” ED EGLI ANDAVA…. ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO
Redazione- “Lei starà bene … là mangerà bene, ingrasserà, darà i denari per accomodare qui il balcone. Starà bene. Sarà come la regina di Saba. Ma anche lei, la regina di Saba non era contenta … Anche lei si stancherà della sua croce d’oro e vorrà andare lontano, come sua sorella, come la regina di Saba, come tutti …
Ma questo non gli destava più meraviglia: andare lontano, bisognava andare lontano, nelle altre terre, dove ci sono cose più grandi delle nostre.
Ed egli andava …”
E’ la storia dei singoli che si ripete, pur diversa nelle sue infinite sfaccettature tuttavia sempre uguale a se stessa.
E’ pur sempre l’invidia a rovinare tutto, se stessi e gli altri. Come la regina di Saba.
Di invidiosi ne ho incontrati tanti. L’invidia più terribile è quella che commette ingiustizie, che non rende merito a chi ne ha. E’ quella di chi vuole distruggere l’altro poiché ha qualche dono, qualche grazia che lui, l’invidioso non ha. Come la regina di Saba, l’invidioso non è necessariamente povero, tutt’altro. Gli manca tuttavia quel dono, quell’aura che rende l’invidiato invidiabile.
L’invidiato è invidiabile perché ricco interiormente, incorruttibile, alieno da compromessi di sorta. Oro puro. Brilla in mezzo al letame. Non gli viene perdonato di non essere conforme allo stagno, alla palude, all’acqua putrida.
In giro ci sono uomini accreditati, eppure falsi come monete: valgono poco e hanno sempre due facce. Pseudo artisti, sepolcri imbiancati, che accedono al sacramento dell’eucarestia, pur tradendo le sembianze di Giuda, dal volto sudicio. E infangano chi, ignaro, indifeso e puro, è costretto allo stigma sociale. Ad essi viene concesso e consentito tutto anche da alti prelati dalle tonache svolazzanti, persino apprezzati teologi, che li accolgono e li avvalorano, forse volendo professarsi, oltre che cristiani, estimatori di un’arte che non c’è, non c’è mai stata. Ne ho incontrati. L’arte non è sporcare la tela. Troppo facile.
Così ho incontrato donne che hanno costruito un certo “prestigio” sociale, grazie all’arte di una qualche “prudenza”. Sono riuscite a mantenere alcuni segreti personali, grazie ai quali hanno costruito carriere, forti della presenza di qualche marito potente o ignaro, di qualche fratello e di qualche amico a cui hanno “rimboccato le coperte”. Tutti sapevano. Nessuno sapeva. Chi è stato infangato? Chi con coraggio e a viso aperto ha lottato.
Dunque ai giovani, ai vostri figli, non insegnate ad essere persone perbene. Insegnate l’ipocrisia, la finzione, l’omertà. Il coraggio si paga in un mondo di nani e ballerine.
E se hai il coraggio di andare lontano, come fa Efisio, allora rischi di incontrare altri nani e ballerine che non riescono a comprendere la nobiltà di propositi e sentimenti poiché invece di un cuore hanno trenta denari e per quelli vivono. Costruiscono. Certo che costruiscono, ma come?
Accadde anche al Premio Nobel Carducci di essere sottoposto controlli, ad un’inchiesta ministeriale, ad un tentativo di trasferimento, ad una pubblica accusa di cospiratore e sovversivo.
Il mondo è questo. Non inganniamo i giovani. Sveliamo loro il vero volto del deserto, poiché deserto, anzi inferno, è il mondo del lavoro in cui sono chiamati a vivere. Guerra fra poveri.
E’ nuovo e pur sempre antico cannibalismo. La sostanza non cambia. Se un giovane è furbo, ambiguo ed opportunista fa la propria fortuna. Se ha dignità di se stesso e del ruolo che ricopre, è destinato ad essere crocefisso. Non c’è scampo.
Oggi è tutto un ammiccamento e come scriveva Giosuè Carducci: «Noi viviamo in un tempo d’accomodamenti così graziosi, di silenzii così prudenti, di pause così puntuali, di combinazioni così sottili, d’educazione così squisita, che la maggior difficoltà nel commercio con gli uomini non è di cattivarsene i favori, ma di capirne il pensiero e la coscienza. Nessuno è nemico di nessuno. Tutti per qualche verso ci compatiamo […]. Tutt’è buono, tutt’è bello e perciò anche tutt’è lecito. Le ribellioni sono giudicate prima di cattivo gusto, poi dannose per i ribelli, incomode per gli spettatori dattorno. Tutt’i pagamenti si fanno in moneta spicciola: i grandi valori non hanno corso».
Questo meno di due secoli fa. Oggi è ancor peggio. Stanno spegnendo anche l’ultima luce rimasta: l’istruzione, la cultura. Perché? Presto detto: l’istruzione, la cultura sono rivoluzione del pensiero.
Sempre Carducci, l’8 agosto 1873, a proposito scriveva: Il tempo dei privilegi è passato… Il democratico Carducci, per l’anniversario della cacciata degli Austriaci da Bologna, da quella che ormai era, a tutti gli effetti, la sua città, pronunciò un discorso appassionato alla cerimonia di premiazione dei migliori allievi delle scuole serali, che si tenne nella chiesa sconsacrata di Santa Lucia. Elogiò i sacrifici degli operai e degli agricoltori, che avevano trovato il tempo e l’energia per studiare dopo il duro lavoro, invocò commosso la discesa della «luce spirituale» dell’istruzione nella società civile, e annunciò la fine del tempo dei privilegi.
Pura illusione quella del nobile e stimatissimo professor Giosuè Carducci.
Purtroppo oggi su una moltitudine di persone incombe un tempo di privilegi esclusivi, destinati a pochi, pochissimi eletti, mentre si assiste ad una nuova Restaurazione. La storia fa un passo indietro.
“I dannati della Terra” aumentano a dismisura, sebbene in molti muoiano sotto bombardamenti continui e devastanti. Forse vogliono questo: poiché i “dannati” sono miliardi, allora è più economico annientarli con bombe a grappolo o con nuove armi letali, oltre che ridurli alla fame più nera.
Fra poco ricorreranno all’atomica, dato che alcuni potenti della Terra sono proprio impazziti. Né poteva essere diversamente.
Dalle piccole storie personali alla grande storia si assiste all’epilogo dell’invidia, dell’odio, della prepotenza, del malaffare.
F.to Gabriella Toritto
