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“L’ETAT C’EST MOI'”: LUIGI XIV (PRIMA PARTE)

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Redazione- Il sovrano francese Luigi XIV, il Re Sole, incise a tal punto sul suo tempo da cambiare non solo la storia europea quanto anche la moda, l’arte, la tecnologia e, in generale, la cultura.Nacque a Saint-Germane-en-Laye il 5 settembre del 1638, figlio di Luigi XIII e di Anna D’Austria. La sua fu una nascita considerata miracolosa, perché avvenne dopo ventitré anni di matrimonio.In seguito si diffusero varie leggende secondo cui Luigi ebbe un fratello gemello, rinchiuso nel carcere della Bastiglia, coperto da una maschera di ferro perché non fosse riconoscibile ed identificabile al fine di evitare problemi di successione al trono.Il suo regno fu caratterizzato dall’assolutismo monarchico. Sua fu l’espressione «Lo Stato sono io». Dal 1643 al 1715 Luigi XIV, convinto assertore della monarchia assoluta, governò il Regno di Francia rafforzandone il potere politico e culturale in tutta Europa. Divenne re a soli cinque anni nel 1643, dopo la morte del padre. Poiché infante, le redini del regno vennero assunte dal primo ministro francese, il cardinale italiano Giulio Mazzarino, il quale guidò la Francia nella fase finale della guerra dei Trent’anni e determinò l’affermazione della supremazia francese in Europa. L’aumento del peso fiscale provocato dalla guerra dei Trent’anni suscitò nelle campagne francesi un’ondata di proteste che si unì al malcontento dell’aristocrazia poco soddisfatta dalla politica di accentramento del potere del cardinale Mazzarino.
La rivolta partì dal Parlamento francese, un’istituzione provinciale non rappresentativa, sebbene di controllo amministrativo e finanziario con poteri giudiziari, che con il tempo aveva assunto il diritto di esaminare e respingere gli editti regi oltre che di registrarli.Nel 1648 il Parlamento di Parigi, il più importante di Francia, diede vita a una rivolta, detta fronda parlamentare; respinse alcune misure finanziarie emanate da Mazzarino e chiese di poter esercitare il pieno controllo su tutti gli atti finanziari della Corona.Mazzarino, reagendo contro la fronda, fece arrestare i parlamentari e reprimere la rivolta. Successivamente, nel 1650, fu una parte della nobiltà francese a dare luogo a un’altra rivolta, detta fronda dei nobili, di fronte alla quale Mazzarino fu costretto a fuggire con tutta la corte da Parigi dove rientrò solo nel 1652, dopo la vittoria delle truppe del re sulla nobiltà riottosa.Luigi XIV doveva, ma soprattutto voleva, togliere potere politico al Parlamento parigino e ai nobili francesi, i quali limitavano le sue azioni e decisioni.Il Parlamento era già operante in Francia a partire dal 1239, quale organo di amministrazione regia della giustizia. Pertanto rappresentava la suprema corte giudiziaria francese in età moderna, la cui principale prerogativa consisteva nel diritto di opposizione agli editti reali e all’assolutismo monarchico. Ne conseguì che il Parlamento fu protagonista della prima fase dell’opera di riforma luigina. Il Re Sole non condivideva affatto le idee parlamentari e per questo limitò a tal punto il Parlamento durante il suo regno da renderlo privo di potere e di prestigio.Soggiogato il Parlamento, Luigi XVI si occupò di limitare i poteri della nobiltà. I nobili a Parigi si dividevano in più categorie: c’erano gli officers ovvero alti funzionari di Stato, detentori di cariche acquistate su pagamento di un’ingente somma di denaro. In pratica essi erano rappresentanti privati di un ufficio pubblico, così che i loro interessi si scontravano inevitabilmente con quelli dello Stato, soprattutto con quelli del monarca.Di contro il re durante il suo regno concesse loro sempre meno onori, titoli e cariche, favorendo invece la figura dell’intendente (intendent) che, tra il ‘600 e il ‘700, era un funzionario di nomina regia preposto al controllo delle amministrazioni periferiche con competenze che si estendevano dall’ambito giudiziario, a quello fiscale e all’ordine pubblico. L’intendente svolgeva un ruolo estremamente importante e, soprattutto, a differenza degli officers, era ben visto dal re e dallo Stato francese.Dopo quasi vent’anni, alla morte di Mazarino nel 1661, Luigi XVI assunse direttamente il governo e iniziò il suo regno promettendo pace, prosperità e riscatti nei confronti della Spagna. Quando i membri della corte chiesero a Luigi XIV da chi avrebbero dovuto prendere ordini da quel momento, il re li invitò a rivolgersi direttamente a lui.A ventidue anni Luigi decise che durante il suo regno la Francia non sarebbe più stata vittima