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UNA VISITA AD ONNA

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Redazione- La collina sta lì. Così vicina che sembra poterla toccare con mano .Comincia a rompere  la linea dell’orizzonte allo sguardo che tenta di andare oltre . Poi i primi contrafforti  del massiccio che limita ad est  la Conca aquilana. Quella che poi si inerpica verso Barisciano  e si riapre con un profondo respiro  sulla Piana di Navelli  prima di prendere l’abbrivio  delle curve di Popoli e buttarsi nella Valle peligna sottostante.

Terra dura, rocciosa, diversa da quella sabbiosa di Onna . Quattro case  quella dei Onna alla periferia est di L’Aquila su un fondo sabbioso che in occasione del terremoto  nel 2009 ha amplificato le scosse  radendola al suolo.  Un’altra volta. Nel duemila nove, era appena passato  mezzo secolo da quell’altra volta.  Quando  le mine  dei tedeschi che già si erano accaniti sugli uomini, un  eccidio vero e proprio tra la sua popolazione   tra il 2 e 11 giugno 1944 con 17 vittime ridussero  a macerie  le loro abitazioni . Quell’altra volta io non l’avevo vista. Avevo solo letto della sua storia e di quell’eccidio nelle pagine di Walter Cavalieri ,Giustino Parisse, Franco Papola,  Aldo Scimia  e avevo sentito  il racconto dei testimoni ,vivi o  defunti  , durante le ricorrenze e le celebrazioni di quelle morti .Questa volta la mattina del terremoto il 6 aprile 2009 ero arrivato  sulla statale  17 completamente bloccata proprio  all’altezza di Onna  dentro un  tempo sospeso e un silenzio assordante. Non si passava.  Le prime voci  erano quelle che descrivevano il paese raso al suolo  e le morti. Vedere di persona era impossibile in quel momento. Poi le voci  ebbero conferma .  Il destino di una comunità che si ripeteva . Un rincorrersi della Storia  che pur cronaca di due eventi  molto diversi tra loro  racconta la stessa cosa : case  sventrate, mura abbattute , macerie dappertutto ,rovine; l’abbandono della propria abitazione per i superstiti , del proprio vicinato, la ricerca  di soluzioni ad un trauma  conseguente e sconvolgente.

Un trauma aggravato  nella volta precedente  del 1944 non solo dalla morte di persone care uccise a sangue freddo ,   ma anche  e soprattutto dalla  inutilità  di quelle morti a causa di una guerra ingiustificabile  e ingiustificata ,a causa della ferocia  nazista  e della volontà di colpire persone inermi. Come altri episodi di quella guerra  che non si combatté soltanto sui fronti  ma ad un centro punto dentro ogni città, paese, frazione , dentro ogni casa facendo  diventare un unico fronte una intera nazione.   Fu  una guerra di liberazione  che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 dovrà aspettare  il 25 aprile 1944 per compiersi  definitivamente . Per avere un paese finalmente libero.(1)

Due traumi,due alterazioni della storia, due presidi della memoria,ora. Ma anche inizi , o forse meglio dire gli ultimi due inizi. Perché probabilmente in quella storia ce ne saranno stati tanti altri . Un centro  nel territorio di L’Aquila ,tra due fiumi il Vera e l’Aterno ,Villa Unda nel 1178 ma prima territorio dei Vestini e dei Romani  e poi fino ai tempi moderni feudo  di vari signori . Una storia che probabilmente è ricominciata molte volte da una ricostruzione, da un ritorno, da un nuovo giorno  di vita .

“Non aver paura / senti la dolcezza che rumore fa /Donna canto nel cielo che affonda /Tutto il coraggio è con te  /Bellezza sogna  /Donna dentro ai tuoi occhi / ritorna Luce che ferma la terra /E per la vita resterà Donna D’Onna Donna.”

