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LA TEORIA DEL CONTROLLO SOCIALE-DOTT.RE RICCARDO ROMANDINI

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Redazione-Alla teoria della subcultura si contrappone l’approccio alla devianza basato sul concetto di controllo sociale. Matza critica l’assunto centrale della teoria della subcultura, secondo il quale la devianza dà luogo ad un mondo indipendente regolato da norme autonome e l’individuo che viola la legge – ovvero le norme dell’ordine legittimo – è totalmente estraneo a questo ordine. Per Matza (1964) la definizione sociale della devianza discende dal conflitto fra il senso attribuito all’atto deviante dai devianti e il senso dato allo stesso atto dagli altri soggetti.

 Nel suo studio sui giovani delinquenti Matza vede nel deviante un individuo che partecipa al sistema dei valori legittimo e si pone il problema di spiegare perché il deviante è tale, pur conoscendo e condividendo le regole di comportamento degli altri membri della società. Sykes e Matza (1957) sostengono che, in un contesto in cui i valori e le norme rappresentano delle guide per l’azione di carattere flessibile, il deviante può elaborare delle giustificazioni della propria azione, adducendo motivazioni che legittimano dal suo punto di vista la sospensione di una norma morale o legale e gli consentono di sentirsi autorizzato a trasgredire.

 In quest’ottica l’ingresso nella devianza non implica l’interiorizzazione dei valori di una sottocultura contrapposta all’ordine sociale dominante, ma l’apprendimento delle “tecniche di neutralizzazione” che consentono all’individuo di continuare a considerare legittime le regole che sta violando.

 

Le tecniche di neutralizzazione individuate sono cinque:

 

la negazione della responsabilità, la negazione del danno, la negazione della vittima, la condanna di chi condanna e il richiamo a lealtà di ordine più elevato.

 

La neutralizzazione spiegherebbe l’inclinazione di un individuo a compiere atti devianti in quanto la sospensione della fedeltà ai valori sociali libera l’individuo e lo pone alla deriva. La condizione di deriva è aperta sia al reingresso nella conformità sia al proseguimento sulla strada della devianza.La versione più recente della corrente sociologica che legge la devianza in termini di controllo sociale è la teoria del legame sociale di Hirschi (1969). Similmente a Durkheim, Hirschi pone i comportamenti su di una scala che va dalla conformità alla devianza.

 

Il comportamento convenzionale è il frutto dell’influenza delle norme interiorizzate, della coscienza e del desiderio di approvazione. L’individuo è libero di accedere alla devianza, ma, mentre Sykes e Matza spiegano l’orientamento alla devianza con il ricorso da parte dell’individuo alle tecniche di neutralizzazione, Hirschi chiama in causa la natura dei legami sociali e associa la devianza al loro indebolimento o alla rottura. Un individuo compie un reato quando i vincoli che lo legano alla società perdono di forza e di efficacia nel trattenerlo dal seguire le proprie inclinazioni e i propri interessi.

 

I legami sociali sono costituiti da quattro elementi:

 

l’attaccamento, il coinvolgimento, l’impegno e la convinzione.

 

 

L’attaccamento è dato dalla forza dei legami verso altri significativi (i genitori, gli amici, i modelli di ruolo) o verso le istituzioni (la scuola, l’associazione);

 il coinvolgimento è espresso dal tempo e dalle risorse dedicate alla partecipazione ad attività convenzionali (tanto più tempo è dedicato allo studio, allo svago, ecc. tanto meno ne resta per compiere atti devianti);

 l’impegno è costituito dall’investimento sotto forma di istruzione, reputazione, posizione economica;

 la convinzione, infine, consiste nel riconoscimento della validità delle norme vigenti. La libertà di adottare comportamenti devianti si riduce o si estende a seconda della presenza e dell’intensità degli elementi costitutivi dei legami sociali.

 

La teoria del controllo sociale pone, dunque, in relazione l’aumento dei comportamenti devianti con l’indebolimento della coesione sociale. La devianza è assunta come un dato naturale in una società.

 Gli individui agiscono spinti dalla ricerca dell’autoconservazione e della gratificazione; il vivere sociale è reso possibile dall’ordine morale formato dalle regole, che gli individui interiorizzano nel corso della socializzazione; il legame con l’ordine sociale, imperniato sui quattro elementi individuati, è la condizione per il mantenimento della conformità.

 

In quest’approccio, che si fonda su di una concezione pessimistica della natura umana, ritenuta moralmente fragile e bisognosa di freni e di controlli, è proprio la conformità a dover essere spiegata, piuttosto che la devianza.

Una versione più recente della teoria del controllo sociale è stata elaborata da Gottfredson e Hirschi (1990) con la denominazione di teoria generale della criminalità o teoria del basso autocontrollo. Il crimine non nasce da motivazioni o bisogni specifici ma dalle pulsioni di tipo egoistico quando vi è un basso grado di autocontrollo.

All’interno della loro teoria gli autori ricomprendono anche gli assunti di altre correnti teoriche; l’atto deviante, da un lato, è compiuto dal soggetto sulla base di un’aspettativa di gratificazione e del calcolo dei costi e dei benefici che ne scaturiscono, che configurano una disposizione razionale da parte del deviante, e, dall’altro, presuppone delle condizioni favorevoli esterne e interne al soggetto.I tratti della personalità individuale – come l’impulsività, l’insensibilità, l’egocentrismo e le capacità intellettive – assunti in età precoce durante il processo di socializzazione influenzano la capacità di autocontrollo degli individui.Se le caratteristiche potenzialmente criminali sono parte costitutiva della natura umana, la possibilità di intraprendere una carriera deviante viene a dipendere dal successo o dal fallimento del

processo di socializzazione.

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