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” LAVORARE STANCA, MA FA ANCHE MORIRE ” DI VALTER MARCONE

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Redazione- Lavorare stanca ma fa anche morire. Un numero impressionante e inaccettabile di morti sul lavoro nel nostro paese nel 2022.

“Superati i mille morti nel 2022 e occorre ancora completare il bilancio annuale. Sono 1.006 i lavoratori che da gennaio a novembre 2022 hanno perso la vita da Nord a Sud del Paese con una media di oltre 91 vittime al mese. Stiamo parlando di oltre 22 decessi alla settimana e di almeno 3 infortuni mortali al giorno.

Sono già 358 le vittime sul lavoro in Italia nei primi cinque mesi del 2023 delle quali 271 in occasione di lavoro e 87 in itinere. Ma ne riparleremo in una prossima riflessione. Per il momento questa la situazione del 2022.

Infatti nel 2022 Sono 722 gli infortuni mortali verificatisi in occasione di lavoro e 284 in itinere (cresciuti del 21,4% rispetto allo scorso anno quando era ancora assai diffuso lo smart working).

Nel periodo gennaio-novembre 2021 invece i decessi totali sono stati 1.116 e, come nei mesi scorsi, stiamo osservando un decremento della mortalità, purtroppo solo apparente. Infatti, ricordiamo come quest’anno siano quasi sparite le vittime sul lavoro correlate al Covid (10 su 909 secondo le stime degli ultimi dati disponibili di fine ottobre 2022). Lo scorso anno, invece, costituivano tragicamente oltre un quarto dei decessi sul lavoro (282 su 1017). Ciò significa che gli infortuni mortali “non Covid” sono cresciuti del 22% passando dai 735 di fine novembre 2021 agli 899 del 2022.

Quest’ultimo dato è del tutto analogo a quello del 2019, epoca pre-covid, a dimostrazione che il tragico fenomeno delle morti sul lavoro sostanzialmente non subisce diminuzioni da anni. Questo a conferma del fatto che passata l’emergenza Covid, rimane quindi ancora tragicamente purtroppo quella dell’insicurezza sul lavoro. E l’unica arma per contrastarla è la prevenzione attraverso la formazione e l’aggiornamento di tutte le figure coinvolte nell’organizzazione aziendale: dal datore di lavoro ai dirigenti, fino ai preposti e ovviamente ai lavoratori”.

Sono questi i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, il cui presidente Mauro Rossato commentando i dati sopra riportati ha detto al Quotidiano piemontese .it : “L’obiettivo della diffusione di questi dati, infatti, è quello di spingere tutti coloro che si occupano di tutelare la salute dei lavoratori a riflettere e a rispondere quanto prima in modo efficace a questa strage”.

Per quanto riguarda l’incidenza regionale , “a finire in zona rossa alla fine dei primi undici mesi del 2022, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 32 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Campania e Calabria. In zona arancione: Puglia, Umbria, Marche, Sicilia, Piemonte, Toscana e Veneto. In zona gialla, cioè sotto la media nazionale: Abruzzo, Molise, Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna e Lombardia. In zona bianca, ossia la zona in cui l’incidenza delle morti sul lavoro è la più bassa: Friuli-Venezia Giulia.

Sempre in cima alla graduatoria con il maggior numero di vittime in occasione di lavoro è -inevitabilmente a livello statistico – la regione con la più alta popolazione lavorativa d’Italia, cioè la Lombardia (115) che, per contro, come abbiamo visto in precedenza, presenta un’incidenza di infortuni mortali al di sotto della media nazionale, collocandosi così in “zona gialla”.

Seguono: Veneto (68), Campania (65), Lazio (62), Piemonte (59), Emilia Romagna (53), Toscana (51), Puglia (48), Sicilia (47), Trentino-Alto Adige (29), Marche (23), Calabria (21), Liguria (16), Sardegna e Abruzzo (15), Umbria (14), Basilicata (10), Valle D’Aosta (6), Molise (3) e Friuli-Venezia Giulia (2).

Nei primi undici mesi del 2022 il settore Costruzioni fa registrare nuovamente il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: sono 124. Seguono: Trasporti e Magazzinaggio (104) e Attività manifatturiere (91).Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro da gennaio a novembre del 2022 sono 54 su 722. In 59, invece, hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro.