Sono i versi di una canzone  il cui testo è di  Gianna Nannini e Isabella Santacroce  musicata  dalla stessa  Nannini  con l’arrangiamento di  Will Malone inciso e pubblicato  come singolo   con Laura Pausini , Giorgia, Elisa e Fiorella  Mannoia  e presentato  durante il concerto di beneficenza  per l’evento sismico  Amiche per l’Abruzzo (2)

Una Onna che non ha avuto paura. Colpita  clamorosamente , violentemente o subdolamente. Non sappiamo quante volte ri-inizia la storia di una comunità . Episodi  che ne fanno la storia,  che ne modificano l’identità. Episodi quotidiani che diventano  un breviario che solo il coraggio personale  di uomini e donne  ne fa un catalogo della vita.

Una visita ad Onna ci mette di fronte  alle difficoltà della ricostruzione  a causa di quel  terreno sabbioso , a causa della scarsità di fondi per quella ricostruzione, a causa dei problemi  burocratici e normativi che i consorzi  hanno dovuto superare  per arrivare a progettare la ricostruzione di quelle case , a far partire i lavori di ricostruzione.  Non solo degli edifici ma anche  di una comunità che quegli edifici andrà ad occupare anche se non si sa ancora quando.

In questa  visita ad Onna non ci i siamo trovati  solo davanti a quei problemi  ma ci siamo trovati  anche davanti a pochi sparuti volontari ,  un manipolo di volontari , che hanno fatto  e stanno facendo argine a quei problemi per incanalare le risorse e le forze della vita verso un mare di  realizzazioni e conquiste. Abbiamo ascoltato il racconto di questi dieci anni di lavoro  durante i quali  sono stati a disposizione ventiquattrore su ventiquattro  recuperando, salvaguardando, valorizzando  la ricchezza del territorio, la storia , la tradizione , la natura per tenere  viva una identità. A partire per esempio dalla scelta di mettere i map  dove alloggiare  a  fianco delle macerie delle proprie case secondo una disposizione di vicinato, il vicinato preesistente per continuare una storia.  Per non interrompere niente  così che quelli che furono presi dalla morte rimasero lì e quelli che  restarono,   quelli che non se ne andarono,  rimasero lì, insieme .

Ci accoglie Paolo Paoloucci  che è tutto dire . Un volontario “h 24”  come lui si definisce con la passione della collezione , un modo di  ammirare la bellezza degli oggetti e manufatti prodotti dalla civiltà contadina . Inventariati poi anche in immagini fotografiche  che  raccontano la bellezza attraverso gli sguardi e gli scatti di chi, in un preciso irripetibile frangente di tempo,  ha sentito  l’esigenza di dover congelare nella memoria personale o, più spesso, in quella delle persone che  vedranno un patrimonio  di cultura, esperienze , saperi . Congelare il tempo per possedere la presunta bellezza  di un oggetto. Perché bellezza è ciò che osserviamo, ma anche ciò che siamo nell’osservarlo.

Così  Paolo Paolucci  ci mostra   una parte delle a sua collezione  esposta in una sala della Casa della cultura. Qui si tocca con mano non il semplice collezionismo, la passione dell’uomo che racconta per ogni  oggetto un episodio, un aneddoto della sua vita e di quella della gente del suo paese . Qui si tocca proprio quel paese . Tra collezionismo , esposizione e narrative ritorna nella mente e nel cuore , guardando quegli oggetti  la certezza delle radici , in un mondo in cui anomia e perdita di  identità fanno da padrone.  Senti  la vita di una civiltà, quella contadina , che continua ad alimentare   un terreno di  lavoro ,

E mentre Paolucci ci mostra  gli oggetti e ce ne parla affidando ad ognuno di loro un messaggio  , che poi ritroveremo nelle foto che ci mostrerà  in chiusura dell’incontro,   ci parla anche  di Casa Onna.

Si tratta della Casa della Cultura di Onna : un nome molto ambizioso che pone già le basi per qualcosa di bello, in un luogo al quale da anni si associano dolore e speranza.

