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LIBERTA’ DI STATO E LIBERTA’ DAL BISOGNO

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Redazione- Per ragionare sul concetto abusato di “libertà”, è necessario partire da alcuni anni orsono, quando il mondo diviso a blocchi, si scontrava su due idee di libertà reciprocamente delegittimate. Una era la libertà dal bisogno che costruiva la base del funzionamento dei sistemi socialisti e l’altra era la libertà dallo Stato che strutturava i regimi occidentali del Capitalismo. È quest’ultimo, com’è noto, che ha vinto quella guerra fredda esportando in buona parte del globo terrestre quel modello socio economico e culturale che vedeva nella limitazione dell’influenza dello Stato (e dunque del popolo sovrano), una condizione fondamentale per ottenere la libertà, favorendo il protagonismo del privato e del suo mercato. Nel nostro vecchio e ormai decadente continente, questo processo è stato ulteriormente rafforzato dai Parametri di Maastricht e dall’ente sovrastatuale che ne è conseguito. L’Europa ha svolto la funzione di privare in modo lento e progressivo i sui Stati membri, di funzioni decisionali svuotandoli di potere pubblico e risolutivo rispetto ai piccoli e grandi fenomeni disfunzionali del contesto sociale. La disaffezione nei confronti della politica e dei politici è senz’altro figlia degli eventi di corruzione di questi ultimi decenni, ma è prevalentemente il prodotto di uno Stato che delegando i suoi poteri centrali all’Europa, non è più in grado oggi di offrire risposte risolutive ai problemi delle persone ed in particolare, dei lavoratori e dei più sofferenti che rappresentano la vera maggioranza in ogni società e in ogni tempo. L’Europa a sua volta è preda delle scelte e degli umori della sua Banca Centrale. Dunque, non ci sono margini di miglioramento di questo Ente sovrastatuale perché è fin dal suo stato embrionale che si è pensato e voluto come un grande calderone nel quale la politica fosse mortificata a vantaggio del grande capitale finanziario e monopolistico di cui l’Europa è diventata serva e fedele esecutrice. Del resto è sempre il sistema produttivo che plasma a sua immagine e somiglianza il sistema politico, mai il contrario. La distanza tra lo Stato e i cittadini che oggi il Governo tenta maldestramente di ridurre dopo decenni di fratture, rende le comunità orfane della dimensione collettiva e quindi dell’assenza della possibilità di solidarismo e unità di classe tra sfruttati la cui schiera oggi si è incredibilmente ampliata inghiottendo dentro sé oltre l’operaio, il piccolo commerciante, il piccolo ristoratore, il piccolo imprenditore, il cosiddetto popolo delle partite iva, i quali subiscono uno sfruttamento che li accomuna materialmente ma che favorisce contemporaneamente la loro distanza. Tornando alla Guerra fredda dunque, spesso si pensa che la sua fine abbia aperto ad una fase storica post ideologica. Al contrario quella competizione non è stata vinta da un’entità neutra ma da una delle due ideologie, il Capitalismo appunto. Pertanto siamo in una fase non post ideologica ma iper e mono ideologica e senza accorgercene, respiriamo e facciamo nostri dei dogmi inspiegabili che sono causa dei nostri mali, come quelli espressi dai più secondo i quali, malgrado gli eventi, l’Europa continua ancora ad essere una preziosa opportunità. Per chi? Per i lavoratori sempre alla ricerca di un lavoro malpagato e sempre nel costante terrore di poterlo perdere da un giorno all’altro in una costante condizione di negazione del futuro e afflizione del presente? No, l’Europa e l’intero sistema capitalista servono a quella dozzina di potenti famiglie che detengono la ricchezza di tre miliardi e settecento milioni di persone. Pensate in un mini pullman vi sono fisicamente soggetti che posseggono la ricchezza di mezzo pianeta. Questa è la libertà dallo Stato. Libertà che è tale per una esigua minoranza parassitaria che malgrado questa crisi non ha perso un centesimo e che a breve continuerà a ingrassare e a cibarsi del sangue e del sudore di miliardi di esseri umani, buona parte dei quali continuerà a ritenere che la libertà vera non abbia altri canali per affermarsi se non attraverso lo sfruttamento e la mortificazione di coloro che, come noi, occupano i gradini più bassi della stratificazione sociale. È razionale un funzionamento sistemico di questo tipo? O vale la pena riconsiderare il concetto di libertà? Il problema principale è che nel corso degli anni questa razionalità iper ideologica e unilaterale del Capitalismo ha dipinto il suo sistema avverso come mostruoso disinnescando da un punto di vista psico sociale la facoltà di immaginare un’alternativa di mondo e di società dividendo gli sfruttati, mettendoli gli uni contro gli altri e definendo assassini coloro che hanno guidato un mondo infangato da una storiografia altrettanto unilaterale che ha tanto di propagandistico e molto poco di storico. Il Capitalismo sfruttando indiscriminatamente il pianeta, produce in meno di un decennio tanti morti quanti ne attribuisce al Socialismo reale in 70 anni di storia. E questo è inevitabile se il 20% del Pianeta sfrutta le risorse del restante 80% senza ridistribuire nulla incapace peraltro di garantire il benessere ai suoi stessi popoli. Il Capitalismo va superato dalla possibilità di costruire una società diversa, collettivistica che permetta a chiunque di potersi affermare partendo dallo stesso punto di partenza, sia esso figlio di un medico o di un operaio. Una società che garantisca sanità e istruzione potenziandone l’efficienza e l’accessibilità universale. Il contrario, insomma, di quello che l’Europa è. Per rientrare nelle grazie economiche di quest’ultima e della sua logica capitalista, i governi che si sono avvicendati in quest’ultimo decennio, hanno avallato tagli alla Sanità per 28,1 miliardi:

