“L’AQUILA .PIANETA MALDICENZA : UNA QUESTIONE DI IDENTITA’? ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Questa riflessione è piena di interrogativi perchè parte proprio da un interrogativo da cui discendono tutti gli altri. In poche parole la domanda è : può la “maldicenza” essere uno dei caratteri identitari, ovvero distintivi della città di L’Aquila. Può essere la maldicenza il biglietto da visita della città, il suo ambasciatore nel mondo . Per molto tempo ho ritenuto che la maledicente adunata aquilana per la festa in onore di Sant’Agnese fosse una compagnia spensierata , goliardica e piena di “lazzi e frizzi” , tale da esercitare una benevola , malgrado volesse autodefinirsi “malevola”, attrazione con le rituali iniziative mangerecce, i podi per le recite a braccio, a soggetto stile commedia dell’arte , con copioni più o meno visti e rivisti: adunate come dicevo di confraternite, per insignire di varie onorificenze , devoti della maldicenza, eleggere cariche. Insomma un gioco spensierato, per giorni spensierati all’interno di una mutevole tradizione che arricchiva e indorava un mondo .
Oggi che quel mondo è scomparso , a distanza ormai di quasi quattordici anni dal sisma del 2009, con una ricostruzione che stenta ancora a decollare nel vero senso della parola, dopo i rilevanti problemi causati dalle restrizioni a causa della pandemia da covid 19 e di fronte ad una innumerevole serie di problemi che ogni giorno evidenziano l’aggressione ad una città che ancora non riesce a ritornare a svolgere pienamente il suo ruolo ,trasformatasi in un museo a cielo aperto , in questo inizio di anno 2023 mi sono domandato che senso hanno le manifestazioni del pianeta maledicenza.
Ovvero che ruolo ha in questo momento di grave crisi una iniziativa che sembra rifarsi alla memoria storica , quella che ci permette di legare il passato al futuro passando per il presente , ma che è in questo caso una memoria ad uso e consumo ovvero risponde a esigenze prevalentemente identitarie, spesso dunque mutevole sotto la spinta di interessi contrastanti e serve la vita in modo immediato, spesso incurante delle deformazioni cui sottopone il passato. Un tema che offre e soffre di uno stridente contrasto perchè l’espressione “memoria storica” ha uno statuto incerto. In quanto unisce due termini che, benché legati, sono in tensione fra di loro: la storia, in quanto oggetto della storiografia, tende all’accertamento di una verità che, almeno idealmente, mira all’oggettività, basandosi su usi rigorosi delle fonti, formulazione di ipotesi e controllo ricorrente della loro plausibilità da parte di una comunità scientifica; la memoria, al contrario, è soggettiva tanto da imporsi nel linguaggio ordinario. Così quando si parla di memoria storica quello a cui si allude è una forma di “memoria speciale”, quella che conserva rappresentazioni di avvenimenti, persone, situazioni o oggetti di cui il soggetto non ha avuto esperienza diretta, ma che appartengono a un passato che ha preceduto la sua vita, e di cui si possiede dunque una memoria mediata da racconti altrui. (1)
Dal che mi sono posto ancora un’altra domanda : perchè questo tipo di narrazione sulla maledicenza e comunque su una tradizione folklorica locale di scarso valore se pensiamo ad altri temi e argomenti che innervano il tessuto demoantropologico del territorio .Perchè calcare la mano su un tema fino a volerlo rendere identitario e quindi esportabile nella normale logica dei media e dei social ? Perchè dedicare risorse ed energie ad un tema come questo quando ci sarebbero decine di aspetti veramente rilevanti tra i fenomeni che interessano la città e il suo territorio non solo riferite all’attualità ma anche alla storia della città medesima.. Forse perchè questo tipo di memoria storica e la sua narrazione paventa la malcelata illusione di farle svolgere la funzione di collocare i soggetti nel tempo della storia. Un deprecabile artificio a cui i social ci hanno abituato sovvertendo spesso non solo le logiche e i tempi ma anche la percezione di nessi importanti quali ,primo tra tutto , il rapporto tra la ricerca e la conoscenza. Il “ tempo della storia” non tanto in quanto “conoscenza” della storia, ma in quanto nesso vissuto, significativamente ed emotivamente carico, fra i soggetti e vicende che trascendono la loro singolarità. Così l’espressione memoria storica,in questo caso, mette in risalto la percezione di un indebolimento della capacità dei soggetti di istituire il nesso più importante : ricerca, conoscenza, documentazione . Ma questa non è che una mia opinione che lascia il tempo che trova pur restando la domanda iniziale bisognevole comunque di risposta .