Entrando nella piccola frazione ci si trova subito davanti a questo complesso di edilizia moderna costruito grazie ai finanziamenti del governo tedesco e chiamato Casa Onna. Il nome casa ritorna, come se ad un certo punto della nostra storia, nel 2009, la necessità di trovare luoghi da poter riconoscere come casa fosse preponderante su ogni altra esigenza. Casa Onna è un luogo a disposizione di tutti: c’è una sala convegni, la connessione internet gratuita, la sede del centro anziani e la sede dell’associazione Onna Onlus.

Sul sito della onlus si legge :” Quella notte, la notte del 6 aprile del 2009, la tremenda forza della natura trascinò con se fanciulli, adolescenti, vite piene di vigore, anziani e con essi case, speranze e progetti per il futuro: un dramma che lasciò la popolazione di Onna attonita, ferita nella propria autonomia, abbandonata nelle mani dei soccorritori. Difficile reagire, difficile far fronte e contrastare un nemico ormai svanito che tuttavia aveva lasciato dietro di sé  morte , orrore e disperazione

In questo contesto, stimolati da suggerimenti di altre realtà che si erano già trovate nella nostra stessa situazione, alcune persone si riunirono e decisero di formare una Associazione ONLUS che facesse conoscere le necessità dei cittadini di Onna e seguisse le fasi relative all’emergenza e quelle della ricostruzione.

Nacque così il 18 Aprile Onna-ONLUS che aveva come compiti principali l’aiuto alla popolazione, la vigilanza e lo stimolo delle fasi di ricostruzione del borgo e l’aiuto ad altre popolazioni che si fossero trovate nelle nostre stesse condizioni.”

Da quel giorno si susseguono ininterrotte le iniziative  con un calendario di eventi che

Accanto a Casa Onna c’è la Casa della Cultura, costruita al posto del vecchio asilo della frazione. Una casetta bassa e larga, circondata da un ampio giardino: avvicinandosi si resta piacevolmente sorpresi perché guardando qua e là, tra le macerie delle case, ci sono dei pannelli con corde  che spiegano la storia della frazione e lo stato della ricostruzione. Un segno d’innovazione che è solo un anticipo di quanto inaspettatamente si può trovare entrando nella Casa della Cultura, che è anch’essa un cantiere con lavori in corso.

Una sala  come dicevamo  ci mostra parte della collezione di Paolucci degli oggetti della vita e della casa contadina  insieme  a uno spazio biblioteca con punti internet e diverse sale che costituiscono un vero e proprio piccolo museo del territorio. La prima mostra ci illustra la storia dei terremoti che hanno segnato Onna e la valle dell’Aterno; un sismografo ci mostra anche la situazione della terra sotto i nostri piedi in tempo reale. Poi ci sono foto e testimonianze del terremoto del 2009 ma anche di un altro evento che ha segnato la storia di Onna: la strage nazista dell’11 giugno 1944.

La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo ha collaborato fattivamente all’allestimento della  Casa della Cultura di Onna. La memoria è stata fissata con la mostra I Vestini tra L’Aquila e Onna tremila anni fa, realizzata con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo e la Direzione Generale per le Antichità.(3) Con l’archeologia del territorio si va alle sorgenti della tradizione storica, e perciò l’esposizione illustra, nelle sue linee essenziali, la necropoli di Bazzano, specchio della società dei Vestini tra l’VIII ed il I sec. a.C. Si pone così una pietra per la “ricostruzione” di questi territori che non deve essere solo fisica, ma anche culturale, andando a recuperare quell’identità che ha sempre e fortemente caratterizzato le terre d’Abruzzo. Un vero e proprio viaggio nel passato: dai letti in osso e i corredi degli antichi Vestini, rinvenuti nella necropoli di Bazzano dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, ai materiali degli scavi archeologici dell’Università dell’Aquila nella città romana di Amiternum, ci sono oggetti che testimoniano usi e costumi delle popolazioni che abitavano il territorio della valle dell’Aterno in epoca italica, romana e nel medioevo. Gioielli, spille e aghi da cucito, ma anche forbici per la tosatura e armi sono alcuni dei materiali presenti che, unitamente a pannelli e video 3D dei siti archeologici studiati, consentono di comprendere meglio le trasformazioni del territorio attraverso i secoli.

