” LE GUERRE DI TRUMP ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Quanti conflitti armati si combattono oggi sul nostro pianeta.Molti, troppi.Si parla di cinquantasei conflitti che coinvolgono novantadue paesi sia all’interno dei loro confini che fuori. Senza contare che dalla fine della seconda guerra mondiale sono centinaia ogni anno i conflitti armati che alimentano un elenco ormai troppo lungo .
Ci sono poi guerre più conosciute e meno conosciute come accade nei nostri giorni. Per esempio tra quelle più conosciute la guerra russo -ucraino. Una guerra iniziata nel 2022 e che già nel 2024 presentava questo scenario : 14 milioni di persone senza casa e solo all’interno dell’Ucraina 6 milioni di sfollati. 8 milioni di persone hanno lasciato l’Ucraina per cercare protezione in Europa, mentre sono 18 milioni le persone bisognevoli di aiuto.
Il conflitto arabo- israeliano ha una lunga storia che ha inizio con la formazione dello stato di Israele dopo la seconda guerra mondiale. Oggi in quello scenario assistiamo ad un conflitto che coinvolge di volta in volta Iran , Libano ma che sostanzialmente si combatte tra Israele e Hamas che nell’ottobre dello scorso anno lo ha scatenato con i suoi raid sul territorio di Israele che hanno prodotto morti, sequestri di persone detenute ancora oggi come ostaggi , distruzioni. All’attacco di Hamas Israele ha risposto con una violenza forse spropositata, con azioni di guerra soprattutto nella striscia di Gaza. Israele sostiene che la sua offensiva,per una vittoria finale e definitiva mira a distruggere i tunnel utilizzati da Hamas e dai gruppi armati palestinesi nella Striscia di Gaza. Questa offensiva fino ad oggi ha ridotto gli insediamenti nella striscia ad un cumulo di macerie. Ha distrutto ospedali e scuole. I bombardamenti israeliani hanno causato oltre 40.000 morti (oltre 13.000 sono bambini) e oltre 92.000 feriti (fonte Ministero della Sanità palestinese), che si vanno a sommare alle oltre 1.500 vittime israeliane. Secondo fonti Onu: quasi 1,9 milioni dei 2,4 milioni di abitanti di Gaza sono sfollati, di cui quasi un milione sono bambini (1 milione solo nella prima settimana dall’inizio dei bombardamenti).
La guerra civile in Myanmar che dura dal 1948 , si è attualemnte intensificata a seguito del colpo di stato militare del 2021 che ha portato a una dura repressione e alla formazione di milizie di resistenza armata. Secondo l’ISPI ,l’Isituto per gli studi di politica internazionale il Myanmar è un paese frammentato che deve affrontare gli effetti politici, economici e sociali della guerra civile. Allo stesso tempo, la giunta militare riunita sotto lo State Administration Council (Sac) ha progressivamente perso il controllo di vasti territori a favore delle forze anti-giunta .
Conflitto nel Maghreb e nel Sahel. Sahel e Corno d’Africa sono i territori interessati alle azioni di gruppi armati come Boko Haram,Aqim (al-Qaeda nel Maghreb Islamico), al-Mourabitoun e Ansar Eddine, e al-Shaabab. i gruppi neo-jihadisti subsahariani Hanno obiettivi militari ma anche civili .Il Sahel è attualmente teatro di una grave crisi umanitaria e di sicurezza, caratterizzata da violenza, instabilità politica e sfollamenti di massai.
Guerra civile in Sudan. Lo scontro armato iniziato il 15 aprile 2023 in Sudan vede protagoniste le due principali strutture di sicurezza del Paese. Da una parte le Sudanese Armed Forces (SAF), ossia il tradizionale esercito nazionale. Le SAF sono guidate dal Generale Abdel Fattah al Burhan che comcretamente governa il Paese dall’ottobre 2021. Dall’altra parte, vi sono le Rapid Support Forces (RSF), un gruppo paramilitare guidato dal Comandante Mohamed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemet .Quasi 13 milioni di sfollati, più di 3 milioni di profughi oltre confine, un bilancio di morti difficile da verificare. Con scarse possibilità di pacificazione a breve.
E quelle meno conosciute come per esempio le “guerre dimenticate’ che interessano i diversi continenti del Sud globale: 1. Afghanistan,2. Haiti,3. Mali,4. Nagorno-Karabakh (in Azerbaigian)
5. Sudan del sud 6. Yemen, solo per citarne alcune
Dunque una terza guerra mondiale frammentata. Anche se le guerre che si combattono oggi sono molto diverse da quelle che conosciamo storicamente. E’ una evoluzione delle capacità di attacco ma anche di difesa. un vero arsenale di nuovi strumenti bellici, con la novità forse più importante come i droni, veicoli senza pilota comandati a distanza . E’ fuor di dubbio che la guerra moderna si combatte con l’aviazione. Ovvero raid di aerei per bombardamenti micidiali.