Domande alle quali però ne va aggiunta una fondamentale. A chi interessa in questo momento una festa come quella di Sant’Agnese o meglio dei suoi devoti che chiamano a raccolta un’intera città per istituire nuovamente , dopo gli anni dell’assenza di questa festa a causa delle restrizioni decretate per combattere la pandemia da Covid ,una identità , quella della maldicenza a cui vogliono condannare una città che fa fatica a rinascere e che avrebbe bisogno di ben altre adunate per tornare ad assicurare servizi efficienti, traffico ordinato, economia sostenibile,democrazia partecipativa, condivisione di un’idea di futuro e molte altre cose ancora .
A chi interessa un’adunata di questo genere che Vincenzo Battista descrive in un post sul suo profilo facebook , riproponendo un pezzo della sua arringa tenuta in occasione di un processo pubblico tenuto proprio tra gli eventi del cosiddetto pianeta maldicenza nel 2016 pubblicato su Il Capoluogo dell’11 gennaio 2016 in modo così colorato e avvincente che fa pensare .
“La città e il suo contado, nella ricorrenza della maldicenza, e le sue antiche istituzioni (musicali, artistiche, teatrali, scolastiche, e pensiamo per un momento, se tutte queste energie, potessero essere indirizzate invece nella beneficenza) decretano, finalmente, che è giunto il momento: fuori tutti, uniti, solidali, come non vedremo mai, in nome ,e per conto, del mito della maldicenza, che dalla torre civica della città, come una sorta di divinità, Atena Nike, li benedice, per la battaglia, imminente: tabaccai, imbianchini, coppie di fatto,tartufai e fungaroli, cassieri e parrucchieri, bancari e docenti, grafici, impiegati e studenti, scrittori e giornalisti e medici, tubisti, carrozzieri, venditori di pesce e fruttivendoli; sarti e avvocati, commesse, venditori porta a porta, postini, intellettuali ultra settantenni, amanti e amati, ripudiati e truffatori, rinviati a giudizio e in procinto di esserlo; secondini, pensionati, carcerati in semi libertà, ladri appena dopo aver commesso il furto e quelli in procinto di farlo, meretrici – cortigiane, farmacisti e osti, ex vergini dannunziane, ricattatori e spacciatori, illibate e ferrovieri, albergatori e chef, perditempo, falegnami e meccanici, elettricisti e idraulici, calciatori, assicuratori pronti con le polizze sulla maldicenza, agricoltori che lasciano le campagne, benzinai, pizzaioli e post telegrafonici, amministratori e politici di alto rango che decidono sui destini di questa città, e l’elenco non potrebbe mai finire, aggiungiamo i quotidiani, agenzie di comunicazione, le reti televisive nazionali e regionali, che inviano i loro prestigiosi giornalisti, quelli di punta.” (2)
Fa pensare perchè la manifestazione articolata con gli eventi della quattro giorni dal 12 al 15 gennaio è una manifestazione che guarda all’indietro. Come guardano all’indietro anche altre manifestazioni che si svolgono nella provincia aquilana ma anche nell’intero Abruzzo. Una per tutte per esempio la Giostra cavalleresca di Sulmona che produce un evento nei mesi di luglio ed agosto di ogni anno senza alcun altro risvolto durante l’anno se non la modesta attività delle associazioni che danno vita ai rioni . Così il Pianeta maldicenza guarda all’indietro perchè tende a conservare qualcosa che tra l’altro non ha nemmeno una giustificazione storica. D’altra parte non poteva essere diversamente in un paese in cui appunto chi è andato a votare lo scorso settembre , pensando al nuovo , perchè in realtà una novità c’è nel governo Meloni , quello di un Presidente donna, ha regalato una patente per “conservare “ l’esistente, lo statu quo, grazie anche alle opposizioni , pensiamo alla sinistra, che hanno aperto con un’autostrada la via alla vittoria appunto del centro destra. Fotocopia di quello che è capitato anche a L’Aquila dove in occasione del rinnovo dell’amministrazione comunale personaggi della sinistra per non fare un passo indietro o di lato hanno aperto la strada al secondo mandato del sindaco uscente.
