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LE DIFFERENZE CULTURALI COME RICCHEZZA DELLE TRADIZIONI DELL’UMANITA’(SECONDA PARTE)

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Prof. Silvio Petaccia e Dott.re Giovanni Zuccarini

Redazione-Le attività sportive, ludiche nate in origine come parti integranti di cerimonie spirituali e religiose, ancora oggi raccomandate ai giovani quale momento di formazione generale, cosi come occasione di spettacolo e divertimento simili per tanti aspetti a quelli che si svolgevano nei circhi e negli anfiteatri dell’antica Roma, rivelano tutta la loro importanza perché espressione significativa di una cultura.

Giacché se tra gli elementi che costituiscono la tradizione culturale di un popolo apriamo uno spazio di analisi

che si concentra sullo sport, ed in particolare sulla lotta, del medesimo popolo potremmo intuirne le forme e

l’essenza della sua cultura e talvolta persino importanti notizie sulla sua storia e livello di sviluppo.

Ciascuna comunità, infatti, nell’attività ludica che autonomamente crea o sceglie rispecchia la propria identità, il proprio complesso sistema di rappresentazione e di valori. Ne consegue che il comportamento dei soggetti impegnati nelle attività sportive, riflette in qualche modo quello adottato dagli stessi per affrontare le varie e molteplici situazioni che la vita presenta.

In tal senso, come ci si diverte diventa tipico del modo di ragionare delle diverse culture, le cui peculiarità

costituiscono una ricchezza immateriale da non sottovalutare perché incidono sul nostro modo di essere e di pensare.

Ricordiamo a tal proposito il lavoro del filosofo Ettore Cao, in altro ambito presentato, proprio sui processi del

pensiero umano nelle varie culture:

http://anankenews.it/recensione-sullopera-culture-possibili-ettore-cao-cura-del-prof-re-silvio-petaccia

Tornando  allo  sport  in  quanto  espressione  delle  diverse  culture  vogliamo  adesso  presentare  una  breve disamina ispirata all’utilizzo dei muscoli nelle azioni motorie della lotta, al fine di rilevare come nelle varie società gli uomini imparino a utilizzare il corpo in maniera differente.

Certamente nelle diverse realtà culturali del presente e del passato riscontriamo nello svolgimento dei giochi di lotta e di combattimento delle forme di base comuni, somiglianti perché ispirate a qualcosa di strettamente legato al corpo visto come naturale e immutabile, soggetto alle stesse leggi fisiche. Ma l’uso del corpo non dipende solo dalle determinanti fisiche e biologiche, ma anche da quelle sociali che fanno assumere alla pratica della lotta forme e stili diversi nel tempo e nello spazio che, tra l’altro, aiutano a capire come le varie tradizioni si sono evolute creando significative differenze legate alle culture dei popoli.

Cosi prendendo in esame la lotta tra due atleti senza strumenti aggiuntivi e considerando l’evoluzione della

disciplina nei vari continenti del mondo, presenteremo una breve e non certo esaustiva rassegna dei caratteri della lotta greco romana, disciplina olimpica presente in molti paesi, e soprattutto di alcune lotte cosiddette tradizionali, cioè praticate in una regione geografica o da un etnia ma diffusesi anche nei paesi vicini. E tra queste lotte popolari particolare attenzione sarà dedicata alla Strumpa, originaria della Sardegna e diffusasi in Europa, alla lotta Bokh, sport nazionale della Mongolia praticato anche nelle regioni interne del centro Asia e al Berè, lotta tradizionale del Senegal.

Infine  per  ultima,  ma  non  per  questo  di  minore  importanza,  nella  terza  parte  di  questo     articolo prenderemo in considerazione la disciplina del Sumo, praticata in molti paesi dell’Asia e dell’Oceania e soprattutto sport storico e nazionale del Giappone.