Un modello di conflitto ormai entrato nella storia se si considera quanto avvenuto per esempio nelle prime sei settimane di operazioni militari contro l’Iraq nel 2003 quando le forze aeree della coalizione internazionale effettuarono 41.000 missioni di combattimento. Bombe a guida GPS, bombe a guida laser e bombe “stupide”.
Guerre che si combattono nei cieli con un arsenale molto ricco tra cui le armi a lungo raggio in grado di colpire obiettivi mirati a lunga distanaza,strumenti di osservazione, di ricognizione: dai satelliti ai velivoli e ai droni spia. i missili balistici tattici Iskander, che colpiscono a 300-500-600 chilometri ; il famoso Tomahawk americano, con una portata intorno ai 2’000 km. Gli Storm Shadow forniti per esempio agli ucraini da inglesi, francesi e italiani , missili da crociera (del tipo land attack, aereo-lanciato) che hanno una portata ben superiore ai 500 chilometri.
Insomma un arsenale veramente variegato anche se bisogan constatare amaramente che l’unica arma realmente in grado di cambiare le sorti di un conflitto è l’arma nucleare.
E a questo proposito va tenuto presente che i paesi che attualmente possiedono armi nucleari sono nove: Russia, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Tra questi sono riconosciute come potenze nucleari Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina. Per quanto riguarda l’Italia va detto che il nostro paese ha aderito nel 1975, al trattato di non proliferazione nucleare, quindi non produce armi nucleari ma aderisce al programma di “condivisione nucleare” della NATO. Gli arsenali nucleari globali contano circa 12.500 testate, con Stati Uniti e Russia che ne detengono oltre il 90%. Uno scenario devastante , apocalittico su cui ha voluto mettere l’accento anche il comitato per il conferimento del premio Nobel per la pace assegnandolo per il 2024 all’organizzazione giapponese Nihon Hidankyo, che riunisce i sopravvissuti alla devastazione della bomba atomica usata dagli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale contro le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.
Armi nucleari e armi convenzionali. Tra quest’ultime le micidiali mine antiuomo che un trattato internazionale,la convenzione di Ottawa, ha tentato di mettere al bando . Una convenzione alla quale hanno aderito attualmente 164 Stati tranne Cina, Russia, e Stati Uniti.. Da ultimo anche l’Ucraina ha chiesto di uscire da tale trattato .
Le mine a rilascio di pressione (o balzanti) si attivano quando vengono schiacciate da un peso come quello di un piede umano ed esplodono quando il piede continuando a cammonare si stacca. Un arma micidiale che deve essere assolutamente bandita perchè la mina non riesce a fare la differenza tra il piede di un soldato o il piede di un bambino . Il 2019 è stato il quinto anno consecutivo con oltre 5000 “incidenti”, provocati in particolare da ordigni definiti “improvvisati”. Almeno 5.554 le vittime, 2.170 delle quali rimaste uccise. Oltre cento i morti e i feriti in Afghanistan, Colombia, Iraq, Mali, Nigeria, Yemen e Ucraina. Proprio in riferimento all’Ucraina è stato stimato che per bonificare il territorio di questo paese alla fine del conflitto, ci vorranno ingenti risorse pari a quasi ventisette miliardi di dollari . Dove sono passate le guerre le mine sono ancora là. La Croazia, per esempio dopo vent’anni dalla fine del conflitto non si può dire ancora completamente sminata. Le mine sono progettate per terrorizzare la popolazione civile .
Pappagalli verdi è il titolo di un libro pubblicato nel 1999 da Gino Strada, il fondatore dell’ong Emergency. “Cronache di un chirurgo di guerra”. Nel libro Strada parla di queste particolari mine, submunizioni sovietiche Pfm-1, denominate Pappagallo verde perchè colorate e a forma di giocattolo che ingannando soprattutto i bambini provocano la morte o danni permanenti e quindi irreversibili .
A questo proposito delle mine che ormai sono disseminate in gran parte dell’Ucraina scrive Milena Gabanelli nel suo Data Room del Corriere della sera : “Le PFM-1 o PFM-1S vengono seminate sul territorio da aerei ed elicotteri tramite un sistema a dispersione, oppure dai razzi da artiglieria, che possono trasportare fino 312 mine ciascuno. Non detonano all’impatto, ma si attivano qualche ora dopo e basta una pressione di 5 kg per farle esplodere. La forma irregolare e i colori mimetici le rendono estremamente difficile da individuare, e possono rimanere nascosta nella vegetazione o nel fango anche per anni.“
In Italia, la produzione di mine antiuomo è cessata da tempo, e il nostro paese ha aderito alla Convenzione di Ottawa che vieta la produzione, l’utilizzo, l’immagazzinamento e il trasferimento di mine antiuomo.
Per non tener conto dell’arma più micidiale di tutte : la fame, come accade proprio oggi nel conflitto Hamas Israele in cui quest’ultima non permette l’ingresso di aiuti umanitari nella striscia di Gaza dove muoiono per fame a centinaia, compreso quanti vengono abbattuti deliberatamente dall’esercito israeliano durante la distribuzione del cibo .Una condizione che produce attualmente ma soprattutto nel prossimo futuroe sindromi da malnutrizione con conseguenze devastanti sia dal punto di vista fisico che psicologico per le persone vittime di questa situazione.Oltre 1 milione di persone, tra cui migliaia di bambini, stanno letteralmente morendo di fame e di sete .La situazione sanitaria è al collasso, con ospedali e strutture mediche che faticano a fornire cure essenziali, con strutture apparecchi, medicinali e personale assolutamente insufficienti per un numero di pazienti altissimo.
