” L’AMERICANIZZAZIONE DELL’ITALY ” – DI VALTER MARCONE
Redazione- Ci sono parole e idee quindi teorie che illustrano il concetto di “Occidente” sul quale in questo ultimo periodo possiamo leggere una serie di studi e di elaborazioni interessanti . Tra questi voglio ricordare lo studio di Alessandro Vanoli pubblicato da Laterza nel 2024 dal titolo : “L’invenzione dell’occidente “ . Sui contenuti nel sito dell’editore si legge testualmente : “Nel 1494, solo due anni dopo la ‘scoperta dell’America’, a Tordesillas, una piccola località della Castiglia, veniva firmato un trattato tra Spagna e Portogallo che divideva il mondo in due e inventava l’Occidente come spazio, comunità e cultura. Mai nessuno si sarebbe potuto aspettare che una semplice firma avesse conseguenze così gigantesche e durature.Questa è la storia di come, tra medioevo ed età moderna, le società europee (all’inizio spagnoli e portoghesi in testa) spinsero le proprie ambizioni sempre più verso l’oceano e così facendo trasformarono l’idea che esse avevano dell’Ovest: quella che era una direzione divenne poco alla volta uno spazio pensabile. È perciò una storia di grandi navigatori e di dibattiti violenti tra geografi, una storia di sfide e di esplorazioni che solcarono l’ignoto. Ma è anche la storia dei dibattiti culturali che ne seguirono e che inventarono e definirono quell’Occidente che prima mancava dalle mappe. E il punto di arrivo di questa storia siamo noi. “
La sintesi contenuta nella presentazione del volume in conclusione richiama l’attenzione su un punto essenziale che ci riguarda da vicino. Dice testualmente : “ In un momento in cui tutto questo appare ormai largamente messo in discussione, forse vale la pena riprendere il discorso da capo e chiedersi come si sia giunti alla nostra idea di Occidente. Come una direzione geografica ha fatto nascere e maturare un’idea di appartenenza. Quel che non possiamo fare è darlo per scontato. Pensare che noi si sia davvero da sempre così, che la nostra storia, la nostra cultura e la nostra civilizzazione corrispondano da sempre a quello spazio indistinto con i piedi in Europa e la testa nell’Atlantico: quell’Occidente che in questo secolo faticoso appare sempre più difficile da stringere nelle nostre idee e nelle nostre mappe”.
In realtà secondo me ci sono due idee di Occidente . Quella storica, abbastanza articolata che racconta lo sviluppo di una civiltà europea , esportata nel mondo con la colonizzazione e presa come baluardo, in particolare nel continente americano dagli Stati Uniti d’America, basata su valori come libertà, democrazia, individualismo, razionalità e capitalismo. Poi c’è l’idea moderna di Occidente, quella che si costruisce su tre fondamenti :democrazia rappresentativa ,commercio concorrenziale, società aperta in un contesto di libertà che è dunque fondamentale per permettere agli altri valori di avilupparsi,
Proprio in termini di ideologia ,Massimo Mastrogregori in “Breve storia dell’ideologia occidentale” pubblicato da Marietti nel 1999 fa un sunto di quegli studi e quelle vicende che appunto istituiscono l’occidente in opposizionema anche in coesistenza e collaborazione, cosa più difficile con l’oriente . Infatti la breve presentazione del libro testualmente dice : “Ogni punto della terra – ha scritto Antonio Gramsci – è est e ovest nello stesso tempo, però occidente e oriente sono fatti reali”. In questa storia per frammenti, breve e appassionata, il lettore troverà un’esplorazione originale dell’universo ideologico occidentale contemporaneo e il racconto di storie molto diverse tra loro, tutte ambientate alla frontiera tra oriente e occidente: da Mimesis, il capolavoro di Erich Auerbach sulla presentazione della vita quotidiana nella letteratura occidentale (1946), a Lost in translation, il film di Sofia Coppola sullo spaesamento di due occidentali a Tokyo (2003). Si parte dalla conquista italiana della Libia, esattamente cento anni fa, fotografata nella Partenza di Serra, nei giudizi di Croce, e nel “No! all’invasione” pronunciato alla Camera dall’orientalista Leone Caetani (1913); passando poi per il progetto cinematografico di Clint Eastwood sulla battaglia di Iwo Jima, la rivoluzione di Kemal Atatürk e l’occidentalizzazione della Turchia (è a Istanbul che Auerbach scrive il suo monumento di filologia occidentale), e rifacendo il viaggio a ritroso, da oriente a occidente, dall’Egitto agli Stati Uniti, di Edward Wadie Said, l’autore di Orientalismo (1978), che ha legato per sempre immagine europea dell’oriente e conquista coloniale. Per arrivare, provvisoriamente, a Ghost dog di Jarmusch (1999), al suicidio rituale di Yukio Mishima (i giapponesi sono occidentali?) e alle torri gemelle, colonne d’Ercole della modernità. È un percorso a zig zag, imprevisto e accidentato, nel cantiere rumoroso dell’occidente come ideologia, alla ricerca di confini e di mappe, per orientarci nella terra di nessuno in cui ci troviamo. “
E del resto aprendo un qualsiasi motore di ricerca su questo argomento si trovano numerosi studi, pubblicazioni ed elaborazioni .