L’allestimento delle ultime vetrine è stato concluso proprio di recente dagli archeologi dell’associazione L’ArQueologia in collaborazione con l’università e l’associazione Onna Onlus. Nelle sale più in fondo si alternano infine quadri elaborati in occasione di concorsi che hanno portato artisti emergenti anche a mostre come la Biennale di Venezia.

Ci congediamo con un arrivederci .

(1) Il 2 giugno, alcuni militari tedeschi requisirono due cavalli di proprietà delle famiglie Ludovici e Papola; i capofamiglia si recarono prontamente al comando tedesco per chiederne la restituzione e ne scaturì una colluttazione tra un soldato tedesco ed il figlio dei Ludovici (Giovanni), il quale, ferito da un colpo d’arma da fuoco, si rifugiò verso il monte Archetto dove stazionava un gruppo di partigiani. Venne quindi fermata la figlia dell’altra famiglia, Cristina Papola, appena diciassettenne, che si rifiutò di rispondere alle domande dei militari venendo picchiata, violentata e infine uccisa

La settimana successiva, in seguito all’ episodio di Filetto, arrivò ad Onna anche la 114. Jäger-Division guidata dal generale Hans Boelsen, che completò la rappresaglia I militari radunarono una trentina di persone chiedendo informazioni sul Ludovici; alcune donne consegnarono ai tedeschi la madre vedova (Bartolina De Paolis) e la sorella (Rosmunda Ludovici) del fuggiasco, sperando di ottenere clemenza. I tedeschi, però, trascinarono le due donne e altri quattordici uomini — di età compresa tra i 15 e i 38 anni — in una casa della famiglia Ludovici, fucilando tutti i presenti e facendo poi esplodere la casa. Altre dieci abitazioni vennero minate mentre altre ancora furono danneggiate e saccheggiate.

(2)Testo Donna D’Onna

Ora dorme
E chissà se ci sarà
Un letto così grande
Che copre la città D’amore
Sogno che si salverà Tra le memorie
Sogno che non finirà
Scende la notte nel cuore
Donna non smetterai
Di far nascere il sole
Donna non mentirai

Nel nome della madre
Donna corri nel cielo
che affonda
Tutto il coraggio è con te
Bellezza sogna
Donna dentro ai tuoi occhi ritorna
Luce che ferma la terra
E per la vita resterà
Cade giù dal cielo
come pioggia quel respiro che
ha tremato assieme a te
Non aver paura guarda
la dolcezza cosa fa
Apri le tue braccia e poi sei madre
mentre Dio non guarda più.
Non aver paura guarda
la dolcezza cosa fa
Donna corri nel cielo che affonda
Tutto il dolore che c’è Bellezza
sogna Donna fuoco che sale nell’ombra

Nelle tue mani la guerra
È il figlio che raccoglierai
Cade giù dal cielo come
pioggia quel respiro
che ha tremato assieme a te
Non aver paura
senti la dolcezza che rumore fa
Donna canto nel cielo che affonda
Tutto il coraggio è con te
Bellezza sogna
Donna dentro ai tuoi occhi
ritorna Luce che ferma la terra
E per la vita resterà Donna D’Onna Donna.

(3) Onna continua il suo percorso di rinascita attraverso la riscoperta e la valorizzazione della sua storia più antica: il forte senso di appartenenza della comunità al proprio territorio si manifesta sempre più nella volontà di riscoprire le proprie radici. E le indagini archeologiche condotte nel 2016 nell’ambito dei lavori per la riqualificazione della stazione ferroviaria si sono rivelate una formidabile occasione per aprire una finestra sul passato. I lavori hanno infatti messo in luce 46 tombe con notevoli corredi, pertinenti ad una necropoli vestina solo parzialmente indagata, databile fra VIII e II sec. a.C.