Le denunce di infortunio sono in aumento (+ 29,8% rispetto a novembre 2021). A fine novembre 2021 erano infatti 502.458 mentre a fine novembre del 2022 sono 652.002. E ad essere triplicate (ultimi dati ottobre 2022) sono le denunce di infortunio per Covid: passate dalle 36.821 di fine ottobre 2021 alle 107.602 di fine ottobre 2022. Anche decurtando gli infortuni per Covid dai dati appena visti risulta un aumento delle denunce di infortuni del +19% nel 2022 rispetto al 2021.

Sono più di 80 mila gli infortuni occorsi in occasione di lavoro nel settore Sanità e Assistenza Sociale. Oltre 70 mila quelli nelle Attività manifatturiere e superano i 51 mila nei Trasporti.

Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane nei primi undici mesi del 2022 sono state 268.565, quelle dei colleghi uomini 383.437.

Nei semestri considerati il rischio più elevato di morte viene rilevato tra gli over 65, con un’incidenza di mortalità sempre sopra la media nazionale. Si va da un’incidenza di 42 morti ogni milione di lavoratori del 2019 ai 61 decessi del 2021 e ai 47 del 2022. Significativa l’incidenza di mortalità tra i giovanissimi (15-24 anni) più che tra i trentenni. I giovanissimi (15 – 24 anni) sono anche quelli che fanno rilevare l’incidenza maggiore nel totale di denunce di infortunio (mortali e non mortali). Sempre almeno doppia rispetto a quella delle altre fasce d’età: numeri che confermano i più recenti drammi che hanno coinvolto ragazzi giovanissimi in incidenti mortali durante stage e alternanza scuola lavoro. “Questo dimostra che le fasce di età dei più giovani e dei più anziani sono quelle più a rischio di infortunio mortale (1)

Eppure le parole chiave sono solo due , solo due : prevenzione e sicurezza sul lavoro .

A proposito di queste due semplici parole i dirigenti Inail riuniti in un incontro con i consulenti del lavoro così ne hanno evidenziato l’importanza :

Bettoni: “Dall’Inail un sostegno continuo alle imprese che investono in prevenzione”. Per il presidente dell’Inail, interpellato su cosa l’Istituto possa fare ancora di più per venire incontro alle esigenze delle imprese, occorre “incidere sulla cultura della sicurezza, che purtroppo continua a essere percepita come un costo e non come un investimento e un fattore di successo in termini di competitività e produttività”. L’impegno dell’Istituto, ha proseguito Bettoni, “continua con l’obiettivo di sostenere economicamente le imprese che utilizzano le nuove tecnologie, gli strumenti e i macchinari più sicuri e scelgono di investire sulla prevenzione e sul miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Attraverso il bando Isi 2021 – ha ricordato ancora il presidente – l’Inail ha messo a disposizione delle imprese quasi 274 milioni di euro”.

Damiano: “Transizione sociale per una maggiore qualità del lavoro”. Per il consigliere d’amministrazione Inail, Cesare Damiano, intervenuto nel panel dedicato alla semplificazione del decreto legislativo 81/2008, “la transizione non deve essere solo ecologica e digitale, ma anche sociale. Deve cioè riguardare anche la qualità del lavoro. Se, come sottolineano gli ultimi dati dell’Ance, con i vari superbonus edilizi sono venute fuori migliaia di imprese fantasma, questo vuol dire lavoro nero e aumento dei costi legati alla sicurezza. Il punto essenziale – ha proseguito Damiano – è quello della qualificazione delle imprese, come stabilito dall’articolo 27 con il sistema della patente a punti: l’azienda deve dimostrare la sua qualità, deve certificare di essere in sicurezza perché ha fatto prevenzione”.

