” CENNI DI MISTICA ISLAMICA ” – DOTT.RE MARCO CALZOLI
Redazione- Nell’ebraismo la corrente mistica (unione estatica tra Dio e l’uomo) tende a non essere molto diffusa perché Dio è troppo trascendente, quindi sfugge ad ogni rapporto interpersonale, se eccettuiamo certi esponenti della cabala. Lo Zohar, il più importante testo cabalistico, sostiene che più che ricercare la unione mistica nell’estasi è molto meglio fare in modo che la volontà umana faccia quella divina.
Questo problema si pone anche nell’Islam, religione che contempla un Dio assai trascendente. Esiste una unione mistica islamica? È possibile che l’uomo possa avere un rapporto di amicizia, a tu per tu, con Allah?
Il Dio dell’ebraismo si è fatto vicino all’uomo con degli interventi nella storia esigendo in cambio una fedeltà assoluta. Egli vuole stipulare con il suo popolo una alleanza (berit), che deve essere osservata da entrambe le parti. Ma allo stesso modo si tratta di un Dio Santo, Qadosh, termine ebraico che etimologicamente vuol dire “separato” dal mondo terrestre.
La corrente ortodossa dell’Islam, che è quella maggioritaria, estremizza il monoteismo e persino questo aspetto della trascendenza divina, cioè insiste molto sulla alterità assoluta di Allah. Anche nel cristianesimo Dio è Altro ma si fa vicino a noi incarnandosi e morendo in croce. Invece per l’Islam Dio è talmente separato da rinchiudere gli uomini in un rapporto di sottomissione e abbandono. Il termine Islam deriva dalla IV forma di un radicale arabo con il senso di “sottomettersi”. Anche per i musulmani Dio è misericordioso, ma non perché si immedesima nell’umanità bensì si gira dall’altra parte per non vedere i peccati degli uomini e quindi per perdonarli. L’uomo è solo una creatura, Dio non fa alleanze con il musulmano, Dio è totalmente Altro in senso estremo. Invece la vita cristiana mira a uno stato di unione con Dio: una cosa sola.
Ma anche nell’Islam c’è una corrente mistica, rappresentata soprattutto dal sufismo, che ha la pretesa di sviluppare una certa unione con Allah.
L’Islam parla di Unicità, non c’è ne è nessun altro, è sopra di tutto e di tutti, non è avvicinabile da nessuno. Il cristianesimo invece parla di Unità. L’Islam è tremendamente contrario al mistero della Trinità, della incarnazione e della redenzione ad opera di Cristo non solo vero uomo ma anche vero Dio. Per l’Islam Cristo è solo un Profeta (rasul), come Maometto. Per i musulmani Cristo non è stato crocifisso, essendo stato sostituito sulla croce da un sosia. Per il cristianesimo Dio è Unico ma avvicinabile: Dio sta in relazione in sé (le tre Persone della Trinità) e con l’uomo e chiama l’uomo a diventare Dio lui medesimo. Soprattutto le chiese orientali pongono l’accento sulla divinizzazione dell’uomo. Infatti per 1Giovanni 1, 8 “Dio è amore”, è un Dio che sta in relazione.
Nell’Islam per parlare di Dio si ricorre ai 99 Bei Nomi, ma non compare mai la parola amore. L’Islam estremizza la verticalità, Dio guarda dall’alto l’uomo ed è il suo padrone. Invece per il cristianesimo c’è anche la orizzontalità divina. Per i cristiani Dio è tanto distante (verticale) quanto prossimo (orizzontale).
Nel Corano si dice che Dio ama coloro che lo amano, come farebbe il monarca verso i sudditi. Invece i vangeli tratteggiano Cristo che muore per i nemici, che lo crocifiggono. Cristo ci ama di un amore esagerato. Quindi l’amore di Cristo si apre alla comunione tra lui e l’uomo.
Il Dio cristiano parla di sé stesso e del suo progetto nei nostri confronti e lo fa nel Nuovo Testamento soprattutto, ma in tutta la Bibbia. Invece il Dio dell’Islam è creatore, legislatore e che giudica. Nel Corano ci sono ordini, che devono essere eseguiti dagli uomini: Allah non rivela agli uomini il suo progetto.