Ma Battista appunto parlando di patrocinio alla manifestazione da parte del Comune in quel suo post su facebook continua riportando :
“Leggiamo, da brano tratto da un giornale web, dalle parole che sembrano pietre, testamentarie: ” il titolo: L’Aquila riabbraccia il centro con un torrone gigante che salverà Celestino V, un mega torrone di 99 metri “ ( pensate che avrebbe detto Crozza…), scrive quindi una giornalista : “Piazza Palazzo è davvero splendente , una serata bellissima, che chiude la quattro giorni del festival, del “Pianeta della maldicenza”, legato a Sant’ Agnese, tradizione tutta aquilana, stasera, e dolce in mezzo a tanto amaro. Non può essere più bella di così. Mette i brividi, l’Inno d’Italia, suonato sotto alla Torre di Palazzo, una cornice perfetta che toglie fiato, nonostante tutte le sue ferite, tornare in quei luoghi, per ognuno, è quella dose di morfina che placa un dolore lungo 4 anni…”. Da non crederci, ha avuto tanto successo questo pezzo, che nelle periferie hanno istallato gratuitamente dei distributori automatici di morfina, magari possono servire a quei fastidiosi e insistenti aquilani che si lamentano per non esserci…, senza parlare poi dell’inno d’Italia, ribattezzato agnesino. “
Una disamina che continua così .”Infine, un altro brano, straordinario nel contenuto, di un giornalista aquilano che ha vinto il premio “Pulitzer della Maldicenza: “A cena, si scalerà poi, a temi più squisitamente intimi ai gruppi, più o meno digeribili, corna e tricorna, beghe sul lavoro, tra famiglie, e chi più ne ha, più ne metta. Un vero tritacarne, che esalta alcuni e disgusta altri, i fanti della non scarna pattuglia degli “anti-Sant’ Agnese”, alcuni semplicemente discreti, altri più radical chic, comunque tutti pronti a celarsi dietro un velo di discrezione e silenzio che, in fondo, in mezzo a tutto il ciarlio, risuonerà stasera dalle finestre dei locali cittadini, magari neanche guasta. E i temi di dibattimento agnesino – continua il pezzo – certo, non mancheranno. A partire, ci sarà da scommetterlo, dalle vicissitudini tapiresche della senatrice & lo spogliarellista, che fanno discutere la città pruriginosa, che pare più ansiosa di scoprire gli aspetti privati, che non quelli pubblici della coppia”. (3)
L’intero intervento dunque si può leggere su Il Capoluogo dove in definitiva Battista instaura un rapporto tra la città della maledicenza e la città di Celestino V che sono due città diverse e chiede quindi di scegliere non certamente affidandosi al lancio di una moneta ma riscoprendo i “ veri valori” che appunto una città può mettere in campo nel suo identikit e soprattutto nel suo Dna.
Ecco perchè quando ci chiediamo a chi può interessare il pianeta maldicenza e i suoi eventi in questo 2023 ci guardiamo attorno . E cerchiamo altre risposte . Per esempio quella ad un quesito fondamentale che si lega strettamente all’evento , il sisma del 2009 , che ha cambiato radicalmente la città. Ancora a distanza di più di un decennio non ci si è interrogati abbastanza sul fatto che il terremoto del 2009, come altre precedenti catastrofi, ha messo a nudo «la qualità storica dell’agire politico, la dimensione dell’operare statale, la grandezza o la miseria di un ceto dirigente» (P. Bevilacqua, Tra natura e storia: ambiente, economie, risorse in Italia, 2000, p. 88) . E continua a interrogarci sulla prospettiva storica (passato, presente futuro), sulla dimensione individuale insieme a quella sociale, fino al rapporto triangolare fra le istituzioni centrali, quelle locali e la cittadinanza. Troppo presto questa riflessione è stata archiviata. Memorabile rimane il tendone in Piazza Duomo , quello del “popolo delle carriole “ che sembrava aver avviato una riflessione che si è persa per strada ,probabilmente non proprio per responsabilità degli stessi promotori .
