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LETTURA PSICOANALITICA DEL FILM “MARNIE” DI ALFRED HTICHCOCK, UN FEMMINILE DIVISO- DOTT.SSA MARIA RITA FERRI(VIDEO)

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Redazione-La macchina da presa, come usuale nella poetica di Hitchcock., anche in questo film è in realtà rivolta costantemente verso il mondo interno, volta a cogliere l’inconscio che nel profondo agita l’animo di ognuno: protagonista e spettatore.

Nelle scene iniziali non compare mai il volto della donna, ma in primo piano sono oggetti: la borsa, la valigia, oggetti nella valigia. Ciò può significare che protagoniste sono le forze inconsce, senza volto, che guidano l’agire.

 La macchina da presa si sofferma sull’immagine della borsetta, in primo piano all’inizio del film, che trova un suo doppio nella valigia. La borsetta rappresenta, alla luce di ciò che la storia rivela, la femminilità minacciata e mutilata che viene riempita di buone cose, preziose e di valore, come a riparare il danneggiamento.

 Dopo l’agito del primo furto, Marnie torna nella casa natale, per portare nuovi doni alla madre, dove dopo un drammatico e inquietante colloquio che sancisce l’impossibilità di incontro emotivo con lei, tenta il riposo. Nel sonno appaiono frammenti dell’incubo ricorrente, che replica la scena del trauma nelle notti di Marnie:. “…E’ sempre quando tu arrivi alla porta che comincia a fare freddo…” mormora nel sogno Marnie, aggiungendo “non mi far muovere, fa troppo freddo, non allontanarmi”:. E’possibile  peraltro individuare  nelle sue parole la dolorosa percezione di una madre-ambiente fredda,  che, attraverso l’ interiorizzazione, fa sì che l’ambiente interno della psiche di Marnie  sia  divenuto freddo (e tale si  rivelerà nella “freddezza” con cui cambia personalità e agisce i furti o nell’ impossibile incontro d’amore con Mark), per l’assenza del calore di un buon oggetto materno interiorizzato.

possiamo ipotizzare che in esso si esprima il desiderio più profondo in Marnie: che l’allontanamento emotivo della madre si rovesci nell’immagine in cui giunge a bussare al cuore o alla vita della figlia,  per tornare ad alloggiarvi e a diffondere calore. La stessa immagine include il Sé di Marnie che “bussa” alla porta della madre,. Ancora, l’immagine della madre nel sogno può rappresentare una parte “antica” e inconscia del Sé di Marnie che”bussa” alla coscienza, la cui unica risposta possibile, prima del processo di elaborazione, è l’angoscia.

 L’interazione tra madre e figlia rimanda all’impossibilità disperante di un riconoscimento dell’Altro, da parte della madre che, “accecata” inconsciamente dal trauma, avvolge la figlia di uno sguardo che la esclude, sguardo opaco che, perduto in un passato inelaborabile, attraversa l’oggetto senza riconoscere. Marnie, in ogni avvicinamento, ha visto i tratti dell’immagine materna irrigidirsi al punto da non potervi scoprire i propri tratti.

La mancanza del riconoscimento materno, a mio avviso, agisce come secondo trauma che, amplificando l’effetto del primo, esita una scissione nevrotica nella personalità di Marnie configurantesi nella fioritura di un “falso Sé” adulto, un Io che reprime nell’inconscio il ricordo del trauma. Il ricordo traumatico trova forma nell’irrompere di elementi inconsci(colore rosso dei gladioli, gocce di sangue sulla camicetta, il  sogno ricorrente, il temporale, il colore rosso sulla camicia del fantino) e dall’impossibilità di trovare una risposta che riunifichi i due mondi.

La coazione a ripetere il furto ha senz’altro il significato inconscio, per Marnie, di riprendere con sé la “buona madre” l’oggetto del furto, infatti, è la buona madre perduta e di cui riappropriarsi,e i suoi doni, (con Winnicott), punendo il potente e terrifico mondo maschile, ma ha inoltre il significato ancora più pregnante di tentativo disperato di guarire la relazione con la madre, riparandone l’immagine danneggiata di cui si sente oscuramente colpevole,  e la propria distruttività :“…io non sono come gli altri esseri umani, so quello che sono” dirà a Mark. Il sentimento di colpa inconscio spingerà inoltre Marnie a tentare, attraverso il reiterarsi del furto, una possibile espiazione attraverso l’intervento di un’autorità esterna, come cercasse una punizione al senso di colpa inconscio e come ripetre il trauma ( furto come omicidio) nel tentativo di superarlo.

