono passati dal 3,5% all’11%.

    1. – Gli infortuni per lo sportivo

Per qualsiasi sportivo, subire un infortunio nel corso della stagione agonistica può rivelarsi di estrema gravità sia dal punto di vista fisico che psicologico. Essere impossibilitati a collaborare con la propria squadra può costituire una vera e propria sofferenza, senza contare altri aspetti che esulano da quelli strettamente sportivi. Un infortunio di grave entità può precludere ad un atleta, di livello più o meno alto, l’avanzamento nella sua carriera. Inoltre, incidenti e inconvenienti posso essere deleteri, riflettendosi sull’intera squadra. Basti pensare al caso in cui, il giocatore “centrale”, più forte e abile, fosse impossibilitato a giocare anche una sola partita, magari una finale: 40 minuti di gioco per cui si è lavorato per un’intera stagione, svaniti nel nulla.

Nella pallacanestro degli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria rivoluzione riguardo al modo di giocare: si è passati da uno sport molto tecnico, con pochi contatti, ad uno sport in cui fisicità ed atletismo sono caratteristiche determinanti per un buon giocatore. Negli ultimi anni questi contatti, volontari o non, tollerati o non dal regolamento, sono aumentati di gran lunga e, di conseguenza, anche gli infortuni hanno subìto un incremento.

Parallelamente al cambiamento di gioco tra i professionisti si sono notate modifiche nel vedere e nel praticare la pallacanestro anche da parte delle categorie più basse, nel senso che talvolta i movimenti che vengono ad esempio visti in televisione da un giocatore od osservando dal vivo una partita di serie A1, vengono poi replicati ed eseguiti anche da giocatori militanti nei campionati di serie D o Promozione; come conseguenza, ciò contribuisce in maniera non trascurabile ad un aumento degli infortuni, in quanto il carico può non essere adeguato alle strutture corporee.

Dall’articolo citato in “Obiettivi” ossia, ripetiamo, “Injury in the National basketball Association: a 17-year overview” di Mark C. Drakos and coll. (2010) sono stati registrati un totale di 12.594 infortuni su soggetti osservati, che hanno interessato 6.145 atleti (si intende che 1 atleta subisce in media almeno 2 infortuni). L’età media degli atleti presi in considerazione era di 26.8 anni.

Gli arti inferiori sono stati i più colpiti (oltre il 60%), i quali hanno provocato anche la maggior parte delle partite saltate per infortunio, a dimostrazione che un infortunio agli arti inferiori richiede un tempo di guarigione maggiore rispetto ad uno agli arti superiori (gli infortuni agli arti superiori sono il 15,4 %, al secondo posto come frequenza, ma comportano, in proporzione, un minor numero di partite saltate.

Con riferimento a tutti i tipi di infortuni, non emergono differenze significative per dire se la maggior parte degli infortuni sia stata riscontrata durante una partita o durante un allenamento, anzi la percentuale è praticamente la stessa (49.9 % degli infortuni sono avvenuti durante una partita).

La caviglia è la sede più colpita, precisamente nel 14,7% degli infortuni totali (rispetto alle altre sedi articolari). Questo è probabilmente dovuto al fatto che nella pallacanestro sono richiesti molti salti e movimenti in carico monopodalico, e tutto ciò aumenta il rischio di trauma distorsivo che si verifica attraverso una supinazione del piede durante una flessione plantare. D’altro canto però infortuni a rotula e ginocchio sono quelli che causano un maggior numero di partite saltate nonostante siano al terzo posto come numero di sede di lesione (dopo caviglia e colonna lombare). In particolare la distorsione di caviglia è il 100% più frequente rispetto qualsiasi altro tipo di infortunio.

L’analisi dei dati inoltre non dimostra la presenza di una correlazione tra età e incidenza degli infortuni. Ma nei 10 anni è stata notata una crescita del 12.4% degli infortuni durante una partita, a testimonianza del fatto che il tipo di gioco stia lentamente cambiando: con ciò vogliamo intendere che con i nuovi metodi di allenamento fisici (ossia più……) i giocatori esprimono maggior forza muscolare e questa viene riflessa anche nei traumi che si verificano con maggior forza lesiva.

CAPITOLO 2

Attività Preventiva e Adattata

L’Attività Fisica Adattata, meglio nota con la sigla APA, (acronimo di Adapted Physical Activity), è una materia interdisciplinare che comprende l’educazione fisica, le discipline sportive, la riabilitazione funzionale e le scienze motorie al servizio delle persone in difficoltà. Lo sport adattato comprende tutte quelle discipline che vengono ideate per coloro che presentano dei bisogni particolari.

2.1 – Attività preventiva e adattata alla pallacanestro

Alla luce di questa definizione, se consideriamo la pallacanestro uno sport “normale”, possiamo definire la pallacanestro in carrozzina uno sport adattato. La FIPIC (Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina) è l’organizzazione che gestisce la pratica della pallacanestro in carrozzina da parte degli atleti con disabilità fisica. E’ riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico quale Federazione Sportiva Paralimpica; costituita il 13 giugno 2010, tale Federazione promuove e disciplina, a livello promozionale ed agonistico, la pallacanestro in carrozzina e prepara le squadre nazionali partecipanti alle competizioni internazionali ed ai Giochi Paralimpici estivi.

L’adattamento dell’attività motoria e sportiva per le persone disabili è fatto abbastanza recente. L’idea nacque negli anni‘40, nell’ambito della riabilitazione. L’iniziatore fu Ludwig Guttman (1899 – 1980), neurochirurgo, direttore del National Spinal Injures Centre dell’ospedale Stoke Mandeville, nei pressi di Londra, il quale, operando con soldati reduci della seconda guerra mondiale, invalidi più o meno gravi, si rese conto dell’importanza della pratica motoria e sportiva per la loro riabilitazione. Guttmann ebbe il grande merito di comprendere il vantaggio della collaborazione attiva del paziente nella riabilitazione, soprattutto per la prevenzione e la terapia delle “affezioni satellite” che affliggono il mieloleso, quali la depressione, deficit urinari, le piaghe da decubito, etc. Grazie allo sport, i pazienti di Gutmann rafforzarono non solo la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo risultati di gran lunga superiori a quelli della chinesiterapia (un particolare trattamento fisioterapico- terapia del movimento-, eseguibile sia in modo attivo che passivo indicata per coloro che hanno subito un trauma o che sono rimasti fermi a seguito di un intervento chirurgico delicato), ma ritrovarono anche la voglia di vivere e la volontà di essere attivi.

Il Consiglio d’Europa, istituì un apposito gruppo di studio che stilò nel 1984 la Carta Europea dello sport per tutti, in cui si sottolineò il valore sociale dell’accessibilità alla pratica sportiva da parte dei disabili; in essa si affermò, infatti, che: “l’accessibilità nella pratica sportiva da parte di utenti (pubblico e atleti) portatori di handicap diviene sempre più condizione indispensabile per fare dello sport un servizio ed un fenomeno rispondente alle attese della società”. A Berlino nel 1986 fu data la prima vera definizione di APA, ovvero: “ogni movimento, attività fisica o sport che può essere praticato da individui limitati nelle loro capacità da deficit fisici, psicologici, mentali o da alterazioni di alcuni grandi funzioni”. Alla base di tale pratica vi era il presupposto che ciò che può essere fatto deve corrispondere alle reali capacità del soggetto, e che si debba partire da lui e dalle potenzialità residue del disabile.

Attualmente il concetto di APA si è ulteriormente ampliato, considerando tutti gli adattamenti utilizzati sia per la popolazione dei disabili sia per tutte le categorie di soggetti con problemi speciali: anziani, malati organici (diabetici, asmatici, obesi, anoressici ecc.), individui andati incontro a traumi, spesso necessitanti di interventi chirurgici, fino a comprendere soggetti che si trovano in situazione di disagio e di esclusione sociale, quali detenuti, malati di Aids, etc. Tale elenco è destinato probabilmente ad arricchirsi ulteriormente, includendo le nuove categorie che via via si verranno a formare, quali, ad esempio, i bambini piccoli o degenti in ospedale.

In merito alle discipline sportive, accanto a sport tradizionali adattati come il basket in carrozzina, abbiamo anche sport di nuova invenzione come, per esempio, il Baskin (basket integrato), creato per far giocare insieme persone normodotate e disabili.

2.2 – Differenze tra allenamento preventivo e preabilitativo

Per quanto riguarda l’allenamento preventivo, esso consiste in contenuti protettivi, svolti prima dell’attività sportiva, in grado di elevare la resistenza a stress di origine traumatica o cumulativa, migliorando la capacità prestativa. Il concetto ‘prehabilitation’ sta diventando ben noto per i preparatori fisici coinvolti nella preparazione fisica sportiva. La preabilitazione coinvolge la forza, con esercizi che condizionano i muscoli specifici utilizzati durante l’attività, ed è specifica per ogni sport con l’obiettivo di evitare sia lesioni che squilibri di forza che si potrebbero verificare durante il gesto atletico in un determinato sport. Per esempio, nella pallacanestro è importante svolgere una specifica routine di esercizi prima dell’allenamento o di una partita validi per la preabilitazione all’attività sportiva. Questi esercizi sono importanti in quanto vanno a rinforzare e a preparare ad eventuali stress meccanici queste zone:

  1. Zona lombare: aumento della forza e della flessibilità
  2. Il CORE: sviluppo della forza addominale. Il core rappresenta il complesso muscolare coxo-lombo-pelvico ed è la zona da cui dipende l’efficienza e l’efficacia statica e dinamica del corpo umano; in sintesi è un raccordo di muscoli che ha due funzionalità, quella di stabilizzare e di fungere da vero e proprio “link” per il trasferimento di forze dagli arti inferiori agli arti superiori e viceversa. Comprende i muscoli addominali (retto dell’addome, obliqui e traverso), i muscoli paraspinali, il quadrato dei lombi, i muscoli del pavimento pelvico, i glutei e i flessori dell’anca. Rilievi eseguiti hanno dimostrato che mentre i grossi muscoli contribuiscono ad una stabilità generale e periferica della colonna, i piccoli muscoli (multifido e obliqui interni) hanno la fondamentale responsabilità di mantenere la stabilità “interna” della colonna intesa come un tutt’uno.
  3. Ginocchio: miglioramento della forza e della flessibilità
  4. Caviglia: miglioramento forza, stabilità e propriocettività

Questo tipo di intervento permetterà di preparare i propri atleti alle sollecitazioni tecniche e ai movimenti specifici che vengono richiesti durante la partita. Chi sceglie di fare sport sa perfettamente che, oltre ai tanti benefici che può trarre dalla sua pratica, l’infortunio è una circostanza che si può presentare, rispetto a quanto avviene nella popolazione sedentaria, con circa un 30-40% in più di probabilità. L’infortunio, più o meno serio, è sempre dietro l’angolo e quasi mai è casuale o dovuto alla pura e semplice sfortuna. Insomma, quando ci si fa male, in genere significa che si è sbagliato qualcosa. Mentre sino a qualche anno fa, le cause venivano ricercate unicamente nell’ambito della preparazione atletica o tecnica, oggi l’attenzione si è spostata anche, se non soprattutto, sugli aspetti psicologici e su quanto essi possano influenzare non solo la prestazione, ma anche eventuali “cedimenti” a livello fisico, coinvolgendo in maniera consistente le scienze di integrazione mente-corpo e le metodologie di allenamento mentale.

L’allungamento muscolare (stretching)è il modo più facile ed efficace per contrastare la rigidità e la tensione muscolare. Infatti, quanto più un muscolo è accorciato e ipertrofico, tanto maggiore è il rischio che possa subire una lesione. Christopher M. Norris (noto fisioterapista scienziato sportivo, autore di grande successo e docente e consulente affermato. Ha oltre vent’anni di esperienza nel trattamento delle lesioni dei tessuti molli ed è specializzato in lesioni sportive e terapia fisica) pone l’accento sull’acquisizione della flessibilità delle articolazioni attraverso esercizi di stretching allungamento, nel suo libro “The Complete Guide to Stretching” (Ed. IV, 2015) una buona mobilità articolare offre diversi vantaggi: dal risparmio energetico nell’eseguire le varie azioni motorie, alla riduzione della fatica, in quanto agevola i movimenti; dal miglioramento della coordinazione dei gesti tecnici, facilitando così la relazione contrazione/decontrazione muscolare, alla prevenzione delle lesioni muscolo/tendinee, permettendo un concreto sostegno alle articolazioni più soggette a infortunio. L’importante è che l’allungamento sia graduale, non si molleggi (“molleggiando” viene sempre mantenuto un certo livello di contrazione muscolare, così facendo dunque, lo stiramento del muscolo risulta incompleto) e non lo si protragga troppo a lungo nel tempo: il tempo ideale per mantenere una postura in allungamento statico dovrebbe essere compresa tra i 30/40 secondi.