La Bibbia ha una evoluzione storica, l’Antico Testamento viene portato a pienezza dal Nuovo. Invece il Corano è caduto dal cielo ed è perfetto: i musulmani non fanno una vera esegesi storica, in quanto ritengono il Corano il Libro perfetto, chi la fa è un eretico.
Per il Corano l’uomo è servo di Allah, invece per il cristianesimo l’uomo ha una dignità perché creato a immagine e somiglianza di Dio. Per questo i musulmani non hanno firmato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Pertanto le premesse per una vita mistica nell’Islam sono assai limitate. L’unione mistica suppone la vicinanza tra due esseri e si basa sull’amicizia. La mistica non va ridotta alle visioni e ai colloqui divini, ma si basa sulla unione degli spiriti, nel cristianesimo avviene ordinariamente nella preghiera. L’Islam ortodosso si riduce quasi a regole di condotta, invece il cristianesimo è adorazione nella preghiera, cioè amicizia con Dio.
L’Islam maggioritario e l’Islam mistico (sufismo) sono due orientamenti antitetici, infatti la loro convivenza è stata traumatica. Il sufismo, infatti, vanta la possibilità di una conoscenza sperimentale di Allah mediante la momentanea unione mistica ovvero comunicazioni sensibili vere e proprie. È dal VIII secolo che compaiono le espressioni di “amicizia” e “amore” con Dio. La poetessa musulmana Rabi’a, morta nel 801, che era dedita a lunghe conversazioni notturne con Dio, contemplava anche la nozione di “gelosia” di Allah verso il suo amico.
L’esperienza mistica era già stata definita in termini di amore divino (“fuoco divino”) dal VI Iman (m. 765), uno dei grandi maestri del sufismo antico. Ma fu Al-Hallaj (m. 922) a insistere sul concetto di amicizia: da Baghdad proclamava che il fine ultimo di ogni essere umano è la unione mistica con Dio da realizzare attraverso l’amore e nella quale gli atti compiuti dal fedele sono santificati e divinizzati. La sofferenza è la grande forza in cui si manifesta Allah. “Io sono Dio”, furono le parole che lo portarono ad essere condannato a morte.
Spettò poi al grande teologo Al- Ghazzali (m. 1111) il difficile compito di conciliare le esigenze mistiche con la ortodossia sunnita, un compito non sempre facilitato dall’anti razionalismo aggressivo dei sufi, che ammettevano solo la conoscenza per connaturalità, cioè intuitiva. I cristiani invece usano la ragione. Invece per il sufismo Dio va sentito, bisogna avere il sentimento di Dio per poterlo conoscerlo.
Per molti secoli i mistici furono messi a morte, per poi essere riconosciuti in seguito. A ciò contribuirono i gruppi di asceti sorti nel XIII secolo e riuniti in confraternite simili agli ordini religiosi, che dal XVIII secolo vennero chiamati dagli occidentali dervisci. Erano mistici che danzavano in estasi e, dalle loro piroette osservate durante l’assedio di Vienna, sorse tra gli occidentali il valzer viennese.
Non c’è un unico sufismo, si tratta di un insieme di correnti assai eterogenee. Sono sincretistiche (elementi stoici, gnostici, neoplatonici) e si rifanno alla tecnica per scavalcare il muro che esiste tra uomo e Dio. Hanno un richiamo monistico, cioè considerano che anche gli uomini (e persino il creato) siano Dio. Per il cristianesimo invece la unione con Dio non cancella la distinzione delle persone.
Prevedeva una iniziazione segreta, altrimenti venivano uccisi. Da Ibn Arabi (m. 1240), il più grande teologo dell’Islam, sorse il concetto di esoterismo nel sufismo: le persone sono stupide quindi la conoscenza di Dio deve essere nascosta ai più in quanto i pericoli sono grandi.
A poco a poco nel sufismo l’esoterismo andò sempre più scemando per poi diventare un sentimento religioso più esteso. Nel sufismo non si è mistici se non si consegue l’estasi vera e propria, cosa che invece nel cristianesimo è un fenomeno raro.
Per il sufismo bisogna sospendere, nell’estasi, ogni atto di pensiero per unirsi a Dio, come dicono anche gli induisti e i buddhisti. Invece per il cristianesimo anche nell’estasi l’io del mistico resta sempre. I veggenti della Madonna riferiscono di dialogare con lei anche nell’estasi.