Come non c’è traccia per quanto riguarda l’approfondimento di un fatto eclatante il discusso caso della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi che ripropone non il processo alla scienza ma il continuo interrogativo sul giusto modo di fare prevenzione . I membri della Commissione nazionale denunciata per «valutazione negligente del rischio» e «informazione fuorviante», sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo plurimo con una sentenza di primo grado del tribunale dell’Aquila del gennaio 2013. Il travisamento dell’impianto accusatorio però è sembrato ancora una volta distogliere l’attenzione dalla complessa questione della prevenzione del rischio e ha spostato l’attenzione sulla scienza . La città non è riuscita a dare anche in questo caso una risposta .
E sempre rispetto a quell’evento sismico che fa da spartiacque sul prima e sul dopo mi sembra che non si sia ancora riflettuto abbastanza sul “miracolo berlusconiano” proclamato nello studio televisivo di Porta a Porta nella trasmissione del 15 settembre 2009 in cui lo stesso Berlusconi ebbe a dire dello «straordinario, epocale miracolo che stiamo realizzando di dare le case, le scuole, fra poco le chiese eccetera, appena cinque mesi dopo la tragedia, alle persone». In realtà un ricovero diverso da un conteiner è stato assicurato a gran parte della popolazione ed è comunque un merito che non va disconosciuto ma a distanza di più di un decennio il silenzio incombe su come si pervenne a quelle localizzazioni e soprattutto sul destino che incombe ,per esempio, sulle new town , quella isole abitative costruite attorno a L’Aquila dopo il terremoto. Un ingente patrimonio edilizio che desta preoccupazione ma anche insofferenza perchè non se ne riesce a vedere né programmare il futuro che inevitabilmente potrebbe essere quello del degrado. Si dovrebbe invece partire dalla considerazione che le CASE non siano state semplicemente un elemento della ricostruzione, ma una vera e propria costruzione ex novo da cui, in futuro, l’assetto urbanistico, sociale e perfino identitario non potranno prescindere.
Si potrebbero trasformare quei villaggi in “college” , in campus studi facendo diventare, per esempio, la città un enorme città della conoscenza, dello studio, della formazione ad altissimo livello, della sperimentazione.
Ammesso che l’Università aquilana, sul ruolo della quale la città dovrebbe interrogarsi a fondo cercando di capire la sua vocazione per il futuro, perchè il passato è passato e i blasoni poco aiutano,voglia offrire questa opportunità facendosi capofila appunto di una serie di agenzie ed istituzioni deputate alla formazione . Capire per esempio se il percorso dell’Università è quello della internazionalizzazione e quindi dell’apertura al mondo della formazione come sta avvenendo per esempio con GSSI, . la scuola superiore universitaria Gran Sasso Science Institute nata nel 2012 come istituto di ricerca e di alta formazione dottorale dipendente dall’ Istituto Nazionale di fisica nucleare, uno dei 180 dipartimenti di eccellenza italiani che in questi giorni ha ottenuto un finanziamento di circa 7,3 milioni di euro in aggiunta al finanziamento ordinario.
Oppure una università di provincia che pur proponendo sufficienti livelli di formazione rimane nel chiuso di un percorso di piccolo cabotaggio .
E tanto per completare il quadro che appunto viene determinato dal terremoto , mi piace riferire qualche riga di un post di Colasacco, la blogger recentemente scomparsa che proprio il 14 aprile del 2009 scriveva con il titolo “C’è il sole” : “Ieri pomeriggio sono entrata nel centro storico con una squadra di vigili del fuoco. […] Ciò che i miei occhi hanno visto, per la prima volta dopo il terremoto, è indescrivibile. Immaginate i luoghi della vostra anima, della vostra vita, della vostra memoria trasformati in una spianata di macerie, con pochissimi punti di riferimento. In quel momento ho pensato che sarebbe stato meglio morire. Ho rivisto mia nonna affacciata alla finestra che chiamava me bambina per il pranzo. Papà che mi prendeva per mano e mi accompagnava a scuola. Me stessa che uscivo, vestita da suorina bianca per andare alla Prima Comunione. Cose piccole, ma la mia vita. Ed ho compreso la perdita di identità. La perdita di tutto. Un lutto immane. Comune. Ma terribilmente individuale.”
Ebbene che cosa possono interessare gli eventi programmati dal 12 al 15 gennaio 2023 del pianeta maledicenza a chi ha perduto una identità , come descrive la Colasacco, e in questi anni ha tentato faticosamente di ricostruirne una insieme a quella della città, dalla quale , malgrado l’accaduto, non è voluto andare via.