Ogni atleta ha una propria struttura fisica e risponde in maniera differente non solo al training cui è sottoposto, ma anche ai tanti stimoli esterni. Per questo motivo obiettivi e allenamento devono essere personalizzati. Per raggiungere un buon risultato è necessario fissare obiettivi fattibili e gradualmente sempre più ambiziosi. L’atleta che possiede in sé questa caratteristica o che la ottiene attraverso specifiche metodiche di allenamento mentale, sarà più motivato e tenace, risponderà meglio alle sconfitte e otterrà risultati più soddisfacenti di chi invece ha una percezione negativa di sé e delle proprie possibilità. Gli esercizi preventivi possono essere gli stessi anche per sport diversi, mentre quelli preabilitativi sono specifici per ogni sport.

I lavori preventivi dove trovano la loro collocazione all’interno di un allenamento?

  1. Prima dell’allenamento: Programma Preventivo Individuale (viene svolto un lavoro individuale e personalizzato per ogni componente della squadra).
  2. Nel riscaldamento o attivazione: Nel Riscaldamento Dinamico (in questo caso coinvolge tutta la squadra, viene quindi svolto in gruppo).
  3. Dopo l’allenamento: Defaticamento (in questo caso può essere svolto sia individualmente da ogni componente, che in maniera collettiva da tutta la squadra)

2.3 Un breve sguardo ai benefici ed alla corretta esecuzione dello stretching: alcuni esempi

Nel paragrafo precedente, si è fatto accenno allo stretching. È ragionevole che prima di affrontare una qualsivoglia attività sportiva, sia bene dedicare, oltre alla fase di warm-up iniziale, una serie di alcuni esercizi di allungamento, in primo luogo onde prevenire il sopraggiungere di lesioni da strappo muscolare. Lo stretching può considerarsi anello di congiunzione tra vita sedentarie e la vita attiva, in virtù del fatto che esso si pone quale valida strategia per rilassare la muscolatura, mantenere l’elasticità della stessa e dei tendini, oltre a favorire il passaggio dall’inattività ad una attività impegnativa senza un eccessivo sforzo.

Esercizi di allungamento si rivelano pressoché essenziali tanto prima quando dopo sport impegnativi, quali corsa, tennis, ciclismo, bodybuilding, sci, pallacanestro ed altri (aerobi ed anaerobi), poiché questi producono rigidità (tensione muscolare) e diminuiscono la flessibilità; in tal senso, essi risultano pertanto utili nel prevenire traumi frequenti come la periostite tibiale, la classica tendinopatia dell’Achilleo (che peggiora con l’attività fisica), dolori alle spalle, gomito del tennista, traumi al polso (compressione del nervo mediano in posizione supina per edema da fuoriuscita di plasma in loco), etc.

In secondo luogo, la pratica dell’allungamento attuata con regolarità, produrrà gli ulteriori seguenti vantaggi:

  1. Favorisce la coordinazione dei movimenti delle varie parti del corpo, permettendone maggiore libertà e facilità di esecuzione.
  2. Incrementa la capacità di movimento.
  3. Riducendo la tensione muscolare, tonifica il corpo e stimola una sensazione di benessere sia fisico che mentale.
  4. Insegna a riconoscere i muscoli che si stanno maggiormente impegnando in un particolare tipo di sport, dunque sviluppa la consapevolezza del proprio corpo: infatti, nel tendere le diverse parti di esso, la concentrazione va posta sui gruppi muscolari su cui più si necessita lavorare, stabilendovi uno stretto rapporto, nel senso che viene allenato il controllo della mente sul corpo.
  5. Favorisce la circolazione sanguigna.

Gli esercizi di stretching vanno tuttavia eseguiti correttamente, meglio se inizialmente impostati da e svolti sotto la guida di un educatore esperto, altrimenti potrebbero verificarsi danni da sovra stiramento associabili al così detto “riflesso di tensione”, un meccanismo che protegge i muscoli. Motivo per cui gli esercizi vanno affrontati con gradualità e senza raggiungere la soglia del dolore. Allungando le fibre muscolari oltre le proprie possibilità (rimbalzando o sovra stirando), si attiva un riflesso nervoso che risponde inviando (come fosse una sorta di difesa automatica finalizzata ad evitare traumi) un segnale di contrazione ai muscoli i quali tendono ad opporsi allo stiramento stesso. In altre parole, una “forzatura” tende ad irrigidire quei gruppi muscolari che stiamo cercando di allungare. La conseguenza del mantenere una posizione oltre le proprie capacità, sforzando i muscoli, attiverà il riflesso tensore ravvisabile come dolore associato a microtraumi (strappi microscopici ma multipli: “tensione drastica”) alle fibre muscolari, con conseguenti formazione di cicatrici e perdita di elasticità.

La tecnica corretta per praticare lo stretching prevede 4 punti da rispettare
1. La tensione facile (inizio). All’inizio di una tensione, arrivare al punto in cui si avverte la tensione stessa, e che sia un senso di “tensione media”, ma non il dolore (non molleggiare); rilassarsi in questa posizione mantenendola finché la si avverte diminuire; ciò richiede in media 20-30 secondi. La tensione facile diminuirà fino a non più percepirla e riduce l’opposizione muscolare allo stiramento preparando i fasci muscolari alla fase di tensione di sviluppo.

2. La tensione di sviluppo (prosecuzione per produrre l’effetto desiderato). Sempre senza rimbalzare, muoversi ulteriormente ma lentamente fino ad avvertire una “tensione discreta”, mantenendo la posizione per secondi o più. Anche in questo caso la tensione tenderà a diminuire e si avvertirà un senso di rilassamento. A questo punto si può procedere ad un ulteriore stiramento se è nelle proprie capacità. Altrimenti, si torna alla posizione di partenza e si ripete più volte l’esercizio.

3. Respirazione. Si deve espirare nel chinarsi e respirare lentamente e ritmicamente mentre si mantiene la posizione. Se la posizione raggiunta inibisce una respirazione regolare e naturale, vuol significare che questa non è corretta e non ci si trova in una posizione rilassata: in tal caso, va allentata la tensione.

4. Conteggio dei secondi. Inizialmente i secondi per ogni tensione possono essere contati mentalmente; con il proseguire di questa pratica e con l’acquisizione di esperienza, il conteggio può essere abolito e l’esercizio eseguito “ascoltando” la tensione raggiunta.

tabella temi tensioni

Nonostante rimandiamo al capitolo 6 una trattazione più specifica e dettagliata degli esercizi di stretching per i giocatori di basket (tipo, durata, numero di ripetizioni e di serie), riportiamo in questa sede solo alcuni esempi semplici ed applicabili anche ad altre differenti tipologie di sport nei quali sono particolarmente sollecitati i gruppi muscolari di arti inferiori e schiena, esercizi tuttavia accessibili anche a chiunque ne necessiti per motivi di sedentarietà o di lavoro (Fonte: “Stretching”, Orlando Ed.; 1995).

  • Appiattimento della curva lombare – Supini, ginocchia piegate mantenendo i piedi al suolo, dita delle mani intrecciate dietro la testa poggiando le braccia a terra; contrarre contemporaneamente glutei e muscoli addominali per appiattire al suolo la colonna lombare. Mantenere questa posizione per 10 secondi e ripetere per 3 volte almeno. La retroversione del bacino, non solo estende il rachide a livello lombare, ma va anche a rafforzare glutei e addominali, contribuendo a mantenere una corretta postura in piedi e seduti.

Appiattimento curva lombare

  • Allungamento della colonna in estensione – Specifichiamo che interessa in primis il rachide, ma coinvolge altri fasci muscolari del corpo: addominali, delle spalle, delle braccia e del collo; è un esercizio che determina:

a) estensione delle giunture tra i segmenti scheletrici della colonna vertebrale; fra queste, numerose, le giunture intersomatiche vertebrali contenenti il disco intervertebrale e le giunture tra i processi articolari, del tipo delle artrodie nei tratti cervicale e toracico e del tipo dei ginglimi assiali nel tratto lombare; mentre nel primo caso sono possibili movimenti di flessione, estensione e lateralità, nel secondo è anche possibile la rotazione,

b) allungamento dei muscoli spino-dorsali comprendenti lo splenio della testa e splenio del collo, il muscolo sacro-spinale (che si estende dalla nuca al sacro), il muscolo lunghissimo, i muscoli interspinali ed altri. In sintesi, i muscoli spino-dorsali si estendono dalla base del cranio e dal collo, comprendendo quindi i muscoli della regione della nuca fino a quelle toracica, lombare e sacrale. Sono prevalentemente estensori, inoltre inclinano lateralmente o ruotano tratti più o meno estesi della colonna vertebrale.

(Nota: nelle figure riportate, le aree punteggiate indicano dove è avvertibile la tensione)

Con le braccia sopra il capo e arti inferiori paralleli e uniti si estendono questi nelle direzioni opposte flettendo in avanti il piede; mantenere l’allungamento per 10 secondi e poi rilassarsi; sono sufficienti 3 ripetizioni per ridurre tensione e rigidità.

Allungamento tutto corpo

A seguire, a partire dalla stessa posizione di riposo, piegare un arto inferiore e portare, tirando con le braccia, un ginocchio sul torace, assicurandosi di appiattire la zona lombare al suolo; allungare per 30 secondi e ripetere con l’altra gamba. Ripetere 3 volte.

Flessione una gamba sul torace

Tornare nella posizione iniziale e, questa portare ambo le ginocchia sul petto e avvicinare la testa alle stesse. 10 secondi per 3 volte sono sufficienti.

  • Allungamento parte posteriore della coscia e bacino – Da sdraiati, prendere con una mano la caviglia sul lato esterno e con l’altra mano e l’avambraccio cingere il ginocchio dell’arto arto flesso. Tirare leggermente la gamba fino a sentire la tensione facile e restare in questa posizione per 20 secondi. Tirare la gamba contro il petto come fosse un blocco unico per non forzare l’articolazione del ginocchio. Ripetere con l’altra gamba. Effettuare 3 ripetizioni.

es gambe 1

Una variante per estendere la parte esterna della coscia e dell’anca è cercare di portare un ginocchio la volta verso la spalla opposta.

Flessione una gamba sul torace

Sempre per l’allungamento della muscolatura posteriore degli arti inferiori, (in particolare surale e soleo), tenendone teso uno e piegando l’altro come in figura seguente, con il piede a martello; protendersi in avanti verso il piede della gamba tesa e chinarsi fino alla tensione facile (25 secondi); utilizzare una fascia od anche un asciugamano in caso di difficoltà a raggiungere il piede. Ripetere fino ad avvertire la sensazione di rilassamento (come in generale: 3-5 ripetizioni, dipendentemente dalla propria flessibilità).

gamba cav pot 3

  • Allungamento della parte anteriore della coscia e della caviglia – Distesi sul fianco sinistro con la testa poggiata sul palmo della mano sinistra, con la mano destra afferrare il piede sul dorso; avvicinare il tallone al gluteo destro per allungare la caviglia ed il muscolo quadricipite.

gambe 2

Mantenere una tensione facile per 10 secondi per poi proseguire applicando la tensione di sviluppo che si ottiene portando in avanti l’anca destra contraendo il gluteo destro e contemporaneamente spingere il piede contro la mano destra, come a volerlo allontanare dal corpo, il quale deve rimanere sempre ben allineato. Per ciascun arto ripetere 3 volte (in posizione per 10-20 secondi)

gambe 2

  • Allungamento della gamba – In realtà, solitamente è l’esercizio di stretching che precede tutti gli altri: la tensione del polpaccio, una tensione per la parte posteriore della gamba e della caviglia. Fronte al muro (ma anche appoggiati con la mani ad un supporto come un tavolo) con gli avambraccio sull’appoggio e la fronte sul dorso delle mani. Piegare la gamba e portare il ginocchio verso l’appoggio mantenendo l’altra dritta, con il tallone che resta a contatto del suolo e piede ben puntato in avanti o leggermente all’interno; a questo punto portare leggermente il bacino in avanti per creare la tensione al polpaccio (gastrocnemio, gemelli). Dopo aver mantenuto una tensione facile per 20 secondi, ripetere 3 volte per ciascuna gamba.

scan polpaccio

CAPITOLO 3

Epidemiologia dei traumi nel basket

Tradizionalmente, il basket è considerato uno sport di contatto. Il contatto corporeo è molto frequente, e si verificano infatti contrasti più o meno bruschi, scontri, sbilanciamenti e cadute che possono causare traumi acuti. Tra i principali annoveriamo: distorsioni di caviglia e/o ginocchio (spina calcaneare), rottura della cuffia dei rotatori per l’articolazione scapolo omerale, lesioni alle dita e alle mani, traumi ai denti.

3.1 – Il tasso di infortuni complessivo

Vi è una vasta gamma complessiva di infortuni nel basket e una notevole variazione è data dai seguenti dati come: ore di allenamento, atleti partecipanti alla stagione e condizioni di stress.

La Tabella 3.1 riassume gli indici infortunistici e i parametri di progetto di studi sugli infortuni nella pallacanestro. In generale, la maggior parte degli studi epidemiologici eseguiti nella pallacanestro americana professionistica, negli ultimi anni, hanno riportato un tasso di infortuni nel “range” di 19-25 casi su 1.000 eventi traumatici dovuti a contatto fisico, o a movimenti anomali delle articolazioni durante l’esecuzione dei vari gesti tecnici.