Rotoli: “Negli interventi Pnrr attenzione particolare alla sicurezza negli ambienti di lavoro”.  I mutamenti in campo e il ruolo dell’Istituto sono stati al centro dell’intervento di Ester Rotoli, direttore centrale Prevenzione Inail. Rilevato il valore costituzionale della sicurezza sul lavoro “nella sua dimensione personale e collettiva”, Rotoli ha rimarcato l’importanza della funzione prevenzionale “nella gestione del cambiamento e nel rafforzamento della resilienza individuale e aziendale, come declinato anche dal quadro strategico europeo su salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027, messo a punto per rispondere alle sfide poste dalle trasformazioni del lavoro, dalla digitalizzazione, dai cambiamenti demografici”. In coerenza con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e l’avvio in tempi ristretti di numerosi interventi, sarà necessaria, ha avvertito il direttore, “una particolare attenzione ai temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro da parte delle istituzioni e delle parti sociali per mettere in atto politiche di prevenzione mirate ed efficaci”.

Un tema importante dunque quello della sicurezza e della prevenzione tanto che ogni anno viene dedicata una giornata a livello mondiale per riflettere e fare il punto della situazione .

Per iniziativa dell’International Labour Organization (ILO inglese OIL ), il 28 aprile di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata per la salute e la sicurezza sul lavoro.

Nel 2021 la giornata ha avuto un titolo particolare (Anticipare, prepararsi e rispondere alle crisi: investire ora in sistemi resilienti di sicurezza e salute sul lavoro) che intendeva rimarcare la volontà di impegnarsi per affrontare la sfida senza precedenti provocata dal coronavirus e per contrastare i suoi numerosi effetti sul mondo del lavoro.

La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2021 ha costituito un’importante occasione di riflessione sugli elementi principali dei sistemi nazionali di salute e sicurezza sul lavoro (SSL), evidenziandone gli aspetti specifici di rilevanza per affrontare le sfide.

Nel corso del webinar, il Direttore generale dell’OIL, Guy Ryder, e un gruppo di leader globali e alti rappresentanti dei governi, delle organizzazioni dei Datori di lavoro e dei Lavoratori offriranno prospettive e mostreranno come investire nell’ambito della SSL, sia a livello programmatico che finanziario, contribuisca alla creazione di un’infrastruttura più forte a livello nazionale, capace di rispondere alle crisi. Dal momento che, sistemi nazionali di SSL solidi possono salvaguardare vite e mezzi di sussistenza, è fondamentale che siano ben strutturati, così da prevenire le difficoltà, contrastare le sfide, fornire resilienza al mondo del lavoro e influenzare positivamente la salute pubblica.

Afferma Il report “Anticipare, prepararsi e rispondere alle crisi: investire ora in sistemi resilienti di sicurezza e salute sul lavoro” : “La pandemia ha esposto tutti i lavoratori e gli attori del mondo del lavoro al rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus. Alcuni lavoratori, come gli operatori socio-sanitari e i lavoratori addetti all’emergenza, sono stati particolarmente esposti a questo rischio. I luoghi di lavoro in cui i lavoratori svolgono la prestazione di lavoro al chiuso in stretta vicinanza l’uno con l’altro (come durante le interazioni di lavoro, gli alloggi condivisi e il trasporto) sono diventati, in alcuni casi, veicoli del virus. Questo rischio può essere attribuito alla difficoltà di garantire il distanziamento sociale e ad un’inadeguata aerazione dei locali. Oltre al rischio di contrarre il nuovo coronavirus, in tutti i settori i lavoratori hanno affrontato anche altre sfide correlate al lavoro ed emerse durante la pandemia, quali l’aumento dello stress, della violenza e delle molestie. In alcuni casi, le nuove modalità di organizzazione del lavoro adottate per mitigare la diffusione del virus possono dare origine a nuovi rischi per la SSL, come i rischi chimici, ergonomici e psicosociali. “ (2)

Invece per l’anno appena trascorso nel rapporto “Rafforzare il dialogo sociale verso una cultura della sicurezza e della salute” pubblicato da Ilo il 14 aprile 2022 si evidenzia come più di 2,9 milioni di persone muoiano ogni anno per infortuni e malattie professionali e circa 402 milioni di persone siano coinvolte ogni anno in incidenti sul lavoro.