C’è dunque un’affinità tra le due sponde dell’atlantico . Dal Rinascimento alla Rivoluzione industriale da queste sponde si è guardato in modo comune a quello che era il valore determinante del vivere in comune. E nell’età più vicina a noi quelli ed altri valori hanno sostenuto le comunità nelle vicende della guerra fredda senza mai abbandonare un’alleanza che è risultata preziosa ,
E a questo proposito è interessante parlare dei fatti di casa nostra ricordaendo decenni di storia che ci raccontano come questo legame tra occidenti abbia espresso delle influenze importanti decisive e determinanti in alcuni momenti. Influenze determinanti che sono dipese e dipendono ancora oggi da alcune o molte scelte . .
Nel 1954 Alberto Sordi , interprete del film “Un americano a Roma “ di Steno è l’italiano americanizzato. Sanciva con le sue battute e la storia che raccontava ,non proprio la definitiva ma comunque progressiva e inarrestabile modificazione del nostro paese che andava immedesimandosi in quella che era la cultura di massa americana. Qualche anno dopo Renato Carosone cantava “Tu vuo’ fa’ l’american” scritta insieme a Nisa ( Nicola Salerno) nel 1956 .Il testo parla di un italiano che desidera imitare lo stile di vita statunitense contemporaneo, bevendo “whisky e soda”, ballando il rock and roll , giocando a baseball e fumando delle sigarette Camel pur rimanendo però in una condizione di dipendenza economica nella quale l’unico denaro che vede è quello dei suoi genitori richiamando il Nando Mericoni del Sordi di “Un americano a Roma”. Qualche anno dopo Gianni Morandi cantava “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Franco Migliacci con musica di Mauro Lusini, incisa per la RCA Italiana nel 1966, con l’arrangiamento di Ennio Morricone.
Così veniva fuori da queste immagini , parole e armonie un’America che poteva essere amata o detestata ma comunque un’America che aveva permeato molta parte della vita e della cultura del nostro paese in soli dieci anni. Un percorso che però era iniziato tempo prima quando gli americani della prima e della seconda emigrazione erano tornati nei loro paesi e avevano comprato con i risparmi le terre peggiori che i signori del tempo alienavano dai loro latifondi, quelle sassose , esposte male, poco redditizie . Tornavano e portavano addosso la loro esperienza di emigrazione nei paesi del continente americano . Parlavano di “business “, affari, di “ job”, lavoro, di “frigider”, frigoriferi e di uno stile diverso di vita. Raccontavano le storie di sindacalisti e antifascisti come Carlo Tresca, lotte per l’emancipazione come quelle di Virginia d’Andrea , Postiglione e riportavano romanzi come quelli scritti da Pascal D’Angelo o John Fante, o America America di Margariti.
Un’America amata e odiata , un’America sull’altra sponda dell’Oceano che tra Ottocento e primi Novecento aveva accolto gli italiani più poveri a cui era apparsa come un miraggio .Attraverso l’emigrazione con quello che è costata e con quello che ha rappresentato gli italiani hanno sperimentato l’American Dream che dopo mezzo secolo si è trasformato in un fenomeno al rovescio ovvero in una risorsa quando le classi colte del nostro paese ma anche benestanti hanno mandato i loro figli a studiare in università come Harvard o Berkeley. Università che ancora oggi accolgono studenti italiani ma offrono anche opportunità a insegnanti e ricercatori italiani che vi lavorano proficuamente.