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Tabella 3.1 – Studi su tasso di infortuni nella pallacanestro. Tabella tratta da: http://www.cbssports.com

3.2 – Localizzazione anatomica delle lesioni

La pallacanestro richiede molti salti, intervallati da corsa e rapidi cambi di direzione, e questo fa sì che gli arti inferiori siano più soggetti ad infortunio rispetto agli arti superiori. Anche la colonna vertebrale è oltremodo sollecitata, ed è, in ordine di frequenza, la seconda sede anatomica d’infortuni.

Nella Tabella 3.2 seguente viene mostrata in dettaglio la distribuzione degli infortuni. Gli arti inferiori sono colpiti dal 46,4% al 68,0%, mentre le lesioni alla testa e al collo vanno dall’ 8,5% al 23,7%. Le lesioni degli arti superiori vanno dal 5,6% al 23,2%, mentre la colonna vertebrale e il bacino dal 6,0% al 14,9%.

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Tabella 3.2 – Distribuzione percentuale della sede anatomica d’infortunio. Tabella tratta da: http://www.cbssports.com

I traumi degli arti inferiori sono i più comuni nella pallacanestro e si verificano a livello dell’articolazione di caviglia e ginocchio. La prevalenza di lesioni alla caviglia varia tra il 10,7% e il 76,0% (secondo la tabella seguente, in base alle osservazioni di Hosea e McGuine) di tutte le lesioni. Il tasso di infortunio al ginocchio è la lesione più frequente riportata in giocatori americani professionisti di basket (NBA) ed è pari al 20% di tutti gli infortuni.

A causa della sua fisiologica natura, come si può osservare in Tabella 3.3, diversi studi hanno mostrato che le lesioni dell’LCA variano da 0,03 su 1.000 eventi nel maschile a 0,48 su 1.000 eventi nel femminile (Fonte: Descriptive epidemiology of collegiate women’s basketball injuries, Agel, Gwinn, 2007).

In merito alle lesioni dentali, esse rappresentano solamente l’1% degli infortuni nel basket, ma tuttavia costituiscono fonte di preoccupazione poiché possono essere permanenti e alquanto onerose.

Tuttavia, in questo sport, sono molto frequenti i movimenti di flessione, estensione e rotazione assiale del rachide. Talvolta si ha l’abbinamento di estensione/flessione e rotazione dello stesso: questo è il movimento potenzialmente più dannoso per i dischi intervertebrali e le faccette articolari. Le sollecitazioni possono essere causate anche dai gesti tecnici tipici della pallacanestro quali la corsa associata a rotazione laterale del tratto lombare (in relazione ai cambi di velocità e direzione in situazioni di attacco e difesa), la flessione e l’estensione (nei passaggi, tiro, o momenti in cui il pallone viene conteso), con rapide accelerazioni e decelerazioni, gli improvvisi cambi di direzione, arresto, salto e atterraggio. Occorre tener presente che queste sollecitazioni vengono amplificate dalla superficie del campo che, essendo rigida, non è in grado di assorbire gli urti e gli impatti con il terreno.

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Tabella 3.3 – Frequenza e percentuale infortuni, nelle varie sedi anatomiche.

AE: athlete exposures; Hr: rate per 1,000 playing hours; PD: rate per 1,000 person-days; PY: rate per 1,000 participant-years; RR: risk ratio. a) Any reported injury. b) Time loss from any reportable injury. Tabella tratta da: http://www.cbssports.com

3.3 – Partita vs. Allenamento

Come solitamente accade per ogni attività sportiva, una maggior casistica di infortuni si rileva durante la partita anziché durante la sessione di allenamento. In uno studio condotto su atleti del College americano, il ricercatore americano Dick, nel 2007, (Fonte: “Comparison of the incidence, nature and cause of injuries sustained on grass and new generation artificial turf by male and female players”) ha riscontrato che il tasso di infortuni nelle partite era due volte maggiore rispetto all’allenamento (9,9 su 1.000 eventi contro 4,3 su 1.000 eventi). In uno studio analogo, ma incentrato sulle donne del College, il ricercatore Agel, sempre nel 2007, ha riportato invece i seguenti risultati (7,7 per 1.000 eventi rispetto a 4,0 per 1.000 eventi).

Poniamo in evidenza che nel basket americano professionale, per la NBA riguardo agli uomini e per la WNBA le donne, quest’ultime sono risultate essere più soggette ad infortunio durante l’allenamento rispetto alla partita: infatti per gli uomini il 43,2% degli infortuni è stato stimato verificarsi (stima degli ultimi 10 anni) si è verificato durante una partita.

    1. – Quando si verificano gli infortuni?
  • Lesioni acute e da overuse Anche se pochi studi distinguono lesioni acute da quelle dovute ad overuse, sembra che le seconde rappresentino tra il 12,8% e il 37,7% del totale degli infortuni. Tendinopatie, in particolare la tendinopatia rotulea, sono tra gli overuse più ricorrenti. Tutti i giocatori sono vulnerabili, in particolare quelli che saltano più volte durante il gioco. Il ricercatore Gray Cook, (Fonte: “Athletic Body in Balance” Human Kinetics; Ed. 2003), ha riportato in uno dei suoi studi che la tendinopatia rotulea è diagnosticata per circa il 50% dei giocatori.

Tempi di infortunio Pochi studi hanno indagato sugli infortuni che si possono presentare durante una partita. Il momento più probabile in cui è possibile avere infortuni è durante la pre-season rispetto alla stagione agonistica sia in allenamento che in partita. Nel College Basket maschile, (Fonte: “Descriptive epidemiology of collegiate women’s volleyball injuries: National Collegiate Athletic Association Injury Surveillance System”, Dick RW, Agel J, Palmieri-Smith RM, Dick R, Wojtys EM, Marshall SW) si verifica che il tasso di lesioni in pre-season, (7,5 su 1.000 eventi) è stato quasi tre volte superiore al tasso di infortunio in stagione (2,8 su 1.000 eventi), che è stato, a sua volta, il 50% superiore al tasso di post-season di lesioni connesse alla formazione (1,5 su 1.000 eventi), dove per “formazione” intendiamo una preparazione fisica, che ha lo scopo di accompagnare la disciplina praticata dallo sportivo. Infatti, permette di sviluppare le qualità fisiche e quindi di ottimizzare le performance. Svolge un ruolo anche nella prevenzione dei traumi e nel recupero.

3.5 – Risultati d’infortunio

  • Tipo d’infortunio La Tabella 3.4 riassume la distribuzione percentuale del tipo d’infortunio avuto tra i giocatori di basket In generale, le distorsioni sono le più comuni, spesso pari a circa la metà degli infortuni totali. Altre tipologie di infortuni comuni comprendono contusioni e stiramenti.

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Tabella 3.4 – Distribuzione percentuale per tipo di infortunio. Tabella tratta da: http://www.cbssports.com

  • Tempo di recupero Notevoli sono i diversi tempi di recupero associati ad infortuni di varia severità che si possono avere durante l’arco della stagione. A conclusione dei suoi studi Agel ha riportato nel suo articolo Descriptive epidemiology of collegiate women’s basketball injuries, 2007, che un 25% degli infortuni di 1° grado causa circa 10 giorni di stop.

In uno studio sui giocatori di basket australiani, (Fonte: “Ankle injuries in basketball: injury rate and risk factors.” McKay, Br J Sports Med. 2001) è stato riferito che il 17,8% degli infortuni ha portato ad 1 settimana di stop. Ulteriori indagini hanno valutato la perdita di tempo e la gravità delle lesioni in termini di necessità di un intervento chirurgico. Le lesioni al ginocchio rappresentano il tipo di infortunio che richiede più tempo per recuperare e spesso necessitano di intervento chirurgico. McGuine e Keene (Fonte: “Basketball coaches’ utilization of ankle injury prevention strategies”) hanno rilevato che il 29% delle lesioni alla caviglia (contusioni, distorsioni) hanno causato dagli 8 ai 21 giorni di riposo mentre il 6,4% più di 21 giorni di stop. In una ricerca condotta su giocatori del campionato australiano, venne notato che a causa di infortuni alla caviglia, che rappresentarono il 43,3% degli infortuni totali, fu persa 1 settimana di lavoro. In una ricerca su giocatori amatoriali, in cui il 66,3% erano di età superiore ai 25 anni, sempre McKay, ha riferito che le lesioni al polpaccio, con interessamento del gastrocnemio e del soleo, erano seconde solamente alle lesioni alla caviglia per tempo di recupero e pari al 16,7% delle lesioni, per le quali è stata persa una settimana di allenamento.

Nei giocatori professionisti americani, gli infortuni alla colonna vertebrale si ponevano al terzo posto quale infortunio più comune per tempi di recupero.

La tendinopatia, ad esempio, una volta che progredisce, può comportare lunghi periodi di inattività durante i quali il giocatore non è in grado di allenarsi o di giocare, talora alquanto grave e recidivane al minimo sforzo, che il giocatore è addirittura costretto all’abbandono dell’attività agonistica. Da ricerche condotte sul recupero dalla tendinopatia rotulea, il 33% dei giocatori non fu in grado di giocare per più di 6 mesi ed il 18% per 12 mesi (Fonte: Gray Cook, “Athletic Body in Balance”, 2003).

  • Risultato clinico Gli infortuni recidivi sono comuni nel basket. Ad esempio, il ricercatore Durant, nel 1992, ha riferito che il 66,7% degli atleti che sono andati incontro a una distorsione alla caviglia, dopo 6-18 mesi hanno dimostrato recidive alla stessa. Il ricercatore, riporta che dopo 7 anni dall’infortunio, il 32% degli infortunati ha continuato a risentire di problemi alla caviglia. Anche il ginocchio presenta casi di recidive (Fonte: “Single question about drunkenness to detect college students at risk for injury”, Teuschlser H, Wolfson M, Durant RH. 13 aprile, 2006).

Purtroppo accadono infortuni più importanti (a tal punto da essere definiti “catastrofici”): questi ultimi sono definiti dal National Center for Catastrophic Sports Injury Research (NCCSI, 2004) negli Stati Uniti, e fanno riferimento a danni a carico del cervello e del midollo spinale.

3.6 – Fattori di rischio infortunio: infortuni intrinseci ed estrinseci

3.6.1 Fattori intrinseci

  1. Sesso: Un gran numero di evidenze ha dimostrato che le donne sono più soggette ad infortuni durante la pratica sportiva rispetto agli uomini. Tuttavia, sono stati notati infortuni specifici legati al sesso. Ad esempio, Deitch, nel 2006, (Fonte: “Injury risk in professional basketball players: a comparison of Women’s National Basketball Association and National Basketball Association athletes”) riscontra che le giocatrici di basket americano hanno avuto maggiori distorsioni rispetto ai giocatori di sesso maschile. Ancora più importante, Agel, nel 2007, nel suo studio afferma che le donne possiedono un aumentato rischio, ben 3 volte maggiore rispetto ai maschi, di andare incontro alla rottura del crociato (Fonte: “Descriptive epidemiology of collegiate women’s basketball injurie”). Il fatto che le donne abbiano meno esperienza nel campo sportivo, non sembra essere un fattore primario sul fronte infortuni. Ad esempio, Mihata, nel 2006 (Fonte: “Comparing the incidence of anterior cruciate ligament injury in collegiate lacrosse, soccer and basketball players: implications for anterior cruciate ligament mechanism and prevention”) ha mostrato le variazioni del tasso di infortuni al Legamento Crociato Anteriore su 1.000 eventi nei giocatori di basket maschili e femminili in un periodo di 15 anni (1989-1994: donne, 0,29; uomini, 0.07; 1994-2004: donne, 0,28, gli uomini, 0,08).
  2. Tipo di competizione: Vi è incertezza, in merito al livello della competizione, se questo rappresenti o meno un fattore di rischio per gli infortuni. Come già fatto riferimento in precedenza, Dick, nel 2007, nello studio ha analizzato le varie Division collegiali: sulla Division I del College Basket maschile, ha riscontrato i seguenti dati concernenti gli infortuni (10,8 su 1.000 eventi) mentre nella Division III (9,0 su 1.000 eventi). Agel, nel suo studio del 2007 (Descriptive epidemiology of collegiate women’s basketball injuries), invece ha trovato sostanziali differenze nelle tre Division del College Basketball femminile: La Division I in confronto alla II (8,9 vs 7,4 su 1.000 eventi) e Division III (8.9 vs. 6,6 su 1.000 eventi).

Dunque, come detto, enorme è la possibilità di infortunio alla caviglia nel caso ci siano stati eventi precedenti significativi sull’articolazione stessa. Nel primo di questi studi, (Garrick e Requa, 1988 “The epidemiology of foot and ankle injuries in sports”) hanno riportato un tasso più alto di infortunio alla caviglia nei soggetti con precedenti infortuni (27,7 su 1.000 eventi) rispetto ai loro omologhi in precedenza illesi (13,9 su 1.000 eventi). McGuine e Keene (Fonte: “The effect of a balance training program on the risk of ankle sprains in high school athletes”, 2006) hanno verificato che il rischio è due volte più elevato per i giocatori che avevano sostenuto un infortunio alla caviglia negli ultimi 12 mesi.