Su scala mondiale l’81% della totalità delle morti attribuibili alle condizioni di lavoro è collegato alle malattie lavoro correlate e il 19% agli infortuni. I rischi professionali a lungo termine, come orari e condizioni di lavoro proibitivi, esposizione a sostanze e fumi, sono quelli a cui è possibile attribuire il maggior numero di decessi.

Occorre pertanto puntare sulla creazione di una nuova « cultura della sicurezza » al fine di ridurre o prevenire gli incidenti sul lavoro e le malattie professionali che provocano, in media, seimila morti al giorno .

L’OIL – Organizzazione Internazionale del Lavoro è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che ha come obiettivo il perseguimento della giustizia sociale e il riconoscimento universale dei diritti umani nel lavoro, attraverso la promozione di un lavoro dignitoso – il cosiddetto decent work – in condizioni di libertà, uguaglianza e sicurezza per tutte le donne e gli uomini.

L’organizzazione, nota anche con i suoi acronimi, ILO in inglese (International Labour Organization) e OIT in francese (Organisation Internationale du Travail) – è stata fondata nel 1919 a seguito del Trattato di Versailles che pose fine al primo conflitto mondiale, ed è associata alle Nazioni Unite dal 1946.

Ne fanno parte 181 Stati membri e la sua sede principale è a Ginevra. L’ufficio per l’Italia è a Roma, mentre a Torino ha sede il Centro internazionale di formazione.
All’OIL è stato assegnato nel 1969 il Premio Nobel per la pace. (3)

Il problema fondamentale nel nostro paese è quello dei morti sul lavoro. Morire per lavorare A Roma il 25 e 26 novembre 2022 si è tenuto il Forum della ricerca “Made in Inail” L’evento ha visto la partecipazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e la partecipazione dei del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, e della Salute, Orazio Schillaci, e i vertici dell’Istituto

Si è tenuto nell’area del Gazometro a Roma, ed è stato interamente dedicato all’innovazione tecnologica al servizio della salute e della sicurezza dei lavoratori, durante il quale l’Istituto ha presentato alcuni dei progetti più significativi realizzati in collaborazione con partner eccellenti, tra cui enti di ricerca e Università.

L’Inail, infatti, punta a fare della ricerca in materia di salute e sicurezza una filiera industriale, attraverso politiche specifiche finalizzate al trasferimento tecnologico. L’evento, articolato in diverse sessioni e tavole rotonde, alle quali partecipano oltre 70 relatori, è inaugurato dal presidente dell’Istituto, Franco Bettoni, e dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone.

“Abbiamo promosso la prima edizione del Forum della ricerca Made in Inail con l’obiettivo di mostrare le numerose e preziose opportunità che l’attività di ricerca offre per conciliare scienza, tecnologia, innovazione, prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. A dirlo oggi il presidente dell’Inail Franco Bettoni intervenendo alla prima edizione del Forum della ricerca Made in Inail. “Nel corso di queste due intense giornate – spiega – saranno presentati alcuni progetti di ricerca realizzati dall’Inail in collaborazione con partner strategici, con i quali siamo davvero orgogliosi di mantenere solidi rapporti”.

“Per massimizzare i risultati – sottolinea – siamo profondamente convinti che sia necessario interagire con valide realtà della comunità scientifica, attraverso un sistema a rete che ottimizzi gli investimenti in termini di risorse umane, strumentali e finanziarie e conseguire così l’integrazione tra competenze differenti”.

“Negli ultimi anni – ricorda – l’Inail ha registrato un significativo ampliamento delle proprie competenze, affermandosi come un ente capace, da una parte, di tenere ben salde le originarie radici di istituzione assicurativa sociale e, dall’altra, di configurarsi progressivamente come il garante della tutela globale integrata di lavoratrici e lavoratori”. “La tradizionale funzione assicurativa – sottolinea – è stata, infatti, potenziata da numerose attività nell’ambito della ricerca, prevenzione, riabilitazione e reinserimento familiare, sociale e lavorativo delle persone con disabilità”.

