“QUEL PUGNO CHE SALE”: LA STORIA DIMENTICATA DEL COMUNISMO CLANDESTINO NELL’AQUILANO
In un nuovo saggio, lo storico Riccardo Lolli ricostruisce la rete del Partito Comunista d’Italia tra il 1921 e il 1939: oltre 700 nomi che sfidarono il regime all'ombra del Gran Sasso
Redazione – Esiste una storia che non si legge nei manuali scolastici, fatta di volti anonimi, sussurri nelle retrovie e una resistenza silenziosa condotta nel pieno della dittatura fascista. È la storia del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) nella provincia dell’Aquila, un mosaico di vite sotterranee che oggi torna alla luce grazie all’ultima ricerca del Prof. Riccardo Lolli, dal titolo evocativo: “Quel pugno che sale”.
Il volume analizza un ventennio cruciale e drammatico, quello compreso tra la nascita del partito nel 1921 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939. Sono gli anni della clandestinità, dove la militanza non è un esercizio di potere, ma una scelta pericolosa che espone al confino, alla prigione e alla sorveglianza costante.
La “piccola storia” che incontra la grande
Il merito principale della ricerca di Lolli risiede nel ribaltamento della prospettiva. L’autore non si concentra sulle alte sfere o sulle direttive dei grandi leader nazionali, ma sceglie di seguire le tracce della “povera gente”. Sono i militanti delle periferie, operai, contadini e artigiani che, lontano dai centri del comando, scelsero di non piegarsi.
È qui che la microstoria locale si intreccia indissolubilmente con la macrostoria del Novecento: i grandi mutamenti politici mondiali si riflettono nelle scelte di vita di uomini e donne i cui nomi erano, fino ad ora, rimasti sepolti negli archivi.
Sotto l’occhio della Questura: 700 vite monitorate
Il cuore pulsante del libro è frutto di un lavoro certosino di scavo archivistico. Lolli è riuscito a intercettare e dare un’identità a oltre 700 figure di comunisti che la Questura dell’Aquila tenne sotto stretta osservazione in quegli anni.
Questi “anonimi compagni”, schedati come sovversivi dal regime, emergono dal silenzio della storia attraverso i verbali di polizia e i documenti d’epoca. La ricerca restituisce così un quadro capillare della presenza comunista nel territorio aquilano, rivelando una rete di resistenza molto più estesa e radicata di quanto si potesse immaginare.
Un vuoto colmato
“Quel pugno che sale” non è solo un saggio per addetti ai lavori, ma un atto di restituzione per una comunità intera. Indagare questa pagina poco esplorata della storia locale significa comprendere le radici profonde dell’antifascismo in Abruzzo e onorare la memoria di chi, pur sapendo di rischiare tutto, scelse di scendere “in silenzio nella storia”, mantenendo viva una fiammella di dissenso in uno dei periodi più bui d’Italia.

Ancora una volta abbiamo il piacere di offrire ai nostri lettori, un lavoro di “nicchia” del Professore Riccardo Lolli, che ripercorre con meticolosità e con ottima capacità di ricostruzione storica, la “storia sociale” di quei comunisti , che, nonostante le loro lotte ed i loro sacrifici, sono stati dimenticati.
Il lavoro di Lolli è quello tipico della Scuola delle Annales, che esamina la società nei suoi poliedrici aspetti: economia, psicologia sociale, geografia, ecc…
I protagonisti , quasi sulla scia manzoniana, ma senza il conforto della fede, sono gli esponenti del popolo , che, acquisendo coscienza della loro situazione, iniziano a “lottare”…