I segreti della necropoli di Onna – nel più ampio quadro delle attività di tutela archeologica nell’area del capoluogo e del cratere sismico – sono state presentate mercoledì 6 settembre 2013  nel corso dell’incontro promosso dall’Associazione “Onna onlus” e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e cratere, presso “Casa Onna”. Ne hanno parlato con l’Associazione e i cittadini la Soprintendente Alessandra Vittorini e gli archeologi che hanno diretto ed eseguito lo scavo: Rosanna Tuteri, funzionaria archeologa della Soprintendenza, Gabriella Cercone e Dario Mangolini, in un confronto moderato dalla giornalista Michela Corridore.

L’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza dell’Aquila attraverso il costante monitoraggio territoriale e attraverso l’applicazione delle norme riguardanti l’archeologia preventiva, costituisce una risposta concreta non solo agli obblighi di tutela ma anche alle attese della popolazione. L’archeologia preventiva può – e deve essere – alleata della ricostruzione: per salvaguardare le radici di un territorio ricostruendone la storia, con l’obiettivo di conoscere e rispettare l’identità dei luoghi attraverso la valorizzazione del passato, in sinergia con le azioni di recupero economico e sociale.

Anche per questo la Soprintendenza ha cercato di ampliare il campo di interesse ed indagine sul tema, coinvolgendo gli istituti MIBACT più autorevoli e più direttamente impegnati nel settore.
Hanno già assicurato piena disponibilità nel programma di studio sia l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR), diretto da Gisella Capponi – con il quale si stanno definendo gli accordi per le attività connesse al restauro dei reperti e al micro-scavo dei sedimenti conservati all’interno dei vasi funerari, con l’obiettivo di raccogliere informazioni circa eventuali offerte di cibo – sia il neonato Museo delle Civiltà (MUCIV), diretto da Filippo Maria Gambari, con il quale la Soprintendenza ha già stipulato un importante Accordo di collaborazione scientifica per lo studio dei numerosi resti ossei recuperati, non solo a Onna ma anche in altri contesti della zona aquilana. Alla stipula è seguita la tempestiva consegna (nel luglio scorso) di tutti i materiali rinvenuti, per l’immediato avvio degli studi. Si tratta di 110 cassette contenenti resti scheletrici umani provenienti da diversi siti del territorio aquilano (Onna e Amiternum) e dalla stessa città dell’Aquila (via della Polveriera e area adiacente la Chiesa di Santa Giusta) che ricoprono un arco cronologico amplissimo, dalla Protostoria al tardo Medioevo.

“Si tratta di collaborazioni di alto livello scientifico che proiettano a livello nazionale la realtà del territorio del cratere sismico aquilano e le sue testimonianze più antiche, aprendo la strada, allo stesso tempo, ad un approccio interdisciplinare. – afferma la Soprintendente Alessandra Vittorini L’Aquila e il Cratere possono costituire in tal senso un laboratorio e un esempio per gli altri territori colpiti da eventi sismici e attualmente impegnati in percorsi di ripresa e rinascita”.

Gli specialisti antropologi del Museo delle Civiltà, coordinati da Luca Bondioli e Alessandra Sperduti, hanno già avviato i loro studi che si baseranno sull’integrazione dei dati archeologici con quelli biologici, offrendo una migliore comprensione delle caratteristiche e delle condizioni di vita delle antiche comunità. Il Servizio di Bioarcheologia del Museo curerà lo studio antropologico dei resti scheletrici. In particolare verranno effettuate analisi volte alla ricostruzione degli aspetti legati alle ritualità funerarie, la paleodemografia, lo stato di salute, la nutrizione e la mobilità. Accanto ai tradizionali metodi di studio dei reperti ossei e dentari, saranno applicate tecniche di micro-scavo (per il recupero degli scheletri infantili sepolti in coppi) affiancate da radiografie, TAC, analisi fisico-chimiche e paleogenetiche.

Le operazioni di pulizia e riorganizzazione dei materiali sono iniziate da pochi giorni, ma il primo esame dei reperti ha già restituito un caso interessante relativo all’individuo maschile adulto sepolto nella tomba 45 che risulta affetto da una patologia ossea molto rara e fortemente invalidante: l’uomo, pur impossibilitato a partecipare alle attività produttive,

è stato evidentemente accudito e mantenuto in vita dagli antichi abitanti di Onna.

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