Il tasawwuf (grossomodo equivalente alla nostra parola “esoterismo”) è particolarmente diffuso nel sunnismo e assai meno nello sciismo, in cui sono attive infatti solo due confraternite islamiche, la Niʿmatullāhiyya e la Dhahabiyya, a fronte delle decine di confraternite sunnite tuttora operanti. Ciò dipende essenzialmente dal fatto che, per conoscere Allah e la sua volontà, lo sciismo può stabilmente contare sull’attiva opera dei suoi dotti che, se non costituiscono un formale sacerdozio, come nel resto dell’islam, hanno acquistato però un incontestabile profilo di tipo clericale per il fatto che i loro ʿulamāʾ di maggior dottrina, e in particolar modo i Marja’ al-taqlid, sono ispirati in modo ineffabile dall'”Imam nascosto”. Nell’Islam sunnita la totale mancanza di sacerdozio e di una classe di tipo clericale che possa assolvere alla funzione intermediatrice fra Dio e le sue creature comporta una ricerca di Dio e della sua volontà assai più faticosa e rischiosa.
È dunque perfettamente normale, legittimo e doveroso per il sufismo che il musulmano ricerchi personalmente quale sia la volontà di Dio, obbedire alla quale permette di evitare il peccato che, nell’islam, altro non è se non la disubbidienza alle sue disposizioni (tant’è vero che muslim, “musulmano”, significa proprio “chi si assoggetta alla volontà di Dio”).
Gli sforzi dell’estasi sufi si concretizzano nel dhikr, che può essere solitario e collettivo. Il più conosciuto è il secondo, invece quello solitario è conosciuto solo dagli iniziati. Il dhikr consiste nella unione con Dio mediante la ripetizione incessante di invocazioni o di alcuni dei Bei Nomi di Allah o di quello di Maometto, e così via. La tecnica comprende anche posture prestabilite. Non solo, persino una disciplina della respirazione determinata, mutuata dallo yoga attraverso influssi turco-mongoli del XIII secolo, e riservata solo agli iniziati capaci di carpirne la simbologia, con lo scopo di interiorizzare il pensiero e favorire l’incontro con Dio. Ha tre livelli: il più superficiale è quello in cui ancora non vi è la presenza di Dio; quello in cui Dio sta sulla lingua; quello massimo è quando il cuore si associa alla lingua e sperimenta Dio.
Lo sciamanesimo è una forma di approccio di Dio tipico di tante religiosità orientali, un fenomeno trasversale presente in tutto il mondo. Probabilmente è la prima religione dell’umanità. Lo sciamano è un medium che entra in trance e invoca le divinità anche ballando e suonando un tamburo, nel quale sarebbero rinchiusi gli spiriti. Egli con l’ausilio di queste forze guarisce i malati e li libera dall’influsso diabolico.
Anche l’Islam ha pretese profetiche e oracolistiche, in un rapporto non sempre solo mistico, ma medianico. Si cerca di entrare in contatto con l’altro mondo per ottenere degli aiuti particolari. L’Islam è nato in un’area geografica dove era dominante il cristianesimo, nel VII secolo d.C., ma era un cristianesimo inficiato da eresie. In quel contesto vi erano anche operatori del sacro capaci di richiamare i ginn, spiriti inferiori agli angeli ma superiori agli uomini, capaci di mangiare e di bere e anche sessuati. Secondo la credenza dominante allora, ogni uomo avrebbe due di questi ginn al suo fianco, uno buono e uno malvagio. La sequenza della missione profetica dello stesso Maometto è un po’ coinvolta da tutto questo contesto ed è riferita dal Corano (sura 53) e dalle tradizioni raccolte da altri. All’inizio per Maometto ci sarebbero state delle visioni estatiche di Colui che possiede la forza e di un messaggero che gli appare in sogno nel 610, mentre è addormentato in una caverna. Lo scopo dell’angelo è di consegnare a Maometto il Corano, chiedendogli di predicare. Questo è l’inizio della sua missione profetica. Mentre la Bibbia è un libro sacro perché è opera di Dio ma anche dell’uomo, che viene “ispirato” da Dio, invece il Corano è semplicemente rivelato a Maometto dall’angelo e scritto da Maometto sotto dettatura. Quindi il Corano non avrebbe una gestazione storica, non ci sarebbe alcun intervento dell’uomo.