Nella presentazione assoceremo ai testi alcune foto e soprattutto dei video (tutti materiali della enorme

bibliografia presente sulla rete internet) proprio per mostrare al meglio gli aspetti comuni e le tradizionali differenze dando cosi una panoramica agli inesperti lettori

La lotta greco-romana. La più antica disciplina olimpica

Le   origini   della   lotta   greco-romana   “moderna”   risalgono   al   diciannovesimo   secolo.   Questo   stile   di combattimento fu creato in Italia in epoca risorgimentale, diffuso in tutta Europa ed in seguito incluso nelle Olimpiadi sin dalla prima edizione del 1896. Il termine “greco-romana” fu introdotto dal lottatore italiano Basilio Bartoletti per sottolineare il valore storico di questa disciplina olimpica. Nella specialità greco-romana è formalmente proibito dal regolamento afferrare l’avversario al di sotto delle anche, eseguire sgambetti o spazzate ed utilizzare in ogni situazione gli arti inferiori. Tutto questo fa si che nella disciplina sia enfatizzata la “lotta  in  piedi”(detta  anche  ”clinching”o  “lavoro  in  clinch”)  che  prevede  un  ampio  repertorio  di  prese, proiezioni, sbilanciamenti o difese dall’altezza della cintura alla testa, utilizzate anche come tramite per passare da una fase di combattimento in piedi ad una di combattimento al suolo.      Ad oggi la lotta greco romana è l’unico sport praticato ufficialmente da soli uomini dimostrando in tal senso di essere disciplina dal carattere fortemente maschile.

A differenza della lotta greco-romana, nella lotta stile libero che può essere praticato anche dalle donne, è

consentito  afferrare  le  gambe  dell’avversario,  effettuare  sgambetti,  spazzate,  ed  utilizzare  attivamente  le gambe nell’esecuzione di qualsiasi azione in aggiunta alle tecniche della greco-romana.

La federazione internazionale che rappresenta questo sport è la United World Wrestling (UWW) mentre a

livello italiano è attiva la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (F.I.J.L.K.A.M.) che nell’ambito del

CONI rappresenta nelle varie sezioni tutte le lotte individuali.

Ecco un primo video sulla lotta greco-romana dove apprezzare alcuni aspetti essenziali:

https://www.youtube.com/watch?v=EnR9aAyBP0w

L’obiettivo principale nella lotta greco-romana consiste nel portare l’avversario al tappeto con le spalle a terra previa immobilizzazione o “schienamento”. Partendo da “in piedi”, quindi, la specializzazione di questo stile sta relativamente a  questa  prima  fase,  nella  capacità di  manipolare  l’avversario con la  necessaria abilità per proiettarlo  attraverso  piegamenti  e  rotazioni  del  tronco,  e  nella  capacità  d’uso  di  svariate  tecniche  che sfruttano lo squilibrio dell’oppositore creato durante questo lavoro di schermaglia.

Mentre nella lotta a terra, seconda fase della gara, l’obiettivo è parimenti quello di ribaltare e se possibile schienare l’avversario attraverso l’azione di rotolamento, di stacco e proiezione o mediante l’azione sulle braccia e sul collo (“mezza nelson” ed altre…).

In caso di schienamento l’incontro viene interrotto e viene assegnata la vittoria. Se invece l’incontro si protrae per tutta la sua durata, che è di circa 5 minuti, vince chi ha conquistato più punti.

Ecco un secondo video sulla lotta greco-romana:

https://www.youtube.com/watch?v=7HWwWHQvBvo

I lottatori, come nel passato, sono atleti di prim’ordine in quanto devono abbinare potenza e agilità. Se osserviamo un movimento di presa tra due lottatori possiamo osservare come a un tale gesto concorra l’intera muscolatura di entrambi, differenziata per catene muscolo scheletriche.

L’atleta  che  effettua  la  presa  sviluppa  la  massima  intensità  di  attivazione  della  propria  catena  cinetica

muscolare, mentre colui che è “preso” attiva la sua catena posturale per garantire al proprio corpo una

posizione di rigidità attiva.

Centro dell’azione fisica sono determinati  gruppi muscolari, in modo particolare  tutto  parte  dal  “core”  (i muscoli localizzati nella parte centrale del corpo): ogni proiezione, ribaltamento, ogni movimento del combattimento nasce da questa zona cruciale del corpo umano, centro di smistamento della forza dalle gambe alle spalle ed alle braccia e viceversa. Pertanto il grande lavoro muscolare eseguito nell’allenamento ha lo scopo di costruire dal punto di vista condizionale e coordinativo masse funzionali, che si è in grado di utilizzare in maniera rapida e coordinata non trascurando al contempo, le indispensabili qualità organiche di resistenza aerobica, anaerobica e specifica.