Uno scenario di guerre sempre pià preoccupante perchè a pagare il prezzo più alto sono le popolazioni civili .Le Nazioni Unite stimano che nel 2025, 305 milioni di persone avranno bisogno di assistenza umanitaria, in quanto le loro esigenze sono ulteriormente alimentate da conflitti e violenze.
La IV Convenzione di Ginevra, distingue tra conflitti internazionali e quelli non internazionali: nel I Protocollo Aggiuntivo i primi, ovvero tra le forze armate riconosciute degli Stati, nel II Protocollo Aggiuntivo gli asimmetrici, ovvero tra uno Stato e dei gruppi armati organizzati, o tra una potenza occupante e gruppi armati che contendono un territorio occupato, ma anche tra gruppi armati non ufficiali e riconosciuti che combattono tra di loro.
Questa lunga riflessione sulle guerre in atto nel nsotro pianeta, sul modo di combatterle e sulla loro storia vuole essere una specie di introduzione per alcune considerazioni su quelle che ho voluto chiamare le guerre di Trump. Anche perchè non ci sono solo guerre armate. Ovvero che si combattono con le armi tradizionali o con le armi che la tecnologia ci offre e la scelta è veramente ampia dalla clava alla bomba atomica . Ci sono anche guerre di altro tipo .
Tra queste le guerre di Trump . Che sono diverse da quelle armate anche se il neo Presidente Usa per favorire il suo alleato israeliano nella contesa con l?iran non ha esitato a compiere , nella guerra delle “dodici ore” un raid aereo sulle basi in cui si ipotizzano i depositi per l’arricchimento dell’uranio con bombe di profondità degli arsenali del Pentagono. Al suo insediamento il Presidente Trump a proposito di guerre armate e in particolare per le due più note Israele – Hamas e Russia – Ucrina , si era impegnato ad una mediazione che nel giro di qualche giorno avrebbe dovuto porre fine ai conflitti. Così purtroppo non è stato. Le vicende che caratterizzano la sua mediazione con colloqui, incontri, proposte, beneplacito per incontri di delegazioni sono note alle cronache quotidiane. Oscillano tra speranze e certezze. Ed è ormai chiaro a tutti l’appoggio nel conflitto Israele Iran dato ad Israele con una guerra durata dodici ore in cui la supremazia americana in campo militare ha conservato ad Israele il ruolo di potenza atomica nel medio oriente distruggendo ( fino a prova contraria ) gli impianti di arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran che si prepara forse da tempo a candidarsi anch’essa potenza nucleare.
Ma a parte l’episodio iraniano il Presidente Trump è impegnato iella cosiddetta guerra commerciale dei dazi, forse altrettanto violenta e micidiale perchè che ha sortito un solo effetto , quello della incertezza sui mercati globali non esente da confuzsone e con pesanti perdite della borsa americana e di riflesso di molte altre. Una strategia difficile da comprendere. C’è chi afferma che è un modo di far pagare il debito pubblico americano ad altri paesi. Chi diversamente afferma che le minacce di dazi sono legate alle altre trattative come quella per la pace in Ucraina .O come quella per l’approvvigionamento di terre rare o uso di brevetti come con la Cina. A secondo dell’andamento della trattativa con Putin,Europa, Xi Jinping Trump minaccia alternativamente di imporre dazi e sanzioni alla Russia alla Cina . Oppure i dazi come arma di ricatto o di contrattazione come per gli accordi con il Canada per esempio ma anche altri paesi. I dazi sono misure di protezione che potrebbero avere anche l’effetto contrario ma l’imprevedibilità delle mosse a cui il Presidente Trump ha ormai abituato il mondo potrebbe anche far funzionare questo strumento.
In realtà quando prima ho parlato di speranze e di certezze il tema certo su cui Trump è impegnato veramente con le sue guerre è quello di isolare e combattere la Cina . A questo proposito il suo tentativo di portare dalla sua parte lo stesso Putin, sottraendolo alla influenza cinese potrebbe risultare vincente. E’ noto come la Cina abbia un tallone di Achille per il suo sviluppo e per la marcia quasi inarrestabile del suo PIL : la mancanza di fonti energetiche fossili come per esempio il petrolio. E’ altrettanto noto come il maggiori produttori di petrolio del pianeta siano gli Stati Uniti d’America, gli Emirati Arabi che Trump ha già provveduto ad associare agli affari americani e addirittura ai suoi personali e la Russia. Se Trump dovesse riuscire a creare un cartello tra questi paesi in campo petrolifero e quindi dettare imposizioni in tal senso alla Cina probabilmente la sua battaglia sarebbe vinta e la sua strategia e sue guerre sarebbero servite . E come .