Non va sottovalutato che sussiste altresì una combinazione di fattori di rischio intrinseci tali da suscitare un effetto cumulativo sul rischio di infortunio alla caviglia. Ad esempio, atleti di sesso maschile in sovrappeso con una precedente distorsione alla caviglia erano dalle 9,6 volte (McHugh, “Oversized young athletes: a weighty concern”, 2009) alle 19 volte (Tyler, “Bespoke versus off the shelf ankle-foot orthosis for people with stroke: randomized controlled trial”, 2018) più propensi ad avere una distorsione di caviglia senza contatti, rispetto a giocatori di peso normale senza precedenti distorsioni.

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Tabella 3.5 – Fattori di rischio intrinseci nella distorsione alla caviglia. Tabella tratta da: http://www.cbssports.com

3.6.2 Fattori estrinseci

  1. Posizione/ruolo di gioco: La posizione di gioco rappresenta un fattore di rischio per gli infortuni. Meeuwisse, nel 2003, (Fonte: “Rates and risks of injury during intercollegiate basketball”), ha mostrato che i pivot, i quali giocano più vicini al canestro e quindi più soggetti a contatti con gli avversari, hanno un più alto tasso di rischio di infortuni per il ginocchio (13,0), la caviglia (4,5) ed i piedi (10.0), mentre le Ali hanno il tasso di rischio più basso, che invece giocano prevalentemente lontani da canestro.
  2. Scarpe: McKay, nel 2001, ha riferito che i giocatori di basket che indossano scarpe più costose, con ammortizzazione sul tallone, erano 4,3 volte meno suscettibili a danneggiare la loro caviglia rispetto a chi indossava scarpe meno costose (Fonte: “Ankle injuries in basketball: injury rate and risk factors.” McKay, Br J Sports Med. 2001).
  3. Eventi da cui scaturiscono gli infortuni: Il contatto tra giocatori è responsabile per il 52,3% degli infortuni durante il gioco nei giocatori del College Basket maschile (Dick, 2007, “Comparison of the incidence, nature and cause of injuries sustained on grass and new generation artificial turf by male and female players”) ed il 46,0% degli infortuni per il femminile (Agel, 2007) ed è stato il meccanismo più comune per le lesioni alla caviglia in entrambi i casi. In uno studio australiano, (McKay, “Ankle injuries in basketball: injury rate and risk factors.”,2001) è stato riportato che il 52,1% degli infortuni sono riconducibili al contatto, ma che quasi la metà (45,0%) delle lesioni alla caviglia sono accadute durante l’atterraggio. Le lesioni dell’LCA nel 65,2% dei giocatori universitari di sesso maschile e l’80,1% dei giocatori di college femminili (Arendt, Dick, 1995, “Knee injury patterns among men and women in collegiate basketball and soccer. NCAA data and review of literature”) sono avvenute senza alcun contatto. La spiegazione di quanto affermato fu fornita da Krosshaug nel 2007(Fonte: “Mechanisms of anterior cruciate ligament injury in basketball: video analysis of 39 cases”), il quale notò che la maggioranza (71,8%) delle lesioni LCA non sono dovute al contatto fisico. Krosshaug ed i suoi collaboratori hanno condotto analisi video di 39 lesioni del Legamento Crociato anteriore (22 in donne, 17 in uomini) scoprendo che per la metà (11 su 22) delle lesioni di LCA nelle donne, il giocatore coinvolto viene spinto. Come è logico attendersi, la maggioranza di infortuni (71,8%) si è verificato con il giocatore in possesso palla, e più della metà (56,4%) in fase di attacco. Per le giocatrici, il 59,1% delle lesioni del LCA si è verificato con atterraggi su una sola gamba, mentre nei giocatori maschi tale valore si aggira intorno al 35,3%.
  4. Infortuni da contatto: ovvero quelli che l’atleta ha subito “per colpa” di un avversario o di un compagno. Questi infortuni infatti sono difficili da prevenire perché non dipendono tanto da deficit muscolari o di propriocettività ma sono causati da scontri non prevedibili, magari ad alta velocità.
  5. Infortuni senza contatto: ovvero quelli a cui un atleta va incontro autonomamente, ovvero senza scontro diretto con compagni o avversari. Questa tipologia di infortunio, molto comune nelle distorsioni di caviglia o ginocchio può essere riconducibile ad una mancanza di propriocettività.

3.7 – Kobe Bryant: case report

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Immagine 3.1 – Gli infortuni del campione NBA, Kobe Bryant, dal 1996 al 2014. Fonte: http://www.lakersnation.com

Kobe Bean Bryant, è nato a Philadelphia il 23 agosto 1978. È stato un cestista statunitense. Recentemente scomparso in un incidente in elicottero, il 26 gennaio 2020, all’età di 41 anni.

Ha giocato prevalentemente nel ruolo di guardia tiratrice ed è considerato tra i migliori giocatori della storia dell’NBA. Figlio di Joe Bryant e nipote da parte di madre di Chubby Cox, entrambi ex giocatori di basket, Bryant è cresciuto cestisticamente in Italia, dove ha imparato i fondamentali europei, e ha disputato tutta la sua carriera professionistica nei Los Angeles Lakers, conquistando 5 titoli NBA; è stato inoltre il primo giocatore NBA a militare nella stessa squadra per 20 anni. Con la Nazionale statunitense ha partecipato ai FIBA Americas Championship 2007 e ai giochi olimpici di Pechino 2008 e di Londra 2012, vincendo la medaglia d’oro in tutte e tre le manifestazioni.

Rientra tra gli sportivi più conosciuti al mondo, e la sua carriera è ritenuta una delle migliori nella storia dello sport professionistico. Si è ritirato all’età di 37, anni il 13 Aprile 2016, stabilendo il record di punti segnati in una partita di addio (60 pt.).

Sono 22 gli infortuni totali, nelle 20 stagioni NBA, per un totale di 146 partite perse. Molto poche, visto che nel campionato NBA si giocano 82 partite all’anno, senza contare la fase playoff.

Durante la sua carriera Bryant ha subito, numerosi infortuni, di cui la maggior parte di essi ha colpito le articolazioni interfalangee delle mano, e traumi distorsivi alla caviglia di 1° o 2° grado, contusioni e fratture al ginocchio, tendiniti da sovraccarico che hanno portato il giocatore a saltare circa 150 partite in carriera su 1600, durante le 20 stagioni.

L’infortunio più grave subito, che ha portato inesorabilmente al declino della sua carriera è stata la rottura del Tendine d’Achille, all’età di 35 anni, in seguito ad un cambio di velocità senza alcun contatto con il difensore. L’infortunio si è risolto con un intervento chirurgico per la ricostruzione del tendine leso, ed una riabilitazione durata 8 mesi. Al suo rientro in campo, nonostante avesse recuperato appieno la funzionalità dell’articolazione, con il contributo dell’avanzare dell’età, Bryant non è riuscito più a recuperare quella sua esplosività e reattività nei movimenti che gli hanno permesso per più di 18 anni di essere uno dei giocatori migliori ad aver mai calcato un parquet di un campo di pallacanestro.

Kobe è stato per molti appassionati di questo sport un modello da imitare, con la sua “Mamba Mentality”, che significa sempre puntare al massimo e guardare avanti; il punto focale è la curiosità che ognuno di noi deve avere dentro nel come poter migliorare, nella ricerca delle diverse vie per il successo, nel desiderio di aspirare sempre al massimo. In un intervista Bryant ha dichiarato: “Le emozioni sono la parte essenziale della pallacanestro, ed emozioni significa sognare; Mamba mentality è guardare avanti!” (Fonte: https://www.gazzetta.it/Nba/25-10-2018/nba-kobe-bryant-mamba-300974004906.shtml?refresh_ce-cp)

CAPITOLO 4

I principali traumi della pallacanestro

4.1 – Traumi a carico del ginocchio

Il ginocchio è un’articolazione a ginglimo angolare, essa permette anche alcuni gradi di rotazione. È formata da 2 articolazioni condiloidee e di una a sella. Le due condiloidee sono composte dal rapporto tra:

  • Condilo mediale del femore con il condilo mediale della tibia;
  • Condilo laterale del femore con il condilo laterale della tibia.

L’articolazione a sella è data dal rapporto di patella e femore.

Questa articolazione è rinforzata da 4 legamenti principali, i legamenti collaterali (mediale e laterale) e i legamenti crociati (anteriore e posteriore).

L’articolazione permette movimento di flesso-estensione nel piano sagittale, ma grazie alle strutture di rinforzo sono possibili anche piccoli movimenti di intrarotazione ed extrarotazione, e molto lievi di flessione laterale in valgo e in varo.Il “Range of movement” (ROM) permette:

  • Flessione: 140°
  • Estensione: 0°
  • Rotazione interna: 40°
  • Rotazione esterna: 30°

Il ginocchio è una delle articolazioni più comunemente colpite dell’arto inferiore e un infortunio a suo carico è quello che necessita di più tempo di riabilitazione, prima di tornare a giocare. Gli infortuni al ginocchio in genere rappresentano il 15/25% dei traumi in qualsiasi sport di contatto o simile. Inoltre, in casi estremi, l’infortunio al ginocchio può provocare l’abbandono di un determinato tipo di sport con la conseguenza di cambiare lavoro. Gli infortuni al ginocchio sono più rari rispetto ai traumi distorsivi alla caviglia durante il gioco. Tuttavia, il trauma al ginocchio risulta essere più devastante per l’atleta in virtù del fatto che abbisogna di un più lungo tempo di recupero rispetto alla caviglia. Nel corso degli ultimi anni, questi traumi hanno ricevuto una quantità enorme di attenzione.

Sussiste una chiara differenza di infortuni tra uomini e donne. In uno studio durato 5 anni su giocatori di basket NCAA, il 12% di tutti gli infortuni registrati per gli uomini erano lesioni del ginocchio, mentre per le donne la percentuale è salita al 19%. Le strutture del ginocchio più colpite possono essere osservate in Tabella 3.1. La più colpita per l’atleta uomo è risultata essere la rotula o il tendine rotuleo, mentre il legamento crociato anteriore (LCA) e le lesioni al menisco sono state le più comuni nelle donne

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Tabella 4.1 – Knee structures most commonly injured in the male and female basketball player. (Data from Sitler et al. 1994.). Tabella tratta da: http://www.cbssports.com

4.1.1 – Infiammazione/rottura del tendine rotuleo ; diagnosi, trattamento

Il tendine rotuleo unisce la rotula alla tibia e costituisce parte integrante del meccanismo estensore del ginocchio, insieme al muscolo quadricipite femorale e al suo tendine, di cui è il prolungamento. Origina dal polo inferiore della rotula e si inserisce sulla tibia, a livello della tuberosità tibiale. La rotula, inserita nel contesto delle fibre dei due tendini, che possono considerarsi una sola unità funzionale atta ad estendere il ginocchio, agisce da fulcro di movimento. Il continuo stress dinamico a cui è sottoposto il tendine durante specifici gesti atletici di alcune attività sportive (pallavolo, atletica leggera, calcio, basket, sci, etc.), in primis i salti ripetitivi, quindi l’atterraggio o cambio repentino di direzione: tutti movimenti bruschi che possono causare microtraumi delle fibre e successiva degenerazione delle stesse con alterazione della microanatomia. Non a caso, questa patologia viene definita “ginocchio del saltatore” o “jumper’s knee”. Le micro-rotture delle fibre avvengono nel contesto del tendine, specie in prossimità della sua origine dalla rotula. Spesso il problema consiste nel sottovalutare il danno subìto, compensato più volte dall’assunzione di antidolorifici da banco (trattamento “fai da te”) al solo scopo di continuare l’allenamento e gareggiare, senza considerare che l’infiammazione può peggiorare nel tempo fino ad approdare a un intervento chirurgico, il che implica l’arresto dell’attività sportiva, che può protrarsi anche per lunghi periodi.

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Immagine 4.1 – Ginocchio destro in estensione, veduta anteriore

Sintomi: La tendinopatia rotulea si manifesta con un dolore tipico, nella zona anteriore del ginocchio, al di sotto della rotula: per individuarla può bastare la semplice palpazione sull’apice della stessa. Nell’atto di estendere o piegare il ginocchio, specialmente sotto carico, il soggetto può avvertire un dolore intenso, mitigato nelle ore successive. Tipico è anche il dolore che insorge a riposo a ginocchio flesso intorno all’apice della rotula, come ad esempio durante la guida o al cinema (si parla di “segno del cinema”) e si estende al di sopra e al di sotto della rotula, con sollievo solo al momento dell’estensione del ginocchio. Un altro sintomo di rilievo può essere rappresentato, nelle forme croniche, da un gonfiore attorno al tendine.