Inoltre la lotta greco-romana sin dalle sue origini assumeva anche una connotazione fortemente ritualistica, enfatizzando l’ego maschile alla ricerca del dominio e del possesso sull’avversario. Da ciò ne consegue l’importanza delle qualità psichiche di intelligenza, volontà di affermazione e controllo delle proprie emozioni.

Questo fa si che i lottatori olimpici siano considerati quindi atleti tra i più completi. Dalle olimpiadi di Rio

2016 abbiamo una nuova modulazione delle categorie di peso

Lotta greco-romana: 59 kg, 66 kg, 75 kg, 85 kg, 98 kg, 130 kg) quindi 6 differenti categorie di peso

Il regolamento sportivo della lotta greco-romana venne scritto il 20 maggio 1848, stilato da 350 delegati delle accademie. Il formato richiamava l’antico testo delle regole stabilite sotto il regno di Ifito, nell’Elide, opportunamente aggiornato ed adattato alle esigenze dell’epoca moderna, come ad esempio il divieto di utilizzare o afferrare le gambe non presente nell’antichità.

Quattro  grandi  nomi  di  lottatori  dominarono  la  scena  internazionale  dell’epoca  :  Felix  Bernard,  Pietro

Dalmasso, Basilio Bartoletti ed Abdullah Jeffery, autentici maestri della lotta che anteponevano la tecnica alla forza.

Durante i primi anni del 1900, l’italiano Giovanni Raicevich, campione di lotta greco-romana, sconfisse Akitaro Ono, un maestro giapponese esperto di judo, ju-jitsu e sumo. Questa importante vittoria rese popolare lo sport della lotta greco-romana e attribuì al lottatore italiano una fama che si mantiene viva ancora oggi.

 

 

 

 

La Strumpa. Lo sport identitario dei Sardi

 

Sa strumpa o “s’istrumpa” o lotta sarda è un tipo di lotta originaria della Sardegna che ha origini molte remote. Il suo nome proviene dal sardo istrumpare che significa buttare bruscamente a terra.

La strumpa, indubbiamente parte integrante del patrimonio culturale dell’isola, è stata tramandata di generazione in generazione con la pratica e con i racconti degli anziani a loro volta possessori di una cultura tramandata per via orale. Gli studiosi la fanno risalire al periodo neolitico e come prova portano il noto bronzo dei lottatori di Uta, uno dei reperti di epoca nuragica emersi durante gli scavi effettuati in varie parti dell’isola, ma non vi è alcuna prova che i lottatori rappresentassero la disciplina in questione.

La somiglianza della lotta Strumpa con le più note lotta libera e lotta greco-romana, con le quali condivide le origini ed elementi comuni per molti aspetti,    fa si che questo tipo di lotta possa essere anche inglobato nelle due lotte internazionali come metodo preparatorio in particolare per la tecnica di presa braccio-tronco. Originariamente in questo sport non vi erano vere e proprie regole come le conosciamo noi oggi. Al via dell’arbitro i lottatori si portavano in piedi uno di fronte all’altro, la presa avveniva portando un braccio sotto l’ascella e l’altro sopra l’omero-spalla dell’avversario; la guancia destra sfiorava quella opposta, una mano impugnava l’altro  polso o anche l’altra mano dietro la schiena dell’avversario, in modo tale da stringerlo saldamente. Non era consentita altra forma di presa e non era permesso combattere lasciando la presa e aiutarsi appoggiando le mani libere sull’avversario.

Nel corso della gara, pur rispettando le regole basilari prima esposte, si poteva far ricorso a qualsiasi tecnica di

gamba, trazione, spinta frontale o laterale, sollevamento da terra e sgambetti; l’importante soprattutto era

cercare con furbizia di non perdere l’equilibrio.

La lotta terminava quando uno dei due lottatori cadeva al suolo, evitando così l’incattivirsi dello scontro nella

lotta a terra. S’istrumpa è uno sport che richiede tecnica, abilità, coraggio e astuzia.