Come pure va considerata una altra evenienza proprio in tema di narrazione del sisma e della città.Non si riesce a capire come a distanza di anni siano scomparse quelle testimonianze che appena dopo il terremoto presero «atto definitivamente della tragedia che è stata, dei morti, di una città in ginocchio», a cui si accompagna un indebolimento dell’identità comunitaria perché quei «venti secondi hanno cancellato una memoria collettiva» (P. Aromatario, Ricomincio da zero anzi da 3,32, 2009, p. 135). Testimonianze che meritoriamente l’editoria locale ha stampato e distribuito e la Biblioteca Provinciale “S. Tommasi “ con la Deputazione di storia patria ora conservano. Ovvero non si capisce come negli anni non venga in evidenza il fatto che da quelle testimonianze non sia scaturita un altrettanto fervore di riproposizione di un mondo da ricostruire per consegnarlo al futuro. Poche e sporadiche voci oggi continuano a proporre una immagine futuribile della città.
Molte invece le voci di protesta per esempio per la movida notturna o attorno a determinati luoghi della città . Un fenomeno che ha visto anche comportamenti antisociali da parte di bande di ragazzini all’assalto della città nel sabato pomeriggio . Ebbene anche su questo la città non riesce ad interrogarsi . Ragazzini per i quali il miracolo edilizio berlusconiano non ha prodotto nuovi edifici scolastici ma che sono stati lasciati nei MUSP. (Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio)
un sinonimo come MAP (Moduli Abitativi Provvisori) o CASE (Costruzioni Antisismiche Sostenibili Ecocompatibili) perchè a L’Aquila la parola “ casa” non si usa più. E dicevo quanto si è riflettuto sul destino di quella generazione del terremoto che a distanza di alcuni anni ha dovuto subire anche le restrizioni della Pandemia per il Covid 19 e quanto si continua a riflettere sulla generazione della pandemia in una città così disastrata.
Per non parlare poi dei problemi economici seguiti al terremoto e che hanno incontrato,alla fine di quello che doveva essere il tunnel, si fa per dire, una tempesta perfetta con inflazione, guerra e crisi energetica . Quanto si discute e quindi ci si interroga sul ‘riflusso’ che mette in evidenza una nuova quotidianità che si è andata affermando. Quanto si riflette su quella che sembra essere una delusione per una stagione di democrazia partecipata che sembra aver prodotto risultati inferiori alle aspettative; e, infine, sulla permanenza di una crisi politica, sociale ed economica che, come mostrano i rapporti del CRESA (Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali), era preesistente al terremoto del 2009.
Proprio il diciottesimo rapporto del Cresa riferito al 2021-2022 afferma: “Nel primo semestre 2022, fortemente influenzato dal clima di incertezza e derivante dallo scoppio del conflitto alle porte dell’Europa, dal rincaro dei prodotti energetici e dalla ripresa di un’inflazione galoppante, viene confermato un rallentamento di tutti i fattori di crescita. Per quanto riguarda le variabili macroeconomiche nel 2021 sono aumentati il Pil (+5,2% inferiore alla media nazionale), i consumi (+5,8%) e gli investimenti (+8,6%) compensando, almeno in parte, la flessione dell’anno precedente. Per il 2022 continuerà la fase di recupero, ma sarà molto rallentato rispetto alle scorse previsioni a causa dell’impatto del conflitto in Ucraina che ha prodotto una spinta inflattiva riguardante inizialmente le materie prime alimentari ed energetiche che andrà a coinvolgere tutti i settori di attività economica. Secondo la Banca d’Italia l’indicatore dell’economia regionale (ITER) segna nella media del primo semestre 2022 un +5,3% inferiore alla media nazionale (+5,7 per cento) sul quale grava il rallentamento del secondo trimestre. Il sistema imprenditoriale abruzzese mostra nel 2021 risultati positivi ma ancora influenzati dagli effetti della pandemia da Covid-19 perché all’aumento delle nuove iscrizioni (+3,8% rispetto al 2020), segno del miglioramento delle prospettive dell’economia, dei diversi andamenti settoriali e della politica degli aiuti pubblici, corrisponde un valore delle cancellazioni ancora inferiore a quello fisiologico, indicazione di una perdurante cautela nella valutazione degli scenari di medio termine. Continua la diminuzione delle imprese attive nell’industria manifatturiera, mentre ha registrato una lieve inversione di tendenza il commercio e l’agricoltura non ha segnato variazioni dopo anni di flessione. Proseguono nell’aumento alcuni servizi non commerciali, tra cui quelli turistici. “