Recupero: La cura delle forme iniziali consiste in riposo funzionale abbinato a terapia con antinfiammatori, ghiaccio e stretching del quadricipite. Nelle forme croniche, buoni risultati si possono avere con terapia fisica (laserterapia, tecarterapia) e infiltrazioni locali con PRP (fattori di crescita piastrinici), che favoriscono la rigenerazione in senso corretto del tendine alterato dai fenomeni degenerativi. Il tutto sempre associato ad esercizi specifici, come lo stretching e gli esercizi eccentrici.

4.1.2 – Infortunio LCA (legamento crociato anteriore)

Una distorsione di ginocchio può avvenire principalmente sul piano frontale, ovvero a causa di forza in varo o in valgo. A seconda della direzione dell’impatto possiamo avere differenti strutture lesionate:

  • Trauma sul comparto laterale con forza in valgo (in parentesi dove con “forza in valgo”intendiamo ……): lesione di LCA, LCM (Legamento Collaterale Mediale), e MM (inserire definizione per chi non è “avvezzo” MM=Menisco Mediale?) (principalmente, LCA, ma in caso di trauma molto violento si può avere la “triade terribile”……specifichiamo….).
  • Trauma sul comparto mediale con forza in varo: lesione di LCL principalmente, ma anche LCA e ML (stessa cosa….indicare Menisco Laterale) con forze in valgo. Quindi è molto più frequente la lesione del comparto laterale del ginocchio.

Molto frequente è appunto la lesione del legamento crociato anteriore, oltre che in seguito a distorsioni può avvenire per:

  1. Extrarotazione della tibia (e il perone?lo includiamo nella gamba?…mica va da sé….era una battuta!) con il piede fissato al suolo.
  2. Iperestensione forzata di ginocchio.

Riproponiamo, al proposito, una visione frontale dei principali legamenti del ginocchio e sua articolazione

Ginocchio legamenti

4.1.2.a – Meccanismo traumatico

  1. Trauma in varo-rotazione interna, può essere associata alla lesione del LCA anche rottura del piatto tibiale esterno, del legamento antero-laterale e del menisco esterno;
  2. Trauma in valgo-rotazione esterna, spesso associato alla lesione del LCA e anche a quella del legamento collaterale interno e del legamento posteriore obliquo;
  3. L’iperestensione provoca una lesione isolata del LCA;
  4. Una brusca contrazione del quadricipite che, provocando una sublussazione anteriore dei piatti tibiali, porta alla la lesione (riscontrato soprattutto nello sci).

Per la diagnosi il medico specialista ortopedico procede ad un esame dell’articolazione e di alcuni specifici test che consentono di valutare la lassità legamentosa del ginocchio. Tra gli esami usati, fra i più frequenti vi sono:

  • Test di Lachman.
  • Jerk test.
  • Test del cassetto anteriore.

descritti nel dettaglio a seguire.

A questo si aggiungono gli esami strumentali che includono:

  • Esame radiografico del ginocchio per valutare eventuali fratture o lesioni ossee associate.

LCA Risultato immagini per jerk test ginocchio

Precisiamo che, insieme al LCP (Legamento Crociato Posteriore) il quale si incrocia con il LCA a formare una sorta di “X”, lo stesso LCA aiuta a mantenere stabile il ginocchio durante la rotazione. In particolare, il LCA mantiene fissa la tibia e gli impedisce di muoversi troppo in avanti. Inoltre fornisce stabilità al ginocchio durante la rotazione.

4.1.2.b – i Test principali per la valutazione di traumi al ginocchio

Il Lachman test è considerato uno dei test per il ginocchio più affidabili nella ricerca di lesioni al crociato anteriore. Esso diagnostica la presenza di lesioni al LCA. Il paziente, posto in posizione supina, flette ginocchio (di 20-30 gradi di flessione). L’esaminatore è posizionato dal lato del ginocchio in esame e con una mano stabilizza la parte distale del femore, mentre con l’altra effettua una trazione in avanti della porzione prossimale della tibia. Se il soggetto in esame non ha subìto traumi al ginocchio, di norma si osserva un blocco del movimento; tale blocco è assente nel caso in cui il legamento crociato anteriore sia lesionato.

With the patient lying in the supine position, flex the knee 20° to 30° while the heel rests on the end of the exam table. Grasp the femur with the nondominant hand to prevent movement of the upper leg. Then, grasp the lower leg at the proximal tibia and apply a forward tug. This movement should produce a firm endpoint. If the endpoint is not firm or there is increased anterior translation of the tibia, the Lachman test is positive.

Fonte: https://www.clinicaladvisor.com/slideshow/slides/tests-to-assess-acl-rupture/

Il Jerk test è atto a rilevare l’eventuale presenza di un’insufficienza funzionale del LCA. Il test prevede il sollevare l’arto mantenendolo intraruotato con una mano posta a livello del collo del piede; con l’altra mano, posta a piatto a livello della testa del perone, si fanno compiere al ginocchio piccoli movimenti di flesso-estensione. La positività al test è attribuita all’avvertimento di uno scatto (jerk) che viene percepito dalla mano posta a livello della testa del perone nel momento in cui si passa dall’estensione ai 20 -30 gradi di flessione circa.

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Fonte: http://win.ilguerriero.it/codinopreatle/traumatologia/testginocchio.htm

Il Test del Cassetto Anteriore: per valutazione rottura LCA; il paziente è in posizione supina; l’operatore, seduto sul piede così da bloccarlo, flette il ginocchio a 90° e, presa la parte prossimale della gamba (tibia), la tira in avanti, come a stressare i legamenti; se si avverte un brusco arresto del movimento, ciò significherà una lesione del crociato anteriore.

cassetto anteriore

Fonte: https://ortopediaborgotaro.it/ginocchio/86-le-rotture-del-legamento-crociato-anteriore

4.1.2.c – Trattamenti: Una volta effettuata la diagnosi di lesione del legamento crociato anteriore la cura può essere conservativa o chirurgica. Inizialmente il medico potrà consigliare un periodo di riposo associato a terapie con farmaci antinfiammatori e l’applicazione di ghiaccio locale. La scelta corretta del trattamento dipende dalla valutazione di fattori come l’età del paziente, la richiesta funzionale e lo stile di vita. In presenza di una lesione del legamento crociato anteriore è possibile svolgere le normali attività di vita quotidiana evitando tuttavia di praticare attività sportive ed in modo particolare sport da contatto come appunto la pallacanestro. In caso di lesione parziale è possibile evitare l’intervento chirurgico facendo ginnastica di rinforzo dei muscoli della coscia. Una lesione totale non riparata, invece, espone l’articolazione al rischio di nuove distorsioni che possono poi causare lesioni ai menischi o alla cartilagine e allo sviluppo di un’artrosi precoce. Per questo, il trattamento chirurgico viene proposto a tutti i pazienti giovani.

La chirurgia di riparazione del legamento crociato anteriore è una procedura usata molto frequentemente ed è finalizzata alla ricostruzione del legamento leso con un tessuto sostitutivo. Questo può essere un tendine prelevato dallo stesso paziente (innesto) o, più raramente, un tessuto prelevato da un donatore di organi (trapianto). Nel caso di innesto il tessuto prelevato può essere la porzione centrale del tendine rotuleo (che connette la rotula con la tibia), i tendini della zampa d’oca (gracile e semitendinoso) oppure la porzione centrale del tendine quadricipite.

In sintesi, se le distorsioni sono definite lievi: protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione (PRICE) con precedente immobilizzazione

Qualora invece siano considerate gravi, si ricorre a una stecca o un tutore del ginocchio e invio a un chirurgo ortopedico per la riparazione chirurgica

Il drenaggio di grossi versamenti (artocentesi del ginocchio) può garantire la riduzione di dolore e spasmo.

La maggior parte delle lesioni di 1° grado e di 2o grado moderate può essere trattata inizialmente con PRICE (protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione), includendo l’immobilizzazione del ginocchio in flessione a 20o con un tutore o una stecca disponibili in commercio. Di solito sono consigliati precoci esercizi di movimento.

Lesioni severe di 2o grado e la maggior parte di quelle di 3o richiede un tutore gessato per ≥ 6 settimane.

Alcune lesioni di 3°grado (più gravi) del legamento collaterale mediale e del legamento crociato anteriore richiedono la riparazione chirurgica per via artroscopica. I pazienti con gravi lesioni sono inviati a un chirurgo ortopedico per la riparazione chirurgica.Le lesioni meniscali variano notevolmente nelle loro caratteristiche e trattamenti. Le lacerazioni estese, complesse, o lesioni che esitano in effusioni persistenti o in sintomi invalidanti sono più soggette a richiedere un intervento chirurgico (Fonte: https://www.msdmanuals.com)

4-1-2-d – Protocollo di riabilitazione funzionale post-lesione LCA

Ogni riabilitazione è soggettiva, il nostro corpo non reagisce in ugual maniera agli stimoli che gli vengono dati. Qua di seguito viene mostrato un protocollo base di riabilitazione post-lesione LCA.

1° – 5° giorno post-operazione: leggero massaggio linfodrenante, mobilizzazione passiva 0°-70°, mobilizzazione rotula, carico parziale con uso delle stampelle, inizio elettrostimolatore a bassa frequenza.

6° – 15° giorno: mobilizzazione passiva 0°-80°, deambulazione con stampelle, contrazioni isometriche, elettrostimolazione a bassa frequenza, flessione parziale alla parete 0°-70° / 0°-90°, ricerca dell’estensione completa, crioterapia.

La crioterapia, è una tecnica molto utilizzata, mediante il freddo, con utilizzo di ghiaccio: con la diminuzione della temperatura cutanea e dei tessuti sottostanti così indotta, si ottiene attraverso un potente effetto analgesico ed antiinfiammatorio un anestesia temporanea della parte sottoposta al trattamento.

16° – 45° giorno: mobilizzazione passiva 0°-110°, flessione passive alla parete 0°-100°, esercizi conoscitivi in scarico con uso di mappe, propriocettività da seduti con palle grandi e piccole, contrazioni isometriche, mini squat bipodalici, bike da 5 a 10 min., leg press bipodalico, deambulazione senza stampelle, estensione passiva completa, crioterapia.

46° – 60° giorno: deambulazione ad occhi chiusi, camminata su tapis roulant in salita, passo incrociato e laterale, tavoletta propriocettiva, rete elastica, squat monopodalici 0°-30°, contrazioni isometriche, posture erette monopodaliche ad occhi chiusi, step 2-4 minuti con braccia in appoggio, bike 15 minuti, stretching (PNF), crioterapia.

61° – 120° giorno: bike 20 minuti, step 5 minuti, leg press monopodalico, tapis roulant, corsa sul posto/in cerchio/calciata, salto della corda, salti submassimali, cambi di direzione, arresti sul posto bipodalici e monopodalici.

121° – 180° giorno: incremento dei carichi su tutte le macchine isotoniche, allenamento cardio vascolare, corsa ad 8, scivolamenti laterali, corsa massimale, salto massimale, esercizi di destrezza con attrezzo specifico, percorsi atletici. Per precisare, per “macchine isotoniche” vogliamo significare il ricorso a…………….(completa)

4.2 – Traumi a carico della caviglia

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Immagine 4.3 –Aspetti anatomici. Piede destro, visione laterale e mediale

La distorsione di caviglia è l’infortunio più cfrequante tra i giocatori di basket (rappresenta il 25% degli infortuni totali) causando, oltre all’aumento del rischio di recidive, osteoartrosi e diminuzione della qualità della vita, con costi sanitari elevatissimi, calcolati in più di 2 miliardi di dollari nel 2010 (FONTE?)

Con distorsione, come detto al momento della sua definizione, aggiungiamo più specificatamente che essa comporta una temporanea perdita dei rapporti tra le strutture che compongono un’articolazione. Nel caso della caviglia si tratta dell’articolazione tibiotarsica, una diatrosi formata da tibia e fibula in rapporto con l’astragalo. L’articolazione è tenuta in sede da un sistema di legamenti, medialmente dal legamento deltoideo e lateralmente 3 da tre legamenti. La caviglia permette principalmente movimenti solo nell’asse sagittale (planti- e dorsi-flessione) e lievi movimenti di inversione ed eversione, che non sono altro che l’associazione dei movimenti di:

  • Inversione: supinazione, adduzione e flessione plantare.
  • Eversione: pronazione, abduzione e flessione dorsale.

I range di movimento sono quindi i seguenti:

  • Flessione dorsale: 26°
  • Flessione plantare: 48°
  • Inversione: 45°
  • Eversione: 25°

Nello specifico, nel caso di una distorsione di caviglia, questa può avvenire in due modi: in eversione o in inversione, a seconda della direzione del movimento e della forza. È più frequente la distorsione in inversione, ma è comune anche la distorsione in eversione. A seconda della gravità della distorsione (grado 1, 2, o 3) possiamo avere la lesione o meno di determinate strutture legamentose:

  • Inversionelegamenti interessati: compartimento laterale, ovvero il peroneoastragalico anteriore, il peroneo calcaneare, e il peroneo-astragalico posteriore.
  • Eversionelegamenti interessati: compartimento mediale, ovvero il legamento deltoideo.