Al contrario del Dio islamico, il Dio cristiano vuole essere amato. I santi dicono che il cristianesimo è un rapporto di amore. Gesù è l’Uomo Dio che la notte di giovedì pianse e sudò sangue sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme. Per gli ebrei il nuovo giorno inizia dal calare del sole, quindi Gesù agonizzò sul Monte degli Ulivi all’inizio del giorno di venerdì. Questo è un dato assai significativo entro la tradizione ebraica.
Infatti, per gli ebrei nel Tempio di Gerusalemme vi era la Presenza (Shekinah) di Dio. Ora, gli ebrei affermavano che Dio scendesse ogni notte per godere della Shekinah, soprattutto la notte di venerdì, in quanto quel giorno i pii celebravano l’unione coniugale con devozione.
Ma c’è di più! La Shekinah usciva dal Tempio, scendeva per Gerusalemme, andava fin sul Monte degli Ulivi per poi raggiungere il deserto.
In Gesù quindi si uniscono le tradizioni ebraiche nell’atto di amore di un Dio che non disdegna di morire per l’umanità. Questo mistero si rinnova in ogni Messa, e notiamo che nei primi secoli il banchetto eucaristico era detto in greco agapē, che vuol dire “amore”. Termine che deriva forse da “aga” (molto) + “apò” (movimento da un luogo ad un altro). Allora l’amore di Cristo è il suo darsi scendendo continuamente sin sulla terra.
Ma ci sarebbero anche altre ragioni per le quali Cristo scelse il Monte degli Ulivi, non solo nella passione, ma anche altre volte in vita, infatti su di esso amava pregare e trascorrere la notte. Questa montagna fu scalata dal re Davide, Ezechiele vi vide sorgere la Gloria di Dio nell’ultimo giorno, Zaccaria vi scorse i “piedi di Dio”, e si diceva che il Messia l’avrebbe scalata.
Ancora. Sul Monte degli Ulivi gli ebrei celebravano il sacrificio della vacca rossa: la vacca veniva ridotta in cenere e questa cenere mescolata con acqua di fonte, la miscela quindi veniva usata per togliere l’impurità derivata dai contatti con i cadaveri. Al primo atto di questo olocausto sul Monte degli Ulivi il sacerdote sgozzava la vacca tenendo fisso lo sguardo sul Tempio circostante (infatti dal Monte degli Ulivi si poteva guardare in basso il Monte Moira, dove sorgeva il Tempio). Ebbene, si diceva che sul Monte degli Ulivi il Messia avrebbe sacrificato l’ultima vacca rossa.
L’ultima vacca rossa altro non è altro che Cristo stesso, che decide di morire per sanare l’umanità. Secondo noi, ci sarebbe anche un collegamento con la vacca quale animale sacro degli induisti poiché incarnazione del divino. Infatti, i mesopotamici di secoli prima di Cristo avevano postazioni nel Golfo Persico e da lì in nave potevano raggiungere in pochi giorni l’India. Pertanto i contatti tra Vicino Oriente e India erano efficaci già da molto tempo, e non stupisce che alcune tradizioni bibliche e indiane coincidano tra di loro. Inoltre, Aufhauser pose in evidenza le coincidenze tra buddhismo e cristianesimo.
Siamo ben lungi dalla Unicità divina dell’ortodossia islamica, nel cristianesimo ogni cosa è un atto di amore. Per questo santa Teresa del Bambino Gesù scriveva che la chiesa, dai martiri all’ultimo prete di campagna, è un insieme di atti di amore.
Secondo un santo ortodosso, Silvano del Monte Athos, la conversione inizia dall’umiltà. Quando il cristiano si rende conto nel profondo del cuore della estrema umiltà di Dio che scende sulla terra a morire per i peccatori, non può più vivere la vita di prima, il mondo e le sue lusinghe perdono di valore e egli inizia la vera vita cristiana.
L’approccio islamico si concentra unicamente su Dio e l’uomo altro non è che il suo schiavo. Il termine Allah non è il nome proprio di una divinità, come può essere Zeus o Atena, bensì indica semplicemente: Dio. Allah deriva dall’articolo determinativo arabo al- + la radice semitica el/al, che indica la divinità, quindi vuol dire “il dio”, Iddio. Per l’Islam, infatti, esiste un unico Dio.