Ovviamente  tra  le  doti  richieste  ci  sono  soprattutto  la  forza,  l’equilibrio,  la  rapidità  dei  movimenti  e  la destrezza. In lingua sarda questo connubio di tecnica e abilità viene definito “trassa”, cioè un fare abile e astuto insieme, che solo in pochi sono in grado di esprimere.

Mostriamo un video relativo alla Strumpa

https://www.youtube.com/watch?v=LUKgsR60qjY

In epoca moderna le occasioni di confronto tra i lottatori erano molteplici: feste campestri, tosature, vendemmie, trebbiature. I pastori soprattutto quando custodivano il bestiame in terreni comunali, trovandosi in gran numero, trascorrevano le ore libere cimentandosi nella lotta.

Pur trattandosi di una lotta abbastanza impegnativa, non era riservata solo ai grandi, ma praticata anche dai giovanissimi. A questo sport, infatti, era riconosciuta una valenza educativa, perché consentiva ai bambini e agli adolescenti  di  crescere  nella  convinzione  che  nello  sport,  come  nella  vita, non  bisognava  mai  arrendersi

neanche davanti ad avversari più dotati di forza fisica perché, come loro stessi potevano constatare nella pratica della strumpa, non di rado ad avere la meglio non era la forza ma l’abilità, la “trassa”.

S’Istrumpa, probabilmente uno degli sport più antichi dell’umanità, è stata praticata diffusamente in tutta la regione fino agli Trenta del secolo scorso. Poi sono seguiti almeno 40 anni di disuso fino ad una ripresa negli anni Ottanta quando venne indetto un torneo prima locale e poi regionale.    All’indomani di questi due eventi nacque la Federazione S’istrumpa” Ollolai (Sardegna) che cominciò a consolidare e diffondere questo sport.

Nel 2003 la Federazione ha organizzato i campionati europei di lotte etniche con la presenza di lottatori da tutta Europa ma di origini sarde; attualmente i praticanti di tale disciplina sono circa 200.

La Associazione Sa Strumpa di Villagrande, è attualmente riconosciuta dalla Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate ed Arti Marziali (FILJKAM) del CONI e quindi oltre che patrimonio culturale del popolo sardo la strumpa può essere considerata oggi una vera e propria disciplina sportiva.

L’antica lotta, inoltre, è riconosciuta in campo internazionale dalla FILA (Federazione delle Lotte Associate).

Di seguito elenchiamo le tappe salienti relative al riemergere di questa antica disciplina e citiamo alcuni eventi che le hanno dato lustro e visibilità: nel 1985 S’Istrumpa apre col primo torneo; nel 1989 si arriva con successo al  primo  campionato  regionale; nel 1994 si  costituisce  la  Federazione  de  s’Istrumpa  con sede  ad Ollolai; nell’agosto 2011 a Juntos – 6 torneo internazionale di lotta sarda (strumpa) e lotte celtiche  – Villagrande Strisaili, con la partecipazione di Inghilterra, Scozia, Islanda, Spagna(Leon), Bretagna (Francia),Senegal e Brasile.

Proponiamo un secondo video sulla strumpa:

https://www.youtube.com/watch?v=tS6fwVhqxFU

In ultimo ricordiamo anche che nell’agosto 2011 nel succitato torneo di Juntos, a primeggiare in maniera incontrastata nella sua categoria dei superleggeri (divenendo anche il migliore lottatore dell’edizione 2014 e conquistando 3 ori su sette tornei fin qui disputati) è stato Piero Scudu, lottatore italiano diventato famoso anche a livello internazionale. Citiamo il suo ruolo di protagonista in un documentario per un tv islandese.

Segnaliamo il sito dove trovare il regolamento    e molti aspetti della strumpa che fanno riferimento al comune di    Villagrande Strisaili:    http://www.sastrumpa.org

Il Bokh”  La Lotta della Mongolia di Gengis Khan

I mongoli sono insuperabili in almeno tre discipline: lotta, tiro con l’arco e corsa dei cavalli. Ma è soprattutto nella lotta, detta Bokh (detta anche Buh) e nota anche come “Wrestling Mongolo” (uno degli sport più popolari nella Repubblica di Mongolia) che continuano a praticare e trasmettere come parte essenziale della loro storia e della loro tradizione. Praticato praticamente da tutti i giovani della regione.