Nel caso di contatto, il motivazione più frequentemente dichiarata dai giocatori è: “ho messo il piede sopra quello dell’avversario e la caviglia si è girata”: in questo caso il piede dell’altro giocatore porta il piano d’appoggio in inclinazione, spesso eccessiva, e sommando anche la velocità di movimento e la forza di impatto (spesso accade dopo un salto, durante una corsa, cercando di raggiungere un pallone) le strutture capsulo-legamentose non riescono ad opporre la necessaria resistenza, avendo così una situazione di infortunio.

I traumi distorsivi possono essere acuti (in seguito ad urti, contrasti, scontri o improvvisi cambi di direzione) o cronici (dopo carichi notevoli e prolungati). L’evento traumatico può portare, nella caviglia di un atleta, ad una patologia articolare, suddivisa in due quadri:

  1. La lassità, con lesioni capsulari, distensioni e lacerazioni del comparto legamentoso laterale e mediale della tibiotarsica e della sottoastragalica, che determinano una escursione articolare oltre i limiti fisiologici;
  2. L’instabilità, che l’atleta avverte come un segno di cedimento articolare durante il gesto sportivo ed anatomopatologicamente obiettivabile in una rottura più o meno totale dei legamenti.

La maggior parte delle lesioni che avvengono comunque alla tibio-tarsica (caviglia), è di solito di natura distorsiva. Di queste l’85% delle lesioni è rappresentato da distorsioni in inversione (appoggio a terra della parte esterna del piede) che determinano danno ai legamenti del comparto laterale.

Diversi sono i motivi che giustificano la maggiore incidenza di questo tipo di trauma:

  • Un deficit dei muscoli peronieri (bordo esterno della gamba) che non si contrarrebbero in maniera sufficientemente rapida a stabilizzare la caviglia e prevenire ulteriori gradi di inversione del piede;
  • La maggiore lunghezza del malleolo peroneale (la protuberanza esterna a livello della caviglia) rispetto al tibiale;
  • La maggiore robustezza del legamento collaterale mediale (deltoideo);
  • La maggiore frequenza tra gli atleti del piede con morfotipo cavo supinato rispetto al piatto pronato.

Il legamento più frequentemente danneggiato è quello peroneo-astragalico anteriore, perché la sua forza di tensione è più debole di quella degli altri legamenti laterali.

4.2.1 – Classificazione

Riportiamo, specificati in grado da minore a maggiore entità della lesione, i vari gradi:

• Grado 0: tilt astragalico inferiore a 8°, non rotture legamentose; (tilt:………definizione)

• Grado 1: tilt astragalico (10°-20°), rottura legamento peroneo- astragalico anteriore;

• Grado 2: tilt astragalico (20°-30°), rottura legamento peroneo- astragalico anteriore e peroneo calcaneare;

• Grado 3: tilt astragalico superiore a 30°, rottura di tre legamenti

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Immagine 4.4 – Al Horford, ex giocatore degli Atlanta Hawks, durante un atterraggio da un salto, vediamo un trauma in inversione della caviglia destra. Fonte: http://www.nba.com/hawks

4.2.2 – Trattamento

Il trattamento può essere conservativo, ovvero utilizzo di un protocollo riabilitativo formato da diverse fasi, oppure in casi più estremi può essere utilizzato il trattamento chirurgico. Il trattamento conservativo è diviso in 3 fasi: acuta, subacuta e rieducazione funzionale.

FASE ACUTA: Il protocollo più accreditato per le lesioni acute è il P.R.I.C.E. (Protection Rest Ice Compression Elevation).

Il concetto di protezione (protection) è ampio e va dall’immobilizzazione provvisoria con stecche a utilizzo di tutori e ortesi come bastoni, ginocchiere a seconda della zona interessata all’infortunio e dal grado di protezione che si vuole ottenere.

Per riposo (rest) ci si riferisce ad una limitazione in senso generale delle attività fisiche, questo non significa che l’atleta resta fermo completamente ma che solo la parte lesa osservi un totale riposo.

Il ghiaccio (ice) è il trattamento per eccellenza di tutte le patolgie dell’apparato locomotore. Generalmente le applicazioni di ghiaccio vengono praticate subito dopo l’infortunio al fine di limitare l’emorragia con una vasocostrizione locale ed il dolore legato all’edema.

La migliore metodica per un buon controllo dell’edema risulta essere la compressione; essa, attraverso azioni puramente meccaniche compressive, sfruttando una componente elastica sulle zone limitrofe, garantisce una stabilità sulla pressione della zona corporea lesa.

L’ultima applicazione, ma non in ordine di importanza, della tecnica P.R.I.C.E. è l’elevazione (elevation), consistente nel’elevare l’arto verso l’alto, il che significa annullare la forza di gravità ed il ristagno ematico; anche il sistema linfatico beneficia dell’elevazione, il drenaggio alle stazioni linfatiche viene facilitato, e maggiore sarà l’elevazione dell’arto, meglio ridurrà la dannosa e dolorosa attività pressoria dell’edema.

In fase acuta gli obiettivi sono:

a) Immobilizzazione;

b) Diminuzione degli “irritanti chimici” che causano dolore e favoriscono la “stasi tissutale” (ovvero l’edema);

c) La prevenzione di ulteriori sollecitazioni meccaniche della struttura lesa.

FASE SUBACUTA: In fase subacuta lo scopo del trattamento è quello di sottoporre il tessuto leso ad una serie di sollecitazioni meccaniche, utili per promuovere l’orientamento fisiologico delle fibre collagene. Gli obiettivi in questa fase sono:

a) Eliminazione del dolore (analgesia);

b) Recupero dell’articolarità;

c) Eliminazione dello spasmo muscolare;

d) Eliminazione dell’edema;

e) Recupero della forza muscolare.

Per raggiungere questi obbiettivi si utilizzano massaggi, terapie fisiche, tecniche di mobilizzazione e la cinesiterapia.

4.2.3 – Fase di rieducazione funzionale

Nella fase di rieducazione funzionale si mira a:

a) Recupero della propriocettività;

b) Recupero della forza;

c) Prevenzione delle recidive.

L’articolazione tibio-tarsica può essere considerata quale organo di senso per la presenza di numerosi recettori tendinei, muscolari e articolari. Questi corpuscoli sensoriali servono per inviare al sistema nervoso centrale le informazioni captate da quest’articolazione e implicano la postura, assicurando un adattamento posturale adeguato alle situazioni della vita quotidiana e dello sport. Dopo un trauma, come una distorsione o una frattura, non è sufficiente recuperare l’elasticità e la forza muscolare degli arti inferiori, bisogna altresì migliorare l’equilibrio e il controllo posturale statico e dinamico allo scopo di evitare una recidiva. E’ per tale ragione che è nata la rieducazione propriocettiva che si esegue mantenendo posizioni o svolgendo degli esercizi utilizzando degli attrezzi che rendono difficoltoso il mantenimento dell’equilibrio; in questo modo si prepara il corpo ad affrontare le condizioni instabili che capitano nella vita quotidiana e durante l’attività sportiva. Inizialmente svolgiamo esercizi di mobilità articolare della caviglia, con andature di vario tipo (punte dei piedi, talloni, parte interna, parte esterna) utilizzando, per riscaldare la caviglia, un elastico per riacquisire la flessione plantare, dorsale e laterale.

Appena si può appoggiare la metà del proprio peso sulla caviglia infortunata, la prima terapia da svolgere è costituita da esercizi propriocettivi a terra, sulle tavolette instabili o sui cuscini morbidi. Quando si raggiunge una sufficiente stabilità si incrementa la difficoltà degli esercizi.

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Immagine 4.4 – Utilizzo della Loop Bands, per allenare la mobilità articolare della caviglia con esercizi di flessione plantare, dorsale e laterale (a sinistra). Esercizio propriocettivo in equilibrio sulla BOSU (a destra). Fonte: http://www.stack.com

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Immagine 4.5 – Recupero funzionale con utilizzo dei seguenti attrezzi (da sinistra a destra): balance board, la BOSU (sta per……..definire sempre gli acronimi per chi non è addetto ail lavori), e le Loop Bands (sta per ….). Fonte: http://www.conquest.it

Il bendaggio funzionale previene l’insorgere di ricadute o recidive quando si riprende l’attività motoria; evita i danni di una prolungata immobilizzazione o inattività funzionale; riduce i tempi di recupero.

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Immagine 4.6 – Kobe Bryant e Pau Gasol, durante il pre-partita si fanno fasciare le caviglie, con un bendaggio funzionale alla pratica sportiva. Fonte: http://www.nba.com/lakers

4.3. Lussazione della spalla..

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Immagine 4.7 – Articolazione spalla, capi ossei e legamenti. Fonte: https://fisio-riab.blogspot.com/2016/10/la-spalla- della anatomia-e-funzione.html

L’articolazione glenoomerale è la struttura più mobile di tutto il corpo umano. È mossa da 26 muscoli, e stabilizzata da diverse strutture anatomiche, in particolare dai muscoli e dai tendini della cuffia dei rotatori.

A differenza della distorsione, la lussazione è una perdita permanente dei rapporti articolari, con distacco dei capi ossei. Abbiamo quindi una fuoriuscita della testa dell’omero dalla sua sede anatomica (cavità glenoidea). La perdita dei rapporti articolari è sempre accompagnata da una, almeno parziale, rottura delle strutture cartilaginee o muscolari di sostegno.

Spesso la lussazione è causata da un trauma, e sono classificate come complete (totale perdita dei rapporti articolari) od incomplete (parziale perdita dei rapporti, testa dell’omero e cavità glenoidea sono ancora leggermente a contatto.

Come descritto dagli infortunati, infatti, nei casi in cui è avvenuta la lussazione di spalla la causa è stata sempre un contatto, o contro l’avversario o contro il pavimento.

In generale, i principali meccanismi di lussazione sono i seguenti:

  • Caduta in appoggio su braccio extra ruotato.
  • Forte trauma su braccio intra-ruotato ed addotto (lussazione posteriore).
  • Caduta sul versante laterale della spalla.
  • Brusco movimento del braccio sopra la testa. Eccessiva tensione del trapezio superiore.

4.3.1 Tendinopatia del sovraspinato

Con tendinopatia del sovraspinato si intende una sofferenza del tendine dell’inserzione distale del muscolo omonimo. Il muscolo sovra spinato origina dalla faccia sovraspinata della scapola, decorre nella parte superiore della capsula dell’articolazioni glenoomerale per inserirsi poi nel tubercolo maggiore dell’omero. La principale azione di questo muscolo è l’abduzione del braccio (in associazione con il deltoide).

Il tendine del sovraspinato è protetto dall’acromion grazie alla borsa sottoacromiale. Una borsite di questa struttura spesso può essere associata ad una sofferenza del tendine in questione.

Nel caso di conflitto meccanico tra il tendine del muscolo sovraspinato e l’acromion abbiamo una sofferenza di questa struttura che provoca dolore nelle attività che richiedono il posizionamento del braccio sopra la testa (nella pallacanestro queste attività sono molto richieste, passaggio, tiro, penetrazione, schiacciata, difesa, tentativi di intercetto di un passaggio, ecc.)

Le cause predisponenti all’insorgenza di questa patologie, oltre alle varianti anatomiche descritte da Neer, sono appunto le attività svolte sopra la testa, molto frequenti e richieste nella pallacanestro.

4.4 – Altri traumi nella pallacanestro

Di seguito, vengono riportati gli infortuni più ricorrenti, oltre a quelli già approfonditi precedentemente.

  • Tendinite (tendine d’Achille): l’infiammazione del tendine d’Achille è tipica di questo sport, dato il grande lavoro al quale sono sottoposti piedi e caviglie per mantenere l’equilibrio in condizioni estreme di scatto, salto e atterraggio. Nei traumi più gravi si può arrivare allo strappo del tendine.
  • Tendinite del bicipite: l’infiammazione del tendine del bicipite è un tipico trauma da usura legato alla pallacanestro. Il dolore si propaga dalla spalla a tutto il braccio.
  • Tendinite alla cuffia dei rotatori: la tendinite alla spalla è un trauma anche noto come “spalla del nuotatore”.
  • Strappo del muscolo del polpaccio: lo strappo del muscolo del polpaccio può essere di varie intensità. Da un semplice stiramento che richiede un recupero di qualche settimana, a una rottura completa delle fibre muscolari.
  • Infiammazione della fascia plantare: un trauma che il giocatore di basket ha in comune con il runner.
  • Traumi alle dita delle mani: uno dei più comuni incidenti nella pallacanestro è senz’altro il dito insaccato: quando il pesante pallone da pallacanestro colpisce uno o più dita alle loro estremità.
  • Traumi dentali: possono essere fratture, avulsioni o lussazioni. Utilizzo del paradenti per prevenire questi traumi.

