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LA ROBOTICA EDUCATIVA E LE SPERIMENTAZIONI IN ITALIA

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Redazione- I Disturbi dello Spettro Autistico,identificati anche con il nome generico di Autismo,sono parte di una categoria di malattie gravemente disabilitanti anche denominata “Disturbi generalizzati o (pervasivi) dello sviluppo” e che comprende anche le sindromi di Rett  (bambine) e di Asperger (bambini). L’autismo colpisce circa 1 bambino su 100 e rappresenta una delle sindromi più complesse e difficilmente gestibili dell’età evolutiva ed è caratterizzato da una compromissione qualitativa dell’interazione sociale,della comunicazione e del repertorio comportamentale.

A fronte di un disturbo di questo tipo,la scuola e la famiglia devono attivare le proprie risorse e progettare un percorso educativo che non solo tenga conto dei bisogni speciali ma che sia anche in grado di offrire percorsi diversificati e modellati sulle reali necessità del bambino. I bambini autistici,pur presentando diversi deficit funzionali,spesso sono in grado di usare in maniera sorprendente diverse tecnologie,quali computer,lettore MP3,TV,videogiochi:tutti strumenti usati quotidianamente a casa e, a volte, a scuola.

La didattica può quindi trovare un fertile terreno nell’utilizzo delle moderne tecnologie per favorire l’apprendimento di tali bambini,considerando che il raggiungimento di nuove competenze può passare attraverso quelle già apprese,utilizzando i dispositivi tecnologici come strumenti operativi. La scelta dei dispositivi tecnologici come supporto all’apprendimento e alla terapia si basa sul fatto che la percezione del mondo e degli stimoli di un bambino autistico è profondamente diversa da quella di una persona non affetta da tale disturbo.

Simili dispositivi hanno una forte attrattiva per i bambini autistici in quanto offrono un canale di interazione identificato da una elevata controllabilità,riproducibilità e gradualità degli stimoli. L’attività al computer risulta migliore del gioco libero perché è strutturata,organizzata e chiara;essa,inoltre,costituisce uno strumento semplice grazie al quale il bambino raggiunge competenze notevoli nella sfera dell’autonomia  con ricadute positive sull’autostima,il benessere psicologico e l’integrazione nel gruppo dei pari. Il PC è uno strumento multimediale, con un linguaggio prevalentemente visuo – spaziale e uditivo (punto di forza dei bambini autistici). Esso risponde alle loro esigenze di sobrietà,chiarezza e precisione comunicativa poiché il linguaggio dell’informatica è strutturato, chiaro e prevedibile, senza inferenze emotive e sottintesi.

Inoltre,i soggetti affetti da autismo tendono a focalizzare la loro attenzione su singoli dettagli,per cui l’interazione con un robot consente al bambino di concentrarsi su una modalità di comunicazione limitata,riproducibile e modulabile. Mentre lo stress dell’imparare da un insegnante  può risultare eccessivo, l’interazione con un robot riduce la pressione permettendo al bambino di imparare meglio dall’ambiente.

In altre parole , il robot risulta “più semplice” delle persone e per questo può funzionare come ponte con il mondo esterno. L’utilizzo dello strumento reca numerosi benefici:

  • offre all’alunno un sistema che funziona in modo rigorosamente logico,secondo schemi e procedure definite,ed in genere l’apprendimento dei ragazzi facilitati procede analogamente;

  • consente al robot di fungere da mediatore nella comunicazione, riducendo lo stress derivante da situazioni emotive;

  • consente al genitore di farsi aiutare da uno strumento che favorisce un apprendimento personalizzato potendo veicolare un elevato numero di itinerari differenziati in tutte le discipline.

La ricerca in ambito tecnologico si sta orientando,in questi ultimi anni, sempre più verso la costruzione di robot in grado di supportare il percorso terapeutico dei bambini autistici,i quali sembrano essere più propensi a interagire con gli strumenti tecnologici che con gli esseri umani. Diverse sono le esperienze di robot a struttura umanoide, come ad esempio Kaspar o, appunto, NAO, e robot mobili

( IROMEC) utilizzati come mediatori nell’interazione tra bambini autistici e genitori o terapisti. Come per le altre tecnologie,l’uso del robot con i soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico ha avuto come obiettivo migliorare le competenze comunicative,sociali e le competenze di imitazione motoria. Ricordiamo la ricerca di Goodrich et al. e che ha dimostrato come in seguito all’interazione con un robot,della durata di 10 minuti,nel corso di 16 sessioni di trattamento,i bambini affetti da autismo partecipanti alla ricerca si sono dimostrati più motivati all’interazione non solo con il robot ma anche con i clinici rispetto alla fase iniziale (Goodrich et al., 2012). Sulla possibilità dei robot di aiutare le persone con autismo a comunicare vi è la ricerca di Lee et al. (2012) che ha dimostrato che i bambini con autismo interagiscono con quei robot che possono parlare,seguendo le loro istruzioni verbali e facciali,meglio di quanto facciano con gli adulti,tanto da fare ipotizzare l’uso di robot parlanti come “ an option in therapies”. Si ritiene, inoltre, che l’uso dei robot come mediatori possa migliorare la relazione tra bambino autistico e adulto e che possa contribuire all’apprendimento delle abilità di attenzione come,ad esempio, mantenere il contatto oculare e le abilità che si possono acquisire con l’imitazione.

E’  chiaro che come strumento facilitante l’apprendimento, il robot può ridurre lo stress di coloro che partecipano alla terapia,migliorando la qualità della vita non solo del bambino affetto da autismo ma anche dei genitori e dei terapisti.

LE TRE CARATTERISTICHE DEL CERVELLO AUTISTICO

Riteniamo che tutti gli autistici – a prescindere dalla severità della loro condizione e dal fatto  che l’autismo sia o meno visibile – abbiano tre caratteristiche comuni:

La difficoltà di prendere iniziative:il cervello autistico si comporta come se avesse sempre bisogno di una sorta di “motorino d’avviamento”,di un segnale esterno, per iniziare un’azione o passare ad altro. A seconda della severità della condizione, l’individuo non riesce a creare autonomamente dei collegamenti per attraversare la zona di sviluppo successiva.

La difficoltà d’astrazione:poiché possiede un cervello visivo e concreto, l’autistico non tiene conto di ciò che non si vede,e cioè dell’astrazione,delle interazioni e della socialità. Il suo cervello coglie gli aspetti percettivi ma non quelli sociali,il che fa di lui un individuo “socialmente cieco”. E’ convinzione diffusa che gli autistici siano pensatori visivi, ma la realtà è molto più complessa di così.

– La difficoltà di recuperare le informazioni in tempo reale, o l’elaborazione ritardata anche quando si tratta di descrivere verbalmente le esperienze vissute, che a volte vengono riferite molto tempo dopo l’esperienza stessa. Il cervello non è in grado di elaborare in tempo reale le informazioni che lo riguardano. E’ per questa ragione che gli autistici spesso rispondono “non lo so” quando gli viene posta una domanda personale,che riguarda la loro esperienza.

Per questo si dice spesso, sbagliando, che gli autistici non provano emozioni.

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