“Per ambire – afferma il presidente Bettoni – a un progresso tecnologico che non sia meramente efficientistico è indispensabile un’evoluzione parallela dei valori e delle responsabilità, uno sforzo di civiltà e di rispetto della dignità umana”. “Nel mondo del lavoro – commenta – l’avanzamento tecnologico può generare minacce per la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, a causa dell’esposizione a rischi emergenti e sconosciuti, ma nello stesso tempo può fornire efficaci risposte alle accresciute aspettative di protezione e di tutela, in uno scenario in rapida trasformazione che presenta sempre nuove forme di aggressione alla salute, come ha dimostrato la pandemia. L’azione dell’Inail non ha mai trascurato questo aspetto, sin dalle sue origini”.

Il presidente dell’Inail ricorda che “Johannes Schmidl, che per primo diresse il Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio nel 1961, affermava che ‘il risultato delle ricerche è il nulla, se i ricercatori affrontano i problemi solo dal punto di vista della costruzione meccanica e il paziente viene per ultimo. La cosa più importante è comprendere il paziente ed imparare dalla pratica, non dalla teoria. L’assistito diventa così il primo ricercatore’. Ed è proprio a questo principio lasciato in eredità da Schmidl che oggi si ispira la missione istituzionale dell’Inail. La persona è sempre al centro della nostra azione, in cui la tecnologia, l’innovazione e il supporto psicosociale trovano un perfetto equilibrio”.

“Nel tempo – spiega – ho avuto la possibilità di conoscere e apprezzare sempre di più il lavoro svolto dall’Istituto per valorizzare al massimo il contributo della ricerca che rappresenta, inoltre, una leva determinante per attuare efficaci politiche di prevenzione mirate per ogni settore produttivo”.

“Per un significativo abbattimento del numero di incidenti sul lavoro e di malattie professionali di cui purtroppo abbiamo notizia ogni giorno e che vediamo ripetersi spesso con le stesse dinamiche – ribadisce – la scienza, lo studio e la sperimentazione sono di vitale importanza. La tecnologia – ricorda – la robotica, l’innovazione digitale, la sensoristica, l’intelligenza artificiale possono davvero rendere il lavoro più sicuro. E’ fondamentale, inoltre, mirare a un coinvolgimento diretto e precoce della ricerca su salute e sicurezza fin dalla fase di progettazione, consolidando la metodologia della cosiddetta ‘prevention through design’”.

“Voglio sottolineare – aggiunge – il valore di iniziative come il Forum della ricerca per potenziare la ‘terza missione’ per il trasferimento al mondo scientifico e a quello produttivo dei risultati conseguiti affinché siano sempre di più le persone che possano godere dei benefici”.

“In tale ambito si colloca, peraltro, la volontà di Inail – afferma – di consolidare la relazione tra Pnrr e sicurezza sul lavoro, mediante la realizzazione di iniziative congiunte con grandi realtà d’impresa italiane, principali destinatari delle risorse stanziate dal Piano, come per esempio Ferrovie dello Stato, Aeroporti di Roma, Autostrade per l’Italia, Enel e Eni che ci ospita in questa suggestiva location”.

“Gli investimenti in innovazione e sicurezza – assicura – costituiscono per il tessuto produttivo elemento decisivo di competitività. Prosegue, in tale ottica, l’impegno dell’Istituto per affinare tutti gli strumenti di intervento volti ad accelerare i processi di transizione ecologica e digitale e la crescita del sistema produttivo nazionale con l’obiettivo di ridurre il fenomeno infortunistico e tecnopatico: cito i bandi ricerche in collaborazione” (bric); il recente bando per l’innovazione tecnologica promosso insieme a Artes 4.0 che sarà oggetto di discussione di una tavola rotonda che si terrà domani pomeriggio; l’apporto alle attività dei competence center italiani in una logica di partnership pubblico-privato, nonché i bandi Isi per premiare le aziende virtuose”. “Un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un’etica fondata su una visione del bene comune, un’etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione con gli altri e con il creato”. Così il presidente dell’Inail Franco Bettoni ha concluso il suo intervento ricordando le parole del discorso del Santo Padre ai partecipanti al seminario “il bene comune nell’era digitale”, promosso dal pontificio consiglio della cultura e dal dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (27 settembre 2019).(4)