CAPITOLO 5

Prevenzione con ginnastica posturale

5.1 – Postura e sport

La postura corretta e il suo controllo sono aspetti da tenere in considerazione anche nell’ambito della pratica sportiva, dal momento che l’attività fisica e lo sport fanno ormai parte delle abitudini della maggior parte delle persone e vengono praticate per migliorare le qualità fisiche, lo stato di salute e per mantenere quello di benessere. Ogni attività sportiva, però, sollecita l’apparato muscolo-scheletrico e gli effetti di queste sollecitazioni possono essere amplificati se chi le effettua non è in grado di assumere posture bilanciate e corrette. Possedere un buon controllo posturale ci consente di mantenere il corretto rapporto tra gli arti e, soprattutto, la conservazione delle curve fisiologiche del rachide. In questa situazione, qualsiasi attività sarà benefica per il nostro apparato osteo-muscolare e, di conseguenza, per tutto l’organismo. Le sollecitazioni risultano essere dannose anche nel caso in cui l’atleta non possieda una buona preparazione atletica o manchi di un’adeguata preparazione tecnica. L’attività agonistica, inoltre, si trasforma in un elevato fattore di rischio quando lo scopo principale diventa quello di raggiungere la prestazione ottimale e il successo. Inoltre, per ottenere risultati specifici, in alcune situazioni, devono essere incrementate delle asimmetrie di funzione e di forza. Tutti questi obiettivi non devono impedire di ricordare il valore integrativo, anche agli effetti del risultato, della componente posturale, che costituisce l’inevitabile fase di preparazione e di supporto al gesto. L’acquisizione di una postura adeguata passa obbligatoriamente attraverso la conoscenza delle posizioni corrette, ma soprattutto attraverso l’allenamento del corpo ad assumere tali posizioni in ogni situazione, anche nella pratica dell’attività sportiva.

La filosofia della Back School (definire….di chi si tratta? Qual è il suo campo di interesse?), prevede che chiunque pratichi questa ginnastica impari a conoscere la sua colonna vertebrale e ad usarla correttamente anche nei movimenti quotidiani, acquisendo la capacità di adottare i giusti compensi. A maggior ragione, queste capacità possono e devono diventare patrimonio anche da chi fa sport, in modo tale da adattare le posture corrette alla pratica dell’attività. La premessa per una corretta, efficace e non lesiva attività sportiva è che il corpo, durante lo svolgimento delle attività motorie, si trovi nelle condizioni ottimali: armonia e simmetria delle componenti strutturali e delle funzioni muscolari unite ad un corretto funzionamento dei sistemi di ricezione e dei sistemi centrali di controllo e di gestione. Tutto questo è garantito da una corretta postura che si riassume nel modo migliore di gestire l’equilibrio e la dinamica statico-motoria.

5.2 – Prevenzione degli infortuni

Nei capitoli precedenti abbiamo visto quali sono i principali infortuni ai quali i giocatori di basket possono andare incontro nella pratica dell’attività. È importante che chiunque sia coinvolto nella preparazione fisica degli atleti, qualunque sia la categoria di appartenenza, si preoccupi di strutturare un programma accurato, che abbia come primo requisito un carattere preventivo nei confronti delle principali patologie da sovraccarico funzionale, e come secondo requisito il potenziamento della muscolatura, per ottenere una base su cui innestare il corretto gesto tecnico. Come giocatore di pallacanestro e come laureato in scienze motorie, ritengo che l’aspetto preventivo non debba mai essere trascurato, anche quando si ha a disposizione poco tempo per allenare o quando ci si trova nei cosiddetti “campionati minori”. Anzi, è proprio in queste situazioni meno favorevoli che gli allenatori dovrebbero curare maggiormente questo delicato aspetto. Questa struttura, saldamente legata alla postura, subisce forze di compressione, taglio e distrazione in seguito alla ricaduta dai salti, all’esecuzione di gesti tecnici più o meno ripetuti e impegnativi. Risulta dunque opportuno proteggere la colonna vertebrale, dotando l’atleta di un buon corsetto muscolare. Quando il trauma può essere determinato dall’esecuzione di un particolare gesto tecnico, bisogna istruire direttamente l’atleta ed insegnargli la miglior esecuzione possibile, senza che il risultato perda però di efficacia. Per entrambe le necessità possono essere di valido aiuto le ginnastiche posturali: attraverso di esse si può insegnare all’atleta a distinguere una situazione posturale corretta da una scorretta e potenzialmente dannosa, ma al tempo stesso si può andare a lavorare sulle strutture più sollecitate per “scaricarle” o per rafforzare i muscoli coinvolti nella protezione della delicata struttura rachidea. Sulla base di quanto detto finora, possiamo affermare che l’allenatore o il preparatore atletico dovrebbero preoccuparsi innanzi tutto di programmare in modo corretto la frequenza, l’intensità e la durata degli allenamenti e degli impegni agonistici. Programmare l’allenamento significa suddividerlo in fasi, dedicando il giusto tempo ad ognuna di esse. La parte iniziale dovrebbe essere caratterizzata da un buon riscaldamento, seguito da esercizi di allungamento muscolare che coinvolgano anche gli arti inferiori (stretching), mentre nelle pause e al termine degli allenamenti si dovrebbero eseguire esercizi di decompressione per i dischi intervertebrali. Questi sono fondamentali per garantire al nucleo polposo la sua idratazione e per dare sollievo alle strutture sollecitate dalla ripetizione esasperata di salti e saltelli. Questo aspetto è rilevante nella pallacanestro dove il numero di salti è molto elevato. Il potenziale danno alla colonna, in questo caso, non è tanto dovuto all’azione propulsiva degli arti inferiori, ma al ritorno a terra e all’impatto con una superficie rigida. Per una buona prevenzione potrebbe essere utile organizzare sedute di allenamento incentrate esclusivamente su esercizi di scarico e rilassamento. Per alleggerire le strutture connettivali affaticate è consigliabile far praticare agli atleti anche attività motorie diverse da quella solitamente svolta, con l’obiettivo di “risparmiare” le zone corporee sovraccaricate. Questo può servire anche per variare gli allenamenti e rendere il programma annuale meno noioso. Gli esercizi di scarico, di rilassamento e di stretching possono essere così integrati anche con il nuoto o con giochi blandi con e senza palla. Numerosi esercizi di educazione posturale possono anche essere eseguiti in acqua, purchè il soggetto abbia prima imparato a mantenere le curve fisiologiche nell’ambiente “terrestre”. Dobbiamo ricordare che bisogna sempre verificare l’eventuale presenza di condizioni anomale preesistenti, come scoliosi o iperlordosi. Questi alterati atteggiamenti statici possono arrivare a provocare alterazioni funzionali della colonna che, a loro volta, possono trasformarsi in patologie che non permettono una distribuzione equilibrata dei carichi sui dischi intervertebrali e possono peggiorare la situazione con una pratica sportiva non adeguata.

5.3 – Prevenzione applicata alla pallacanestro

La stabilizzazione del rachide va finalizzata anche ai movimenti specifici della pallacanestro. Il giocatore di basket, quando si trova in posizione di difesa, assume una postura flessa in avanti. Anche in questo caso, l’apprendimento del Grounding e del Verrouillage permette la protezione del rachide lombare, consentendo al giocatore di avere un efficace ruolo difensivo. Inoltre, quando l’atleta si gira lateralmente per avvicinarsi al canestro in attacco o per seguire un avversario in difesa, compie una rotazione assiale la cui entità può essere ridotta, ed essere quindi meno dannosa, avanzando o arretrando con l’arto inferiore, accompagnando quindi la rotazione. L’atleta dovrebbe abituarsi ad eseguire questi movimenti, all’inizio lentamente, in modo tale da percepire e capire la stabilizzazione, la prontezza, l’equilibrio sugli arti inferiori (Grounding) e la protezione della colonna (Verrouillage). Quando questi movimenti saranno automatizzati in maniera corretta e faranno parte del patrimonio motorio dell’atleta, potranno essere eseguiti alla massima velocità così come richiesto dall’impegno agonistico.

5.4 – Grounding, Verrouillage e scaletta del bacino

Il Grounding o (studio dell’equilibrio del bacino):

  1. In stazione eretta, con i piedi paralleli e distanti tra loro quanto la larghezza del bacino, piegare leggermente le ginocchia.
  2. Da questa posizione, eseguire un movimento di antero-retroversione del bacino, abbinando la respirazione addominale. Il bacino deve essere trascinato in anteroversione, in modo da formare la lordosi lombare, quando si inspira.
  3. Successivamente vado ad espirare, trascinando bacino indietro, in retroversione, riducendo così la lordosi lombare. Questa è la posizione di partenza in cui un’atleta può realizzare le giuste azioni di spinta sul terreno secondo l’esigenza e il gesto tecnico del proprio sport.

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Il Verrouillage (o studio dell’inclinazione del bacino):

Dalla stazione eretta neutra, spingere il bacino all’indietro, come se dovessi appoggiarlo su un muro immaginario. Il busto si inclina in avanti senza determinare la curvatura della colonna. Successivamente, abbineremo il piegamento degli arti inferiori alla flessione del busto. Non sempre è possibile mantenere le giuste curve fisiologiche, perché i gesti quotidiani necessitano di movimenti di flessione, estensione e rotazione del rachide, però l’apprendimento del verrouillage serve ad evitare l’eccessiva ampiezza del movimento.

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Scaletta del bacino: fa parte del programma di riprogrammazione posturale globale, riguarda movimenti di mobilizzazione del bacino, con il seguente ordine da seguire:

  • Posizione supina, gambe flesse.
  • Posizione del gatto.
  • Posizione supina, gambe tese.
  • In ginocchio.
  • In piedi con appoggio e sospensione.

CAPITOLO 6

IBIPP (Italian Basketball Injury Prevention Program)

La F.I.P. (Federazione Italiana Pallacanestro) in collaborazione con l’APFIP (Associazione preparatori fisici italiani pallacanestro) ha emesso un protocollo di lavoro, chiamato IBIPP (Italian Basketball Injury Prevention Program) che racchiude una serie di fasi, con determinati esercizi da svolgere durante la stagione e non solo. I programmi di prevenzione sono rivolti verso tutti gli atleti di qualsiasi età. Il programma sarebbe ancor più efficace, se fosse svolto in età più giovane; il lavoro più importante sembra sia svolto dai 12 ai 14 anni. Dal punto di vista dell’apprendimento motorio anche tra i 6 ed i 12 anni è importante svolgere queste attività, per sviluppare ” buone abitudini ” (routine di riscaldamento).

Il lavoro preventivo nella pallacanestro viene inserito:

    • Prima dell’allenamento.
    • Programma Preventivo Individuale (PPI).
    • Nel riscaldamento.
    • Riscaldamento dinamico (di squadra).
    • Dopo l’allenamento.
    • Defaticamento (individuale o di squadra).

Il riscaldamento prepara gradualmente l’organismo per l’esercizio intenso ed è particolarmente importante perché il corpo funziona in modo più efficiente quando la sua temperatura interna è superiore a quella di riposo. Per questa ragione IBIPP inizia con un breve periodo di corsa che può essere fatto anche con la palla, l’inserimento dell’attrezzo pallone ha lo scopo di rendere più divertente la fase iniziale introducendo esercizi che stimolino il controllo e il ball handling a patto di rispettare i criteri di progressività e bassa intensità di spostamento che la prima parte del riscaldamento prevede. Dopo la fase di corsa sono stati inseriti alcuni esercizi di stretching, esercizi di forza, pliometria, controllo senso motorio e propriocettività. L’obiettivo principale della fase di warm-up è di preparare l’organismo a svolgere le attività successive. Molti degli esercizi proposti all’interno di IBIPP sono stimolanti, ma non eccessivamente intensi. Ogni esercizio successivo è realizzato con un’intensità progressivamente crescente, portando l’atleta vicino ai livelli delle esercitazioni di allenamento vere e proprie.

I.B.I.P.P. è suddiviso in 5 fasi:

  1. Fase attivazione con corsa. Durata di 2-3 minuti.
  2. Fase di mobilità articolare con 3-5 esercizi di stretching dinamico da 1-2 serie x 10 ripetizioni. Durata 3 minuti.
  3. Fase di potenziamento muscolare con 3-4 esercizi da 6-12 ripetizioni per 2 serie. Durata 5 minuti.
  4. Fase pliometrica con 3 esercizi da 10-12 ripetizioni per 2 serie. Durata 5 minuti.
  5. Fase di agilità con 3 esercizi per 2-3 serie che possono essere se svolti in continuità con la palla. Durata 3-4 minuti.

Il tempo previsto per lo svolgimento del programma è circa 20-22 minuti totali a seconda del numero di serie proposte, dei soggetti e se le esercitazioni vengono proposte o meno a circuito. La soluzione ideale è il lavoro in coppia in modo che l’allievo che non lavora possa fare assistenza e correzioni al compagno. Il protocollo ridotto prevede la riduzione del numero degli esercizi di forza e di pliometria e l’utilizzo di solo 2 esercizi di agilità e destrezza.

6.1 – Fase di Attivazione

Sul campo da basket (lavoro a tempo o determinando i campi)

  1. Corsa avanti-indietro per 1 minuto.
  2. Corsa avanti con virate 1 minuto.
  3. Corsa laterale e incrociata 1 minuto.

Queste andature possono essere svolte anche con la palla.

