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LA PEDAGOGIA AFFETTIVA-DOTT.SSA MONIA CIMINARI

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Redazione- Tra processi emotivi e apprendimento esiste una profonda connessione poiché quest’ultimo, come ha sostenuto il pedagogista austriaco Martin Buber, sostenitore dell’importanza del dialogo in tutte le relazioni umane, si sviluppa sempre all’interno di una relazione affettiva. L’essere umano, secondo Buber, non si realizza senza comunicare con gli altri. Anche tra insegnante e alunno è necessario che si crei un dialogo profondo fondato su un sentimento di reciproca fiducia. Questo perché l’apprendimento non può essere una passiva assimilazione di contenuti preconfezionati, ma deve essere nell’ambito di un contesto relazionale nel quale anche la qualità delle interazioni comunicative diventano variabili che influenzano lo stesso processo di apprendimento. Alcune forme di disagio sociale, il successo o l’insuccesso scolastico, l’insorgere di particolari stati di ansia e di problemi di autostima o di insicurezza, spesso sono riconducibili proprio alle prime esperienze di apprendimento. Alcuni studiosi, tra cui Bloom, sostengono infatti che affettività, motivazione e apprendimento siano tra loro interconnessi poiché il ruolo dell’affettività nei processi di conoscenza, comprensione e socializzazione che avvengono nell’ambiente scolastico è sempre rilevante e talvolta determinante. Alcune teorie di matrice psicoanalitica hanno ipotizzato che ciascun individuo tende a riproporre, per relazionarsi con gli altri e con la realtà esterna, i rapporti interpersonali vissuti nei primi anni di vita, in particolare i comportamenti strutturati durante l’infanzia, soprattutto i rapporti con i genitori.  La figura materna rappresenta per il bambino la sicurezza e la disponibilità, mentre il padre incarna l’interiorizzazione del dovere. Inconsapevolmente questi modelli si riproducono in ogni relazione interpersonale significativa attraverso il transfer che riattivano nel soggetto la relazione primaria. Nessuna esperienza quindi viene perduta, ma rimane nella mente. Si creano dei modelli operativi interni pronti a riemergere quando si presenta una situazione analoga a quella già vissuta.

Nell’ultimo decennio  si è registrato nei contesti scolastici un crescente interesse per temi che riguardano l’intelligenza emotiva, l’alfabetizzazione emozionale e socio affettiva, l’affettività, argomenti un tempo considerati di pertinenza di psicologi e limitati nella scuola della cosiddetta didattica speciale.

Essere insegnante affettivo significa valorizzare la soggettività e l’alterità degli alunni. L’insegnante affettivo si pone in maniera equidistante sia nei confronti degli automatismi che dei permessivismi e si propone come guida autorevole. L’insegnante non autoritario, ma autorevole, non genera paure, ma promuove fiducia e si rende protagonista di una relazione stimolante e rassicurante che favorisce nell’alunno l’acquisizione dell’autonomia e dell’autostima. Il docente affettivo, inoltre è aperto all’ambiente circostante e al dialogo con la classe sulle questioni che riguardano la società e il mondo attuale attraverso l’ascolto attivo, la comprensione delle dinamiche di gruppo e l’introspezione.

La disponibilità empatica implica che l’insegnante eviti una visione egocentrica e accetti di porsi in una condizione di apertura e disponibilità anche mettendosi in discussione. La sintonizzazione affettiva significa porre l’accento sul fatto che non tutti gli allievi hanno le stesse esigenze di apprendimento. Un insegnante dovrebbe avere un occhio per gli allievi più emotivi o con difficoltà ad apprendere, tenendo conto che la maggior parte degli alunni non potrà soddisfare gli standard di rendimento raggiunti da quelli più dotati. Mai, come in questo periodo di emergenza socio-sanitaria ed educativa, c’è bisogno di pedagogia affettiva. La mia bimba, ad inizio attività, è andata alla scuola tutta contenta con l’entusiasmo di ricominciare, sperando che tutto torni come prima. Forse non sarà più la stessa cosa, ma occorre, da parte di tutti, metterci impegno, determinazione e lo slancio dei bambini

che sono stati quelli più penalizzati e poco o considerati in questa pandemia.

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