Nelle scene in cui progetta il furto, Marnie guarda incantata il movimento dei cassetti che si aprono, contenenti il codice per l’apertura della cassaforte: nei suoi occhi è l’incanto del desiderio di aprire l’impermeabilità della madre e goderne i suoi doni, sorretto dalla fantasia inconscia di una “madre-cassaforte”, ricca di buoni oggetti da cui lei è esclusa, l’unica “cassaforte” che non può aprire.

L’incontro con Mark Rutland  segna l’inizio della trasformazione. Egli, impersonando una funzione contenitiva interna, analitica e materna, si inserisce come “terzo” strutturante nella dicotomia  “Io –mondo pulsionale”, “vero e falso Sé”, “madre-figlia”, che lacera l’animo di Marnie. Deliziosa è la citazione di Hitchcock, che situa nello studio di Mark oggetti di arte pre-colombiana, come nella stanza di analisi di S.Freud e, più avanti, nella disposizione spaziale di Mark, sulla sedia, e di Marnie, sul letto (nella scena del”gioco” delle libere associazioni) che richiama la configurazione del setting analitico.

Mark, nella sua mente, accoglie Marnie e il suo enigma, accogliendone il dolore e lo spavento in un abbraccio sia fisico (già nella scena del temporale) che mentale. La tempesta che giunge nello studio di Mark e che produce in Marnie un’angoscia senza nome è l’eco di un movimento tempestoso e pulsionale interiore che fa vacillare le fragili difese dell’Io e chiede di essere compreso. “Tempesta”, dal latino “tempestas”, proviene etimologicamente dalla parola “tempus”, ovvero tempo, che ha la radice “tem” dal significato di tagliare. E’ il tempo interno di Marnie, bloccato al momento del trauma, che ha tagliato via la speranza e il legame, che ha tagliato in due, o scisso, la vita interiore e il dialogo tra le parti di sé, che trovano in Mark l’area transizionale in cui coesistere. Nella mente di Mark,infatti, in un atto di comprensione (da com-prendere, ovvero prendere con sé), alloggiano le due Marnie e trovano gradualmente integrazione. Ciò permetterà alla psiche di Marnie di trovarla in sé. Elementi psichici grezzi, spuri in Marnie, acquistano senso nella mente di Mark,  vi trovano uno spazio di pensabilità, sono così sottratti all’agire e consegnati al pensiero affettivo, che integra e ripara i tagli psichici.

 Le permette così un’ esperienza di riconoscimento del vero Sé, che da questo momento in poi trova accesso graduale alla coscienza. Egli, come vero “Io ausiliario”, la sostiene con amore mentre le porge prove di realtà (ricordiamo la scena in automobile in cui fa cadere le difese fabulatrici con cui Marnie tenta di percorrere il mondo proteggendo dal contatto con l’esterno minaccioso parti autentiche del Sé), inoltre si pone come filtro o intermediario tra la psiche di Marnie e il mondo: restituisce il denaro da lei sottratto e riparando i suoi rituali aggressivi ripara l’immagine danneggiata, attraverso il furto, della “cassaforte” come buon seno materno: simbolicamente rende possibile il desiderio di Marnie, la ricongiunge con gli oggetti amati (le riconduce il cavallo, presenza affettiva e vitale nel mondo di Marnie). Mark inoltre, nei dialoghi, ripercorre con lei le fasi del processo difensivo dal trauma, collegando ed interpretando frammenti del sentire e del ricordo. Tale percorso corrisponde e rappresenta il processo interiore di mentalizzazione del trauma.

La drammatica scena dell’uccisione del cavallo si configura come replica della scena traumatica e assume inoltre significati psicologici fondamentali di espiazione della colpa inconscia, attraverso il sacrificio e la perdita del buon oggetto amato. Essa è inoltre disvelamento del significato dell’uccisione come atto d’amore (per il buon oggetto proiettato nell’immagine del cavallo, salvato dal dolore e dall’agonia e verso la madre nell’episodio traumatico dell’infanzia),anticipazione del perdono. Marnie uccide nel cavallo simbolicamente le proprie pulsioni e quindi si prepara a riconoscerle.

Nella scena in cui, aprendo in segreto la cassaforte di Mark, tenta nuovamente la riattivazione della coazione al furto è resa evidente, dall’abile gioco dello zoom sui soldi e sulle mani di Marnie, l’avvenuta interiorizzazione del conflitto. L’Io combatte contro i propri impulsi, non più soggiogato da fantasie persecutorie, in una realtà non più persecutoria (“Prendi” dice Mark che la raggiunge alle spalle, indicando il denaro: “è tuo”): rende impossibile l’attuarsi della coazione.

Si ricompone la biografia e l’integrazione tra parti in precedenza scisse. L’agito originario giunge a coscienza, diviene raccontabile e quindi pensabile, sottratto alla fatticità dell’agito coattivo diviene psichico,

divenendo emozione dell’Io.

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

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