Il Grande Gengis Khan considerava il bokh un metodo di allenamento fondamentale per mantenere il suo esercito in buona forma fisica per essere poi pronto alle battaglie. Infatti la corte della dinastia dei Qing (1646-1911) ha organizzato in modo regolare eventi di bokh per tantissimi anni. Ancora oggi ci sono molte gare di questa disciplina che si svolgono ogni anno in Mongolia, a ovest e sud-est della Russia e della Cina settentrionale. La gara più importante avviene però in ambito del ” Naadam Festival”.

La parola Naadam significa “giochi” ma la denominazione completa è Eriin Gurvan Naadam, “i tre giochi degli uomini”: si confrontano infatti, in quella che è considerata la seconda olimpiade più antica del mondo, lottatori, cavalieri e arcieri in una giostra senza tempo. I mongoli si battono in queste tre specialità da oltre tremila anni ma da otto secoli il Naadam è la rievocazione delle gesta di Gengis Khan, orgoglio inossidabile di questo paese, prima padrone di due continenti e poi vittima di invasioni e umiliazioni straniere.

Nella competizione prestigiosa dei giochi Nadaam nazionali, in edizione importanti può arrivare a coinvolgere

512 lottatori (addirittura 1024 in occasione di anniversari), le gare incominciano con la lotta, quella classica dei combattenti mongoli, con regole e gesti ancestrali. Non ci sono categorie di massa: i pesi “massimi” sfidano quelli “leggeri” e non sempre hanno la meglio i primi. Nel corso del torneo si procede con duelli a eliminazione diretta, rapidissimi scontri più tattici che violenti tra oltre cinquecento lottatori, finché uno solo resta in piedi (dopo tre giorni di lotte trasmesse anche in diretta tv) ed è proclamato “vincitore del Naadam” assumendo quindi una fama ed un ruolo di grande prestigio sociale. Conseguire, inoltre, più vittorie consecutive potrà condurre  il  lottatore  nell’Olimpo  dei  “giganti”  e  “titani”  della  nazione,  i  quali  spesso  continueranno  a competere fino a tarda età.

A tal proposito, nelle vie di Ulaanbaatar (capitale e principale città della Mongolia) in giro potrete incontrare un uomo che guarda tutti dall’alto in basso, ma non tanto per il metro e 97 di statura su cui distribuisce i suoi 140 chili di muscoli, il suo nome e’ Usukh Bayar vincitore di tre edizioni del Naadam ed, a 30 anni, è considerato l’uomo più forte della Mongolia. Vi mostriamo un primo video relativo a tale lotta.

https://www.youtube.com/watch?v=HFvV6u0Weko

Non si può, tuttavia, descrivere il combattimento senza parlare prima dell’originale abbigliamento indossato dai lottatori che è costituito da tre pezzi noti come Zodog (tunica corta), lo Shuudag (slip attillati)    e i Gutul (stivali in pelle). Lo Zodog è una tunica corta che lascia nudo il torace e copre solo le braccia e una parte della schiena. Viene allacciato sulla pancia con un nodo che non deve stringere troppo né deve cedere facilmente e costituisce  una  delle  due prese  possibili  per  l’avversario.    La  ragione  di  questa  tunica  a torace  nudo  fa’ riferimento ad un’antica leggenda, nonostante il divieto a partecipare, una donna mongola si travesti da uomo e sconfisse tutti i partecipanti maschi in una gara di lotta. Al fine di evitare ripetersi di tale imbarazzante situazione, le tuniche dei lottatori vennero modificate in modo da essere aperte sul davanti cosi da prevenire ogni possibile inganno da parte di lottatrici femminili.

Gli Shuudag, invece, sono pantaloncini a forma di piccoli slip attillati nel quale ai bordi passano corde resistenti. Costituisce la seconda possibilità di presa dell’avversario, la più difficile da raggiungere, ma la più favorevole: se si afferra il pantaloncino sulla parte della coscia si riuscirà a rendere più agevole la vittoria perché sarà più facile sbilanciare l’avversario e atterrarlo. Infine i Gutul sono stivali di pregio per i quali non esiste la differenza tra destra e sinistra, sono facili da infilare e hanno la punta all’insù unico vezzo concesso.