L’Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla prima edizione delle Giornate Inail “Scienza e Ricerca per la sicurezza” ha significativamente detto : “così come la sconfitta della violenza sulle donne, la sicurezza sul lavoro costituisca un banco di prova primario per la civiltà di un Paese.Cosa occorre a questo riguardo? Credo che occorra far riferimento alla definizione di sistema immunitario che il Professor Mantovani dà in quello splendido libro – di cui consiglio la lettura – come ‘orchestra armoniosa’.Un sistema immunitario contro gli infortuni sul lavoro, composto da tanti elementi, quindi. L’aggiornamento continuo di cui ha parlato poc’anzi la Ministra del Lavoro Calderone rispetto alle condizioni che mutano, anche di forme di lavoro, di modalità di lavoro. E quindi l’aggiornamento, la formazione di una coscienza diffusa di responsabilità propria e verso gli altri per la sicurezza quando si lavora.

Una grande definizione precisa, concretamente effettiva ed efficace di regole di comportamento. Un’accurata vigilanza e sorveglianza sui luoghi di lavoro, perché queste regole vengano rispettate.E qui, oggi, si mette a fuoco uno dei punti importanti di questo sistema immunitario per la sicurezza sul lavoro: la collaborazione fra lavoro e ricerca. È significativa la presenza contestuale dei Ministri del lavoro, della sanità, dell’università e della ricerca.Questo incontro tra esigenze di sicurezza sul lavoro e ricerca è concretamente raffigurato dalle cose che poc’anzi ho avuto l’opportunità di vedere, dai risultati che tutti conosciamo ma che vanno sempre più fatti conoscere in maniera diffusa, da interventi per prevenire e rimediare. Per prevenire gli infortuni sul lavoro e porre rimedio alle loro conseguenze. Poc’anzi ho potuto constatare, ancora una volta, concretamente, i risultati della ricerca su questo fronte, incontrando alcuni ricercatori con risultati straordinari presentati, e anche ricercatori in formazione – gli studenti di una scuola – che fanno già adesso applicazione di metodologia di ricerca.Ecco, questi risultati sono straordinariamente importanti.

E io desidero esprimere la riconoscenza della Repubblica per l’attività che si spiega su questo fronte. Perché sono non soltanto strumenti che prevengono gli infortuni, creando condizioni per impedire che si verifichino, ma sono strumenti che consentono poi di porre rimedio ai danni gravi che alle persone derivano da questi infortuni, e anche strumenti che consentono di definire standard di comportamento. Ecco, tutto questo è importante. Questo incontro tra ricerca e sicurezza sul lavoro è prezioso e di fondamentale importanza. E, incoraggiando l’Istituto, fa onore al suo ruolo, alla sua attività. Ma il Presidente Mattarella in occasione della Celebrazione della Festa del Lavoro aveva detto : “Il primo articolo della Costituzione costituisce il fondamento su cui poggia l’architettura dei principi della nostra democrazia e della nostra civiltà.

Al tempo stesso è un pungolo, un senso di marcia, una sfida costante alle istituzioni, ai corpi sociali, alle forze produttive.Il lavoro è misura di libertà, di dignità, rappresenta il contributo alla comunità.È strumento di realizzazione di diritti sociali. È motore di rimozione delle disuguaglianze, tema essenziale dopo la pandemia che le ha aggravate e ne ha create di nuove.Premessa di tutto è la sicurezza sul lavoro.È una battaglia che viene da lontano.L’integrità della persona e della salute dei lavoratori è parte essenziale della visione che ispira il nostro patto costituzionale.È stata ed è elemento qualificante della lotta del movimento dei lavoratori. Ma non è un tema di parte, non appartiene soltanto a loro.