Per quello che riguarda L’Aquila i disoccupati previsti per il 2023 sono 12.536 in un quadro di previsioni economiche per l’Abruzzo che non sono particolarmente rosee. Rispetto al 2022 la crescita del Pil e dei consumi delle famiglie è destinata ad azzerarsi e ciò contribuirà a incrementare il numero dei disoccupati di quasi mille unità. Il quadro emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia, sulla base di una elaborazione dei dati Istat e delle previsioni Prometeia. Il numero complessivo degli abruzzesi senza lavoro nel 2023 sfiorerà quota 54mila: secondo le previsioni, infatti, il prossimo anno saranno 848 i nuovi disoccupati, per un totale di 53.744. Nel dettaglio, complessivamente sono 10.952 i disoccupati previsti nella provincia di Teramo, 12.536 in quella dell’Aquila, 15.990 in quella di Chieti e 14.266 in quella di Pescara. (…)A livello provinciale, solo per il Pescarese (al 95esimo posto in Italia) è previsto un calo della disoccupazione dello 0,8%, con 119 persone in meno senza un lavoro. Il tasso più alto di crescita per il 2023 dovrebbe invece riguardare – secondo la Cgia – il Teramano (43esimo a livello nazionale), dove si prevede un aumento di 484 disoccupati, per una variazione pari a +4,6%. Seguono la provincia dell’Aquila (56esima in Italia) con 246 disoccupati previsti in più (+2%) e il Chietino (58esimo posto a livello nazionale) con 239 unità occupate in meno (+1,5%). (4 )
Di fronte alla mole di quesiti, a cui ho accennato fin qui , l’elenco sarebbe veramente lungo,farsi una domanda in più mi sembra necessario . A chi interessa dunque questa rievocazione storica di non so che cosa che mette la maldicenza al primo posto tra i caratteri identitari della città cercando di scavalcarne i confini e dandole il ruolo e la funzione di ambasciatore nel mondo . Io non so dare una risposta .
Ma per capire meglio quello che viene chiamato pianeta maldicenza partiamo , anche per meglio comprendere il senso delle domande che mi sono posto, dalla descrizione di questa manifestazione attraverso il programma di quest’anno, la festa si celebra il 21 gennaio, oltre che da qualche cenno di storia .
Navigando sul web si incontra un sito appositamente dedicato alla maldicenza che cosi descrive questa usanza aquilana :
Il “Pianeta Maldicenza” non è una festa del gossip ma un “festival” della critica sincera e costruttiva nella tradizione tutta aquilana della Sant’Agnese. Nel week-end che precede il 21 gennaio, ricorrenza di Sant’Agnese, si tiene all’Aquila, da qualche anno, una manifestazione per ricordare e celebrare l’antico costume cittadino di parlare liberamente, coraggiosamente e francamente di tutto e di tutti, appunto nel giorno di Sant’Agnese (il culto della santa, dunque, non c’entra nulla).
Si “dice il male”, non “si dice male”, in un clima di satira mordace mai pettegola, mai diffamatrice, mai calunniatrice. “ (5)
La descrizione continua così : “La manifestazione si articola in più giornate: in una di queste, in teatro, vengono presentati al pubblico, alla giuria artistica e alla giuria popolare componimenti in poesia e prosa, lingua e vernacolo su questioni d’interesse cittadino, scritti con il cuore e con la mente della parresia socratica. Nella altre giornate si tengono convegni, relazioni e dibattiti intorno a problemi di rilevanza nazionale. Si affronta con la tipica maldicenza aquilana un tema generale. Infine, si acclama l'”Agnesino” dell’anno in una festa popolare di tono “asburgico” nel cortile del Palazzo comunale, con premiazione del vincitore da parte del Sindaco.
Le manifestazioni del “Pianeta Maldicenza” sono organizzate dall’ Associazione culturale Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese con il patrocinio del Comune dell’Aquila e il sostegno della Cassa di Risparmio dell’Aquila.