di rivolte e di difficoltà finanziarie.Stabilì di creare una monarchia assoluta in cui il sovrano fosse il centro indiscusso con pieni poteri, aiutato da un Consiglio di ministri con poteri di controllo e composto da uomini di fiducia non provenienti dalla nobiltà. A livello amministrativo, Luigi scelse personale costituito da uomini privi di potere proprio, che venivano chiamati a svolgere una funzione temporanea e revocabile dal re: sottrasse in questo modo il potere alla nobiltà e tramite gli intendenti, ufficiali provinciali creati dal cardinale Richelieu, primo ministro del padre Luigi XIII, fece sentire il peso del potere centrale sulle periferie del regno. Luigi XIV sapeva che per attuare il disegno di un potere monarchico assoluto era indispensabile sciogliere il legame tradizionale tra il popolo e l’aristocrazia, che da secoli governava ampi territori all’interno della Francia.La grande e fortunata politica di espansione e l’enfatizzazione del carattere sacrale del suo potere contribuirono a formare il mito del Re Sole.Nel 1682 spostò in modo permanente la sua residenza da Parigi alla ricca reggia di Versailles e invitò i nobili a trasferirsi e ad abbandonare le residenze sparse per tutta la Francia.Qui Luigi divenne il Re Sole, il sovrano attorno al quale girava tutta la vita politica del regno. Creò una vita di corte basata su feste e giochi nonché sulla costante distribuzione di soldi e cariche ai membri della nobiltà, riuscendo in tal modo ad allentare il legame tra nobiltà e territori francesi e a controllare i nobili riunendoli in un’unica reggia, trasformandoli così in cortigiani.A Versailles si circondò di nobili – a cui tolse ogni decisione politica oltre che gli appannaggi – e principalmente di grandi artisti, pittori, scultori, musicisti. Egli volle rendere pubblico e indelebile il suo prestigio ma tutto ciò ebbe un costo molto alto in denaro.La reggia di Versailles fu una cittadina con botteghe, artigiani, passatempi di ogni genere, immersa in uno splendido parco realizzato da Le Notre, un architetto nato nel 1613 a Parigi, tra i cui lavori oltre al parco di Versailles ricordiamo i giardini di Vaux-le-Vicomte e quelli di Clagny. Le Notre fu per oltre trent’anni il supervisore dell’allestimento del parco reale.Da un luogo scarso di risorse naturali e povero di afflussi idrici, l’ingegnoso architetto riuscì a ricavare boschetti, un teatro d’acqua, un labirinto e centinaia di opere d’arte ispirate al mito di Apollo, a cui lavorarono ogni giorno più di 6.000 cavalli e oltre 38.000 operai, che servivano per le feste sfarzose che il re dava quasi ogni settimana.A corte, a disposizione del re, vissero tantissimi artisti tra cui Jean Racine, il quale, in occasione del matrimonio di Luigi XIV con l’infanta Maria Teresa, come suo esordio letterario in un concorso poetico indetto dal re, scrisse “La Ninfa della Senna, Alla regina” (La Nymphe de la Seine à la Reine) e con quest’opera vinse il primo premio ed entrò nelle grazie di sua maestà.Da Versailles, Luigi XIV governò la Francia in maniera diretta e assoluta. Il primo problema che incontrò fu quello religioso, infatti egli voleva allontanare dalla sua patria tutti gli ugonotti,  tanto che emanò il 18 ottobre 1685 l’editto di Fontainebleu con il quale revocò l’editto di Nantes (1598) e costrinse circa 300.000 ugonotti all’espatrio nel Brandeburgo, in Olanda, in Inghilterra, in Svezia e in America settentrionale. In seguito, nel 1705, il sovrano francese richiese al papa Clemente XI una bolla con la quale chiuse tutte le scuole ugonotte e distrusse il monastero di Port-Royal-des-Champs.Port-Royal, riformato dall’Arnauld, era il luogo in cui si riuniva un gruppo di studiosi di dottrine morali, di logica e grammatica. Questo gruppo aderiva alle idee giansenistiche e viveva in stretto contatto con la religione. Ne facevano parte, tra gli altri, St-Cyran, Arnauld, Nicole e Pascal. Centro di grande influenza sulla vita letteraria e religiosa, il monastero fu oggetto di persecuzioni sino alla sua completa e definitiva scomparsa.Luigi XIV attuò inoltre una forte politica espansionistica. Questo intento fu possibile, sia per le ricchezze della Francia, anche se venivano continuamente sperperate dal re, sia perché l’esercito riuscì a tenere in scacco le grandi potenze europee: gli effettivi militari, infatti, passarono dalle 65.000 unità del 1667 alle 400.000 del 1705. Crebbero però anche le spese belliche, le truppe vennero equipaggiate con nuove armi, molto costose, le piazzeforti furono potenziate e si sviluppò notevolmente anche la marina da guerra.

(continua…)

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