L’americanizzazione un percorso lungo e inarrestabile che è stata avviata dopo la seconda guerra mondiale attraverso l’intervento degli Stati Uniti d’America in Europa per combattere il nazi fascismo e liberare il nostro paese. Un intervento trasformatosi in alleanza sul piano militare ma anche in aiuti dopo la fine della guerra come il piano Marshall e quel “ dono del popolo americano” invocato da Alcide De Gasperi nel suo intervento a Washington per combattere la fame in ogni senso di un paese che usciva distrutto, in macerie da quel conflitto. In un contesto in cui il Partito Comunista italiano, dapprima forza di governo avendo partecipato alla lotta di liberazione, diveniva forza di opposizione rinunciava alla terza via della neutralità, accettava la Costituzione italiana nata proprio da quella lotta di liberazione e si posizionava , specialmente con la segreteria di Enrico Berlinguer in quel contesto occidentale che lo portò nel 1996 ad una vittoria elettorale trasformandolo con l’Ulivo di Romano Prodi e la nascita del Partito democratico in un partito di governo.
U’America che ha rappresentato per alcuni decenni un modello non solo politico ma anche culturale che però da qualche tempo incontra delle difficiltà che fanno ripensare una Storia per un lungo tratto nel nostro paese condivisa e ammirata ma anche contestata e discussa .
Sto parlando di una situazione,quella della democrazia americana, che l’epidemia di coronavirus , ha si accelerato nei suoi aspetti negativi ma che già prima determinava molte situazioni precarie e a rischio , compresa la vita delle persone.Una democrazia in cui alcuni elementi erano già prima dell’insediamento dell’amministrazione Trump palesemente accentuati come la polarizzazione politica, la disuguaglianza, la disinformazione e la minaccia alla libertà di stampa e che con le iniziative di Donald Trump trova ediventissimi problemi di tenuta. Anche se molte voci a più di tre mesi dall’insediamento iniziano a mettere in evidenza le contraddizioni e a contrastare i provvedimenti trumpiani. In prima fila la magistratura che come avviene anche nel nostr paese spesso svolge un’azione di surroga politica.
Una democrazia quella americana che soffre il peso per esempio di un debito pubblico che nel rapporto debito/PIL è superiore al 110% ma che sta molto al di sotto, per esempio di quello giapponese che supera il 250%. Anche se a proposito del debito pubblico americano va smentito che questo sia in larga percentuale in mano alla Cina che ne detiene appena il 2% a differenza dell’India con il 20%.
Una democrazia che ,ancora per fare un esempio nel mondo del lavoro, vede una ridotta capacità di contrattazione da parte del sindacato e addirittura del silenziamento dei lavoratori e delle loro richieste da parte della Corte di giustizia che ha fatto spostare la maggior parte delle controversie su un meccanismo di risoluzione , l’abitrato obbligatorio, strumento fortemente sbilanciato in favore dei datori di lavoro.
Una democrazia che non riesce a preservare la vita delle persone tanto che dal 1990 la percentuale dei “ morti per disperazione” ovvero suicidi di adulti bianchi poco qualificati è molto superiore a quella registrata in Europa .
La democrazia di una economia che tutti prima del Covid 19 definivano forte ,anzi fortissima. Con una particolarità assai forte per i forti ma tremendamente debole per i deboli . Una economia nella quale, come ha insegnato la depressione del 2008 i patrimoni dei ricchi escono ancora più ricchi.
Cosa verissima anche guardando per esempio all’andamento planetario . Il patrimonio dei miliardari che secondo Forbes aveva avuto una perdita complessiva nel 2008 di 300 miliardi , (da 1,57 trilioni nel 2008 a 1,27 trilioni del 2009 ) nel giro di tre anni , nel 2012 risale a 1,7 trilioni superando i livelli precedenti del 2008.
Un’America che dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca per il suo secondo mandato sembra voler abbandonare quella alleanza con l’Europa che ha determinato come abbiamo visto l’affermazione di valori che sono il dna del cosidetto occidente.
L’America dunque che era ed è un alleato per l’Europa si rivolge a quest’ultima rompendo in qualche modo le alleanze attraverso la richiesta di contribuire alle spese militari della Nato e con l’imposizioni di dazi sulle merci esportate negli Stati Uniti che per alcunu paesi europei rappresentano una fetta di mercato cospicua.
Le politiche trumpiane dunque in tema di occidente , di alleanze e di rapporti storici con l’Europa tendono a mettere in crisi economia; sicurezza;istituzioni politiche e valori culturali. Sottoposto a questo bombardamento l’Occidente riuscirà dunque a sopravvivere alle lacerazioni inflitte in nome dell’interesse strettamente nazionale (America First) .L’elezione di Mark Carney in Canada, un paese da sempre legato agli Stati Uniti d’America che però ne rivendica le distanze e soprattutto l’autonomia è un segnale importante . Una specie di stop and go di nuove politiche e alleanze in un Occidente che ha visto spesso l’inluenza americana prevalere come è avvenuto per esempio in alcuni momento dell’americanizzazione dell’Italy .