Vorremmo che intorno a questa necessità si mobilitasse il fronte più ampio, un patto di alleanza tra istituzioni, società civile, forze sociali ed economiche, per sottolineare con forza l’impegno a combattere un flagello che sconvolge la vita di troppe famiglie, rappresenta un’umiliazione per il mondo delle imprese e una sconfitta per chi, producendo beni e servizi, vede la propria attività sfigurata da queste morti. Ogni incidente ha un costo: umano anzitutto, morale, sociale, economico.Supera di gran lunga quello di ogni attività di prevenzione e tutela. La caduta mortale di Fabio Palotti a Roma, la morte di Rosario Frisina a Gorgonzola, sono solo le ultime tragedie di una insopportabile catena che dobbiamo registrare con dolore e amarezza. Tanti gli infortuni che causano conseguenze mortali o gravi menomazioni permanenti. Grande impegno va messo in campo, nell’applicazione di tecnologie moderne per proteggere il lavoro, consentire il recupero degli infortunati. È uno sforzo, quello per la sicurezza, da veicolare anche attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che rende disponibili risorse significative. Unità di sforzi, quindi, per la sicurezza sui posti di lavoro. È una responsabilità che appartiene a tutti. (…)Eravamo avviati a uscire dalla crisi indotta dalla pandemia – anche se adesso purtroppo costretti ad affrontare nuovi rischi a causa delle conseguenze nefaste di una guerra inattesa e insensata – con risultati di crescita che si erano rivelati nel 2021 particolarmente lusinghieri.

Con l’economia e l’occupazione in crescita. Ma parallelamente sono cresciuti i rischi di infortuni sul lavoro. Ce lo ricorda l’Inail. Il costo della ripresa non può essere pagato in termini di infortuni sul lavoro. Così come, nei momenti di difficoltà, occorre che le aziende rifuggano dalla tentazione di ridurre le spese per la sicurezza. Si tratta di un vincolo inderogabile. Ci rendiamo certamente tutti conto che anche una sola morte rappresenta un costo umano e sociale inaccettabile. Il lavoro è strumento di progresso e di affermazione delle persone, non un gioco d’azzardo potenzialmente letale. (5)

(1)https://www.quotidianopiemontese.it/2023/01/01/in-11-mesi-del-2022-piu-di-mille-morti-sul-lavoro-in-italia-gli-stranieri-muoiono-il-doppio-degli-italiani/

(2)https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—europe/—ro-geneva/—ilo-rome/documents/publication/wcms_783233.pdf

(3)La Conferenza Internazionale del Lavoro si riunisce ogni anno, a Ginevra.
Ogni Stato membro è rappresentato da quattro delegati: due rappresentanti del governo – di cui uno solitamente è il Ministro del Lavoro che guida la delegazione e rappresenta il punto di vista dell’esecutivo nel dibattito –, uno dei sindacati dei lavoratori e uno dei datori: ogni delegato ha diritto di intervenire nel dibattito e di votare in totale autonomia. La Conferenza definisce le politiche più ampie dell’organizzazione e provvede altresì, ogni due anni, ad adottare il programma di lavoro e il relativo bilancio dell’OIL, il quale viene finanziato da ognuno degli Stati membri.

Per comprendere i principi che indirizzano l’agire dell’OIL, è utile conoscere quelli che sono i punti più importanti della Dichiarazione di Filadelfia adottata nel 1944 la quale costituisce ancora oggi la Carta degli obiettivi e dei principi dell’organizzazione:

  • Il lavoro non è una merce.
  • La libertà di associazione e di espressione è condizione essenziale per un progresso costante.
  • La povertà, ovunque esista, costituisce una minaccia per la prosperità di tutti.
  • Tutti gli essere umani, indipendentemente dalla razza, religione e sesso, hanno diritto di perseguire il loro benessere materiale e il loro sviluppo spirituale in condizioni di libertà e dignità, sicurezza economica e pari opportunità.

Quattro sono gli obiettivi strategici all’interno dei quali si concretano gli interventi dell’OIL:

  • promuovere e garantire l’applicazione delle norme nonché dei principi e diritti fondamentali del lavoro;
  • creare maggiori opportunità di occupazione e reddito dignitosi per donne e uomini;
  • estendere i benefici e l’efficacia della protezione sociale per tutti;
  • rafforzare il tripartitismo e il dialogo sociale .

Tali macro aree di intervento vengono declinate tramite uno o più programmi internazionali i quali raggruppano ed integrano le diverse attività dell’Organizzazione.

(4)Adnkronos – Lavoro http://www.padovanews.it/2022/11/25/infortuni-bettoni-inail-forum-ricerca-per-mostrare-opportunita-per-sicurezza-e-prevenzione/

(5) Quirinale.it

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