6.2 – Fase di Mobilità Articolare

Gli esercizi prevedono l’utilizzo dello stretching dinamico:

  1. Oscillazioni degli arti inferiori su piano frontale-sagittale con mani in appoggio al muro. Slanciare gli arti inferiori sul piano sagittale, seguite poi da slanci frontali. Volume: 1×10 per ogni gamba.

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  1. Stretching del quadricipite: flettere il ginocchio per portare il tallone verso i glutei, alternare gli arti alternandoli durante il cammino. Volume: Alternare le due gambe, dalla linea di fondo campo a metà campo.

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  1. Allungamento anca: effettuare un ampio passo lungo in avanti, portare le mani verso l’interno della gamba che è avanti, fino a che il gomito sfiora il terreno, tenere la posizione 2-3 secondi e ritorno. Volume: 1×10 ripetizioni o andatura da fondo campo fino a metà campo.

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  1. Passo laterale con incrocio: camminata laterale incrociando e piegando le gambe. Volume: 1×10 ripetizioni o andatura da fondo campo fino a metà campo.
  2. Inverted Hamstring: in piedi effettuare un passo indietro e mantenendo l’arto inferiore, il ginocchio flesso e fisso, inclinare il busto avanti, portando aprendo gli arti superiori in fuori, mantenere la posizione per 2 secondi e ritornare in posizione eretta. Volume: 2×10 per ogni gamba.

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  1. Side Lunges: in divaricata frontale, andare in piegata sulla gamba di appoggio con il busto eretto o lievemente flesso in avanti posizione da tenere 2 secondi, poi ripetere dall’altro lato. Volume: 1×10 ripetizioni o andatura da fondo campo fino a metà campo.

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6.3 – Potenziamento muscolare e stabilità

  1. Side bridge: sollevare il bacino e la gamba superiore fino a formare una linea retta con la spalla e mantenere la posizione. Il gomito del braccio d’appoggio è posizionato verticalmente sotto la spalla. Mantenere il corretto allineamento del corpo durante l’esercizio. Volume: 2 serie x 20/40 secondi o 10 ripetizioni per lato.

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  1. Affondi: fare un ampio passo avanti lungo e piegare l’arto inferiore anteriore e posteriore, risalire ripetere con l’altro arto. Volume: 2 serie x 12 ripetizioni ogni arto.

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  1. Nordic hamstring: un compagno fissa i piedi di chi esegue, che si lascia cadere verso avanti; ritardare la caduta in basso senza flettere il busto sulle anche in anticipo e ammortizzare al caduta usando gli arti superiori. Volume: 1 serie x 8 ripetizioni.

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  1. Flesso-estensioni del piede: in stazione eretta (monopodalico) con mani in appoggio, posizionarsi su un gradino (soluzione ideale) o al suolo, sollevarsi su un piede. Volume: 2 serie x 15 ripetizioni per arto.

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6.4 – Pliometria

  1. Salto verticale: saltare verso l’alto con ricaduta in posizione semi-piegata. Volume: 2 serie x 10 ripetizioni.

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  1. Salti frontali: saltare oltre il cono o le strisce posizionate 30 cm avanti. Volume: 2 serie x 10 ripetizioni.

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  1. Salti laterali: Saltare lateralmente i coni, ostacoli. Volume: 2 serie x 10 ripetizioni.

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6.5 – Agilità e destrezza (con uso della palla)

1. Navetta: corse avanti e indietro e laterali con cambi di senso e direzione.

2. Partenze in palleggio e arresti ai coni.

3. Palleggio con penetrazione a canestro.

4. Corsa con percorso e tiro da fuori.

Volume: 3-4 ripetizioni per esercizio su metà campo.

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6.6 – Note esecutive pratiche

  1. Ogni fase deve essere supervisionata, correggendo e facendo attenzione ad elementi specifici come le spinte corrette degli arti inferiori nei cambi di direzione e il loro allineamento durante la ricaduta dai salti o le frenate.
  2. La forma metodologico-organizzativa migliore è il circuito con gli allievi in coppia, in modo da avere regolare tempo di recupero e assistenza esecutiva durante l’esecuzione.
  3. Passare nelle fasi successive ad esercizi di salto che prevedano partenze o arrivi su 1 solo arto.
  4. Nei salti controllare che l’allievo ammortizzi la ricaduta flettendo sia anche che ginocchia ed eviti di portare le ginocchia verso l’interno (ginocchio valgo).
  5. Sugli affondi, insegnare agli allievi ad auto correggersi, se non vedono il loro piede in avanti, stanno eseguendo l’esercizio in maniera scorretta.
  6. L’esercizio nordic hamstring, va fatto scendendo lentamente e mantenendo l’allineamento del bacino-tronco.
  7. Rimanere piegati sulle gambe durante gli esercizi che prevedono virate o cambi di velocità o direzione.

6.7 – Linee guida esecutive per gli esercizi di stretching dinamico

  1. Alcuni esercizi prevedono movimenti veloci di slancio (ma sempre a velocità controllata) e altri dove la posizione viene tenuta per 2 secondi senza eseguire molleggi. Il numero di ripetizioni è 10 oppure tante quante ne servono per compiere metà campo di pallacanestro.
  2. Aumentare progressivamente l’escursione del movimento articolare ad ogni ripetizione in particolare nella serie iniziale.
  3. Aumentare la velocità di movimento nelle serie successive, se previste e dove e possibile farlo non abbandonando una buona tecnica esecutiva.

6.8 – Esercizi addizionali e/o sostitutivi

Sono da effettuare prima o a fine seduta per implementare il lavoro oppure in sostituzione di altri esercizi per variare la proposta.

Giorno 1

  1. Plank: con 4 appoggi e passare poi a 3 e a 2 appoggi conelevazione e abbassamento alternato degli arti inferiori/superiori. Volume: 2 serie da 30 secondi fino ad un massimo di 50 secondi.

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  1. Standing Reaches: mantenendo l’equilibrio su 1 piede piegare l’arto inferiore e flettere il busto in avanti fino in avanti a toccare i coni. Volume: 1-2 serie da 9 toccate (3 per lato), possibile la variante utilizzando il piede libero per toccare i coni.

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  1. Bulgarian Split Squat: in appoggio su un arto inferiore e l’altro in appoggio su una panca, effettuare dei piegamenti sulla gamba a terra. Volume: 2 serie x 12 ripetizioni (6 dx + 6 sx).

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  1. Salti ginocchia al petto: importante il controllo dell’esecuzione, in particolare sul posizionamento delle ginocchia al ritorno a terra. Volume: 2 serie x 15 secondi.

3

  1. Stretching dei muscoli glutei e piriforme/catena laterale anca e tronco: da eseguire da supino. 2 serie x 30 secondi a posizione:
  • Da supino, gambe incrociate, portare un ginocchio al petto.
  • Da supino, spalla al suolo portare il ginocchio verso il pavimento della parte opposta.

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Giorno 2

  1. Superserie Crunch (definire …) addominale + estensioni opposte arto superiore-arto inferiore “superman” (definire) con 3+3 serie x20. (3-3 serie intende da 1 a 3 facoltativamente? Spiegare)

Note esecutive: eseguire le ripetizioni con una velocità lenta, controllando il movimento in particolare nell’esercizio superman.

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  1. Semi-Squat su 1 gamba: mani ai fianchi o libere, tallone al suolo. Volume: 2 serie x 5/8 ripetizioni x gamba. Importante l’esecuzione lenta di ogni ripetizione che dovrebbe avere un ritmo di almeno 3 secondi nella discesa, 2 secondi di sosta in posizione di semi-piegamento e 3 secondi nella salita.

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  1. Saltelli piedi pari in avanzamento. Volume: 1-2 serie da 20 secondi o da 20 toccate (mantenere le ginocchia leggermente sbloccate).
  2. Corsa con cambi di direzione ai coni e arresti in posizione fondamentale su 1 piede. Volume: 2 serie x 6 arresti per piede per 2 secondi. Note esecutive: prestare attenzione negli arresti, in particolare sulla posizione del ginocchio del tronco.
  3. Stretching per muscoli flessori anca e adduttori: con un ginocchio poggiato sul tappetino e l’altra gamba divaricata frontalmente, (attenzione a mantenere il ginocchio sulla proiezione del piede) poggiare le mani al suolo e sul ginocchio con busto eretto e lo sguardo avanti. Tenere la posizione per 20 secondi per lato. Da seduto a gambe divaricate, inclinare il busto in avanti verso la gamba sx(a) poi verso il centro(b) e infine verso la gamba dx(c) tenere ogni singola posizione 10 secondi per un totale di 30 secondi.

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Giorno 3

  1. Bridge: da supino, elevazione del bacino verso l’alto tenendo un pallone tra le ginocchia. (Passare poi ad un solo piede in appoggio) Volume: 2 serie x 20 ripetizioni.

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  1. Equilibrio su 1 piede: spostare la palla da basket o una palla medica a destra e sinistra mantenendo l’equilibrio e la posizione iniziale. Volume: 2 serie x 20 ripetizioni (10 per lato).

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  1. Squat isometrico: piegarsi sulle gambe e fissare la posizione. Volume: 3 serie x 10/30 secondi.

ragazza-squat-isometrici

  1. Salti con giro 90°: da posizione di mezzo squat, compiere un salto verso l’alto, giro e ritorno al suolo nella posizione a gambe semi piegate della partenza. Volume: 2 serie x 8 ripetizioni.

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  1. Scivolamento laterale a navetta: andata e ritorno sui 5 metri alternando l’esecuzione rapida a quella lenta (rispettando la posizione difensiva). Volume: 6 serie x 10 secondi.

Ci tengo ad evidenziare quanto:

Il protocollo di lavoro presentato è una proposta di lavoro generale, che non può andare incontro alle esigenze specifiche del singolo giocatore ed è pensato senza utilizzo di attrezzi. E’ possibile effettuare nei 10 minuti precedenti l’allenamento esercizi di mobilità articolare, di propriocezione e core control anche con utilizzo di attrezzi.

CONCLUSIONI

Confrontando quanto emerso con gli infortuni nei giocatori professionisti, possiamo affermare che le tipologie e le strutture di infortuni siano sostanzialmente le stesse.

Molti di questi infortuni, in particolare tra i non professionisti, sarebbero evitabili con semplici esercizi di prevenzione. Molto spesso però per mancanza di tempo, non vengono eseguiti durante l’allenamento. Gli allenamenti solitamente sono mirati al condizionamento atletico generale, oppure all’aspetto tattico della partita, con esercizi che, nella maggior parte dei casi, non vanno ad effettuare un lavoro mirato sulla prevenzione degli infortuni.

L’attività preventiva e adattata, come già detto è una materia interdisciplinare che comprende l’educazione fisica, le discipline sportive, la riabilitazione funzionale e le scienze motorie al servizio delle persone in difficoltà. Lo sport adattato comprende tutte quelle discipline che vengono ideate per coloro che presentano dei bisogni particolari, ed in questa tesi ho analizzato i principali traumi che avvengono durante il gioco della pallacanestro con i relativi protocolli di recupero. L’infortunio è possibile evitarlo, proponendo sia esercitazioni di attività preventiva, ma anche esercitazioni posturali, cercando di mantenere ed attenersi il più possibile alla disciplina sportiva. Una volta avuto l’infortunio, è possibile recuperare da questo, utilizzando i protocolli riabilitativi, ma cercando il più possibile di osservare il caso che abbiamo davanti a noi, personalizzando il lavoro. Importante è anche il lavoro preabilitativo, che consente di andare a svolgere tipologie di esercizi che permetteranno come dice il nome, una preabilitazione ai movimenti che andremo a svolgere durante l’attività. L’attuale preparazione fisica si discosta da quella che veniva fatta eseguire circa 10 anni fa, in quanto, le tecniche, i materiali, lo studio e il passaggio di informazioni è migliorato enormemente. Dan Peterson nel libro “Il mio credo cestistico” afferma: “La pallacanestro può essere definita come atletica giocata”, ciò fa capire l’importanza di buone basi atletiche del giocatore e come sia fondamentale per un atleta essere in grado di padroneggiare al meglio il suo corpo; specialmente se il giocatore è molto alto e robusto, deve essere in grado di avere una coordinazione tale da permettere movimenti rapidi, fini e soprattutto precisi, oltre che una buona forza e struttura fisica per eseguire molti salti, rapidi cambi di direzione e velocità e mantenere posture al di fuori della normale postura quotidiana.

Gli stessi preparatori atletici di questo sport che non sono più allenatori di atletica leggera, ma hanno proprio una provenienza cestistica. Inoltre c’è ancora un dato molto interessante, la maggior parte ha una laurea attinente alle Scienze Motorie, il che significa preparazione su varie materie come fisiologia, anatomia, metodologia del movimento, metodologia dell’allenamento ed attività preventiva e adattata. È importante saper valutare ogni singolo atleta con cui si andrà a lavorare, cercando di portarlo ad ottenere i migliori risultati sia personali che di squadra, ed evitando il più possibile l’insorgenza di infortuni. E questa è un’ottima garanzia di professionalità per chi svolge la nostra professione.

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