Poi il sito elenca temi ed argomenti come : La festa strana , Sant’Agnese vergine e martire. La devozione delle malmaritate Pprotettrice delle malelingue Statuti ed editti contro la maldicenza, Spranza catartica per le prostitute , L’Aquila delle malelingue,La repressione della maldicenza Dal Settecento al XXI sec. Insomma un utile e interessante lettura per cercare di capire le ragioni di questa usanza che la Confraternita ha riportato in auge .
Anche qui la prima domanda che viene spontanea, malgrado le motivazioni è: ma questa usanza ha veramente radici storiche .
Anche il sito che abbiamo consultato esprime dubbi : “ Questa tradizione, che non si riscontra in alcun luogo al di fuori della Città dell’Aquila, ha radici antiche e non completamente esplorate; tanto che ancora si discute sulle sue motivazioni vere o presunte “
Lo stesso Amedeo Esposito che sul sito ne fa una breve ricostruzione storica scrive : “Di qui la domanda ricorrente: che cos’è questa esclusiva festa aquilana? La risposta, o meglio le risposte non sono facili, mancando riferimenti certi, e comprovati da atti specifici. Egli afferma : “
La singolarità seducente dell’Aquila della malelingue – secondo i più accreditati saggi sulla materia (1) – è verosimilmente frutto di circostanze lente e delicate, date dall’umiliazione del popolo minuto, e ancor più da quella delle malmaritate oggi passeggiatrici. A cui la città reagì con la celebrazione della memoria e i simboli di una fratellanza a volte segreta , o comunque di complicità corale, anche per esorcizzare il proprio stato di libertà, e quando si è verificato, di schiavitù.
Sicché, solo riflettendo sul divenire della storia della giovane città, qual è L’Aquila (2) , è possibile tracciare un percorso – pur destando qualche riserva nella storiografia ufficiale – di questa festa locale che è tenuta in vita nel generoso tentativo di conservare la tanto decantata anima aquilana, o aquilanità.
Certo non è facile percepire quest’ anima entro un contesto laico e ludico, spesso blasfemo, che muove, per dissoluzione, da una luminosa figura di martire cristiana di una giovanetta quale fu, per il martirologio della Chiesa, Sant’Agnese.
Ma dice lo storico Raffaele Colapietra nel suo “Spiritualità coscienza civile e mentalità collettiva nella storia dell’Aquila” «…una città querula e litigiosa, quella che si affaccia agli anni ottanta del Quattrocento, ma sulla base di un disegno reale, di un profondo malessere, che si struttura nel crescente, consapevole distacco della città da quel contado la cui “unio, mixtio et incorporatio” aveva rappresentato a lungo la testimonianza tangibile, ancorché di fatto più che di diritto, di una preminenza indiscussa». Fu sempre questa “preminenza indiscussa” della città sul contado a creare motivi di malessere, di scherno e sottile maldicenza, fra il popolo e la nobiltà.
Dunque, la maldicenza (nei vari aspetti della beffa o della critica feroce) fu “arte” degli aquilani del Quattrocento e dei secoli successivi. «…Non a caso – scrive Raffaele Colapietra – sarà nel 1498 un frate non appartenente a comunità aquilana, che il lazzo popolare prenderà a beffa col soprannome di Asino o Barbuto, a diffondere…una pia consuetudine così socialmente importante come il viatico, con accompagnamento di baldacchino, ombrelli e ceri accesi».
E beffa erano i soprannomi dati ai ragazzi: “spizzica e porta a casa”, “sperandomino”, “vidime et lassame stare”, “saldamacchia”, “como piace ad ipso” etc.
Certamente più seria appariva ed era la maldicenza quando si sostituiva all’insofferenza, se non alla ribellione al potere. Che però veniva repressa con rigore, come prova l’editto del 1430, con cui si comminava ai popolani come ai nobili
“l’esilio perpetuo ed il taglio della lingua a chi arringasse contra l’indizione della festa del perdono di Celestino V” .
Dunque, L’Aquila d’altri tempi fondò, in una certa misura, la sua esistenza sul pettegolezzo e sulla maldicenza da cui trasse salvezza non già dal potere autoritario (era comune libero), ma se stessa.
Una ricostruzione interessante se non fosse per il suo esito: “ Una città che in altri tempi fonda la sua esistenza sul pettegolezzo e sulla maldicenza da cui trasse salvezza ….” e che ad onore del vero non restituisce giustizia ad una città tormentata nei secoli da veri problemi , ed è proprio una maleicenza non volerli vedere nella loro giusta luce.