Lo scopo di questo genere di lotta è quello di far toccare all’avversario il suolo con il torso o le ginocchia aggrappandosi allo zodog e allo shuudag, cioè alla tunica o ai pantaloncini.

Nel combattimento i lottatori che si fronteggiano per prima cosa tentano di conquistare “i due punti di presa” (dietro le spalle o in vita) quella più bassa e’ la migliore, anche se la più difficile perché più lontana. Da ciò si comprende come in questa lotta contano molto le braccia che i contendenti usano in attacco come leve per sbilanciare l’avversario o in difesa per tenerlo a distanza. Se le braccia sono leve (momento di una forza) la

schiena è il fulcro sul quale agiscono queste leve, per questo motivo deve essere potente, elastico e capace di sopportare gli scatti e le spinte violente (impulso di forze) .

Inoltre, il passare dalla presa all’ascella, alla cinta ed alla coscia richiede molta rapidità oltre alla necessaria astuzia  (dinamica  della  azione).  Di  solito  ci  si  studia  parecchio  per  avere  poi  una  azione  finale  del combattimento rapidissima (pochissimi secondi): una volta avvenuto lo sbilanciamento avviene l’atterramento velocemente. Vince chi costringe l’avversario a toccare terra almeno con un ginocchio.

Il vincitore corre al centro del campo di gara e simulando il volo del “garuda”, re degli uccelli e simbolo di Ulaanbaatar, volteggia a braccia aperte dinanzi al rivale battuto. Non è un segno di umiliazione dell’avversario, ma un modo di scaricare la tensione del combattimento con una danza che è emblema di armonia e serenità. Anche la musica tradizionale aiuta atmosfera. Infine i due atleti si scambiano un gesto di rappacificazione con una pacca simultanea sul fondaschiena ed una rotazione a sottolineare la fine delle ostilita’ ed il rispetto reciproco. I vincitori di questi incontri, in base allo stile, ottengono gli onori maggiori assegnando loro i titoli onorifici di nobili animali: ”zaan”(elefante) o “aimag”(leone) . Ecco un altro video del bokh estremamente illuminante:

https://www.youtube.com/watch?v=HAFYx_OlVhU

 La  lotta  tradizionale  senegal es e:  i l  B ERE’

La lotta senegalese (berè) è una lotta tradizionale africana tra le più antiche e strutturate. In Senegal è senza dubbio l’attività agonistica sportiva più seguita e capace di richiamare allo stadio migliaia di spettatori alla pari del calcio. Tuttavia il berè oltre a essere considerato in patria lo sport più popolare risulta essere molto diffuso, seppur con alcune varianti, anche nei paesi del nord-ovest dell’Africa con il nome internazionale di Senegal Wrestling.

Le origini del berè si perdono nella notte dei tempi. Una leggenda tramandata in alcuni villaggi Serére (una delle etnie senegalesi), racconta che a portare la lotta sulla terra sarebbero stati esseri sovrannaturali chiamati Kurs. Un’altra leggenda narra che all’epoca dell’Impero del Mali solo il re, la sua famiglia e coloro che detenevano il potere avevano il diritto di assistere e far partecipare un proprio lottatore alle gare. La lotta inizialmente non era un gioco sportivo e veniva utilizzata in occasione della scelta dei capi militari    o dei capi villaggi o tribù. Si narra anche del suo impiego per tenere attivo l’addestramento e la bellicosità dei guerrieri anche in tempo di pace e come mezzo “giuridico” per poter risolvere piccoli conflitti sociali. Al di la delle leggende, una delle cose certe è che in Senegal la lotta è stata anche un mezzo per esibire la potenza di una tribù nei confronti di un’altra.

