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L’IMMATERIALE ECONOMICO: RICERCA DI SETTORE DI MONIA CIMINARI

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Redazione- La rivoluzione digitale, specialmente in quest’ultima emergenza sanitaria, si è fatta sempre più palese ed evidente e, in concomitanza, il tradizionale conflitto tra materiale e immateriale è stato sovrastato da un altro conflitto, quello con l’informazione. Tramite il controllo dell’intermediazione delle relazioni sociali ed economiche, l’economia immateriale genera un contrasto apparentemente sotteso tra i colossi del web da una parte e noi cittadini dall’altra. C’è chi è favorevole all’utilizzo di questi marchingegni divenuti ormai indispensabili e chi sostiene invece la tesi opposta di limitarlo.

Nel primo capitolo ho particolarmente evidenziato la preponderanza in passato del capitale materiale con un repentino passaggio del testimone, specie nell’ultimo millennio, verso l’immateriale per la creazione di una nuova dimensione.

Nel secondo capitolo mi sono soffermata soprattutto sulla ROBOTICA in veste economica, produttiva e formativa, il cui avvento ricorrente nel 2019 ha registrato un aumento di 1,4 milioni di unità di produzione, per un totale di 2,6 milioni in tutto il mondo. Nel capitolo terzo, attraverso le tesi di alcuni ricercatori di settore tra cui Antonio Casilli, docente di sociologia presso l’Università Tèlècom Paris e Chris Skinner tecnologo e saggista in HYPERAUTOMATION, con il contributo di specifici indici DESI, the Digital Economy and Society Index, ho cercato evidenziare l’evolversi della situazione.

La mia precedente formazione universitaria che si è protratta fino ad oggi per oltre un ventennio si è concentrata soprattutto nell’aspetto umanistico-sociologico. Originariamente mi ero iscritta a Scienze Politiche nell’aa 1993-94 qui a Macerata, poi per vari motivi, senza alcun profitto vi ho rinunciato. Mi sono immatricolata successivamente nel 2001-02 a Lettere Moderne dando, a mano a mano, alcuni esami sempre lavorando e studiando. Nel 2002-03, con l’insediamento di Scienze della Formazione a Macerata, ho deciso di fare il trasferimento, iscrivendomi a Scienze della Formazione Umana con indirizzo Animatore socio educativo che ho concluso nel 2005 con 110 su 110. Ho proseguito con la Specialistica in Pedagogia e Scienze Umane quando al termine ho seguito un master in Management dei servizi di educazione, comunicazione e promozione della salute in collaborazione inter-dipartimentale tra Scienze della Formazione e Scienze della Comunicazione. Durante il tirocinio del corso sono stata a stretto contatto con gli Assistenti Sociali, settore adozioni e affido del poliambulatorio di Recanati, tanto che ho deciso di intraprendere questo percorso a Giurisprudenza a Macerata precisamente con Teorie culture e tecniche dei Servizi Sociali. La specialistica l’ho fatta all’Aquila in Progettazione e gestione dei servizi e degli interventi sociali ed educativi, conseguendo anche l’abilitazione e l’iscrizione all’Albo sez. A dell’Ordine A.S. di Ancona. Senza troppo rallentare ho proseguito con la laurea Magistrale in Ricerca storica e risorse della memoria, Dipartimento di studi umanistici a Macerata dove ho ottenuto anche i 24 cfu. Dopo un altro intenso excursus all’Aquila ho frequentato ulteriormente il corso di formazione in Genere, Politica e Istituzioni qui a Scienze Politiche e ho quindi riprovato ad iscrivermi a quello stesso percorso che non ero riuscita a proseguire parecchi anni prima di cui adesso sono quasi in dirittura di arrivo. Nell’evolversi del 2020 ero molto preoccupata, oltre che dal lavoro in prima linea come OSS, anche, compatibilmente, per la complessità delle materie tecnico-economico-scientifiche di questo settore. Poi grazie alla collaborazione dei professori, degli studenti, con SKYPE, WATTAPP e la piattaforma Teams, mi sono sentita di potercela fare e ho cercato, conseguentemente, di addentrarmi nei meandri del ‘Capitale Immateriale’. Questa è la mia storia e come tutte le piccole e grandi storie che siano è importante per definire l’assetto socio economico e politico di ogni Paese. Il nostro modo di essere, di lavorare, di vendere e comprare, di relazionarci, di informarci, di restare in salute, di divertirci, di fare qualunque attività, passa e passerà in misura crescente attraverso Internet e i sistemi che abilitano queste attività di dispositivi e software.

Un aforisma dello scrittore W. Gibson dice: ‘il futuro è già qui, solo che non è distribuito in modo uniforme’. La società sfilacciata anche da questa pandemia è come divisa tra chi vive in un presente molto simile al passato e chi vive in un futuro molto simile alla fantascienza. Separata tra beni che hanno una consistenza corporea e che possono essere percepiti con i sensi e quelli che non hanno una consistenza materiale, ma che hanno comunque un non indifferente valore economico. [1]

Passare da un algoritmo ad un modello statico implica che sappiamo a priori che avverranno errori e la rilevanza che diamo agli errori dipende anche da fattori socio-economici-culturali. L’economia immateriale è comunque qui per restare. L’innovazione tecnologica ha da tempo superato quel punto di non ritorno che sta ridisegnando intorno a noi un mondo in rapido cambiamento e ci sta cambiando verso una pseudo-robotizzazione.

La definizione di “robot” come verrà discusso nel proseguo è stata sempre difficile da rintracciare, spesso confusa anche a livello di lingua di origine. La parola apparve per la prima volta nel 1921, nella commedia di Karel Capek in R.U.R, Rossum’s Universal Robots. “Robot” viene dal ceco dove il significato è “lavoro forzato”. Nella commedia, questi robot erano robot più nello spirito che nella forma, però, sembravano a tutti gli effetti esseri umani e invece di essere fatti di metallo, erano fatti di una sorta di plastica lucida. [2] Nella commedia i robot erano molto più efficienti delle loro controparti umane, ma anche molto più cattivi, sviluppando un istinto omicida e una importante dose di violenza.

In futuro potremmo vedere robot impiegati in tantissime funzioni oggi di pertinenza umana, in Giappone ad esempio, dove ci sono moltissime persone anziane che hanno bisogno di essere accudite, i robot sono entrati nelle case per tenere compagnia e controllare lo stato di salute di queste persone, una cosa che vedremo accadere sempre più spesso in futuro. Molti robot sono oggi programmati per sostituire i soldati nelle missioni pericolose, ma anche per mettere in ordine una camera, per cucinare, pulire e controllare la sicurezza pubblica.

La robotica è sicuramente una tecnologia esponenziale, che deve la sua accelerazione allo sviluppo indiretto di altre tre tecnologie, nello specifico: sensori, attuatori e intelligenza artificiale AI.

In un domani sempre più i lavori umani saranno rimpiazzati da attività autonome e robotizzate, specialmente nei lavori pericolosi e ripetitivi, i pericoli di non riuscire a gestire a livello sociale, etico e legislativo questo rapido cambiamento sono alti e da affrontare.

Il web è diventata la più grande piazza pubblica sia per celebrare il ricordo che l’intermediazione economico-finanziaria internazionale che in questi ultimi anni di fermento emergenziale si sta progressivamente a delineare.

[1] W. Gibson, INVERSO, Mondadori, 2017, Milano, p. 34.

[2] A.M. Ripellino, in Karel Capek, R.U.R. L’affare Makropulos, traduzione di G. Mariano, Torino 1971, pp. 171-183.

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