Tanto che viene un sospetto : tutta questa enfasi sulla maldicenza potrebbe essere una invenzione appunto di quella Associazione la cui nascita viene così descritta :
“Dopo lo straordinario successo dell’iniziativa di pubblicare il libro su Mario Lolli e chiuso il sipario sulla Sant’Agnese 2003, alcuni “devoti” della Confraternita si sono presi la responsabilità di valutare cosa fare. Il “rito” agnesino languiva, lo spirito si andava perdendo, si stava oltretutto creando un gap con le nuove generazioni. Che fare? Rischiare di morire per consunzione o arrischiarsi lungo la difficile e pericolosa strada di un rilancio in grande, grandissimo stile?
Dopo attenta riflessione, il segretario a vita Ludovico Nardecchia ed il Priore Emerito Tommaso Ceddia, sentito il parere del Consiglio dei Custodi, hanno scelto questa seconda strada. Da questa riflessione è nata l’iniziativa “Il Pianeta Maldicenza”, una manifestazione che, prendendo spunto dal “rito” agnesino, rilanciasse questa l’esclusività tutta aquilana di una maldicenza “buona”, della critica sincera e costruttiva, del “dire il male e non dire male”. Per poter organizzare la manifestazione, l’11 aprile 2003 è nata ufficialmente, con atto notarile, l’Associazione culturale Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese. (6)
La 18/a edizione prevede diverse iniziative culturali sulla lingua e il dialetto, spettacoli teatrali e vari ospiti.
Si parte giovedì 12 con una giornata dedicata al dialetto come presidio dell’identità civica, promossa nella scuola media “Verne” di Palombaia di Tornimparte (L’Aquila). Tra le novità c’è l’atlante linguistico ed etnografico informatizzato della conca aquilana che nel pomeriggio verrà presentato da Francesco Avolio, Giovanni De Gasperis e Teresa Giammaria, con il coordinamento della professoressa Liliana Biondi, già docente Univaq. Venerdì 13, l’Auditorium del Parco all’Aquila ospita la doppia replica (ore 17 e 21) dello spettacolo “Venéte, venéte! Sembre ‘Quissi’ Semo!” con regia di Mario Narducci e testi di Liliana Biondi, Umberto Pilolli, Daniela Rosati e Annarita Rotoli (compagnia degli In-stabili ‘Esso quissi!”. Sabato 14 gennaio dal centro storico ci si sposta all’Aquilone (ore 17.30) con uno spettacolo di ‘Nduccio su satira e maldicenza e poi all’esterno ci sarà la festa con gli Alpini e il vin brûlé prima della chiusura in programma domenica 15 e con un altro spettacolo teatrale “Sott’aju lettu non ce ne capono cchiù”, commedia di Rossana Crisi Villani portata in scena dalla Compagnia teatrale il gruppo dell’Aquila.Alla presentazione ha partecipato anche l’assessore Roberto Tinari. (ANSA).
E dunque torniamo all’inizio .Ma veramente questa festa, con le iniziative che la animano può essere ritenuta un segno distintivo della città ? E soprattutto a chi interessa una festa del genere di fronte ai problemi da cui la città è veramente attanagliata come dalla fotografia che ho tentato di abbozzare . Mi perdoni il lettore ma non sono certo io in grado di dare una risposta. Io ho solo sollevato e posto domande . Le risposte. Ah! le risposte. Per il momento possono essere solo invocate con la vecchia, consueta in questi casi e commovente espressione manzoniana rivolta ad indagare il destino della vicenda di uno dei più potenti uomini al mondo di tutti i tempi , la napoleonica “ ai posteri l’ardua sentenza “ Sperando che non sia “ troppo” per una vicenda , quella della maldicenza, così cittadina e al massimo provinciale.
( 2)www.vincenzobattista.it
(3) https://www.ilcapoluogo.it/2016/01/11/laquila-citta-di-cestino-v-o-della-maldicenza/)
( 4)https://www.ilmessaggero.it/abruzzo/abruzzo_lavoro_disoccupati-7112582.html
(5)http://www.maldicenza.it/santagnese/
(6)http://www.maldicenza.it/associazione/associazione_nascita.htm