Dopo la colonizzazione francese il berè conobbe un’evoluzione diventando un’attività sportiva vera e propria praticata dai giovani dei villaggi in occasione del raccolto agricolo (che durava 3 mesi) sia nelle regioni del nord che del sud del paese con viccole varianti. La lotta senegalese è un’intrecciarsi di sport e spettacolo che si avvicina alla lotta libera. Esistono due tipi di lotta: quella con i pugni e quella senza pugni. In entrambe sono vietate  testate,  gomitate  e  colpi  bassi.  L’etnia  Wolof  la  pratica  con  i  pugni  (la  parola  in  Wolof  per  la lotta-pugilato è lamb) le altre etnie senza i pugni. Si combatte all’interno di un cerchio disegnato sulla sabbia, i

lottatori indossano una specie di perizoma o pantaloncino molto succinto e spesso indossano talismani e si ungono con pozioni definite magiche per aumentare la loro fortuna durante la gara. Ogni incontro, sia al Demba Diop stadium sia nei piccoli villaggi, è preceduto dalla musica di tamburi che manda in trance i lottatori (chiamati mber)    mentre ballano una danza particolare (chiamata bàkk).

Durante il combattimento gli occhi del lottatore sono fissi sull’avversario per anticiparne le possibili mosse. Le braccia si muovono lente a mezz’aria alternando repentini affondi all’interno della guardia dell’avversario per portare un attacco o neutralizzarne i pugni sferrati a mani nude, ovviamente ammessi in questa disciplina chiamata lamb. All’improvviso dopo una fase di studio reciproco volta a testare le reazioni dell’avversario e metterlo a dura prova    sia a livello fisico che psicologico, in un attimo i corpi si avvinghiano e inizia lo scontro corpo a corpo che quasi sempre dura pochi minuti o si brucia nel giro di pochi secondi.    L’atterramento dell’avversario o portare fuori dal cerchio l’avversario e’ lo scopo del vincitore. Un esempio in questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=MHWw9UKzHAo

I lottatori senegalesi si allenano con azioni estremamente intense per ottenere la resistenza necessaria per affrontare un match, affinare le tecniche ed incrementare le espressioni di forza funzionali alla disciplina. A tal fine cospicui volumi di allenamento sono rivolti soprattutto alla cura delle indispensabili qualità neuromuscolari di rapidità e forza esplosiva. Cercata negli allenamenti la rapidità in riferimento alla capacità di reagire ad uno stimolo nel minor tempo possibile ed eseguire con la massima velocità movimenti di singoli segmenti corporei. Pensiamo, ad esempio, ai rapidi di movimenti di schermaglia compiuti dai lottatori con gli arti superiori rivolti ad  anticipare  e/o  evitare  il  contatto  fisico  con  l’avversario,  oppure  a  creare  la  condizione  tattica    per effettuare una rapida tecnica che consenta di portare a terra l’avversario.

Ed è proprio in questa fase cruciale della lotta che il possesso di un buon livello di forza esplosiva consente di spostare velocemente il proprio corpo per compiere alcune mosse tecniche su un avversario dal fisico spesso più che imponente.

 

Nel corso degli ultimi due secoli il rito della lotta in Senegal si è trasformato in maniera significativa, infatti in seguito alla colonizzazione francese sono state introdotte le scommesse determinando con ciò il passaggio da una dimensione prevalentemente ludica ad una esasperatamente agonistica.

Dal 1950, il Senegalese Wrestling, come i suoi sport cugini di altre aree dell’Africa occidentale, è diventato uno spettacolo importante, uno sport ed un evento culturale. Attualmente il wrestling è organizzato da promotori aziendali che offrono premi in denaro per i vincitori che allettano molti giovani col miraggio di un facile guadagno. Inoltre, a differenza della lotta originaria, la nuova lotta come abbiamo visto prevede l’impiego dei pugni. I campioni delle manifestazioni di wrestling tradizionali sono delle celebrità del Senegal, ne citiamo alcuni Yékini (Yakhya Diop), Tyson (Mohamed Ndao) e Bombardier (Serigne Ousmane Dia) tra i più conosciuti. Presentiamo infine un ulteriore video relativo alla lotta nella regione di Dakar:

https://www.youtube.com/watch?v=LtwIB91FH28

 

 

 

Continua nella terza parte la presentazione del Sumo Giapponese che per importanza e tradizione riteniamo di dare uno spazio specifico più ampio.

(Continua)

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