  • 8,4 decisi dal governo Letta (Finanziaria 2014);
  • 16,6 decisi dal governo Renzi (Finanziarie 2015, 2016 e 2017);
  • 3,1 decisi dal governo Gentiloni (Finanziaria 2018).
  • 8 miliardi decisi dal governo Monti (Finanziarie 2012 e 2013);
  • 0,6 miliardi fatti dal Governo Conte (Finanziaria 2019).

Nel 1998 l’Italia poteva contare 1381 ospedali, di questi il 61,3% pubblici e 38,7% privati accreditati (pagati con soldi pubblici) che assicuravano 5,8 posti letto ogni 1000 abitanti. Nel 2007 il numero di posti letto scende a 4,3 ogni 1000 abitanti e anche gli istituti ospedalieri diminuiscono di 184 unità e tutto a vantaggio degli istituti privati che invece aumentano la quota percentuale al 45%. Nel 2017 gli istituti ospedalieri sono 1000 e la quota del privato aumenta fino al 48,2%, ma con un ulteriore taglio sui posti letto di 3,6 ogni 1000 abitanti.

Ebbene l’infartuato di Gissi, di Castiglione Messer Marino, che muore a causa di questi tagli e di queste carenze perché non un servizio sanitario nazionale pubblico degno di questo nome in grado di risolvere prontamente la sua emergenza, non è vittima del fato. È vittima del capitalismo europeo. Cosa sia diventata la sanità pubblica oggi è ancora più chiaro e a breve sarà chiaro quanto siano stati pesanti e totali i tagli dei diritti sociali come quello al lavoro, alla casa, allo sciopero, all’istruzione e appunto alla sanità stessa. E non potrebbe essere diversamente perché è lo Stato che tutela e garantisce questi diritti. Ma se la logica libertaria di questa società prevede una limitazione dell’influenza del potere e della presenza dello Stato, inevitabilmente vengono meno tutti quei diritti che distinguono la civiltà umana da quella animale. Wolfgang Schaeuble, ex Presidente del Parlamento tedesco ed ex Ministro delle finanze, ha affermato ieri che «è assolutamente sbagliato subordinare tutto alla salvaguardia della vita umana». Sono questi i vincitori della guerra fredda che contestano ad altri le violazioni dei diritti umani. Rimanendo in tema di citazioni, un altro signore degno di nota è l’ex Ministro Calenda che poche sere fa affermava che a causa della sfiducia degli italiani nei confronti del mostro europeo pari al 61%, sarebbe il caso di fare immediatamente un governo tecnico con una figura di fiducia della Comunità europea. In questa esplosione di sincerità, emerge il concetto di democrazia di questo sistema che permette di scegliere il macchinista del treno anche perché chiunque esso sia, lo dirigerebbe sempre verso Bruxelles. È ora che si cominci a decidere sulla direzione del treno piuttosto che sulla guida. Altrimenti non chiamatela democrazia. Chiamatela dittatura del finanzcapitalismo.

Comprendo che per alcuni queste riflessioni appariranno estremamente idealiste. Al contrario sono le più pragmatiche perché questo sistema non presenta alcun margine di riformabilità. Ecco dunque che diventa necessario introdurre nel dibattito pubblico quei semi di trasformazione che possano tornare ad aprire la strada al concetto di un altro mondo possibile, di una futura umanità scevra da quella dicotomia ricchi e poveri o sfruttati e sfruttatori che non ha nulla di normale. L’abnorme per il solo fatto di essere ripetuto quotidianamente,

non potrà mai assurgere allo status di normalità.

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