Anche il cristianesimo pone l’accento su Dio ma allarga la prospettiva anche all’uomo. Dio si fa uomo in Cristo. Anche nell’induismo sono conosciuti i 10 avatara di Vishnu, cioè le somme “emanazioni” della divinità unica, che diventa anche uomo o animale per ristabilire l’ordine sulla terra, premiare i buoni e punire i malvagi (Bhagavadgita IV. 7-8).
I jataka del Buddha storico sono le sue vite precedenti, sia umane sia animali. La maggior parte di queste vite è una variazione del racconto di redenzione universale induista. Il Buddha nelle vite precedenti fu innumerevoli volte un re, ma liberato, appassionato di carità. Il culmine della perfezione sta nella rinuncia gioiosa al corpo. In un sostrato culturale imperniato sullo sciamanesimo (che si ritrova tuttora nell’induismo) che esaltava l’attaccamento alla vita, la fertilità, la contentezza naturale, il buddhismo ha offerto e offre un punto di vista contrario: la rinuncia a tutto, compresa la propria dimensione terrena.
Quindi persino le altre religioni contemplano diverse manifestazioni della vita divina o umana. Qual è la differenza con il cristianesimo? Dio diventa uomo in Cristo per amore e per morire in croce, offrendosi come sacrificio a Dio Padre.
Oltre ai 10 avatara principali, l’induismo riconosce una schiera innumerevole di persone speciali venute sulla terra per compiere una missione e che costituiscono in qualche modo uno specchio della divinità unica.
Nello Srimad Bhagavatam, che è un condensato delle scritture vediche, non sono presenti tutti gli avatara del Signore, tuttavia alcuni parametri ci permettono di riconoscerli in base ai segni che manifestano e alle attività che compiono.
Il termine sanscrito “avatara” significa letteralmente “colui che discende” ed indica una personalità particolare, venuta per compiere una certa missione per conto di Dio, scendendo appunto, direttamente dal mondo spirituale.
Esistono 6 tipi di incarnazioni (avatara) di Krishna, a sua volta avatara della divinità unica:
- I Purusa-avatara (le incarnazioni di Vishnu).
- I Lila-avatara (le incarnazioni che manifestano vari divertimenti).
- I Guna-avatara (le incarnazioni che controllano le qualita’ materiali).
- I Manvantara-avatara (le incarnazioni che appaiono durante il regno di ogni Manu).
- Gli Yuga-avatara (le incarnazioni nelle differenti ere, o yuga).
- Gli Saktyavesa-avatara (le incarnazioni di esseri viventi dotati di potere).
Le personalità come Maometto sono considerate Saktyavesa-avatara, cioè esseri individuali, ma dotati di potere dal Signore allo scopo di compiere una determinata missione, per Suo conto.
Gesù Cristo e Maometto sarebbero Saktyavesavatara. Vale a dire degli adepti di fraternità segretissime e sarebbero discesi sulla terra dal mondo divino.
Saktyavesa-avatara significa che un’entità vivente, in modo speciale, è dotata del potere di predicare le glorie del Signore. Anche il Buddha è uno Saktyavesa-avatara. Non sono esseri umani ordinari, sono personalità speciali, dotate di potere.
Questo sincretismo religioso non è accolto dall’Islam ortodosso, ma è presente esclusivamente in seno al misticismo islamico, che diviene esoterismo.
Per il sunnismo, infatti, Cristo è un profeta che preannunciò l’arrivo del Sigillo dei Profeti, che sarebbe Maometto. Secondo l’interpretazione islamica, quando Cristo nel Vangelo di Giovanni fa riferimento al Paraclito, si riferirebbe a Maometto, colui che sarebbe dovuto venire in soccorso dell’umanità e che avrebbe rivelato la verità tutta intera.
Bibliografia
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- B. Aufhauser, Buddha und Jesus in ihren Paralleleletexten, Bonn 1926;
- Kawasaki, Ken & Visakha, retold by, “Jataka Tales of the Buddha”, in Buddhist Publication Society, Bodhi Leaves No. 135 (1995);
- Massignon, La passion de al-Hallaj, 4 voll., Paris 1922;
- Molè, I mistici musulmani, Milano 1992;
- Sheth, “Hindu Avatāra and Christian Incarnation: A Comparison”, in Philosophy East and West 52. 1 (January 2002), pp. 98–125;
- Zolla, Lo stupore infantile, Milano 1994.
Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 61 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.
